I neocon alla guerra virtuale

linus.jpgGoogle? Un “parassita” e un “grande fratello”. Wikipedia? Una “banda di ciechi” che guida una massa di non vedenti perpetuando ignoranza. Quanto a YouTube, è il trionfo dell’assurdo mentre Second Life è un luogo in cui si può “uccidere qualcuno senza conseguenze”. I blog, infine, altro non sono che un esercito pronto a “confondere l’opinione pubblica” su ogni questione.

Ammettiamolo: in tempi in cui una anche un peto rilasciato nella seconda vita virtuale conquista articoli di giornali manco fosse l’ultima uscita di Mastella, sentir parlar male di Internet, della partecipazione online e di mondi popolati di avatar ha un suo potenziale liberatorio. E’ probabilmente anche per questo che il testo da cui sono state tratte queste citazioni, The cult of amateur, l’ultimo libro del giornalista anglo-americano Andrew Keen (ora tradotto anche in Italia), sta facendo molto rumore. Leggere che Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, è un “contro-illuminista, un romantico che cerca di sedurci con l’ideale del buon dilettante” ha un immediato effetto catartico per chi è stufo di sentir celebrare le virtù della produzione collettiva della conoscenza e sull’enciclopedia online ci trova anche un mucchio di cazzate.

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