Poeti, navigatori e free-rider

italia_flag.jpgCercherò di farla breve. Non mi ricordo dove, né esattamente quando, né come, so solo che qualche giorno fa mi è capitato di imbattermi dopo tanto tempo nel concetto di free-rider. Semplificando molto (lo dico come se se fossi in grado di esprimermi altrimenti…), costui, il free-rider, è il cruccio ma anche il nocciolo delle riflessioni di molti economisti e filosofi politici.

Free-rider infatti è chi, agendo in modo massimamente razionale (quantomeno dal punto di vista di una razionalità puramente utilitaristica e individuale) sfrutta il fatto che tutti gli altri seguano le regole mentre lui le trasgredisce a proprio vantaggio. Dal punto di vista teorico, quella del free-rider è evidentemente la posizione ideale: tutti rispettano le leggi e quindi limitrano la ricerca del proprio interesse tranne lui che ne approfitta.

Per ridurre la presenza e l’influsso di free-rider ci sono varie strategie. Si può, per esempio, aumentare le pene o renderle più certe in modo da scoraggiare il comportamento deviante con la paura delle conseguenze negative. Oppure si può puntare su una diffusa riprovazione sociale in modo da rendere simili atteggiamenti meno accettabili e dunque meno convenienti in un dato contesto. Il sistema di feedback di eBay che determina la reputazione del venditore serve proprio a questo.

L’incontro con il concetto di free-rider mi ha fatto tornare in mente un episodio a cui ho assistitio qualche tempo fa a Roma. Pranzavo in un tavolino all’aperto di un locale del centro. Ad un certo punto, lì vicino, due tizi di mezza età hanno cominciato a litigare e a insultarsi reciprocamente. Dopo un tira e molla di schermaglie e minacce si è giunti infine alle mani.

Davanti ai clienti del locale si è materializzato un groviglio di corpi avvinghiati in cui, oltre ai due litiganti, sono stati coinvolti le rispettive famiglie e i camerireri del ristorante che cercavano faticosamente di riportare la pace. Nonostante nessuno si sia fatto male, è seguita una chiamata alla polizia con conseguente scambio di accuse e rimbalzo di responsabilità davanti agli agenti.

Ora qualcuno potrà chiedersi perché passare dalla discussione sui free-rider a una rissa da strada? Giusta domanda. La ragione sta nell’origine banale ma, secondo me, significativa del litigio. Si è trattato, così ho scoperto poco dopo, di una disputa relativa a un parcheggio. Il fatto curioso è che, a rigore, non c’era una ragione e un torto: entrambi i litiganti erano in fallo.

Il primo aveva infatti parcheggiato sulle strisce. Il secondo si era sistemato in seconda fila impedendo così l’uscita della vettura dell’altro. Insomma, entrambi avevano trasgredito le regole e si erano comportati da free-rider. E nessuno dei due poteva appellarsi a una norma superiore per risolvere la disputa. Nessuno poteva contare sulla ragione, quantomeno morale, dalla propria parte.

Il che mi fa pensare due cose.

La prima è che questo episodio è un po’ lo specchio dell’Italia, un Paese in cui i free-rider abbondano perché le pene non sono certe e la riprovazione sociale su alcuni comportamenti illegali è assai bassa.

La seconda è che, almeno nelle premesse, aveva ragione Hobbes: uno stato in cui tutti sono liberi di ricercare senza limiti il proprio interesse personale e non esiste un’autorità superiore a cui spetta il monopolio della violenza rischia di precipitare in una guerra di tutti contro tutti. Certo, Hobbes non pensava a un litigio per un parcheggio nel centro di Roma. Ma sono sicuro che se avesse osservato la scena sarebbe rimasto compiaciuto una volta di più della bontà delle sue intuizioni.

5 thoughts on “Poeti, navigatori e free-rider

  1. Kurai

  2. Affascinate riflessione sul concetto di libertà e opportunismo…
    E ammetto che, come ho iniziato a leggere il post, ho subito pensato all’Italia, dove arte di arrangiarsi e “libertà di interpretazione” delle leggi si mischiano spesso e volentieri!

  3. anallisa, una poltrona per due lo guardo almeno una volta all’anno, in effetti…. ma una buona annata non andrei a vederlo nemmeno se mi pagassero…😉

    ps: e comunque, quel giorno della rissa c’eri anche tu, ti ricordi?

  4. Sproloqui semiosici

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