Citizen journalism, il tramonto dell’iperlocale?

Quando l’espressione citizen journalism cominciava a diventare popolare (non si parlava ancora di “Web 2.0” e Dan Gillmor lasciava il San José Mercury per contribuire allo sviluppo di Bayosphere) era uno dei progetti su cui si concentrava maggiore attenzione. Si trattava infatti di una delle prime inizitive che puntava seriamente sul matrimonio tra giornalismo dal basso e iper-localismo, scommetendo sul desiderio delle persone di leggere e di scrivere su quello che accadeva nel loro quartiere.

Oggi, passato l’entusiamo di quei giorni, a quanto pare, Backfence è in crisi (via Social Media). Dopo avere aperto 13 comunità (e avere, fra l’altro, acquistato proprio Bayosphere) ha perso tre executive, tra i quali la co-fondatrice Susan DeFife e dal punto di vista finanziaro non naviga in buone acque. La pubbilcità sognata, soprattutto quella di attività commerciali che non avrebbero potuto permettersi inserzioni su testate più celebri, non si è materializzata.

Forse c’è stata un piccola bolla nel citizen journalism, così piccola che è passata quasi inosservata e presto assorbita nell’entusiasmo del Web 2.0. Backfence e la sua crisi sono uno dei prodotti di quell’euforia iniziale, contagiosa e anche un po’ sgangherata: quando si pensava che tutti, ma proprio tutti avessero una voglia matta di produrre informazione, bastava un pc, una piattaforma e un progetto a dimensione locale.

One thought on “Citizen journalism, il tramonto dell’iperlocale?

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...