Obama e la tecnologia: un amore finito?

Il presidente più tech della storia degli Stati Uniti invita gli studenti americani ad usare i gadget con cautela. Tanto basta per scatenare gli avversari, deludere i fan e far parlare di tecno-schizofrenia

Le lune di miele prima o poi finiscono. E quella di Barack Obama con il mondo della tecnologia sembra, se non proprio al termine, quantomeno in una fase burrascosa. Le frasi pronunciate dal presidente in occasione di una cerimonia di laurea presso la Hampton University in Virginia hanno infatti creato un certo malumore tra i blogger americani, anche quelli vicini all’attuale inquilino della Casa Bianca.

“Con gli iPod e gli iPad, le Xbox e le PlayStation – nessuno dei quali so usare – l’informazione diventa una distrazione, un’evasione, una forma di intrattenimento invece che uno strumento abilitante, piuttosto che un mezzo di emancipazione” ha detto Obama ai ragazzi in procinto di completare il corso di studi. E li ha ammoniti sulle insidie di un universo mediatico in cui “anche l’affermazione più folle può velocemente diffondersi”.

Le sue parole sono state prontamente interpretate dai media conservatori nientemeno che come una “dichiarazione di guerra” alla tecnologia. Alcuni blogger lo hanno additato come un cattivo maestro, altri hanno ricordato che l’accesso istantaneo all’informazione consente di ascoltare più posizioni su un argomento e quindi di diventare migliori cittadini.

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Se la rete imbarazza la politica

Com’è dura la vita del politico nell’era digitale. Il senatore della Florida “pizzicato” a guardare immagini osé in parlamento è solo l’ultimo di una serie di casi che hanno messo in imbarazzo molti altri esponenti. Da Fini alla Bresso, passando per Brown

Quattro ragazze in spiaggia senza reggiseno in posa per una foto non è certo l’immagine più osé che ci sia. Soprattutto al confronto di quanto di molto più hard si può trovare facilmente in rete. Se però lo scatto è sul Pc di un senatore durante un dibattito parlamentare sull’aborto in cui si dibatte di dignità della donna, anche due seni al vento possono risultare esplosivi.

Per conferma chiedere a Mike Bennet, senatore repubblicano in Florida. Il 3 maggio scorso le videocamere della testata online Sunshine State News, lo hanno “beccato” in aula mentre, scorrendo tra un file e l’altro del suo portatile, si soffermava per qualche secondo sull’immagine equivoca.

A poco è servito che il Bennet si giustificasse dicendo di avere aperto l’allegato di una email senza conoscerne il contenuto. Ancora meno sono valse le minacce al reporter autore del video. Le riprese hanno fatto subito il giro della rete e suscitato indignazione dei cittadini del distretto elettorale di provenienza.

Il senatore “sporcaccione” ha sperimentato in prima persona quanto sia duro il mestiere del politico nel 2010, in un’epoca in cui videocamere, telefonini dotati di macchina fotografica e accessi alla rete sono pressoché ovunque. Non basta più misurare le parole davanti ai taccuini e ai microfoni dei giornalisti: il registratore ficcanaso e la telecamera impicciona possono colpire vigliaccamente alle spalle…

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E l’onorevole ammise: tempo sprecato in Parlamento

Lavori ingolfati da proposte inutili e al servizio di interessi particolari. La denuncia arriva dagli stessi deputati e senatori, che rispondono a un questionario di OpenParlamento.it

MILANO – Buona parte degli atti parlamentari? Inutili, al servizio di lobby e interessi particolari che finiscono per ingolfare l’attività delle Camere. Non è l’ultima uscita del ministro Brunetta censore dei fannulloni pubblici, ma un’ammissione (sofferta) degli stessi deputati e senatori. Ameno di quei 102 che, ad oggi, hanno risposto alle domande di OpenParlamento.it, sito che monitora l’attività di Camera e Senato, e che ha chiesto agli inquilini di Palazzo Madama e Montecitorio di contribuire all’elaborazione di un sistema per misurare la loro produttività. Quel che emerge da questo primo spezzone di consultazione (il sondaggio si chiuderà il 21 febbraio prossimo) è uno spaccato, originale e dall’interno, delle inefficienze e dei problemi del Parlamento accompagnato da alcuni suggerimenti per valutare meriti e demeriti dei politici.

INTERESSI CLIENTELARI – Tra i maggiori impacci all’efficienza dell’organo legislativo, secondo coloro che lo abitano, ci sono innanzitutto le proposte che non guardano al bene generale ma a interessi particolari. «Il problema […] è separare le proposte “clientelari” ossia tese a soddisfare pressioni che provengono da categorie, aree geografiche […] fatte proprie secondo criteri di opportunismo, da quelle motivate da convincimenti reali e finalizzate al cosiddetto bene comune”, scrive in una sua risposta il senatore del Popolo delle Libertà Cristiano De Eccher. Sulla stessa linea Antonio Rusconi , anche lui di stanza a Palazzo Madama ma sui banchi del Partito Democratico, quando parla di disegni di legge «improbabili», che hanno pochissime chance di essere approvati ma servono «esclusivamente per dimostrare al proprio mondo di appartenenza una determinata fedeltà»…

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L’Europa? Non è unita nemmeno sul web

Una mappa fotografa la discussione politica europea online. Ancora pochi i contatti tra le varie comunità. Italia la più isolata

BARCELLONA – L’Europa sarà anche unita a livello istituzionale, ma per quanto riguarda la percezione politica dei cittadini, c’è ancora molto lavoro da fare. Nella realtà, ma anche sul web. Almeno questo è il verdetto emesso da una ricerca condotta su un campione selezionato di 10 mila siti politici in Francia, Germania, Italia e Olanda. Il risultato dell’indagine, realizzata da linkfluence, azienda specializzata in ricerche di mercato sui media sociali, è una mappa che fotografa le comunità politiche sul web del continente costruita analizzando la rete di collegamenti tra i vari siti.

UNITI MA DIVISI - Il quadro che emerge descrive un dibattito politico sull’Europa che continua a crescere, ma riproduce sul web i tradizionali confini fisici. Le aggregazioni di siti si compongono seguendo linee linguistiche, con poche intersezioni tra le varie comunità, che continuano, per lo più, a parlare a se stesse: i francesi con i francesi, i tedeschi con i tedeschi. Nella generale tendenza alla separazione, la sorpresa viene proprio dai soggetti che non ti aspetti, i gruppi di euroscettici, quelli che, per ideologia, sembrerebbero meno inclini alla contaminazione. E invece, secondo la ricerca, sono proprio i siti e i blog che esprimono posizioni contro l’Unione europea ad avere maggiori legami transnazionali attraverso reti parallele a quelle degli altri gruppi.

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Il sito che fa i raggi x ai parlamentari

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Debutta OpenParlamento. Presenze, assenze, attività in Aula, leggi presentate: tutte le statistiche con un click

ROMA – Il più ribelle, tra i deputati, è Furio Colombo. Da quando è iniziata la legislatura, dicono i numeri, ha votato il 16,5 per cento delle volte (circa un voto su sei) in contrasto con il suo gruppo, il Pd. Il senatore più presente, invece, è Cristiano De Eccher (Pdl) che divide la prima piazza con il leghista Mandell Valli: entrambi hanno preso parte a 2114 sedute, tutte tranne una. Alla Camera, invece, si distingue per assiduità Gaetano Nastri (Pdl) che si è seduto in aula 3674 volte (su un totale di 3682) per una percentuale del 99,78 per cento. A offrire questi dettagli sull’attività dei nostri rappresentanti a chiunque sia interessato e a rendere più trasparente l’attività legislativa è un sito lanciato oggi: OpenParlamento.

I PIÙ E I MENO – Non c’è più bisogno di essere dei cronisti politici o di imbarcarsi in esplorazioni (sempre un po’ faticose) dei siti istituzionali per sapere cosa accade nelle aule legislative del Belpaese. Basta un clic e, in modo affidabile e chiaro, l’attività degli eletti diventa meno arcana e assume nuove forme. Ecco materializzarsi i ribelli, gli assenteisti, gli assidui ma anche gli stakanovisti, identificati sulla base di un indice dell’attività parlamentare che non tiene conto solo dei voti espressi ma anche degli atti presentati. Per la cronaca, nella contesa della solerzia, l’esito è bipartisan. Angela Napoli del Pdl primeggia tra i deputati più attivi mentre Donatella Poretti del Pd si afferma tra i senatori. Dai singoli ai gruppi, per quanto riguarda le presenze in aula a farla da padrona è la maggioranza. Alla Camera i primi 20 posti sono tutti appannaggio di Pdl e Lega. Mentre al Senato, i rappresentanti dei partiti di governo occupano 18 delle prime 20 posizioni. Un’assiduità, non mancheranno di far notare gli esperti, merito anche dei tanti voti di fiducia che costringono i parlamentari filogovernativi alla presenza.

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Usi creativi dei dati pubblici

manifestoMa cosa fanno i cittadini con i dati messi a disposizione dalle amministrazioni publbiche? Una galleria di esempi.

Politici sotto controllo

«I politici sono i nostri dipendenti», ama dire Beppe Grillo. Ma il comico genovese non ha il copyright sulla definizione. Dal 2004 lo ripete un sito anglosassone: They work for you. “Lavorano per te” è il decano dei progetti europei che monitorano, recuperando i dati online, l’attività dei politici di Sua Maestà: voti, discorsi, posizioni, partecipazioni a dibattiti in aula, presenze e chi più ne ha più ne metta. Venendo in casa nostra, OpenPolis, dal 2008, è il suo degno emulo italiano. Per chi preferisce mettere il naso negli affari di Bruxelles è disponibile, fresco di lancio, EPVote, ovvero l’attività dei rappresentanti nazionali in missione europea dettagliata con visualizzazioni grafiche. Dall’altra parte dell’oceano, inarrivabile per quantità di informazioni aggregate, si staglia Watchdog.net. Di Nancy Pelosi, speaker della Camera dei rappresentanti, ci dice che ha presentato 1.929 disegni di legge, orientato il 52 per cento dei suoi voti a sinistra, parlato in aula 13 volte con una media di 866 parole a discorso.

Chi influenza chi

«Segui i soldi», diceva Gola profonda a Bob Woordward/Robert Redford in Tutti gli uomini del presidente. E tracciare il percorso del denaro in politica è il compito che si sono dati svariati siti americani. Il più noto è OpenSecrets: 13 aprile scorso ha reso disponibili per il download e il riuso non commerciale oltre 200 milioni di dati su finanziamenti delle campagne elettorali. A beneficiare di questa liberalizzazione saranno servizi come Unfluence o WeShowTheMoney.com, che elaborano in mappe interattive le relazioni tra aziende e candidati. Dal livello federale a quello locale c’è FollowTheMoney.org che traccia l’influenza del denaro a livello federale. I suoi grafici raccontano, per esempio, che per essere eletti al Congresso della California ci vogliono almeno 270 mila dollari di contributi (tanti sono bastati a tale Bill Maze). Per essere sicuri, però, bisogna volare più alto: la media dei contributi di chi ha conquistato la poltrona è 651 mila dollari. Ma non ditelo a Lynn Daucher: è riuscita a non farcela pur avendo messo insieme 3 milioni e mezzo di biglietti verdi… Continua a leggere