Il volto intelligente della semantica

manifestoA volte ritornano. Potrebbe intitolarsi così, come un famoso racconto di Stephen King, il film di una delle più controverse promesse dell’universo tecnologico: la semantica. Sì, proprio la scienza dei significati. Da un buon lustro viene periodicamente indicata come la rivoluzione che ci darà motori di ricerca intelligenti in grado di comprendere il linguaggio naturale e di capire le relazioni tra i concetti (utilizzando soltanto algoritmi automatizzati), di interrogare Google & C. come faremmo con un nostro amico al bar ricevendo risposte pertinenti (a differenza di quelle che, spesso, riceviamo al bar).

Peccato che le grandi aspettative vadano regolarmente deluse e la semantica torni ogni volta ad essere quello che è sempre stata, disciplina da umanisti. Almeno fino alla prossima occasione. Come quella che stiamo vivendo oggi. Il mondo dei motori di ricerca, come si racconta nel pezzo a fianco, torna a regalare novità (Bing di Microsoft in primis) e subito qualcuno ricomincia a parlare di tecnologie che comprendono i significati. Per capire se in questo caso c’è un po’ di grano in mezzo al solito loglio ci siamo rivolti a Luca Scagliarini che cura l’espansione internazionale di Expert System, azienda modenese che da anni prospera grazie Cogito, tecnologia (veramente) semantica sviluppata in un’area che più che per il software si è sempre distinta per la meccanica e la ceramica. Scagliarini è reduce dalla Semantic Conference 2009, uno dei più importanti eventi mondiali dedicati alle tecnologie semantiche che si è tenuto in California dal 14 al 18 giugno scorso.

Di semantica in ambito tecnologico si parla da così tanto tempo che il termine ha fatto a tempo a diventare di moda e scomparire almeno un paio di volte negli ultimi 5 anni. A che punto siamo oggi, a tuo parere, dopo l’edizione 2009 della Semantic Technology Conference?

Diciamo che sta tornando interesse intorno al tema. Anche con la crisi economica c’è stato un cospicuo aumento di partecipanti alla manifestazione e, soprattutto, non si è trattato dei soliti noti.

Per la prima volta, tutti i grandi, da Google a Yahoo a Oracle, sono stati coinvolti in presentazioni. Come interpreti questo segnale?

E’ l’indicazione che si sta uscendo dalla fase di laboratorio. Google stessa ha cambiato idea. Ancora l’anno scorso snobbava apertamente la semantica. Un mese fa ha annunciato che inizierà ad inserire degli aspetti semantici nella sua indicizzazione dei siti web. Yahoo! lo fa già. Detto questo, non ci sono ancora evidenze chiare che la semantica farà quel salto che molti da tempo auspicano. C’è qualche indizio in più rispetto allo scorso anno ma prove non se ne vedono ancora.

Dalle tecnologie semantiche potrà nascere l’anti-Google?

Penso di no. Nel senso di un motore orizzontale in grado di restituire risposte per ogni contenuto e che impieghi per questo tecnologia in grado di comprendere significato e relazioni tra i termini lo escluderei. Nella sua funzione generalista Google è ottimo.

Uno dei problemi del web contemporaneo è come aiutare gli utenti a tenere traccia e ritrovare le informazioni prodotte nei social network. La semantica può aiutare in questo?

Assolutamente sì e ci sono già dei primi tentativi, anche se siamo ancora lontani dal risultato finale. La semantica può contribuire a comprendere il linguaggio naturale e quindi a mettere più ordine nell’universo caotico dei social network permettendo di capire, magari in tempo reale, che cosa sta accadendo nelle reti sociali o i trend che stanno emergendo su Twitter.

Quali altri settori di ricerca delle informazioni possono beneficiare dall’introduzione di nuove tecnologie?

Internet sui cellulari. Noi scommettiamo che tanto l’universo dei consumatori quanto le aziende avranno sempre più bisogno di tecnologie che aiutino a trovare facilmente le informazioni pertinenti mentre si naviga in mobilità. E’ un ambito in cui, a causa della differente usabilità dei dispositivi mobili rispetto al computer e delle situazioni in cui si tende ad usarli, c’è bisogno di meno informazioni ma più precise.

In che modo le tecnologie che comprendono il significato dei termini possano aiutare il grande motore della rete commerciale, la pubblicità online?

Mentre la pubblicità legata ai motori di ricerca (la troviamo di fianco ai risultati di Google, ndr) funziona molto bene, quella che cerca di associare determinati contenuti, per esempio, un articolo del manifesto online, a un inserzionista lascia ancora molto a desiderare. Credo che tecnologie come le nostre possano giocare un ruolo in questo senso. Permetteranno agli editori, per esempio, di indicizzare meglio i propri contenuti, di categorizzarli in modo accurato e dunque di offrire agli inserzionisti e alle agenzie di pubblicità contenuti più pregiati.

Vuoi dire che le tecnologie semantiche salveranno i quotidiani?

Non esageriamo. Però possono aiutarli. Se in un articolo online si parla di un jet precipitato non ha senso che, associata a quel pezzo, ci sia una pubblicità di Ryan Air. Sarebbe meglio la pubblicità di una compagnia di assicurazione. Le tecnologie semantiche possono fare questo e quindi offrire ai quotidiani web maggiori possibilità di introiti.

Vorrei da te un giudizio sintetico su alcune recenti novità nel mondo dei motori di ricerca di cui parliamo nel pezzo a fianco. Quale è la tua opinione sul molto pubblicizzato Wolfram Alpha?

Non è un motore di ricerca. Al momento è una cosa in cui il valore per l’utente medio è vicino allo zero. Io, per esempio, non so mai cosa chiedergli. Se è vero che l’obiettivo è creare una sorta di “Wikipedia dei dati” che vengono calcolati in tempo reale da mettere a disposizione per nuove applicazioni può darsi che si rivelerà in futuro interessante. Ma non può essere considerato l’anti-Google e nemmeno, ripeto, un motore di ricerca.

Che ne pensi invece di Bing, il nuovo motore di ricerca di Microsoft di cui si parla molto?

Penso che alcune trovate siano buone. Mi sembra discreto come riescono a formattare i risultati di alcune ricerche verticali, per esempio, nel settore farmaceutico. Di certo non è un motore semantico. Ma Microsoft, dopo tutto, non lo ha mai presentato in questo modo.

Dietro a Bing si dice però che ci sia la tecnologia semantica di Powerset, start-up acquisita da Microsoft un anno fa.

Quelli di Powerset affermano che la loro tecnologia è presente nel back office e nell’elaborazione delle gerarchie. Personalmente, però, non vedo quasi nulla di quello di cui si vantavano a Powerset prima dell’acquisizione. Per esempio, non vengono estratte relazioni e significati e anche per quanto riguarda il raggruppamento dei risultati per aree tematiche mi pare basato più sulla frequenza delle ricerche che sulla capacità dell’algoritmo di capire che quando digito “automobile” posso anche essere interessato a un “Suv”. Di certo con Bing Microsoft ha fatto un bel lavoro e per la prima volta hanno introdotto delle novità che hanno diminuito il divario da Google.

Come vedi il futuro dei motori di ricerca di qui a 5 anni?

Credo che si sarà sempre Google a dominare ma sarà affiancato da molti motori verticali specifici, dai viaggi ai singoli hobby. Nello stesso tempo, sempre meno Google sarà il punto di partenza della navigazione. Gli utenti tenderanno a partire Twitter o Facebook, cioè dai suggerimenti e dalle indicazioni degli amici.

Articolo pubblicato su Chips&Salsa/Il Manifesto del 4 luglio 2009

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One thought on “Il volto intelligente della semantica

  1. Oddio forse è un mio limite (anzi sicuramente lo è) ma non riesco a snaturare segno e significato a puro automatismo tale per cui esista un connubio tra questa scienza e l'”altra scienza”. Sto ancora lavorando sulla mia apertura mentale, o sarà semplicemente che dietro parole e significati non ci vedo brand, introiti e cose così ma un fine poco poco più alto :))

    Ciao ^^

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