Della Loggia Web 2.0

Di per sé sarebbe già una notizia: un editoriale in prima pagina del Corriere della sera, a firma di Ernesto della Loggia, nomina YouTube alla terza riga. Non solo. Quasi tutta la prima colonna dell’autorevole commento altro non è che una trascrizione del dialogo avvenuto su un video postato sul sito che vede protagonisti una professoressa “abusata” verbalmente e lo studente abusatore. Con tanto di passaggi come “ha mai provato a mettersi un dito nel culo?” o “pensa che guadagnerebbe di più facendo la puttana?”.

Non ho accesso all’archivio del Corriere, ma sarebbe interessante scoprire se nella più che secolare storia del giornale, le parole “culo” e “puttana” hanno mai trovato posto in un editoriale di apertura. Ad ogni modo, se c’era ancora bisogno di esempi di come la Rete e le nuove tecnologie possono irrompere nella sfera pubblica di un Paese questo commento del più prestigioso quotidiano italiano arriva come ultima importante conferma. Si discute di un fenomeno (in questo caso, il degrado della scuola e i problemi di comunicazione tra le generazioni) a partire da un documento messo a disposizione del dibattito pubblico su una piattaforma Internet. Il tema irrompe nell’agenda (con tanto di appello al ministro: “si svegli, onorevole Fioroni, si svegli!”) attraverso una canale laterale, molto recente, fino a qualche mese fa ignorato da media tradizionali e alimentato in massima parte dagli utenti. E per di più, forse sull’onda dell’indignazione, si lascia spazio a un lessico inusuale per quello scranno.

Detto questo, se già state per balzare sulla sedia, trattenetevi. Il Corriere è sempre il Corriere. E della Loggia sempre della Loggia. Anche quando dice “culo” e “puttana”. Basta saltare dalle parole incriminate al contesto all’interno del quale l’autore cerca di dare un significato al fatto per ritrovarsi, nuovamente, molto lontani dal Web 2.0, nel più classico terreno di battaglia del Nostro.

Quel che egli descrive infatti è nientemeno che una “frattura immensa che nella nostra società si è aperta tra le generazioni”, caratterizzata “dall’impossibilità di trasmettere dai padri ai figli i modelli comportamentali, le gerarchie dei valori accreditati”. E se pensate che le cause di questa voragine siano quisquilie vi sbagliate di grosso. Qui c’è di mezzo roba grossa.

Roba come “l’enorme innalzamento del reddito” che “consente oggi anche “ai giovanissimi”, di “avere in tasca […] denaro da spendere per un ammontare finora impensabile”. Roba come una “gigantesca rivoluzione scientifico-tecnica”, capace “di irrompere in modo pervasivo nella quotidianità del privato” causando “una nuova soggettività giovanile, forte del suo potere d’acquisto” che non vive più in “un rapporto di imitazione con il mondo adulto” ma “in un arrogante, spesso aggressiva e violenta, contrapposizione a esso”. Risultato: i giovani diventano “fruitori/apostoli di tutte le maggiori novità tecnico- scientifiche” acquisendone “per riverbero il prestigio e un profondo sentimento di autonomia”, mentre i padri, perdono “il senso culturale del proprio ruolo e dei valori ricevuti e la sicurezza in se stessi.”

Quanta strada da “culo” e “puttana”. Eccoci ormai giunti ad altezze siderali. Dove il tardo-capitalismo si somma alla dittatura delle techne per invertire i rapporti generazionali. Ma proprio quando noi poveri lettori cominciamo a sentirci disorientati e infreddoliti dall’aria gelida che, notoriamente, spira a simili altitudini, ecco che il clemente della Loggia ci rassicura. In un processo apparso fin qui come ineluttabile, il professore individua alcune cause specificamente italiche e ben orientate politicamente che possono aiutarci a sopportare l’anarchia di valori del presente.

“Tutto ciò è specialmente vero per l’Italia perché in Italia la cultura dei padri era particolarmente fragile. Priva di forti modelli tradizional-borghesi, influenzata profondamente dall’incerto permissivismo sessantottesco e dai luoghi comuni culturali del politicamente corretto, essa si è trovata in una situazione di totale debolezza davanti all’irruzione dei processi di autonomizzazione della soggettività giovanile.”

Insomma, sconvolti dal “culo”, stupiti dalla “puttana”, terrorizzati da YouTube, annichiliti dallo scontro generazionale, noi lettori da tram del Corriere possiamo riporre il giornale e andare in ufficio più tranquilli. Tutto questo sconvolgimento si sarebbe potuto evitare (o avrebbe potuto essere molto più limitato) senza la perniciosa influenza del “permissivismo settantottesco” (sempre lì si va a parare alla fine, guarda tu) e senza l’altro dei grandi mali contemporanei, il “politicamente corretto”, arma tagliente che la destra americana dalla fine degli anni ’80 ha imparato a usare così bene nelle battaglie culturali.

Insomma, la colpa alla fine sta sempre lì: tendenzialmente a sinistra. Quanto alle soluzioni, per ora niente. Accontentiamoci dell’individuazione del colpevole e attendiamo fiduciosi ulteriori sviluppi. Anche se una cosa già si può annusare. Le grandi correnti della Storia contemporanea, la rivoluzione tecnologica e il capitalismo, per essere sopportati dalle nostre società, richiedono una cultura ben diversa da una molle, confusa e un po’ effeminata fatta di rimasugli di sessantotto e da quel guazzabuglio che è il politicamente corretto. C’è bisogno, si intuisce, di qualcosa di più virile. Di che cosa si tratti esattamente non saprei. Fatemi andare a vedere 300 e forse avrò le idee più chiare.

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3 thoughts on “Della Loggia Web 2.0

  1. Mi unisco ai complimenti per questo post, che oltre a essere letterariamente pregevole è pieno d’intelligenza. Te lo dice uno che quando sente parlare di una “gigantesca rivoluzione scientifico-tecnica”, capace “di irrompere in modo pervasivo nella quotidianità del privato” è già pronto, col capo, ad annuire.
    Devi riconoscere però a della Loggia il merito d’esser riuscito, in quell’editoriale, a ficcarci tutta, ma proprio tutta la gamma delle ‘sparate’. Quasi quasi lo invidio. Riguardo la nuova ‘wave’ di virilità che sta per giungerci addosso, stiamo a pié saldo, come opliti, pronti a parare il colpo…Sai che io sono con te.

    Un salutone

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