Un governo del non governo

testpg.gifQuale governo per l’internet? Per anni la domanda è rimasta confinata in dibattiti per iniziati impegnati a disquisire di argomenti ostici alle orecchie dei più. Negli ultimi tempi, tuttavia, qualcosa è cambiato. Perché è la rete stessa ad essere mutata. A volerla fare semplice, si potrebbe dire che è una questione di volume. All’internet accede ormai più di un miliardo di persone e nei suoi tubi scorrono agglomerati di bit sempre più voluminosi e pregiati (basti pensare ai film di Hollywood).

In poche parole, la grande autostrada informatica è appesantita da un crescente carico di informazioni e dalle pressioni per piegare la sua natura a interessi privati. Più popolata, dunque, più ricca, ma anche più insicura sotto un duplice punto di vista: quello delle truffe ai danni degli utenti e quello del ricorso a internet per l’organizzazione di attività illecite, mentre la censura di alcuni stati (Cina, Iran e Arabia Saudita in testa) raggiunge, talvolta con la complicità di grandi aziende occidentali, proporzioni allarmanti. La conseguenza di questi fattori e di queste preoccupazioni è che i dibattiti di cui sopra sono più affollati e la domanda di regole stabilite attraverso processi trasparenti ha raggiunto le sedi istituzionali più alte.

A Tunisi nel 2005, in occasione del World Summit on Information Society, è stato il Segretario generale delle Nazioni Unite a indire un Forum sulla Internet Governance da tenersi ad Atene alla fine di questo mese. E la scorsa settimana a Roma sono stati più di cento i convenuti alla Consultazione pubblica convocata dal Ministro per le riforme e le innovazioni nella Pa Luigi Nicolais per elaborare la proposta italiana in vista dell’evento ateniese. Un processo condiviso in cui i quattro documenti messi a punto dal Comitato consultivo presieduto da Stefano Rodotà (non tutti di eguale spessore, per la verità) sono stati discussi da esperti e rappresentanti della società civile in un’assemblea aperta che potrebbe diventare in futuro un forum consultivo permanente sulle questioni della rete. Il testo finale integrerà i contributi di coloro che sono intervenuti al dibattito e di chi vorrà partecipare alla discussione online lungo quattro assi principali.

Libertà di espressione. La felice anomalia della rete è nella sua natura natura decentrata, una caratteristica che permette a ogni utente di offrire al mondo il proprio contributo di creatività senza passare attraverso un centro. Difendere questa magnifica differenza significa tutelare della libertà di espressione digitale. No, dunque, – recita il testo – a posizioni di controllo che possano impedire a individui situati nella periferia virtuale di innovare, come fece, per esempio, l’indiano Sabeer Bhatia padre di Hotmail, il primo servizio di posta elettronica via web.

E sì, invece, a una a cui il Forum di Atene dedicherà un workshop specifico e alla salvaguardia dei diritti dei milioni di individui che attraverso blog e siti personali esprimono le proprie opinioni e hanno pochi strumenti di difesa dal potere. Ma sì anche anche a formati aperti, perché chiunque possa accedere all’informazione con il programma che preferisce, e al software libero dentro cui si possa liberamente guardare e mettere le mani.

Sicurezza. La natura decentrata della rete, che la rende il medium potenzialmente più democratico mai esistito, può rivelarsi invece un ostacolo sul fronte della sicurezza. La piaga delle e-mail indesiderate (spam) e la proliferazione di crimini informatici sono il prezzo che si paga all’assenza di un controllo centrale. La quadratura del cerchio, in cui libertà e repressione si sposano, va allora individuata, secondo la proposta italiana, in più investimenti in ricerca, coordinamento internazionale, accordo tra utenti e fornitori di servizi su tecnologie aperte e condivise. Tutto questo per ottenere un triplice risultato: fiducia nelle transazioni commerciali, tranquillità di non essere spiati nelle attività sociali in rete, collaborazione tra enti internazionali.

Rispetto delle diversità. Crescita e diversità non sono necessariamente sinonimi. Maggiore penetrazione della rete a livello mondiale può anche voler dire omologazione. Per questa ragione, il documento insiste sul rispetto della diversità culturale e dell’eguale rappresentanza delle lingue e sul coinvolgimento dei rappresentanti delle diverse culture nella definizione di standard hardware e software.

Accesso per tutti. Da quale tipo di Internet può passare l’allargamento dell’utenza fino all’accesso universale? Da una rete “abbastanza buona” è la risposta. Da un network che garantisca un livello minimo di servizio per i Paesi del terzo mondo, attraverso attrezzature come portatili a 100 dollari e chioschi pubblici (e pubblicamente sovvenzionati), software libero e costi di accesso limitati dal ricorso a tecnologie di rete consolidate, o di nuova generazione ma semplificate.

(il manifesto 19 ottobre 2006)

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