Ribaltamenti: da Linkedin al flip test

Se c’è una cosa che ho scoperto negli ultimi anni, e che apprezzo da morire, è il piacere del ribaltamento di prospettiva. Capita, ad esempio, quando si è nelle fasi iniziali della costruzione di un progetto, di avere la sensazione che qualcosa, alla base, non torni nel modo in cui si è fin lì impostato il lavoro. Può essere l’impressione di una discrasia tra gli strumenti impegati e i fini che ci si è proposti, o anche solo la percezione che ci stia sfuggendo qualcosa di fondamentale. Il risultato è che l’ideazione non procede più in modo fluido, balbetta, si ferma, come se ci fosse un blocco.

Certe volte, e sono le volte che mi danno più soddisfazione, il passo in avanti si rivela possibile solo dietro un ribaltamento di visuale. Grazie a un cambio del punto di osservazione che sconvolge il modo in cui ci si è mossi fin lì. Quando questo accade è come se si rompesse un argine, con le idee che ricominciano a scorrere e a intrecciarsi felicemente mentre l’energia del gruppo si ricarica. Il tutto condito dal piacere intellettuale di avere superato un ostacolo in modo creativo e originale: cambiando un paradigma.

Il ribaltamento può verificarsi a livello micro, come nei progetti in cui siamo quotidianamente impegnati, ma anche a livello macro, e allora nascono ottime idee (di business, certo, ma non necessariamente). Una dimostrazione molto chiara la offre questo post di Alberto D’Ottavi sul successo di Linkedin, frutto, secondo lui, proprio di una rivoluzione. In questo caso, di una rotazione di 360°, molto tipica del Web 2.0, che ha spostato il centro di attenzione del recruitment dalla domanda all’offerta, dalle aziende agli utenti:

Tipicamente 2.0, ha ribaltato l’approccio. Mentre i classici siti di recruitment sono attenti alle aziende, che pagano, e hanno pochissimo interesse per gli utenti finali iscritti, LinkedIn ha pensato bene di mettere in pratica i criteri base del Web 2.0. Ha aperto la piattaforma, ha fornito un servizio, e ha lasciato che la Rete si costruisse la rete (di relazioni) da sé. Ha creato una piazza. Dopodiché, business is business, si è messo a fare intermediazione, trasformando così la piazza in un mercato. Nuovo.

In quanto fanatico del ribaltamento, non so se apprezzo di più l’idea di Linkedin o la rappresentazione così efficace che ne dà D’Ottavi.

Per le stesse ragioni, non posso non apprezzare molto una cosa che ho scoperto recentemente grazie a Ubik. Si chiama flip test, ed è una sorta di esperimento mentale che serve a valutare meglio le conseguenze dell’introduzione di una nuova tecnologia in un determinato contesto.

L’idea è quella di ribaltare la prospettiva costruendo un universo immaginario in cui la tecnologia in questione è del tutto affermata e dominante, e poi cercare di immaginare cosa succederebbe se in quel mondo immaginato si introducessero le tecnologie che sono invece dominanti nella nostra realtà. Questo modo rovesciato di vedere la situazione permette di rovistare in angoli che altrimenti sarebbero poco visibili e potrebbero essere dimenticati.

Un esempio molto chiaro di come funziona il flip test lo offre questo post di Techdirt sul mancato successo dell’e-book.

Let’s say the world has only e-books, then someone introduces this technology called ‘paper.’ It’s cheap, portable, lasts essentially forever, and requires no batteries. You can’t write over it once it’s been written on, but you buy more very cheaply. Wouldn’t that technology come to dominate the market?

La conclusione, immaginando un mondo dominato dai libri elettronici, è che l’introduzione della carta sarebbe un successo. Le ragioni d questo successo, indirettamente, ci dicono qualcosa sulle difficoltà incontrate dall’e-book.

Si può ribaltare in tanti modi, dunque, e in tante, diverse, situazioni. E il flip test è uno degli strumenti concettuali che possono favorire questa operazione rendendo più spontaneo un simile modo di ragionare. Fra l’altro, sono sicuro che, con un po di fantasia, questo gioco può essere utilizzato anche al di fuori del campo tecnologico, modifcato in n varianti e, chissà, magari anche ribaltato.

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2 thoughts on “Ribaltamenti: da Linkedin al flip test

  1. Per quanto riguarda l’ebook l’ho sempre considerato una boiata anche prima del Fliptest.
    Non ho putroppo il link ma lessi “un’amaca” di Serra che lo descriveva come l’ultimo rirtovato della scienza e se ci pensi: portabile, non ha bisogno di energia, lo puoi “riutilizzare” a distanza di anni trovandoci nuove informazioni, una rivoluzione praticamente.
    Malgrado ciò all’ultimo barcamp a Roma la presentazione di un nuovo tipo di Ebook con una sorta di inchiostro elettronico che sta lanciando Tombolini mi sembra un oggetto che, se fa quello che promette, potrebbe essere un’alternativa con qualche chance.

  2. ciao raffaele, grazie 🙂

    piacere condividere il piacere del ribaltamento di prospettiva, credo che unisca e definisca una tipologia di persone. e credo anche che sia proprio il “succo” di molto di quel che c’è di interessante nel web 2.0, nel mio libro ne parlo diffusamente, lo interpreto proprio così

    linkedin ne è un esempio, anche per un altro aspetto che ho avuto modo di approfondire proprio con una loro persona dopo il post: Hoffman si è messo a pensare al business networking nel 2003, quando tutti (in America) pensavano al social networking – MySpace, Facebook, Bebo etc.

    quindi il ribaltamento può essere anche “orizzontale”, se posso dir così, oltre che top-down. cogliere un modello e applicarlo in una direzione inaspettata, mentre tutti guardano da un’altra parte

    sotto a questo ragionamento credo ci sia proprio una cultura dell’innovazione, oserei dire una metodologia, che in Italia non è che non ci sia, ma è limitata ai singoli, non riesce a esprimersi in sistema. così mi sembra

    PS Ubik: concordo al 100% sul “boiata” 🙂

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