Webmail, una guerra a colpi di beta

testata_fem_180.gifE’ difficile immaginare qualcosa di più centrale nella vita digitale di un individuo della posta elettronica. Secondo la società di analisi e ricerche di mercato The Radicati Group, la caselle di e-mail globali sarebbero 1,1 miliardi, gran parte delle quali sul Web. Non c’è da stupirsi dunque che sia proprio questo uno dei maggiori terreni di scontro tra i grandi signori della Rete, che vedono nella webmail uno strumento indispensabile per generare entrate attraverso la pubblicità, fidelizzare gli utenti e spingerli verso altri servizi delle proprie galassie.

Non a caso Yahoo!, numero uno mondiale quanto a utenti registrati (oltre 250 milioni) e traffico generato (più del 30 per cento di quota di mercato), ha effettuato nel settembre scorso un sostanzioso upgrade dei suoi servizi mail. Una trasformazione dell’interfaccia, quella operata dalla società di Terry Semel, animata da una duplice aspirazione: regalare all’utente un’esperienza simile a quella vissuta sul proprio desktop con i più popolari applicativi di posta elettronica e integrare più strettamente i vari servizi online del cliente: dal calendario alle mappe passando per le news.

Non meno attiva, su questo fronte, Microsoft. Sferzata dal nuovo “architetto” del software, Ray Ozzie, l’azienda di Redmond cerca di ridefinire la propria presenza Web attraverso l’ambizioso progetto Windows Live di cui è elemento centrale un nuovo servizio e-mail destinato, in prospettiva, a sostituire l’ormai storico Hotmail. Obiettivo: insediare Microsoft nell’Internet di seconda generazione, quella in cui la posta, il blog e tutti gli spazi digitali dell’utente dell’azienda di Redmond saranno interconnessi in modo trasparente.

Altrettanto intraprendente il terzo incomodo, Google, che due anni fa, con Gmail, ha letteralmente rivoluzionato il concetto di posta elettronica via web. Un’operazione, condotta a colpi di spazio regalato (si va verso i 3 giga ormai) e nuovi paradigmi di organizzazione dei contenuti ottenuti con tecniche di programmazione tipo Ajax. Il tutto con un benefico effetto collaterale per il popolo della Rete: costringere gli avversari – resi un po’ sonnacchiosi dalla tranquillità del duopolio – a innovare.

Lo scontro è dunque più che mai acceso, come rivela indirettamente anche una caratteristica comune ai tre servizi rivali messa in luce recentemente dal Washington Post: su ciascuno campeggia ancora in bella evidenza il marchio “beta” che nel tradizionale vocabolario del software indicava uno stadio provvisorio di test e raffinamento ma che nella Rete contemporanea sembra essersi dilatato a dismisura. L’etichetta fa compagnia a Gmail da ben 33 mesi, a Windows Live Mail da 16 e a Yahoo! Mail da 14, nonostante siano ormai centinaia di milioni gli individui che usano i servizi.

Questa stimmate di incertezza prolungata può in realtà essere vista come un’ulteriore testimonianza della nuova centralità dell’utente. “Beta non significa più ‘in prova’ – spiega a Finanza & Mercati Massimo Martini, General manager Yahoo! Italia -. Il nostro servizio è già vicino alla perfezione. Beta è ormai un invito agli utenti a contribuire al miglioramento del prodotto”. Nell’era del Web 2.0 si compete, infatti, per utenti raffinati, esigenti e interattivi di cui non si può non tenere conto. “La complessità delle tecniche di programmazione attuali richiede cautela e maggiore attenzione ai feedback dei navigatori per dar loro proprio il servizio di cui hanno bisogno”, conferma Luca Colombo, Responsabile marketing OSG di Microsoft.

In questo senso, beta non è più sinonimo di incompletezza, ma semmai la spia della difficoltà e della competizione di un mercato, come quello dei servizi Web, dove il consumatore è davvero protagonista.

(da Finanza & Mercati, 13 gennaio 2007)

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