Povera Italia(.it)

logo.gif45 milioni di investimento (7 solo per l’infrastruttura, come ha scoperto MorBlog) . Un paio d’anni di gestazione. E infine eccolo: www.italia.it, il nuovo portale nazionale del turismo. Con tanto di logo fresco di conio (valore della gara per il simbolo: 100 mila euro).

Sarà per la sfortunata coincidenza (nascere il giorno dopo le dimissioni del primo ministro non è proprio il massimo); sarà l’essere figlio di due, forse tre, governi (bandito sotto Berlusconi, preso in consegna da Rutelli e ora chissà da chi), ma la prima impressione è quella di prodotto raffazzonato. Un progetto che, nonostante il tempo che ci è voluto per vederlo nascere (la travagliata storia è ben documentata da Punto Informatico), sembra sia stato ultimato in fretta e furia, con alcuni contenuti inseriti all’ultimo momento e un po’ come veniva, giusto perché qualcuno ha deciso che non si poteva andare oltre con i tempi.

Fatto sta che al di là della scarsa ottimizzazione per Firefox (il pulsante che permette di saltare l’introduzione risulta quasi invisibile con il browser open source), del massiccio ricorso a Flash sottolineato da molti, della lentezza complessiva, quello che lascia più insoddisfatti è la qualità dei contenuti e la loro organizzazione.

Anche sorvolando sui deficit tecnologici, infatti, sono i dati primari, attorno a cui si costruisce il sito a non essere all’altezza delle aspettative (ancor prima che dei soldi spesi). Fatte le debite proporzioni (dopo tutto si tratta di due prodotti in una fase di sviluppo ben differente), un confronto con l’omologo portale spagnolo può rendere l’idea della povertà delle informazioni di base.

Si veda, per esempio, la presentazione di Granada e Siena nei rispettivi portali. La differenza è istruttiva. A cominciare dal testo. Accompagnato da foto e reso più agevole nella lettura dal ricorso al grassetto nel primo caso, nudo e crudo nel secondo (nemmeno i titoli di paragrafo sono in grassetto). Si può continuare con l‘esaustività delle informazioni testuali: suddivise in varie categorie per Granada (bambini, cibo, congressi, etc.), senza ulteriori specificazioni per la città del Palio, salvo uno sbrigativo link all’ufficio del turismo locale. Sul fronte multimediale, invece, da una parte (non è necessario dire quale) un cofanetto di proposte audio, foto, video e infografica, nell’altro nulla. Quanto ai servizi per chi arriva in città, infine, a Siena, per via del portale, si può solo dormire: la ricerca è infatti limitata agli alberghi. A Granada, invece, oltre a dormire è possibile anche mangiare nel ristorante preferito e conoscere gli orari dei bus panoramici.

Nella vita si può sempre migliorare, questo è certo. Il confronto con il portale spagnolo può anche essere volto in positivo, con l’esperienza iberica che diventa una meta a cui tendere. Comunque sia girato, il paragone ci dice però che, ancora una volta, prima che tecnologico il problema sembra culturale e organizzativo. Si annida nelle questioni fondanti del progetto: quali informazioni voglio rispetto ai miei obiettivi, come le reperisco, come le strutturo, come le valorizzo in relazioni ai bisogni dei miei destinatari, come rendo coerente l’idea (Italia, paese di qualità) con la sua declinazione pratica.

Nelle intenzioni, www.italia.it è la vetrina dello Stivale all’estero. Il rischio è che se non cambia in fretta, risulti uno specchio fin troppo fedele del nostro Paese.

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20 thoughts on “Povera Italia(.it)

  1. Press Area, Comunicati stampa.
    “I comunicati a cura dell’ufficio stampa e del Portavoce del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie”.
    Una, tra le tante. Ma la dice lunga.

  2. DALLA SEZIONE ACESSIBILITA’
    Il sito, come ogni progetto web, è in divenire. Ad oggi alcune sezioni non sono ancora accessibili secondo gli standard formali, ma lo sono de facto. In ogni caso tali sezioni sono evidenziate nella sezione “sezioni non ancora accessibili”. Nostro impegno è quello di rendere il sito accessibile in ogni suo contenuto ove ciò sia tecnicamente possibile.

  3. Sinceramente… la cosa mi inquieta. Vedere che nel 2007 esistano ancora politici e claque ben motivate nel “fare sistema” e nel rincorrere paradigmi sociali di altre epoche… proprio ora che siamo in pieno postmodernismo… mi fa storcere il naso. Di sicuro non ci serve un logo ed uno showcase per ribaltare la nostra critica situazione politica, economica e sociale…

  4. Io e altri amici e colleghi, de visu e di rete, tutti lavoratori del web e del multimedia italico, abbiamo deciso di non sbollire l’indignazione in private reprimende, ma di tirare su un instant blog in cui smontare pezzo per pezzo, in modo preciso e puntuale, quel mirabile esempio di esibita incompetenza e di criminale sperpero del nostro denaro:

    http://scandaloitaliano.wordpress.com/

    Ogni contributo, purché puntuale e professionale, è il benvenuto.

  5. Lo spettacolo è penoso. Questo è esattamente quello che succede quando si seguono logiche clientelari o (come probabilmente in questo caso) di appartenenza: si fanno fare le cose non a chi le sa fare veramente, ma agli amici, ai cugini, ai compagni di partito. Sì, caro Mastro: purtroppo quel sito è lo specchio fedele del nostro Paese.

  6. caspita se c’hanno investito nel web!
    ho provato oggi. ho litigato per aprire la prima pagina. lento.
    lo skip intro che a volte funziona altre no. devo fare il mio sito, non mi rivolgerò sicuramente a quello studio.
    90 miliardi di vecchie lire, spesi davvero male!

  7. Io ritengo sia di per sé cosa trash il concepire un logo per pubblicizzare un paese. Il sito e il logo spagnoli saranno pure entusiasmanti, ma da quando ci sono in giro i relativi cartelloni pubblicitari, ogni volta che vedo uno Spagnolo mi sembra un coglione…

  8. Divario Digitale

  9. Ciao Raffaele, ricambio i saluti. Il problema fondamentale del sito poi è la mancanza d’interazione. Con tutti quei soldi, uno straccio di social network potevano tirarlo su. E’ un portalone molto, molto antico rispetto agli standard del Web attuale.

  10. Il 10 gennaio scorso il Governo inglese ha presentato il rapporto “Transformation
    Government: enabled by technology”. In un agile documento di 50 pagine, viene descritto
    il nuovo piano di riassetto dell’informazione pubblica in rete, attraverso la definizione di un
    nuovo modello per il governo elettronico. L’elemento più caratterizzante è sicuramente
    quello che punta sul concetto di semplificazione. Con un risparmio di 9 milioni di sterline
    in tre anni è stata prevista una drastica riduzione dei siti governativi, che passeranno già
    quest’anno da 951 a 551, per ridursi ulteriormente nel corso dei prossimi anni.
    Ancora una volta, l’Inghilterra inverte la tendenza. Dopo 10 anni di incontrollata crescita,
    anni in cui tutte le amministrazioni pubbliche, centrali e locali, hanno realizzato siti e portali
    per offrire agli utenti informazioni e servizi, il governo britannico dà avvio al processo contrario.
    Secondo il Cabinet Office è arrivato il momento di mettere gli utenti in grado di usufruire di
    informazioni e servizi accedendo ad essi attraverso pochi canali. Tutti i servizi e le informazioni
    confluiranno in due soli siti istituzionali Directgov e Business Link.
    Il Rapporto completo è consultabile sul sito:
    http://www.cio.gov.uk/transformational_government/annual_report2006/index.asp

  11. il blog di mytech » Blog Archive » Italia.it, che confusione…

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