Sun vara il data center portatile

testata_fem_180.gifQualcuno lo ha definito un data center in scatola. Altri il più grande computer portatile del mondo. Ma c’è anche chi preferisce vederlo come il più piccolo supercomputer esistente. Il bello è che tutti hanno un po’ di ragione. Da qualunque lato lo si guardi Project Blackbox, l’ultima e più visionaria creatura di Sun Microsystems, rivela un po’ di sé, senza piegarsi a una definizione precisa. E non potrebbe essere diversamente visto che, di fatto, unisce un oggetto nato nel 1956 con la tecnologia di ultima generazione.

La più recente proposta della società di Santa Clara, infatti, non è altro che container standard da 20 piedi (6 x 2,5 x 2 metri circa), ma configurato in modo tale da ospitare la potenza di calcolo e la capacità di immagazzinare informazioni di un centro di elaborazione dati grande quattro volte tanto. Un enorme scatolone nero che può accogliere al proprio interno fino a 250 server, qualcosa come 2.000 processori, e offrire fino a 2 petabyte di spazio (circa 100 volte la quantità di informazione contenuta nei libri della Library Of Congress di Washington, per intenderci). Per funzionare, dall’esterno chiede solo energia elettrica, acqua per favorire il raffreddamento e una connessione alla rete.

Tutto questo, grazie all’unione di vecchio nuovo, è trasportabile su gomma, su rotaia, via mare, via aereo ed è animato da una speranza: anticipare il futuro. In un mondo in cui il prezzo di storage e processori cala esponenzialmente, hanno ragionato nell’azienda di Scott McNealy, il valore si sposta verso la riduzione di dimensioni e costi di alimentazione e verso la flessibilità nella disposizione delle risorse informatiche. “I data center tradizionali non hanno spazio a sufficienza per espandersi, non hanno capacità di raffreddamento adeguate e comportano elevati costi di gestione. Noi offriamo una cosa che può essere sistemata in un cortile, in un magazzino, in uno spazio non attrezzato”, spiega a FM Weekend Roberto Mussi, Product Marketing Manager di Sun, incontrato a Roma dove il Blackbox è stato in esposizione tutta la settimana. Piccolo è conveniente, insomma. “In 15 metri quadrati è racchiusa la potenza di calcolo generalmente distribuita in 60. Grazie alle dimensioni ridotte e al sistema che abbiamo concepito, l’efficienza del raffreddamento è del 30 per cento superiore rispetto a un data center tradizionale di eguale potenza”.

Se da fuori non ha nulla di diverso da un comune container, vista dall’interno, la scatola nera è un corridoio fiancheggiato da due file di 4 batterie di server ciascuna. Per raffreddare le sinapsi di questi cervelli di silicio gli ingegneri dell’azienda del sole si sono inventati un sistema che combina acqua e aria in un circuito chiuso. Mentre un meccanismo di sospensione permette ai preziosi calcolatori di sopportare una caduta del container da 15 centimetri di altezza senza danni. Quanto alla manutenzione, una leva e dei binari di scorrimento consentono il sollevamento e l’estrazione delle batterie che, se piene di computer, possono pesare fino a 1.400 chili. “Dietro Blackbox ci sono ben 5 brevetti di Sun”, afferma orgogliosamente Mussi.

Il costo della scatola più intelligente del mondo, che sarà in commercio a partire da luglio, si aggirerà tra i 450 e 500 mila euro. Ma chi può essere interessato ad un oggetto del genere? Pensato principalmente per ambiziose start up americane, il Blackbox, secondo gli uomini di Sun, può essere impiegato nei contesti più vari. “La protezione civile, ad esempio – conclude Mussi – potrebbe servirsene in caso di disastri. Blackbox può supportare fino a 10 mila Pc e dare così assistenza alle attività informatiche di una piccola città. Ma immagino anche un ospedale che non voglia sacrificare spazio, e dunque posti letto, alle esigenze di gestione: un solo container può servire due aziende ospedaliere di media dimensioni. Siamo sicuri però che nuovi utilizzi che noi non immaginiamo verranno in mente agli utenti una volta che conosceranno il prodotto”.

Raffaele Mastrolonardo

(Pubblicato su Finanza & Mercati, 26 aprile 2007)

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