Neutralità, un’espressione vincente

Periodo proficuo per quanto riguarda il dibattito intorno alla cosiddetta neutralità della rete. Tim Berners Lee parla di fronte alla commissione per l’energia e il commercio della Camera dei rappresentanti difendendo il concetto di un network agnostico (con tanto di passaggio critico contro i Drm: qui il video della testimonianza di Lee). Nel frattempo, da qualche giorno circola in rete un bel video militante che spiega in modo creativo la faccenda (segnalato da PI e Telcoeye).

Fra l’altro, Lawrence Lessig, che segnala a sua volta il video, mette in luce un particolare interessante: l’espressione net neutrality, afferma, è stata coniata da Tim Wu che ha così brillantemente sintetizzato il concetto, un po’ più ostico, di rete “end-to-end”.

Questa attribuzione di paternità ci ricorda un’altra volta il fatto, ovvio ma non sempre tenuto in considerazione, che il linguaggio e le metafore che evoca sono dal punto di vista politico importanti. In questo caso, per esempio, il concetto di neutralità della rete (non a caso creato da uno che la sostiene: avrei dovuto capirlo anche  prima di leggere Lessig), una volta trasferito nel dibattito pubblico, costituisce un indubbio vantaggio per chi è favorevole al mantenimento della stupidità del network.

Neutralità è infatti un concetto positivo quando si parla di informazione e di accesso alla conoscenza. E per le telco, se il dibattito è strutturato (framed, direbbe George Lakoff) attorno a questa nozione, la discussione diventa assai più difficile. Essere, davanti all’opinione pubblica, quelli che “violano” qualcosa che è neutrale, non è di per sé piacevole.

Non è un caso che nel video Edward E. Whitacre, amministratore delegato di At&t dica che lui, la net neutrality non sa “nemmeno cosa sia”. E non è un caso che le telco abbiano cercato fin dall’inizio di introdurre un’altra metafora nell’agone pubblico più consona ai loro interessi, quella del “pranzo a sbafo”, del free lunch che Google e compagnia mangerebbero a spese degli operatori.

Il linguaggio non è mai neutro: è sempre politicamente rilevante e suscettibile di orientare il discorso pubblico in una direzione o nell’altra. E questo vuol dire che anche chi, come il sottoscritto, non ha la competenza tecnica per entrare nei dettagli della discussione, può fare un’azione politicamente significativa contribuendo a far circolare la nozione stessa di “neutralità della rete”. Magari diffondendo il video di cui sopra.

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One thought on “Neutralità, un’espressione vincente

  1. Net-neutrality: cos’è, e perchè è importante (per tutti) « Come Quando Fuori Piove

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