Il premio Nobel a Internet? Non ha senso

Cercare di dimostrare che la rete porta la pace è uno sforzo nobile ma anche un po’ regressivo. Che dimentica di prendere in considerazione anche gli aspetti meno positivi del web. E ciò, paradossalmente, non è un bene per internet.

“Ma Internet merita il nobel per la pace”? Alla fine, il discorso sull’operazione promossa da Wired Italia ripreso online dopo l’accettazione della rete nella rosa dei candidati si può ridurre a una semplice domanda. Il problema è che a questo interrogativo è davvero difficile rispondere perché, in fondo in fondo, se uno ci pensa bene, è senza senso.

Cosa risponderemmo a chi ci chiedesse se la Città in generale, in quanto agglomerato di cose e persone che si è materializzato ad un certo punto della storia umana, merita il nobel per la pace. Mah, boh, chissà ma, soprattutto, in che senso? Già in che senso? La ragione della perplessità sarebbe banalissima ma non per questo meno vera: la Città è uno spazio così variegato, diversamente popolato e in grado di abilitare migliaia di comportamenti differenti (dai più nobili ai più depravati) che un interrogativo del genere suonerebbe un po’ assurdo. Lo stesso, ci sembra, vale per Internet. A meno di non compiere un’operazione altamente selettiva e concentrarci solo sui comportamenti che approviamo.

Ma sarebbe una mossa di corto respiro. Egveny Morozov (nella foto), uno che viene dall’ex impero sovietico e quando sente odore di idealizzazioni e utopie estrae subito la sua pistola carica di caustico realismo, ha buon giuoco a smontarla. Perché alla fine, spogliata di quelle evidenze empiriche che non può produrre e che sarebbero necessarie per dimostrare che la rete porta la pace, quel che resta della candidatura proposta da Wired è, ci pare, uno sforzo nobile ma infantile animato da ottimi sentimenti (e da grandi investimenti pubblicitari?) ma un po’ regressivo: dimostrare che ciò che si ama è buono, e magari anche così bello e moralmente positivo tanto che tutti lo devono riconoscere. Amare Internet (perché ci ha dato un lavoro, come a chi scrive, perché la usiamo ogni giorno, perché ci fa incontrare e discutere con persone interessanti, perché aiuta le giuste cause) non la trasforma infatti in una creatura buona in assoluto. A meno di non pensare davvero che nostra mamma, che ci ha nutrito e cresciuto e alla quale vogliamo tanto bene per questo, sia perfetta.

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