Povere consulenze

L’altra faccia delle provvigioni d’oro e il lato oscuro dell’Operazione trasparenza di Brunetta

Sbatti il consulente in prima pagina. Anche questo si può fare in nome della guerra agli sprechi nell’amministrazione pubblica. Quella che vede come comandante in capo il ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta, che ha reso noto online l’elenco dei compensi dei consulenti della Pa nell’ambito dell’Operazione Trasparenza. E che ha come braccio armato il Corriere della sera che ieri (13 giugno 2008 ) ha dato enfasi agli incarichi più eclatanti tra i 250 mila di cui si avvale il settore pubblico italiano.

Peccato che anche questa guerra condotta con l’ausilio di fanfare tanto autorevoli abbia i suoi effetti collaterali e le sue vittime innocenti. Come molti dei nomi comparsi nella tabella pubblicata a pagina 2 e 3 del più prestigioso quotidiano italiano che elenca i consulenti di Palazzo Chigi per l’anno 2006: 95 in tutto, disposti in ordine di compenso (da 150 mila a 24 mila euro lordi) all’interno di un contesto dominato dalla lotta allo spreco.

Basta infatti guardare oltre la coltre ideologica stesa nelle ultime settimane per rendersi conto che la storia di questi nomi e cognomi non racconta di consulenze strapagate. Semmai di vicende di ordinario precariato ed elevate competenze, di contratti rinnovati a singhiozzo e prestazioni erogate a tempo pieno, di mutui da pagare in assenza di tutele e dell’incapacità dell’amministrazione di valorizzare contributi di alto livello. «La prima forma di valorizzazione è il riconoscimento del tuo lavoro. Vedere il tuo nome sbattuto sul giornale in quel contesto non è certo incoraggiante».

L’amarezza è di Antonio (il nome è fittizio come tutti gli altri citati in questo articolo), 33 anni, il cui nominativo con relativo compenso compare nella parte bassa della lista pubblicata dal Corriere. Master in comunicazione pubblica e istituzionale, lavora ad un progetto che fa capo alla presidenza del Consiglio dal 2002 e alla sola idea di poter essere considerato un consulente d’oro gli viene da ridere. «In questi sei anni ho lavorato full time, garantendo presenza in ufficio sulla base di contratti a progetto che, invece, prevedono solo il presidio dell’attività».

Contratti semestrali, il cui rinnovo è costantemente in dubbio e che garantiscono un introito appena decente. «La mia mega consulenza vale 1.560 euro al mese; di affitto ne pago 850: fai tu il conto di quanto mi resta», rincara Luisa, 31 anni, siciliana, un Master in innovazione e gestione delle imprese di service alle spalle. Inserita all’interno di un progetto pubblico dal 2002, è comprensibilmente sorpresa di ritrovarsi sul giornale accanto a nomi così importanti: «La consulenza di Brunetta citata, come importo, non è lontana dalla mia (22. 464 euro, contro circa 26 mila, ndr): il problema è che lui quei soldi potrebbe averli presi in poche giornata, io in un anno di lavoro».

Solo che leggendo il Corriere nessuno lo può sapere, e nemmeno il sito del ministero aiuta. Sì perché la roboante Operazione Trasparenza che promette di svelare gli sprechi della macchina burocratica ai cittadini ha il suo tallone d’Achille proprio nell’opacità. Il suo limite non è nelle informazioni messe a disposizione ma in quelle che omette non consentendo al lettore una valutazione critica delle informazioni.

Un concetto, questo della reticenza, su cui insiste Roberto, 37 anni, giornalista, e consulente per la presidenza del Consiglio dal 2003, anch’egli tra i “fortunati” 95 citati dal giornale di Paolo Mieli: «Perché non inserire anche le giornate effettuate e i tempi di pagamento? Si scoprirebbe che tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 l’ente per cui lavoro ha maturato 6 mesi di ritardo nei pagamenti. Con questi soldi la gente ci paga i mutui».

Come Sara, 31 anni (un master in tasca anche lei) che ogni mattina, dal 2002, impiega un’ora e mezza per raggiungere il centro di Roma da Centocelle. E’ lì che la sua dorata consulenza di contratti a progetto che si è meritata una segnalazione sul primo quotidiano italiano le ha permesso, insieme al marito, di comprare una casa attivando un mutuo trentennale da 900 euro al mese. «Il punto – spiega – è che la stessa definizione di “consulenza” è errata in questi casi: dà l’idea di una prestazione spot mentre noi garantiamo la continuità ai progetti anche quando il contesto istituzionale è poco attento». Sono questi alcuni dei “dati” che la premiata ditta Brunetta&Corriere ha deciso di rendere “trasparenti”. Dimenticandosi però di fornire qualche informazione di contesto in più che renda conto del contributo che molti di loro portano al settore pubblico.

«Quello che il Corriere non racconta – dice Luigi, 38 anni, inserito nella fascia alta della lista – ed è che da anni “consulenze” come queste sono lo strumento attraverso cui la Pa acquisisce competenze importanti che non riesce a recuperare in altro modo».

Competenze che un’organizzazione efficiente valorizzerebbe. E che un ministro che si atteggia a manager e dice di voler trasformare la pubblica amministrazione in un’azienda con tanto di “piano industriale” sembra invece fare di tutto per deprimere e dare in pasto ai media. «Pensa – chiosa Luigi – se Marchionne, nei primi mesi da amministratore delegato non avesse fatto che ripetere ai giornali che i dipendenti della Fiat sono tutti dei fannulloni. Pensi che lo avremmo giudicato un buon manager?».

(Articolo originariamente apparso su il manifesto del 14 giugno 2008)

One thought on “Povere consulenze

  1. MALGOVERNO NELLA P:A:in quel di Castelraimondo serve maggiore vigilanza e controllo sul territorio.Dal febbraio 2002 l’amministrazione comunale tiene,illegittimamente demansionato,estromesso,eliminato dall’ufficio il comandante dei vv.uu;(uno dei quattro dipendenti comunali laureati,di ottima condotta morale e civile,incensurato,senza alcun procedimento penale o giudiziario a carico),sostanzialmente senza fare quasi niente,a spese del contribuente.(Vedere sentenza immediatamente esecutiva,in internet,alla voce DEMANSIONAMENTO CAMERINO)

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