Chiamami GPhone

Ha tutto quello che un telefonino di ultima generazione dovrebbe avere. Lo schermo a tocco (come quello reso popolare dall’iPhone della Apple), la possibilità di trasportare dati sulle reti di terza generazione (3G), la tecnologia Wi-Fi per connettersi a internet senza passare dai network degli operatori mobili, una tastiera Qwerty a scomparsa per rendere più facile la digitazione di sms e e-mail. Ma è soprattutto ciò che gli altri non hanno a renderlo interessante, ovvero quel marchio che si legge ben visibile sul retro: Google. E’ quello a cui tutti guardano.

Non a caso, anche se ufficialmente si chiama T-Mobile G1, per tutti, il cellulare presentato ieri a New York è da tempo noto come il Google Phone (o Gphone). Realizzato dalla taiwanese Htc e disponibile solo agli abbonati dell’operatore T-Mobile, per gli utenti comuni e per gli addetti ai lavori quell’oggetto significa una cosa sola: il segno tangibile che Google, l’azienda divenuta sinonimo di internet, ha deciso di dare l’assalto al mondo del mobile. E che ha deciso di farlo senza indugi, associando per la prima volta nella sua storia il prezioso marchio (il decimo al mondo per valore, secondo una recente classifica) ad un oggetto fisico. Che per il salto dal mondo digitale a quello fisico Google abbia scelto proprio un telefonino non è ovviamente un caso. «Ci sono 3 miliardi di cellulari nel mondo e la possibilità di usare internet sul telefonino come se fossi sul mio computer è eccitante», ha detto Larry Page, uno dei fondatori dell’azienda durante la conferenza stampa di presentazione. Tradotto: se i dispositivi mobili saranno sempre di più gli oggetti attraverso i quali il mondo navigherà in rete, Google vuole essere il soggetto che faciliterà questa esperienza, rendendola del tutto uguale a quella che proviamo tutti i giorni sul pc.

Se fuori c’è il marchio, dentro c’è il software. All’interno del Gphone, infatti, pulsa il sistema operativo Android sviluppato proprio dal più popolare motore di ricerca del pianeta. Non stupisce quindi che il punto di forza del telefonino sia proprio l’integrazione con i servizi dell’azienda di Mountain View. La ricerca su internet, ovviamente, ma anche tutta la costellazione di applicazioni sviluppate negli anni da Google. A cominciare dalle mappe. Basta, per esempio, cliccare sull’indirizzo di casa o di ufficio di un proprio contatto nella rubrica per vedere comparire sullo schermo la mappa dell’area in questione ed essere virtualmente trasportati nel luogo indicato. La funzionalità street view delle Google Maps (quella che permette di esplorare un’area dalla visuale di chi ci cammina) è integrata e, grazie ad un sistema di orientamento, la mappa si sistema a seconda della posizione dell’utente.

Sul fronte multimediale e dell’intrattenimento, invece la caratteristica più importante è il collegamento al negozio di musica digitale di Amazon, la libreria online più importante del mondo, che permetterà di scaricare, a pagamento, musica da un catalogo di 6 milioni di brani (tutti senza Drm, quei sistemi che limitano ciò che l’utente può fare con un brano scaricato). Non è difficile scorgere in questa mossa, una stoccata a Apple e al suo servizio di distribuzione di musica online, iTunes. Dopo tutto è proprio l’iPhone che viene in mente dando un’occhiata all’oggetto. Rispetto al dispositivo di Apple, il Gphone è decisamente meno elegante (il tocco della Mela resta ineguagliato), più stretto (5,5 contro 6,2 cm), più spesso del 30 per cento (la tastiera estraibile si fa sentire) e con lo schermo un po’ più piccolo.

Ma il paragone con il gioiellino della Apple, per quanto suggestivo, regge fino ad un certo punto. Le strategie sul mercato cellulare dei due colossi sono radicalmente diverse. L’azienda di Steve Jobs, come da costume, fa tutto da sola progettando sia il corpo (hardware) che il cervello (software) dei dispositivi controllando maniacalmente tutta la filiera produttiva per offrire agli utenti un prodotto dal sapore inconfondibile. Google, al contrario, ha scelto fin da subito la strada della collaborazione. Si occuperà solo di quello che sa fare meglio, lo sviluppo del software, e lascerà che siano altri a mettere a punto l’hardware.

Sul fronte software, poi, ha scelto la filosofia cooperativa dell’open source: il codice di Android sarà aperto e dunque suscettibile di essere migliorato dai contributi di programmazione di tutti coloro lo desiderano (un approccio che, secondo Cole Brodman, Cto di T-Mobile, rende il sistema operativo «a prova di futuro»). Google punta dunque a disseminarsi all’interno di molti telefonini realizzati dal più ampio numero di marche. Non a caso ha dato vita alla Open Handset Alliance, consorzio che riunisce produttori hardware, software e operatori per rendere Android fruibile al meglio su più cellulari possibile. Come a dire, non uno ma cento Gphone.

Il nuovo telefonino targato Google arriverà sui mercati americani il prossimo 22 ottobre e costerà 179 dollari.  In Gran Bretagna sarà sl mercato all’inizio di novembre. Per il resto d’Europa bisognerà aspettare l’inizio dell’anno prossimo.

(articolo pubblicato su il manifesto del 24 settembre 2008)

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