Leggiamolo sul telefonino

Se il quotidiano di carta è la preghiera mattutina dell’uomo moderno cosa succede quando va sul telefonino? Per trovare una risposta abbiamo escluso tutte le altre fonti e per una settimana ci siamo informati solo sul piccolissimo schermo. Tra stupore e claustrofobia, diario di una cavia delle news mobili

Niente tv, niente giornali, radio manco a parlarne. Quanto al web, non è così facile, ma alla fine anche quello, con alcune eccezioni, è stato escluso. Nessun dubbio invece per le riviste (assolutamente no), mentre sul fronte locandine un po’ di tolleranza si è rivelata necessaria: tapparsi gli occhi nelle vicinanze di ogni edicola è difficile se si è distratti e pericoloso se si cammina sul marciapiede stretto di una strada trafficata. Discorso analogo per le radio nei supermercati: talvolta trasmettono giornali radio e che si fa, ci si tappa le orecchie? Improbabile, soprattutto se è il tuo turno alla cassa. Via libera infine a qualche segnalazione arrivata da email (come si fa ad ignorarle?). Per il resto, solo telefonino.

Scegliere un canale esclusivo di aggiornamento nell’era della sovrabbondanza informativa in cui ricevi notizie quando meno te lo aspetti, è faticoso. Tuttavia, con un po’ di tolleranza, si può fare e alla fine il risultato è, grosso modo, quello atteso: una settimana, dal 12 al 18 aprile, vissuta apprendendo le notizie solo da cellulare. Sette giorni trascorsi a informarsi attraverso un iPhone 3GS, con esclusione (quasi) totale di ogni altra fonte che non fossero le applicazioni di sei testate italiane e straniere: Corriere della sera, Guardian, Le Monde, New York Times, Repubblica, Stampa

In casa sul divano, in macchina bloccato nel traffico, in redazione, camminando per strada, persino a letto prima di addormentarsi, chi scrive si è trasformato in una cavia della notizia-mobile (nella variante pensata per il telefonino della Apple). L’obiettivo, in vista del Festival del Giornalismo che si tiene in questi giorni a Perugia, era sperimentare potenzialità e limiti di un canale di informazione che suscita grandi speranze tra gli editori in crisi. Il risultato, alla fine, è probabilmente meno ambizioso e molto più personale.

Lunedì: un veloce apprendistato. Forse non è il giorno giusto per cominciare a fare la cavia da informazione mobile. Il resoconto della domenica sportiva sulle versioni dei quotidiani per iPhone è scarno: poche notizie e quelle che ci sono non si avvicinano neanche un po’ alla completezza e alla ricchezza della copertura sulla carta. Per dire della beffa (e del danno), è il 12 aprile e, da genovese, non trovo nemmeno un articolo, commento o intervista sul derby di Genova che si è appena giocato. “Nel tuo esperimento dovevi inserire la Gazzetta dello Sport, dice un collega. Insoddisfazioni calcistico-campanilistiche a parte, ci vuole davvero poco per abituarsi alla grammatica della navigazione di testate giornalistiche su iPhone. Le applicazioni ricorrono tutte a “codici” piuttosto simili, a scapito dell’originalità ma a favore dell’apprendimento dell’utente. Basta un’ora e sfoglio e scorrimento tramite polpastrello diventano naturali. La lettura, anche di news di media lunghezza, sorprende in positivo (soprattutto sul New York Times, di gran lunga l’applicazione più chiara e facile da leggere). E’ il giorno del deragliamento del treno di Merano e la notizia aprirà le versioni per iPhone di Stampa, Corriere e Repubblica per tutta la giornata: aggiornamenti tempestivi, fotogallery e video. Il primo bilancio è positivo. Con menzione per il Guardian e il suo sistema di parole chiave in calce al titolo che consente di arrivare anche a contenuti non immediatamente messi in mostra. Fra questi, un articolo da cui si evince che la via britannica al socialismo è comunque condita di humour locale: “Siamo un cadavere piuttosto attivo”, dice il segretario del partito comunista inglese a chi gli domanda della rilevanza del suo movimento nell’Inghilterra contemporanea.

Martedì: prime avvisaglie di claustrofobia. Scopro che solo due applicazioni su sei (Le Monde e New York Times) inseriscono link negli articoli. Inoltre i (pochi) siti esterni linkati, rispetto alle applicazioni, risultano meno leggibili e richiedono l’intervento dei polpastrelli per dimensionare al meglio le notizie. Abituato alla libertà di esplorazione del web, concludo amaramente che le applicazioni dei giornali per iPhone “cospirano” per tenerti rinchiuso. Dopo l’ebbrezza del primo giorno, comincio a sentirmi imprigionato dentro un meraviglioso schermo da 11 centimetri, bloccato in un’interfaccia a misura di utente e compresso in programmini software di pregio. In queste condizioni anche i commenti dei lettori pubblicati da Le Monde di seguito ai pezzi (unica tra le testate dell’esperimento) mi sembrano una boccata di aria fresca. Mi auto-diagnostico vittima di “claustrofobia informativa”.

Mercoledì: si apprezza quel che non si ha. Come volevasi dimostrare. Un commento di un utente a un pezzo di Le Monde fa notare che la solidarietà dei vari capi di stato occidentali a Pechino è “pelosa” visto che la regione colpita dal terremoto è tibetana. E’ il giorno del sisma in Cina e, tra i resoconti di tutte le testate, è l’osservazione di un lettore ad aggiungere una chiave nuova, geopolitica, all’evento. Ci pensa, per la verità, anche il mio amico Simone, che sta in Cina, e mi fa notare tramite la chat di Skype (accettata dalle regole) che Baidu, il motore di ricerca locale, ha “bloccato le ricerche sula zona”. Complice la claustrofobia informativa, mi ritrovo ad apprezzre ancora di più il valore dell’informazione socializzata che sul web do troppo spesso per scontato.

Giovedì: eterno presente. E il deragliamento del treno di Merano? E’ notte quando ripenso alle news di questi giorni e mi rendo conto che l’evento che ha dato esordio alla mia settimana deve essersi perso da qualche parte in quel piccolissimo schermo che costituisce la mia finestra sul mondo. Anche due giorni dopo il fatto e pur con la concorrenza di notizie importanti, sul giornale avrebbe avuto una sua pagina; su un sito ci sarebbe stato un box bene in evidenza in una colonna laterale. Sull’iPhone, invece, si è nascosto, o non l’ho visto, o non c’era. Il risultato non cambia: complici le dimensioni del display, sono stato trascinato in un flusso di continua attualità, dove la Cina ha sostituito Merano invece di affiancarlo. La dittatura dello spazio, quella da cui il web ha liberato i quotidiani, ritorna dunque sul telefonino e induce a quella che, in assenza di espressioni migliori, battezzo “sindrome da eterno presente”.

Venerdì: ci vuole occhio. Scottato una volta, non mi faccio più fregare. Anche se a prima vista appare così, il terremoto in Cina non è sparito. Non è nelle homepage delle applicazioni ma c’è; basta fare un po’ di sforzo. Repubblica, per esempio, ha un aggiornamento nella sezione esteri, come pure il Guardian. Anche se per tutti è il caos dei voli seguito all’eruzione in Islanda la notizia più importante. Su questo fronte il quotidiano inglese da il meglio di sé e apre con un “livecast”, un aggiornamento minuto per minuto sulla situazione voli e disagi: fossi inglese apprezzerei molto. A rovinare un po’ l’idea, però, il fatto che il servizio sia concepito per il sito web e che l’applicazione iPhone del Guardian non supporti link esterni: tocca allora leggere le varie segnalazioni di siti, servizi e commenti interessanti senza poterle cliccare. Manco fossimo sulla carta.

Sabato: guardando indietro. Giornata dominata dalla nuvola vulcanica. Sarà la cenere che mi annebbia ma non ho proprio voglia di essere informato ancora. L’eccesso di presente mi ha stufato e grazie all’acquisita perizia nell’uso delle “app” decido di sfidare a viso aperto la sindrome. La giornata sarà dedicata agli articoli salvati durante la settimana, grazie alle apposite funzionalità delle varie applicazioni: un’occasione di approfondimento e contesto, mi dico. Con MyNews di Repubblica – che permette di essere avvertiti di ogni notizia su argomenti a scelta – scopro che gli articoli archiviati sulla vicenda di Emergency sono ben 14 e che da questi posso farmi un’idea completa sull’evento. Un pezzo del mercoledì precedente del Guardian racconta dei compensi che Sarah Palin, ex candidata alla vicepresidenza Usa, chiede (e ottiene) per i suoi discorsi: fino a 100 mila euro con tanto di jet per il trasporto e due bottiglie d’acqua con cannucce pieghevoli sul podio. Unica eccezione al rifiuto dell’attualità un articolo del New York Times su Mark Fiore, vincitore del premio Pulitzer per le sue video-vignette online: nel dicembre scorso ha visto la sua applicazione rifiutata dalla Apple perché i contenuti presentati erano controversi (secondo Apple, ovviamente).

Domenica: tempo di riposo (e di bilanci). Alla fine della mia settimana di news tutte in mobilità penso al ritorno al web via computer e ai giornali con un po’ di sollievo ma con un bagaglio di sensazioni miste. In questi giorni ho osservato con piacere i miei polpastrelli adattarsi perfettamente allo schermo a tocco multiplo dell’iPhone e sfogliare i giornali digitali con crescente disinvoltura. Ho sognato qualche centimetro in più di display e vagheggiato applicazioni meno chiuse e più ricche di link. Ho rimpianto, più volte, il fruscio della carta e la finta ma rassicurante sensazione di completezza del quotidiano di cellulosa. Mi sono ripromesso di comprare, appena possibile, un iPad e ho patito complessi di inferiorità verso le persone normali che potevano saltare da un medium all’altro. Ho spesso odiato quell’oggettino costoso che avevo sempre in tasca ma, confesso, ora non potrò più guardarlo allo stesso modo.

Raffaele Mastrolonardo

Pubblicato su il Manifesto / Alias del 24 aprile 2010

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4 thoughts on “Leggiamolo sul telefonino

  1. vivere solo di notizie sul cellulare | Telcoeye di Massimo Cavazzini

  2. Leggerlo sul telefonino

  3. Lettura di Notizie dal Telefonino « Il Giornalaio

  4. Nell’era dei Social Media è Possibile Comunicare Solo in questo Modo? « Il Giornalaio

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