Muni Wi-Fi, pubblico o privato?

In questi tempi di polemiche sul futuro della Telecom fa piacere constatare che anche altrove si dibatte sulla natura e la proprietà dei beni di pubblica utilità. Solo che in America, almeno in questo caso, si discute di accesso wireless all’internet e dei progetti di copertura Wi-Fi di intere città. Simili progetti possono essere appaltati a privati o devono rimanere in mano a consorzi pubblici?

Lo spunto per questa riflessione tratta da GigaOm, è la sorte per ora non troppo chiara della più famosa di queste iniziative: quella di San Francisco che è stata assegnata a Google in accoppiata con Earthlink. E così mentre, a quanto pare, anche gli executive di Mountain View si stanno stufando della lentezza del processo decisionale pubblico l’Institute for Local Self-Reliance e la Media Alliance hanno pubblicato uno studio secondo il quale una rete in mani municipali garantirebbe il ritorno dell’investimento in poco più di 4 anni, 6.1 milioni di dollari di guadagno in un lustro e 16,8 milioni di dollari nei 5 anni successivi. In dieci anni il network porterebbe nelle casse pubbliche 22,9 milioni di biglietti verdi.

Niente male come numeri. E pazienza se non è abbastanza per attirare gli interessi dei Venture Capitalist: se si ritiene vantaggioso che un progetto che riguarda un bene pubblico rimanga sotto il controllo dei cittadini, si può anche optare per un guadagno minore. L’importante è discuterne. senza pregiudizi e ideologie. Come si farà oggi a San Francisco.

One thought on “Muni Wi-Fi, pubblico o privato?

  1. Più o meno a questo proposito segnalo una notizia destinata a fare scuola. La Regione Toscana ha deciso di investire 20 milioni di euro per far arrivare la banda larga ai 400 mila abitanti e alle 30 mila imprese delle aree rurali del territorio regionale.
    Insomma, dove non arriva (o meglio: non ha convenienza ad arrivare) il privato, arriva il pubblico. Non sarà un intervento configurabile come ‘aiuto di Stato’ e quindi minaccioso della libera concorrenza? In regione se lo sono chiesto e hanno sottoposto il progetto “banda larga nelle aree rurali della Toscana” alla Commissione Europea. Che pochi giorni ha dato il via libera, creando un significativo precedente nelle politiche di superamento del digital divide.

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