Qualcomm addenta l’Europa

testata_fem_180.gifC’è chi sale sul palco e produce tecnologia da vedere e toccare. E chi sceglie di stare dietro le quinte. Ci sono marchi hi-tech che gli utenti maneggiano coscientemente tutti i giorni. E altri di cui ignorano l’esistenza, anche se il loro ruolo nel funzionamento dei dispositivi è fondamentale.

Uno di questi volti nascosti dell’hi-tech consumo è Qualcomm, che nel 2006 ha fatturato 7 miliardi e mezzo di dollari progettando chip per telefonini, componenti che non si vedono ma consentono al cellulare di ricevere e trasmettere voce e, sempre di più, dati e video. Un lavoro, oscuro di per sé, che da questa parte dell’Atlantico, è ancor meno conosciuto per via di una caratteristica dell’azienda: Qualcomm è decisamente americana. La sua storia è legata a uno standard (CDMA 2000), che domina la telefonia mobile di terza generazione negli Usa ma è inesistente qui da noi.

Negli ultimi anni, tuttavia, le cose hanno cominciato a cambiare. Marchio a stelle e strisce se ce ne è uno, l’azienda di San Diego ha lavorato a stretto contatto con gli operatori europei per imporsi anche nel mercato dei dispositivi targati Umts, lo standard 3G del vecchio continente. Ma è soprattutto oggi, grazie alle prospettive di tecnologie, come Hsdpa e Hspa +, che spingono ancora più in là le capacità di trasmissione dati via cellulare (fino a 28 megabit al secondo), che l’Europa è considerata dall’azienda un mercato sempre più appetibile. Lo testimonia la scelta, annunciata lo scorso maggio, di investire 100 milioni di euro in società hi-tech del Vecchio continente per promuovere nuove soluzioni per la telefonia mobile. “E’ una decisione strategica da parte della corporation. Se vogliamo continuare ad essere dei leader nel mondo wireless a livello globale, dobbiamo investire qui”, commenta a Finanza & Mercati Sette Andrew Gilbert, presidente di Qualcomm Europe, a cui è stato affidato il compito di guidare questa campagna.

Dopo tutto, i numeri parlano chiaro. In Europa occidentale, secondo i dati Ovum, nel 2010 connessioni 3G raggiungeranno quelle Gsm: 250 milioni a testa (contando anche l’Hsdpa, l’alta velocità per cellulari). Prospettive allettanti per chi scommette forte sulla telefonia mobile del futuro. “Abbiamo fornito il primo chip Hsdpa con diciotto mesi di anticipo rispetto alla concorrenza. E ora in Europa ci sono 250 modelli di smartphone con opzioni ad alta velocità. E’ arrivato il momento in cui si può sperimentare qualcosa di nuovo. Gli operatori cominciano a presentare offerte per sfruttare le opzioni avanzate. Penso, per esempio, a X-Series di 3”.

Prospettive europee rosee, dunque, ma anche spine. Come la televisione mobile, un settore in cui Qualcomm è già presente negli Stati Uniti e propone un proprio standard, MediaFlo. Peccato che da queste parti il commissario Viviane Reading mediti di puntare su una soluzione locale, il DVB-H, ipotesi che fa storcere il naso all’azienda di San Diego. “Noi siamo per la neutralità tecnologica – commenta Gilbert – crediamo che sia la cosa migliore per il mercato. Intervenire dall’alto porterebbe incertezze”.

Da parte sua, Reading si fa forte del precedente del Gsm, adottato come standard unico in Europa con benefici effetti. “Oggi – replica Gilbert – la situazione è diversa. Il mercato si è evoluto, le tecnologie sono cambiate. Dal punto di vista delle economie di scala e della crescita, la presenza di molti standard non è un problema. Siamo in grado di avere chip multi-band e multi-mode. Il rischio vero è costringere l’industria in un mercato chiuso, con uno standard dominante che non è quello adottato nel resto del mondo”.

Questioni “politiche” a parte, Qualcomm prosegue anche nel Vecchio mondo nella strategia consueta: offrire ai vendor la possibilità di inserire più tecnologie su una singola piattaforma. In questa direzione va l’Universal broadcast modem (Ubm), l’ultimo nato di casa Qualcomm, “un chip universale, – spiega Gilbert – che supporta gli standard più diffusi per la televisione mobile. Il produttore ottiene economie di scala e il consumatore può scegliere la tecnologia che preferisce”. Con buona pace dell’interventismo della Commissione europea.

Raffaele Mastrolonardo

(Pubblicato su Finanza & Mercati, 14 luglio 2007 )

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