Cosa danno stasera in video sul web?

testpg.gifL’ Operazione sedia a dondolo è partita. Obiettivo: convincere milioni di “patate da divano” che guardano la televisione spaparanzati su una poltrona ad abbandonare di tanto in tanto la posizione reclinata, farli sporgere in avanti per svolgere attività che richiedono un tasso di attività superiore alla pressione di un tasto del telecomando. Come commentare, costruirsi il proprio palinsesto, raccomandare un programma agli amici. Già questa sarebbe una bella rivoluzione.

Ma non è finita qui. L’operazione prevede infatti di agire anche in direzione opposta e persuadere altrettanti utenti, abituati a stare protesi sul Pc per lavorare di mouse e tastiera, che ci si può anche rilassare e godere di quanto passa sul monitor con la schiena reclinata all’indietro. Questa sfida si chiama Internet Tv, televisione via Web. E visto che mira a scardinare abitudini consolidate ha un coefficiente di difficoltà altissimo: non c’è nulla di più arduo, come è noto, che far cambiare a qualcuno il modo in cui sta seduto. Ma proprio per questo è affascinante, e proprio per questo vale la pena di provare sul campo i primi esperimenti di questa nuova frontiera e iniziare ad abituarsi a guardare la tv oscillando avanti e indietro (v. box a corredo dell’articolo).


Una simile avventura, dopo tutto, solletica i migliori ingegni della Rete. Non è un caso che la metafora della sedia a dondolo sia stata utilizzata all’inizio di marzo in occasione del lancio di Babelgum, il servizio ideato da Silvio Scaglia, già fondatore di Fastweb e ora impegnato anima e corpo nel video. E non è un caso che della stessa partita siano Janus Friis e Niklas Zennstrom, il cui servizio, Joost, è quasi pronto per il debutto commerciale. Come Scaglia, Friis e Zennstrom non sono due sconosciuti. Prima hanno rivoluzionato il mondo della musica via Internet inventando Kazaa, il servizio peer to peer (p2p) grazie al quale milioni di persone possono scambiarsi file. Poi hanno sferrato un colpo da ko all’industria delle telecomunicazioni realizzando Skype, che consente a tutti di parlarsi gratis. E ora eccoli pronti a rivoltare il business delle immagini in movimento.

L’approccio p2p. Dal punto di vista tecnologico Babelgum e Joost hanno scelto un approccio analogo, fondato su un’architettura p2p: gli utenti scaricano un software grazie al quale condividono banda, cioè le risorse necessarie per vedere scorrere sul monitor video di buona qualità senza bisogno di possedere Pc potentissimi e connessioni ultraveloci. Simile anche il modello di business: contenuti legali, distribuiti previo accordo con i titolari dei diritti e introiti derivanti dalla pubblicità. In più, tanta comunità e interazione, con possibilità per gli utenti di personalizzare i palinsesti, raccomandare programmi, chattare. Questa ispirazione anima anche un altro servizio che si muove nel solco p2p. Si chiama Jaman, offre più video di quanti non ne abbia iTunes di Apple e punta sui film indipendenti e su Bollywood, sconfinato universo cinematografico indiano.

L’approccio Web. Il fronte peer to peer rappresenta però solo una delle vie di approdo alla sedia a dondolo. L’altra traiettoria passa per una qualità di servizio più modesta ma con il vantaggio di una fruizione immediata. Niente software da scaricare, basta collegarsi a un sito. E’ la via di YouTube, acquistato per 1,65 miliardi di dollari da Larry Page e Sergey Brin, fondatori di Google e convinti anch’essi che il futuro della Rete punta in questa direzione. Nato come ricettacolo di prodotti amatoriali, YouTube sta cambiando faccia: consente agli utenti più popolari di mettere a punto palinsesti e stringe accordi con emittenti del calibro della Bbc. Diventa insomma, sul piano della qualità, sempre più appetibile.

Da poco ha annunciato che condividerà con gli utenti-creatori i proventi della pubblicità, una strategia già messa in atto da alcuni suoi concorrenti come Revver e Metacafe. La carne al fuoco, insomma è già parecchia. Per chi vuole provare l’effetto che fa dondolarsi davanti al Pc, le alternative non mancano.

BOX 1

Joost, 100 canali per tutti i gusti

Tra i servizi che hanno scelto la via peer to peer alla tv su Internet Joost è sicuramente quello più conosciuto e in fase più avanzata: oltre 100 i canali a disposizione (avvertenza: quasi tutti in lingua inglese). Al momento si spazia dagli incontri di boxe (canale SecondsOut ) e di arti di marziali (Fight Network), alle partite di poker offerte su World Poker Tour. Sempre sul versante sportivo si segnalano le gallerie di gol di SoccerChannel (tra gli altri, Ronaldo, Vialli, Mancini, Zola), mentre per gli appassionati di auto ci sono FifthGear, con prove di vetture, e IndyCar Series: retrospettive storiche sulla formula Indy. Chi cerca la musica può provare con Ministry of Sound Tv, tutto suoni elettronici, 88HipHop per il Rap e Live@Much per un’offerta pop. Sul fronte bellezze al bagno, ecco i backstage del calendario della rivista Sports Illustrated dedicato alle sportive in bikini. Non mancano approfondimenti di informazione targati Reuters, vecchie puntate di Lassie per i nostalgici e qualche assaggio da MTV. I programmi, resi con buona qualità anche a schermo intero, sono gratuiti e talvolta introdotti da una pubblicità (Microsoft, Hp, Virgin, Volvo tra le aziende che già si sono fatte convincere). Palinsesto del tutto personalizzabile e interfaccia gradevole con una navigazione tra i canali e programmi assai intuitiva. Tra le funzioni di community si segnala la possibilità di esprimere il proprio gradimento per il programma guardato (il voto va a comporre la classifica dei “preferiti” degli utenti). Si può inoltre chattare con altri appassionati di un determinato programma. Joost è ancora i fase di test e per “giocarci” è necessario farsi invitare da qualcuno che sia già iscritto. Operazione non difficile: sui blog gli inviti in offerta non mancano. Dopodiché, è sufficiente installare il software Joost (occupa circa 25 megabyte) e farlo girare su un Pc dotato almeno di un processore di livello Pentium 4 da 1GHz e 512 Mb di Ram. Quanto alla connessione: 1 Mbps è sufficiente.

BOX 2

Babelgum, la rivincita delle nicchie

Joost è partito per primo ma Babelgum, il suo avversario gemello, non vuole perdere troppo terreno. Finanziato da Sivlio Scaglia, già padre di Fastweb, il servizio è stato presentato il marzo scorso e, dal punto di vista delle filosofia tecnologica, ricalca le orme dell’avversario: un peer to peer molto leggero che permette una visione a qualità tv con soli 400Kbps di connettività. Scaglia, con un pizzico di civetteria, dice di non avere un business plan. Sarà. Intanto, dai primi assaggi disponibili, la sua creatura si differenzia dal concorrente principale perché segue dichiaratamente la famosa teoria della coda lunga: Internet è il regno delle nicchie, recita questa idea, e dunque l’offerta di Babelgum punta in direzione opposta al generalismo per soddisfare interessi specialistici. I contenuti attualmente presenti (9 canali, tutti in inglese) sono solo una frazione di quelli che riempiranno il progetto a pieno regime, ma offrono già qualche indicazione su dove può portare questo approccio. La sezione Sport, per esempio, punta tutto sulle attività da tavola: mare o neve, i contenuti offerti si rivolgono specificamente agli appassionati di snowboard o surf. Un canale specifico (Shorts), invece, presenta cortometraggi, un altro (World) documentari naturalistici. Non mancano inoltre sezioni dedicate alle news (fornite dall’agenzia AP) e cartoni animati. Babelgum è ancora in fase di test e per poter scaricare il software (40 megabyte di spazio) è necessario essere invitati da qualcuno che già lo utilizza. La qualità del video è ottima, al livello di Joost se non superiore, e l’interfaccia altrettanto intuitiva e semplice. Mancano per ora alcune funzionalità “sociali” offerte da Joost (la chat per esempio), mentre il palinsesto è personalizzabile: l’utente può scomporre e ricomporre a piacimento i contenuti in varie playlist un po’ come accade sull’iPod. Quanto all’hardware richiesto, sono sufficienti un processore da 1 Ghz e 512 megabyt di Ram.

BOX 3

Jaman, largo ai film di Bollywood
Nella Internet TV c’è spazio anche per il cinema. Chi ha puntato tutto su questa stradaè Jaman. Fondato da Gaurav Dhillon e Carlos Montalvo, due veterani della Silicon Valley, Jaman ha stretto accordi con i produttori per distribuire oltre 1000 film, per lo più indipendenti da tutti e quattro i continenti con una netta prevalenza di pellicole made in Bollywood , il cinema indiano. Anche in questo caso, come per Babelgum, l’influenza della teoria della coda lunga è evidente. “Il 98 per cento dei film prodotti al mondo non arrivano negli Stati Uniti”, ama ripetere Dhillon, convinto che questi titoli possano trovare spazio in Rete. Ci vuole solo un luogo che sappia accoglierli: Jaman, appunto. Dove le pellicole trascurate dalle sale si possono affittare (è possibile scaricare i film e vederli per 7 giorni) e acquistare. Dal punto di vista della fruizione, Jaman ha una doppia faccia. C’è il sito, liberamente navigabile con un comune browser, sul quale si possono guardare cortometraggi o piccoli estratti dai film. Ma per fruire dell’esperienza completa è necessario scaricare il software Jaman, un lettore che permetterà il download dei film ad alta qualità. E siccome i contenuti sono importanti quanto il contesto, il lettore permette quell’attività sociale che sembra il vero marchio di fabbrica del progetto: si possono scrivere recensioni o commentare i film “in diretta” con qualcun altro, grazie alle procedure di sincronizzazione della visione. Jaman è in fase di test. Per provarlo basta iscriversi sul sito del progetto. In cambio, fra l’altro, si otterranno tre noleggi gratuiti.

BOX 4

YouTube, dalla zia Bbc a Lonelygirl15

E’ diventato celebre grazie ai video amatoriali. Tanti lo guardano (160 milioni di visitatori al mese) perché ci si trova un po’ di tutto: dai gol di Messi, star del Barcellona, alle performance in inglese maccheronico di Rutelli. Tuttavia, lentamente, YouTube sta cambiando. Spazio ai dilettanti sì, ma attenzione alla qualità (nella speranza di attirare pubblicità). Questa seconda faccia di YouTube ospita, per esempio, la Bbc con due differenti canali. Il primo, Bbc, regala spezzoni, dietro le quinte e materiale inedito relativo ad alcuni programmi di successo dell’emittente, come la serie Doctor Who o gli irresistibili sketch comici di Catherine Tate. Il secondo, Bbc Worldwide, anche esso già disponibile, presenta video tratti dai capienti archivi del servizio pubblico anglosassone. Un terzo canale, Bbc News , arriverà più avanti e si comporrà di 30 video giornalieri di carattere informativo. Non diversamente, sebbene in modo meno articolato, sono presenti anche le reti televisive americane CBS e NBC che su YouTube contano, rispettivamente, 1.671 e 306 video. MentreUniversal Music Group ha inserito oltre 3 mila videoclip. Major in pista, dunque, anche se poi, alla fine, i due canali con più abbonati sono produzioni indipendenti (ma per nulla amatoriali, anzi): Smosh , una serie con protagonisti due adolescenti, e lonelygrigl15 , il finto videoblog di una ragazzina, in realtà attrice.

BOX 5

Revver e Metacafe, video e guadagni condivisi

Pochi giorni fa YouTube ha annunciato che condividerà i proventi della pubblicità con gli utenti che registrano il maggior numero di accessi. Una decisione nell’aria da tempo che concede il giusto credito ai veri protagonisti del sito e punta ad attirare nuovi talenti. Anche perché c’è chi questa politica l’ha già adottata: siti come Revver e Metacafe da tempo dividono le entrate con gli utenti. Il primo offre la metà degli introiti pubblicitari generate dai video con gli autori. Il secondo paga all’utente 5 dollari ogni volta che il suo video sia visto 1.000 volte. E’ con questa formula che l’utente Kipkay, per esempio, ha già messo da parte oltre 29 mila dollari. Risultato ottenuto grazie a brevi ma esplicativi video “didattici” che spiegano in pochi secondi come liberarsi dalle manette usando una forcella per capelli, come modificare una camera digitale “usa e getta” da pochi dollari per riutilizzarla a piacimento o aumentare il raggio di azione del telecomando Tv.

(Pubblicato su il manifesto, 17 maggio 2007)

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