Ricatto di famiglia

Credo che siamo sempre troppo indulgenti con chi afferma: “da noi sì che c’è il culto della famiglia”. E’ una sorta di ricatto: io ti dico che la mia particolarità è un tremendo amore parentale e filiale, e tu adesso prova un po’ a criticarmi!

[…]

La gente che afferma queste cose non ha in mente delle graduatorie che forse gli antropologi possono anche fare. Di solito, non ha alcun interesse e nessuna conoscenza di tipo antropologico. Al contrario, ha in mente solo due cose.

In primo luogo ha in mente che l’amore materno è naturale, universale, una pulsione primaria fortissima che ogni essere umano prova o dovrebbe provare.

In secondo luogo, e contemporaneamente, pensa: io, noi, la mia famiglia, la mia tribù, ce lo abbiamo davvero questo amore materno che è naturale e universale, ma gli altri no; gli altri sono tutti, chi più chi meno, depravati.

L’affermazione, spesso urlata, scarmigliata, del proprio speciale amore per i figli è sempre piena di rimprovero per gli altri, è sempre aggressiva, razzista.

[…]

Quando sentiamo esaltare la famiglia, quando siamo di fronte a gente che afferma essere la famiglia una specialità della sua cultura, e che gli altri, in confronto, dei figli se ne fregano, non dovremmo intenerirci; dovremmo scappare.

(Flavio Baroncelli, Viaggio al termine degli Stati Uniti, Donzelli, 2006, pp. 177-178)

Questo passo si riferisce agli usi ed abusi del culto della famiglia nel Sud degli Stati Uniti e ai suoi significati impliciti.

Mi rendo contro che è solo un’intuizione, un’associazione, ma tant’è, anche dopo le dovute contestualizzazioni, il nocciolo di questi ragionamenti mi torna nella testa in questi giorni in cui migliaia di persone si preparano a riempire una piazza per un evento chiamato Family Day affermando – leggo dal volantino preparato dagli organizzatori – che “il nostro è una grande SI’ alla famiglia che, siamo certi, incontra la ragione e il cuore degli italiani” e che “la famiglia è un bene umano fondamentale dal quale dipendono l’identità e il futuro delle persone e della comunità sociale”.

PS: Ovviamente, l’accostamento tra culto della famiglia sudista e Family Day è solo mia e non si può imputare all’autore del libro che certo non ci pensava nemmeno quando lo scriveva.

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5 thoughts on “Ricatto di famiglia

  1. Condivido l’intuizione, soprattutto pensando che per la maggior parte dei parlanti la parola ‘familglia’ è di per sè intrisa di significati morali (non voglio ora sindacare se si tratti di morale o di moralismo).
    Il termine ‘famiglia’ evoca immediatamente immagini come questa (ne ho presa una a caso).
    Forse curioso che la seconda rievocazione possa essere quella di un “raggruppamento immediatamente inferiore alla cosca”.

  2. Se proprio si vuol calcare la mano, Ezra Pound definì una volta la famiglia come un ‘porcile’. Per dire: non era solo Gramsci ad avercela col ‘familismo amorale’ o come caspita lo chiamava.
    A Sparta avevano risolto il problema allevando i figli in comune, modello cui si ispiravano i nazisti per i loro orfanatrofi ariani (che poi non erano orfanatrofi, dato che i bambini venivano strappati alle famiglie). Una curiosità: ho letto alcune interviste fatte in tarda età a persone cresciute negli allevamenti nazisti. Erano tutti soggetti eccezionalmente sani, integrati e realizzati sia socialmente che professionalmente. Tra questi ricordo un affermato violinista, una psichiatra e , mi pare, un pittore…

    Condivido perciò anch’io l’intuizione.

    Un salutone

  3. Forse posso spingere un filino oltre l’intuizione: magari non con il Family Day, ma sicuramente un rapporto con la nostra bella Italia Flavio lo pensava sicuramente. Che quel viaggio, come i grandi viaggiatori ci insegnano anche se non ne avevamo bisogno, serviva per guardare vicino più che lontano

  4. Ciao Lupo,

    è un piacere trovare i tuoi commenti sul mio blog.

    Già, il libro di Flavio ci dice molto anche di noi. Non potrei essere più d’accordo.

    Dopo tutto, che, in generale, quello che sta accadendo da decenni nella politica e nella cultura americana sia importante per capire quello che, dopo un po’, accadrà anche da noi, Baroncelli ce lo ha insegnato e lo ha dimostrato a partire dal Razzismo è una gaffe.

    D’accordo con te, dunque. La mia precisazione, insomma, era solo per evitare equivoci e strumentalizzazioni su un testo scritto molto prima del Family Day che solo un po’ arbitrariamente ho “piegato” agli eventi contingenti della politica italiana.

    Grazie ancora per il commento e un abbraccio,

    Raffaele

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