Come ti informatizzo la pubblica amministrazione

testpg.gifBack-office e cooperazione. Sono un’espressione inglese e una parola molto di moda di questi tempi i due assi portanti dell’e-government italiano prossimo venturo. Li ha enunciati il ministro per le Riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione martedì scorso a Roma presentando le sue strategie per il governo elettronico nazionale. Dopo avere disseminato indizi in convegni, norme della finanziaria, audizioni al Senato, disegni di legge e documenti vari, Luigi Nicolais ha dato così corpo e unità a una filosofia di innovazione fin qui apparsa promettente ma un po’ disorganica.

Sette linee d’azione e altrettanti obiettivi per portare, entro cinque anni, il tempo di una legislatura, “la piena informatizzazione della Pa italiana”. Sette indirizzi e due cardini, appunto, che segnano una svolta rispetto al predecessore Lucio Stanca. Se l’ex manager di Ibm aveva puntato sulla visibilità dei provvedimenti (magari a scapito della sostanza), quasi ci fosse bisogno di far toccare con mano la tecnologia agli italiani, la linea scelta dal ministro-scienziato prende una strada opposta per concentrarsi su quello che succede dietro lo sportello, il cosiddetto back-office.

Ecco dunque che nelle 40 pagine di Linee strategiche, che diventeranno nei prossimi giorni una direttiva per tutte le pubbliche amministrazioni, non si parla tanto di computer né si promettono rivoluzioni. Si insiste invece – a cominciare dal primo obiettivo: “Migliorare l’efficienza della Pa” – sulla necessità di coniugare innovazione tecnologica e organizzativa, di ripensare processi e procedure grazie all’Ict (Information and communication technology) per produrre valore per il cittadino. Senza questa attenzione all’organizzazione e al fattore umano c’è il rischio di informatizzare l’inefficienza: “aprire dei front-office senza avere lavorato sul back-office è inutile, un boomerang”, ha ricordato Nicolais nella conferenza stampa di presentazione del documento.

L’altro tassello della via sobria all’innovazione scelta dal ministro è il tema della cooperazione tra gli enti. Un obiettivo – nell’ordine, il secondo della lista – da perseguire a cominciare dalla condivisione delle banche dati tra i vari enti, assicurando così un rapido accesso alle informazioni da qualsiasi punto del sistema pubblico. Ed evitando, in prospettiva, l’estenuante spola del cittadino tra un ufficio e l’altro. Ma cooperazione significa anche fare sistema e dunque, da una parte, adottare ovunque strumenti misurazione delle performance che tengano conto di tutto il ciclo di vita di progetti e politiche, dall’altra, coltivare e diffondere le soluzioni più avanzate. A questo scopo sarà creata la Rete delle eccellenze e degli innovatori con Università e Centri di ricerca che coopereranno con le amministrazioni nella diffusione capillare delle migliori pratiche.

Sempre sul fronte del sostegno all’innovazione ruotano le prime due azioni pensate per dare concretezza alle strategie. Il nuovo bando del “Riuso” prevede 150 milioni di euro per le amministrazioni che desiderino ri-utilizzare soluzioni tecnologiche già implementate da altri enti. Mentre le “Ali – Alleanze locali per l’innovazione”, mettono 30 milioni di euro a disposizione dei piccoli Comuni che scelgano di unirsi per erogare servizi in modalità condivisa. “Non si tratta di nuove strutture o di nuovi livelli di governo, ma solo di alleanze che permettano ai piccoli enti, che da soli non ce la fanno, a condividere risorse e competenze per produrre serivi. Al primo avviso hanno risposto già 4.700 enti che daranno vita a 74 Ali”, ha spiegato il sottosegretario all’innovazione Beatrice Magnolfi.

Strategie ragionevoli, nel complesso, e dunque difficilmente contestabili, quelle presentate da Nicolais. Ma che, pur nella loro serietà, dovranno scontrarsi con la traduzione nella pratica, lo scoglio su cui si sono arenati vari tentativi di riforma della Pa. Un nodo antico che getta un’inevitabile ombra di scetticismo su ogni nuova proposta. Una difficoltà di cui il ministro sembra essere consapevole quando ammette che “i risultati di questo lavoro saranno visibili a tutti solo col tempo”.

Nel frattempo, i più critici avranno buon gioco a far notare che, pur nell’impostazione rigorosa delle strategie, forse un po’ di enfasi e di coraggio in più non avrebbero fatto male. Sul fronte dei siti web, la parte più visibile dell’e-government, per esempio, non è stato annunciato niente di paragonabile alla decisione presa dal governo inglese la scorsa settimana di chiudere 551 siti web pubblici perché non ritenuti più utili o contenenti informazioni facilmente integrabili altrove. Una sterzata decisa in favore di mega-portali onnicomprensivi al posto della proliferazione di miriadi di siti tematici che possono confondere l’utente.

In questo campo, ha spiegato Magnolfi, il governo italiano si orienterà per ora verso la definizione di alcuni standard minimi per i siti web delle amministrazioni centrali. Tra i requisiti richiesti: accessibilità, trasparenza, possibilità di effettuare pagamenti online, interattività.

Le 7 strategie di Nicolais

1- Migliorare l’efficienza della Pubblica amministrazione
2- Realizzare interoperabilità e cooperazione tra amministrazioni
3- Migliorare la trasparenza della spesa pubblica
4 – Costruire la cittadinanza digitale
5 – Un approccio sistemico per l’efficacia e l’efficienza della Pa
6 – Favorire la competitività delle imprese e la crescita dell’Ict
7 – Italia protagonista dell’innova

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