It’s the poverty, stupid!

ehrenreich-0121.jpgPovertà. Insieme a “classe” una delle parole tabù del dibattitto pubblico americano (ma non solo di quello). Tra i pochi intellettuali a stelle e strisce che pensano che le condizioni di vita dei meno abbienti siano un argomento degno di essere seguito e trattato con costanza e competenza c’è Barbara Ehrenreich, autrice dello strepitoso Una paga da fame, un viaggio (in prima persona) nell’America che non arriva alla fine del mese: colf, impiegati di Wal Mart, cameriere. Novella Jack London, la Ehrenreich ha trascorso un anno nei panni dei delusi del sogno americano. E li ha descritti meravigliosamente.

Ne parlo oggi perchè ho scoperto che ora Ehrenreich ha anche un blog (più o meno: nel senso che è più che altro una raccolta dei suoi pezzi. Ci accontentiamo lo stesso). L’ultimo post è un attacco, come sempre splendidamente scritto, a quei commentattori a stelle e strisce che non si capacitano di come le persone possano sentirsi più povere e insicure quando l’economia cresce. La responsabilità, sostengono, è di quei populisti (di sinistra evidentemente) che seminano disinformazione dalle aule universitarie.

Tutta colpa della congiura liberal, insomma. E non ad esempio di una distribuzione della ricchezza sempre più iniqua. Come ricorda Ehrenreich, la percentuale di prodotto interno lordo Usa che va ai salari è al suo minimo da 59 anni a questa parte, mentre la fetta dei profitti delle aziende ha raggiunto il punto più alto degli ultimi 40 anni. Nel frattempo, il numero di americani senza assicurazione sanitaria è salito di 1,5 milioni nel 2005.

Real wages are declining, in fact the share of the GDP that goes to wages and salaries has reached a 59 year low, while the share going to corporate profits is at a 40 year high. Meanwhile the number of Americans without health insurance rose by 1.3 million in 2005. And while the unemployment rate is admirably low, it fails to take account of the large numbers of people who have given up looking for work or who are working at low-paid jobs for which they may be far overqualified. Odd, isn’t it, that in a “knowledge-based economy” so many college graduates are waiting tables and laid-off engineers are driving airport limos?

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