10 anni di paghe da fame

Tanto per uscire un po’ dalla faticosa (almeno per me) vicenda cazzate (su cui, inevitabilmente, ritornerò nei prossimi giorni), parlo d’altro. Se qualcuno mi chiedesse quale è il mio saggio preferito degli utlimi anni probabilmente risponderei Riti di sangue di Barbara Ehrenreich, un meravigioso libro che va alla ricerca delle origini biologiche, culturali e sociali della guerra.

Se poi la stessa persona mi domandasse quale è il mio secondo saggio preferito risponderei Una paga da fame, sempre della Ehrenreich, che per un anno si è travestita da cameriera, donna delle pulizie, impiegata di Wal Mart per raccontare come è la vita di chi sbarca il lunario con salario minimo e doppi lavori.

Beh, oggi scopro sul blog di Barbara che  sono dieci anni che il libro è nella classifica dei best seller del New York Times. Per celebrare l’anniversario la Ehrenreich pubblica una serie di Faq che chi ha amato il testo non può proprio perdere. Dalle difficoltà di vivere una vita non sua ai rapporti con i colleghi del periodo fino alla destinazione dei soldi guadagnati con l’inaspettato successo.

6 thoughts on “10 anni di paghe da fame

  1. Povertà tricolore « mastroblog

  2. Caro Mastro, gran libro ‘Riti di sangue’: l’idea di spiegare la pratica del sacrificio in età arcaica come retaggio di una antica condizione umana (od ominide) di esseri predati ha la genialità e la potenza creativa che si respira in grandi autori come Rousseau. Sul fatto che quest’idea spieghi anche le radici biologiche, culturali e sociali della guerra, o per lo meno, che lo faccia in maniera efficace, ho qualche perplessità. Insomma, per dirla volgarmente: la seconda parte del libro mi è sempre sembrata un po’ ‘tirata per i
    capelli’…
    Comunque ripeto, grande testo, qualora si ammetta la nostra discendenza da piccole scimmie cattive e un po’ vigliacche (nonché inette alla caccia). Ma forse è giusto e salutare che l’ombra di Mr.Hyde continui ad aggirarsi nella nostra cultura…
    Andrò a vedermi il blog della Ehrenreich.

  3. caro luca, lieto di riaverti ospite. in effetti, hai ragione, la parte migliore del testo della ehrenreich è l’intuizione originaria: il nesso tra sacrifci rituali e il nostro lungo passato di prede.

    è anche per questo che ho detto che il libro “va alla ricerca delle origini biologiche, culturali e sociali della guerra”. il che non vuol dire che le trovi e nemmeno che le spieghi “in maniera efficace”.

    sempre in tema di retaggi di un passato da prede ti segnalo un libro di cui ho già parlato qui. si intitola: alla ricerca del predatore alfa e, nonostante una complessiva prolissità (si vede che mette insieme una serie di saggi scritti in occasioni diverse) è tenuto insieme da un’idea forte: il fatto che esista una categoria di animali, i predatori alfa appunto, che non ha una sua consistenza biologica ma psichica: si tratta di tutti quegli animali (tigri, leoni, leopardi, coccodrilli, etc) che sono in grado di mangiare uomini e, quando ne hanno la possibilità, lo fanno. secondo il saggista, la nostra psiche si è evoluta con il terrore per questi animali che hanno così profondamente influenzato il nostro universo spirituale (come è testimoniato anche dalla produzione artistica di quasi tutte le culture).

    l’opera parte duqnue come un’investigazione sulle conseguenze spirituali della progressiva scomparsa o riduzione in stato di totale incapacità di nuocere di questi animali. è vero che affronta altri temi (come segnlato nel mio post) ma questo è quello più interessante dal mio punto di vista (e forse quello a cui dà una risposta meno soddisfacente).

    resta però che il modo in cui ha impostato il problema, l’intuizione originaria del predatore alfa, mi delizia.

    penso che prima o poi gli dedicherò un post. ma solo se mi prometti di commentarlo.

  4. Chiara la tua puntualizzazione circa il testo della Ehrenreich: il fatto che vada alla ricerca delle origini…non significa che le trovi, né, soprattutto che tu abba abbracciato ciecamente le sue spiegazioni. Mi sono espresso senza i dovuti distinguo. Rimane il fatto che quel libro non aveva nessun bisogno, per essere un’opera eccezionale come tuttavia è, di quella seconda parte contro i maschietti (sì, lo so che non è proprio contro i maschietti, ma il senso è quello…)
    Prometto fin da ora di commentare il post sul libro di David Quemman, anche se questo libro non l’ho mai letto. Sai che quando sento parlare di predatori alfa mi eccito subito.

  5. lodine

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