Giornali smemorati

Come cambiano le redazioni e il lavoro del reporter. Un’indagine sulla stampa Usa ai tempi di Internet.

Dove stanno andando i quotidiani? Domanda da 1 milione di dollari se persino Arthur Sulzberger, Jr, editore del New York Times, lo scorso anno ha affermato di non sapere se, di qui a un lustro, il suo giornale uscirà ancora in formato cartaceo. Eppure, nonostante la difficoltà, c’è chi prova a porsi il quesito e dare risposte documentate senza cedere al pessimismo catastrofista che circonda la sorte del più novecentesco dei medium di massa.

Tra questi arditi c’è il Center for excellence in journalism, meritoria organizzazione che ogni anno realizza il fondamentale State of the news media e che ha appena pubblicato lo studio The changing newsroom (La redazione in trasformazione). La ricerca, basata su interviste nelle redazioni di quotidiani di 15 differenti città americane e su un sondaggio a cui hanno risposto rappresentanti di 259 testate, è probabilmente il tentativo più compiuto e sistematico effettuato finora di fotografare il cambiamento di dna che sta velocemente modificando la natura dei giornali Usa. Mutamento di risorse, di contenuti, di formati e composizione anagrafica dei reporter che conduce inevitabilmente a una nuova specie di giornalismo: più rapido ma troppo ripiegato sul presente, molto focalizzato sul locale ma con meno ambizioni, più multimediale ma meno accurato.

Dietro a questa situazione c’è un paradosso. Grazie a internet i quotidiani non hanno mai avuto così tanti lettori. Anche per colpa di internet, che diffonde le loro notizie gratis, non sono mai stati così vicini al collasso. Di fronte alla sfida digitale i giornali a stelle e strisce rispondono cambiando la propria offerta, calibrandola maggiormente sul territorio di riferimento, quasi a contrastare la natura globalizzante della rete. Innanzitutto scelgono la via dimagrante: meno pagine rispetto a tre anni fa e storie più corte.

Alla dieta dei formati corrisponde anche un cambiamento del tipo di contenuti. Le sezioni economiche diventano sempre più dei pacchetti autonomi o si diluiscono nelle altre parti del giornale. Ma a subire il più drastico ridimensionamento sono gli esteri. Le news internazionali vedono il proprio spazio diminuire nel 64% dei quotidiani, un destino che tocca anche le news a carattere nazionale (accade nel 57 % dei casi). Crescono invece gli articoli iper-locali (62 %) e locali (49 %). Quanto agli argomenti considerati più “caldi” (e a cui quindi vengono assegnati più risorse umane), a farla da padroni sono la cronaca nera, che ha visto aumentare i giornalisti ad essa assegnati in un terzo dei casi come anche l’educazione e la politica locale .

E se questa ritirata sotto il campanile può sembrare deprimente, un aspetto consolante è la crescita di importanza del giornalismo investigativo (più risorse in un giornale su tre), segno forse che di fronte all’omologazione delle notizie web, i quotidiani americani riscoprono il valore dello scavo e della costruzione della propria agenda.

Ad un dimagrimento dei contenuti corrisponde – secondo lo studio – un allarmante ridimensionamento delle redazioni che ha come conseguenza collaterale una perdita di memoria storica e dunque, come effetto esterno, un giornalismo più istantaneo. Tagli allo staff sono denunciati nel 59 % dei giornali considerati nell’indagine con una punta dell’85 % per quanto riguarda i quotidiani più grandi, i più colpiti dalla crisi del settore.

La scure, nel complesso, ha toccato maggiormente le funzioni di desk (accade in 4 quotidiani su 10) con la conseguenza, denunciano gli intervistati, che ora c’è meno controllo su quanto viene pubblicato. Allo stesso tempo, però, è entrata in redazione una generazione più «giovane, versatile, tecnologicamente alfabetizzata e più incline a soddisfare i bisogni sia del web che della carta». Tuttavia, lo scambio generazionale, che pure ha portato dinamismo e competenze multimediali prima assenti, ha condotto anche a una perdita di memoria istituzionale, ridotto la conoscenza della comunità di riferimento e la capacità di inserire le singole news in una contesto più ampio.

Di fronte alla rete, che costituisce la maggiore minaccia ma anche la più grande speranza per i quotidiani, i redattori americani hanno un atteggiamento conflittuale. Quasi la metà di essi è preoccupato che il compromesso tra la velocità e l’interattività imposti dal web e l’abbassamento degli standard giornalistici a cui costringono i ritmi delle news online non sia alla fine dei conti positivo. Tuttavia per il 43 % degli intervistati le tecnologie web offrono il potenziale di un giornalismo di maggiore respiro e saranno «la salvezza di quello che una volta chiamavamo redazione».

(articolo apparso sul manifesto del 31 luglio 2008)

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