I turbamenti del giovane Ilvo

ilvodiamanti.gifNon c’è partita. Tanto più se l’informazione locale, gli imprenditori, i politici (non solo) di centro-destra catalogano l’opposizione alla base, tutta insieme, nel segno dell’antiamericanismo non global. […] Le ragioni di chi teme per la sicurezza, per il traffico, per le infrastrutture, per il paesaggio: sepolte dall’antiamericanismo, dalla minaccia all’economia. (la repubblica 18 gennaio 2007)

Anni passati ad esaminare gli umori dell’Italia e a raccontarli su uno dei più influenti quotidiani nazionali. Una vita spesa ad auscultare da un osservatorio mediatico privilegiato le passioni degli italiani. Lustri di onorato servizio come interprete del ventre profondo dello stivale. E proprio quando credi di sapere tutto su questo Paese ecco che un bel giorno, zac!, fai una scoperta disarmante: ci sono vicende in cui la politica (di destra e di sinistra), i media e l’industria (che la politica la influenza e i media, spesso, li controlla) si ritrovano tutti d’accordo per rapresentare la realtà in modo distorto (cioè conforme agli interessi dominanti). Dopo una simile rivelazione come vuoi sentirti? Quantomeno “stupito, sconfitto e un poco stupido”. Che è un po’ come dire preso per il culo.

Eppure non si può dire che Ilvo Diamanti gli strumenti per capire questo curioso fenomeno non li avesse. Bastava, per esempio, chiedere a quelli che manifestavano contro la globalizzazione nel 2001 e dintorni, oppure fare un paio di telefonate al movimento No Tav.

E’ proprio vero: certe volte un’esperienza vale più di mille libri. E di mille sondaggi.

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