Anche Obama va in chiaro

manifestoIn nome della trasparenza, accessibilità completa su Recovery.gov: numeri, grafici, statistiche, oltre ai 50 siti dedicati allo stimulus package o ai 27 portali delle agenzie governative federali. E’ l’open government, bellezza

Il 17 aprile le agenzie federali americane avevano già speso 14,2 miliardi di dollari dei 69,3 disponibili nell’ambito del piano di stimolo all’economia varato nel febbraio scorso. Oltre 13 miliardi erano stati erogati dal dipartimento per la Salute ai singoli stati per il Medicaid, il programma di assistenza sanitaria ai poveri. Il dipartimento dell’Agricoltura, invece, aveva pagato 574 milioni dollari, il 90 per cento dei quali in food stamps, buoni per l’acquisto di cibo a favore dei meno abbienti.

Per conoscere i dettagli sul più importante progetto di rilancio dell’economia americana del dopoguerra non è necessario essere giornalisti economici. Basta una minima dimestichezza con mouse e Pc e qualche minuto di tempo. Tutte le informazioni si trovano, infatti, su Recovery.gov, spesso presentate attraverso visualizzazioni a prova di allergici alla matematica. Per gli arditi che vogliono scendere nei particolari, poi, ci sono i 50 siti dedicati allo stimulus package che gli stati americani stanno implementando o i 27 portali messi in piedi dalle agenzie governative federali per rendicontare sull’allocazione dei fondi di competenza.

Grazie a questo dispiego di numeri, grafici e tabelle consegnati al web, il piano americano si candida seriamente a diventare la manovra economica più scrutinata della storia. Mai prima d’ora un tale flusso di denaro pubblico poteva essere monitorato da così tanti occhi. E, per giunta, per volontà dello stesso governo, guidato da un presidente convinto che la trasparenza serva per avvicinare cittadini e governo.

Anche per questo Recovery.gov e i siti collegati suscitano interesse nelle stanze delle pubbliche amministrazioni di tutto il mondo. Al loro successo sono in gran parte legate le sorti di una tendenza che comincia a farsi strada nelle burocrazie globali: l’open government, il governo aperto. Vale a dire, l’idea che, quando non ci siano esplicite ragioni contrarie (privacy o sicurezza nazionale), il dato prodotto da un’organizzazione governativa deve essere messo a disposizione sul web. Un vero ribaltamento, innescato dalla rete, rispetto all’atteggiamento tradizionale dove il dovere dell’ufficio pubblico era soprattutto conservare l’informazione nel modo più accurato e sicuro. Oggi, afferma la dottrina sposata da Obama, bisogna far circolare la conoscenza. Per ragioni politiche e di consenso, certo, ma anche economiche visto che un corpus informativo accessibile e riusabile permette a terzi di creare servizi a valore aggiunto.

«I governi iniziano a rendersi conto che i dati in loro possesso hanno un valore e iniziano a fare i primi esperimenti di apertura», conferma Andrea Di Maio che segue il rapporto tra tecnologia e pubbliche amministrazioni in tutto il mondo per la società di analisi di mercato Gartner. Ma quali dati liberare? «Quelli catastali, per esempio, che in Italia sono già disponibili a chi ne fa richiesta all’ufficio. Ma anche i dati sulla qualità dell’ambiente, sui crimini nelle aree urbane o sul traffico, informazioni che influiscono sulla decisione di acquistare una casa e dunque sul mercato immobiliare».

A spingere i governi a diventare più open ci si è messa anche l’Ocse che raccomanda di considerare questo approccio «la regola ogni volta che sia possibile». Nei paesi dove la cultura della trasparenza è più radicata si muove pure la società civile. E’ il caso della campagna Free Our Data promossa in Gran Bretagna dal quotidiano The Guardian che chiede accesso gratuito ai dati prodotti con le tasse dei cittadini. Mentre l’associazione americana Sunlight Foundation si è data la missione di sfruttare «il potere rivoluzionario di internet» per rendere l’informazione sull’attività politica più «accessibile per il cittadino». Nel frattempo, in rete si moltiplicano gli esempi di ciò che un’opinione pubblica attiva può fare maneggiando queste informazioni: dal monitoraggio della spesa governativa al controllo dell’attività dei parlamentari ma anche sviluppo di applicazioni web che combinano in modo creativo i dati.

E’ anche questo potenziale partecipativo che l’amministrazione Usa vuole sfruttare. «Per Obama open government significa eliminare le barriere tra il cittadino e l’attività del governo per accrescere la fiducia. E’ il primo passo verso un coinvolgimento attivo dei cittadini grazie alla rete», racconta Teresa Bozzelli che segue la pubblica amministrazione per la società di ricerche Idc. Un coinvolgimento a cui non sono estranei i siti sul piano di stimolo dell’economia. «Una delle ragioni per cui è stato messo in piedi Recovery.gov è che, grazie alla pubblicazione delle informazioni, siano proprio i cittadini ad aiutare il governo nell’attività di monitoraggio su come viene impiegata una quantità enorme di denaro», spiega Di Maio. Il portale, non a caso, chiede di inviare segnalazioni, idea e storie sui singoli impatti del programma di stimolo.

Che per Obama il governo aperto sia una priorità lo dimostra anche uno dei suoi primi atti da presidente. A pochi giorni dall’insediamento, il 21 gennaio, ha inviato alle agenzie federali un memorandum su «Transparency and open government» in cui chiedeva un uso più forte della rete per comunicare con i cittadini. Su questa strada si colloca anche la nomina del 34enne Vivek Kundra a responsabile dell’informatizzazione della macchina burocratica americana. A Washington dove, prima di approdare alla Casa Bianca era responsabile della tecnologia, Kundra è diventato famoso per la decisione di far filmare e pubblicare su YouTube il processo di assegnazione dei contratti pubblici.

Sarà lui, non a caso, a supervisionare Data.gov, il sito destinato a raccogliere e offrire in formati riusabili tutti i dati in possesso del governo federale. Un’inondazione di informazioni che, secondo Kundra, creerà benefici paragonabili a quelli prodotti dalla pubblicazione dei dati dello Human Genome Project o dalle informazioni dei satelliti militari usate oggi dai sistemi Gps.

Un diluvio che, si spera, presto arrivi ad allagare anche altri paesi.
Articolo pubblicato il 9 maggio 2009 sull’inserto tecnologico supplemento del Manifesto Siamo On Air

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