Effetto Google sui quotidiani

newspaper.jpgApparentemente (e fortunatamente) non esistono solo i quotidiani belgi, quelli che hanno paura di Google. Ci sono anche i giornali che prendono la strada opposta, e invece di portare Brin e Page in tribunale perché il motore di ricerca mostra al mondo i loro articoli, li pagano, invece, proprio per questo

Non solo. A volte fanno anche di più, a quanto pare: insegnano ai loro giornalisti a scrivere articoli in modo che abbiano maggiori probabilità di figurare in alto nei risultati delle ricerche del motore di Mountain View. Lo racconta il Wall Street Journal [a pagamento] (via paidContent).

The Daily Telegraph, per esempio, ha acquistato all’interno del programma di pubblicità AdWords di Google la frase “North Korea Nuclear Test” lo scorso ottobre per capitalizzare sulla curiosità degli utenti a proposito degli esperimenti nucleari coreani. Mentre il Times di Londra compra anche dieci parole la settimana, e accade così che fra i due quotidiani si scatenino spesso delle aste per i termini del momento.

Il Times, inoltre, sta insegnando ai propri giornalisti a scrivere i pezzi in modo da massimizzare la probabilità di venire ripresi da Google News. Il consiglio, così sembra, è quello di inserire le frasi cruciali e le parole chiave nel paragrafo iniziale. (Il che – fra parentesi – non mi pare un’innovazione rivoluzionaria, visto che è quello che predicano da sempre capiservizio e capiredattori: si tratta in sostanza di un vecchio principio del giornalismo novecentesco adattato all’era Internet). Da parte sua, il Daily Telegraph paga un consulente per ricevere consigli, racconta il Wall Street, come quello di non cambiare i titoli delle news in per non “confondere” Google News.

Insomma, i quotidiani (almeno quelli più innovativi) non vivono in un altro mondo. E, come hanno sempre fatto (e sempre faranno, almeno fino a che esisterà la stampa commerciale finanziata dalla pubblicità), adattano i propri contenuti ai bisogni dei lettori e alle esigenze degli inserzionisti

Un’influenza, quest’ultima, da tenere sott’occhio, almeno se crediamo che quella dei ricoperta dai media di informazione sia una funzione cruciale all’interno delle nostre società. Non si tratta, in questo caso, di condannare quanto di capire come il nuovo ambiente (Internet) e i nuovi meccanismi di generazione delle entrate pubblicitarie (Google & c.) abbiano cominciato a influenzare e influenzeranno la proposta inormativa dei quotidiani (e degli altri news media). Siamo solo all’inizio ma mi pare un tema interessante da cominciare a esplorare. Magari con una tesi di laurea o con un bell’approfondimento.

Forse per accorgersi (un po’ di ottimismo non guasta) che i nuovi meccanismi consentiranno ai giornali maggiori margini di libertà editoriale rispetto alle inserzioni tradizionali, del cui effetto ingombrante e negativo sulla scelta, selezione e impostazione dei contenuti dei giornali abbiamo troppo spesso esempi lampanti.

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