WikiLeaks, quella curiosa macchina da scoop

Probabilmente non è vero che, come dice qualcuno, ha realizzato più scoop «in tre anni che il Washington Post negli ultimi 30». E’ vero, però, che può vantarne parecchi, moltissimi se si pensa che è nato alla fine del 2006 e che, in questo breve tempo, si è imposto nell’universo dell’informazione globale come un punto di riferimento per rivelazioni scottanti. Governi, aziende, eserciti, ma anche sette religiose hanno imparato a conoscere (e a temere) WikiLeaks.org, sito che si propone come un luogo sicuro per chiunque abbia documenti riservati e voglia rivelarli al mondo. Basta avere del materiale inedito di interesse pubblico, diplomatico, sociale, aprire la pagina del sito preposta al caricamento, inserire il file e il gioco è fatto.

Tra le istituzioni che ha fatto infuriare c’è la chiesa di Scientology, dopo che nel 2008 ha pubblicato i costosissimi manuali della setta. Nel 2009 è toccato al governo del Sud Africa adirarsi quando il sito ha messo a disposizione del mondo la versione senza omissis di un rapporto sul sistema bancario del Paese destinato ad essere divulgato solo parzialmente. In Perù a tremare è stato l’establishment politico-petrolifero quando sul sito sono comparse più di 80 intercettazioni telefoniche a proposito dello scandalo denominato Petrogate.

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In.fondo.al.mar: le navi dei veleni svelate dal web

C’è la Kaptna Manolis I. Batteva bandiera cipriota ed è affondata al largo delle coste siciliane nel gennaio 1996. Portava 5.000 tonnellate di fertilizzanti. C’è la Liberta (Honduras) che è colata a picco nell’agosto 1997 al largo di Palma di Maiorca depositando nelle acque il suo carico di fusti di alcol. E poi la Sofia nel Mar Ionico, la Lina Star nella baia di Vatika in Grecia o la Thor Emlilie con la stiva piena di zinco che ora è adagiata sui fondali algerini. Si può continuare così, nome dopo nome, un carico tossico dopo l’altro, ed arrivare fino a 74 relitti che giacciono sul fondo del Mediterraneo. Oppure si può decidere di vederli tutti insieme, in un colpo d’occhio, e rabbrividire di fronte all’entità del rischio ambientale che si nasconde sotto la superficie del mare nostrum, trasformato in un cimitero di veleni.

Queste operazioni sono possibili grazie a In.fondo.al.mar, sito-inchiesta che usa la forza della rete per denunciare la successione di “strani” affondamenti succedutisi negli ultimi trent’anni nelle acque dell’Europa meridionale e del Medio Oriente. Una serie di inabissamenti – scrivono gli autori del sito – sui quali aleggia il sospetto che siano stati organizzati apposta per liberarsi di rifiuti tossici, chimici e radioattivi. Queste operazioni illegali, che servivano a evitare i costi di smaltimento dei rifiuti, sarebbero state portate a termine dalla criminalità organizzata con la complicità, in certi casi, di imprese italiane, governi e servizi segreti.

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Facebook & Co., se l’amiciza sui social network ha un prezzo

Chi trova un amico trova un tesoro, recita il proverbio. Soprattutto all’epoca dei social network, bisognerebbe aggiungere, quando il numero di amicizie è un indicatore di popolarità, affidabilità e buona reputazione, tutte caratteristiche che qualunque impresa commerciale desidera. E dunque – anche se il detto non intendeva proprio questo – ecco che follower e fan finiscono venduti e scambiati sul mercato con offerte, come insegna il manuale del perfetto venditore, davvero per tutti i gusti (e tutti i prezzi). Alla faccia della trasparenza del marketing 2.0.

Dopo tutto, un account Twitter senza seguaci e una pagina Facebook con pochi fan, nell’era del web 2.0, inducono diffidenza, un po’ come i tavoli vuoti di un ristorante il sabato sera. Proprio per evitare un simile imbarazzo Twitter 1k offre 1000 “follower” sul celebre servizio di microblogging al prezzo di 24,97 dollari. A patto però di accontentarsi di lettori qualunque. Se si opta, invece, per utenti mirati bisogna prepararsi a sborsare di più: 1000 lettori fedeli con un interesse per l’argomento trattato dall’account sono venduti al prezzo di 34,97 dollari. Tanto? Poco? L’unico modo per capirlo è guardare cosa offrono, e a quanto, altri banchetti specializzati in merce analoga.

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“Nessuno è perfetto”. Apple sceglie la chiamata a correo

Non siamo perfetti ma neanche gli altri lo sono. Il messaggio lanciato ieri da Steve Jobs in quella che è stata probabilmente la più difficile conferenza stampa da quando, nel 1996, è tornato alla guida della Apple suona molto italiano. Non arriva a dire “così fanno tutti” ma poco ci manca. Chiamato a rispondere alle critiche di questi giorni sui problemi di ricezione dell’iPhone 4, il numero uno della mela morsicata ha scelto la linea difensiva della chiamata a correo. «E’ un problema del settore», ha detto mostrando dei video di telefonini concorrenti che denotavano lo stesso difetto. Agli utenti della Apple ha comunque promesso una soluzione palliativa: la distribuzione gratuita fino al 30 settembre di gusci di gomma che, isolando il telefono dalla mano dell’utente, limitano l’inconveniente.

Il problema, infatti,  riguarda uno degli elementi caratterizzanti del nuovo dispositivo di casa Apple in vendita negli Stati Uniti e in altre 4 nazioni dal 24 giugno: una banda metallica che scorre lungo tutto il bordo del dispositivo. Un tocco di eleganza che serve allo stesso tempo da antenna. Peccato che, nel contatto, la mano dell’utente crei interferenze diminuendo la qualità del segnale del cellulare. Risultato: quello che sembrava un altro riuscito connubio di bellezza e funzionalità della mela morsicata rischia ora di trasformasi in un brutto incubo. E non è detto che con la sua performance di ieri, nella quale ha annunciato fra le altre cose che il telefonino arriverà in Italia il 30 luglio, Steve Jobs sia riuscito a spegnere le polemiche e ad evitare che una brutta crisi di immagine abbia dei riverberi industriali.

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La Casa Bianca vuole una rete meno anonima

“Su Internet nessuno sa che sei un cane” diceva una leggendaria vignetta del settimanale New Yorker. Era il 1993 e già agli albori della rete l’anonimato era individuato come una delle caratteristiche principali dell’universo online. Diciassette anni più tardi, il privilegio della segretezza virtuale è sempre più a rischio.

Lo erodono servizi come Facebook, che ci invitano a rivelare il più possibile su di noi, ma anche governi insofferenti rispetto alla possibilità di agire online sotto un costante velo di segretezza. Ultimo esecutivo in ordine di tempo ad agire su questo fronte è quello americano, che il 25 giugno scorso ha presentato una strategia per rendere la rete più sicura che ruota proprio intorno ad un maggiore controllo delle identità degli utenti.

Intitolata “National Strategy for Trusted Identities in Cyberspace”, la bozza di documento getta le basi per un “ecosistema” che, secondo la Casa Bianca, dovrebbe ridurre alcuni dei problemi che inquinano la fiducia degli utenti nella rete, come le frodi online e i furti di identità. Al centro dello schema disegnato da Howard Schmidt, numero uno della cyber sicurezza a stelle e strisce, stanno i concetti di privacy, partecipazione volontaria e interoperabilità. Nello scenario ipotizzato nelle 39 pagine della proposta  gli utenti potranno scegliere di ricevere vari tipi di credenziali da parte di alcuni fornitori di identità sicure.

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Magic Italy: la parodia corre sul web

Al posto del David di Michelangelo i rifiuti di Napoli, invece della fontana di Trevi un ecomostro qualsiasi, non più Venezia ma l’Aquila sventrata. E poi, ancora, la strage di Capaci, gli scontri negli stadi, “l’harem” di Villa Certosa. Un po’ di montaggio, qualche fotoritocco, tanta ironia e sotto la voce di Silvio Berlusconi che esalta la “magica Italia” non scorrono più le meraviglie del nostro Paese ma immagini di degrado, sofferenza e sberleffi sarcastici.

E’ la satira ai tempi di Internet, quando uno spot promozionale del turismo italiano a cui il presidente del Consiglio ha prestato la sua voce diventa in pochi giorni oggetto di video-parodie e remake su YouTube. Decine di versioni “alterate” in cui la “magic Italy” pensata dal ministero del Turismo per promuovere il marchio Italia nel mondo si trasforma nel suo opposto.

Mentre Berlusconi esalta un Paese “fatto di cielo, di sole, di mare” scorrono carrellate di foto in cui a farla da padrone sono spazzaturaviolenza negli stadiscempi edilizi . Dal Belpaese rivisto ironicamente sul Web esce Portofino ed entra prepotentemente il terremoto de l’Aquila:sia per quanto riguarda la devastazione della città sia in relazione alla manifestazione dei terremotati abruzzesi del 7 luglio scorso e relative cariche della polizia.

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Wikileaks resiste – Intervista a Julian Assange

Parla l’inafferrabile fondatore del sito internet «in guerra» col Pentagono per la pubblicazione di video che documentano le stragi di guerra Usa. Che lancia anche un messaggio ai giornalisti italiani…

Non ha cellulare, cambia spesso numero di telefono fisso, usa almeno sei indirizzi email differenti e, quando non viaggia, divide il tempo tra la nativa Australia, il Kenya e l’Islanda. Solitamente difficile da rintracciare, Julian Assange, fondatore di WikiLeaks.org, sito che permette a chiunque di pubblicare anonimamente documenti riservati, nell’ultimo mese è stato più imprendibile del solito: tra coloro che erano interessati a lui c’era infatti anche il Pentagono, che lo ritiene in possesso di informazioni molto delicate per la sicurezza nazionale.

Le attenzioni del governo Usa risalgono alla fine di maggio dopo l’arresto da parte dell’esercito americano di Bradley Manning, soldato di stanza in Iraq accusato di essere una “talpa” del sito. Tra i materiali che il militare avrebbe “passato” all’organizzazione di Assange, un video, reso pubblico lo scorso aprile, che mostra un elicottero a stelle e strisce uccidere varie persone a Baghdad, in Iraq, tra cui due impiegati dell’agenzia Reuters. Nelle settimane di eclissi, inoltre, l’ex hacker australiano non ha certo rassicurato il Dipartimento di Stato: via email ha confermato di essere in possesso di un altro video, che documenta l’uccisione di oltre 100 civili (la maggior parte bambini) nel villaggio di Garani in Afganistan durante un attacco delle forze armate americane.

Assange è riemerso in pubblico lunedì scorso in occasione di un convegno sulla censura organizzato a Bruxelles presso il Parlamento europeo dove il manifesto lo ha raggiunto per un’intervista. In questa chiacchierata si dice preoccupato per il soldato arrestato, conferma che la pubblicazione del nuovo video è imminente e ricorda ai giornalisti italiani preoccupati per la cosiddetta “legge bavaglio” che WikiLeaks è a loro disposizione.

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