La barba del profeta

linus.jpgPotremmo chiamarlo il “fattore B”. Quasi una costante dalla storia delle rivoluzioni e dei grandi movimenti religiosi: la barba. Alla fine, c’entra sempre. Mosé l’aveva, Cristo anche. Di Marx si sa; per non parlare di Castro e Garibaldi. Forse è lei che regala carisma o forse è il carisma che la fa crescere. Fatto sta che dona molto ai padri della patria, agli eroi nazionali, ai profeti. Non a caso, Richard Stallman, classe 1953, ce l’ha; folta e incolta per giunta. Dopo tutto, lui è il fondatore riconosciuto del movimento del software libero (free software, in inglese); e se c’è un’intuizione, all’apparenza utopica e folle, che sta cambiando il mondo dell’informatica è proprio quella.

Per capire la portata dell’impresa basta considerare un semplice fatto. Se Microsoft ha costruito un impero impedendo a chiunque di guardare dentro i suoi codici, il software libero predica l’opposto: tutti devono poter liberamente aprire un programma free, modificarlo e distribuirlo a piacimento. Anzi, sono obbligati a farlo dalla licenza stessa. Sembra insensato, ma funziona. Oggi gran parte dei server, le macchine che gestiscono i sistemi informativi delle aziende e i siti web, funzionano grazie a software di questo tipo. Lo stesso dicasi per pezzi importanti delle applicazioni di Google che tutti i giorni usiamo su Internet, o per programmi come Firefox, un browser per navigare la Rete che sta scardinando il monopolio di Internet Explorer.

Continua…

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