WikiLeaks, quella curiosa macchina da scoop

Probabilmente non è vero che, come dice qualcuno, ha realizzato più scoop «in tre anni che il Washington Post negli ultimi 30». E’ vero, però, che può vantarne parecchi, moltissimi se si pensa che è nato alla fine del 2006 e che, in questo breve tempo, si è imposto nell’universo dell’informazione globale come un punto di riferimento per rivelazioni scottanti. Governi, aziende, eserciti, ma anche sette religiose hanno imparato a conoscere (e a temere) WikiLeaks.org, sito che si propone come un luogo sicuro per chiunque abbia documenti riservati e voglia rivelarli al mondo. Basta avere del materiale inedito di interesse pubblico, diplomatico, sociale, aprire la pagina del sito preposta al caricamento, inserire il file e il gioco è fatto.

Tra le istituzioni che ha fatto infuriare c’è la chiesa di Scientology, dopo che nel 2008 ha pubblicato i costosissimi manuali della setta. Nel 2009 è toccato al governo del Sud Africa adirarsi quando il sito ha messo a disposizione del mondo la versione senza omissis di un rapporto sul sistema bancario del Paese destinato ad essere divulgato solo parzialmente. In Perù a tremare è stato l’establishment politico-petrolifero quando sul sito sono comparse più di 80 intercettazioni telefoniche a proposito dello scandalo denominato Petrogate.

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