Il guru di WikiLeaks: governi tremate, in arrivo altri scoop

A festeggiare non ci ha nemmeno pensato, nonostante sia responsabile di uno dei maggiori scoop della storia del giornalismo. Da Londra, dove ha messo in piedi un ufficio stampa temporaneo, Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, conferma che non viaggerà negli Stati Uniti per un po’, dopo aver svelato i segreti sulla guerra in Afghanistan. Così rilevanti da aver costretto il Pentagono ad aprire un’inchiesta penale sulla fuga di notizie. Ma rivela: “il mio sito ha più di un ammiratore all’interno della Difesa americana”, avremo nuovi colpi nei prossimi 6 mesi. E agli italiani promette: mandateci le vostre intercettazioni telefoniche. Noi le pubblicheremo sempre.

Partiamo dall’Afghanistan. Quale risultato sperate sortisca l’ultimo vostro scoop?
Speriamo che conduca ad un’ampia soluzione di pace per la nazione. E’ un risultato molto difficile da realizzare ma sembra che l’attenzione in Usa, in Europa, in Pakistan e in Afghanistan si stia concentrando sulla scelta di un nuovo modo di procedere.

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WikiLeaks, quella curiosa macchina da scoop

Probabilmente non è vero che, come dice qualcuno, ha realizzato più scoop «in tre anni che il Washington Post negli ultimi 30». E’ vero, però, che può vantarne parecchi, moltissimi se si pensa che è nato alla fine del 2006 e che, in questo breve tempo, si è imposto nell’universo dell’informazione globale come un punto di riferimento per rivelazioni scottanti. Governi, aziende, eserciti, ma anche sette religiose hanno imparato a conoscere (e a temere) WikiLeaks.org, sito che si propone come un luogo sicuro per chiunque abbia documenti riservati e voglia rivelarli al mondo. Basta avere del materiale inedito di interesse pubblico, diplomatico, sociale, aprire la pagina del sito preposta al caricamento, inserire il file e il gioco è fatto.

Tra le istituzioni che ha fatto infuriare c’è la chiesa di Scientology, dopo che nel 2008 ha pubblicato i costosissimi manuali della setta. Nel 2009 è toccato al governo del Sud Africa adirarsi quando il sito ha messo a disposizione del mondo la versione senza omissis di un rapporto sul sistema bancario del Paese destinato ad essere divulgato solo parzialmente. In Perù a tremare è stato l’establishment politico-petrolifero quando sul sito sono comparse più di 80 intercettazioni telefoniche a proposito dello scandalo denominato Petrogate.

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Wikileaks resiste – Intervista a Julian Assange

Parla l’inafferrabile fondatore del sito internet «in guerra» col Pentagono per la pubblicazione di video che documentano le stragi di guerra Usa. Che lancia anche un messaggio ai giornalisti italiani…

Non ha cellulare, cambia spesso numero di telefono fisso, usa almeno sei indirizzi email differenti e, quando non viaggia, divide il tempo tra la nativa Australia, il Kenya e l’Islanda. Solitamente difficile da rintracciare, Julian Assange, fondatore di WikiLeaks.org, sito che permette a chiunque di pubblicare anonimamente documenti riservati, nell’ultimo mese è stato più imprendibile del solito: tra coloro che erano interessati a lui c’era infatti anche il Pentagono, che lo ritiene in possesso di informazioni molto delicate per la sicurezza nazionale.

Le attenzioni del governo Usa risalgono alla fine di maggio dopo l’arresto da parte dell’esercito americano di Bradley Manning, soldato di stanza in Iraq accusato di essere una “talpa” del sito. Tra i materiali che il militare avrebbe “passato” all’organizzazione di Assange, un video, reso pubblico lo scorso aprile, che mostra un elicottero a stelle e strisce uccidere varie persone a Baghdad, in Iraq, tra cui due impiegati dell’agenzia Reuters. Nelle settimane di eclissi, inoltre, l’ex hacker australiano non ha certo rassicurato il Dipartimento di Stato: via email ha confermato di essere in possesso di un altro video, che documenta l’uccisione di oltre 100 civili (la maggior parte bambini) nel villaggio di Garani in Afganistan durante un attacco delle forze armate americane.

Assange è riemerso in pubblico lunedì scorso in occasione di un convegno sulla censura organizzato a Bruxelles presso il Parlamento europeo dove il manifesto lo ha raggiunto per un’intervista. In questa chiacchierata si dice preoccupato per il soldato arrestato, conferma che la pubblicazione del nuovo video è imminente e ricorda ai giornalisti italiani preoccupati per la cosiddetta “legge bavaglio” che WikiLeaks è a loro disposizione.

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