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	<title>Articoli &#38; Commenti &#187; media</title>
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	<description>il blog di Raffaele Mastrolonardo</description>
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		<title>Articoli &#38; Commenti &#187; media</title>
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		<title>Solo un dato ci può salvare</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 20:25:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le nuove frontiere del giornalismo (e il futuro dei quotidiani) passano anche dalla capacità di impiegare le nuove tecnologie per aiutare il lettore a dare un senso al diluvio di dati che lo inonda. Qualche esempio pionieristico.
La storia principale la sanno tutti: gli utenti trovano le notizie in rete gratis e la pubblicità si trasferisce [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=764&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><img class="alignright size-full wp-image-498" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/05/manifesto.gif?w=186&#038;h=29" alt="manifesto" width="186" height="29" />Le nuove frontiere del giornalismo (e il futuro dei quotidiani) passano anche dalla capacità di impiegare le nuove tecnologie per aiutare il lettore a dare un senso al diluvio di dati che lo inonda. Qualche esempio pionieristico.</em></p>
<p>La storia principale la sanno tutti: gli utenti trovano le notizie in rete gratis e la pubblicità si trasferisce online dove le inserzioni, a parità di lettori, costano meno. Risultato: i quotidiani sono in declino, il giornalismo è in pericolo e anche la democrazia non sta tanto bene. Quello che non tutti conoscono è il racconto laterale: <strong>i germi del futuro dell&#8217;informazione</strong> sono già all&#8217;opera. Bisogna andarli a cercare nelle divisioni online dei media più innovativi o nei dipartimenti più visionari di certe università. È lì che si tentano esperimenti che, con l&#8217;aiuto della tecnologia, provano a immaginare le vie delle news che verranno. Con un&#8217;idea a fare da collante: l&#8217;eccesso di informazione può essere piegato a vantaggio di quei soggetti che, per tradizione e risorse, possono usare la massa enorme di dati che ci assale ogni giorno per fornire contesto, interpretazioni della realtà, basi per nuovi business. Se le cose stanno così, chi meglio dei quotidiani?</p>
<p><strong>Copiando Google<br />
</strong>L&#8217;americano <a href="http://developer.nytimes.com/gallery" target="_blank"><em>New York Times</em></a> e l&#8217;inglese <em><a href="http://www.guardian.co.uk/open-platform" target="_blank">The Guardian</a> </em>sono tra i più decisi a battere la nuova strada. Per farlo hanno scelto un esempio non da poco: Google. Esattamente come il motore di ricerca ha agito per i suoi servizi più popolari (le mappe, per esempio) i due quotidiani hanno aperto ai programmatori le tecnologie (in gergo API, acronimo per Application programming interface) necessarie per &#8220;giocare&#8221; con i loro archivi di dati e notizie e creare servizi. In questo modo tale Taylor Barstow ha lanciato <a href="http://nytexplorer.com/" target="_blank">Nytexplorer.com</a> per effettuare ricerche avanzatissime nel database del quotidiano. Altri hanno preferito impiegare le informazioni sul Congresso prese dal <em>New York Times</em> per tenere sotto controllo l&#8217;attività dei parlamentari dell&#8217;Oregon: è il caso di <a href="http://gov.oregonlive.com/" target="_blank">YourGovernment</a>. Uno sviluppatore italo-olandese, Cristiano Betta, infine, ha utilizzato l&#8217;archivio del <em>Guardian</em> per aggiungere informazioni di contesto al suo <a href="http://shouldibackupmy.com/" target="_blank">ShouldIBackupMy.com</a>, che fornisce consigli su come non perdere i propri dati.</p>
<p>Come le mappe di Google sono il punto di riferimento per chi realizza servizi di georeferenziazione sul web così, condividendo il patrimonio informativo e tecnologico, i giornali sperano di diventare la fermata obbligata per chi sperimenta con l&#8217;informazione. A che pro? Lo spiega l&#8217;influente blog americano <a href="http://gigaom.com/2009/02/08/the-nyt-api-newspaper-as-platform/" target="_blank"><em>GigaOm</em></a>: simili iniziative «trasformano il giornale in una piattaforma per altri servizi e funzionalità. Questo rende il quotidiano e il suo contenuto più preziosi e apre le porte ad ogni tipo di partnership o forma di licenza commerciale»&#8230;<span id="more-764"></span></p>
<p><strong>Numeri per la comunità<br />
</strong>Una volta presa coscienza del salto di paradigma imposto dall&#8217;ambiente virtuale, alcuni giornali iniziano a individuare i loro punti di forza in rete. Anche ai tempi in cui si sfogliavano e basta non erano solo fornitori di articoli ma anche di servizi (si pensi agli annunci commerciali o funebri) e ora possono offrire, oltre a notizie, strumenti online al servizio della comunità. «Oggi circolano più dati che in qualsiasi altro momento della storia», dice <strong>Irfan Essa</strong>, professore presso la <em>School of interactive computing</em> del Georgia Institute of Technology. «In quest&#8217;epoca, i giornalisti non hanno solo il compito di mostrare valide ipotesi su quanto questi dati dimostrano, ma devono anche fornire ai lettori gli strumenti interattivi per vedere che impatto hanno su di loro».</p>
<p>Tra quelli che hanno capito la lezione c&#8217;è il <em>Los Angeles Times</em>. Il suo <a href="http://projects.latimes.com/" target="_blank">&#8220;Data Desk&#8221;</a> offre accesso ad una serie di database tematici. C&#8217;è la possibilità di cercare i nomi dei soldati californiani deceduti in Afganistan e Iraq o di esplorare i risultati delle ispezioni sanitarie nei ristoranti della Contea. Ancora, si può scoprire, sulla base di dati ufficiali, quali piscine pubbliche non brillano per igiene oppure, per il genere informazioni amene, investigare la frequenza dei nomi più popolari dei cani quartiere per quartiere.</p>
<p><strong>Reporter e database</strong></p>
<p><strong></strong>In fondo, la capacità di scavare tra i dati è sempre stata una delle virtù del giornalismo di ogni epoca. Bisogna solo adattarla al web. Ad aiutare le redazioni in questa transizione ci pensano, in America, istituzioni come l&#8217;<a href="http://www.ire.org/" target="_blank"><em>Investigative reporters and editors</em></a>, associazione no profit dedita al sostegno del giornalismo d&#8217;inchiesta che ha sede presso <a href="http://www.journalism.missouri.edu/" target="_blank">la scuola di giornalismo dell&#8217;Università del Missouri</a>. Da anni organizza corsi di formazione nei media del Paese per diffondere il verbo del &#8220;giornalismo aiutato dal computer&#8221;, ovvero l&#8217;applicazione di tecniche computazionali all&#8217;analisi dei dati per l&#8217;attività dei reporter investigativi. I Bob Woodward e Carl Bernstein di domani, insomma, non indosseranno camicie con lunghi colletti a punta, semmai magliette e occhialoni da nerd.</p>
<p>&#8220;La prima competenza che il pubblico vuole dai giornalisti sta progressivamente spostandosi dalla <em>scrittura di buone storie</em> alla <em>capacità di aiutare il lettore</em> a navigare attraverso tutta questa informazione&#8221;, spiega <strong>Clyde Bentley</strong>, professore all&#8217;Università del Missouri. &#8220;I giornalisti devono raffinare la loro capacità di setacciare storie in modo da dare alla gente quello che potrebbe massimamente interessarla. Questo siginfica che devon avere l&#8217;abilità di cercare in fretta tra una serie di fornitori di informazione, dalla blogosfera all&#8217;Associated Press. Dare un senso alla poltiglia sarà il nostro primo dovere&#8221;.</p>
<p>Al Georgia Institute of Technology ne sono così convinti che insegnano i rudimenti del &#8220;giornalismo computazionale&#8221;, disciplina che coniuga informatica e giornalismo. L&#8217;obiettivo, spiega <strong>Essa</strong>, è formare figure ibride: «I giornalisti-computazionali sanno costruire strumenti per fare in modo che i giornalisti diventino più efficaci nella condivisione di informazioni e che i cittadini possano fruirne in modo efficace. Oppure sviluppano algoritmi per aiutare a garantire la qualità dell&#8217;informazione». Esempio di questo connubio è <a href="http://www.everyblock.com/" target="_blank">EveryBlock.com</a>. Realizzato da <strong>Adrian Holovaty</strong>, reporter-informatico già capo dell&#8217;innovazione al sito del Washington Post, aggrega e georeferenzia informazioni (dalle recensioni di ristoranti ai fatti di cronaca nera) sui quartieri di 15 città americane.</p>
<p><strong>Lettore, aiutaci tu<br />
</strong>Se poi le tecnologie in dotazione sono antiquate e i giornalisti tecnologizzati scarseggiano, i quotidiani in cerca di futuro possono affidarsi alla rete di raccogliere abbastanza occhi per lavori che nessun reporter da solo riuscirebbe a portare a termine. Lo ha fatto il <em>Guardian</em> qualche settimana fa. <a href="http://mps-expenses.guardian.co.uk/" target="_blank">Ha messo sul web</a> migliaia di pagine di note spese dei parlamentari britannici e chiesto agli utenti di leggerle e segnalare voci sospette.</p>
<p>In attesa dei risultati la morale è chiara: computer o esseri umani, la salvezza del giornalismo passa dalla capacità di dare un senso ai dati.<br />
<em><br />
Articolo pubblicato su Chips&amp;Salsa/Il Manifesto del 11 luglio 2009</em></p>
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		<title>Parole sante</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jan 2008 15:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Occorre pertanto chiedersi se sia saggio lasciare che gli strumenti della comunicazione sociale siano asserviti a un protagonismo indiscriminato o finiscano in balia di chi se ne avvale per manipolare le coscienze.
[...]
Oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=466&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><blockquote>
<p style="margin-bottom:0;">Occorre pertanto chiedersi se sia saggio lasciare che gli strumenti della comunicazione sociale siano asserviti a un protagonismo indiscriminato o finiscano in balia di <b>chi se ne avvale per manipolare le coscienze</b>.</p>
<p style="margin-bottom:0;">[...]</p>
<p style="margin-bottom:0;">Oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa <b>non solo di rappresentare la realtà</b>, ma di <b>determinarla</b> grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede. Si constata, ad esempio, che su talune vicende i <i>media</i> non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per <b>“creare”</b> gli eventi stessi.</p>
</blockquote>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/01/papa-ratzinger.jpg" title="papa-ratzinger.jpg"><img src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/01/papa-ratzinger.jpg?w=141&#038;h=181" alt="papa-ratzinger.jpg" align="right" height="181" hspace="5" vspace="5" width="141" /></a>Come non essere d&#8217;accordo con queste considerazioni? Soprattutto pensando che vengono da <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/communications/documents/hf_ben-xvi_mes_20080124_42nd-world-communications-day_it.html">uno che se ne intende</a>. Ovvero, dal capo di <b>un&#8217;istituzione</b> che la scorsa settimana ha diretto con la maestria e la sicurezza di un Bernstein l&#8217;orchestra dei media italiani in un&#8217;opera di sublime <b>&#8220;suggestione&#8221;</b>.  Ci vogliono infatti doti straordinarie (miracolose?) per <b>&#8220;creare&#8221;</b> una <b>&#8220;realtà&#8221;</b> nella quale <a href="http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/esteri/benedettoxvi-18/testo-della-lettera/testo-della-lettera.html">una lettera firmata</a> da 67 docenti universitari, scritta due mesi fa, possa apparire come una censura ai danni di un uomo, di un&#8217;istituzione, di uno stato ricchi, potenti e influenti come pochi altri nella vita politica, sociale e culturale italiana.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Un ribaltamento dei fatti e un&#8217;opera di <b>&#8220;manipolazione delle coscienze&#8221;</b> che ha portato tanti a riempirsi la bocca sul diritto di parola e di libertà di pensiero del gigante, senza accorgersi di trascurare &#8211; e in alcuni casi dileggiare &#8211; lo stesso diritto e la stessa libertà quando riguardava quelli che in questa vicenda erano chiaramente <a href="http://mastroblog.wordpress.com/2008/01/21/dalla-parte-dei-deboli/">i più deboli</a>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/mastroblog.wordpress.com/466/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/mastroblog.wordpress.com/466/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/466/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/466/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/466/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/466/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/466/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/466/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/466/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/466/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/466/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/466/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=466&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>News gratuite: è il turno del Financial Times</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Oct 2007 15:44:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo il New York Times, anche un altra storica testata compie un passo verso l&#8217;offerta di news gratuite (anche se parziale). Il Financial Times (FT) ha infatti annunciato che da metà ottobre, in concomitanza con un profondo restyling del sito, &#8220;libererà&#8221; le sue notizie, fino ad oggi a pagamento, rendendole disponibili gratis anche se con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=446&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Dopo il New York Times, anche un altra storica testata compie un passo verso l&#8217;offerta di news gratuite (anche se parziale). Il <strong>Financial Times (FT) </strong><a href="http://www.iht.com/articles/2007/10/01/business/paper01web.php">ha infatti annunciato</a> che da metà ottobre, in concomitanza con un profondo restyling del sito, &#8220;libererà&#8221; le sue notizie, fino ad oggi a pagamento, rendendole disponibili <strong>gratis</strong> anche se con un limite: <strong>30 articoli al mese</strong> per lettore. Raggiunta la quota, se vorrà fruire di un maggior numero di contenuti, l&#8217;utente dovrà abbonarsi, né più né meno come accade oggi (98,99 sterline all&#8217;anno o 8,25 sterline al mese).</p>
<p>La novità dell&#8217;approccio sta proprio in questo accesso gratuito parziale che deriva da una netta differenziazione degli utenti del sito e dimostra come i margini per sperimentare nuovi modelli di business da parte dei quotidiani online ci sono. Come <a href="http://www.visionpost.it/index.asp?C=10&amp;I=2475">ho già scritto qui</a>, il FT cerca in questo modo di salvare capra e cavoli. Da un lato, rendendo i suoi contenuti liberi, spera di far entrare i suoi articoli nella grande conversazione e aumentare gli <strong>accessi occasionali</strong> di coloro che arrivano al sito dai motori di ricerca e da segnalazioni varie. Dall&#8217;altro, vuole conservare un patrimonio del sito, quei <strong>lettori fedeli</strong> (sono più di 100 mila, a quanto pare), così fedeli  da essere disposti a pagare per l&#8217;accesso completo ai contenuti.</p>
<p>La strada verso una progressiva offerta gratuita dei contenuti è dunque tracciata. Nemmeno due settimane addietro, come è noto, il quotidiano americano <a href="http://www.nytimes.com/2007/09/18/business/media/18times.html?ex=1347768000&amp;en=880b9ab85717b29d&amp;ei=5088&amp;partner=rssnyt&amp;emc=rss">ha deciso</a> di eliminare TimesSelect, il programma che offriva a pagamento (49,95 dollari all&#8217;anno, 7,95 al mese) l&#8217;accesso agli articoli degli editorialisti del quotidiano e al suo ricchissimo archivio. Ora è la volta di un quotidiano che è stato fin qui uno strenuo difensore del modello a pagamento. Il tutto mentre Murdoch ha già fatto sapere che le news senza abbonamento potrebbe essere una delle prossime mosse del sito del &#8220;suo&#8221; Wall Street Journal.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/mastroblog.wordpress.com/446/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/mastroblog.wordpress.com/446/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/446/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/446/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/446/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/446/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/446/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/446/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=446&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;agenda degli utenti contro quella dei media di massa</title>
		<link>http://mastroblog.wordpress.com/2007/09/12/lagenda-degli-utenti-contro-quella-dei-media-di-massa/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Sep 2007 20:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<guid isPermaLink="false">http://mastroblog.wordpress.com/2007/09/12/lagenda-degli-utenti-contro-quella-dei-media-di-massa/</guid>
		<description><![CDATA[Un recente studio redatto dal Project for excellence in journalism (Pej) &#8211; gli stessi che ogni anno compilano il fondamentale rapporto sullo stato dell&#8217;informazione negli Stati Uniti &#8211; mette a confronto, in una settimana tipo, la selezione delle notizie da parte dei media tradizionali e di alcuni dei più popolari siti di notizie gestiti interamente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=443&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Un recente studio redatto dal <strong>Project for excellence in journalism</strong> (Pej) &#8211; gli stessi che ogni anno compilano il fondamentale rapporto sullo <a href="http://www.stateofthenewsmedia.com/" target="_blank">stato dell&#8217;informazione</a> negli Stati Uniti &#8211; <a href="http://www.journalism.org/node/7493" target="_blank">mette a confronto</a>, in una settimana tipo, la selezione delle notizie da parte dei <strong>media tradizionali</strong> e di alcuni dei più popolari siti di notizie gestiti interamente dagli utenti, quali <a href="http://www.digg.com" target="_blank">Digg</a>, <a href="http://www.reddit.com" target="_blank">Reddit</a> e <a href="http://del.icio.us/" target="_blank">Del.icio.us</a>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è quello di capire come cambia l&#8217;agenda dei media una volta che sia eliminato il lavoro di una <strong>redazione centrale</strong> e si esca dalle prassi consolidate dei mainstream media. Si tratta solo di un primo passo, ovviamente, che necessita di ulteriori approfondimenti. Mi pare, comunque, molto interessante. I primi spunti che mi ha suscitato li ho <a href="http://www.visionpost.it/index.asp?C=10&amp;I=2415">pubblicati qui.</a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/mastroblog.wordpress.com/443/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/mastroblog.wordpress.com/443/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/443/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/443/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/443/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/443/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/443/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/443/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/443/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/443/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/443/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/443/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=443&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>NewAssignment: scocca l&#8217;ora zero</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2007 08:32:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo mesi di raccolta fondi e un blog molto aggiornato sulle dinamiche delle nuove forme di giornalismo in rete, finalmente newassignment, esperimento di open source journalism di Jay Rosen, parte con il suo primo progetto sul campo: AssignmentZero. Il tema assegnato a Jeff Howe, giornalista di Wired che ne parla qui, alla squadra di redattori [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=359&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Dopo mesi di raccolta fondi e un blog molto aggiornato sulle dinamiche delle nuove forme di giornalismo in rete, finalmente <a href="http://newassignment.net/">newassignment</a>, esperimento di <em>open source journalism</em> di <strong>Jay Rosen</strong>, parte con il suo primo progetto sul campo: <a href="http://zero.newassignment.net/">AssignmentZero</a>. Il tema assegnato a <strong>Jeff Howe</strong>, giornalista di Wired che ne parla <a href="http://feeds.feedburner.com/~r/typepad/JeffPHowe/cs/~3/101728308/assignment_zero.html">qui</a>, alla squadra di redattori e grafici capitanati da <strong>Lauren Sandler</strong> e a tutti quelli che vogliono partecipare all&#8217;impresa è, guarda caso, il <strong>crowdsourcing</strong>, ovvero un&#8217;analisi delle possibilità che la rete offre a singoli, aziende, e associazioni di sfruttare l&#8217;intelligenza collettiva.</p>
<p><a href="http://zero.newassignment.net/">AssignmentZero</a> offre già qualche indicazione su come è stato impostato il lavoro. Un <a href="http://zero.newassignment.net/the_scoop" title="blog">blog</a>, gestito dall&#8217;editor, aggiorna sull&#8217;evoluzione del progetto. <a href="http://zero.newassignment.net/desk" title="Un'area">Un&#8217;area</a> riguarda agli assignment, i compiti che chi collabora può prendersi in carico. Per esempio: <a href="http://zero.newassignment.net/desk#node-676" title="un'analisi del funzionamento">un&#8217;analisi del funzionamento</a> di Threadless, sito di design che sfrutta l&#8217;immaginazione delle masse virtuali per disegnare t-shirt, oppure la <a href="http://zero.newassignment.net/desk#node-673" title="ricerca di persone da intervistare">ricerca di persone da intervistare</a> per ottenere informazioni sui siti di social news, o ancora un&#8217;intervista a Lawrence Lessig. Un <a href="http://zero.newassignment.net/exchange" title="forum">forum</a>, infine, permette ai collaboratori di discutere e sviluppare idee.</p>
<p>La partecipazione, visto che il progetto è appena partito, ovviamente ancora manca. Ma non può non stupire <strong>favorevolmente </strong>il gran lavoro che già è stato fatto per sviscerare i vari aspetti del tema e trovare i possibili interlocutori. Senza contare che, anche così com&#8217;è, <a href="http://zero.newassignment.net/desk">l&#8217;area di lavoro</a> offre una serie di preziosissime indicazioni per chiunque voglia interessarsi all&#8217;argomento.</p>
<p>Detto questo, la riuscita del progetto si giocherà proprio sulla capacità di richiamare e gestire la partecipazione conducendola verso un esito creativo e informativo. E per questo bisognerà aspettare un paio di mesi.</p>
<p>Ne parlo più diffusamente <a href="http://www.visionblog.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=730">qui</a>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/mastroblog.wordpress.com/359/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/mastroblog.wordpress.com/359/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/359/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/359/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/359/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/359/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/359/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/359/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/359/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/359/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/359/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/359/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=359&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La zia Bbc e il ragazzo YouTube</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2007 10:49:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>
		<category><![CDATA[il manifesto]]></category>
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		<description><![CDATA[E alla fine la “zietta” andò a passeggio con il nipotino per le strade del web. Sembra il finale di una favola e invece è l&#8217;inizio di una storia che parla del futuro dei media.
Protagonisti due personaggi, in apparenza, poco compatibili. Una signora attempata, la Bbc, che da anni informa e intrattiene i sudditi di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=357&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://mastroblog.files.wordpress.com/2006/12/testpg.gif" title="testpg.gif"><img src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2006/12/testpg.gif?w=170&#038;h=28" alt="testpg.gif" align="right" height="28" hspace="5" vspace="5" width="170" /></a>E alla fine la “zietta” andò a passeggio con il nipotino per le strade del web. Sembra il finale di una favola e invece è l&#8217;inizio di una storia che parla del futuro dei media.</p>
<p>Protagonisti due personaggi, in apparenza, poco compatibili. Una signora attempata, la <a href="http://bbc.co.uk/news">Bbc</a>, che da anni informa e intrattiene i sudditi di sua Maestà, tanto che questi la considerano un&#8217;anziana parente (<em>auntie</em>, zietta, appunto). E un giovincello americano chiamato <a href="http://www.youtube.com">YouTube</a>, che di mestiere offre video su Web. Da una parte l&#8217;<strong>aristocratica lady</strong>, classe 1922, che ha attraversato da protagonista il secolo breve, quello in cui si è diffusa la comunicazione di massa. Dall&#8217;altra l&#8217;<strong>impertinente teenager</strong> californiano, nato nel 2005 e assurto in pochissimo tempo a boss incontrastato dell&#8217;immagine in movimento su Internet. L&#8217;emittente che ha fatto della qualità il proprio marchio di fabbrica e il sito diventato celebre grazie a milioni di video casalinghi, sgranati e tremolanti.  <span id="more-357"></span></p>
<p>Questi due tipi mediatici così diversi per età e costumi, racconta la storia, hanno trovato un&#8217;intesa in qualche modo epocale. La Bbc è diventata infatti la prima televisione tradizionale di un certo rilievo a stringere <strong>un accordo organico</strong> con YouTube. Risultato: il sito ospiterà tre canali curati dalla rete inglese. Il primo, <a href="http://www.youtube.com/bbc">Bbc</a>, è già attivo. Offrirà spezzoni, dietro le quinte e materiale inedito relativo ad alcuni programmi di successo dell&#8217;emittente. Il secondo, <a href="http://www.youtube.com/bbcworldwide">Bbc Worldwide</a>, anche esso già disponibile, presenta video tratti dai capienti archivi del servizio pubblico anglosassone. Il terzo, <strong>Bbc News</strong>, arriverà più avanti e si comporrà di 30 video giornalieri di carattere informativo. Come  il precedente, si finanzierà con la pubblicità.</p>
<p>Del matrimonio tra la vecchietta e il ragazzino non sono stati resi noti i dettagli finanziari. Ma, a prima vista, il connubio sembra vantaggioso per entrambi i convolanti. Il braccio commerciale della signora inglese è insoddisfatto dell&#8217;accordo sui finanziamenti governativi stipulato a gennaio scorso. E vede nel Web e nei<strong> 20 milioni di visitatori mensili</strong> di YouTube un&#8217;occasione per aumentare, attraverso la propria diffusione in paesi di lingua inglese, le entrate pubblicitarie sempre più necessarie. Per il marmocchio a stelle e strisce, l&#8217;unione capita a fagiolo, proprio nel momento in cui i rapporti con i big dell&#8217;intrattenimento non sono all&#8217;apice. <strong>Viacom</strong>, colosso della tv su cavo e satellite, per esempio, ha recentemente deciso di togliere 100 mila video dal sito. E, quasi in segno di spregio, ha stretto un accordo con <strong>Joost</strong>, la tv via Web realizzata dai creatori di <strong>Skype</strong>, che punta a mettere in piedi un modello alternativo a quello proposto da YouTube. Un altro colosso dell&#8217;entertainment, <strong>Nbc Universal</strong>, si è invece più volte  lamentato dell&#8217;incapacità del servizio di realizzare efficaci sistemi di protezione del copyright.</p>
<p>Insomma, le nozze con un nome prestigioso dell&#8217;aristocrazia mediatica erano proprio quello che ci voleva per dare un&#8217;aura di rispettabilità a un sito dipinto spesso come un&#8217;accozzaglia di materiale illegale e di bassa qualità. E&#8217; vero che da quando YouTube è stato acquisito da <strong>Google per 1,65 miliardi</strong> di dollari gli accessi al servizio hanno continuato a crescere. Ed è vero che insieme a questi sono arrivati gli accordi con vari fornitori di contenuti. Dall&#8217;<strong>Nba</strong>, il campionato professionistico di basketball americano, al <strong>Sundance Festival</strong>, il più popolare concorso cinematografico indipendente degli Stati Uniti, sono centinaia le organizzazioni che hanno deciso di aprire canali dedicati su YouTube. Ma i colossi dei media, i proprietari delle grandi bacheche di prodotti pregiati, quelli, niente. Tuttalpiù, qualche timida esplorazione, qualche accordo in tono minore. Ma soprattutto tanta diffidenza.</p>
<p>A questi tipi qui infatti l&#8217;accoppiata YouTube-Google fa paura. Non solo per ragioni di violazione del copyright. C&#8217;è qualcosa di più fondamentale sotto. Tanto fondamentale quanto il timore che il motore di ricerca di Mountain View si metta a fare (bene) il loro mestiere. <strong>Eric Schmidt</strong>, amministratore delegato di Google, ripete spesso che la sua azienda non è una media company e che i grandi dell&#8217;intrattenimento hanno poco da temere. Ma queste rassicurazioni servono a poco di fronte a un&#8217;occhiata ai fatti. <strong>Come agisce una media company</strong>, <a href="http://feeds.feedburner.com/~r/OmMalik/~3/98109993/">si è chiesto</a> pochi giorni fa un acuto commentatore del Web, <strike>Om Malik</strike> Robert Young? Risposta: acquista, spesso a caro prezzo, contenuti da terze parti scommettendo che attireranno audience; li offre sulla sua piattaforma di distribuzione (televisione via satellite, cavo, PayTv); vende infine gli spettatori ai pubblicitari per guadagnare sugli investimenti. E <strong>come agisce Google-YouTube?</strong> Offre accordi ai possessori di contenuti garantendo una determinata cifra; mette i prodotti acquistati a disposizione sui siti dei suoi servizi; attira pubblico e dunque pubblicità.</p>
<p>Insomma, messa così, la differenza non è poi così grande. A parte per un dettaglio. Oggi, i network televisivi acquistano i programmi direttamente da chi li realizza, mentre Google si appoggia proprio alle tv tradizionali. Oggi. Ma domani, si chiedono i media tradizionali? Chi impedirà al motore di ricerca di Mountain View, diventato più robusto grazie alla pubblicità, di scavalcarli e rivolgersi direttamente alle <strong>Endemol di turno</strong> per comprare formati pregiati? E siccome YouTube può attirare inserzionisti danarosi e arricchirsi solo grazie ai loro contenuti di qualità, sono restii a darglieli. La diffidenza, allora, non riguarda tanto la molto invocata pirateria. Quanto il legittimo terrore di chi teme di <strong>nutrire oggi la creatura che domani lo divorerà</strong>.</p>
<p>E&#8217; in questo scenario da giungla, dominato da <strong>paure ancestrali</strong> ancora ben presenti nel capitalismo contemporaneo, che arriva il matrimonio tra Bbc e YouTube. Tra chi era già lì a raccontare l&#8217;Urss di Stalin e la Cina di Mao. E chi è diventato celebre grazie al finto videoblog di una ragazzina soprannominata <a href="http://www.youtube.com/profile?user=lonelygirl15">lonelygirl15</a>, rivelatosi poi un&#8217;astuta operazione commerciale. In questo contesto le nozze improbabili aprono una breccia. Nella quale, se si guarda bene, si sta già infilando il futuro.</p>
<p><strong>Raffaele Mastrolonardo</strong></p>
<p>(pubblicato su <strong>il manifesto</strong> 8 marzo 2007)</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/mastroblog.wordpress.com/357/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/mastroblog.wordpress.com/357/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/357/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/357/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/357/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/357/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/357/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/357/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/357/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/357/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/357/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/357/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=357&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Piccoli quotidiani crescono</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 10:12:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[2043, 2014 o 2012. L&#8217;ultima copia cartacea del New York Times sarà venduta in uno di questi anni, a sentire tre differenti ipotesi. La prima è proposta dallo studioso di editoria Philip Meyer. La seconda è il frutto di una ricerca della Columbia University. La terza, in realtà, non è una previsione, quanto la deduzione [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=348&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://mastroblog.files.wordpress.com/2006/12/testpg.gif" title="testpg.gif"><img src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2006/12/testpg.gif?w=152&#038;h=25" alt="testpg.gif" align="right" height="25" hspace="5" vspace="5" width="152" /></a>2043, 2014 o 2012. L&#8217;ultima copia cartacea del New York Times sarà venduta in uno di questi anni, a sentire tre differenti ipotesi. La prima è proposta dallo studioso di editoria <strong>Philip Meyer</strong>. La seconda è il frutto di una ricerca della <strong>Columbia University</strong>. La terza, in realtà, non è una previsione, quanto la deduzione derivata da <a href="http://mastroblog.wordpress.com/2007/02/09/carta-addio-il-new-york-times-si-prepara-al-salto-nella-rete/">un&#8217;affermazione</a> di <strong>Arthur Ochs Sulzberger Jr</strong>, editore e presidente del New York Times, che la settimana scorsa ha fatto il giro del mondo: “non so se da qui a cinque anni continueremo a stampare il Times. E sapete una cosa? Non mi interessa”.</p>
<p>A seconda dei punti di vista, al caro vecchio quotidiano di carta resterebbe dunque un lasso di vita compreso tra i 5 e 35 anni. Bisogna iniziare a vestirsi a lutto, allora? Può darsi. Ma solo dopo avere considerato che la scomparsa di un oggetto così diffuso e da così tanto nelle abitudini degli individui è soprattutto <strong>una bella storia</strong>. Che parla dell&#8217;inesorabile avanzare del tempo condendolo con un pizzico di millenarismo ed evoca paura del cambiamento insieme a malinconici pensieri su un&#8217;epoca al tramonto. L&#8217;immagine dell&#8217;ultima copia del giornale più famoso del mondo e del progressivo addio alla cellulosa è, in questo senso, più che altro una <strong>metafora giornalistica</strong>. Non c&#8217;è bisogno di immaginare un futuro senza carta, infatti, per avere qualche timida indicazione sull&#8217;avvenire; <strong>basta guardare qui ed ora</strong>. Da tempo, i tradizionali bastioni dell&#8217;informazione provano a cambiare mentre si confrontano con il nuovo ambiente e le sue leggi. Producendo tentativi, esperimenti, pratiche che si sviluppano lungo molteplici linee. <span id="more-348"></span><strong>Relazioni</strong>. La Rete abbassa i costi di pubblicazione e dunque aumenta esponenzialmente il numero di coloro che sono in grado di produrre informazione, anche se non hanno studiato o non sono pagati per farlo. Di fronte a questa massa di news non professionali chiamata citizen journalism alcuni media tradizionali sono passati dalla paura alla collaborazione. La scorsa settimana l&#8217;agenzia di stampa Associated Press ha stretto un accordo con il sito di giornalismo dal basso <a href="http://www.nowpublic.com">NowPublic.com</a> che le consentirà di distribuire fotografie, video, e notizie realizzate da semplici amatori, i quali, a seconda del loro contributo, saranno ricompensati. Da parte sua, pochi giorni fa il New York Times ha annunciato che da marzo comincerà a pubblicare anche video prodotti dagli utenti. Cosa che, fra l&#8217;altro fa già l&#8217;italiana Repubblica. Nella stessa direzione di apertura verso i dilettanti si sono mossi anche Bbc e Reuters. Quest&#8217;ultima, in particolare, ha investito 7 milioni di dollari in <a href="http://www.BlogBurst.com">BlogBurst</a>, sito di distribuzione di contenuti presi dai blog. Reuters offrirà questi contenuti attraverso i propri canali, come già fanno, fra gli altri, il Washington Post e il Guardian.</p>
<p><strong>Organizzazione</strong>. L&#8217;influenza crescente della Rete ha un effetto all&#8217;interno delle macchine dell&#8217;informazione. Molti quotidiani &#8211; Los Angeles Times, New York Times e Washington Post, tra gli altri &#8211; hanno avviato piani di integrazione progressiva della redazione online e di quella cartacea. Nel tentativo di adattare l&#8217;organizzazione a un flusso di produzione delle notizie che non è più quello del quotidiano tradizionale ma si svolge lungo l&#8217;arco delle 24 ore. Alcuni, inoltre, stanno rivedendo l&#8217;dea del primato della carta, pubblicando notizie e reportage esclusivi sul web prima che nell&#8217;edizione a stampa.</p>
<p><strong>Cultura</strong>. L&#8217;universo Internet è più permeabile di quello cartaceo. La comunicazione paga, l&#8217;isolamento no. Ecco dunque che i grandi media, una volta online, sono costretti a uscire dalla propria tradizionale torre d&#8217;avorio e a comunicare con nuovi soggetti dell&#8217;ecosistema. Il sito del Corriere della sera, per esempio, ha timidamente cominciato a inserire all&#8217;interno del corpo dell&#8217;articoli link a fonti esterne. Una pratica naturale per chi utilizza il Web, ma non ancora così ovvia nelle propaggini online dei grandi quotidiani italiani (Repubblica.it, per esempio, non l&#8217;adotta).</p>
<p><strong>Tecniche</strong>. In alcuni casi i meccanismi virtuali influiscono direttamente sulle tecniche giornalistiche. Si pensi all&#8217;arte del titolo che in Rete, sempre di più, sacrifica ironia e giochi di parole all&#8217;esigenza di essere rintracciati dai motori di ricerca, che portano accessi al sito e dunque pubblicità. Google e compagnia, infatti, non apprezzano l&#8217;arguzia. Per trovare le notizie hanno bisogno di titoli lunghi, esplicativi e contenenti le parole chiave relative all&#8217;articolo. Insomma, “Pastore tedesco”, celebre titolo con cui questo giornale ha salutato l&#8217;elezione a Papa di Joseph Ratzinger, non sarebbe l&#8217;ideale online. Non obbedisce ai principi della Search engine optimization (Seo), tecnica sviluppate per migliorare il piazzamento nei risultati di una ricerca che sta guadagnando piede nelle redazioni. Il quotidiano inglese The Times e l&#8217;americano Boston Globe hanno già cominciato a pagare ai propri redattori appositi corsi di formazione.</p>
<p><strong>Raffaele Mastrolonardo</strong></p>
<p>(da il manifesto 15 febbraio 2007)</p>
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		<title>Carta addio, il New York Times si prepara al salto nella Rete</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Feb 2007 07:16:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[il manifesto]]></category>
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		<description><![CDATA[“Davvero, non so se da qui a cinque anni continueremo a stampare il Times. E sapete una cosa? Non mi interessa”. Così Arthur Ochs Sulzberger Jr, editore e presidente del New York Times, in un&#8217;intervista al quotidiano israeliano Haartez, che ha scioccato le redazioni di mezzo globo.
Nel 2012, a sentire l&#8217;ultimo discendente della famiglia che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=340&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://mastroblog.files.wordpress.com/2006/12/testpg.gif" title="testpg.gif"><img src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2006/12/testpg.gif?w=176&#038;h=31" alt="testpg.gif" align="right" height="31" hspace="5" vspace="5" width="176" /></a>“Davvero, non so se da qui a cinque anni continueremo a stampare il Times. E sapete una cosa? Non mi interessa”. Così <strong>Arthur Ochs Sulzberger Jr</strong>, editore e presidente del <a href="http://www.nyt.com">New York Times</a>, in <a href="http://www.haaretz.com/hasen/spages/822775.html">un&#8217;intervista </a>al quotidiano israeliano Haartez, che ha scioccato le redazioni di mezzo globo.</p>
<p>Nel <strong>2012</strong>, a sentire l&#8217;ultimo discendente della famiglia che da quattro generazioni lo guida, il quotidiano più importante d&#8217;America e forse del mondo potrebbe anche avere detto addio alla carta per concentrarsi solo sul Web. “Internet è un posto meraviglioso ed è lì che ci stiamo dirigendo”, ha proclamato, illustrando per il suo gruppo mediatico un percorso verso il mondo virtuale che appare senza ritorno.</p>
<p>È lì, dopo tutto, nell&#8217;universo dei bit, che ci sono<strong> i numeri </strong>(1 milione e mezzo al giorno ormai gli utenti del sito del giornale della Grande Mela), i<strong> lettori giovani</strong> (37 anni la media dell&#8217;edizione online del Times contro i 42 di quella cartacea) e la <strong>possibilità di risparmiare sui costi</strong> (“L&#8217;ultima volta che abbiamo fatto un investimento significativo sulla stampa – ha detto Sulzberger &#8211; ci è costato almeno 1 miliardo di dollari. Le spese di sviluppo del sito non arrivano a quel livello”).</p>
<p>Si procede dunque, senza nostalgia, in una transizione che, all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione, passa per l&#8217;integrazione della redazione web con quella tradizionale. Un processo non sempre facile, vista la delicatezza dei meccanismi che regolano la produzione di notizie in un giornale, ma che, secondo  <strong>Sulzberger</strong>, “è stato infine abbracciato e supportato dai giornalisti una volta che hanno capito l&#8217;idea”.</p>
<p><span id="more-340"></span></p>
<p>L&#8217;idea, già. Un&#8217;intuizione che sembra essere molto popolare di questi tempi visto che le profezie sulla fine dei quotidiani così come li abbiamo sempre conosciuti non sono mai state così di moda.  «L’ultima copia del New York Times», si intitola, per esempio, un recente libro di Vittorio Sabadin (Donzelli editore, pp.166) <a href="http://chipsandsalsa.wordpress.com/2007/02/01/la-carta-sta-finendo-bellezza/">recensito sul manifesto</a> la settimana scorsa. «Il web ucciderà i giornali?» recita uno studio realizzato presentato questo lunedì a Milano, riecheggiando un titolo di qualche mese fa del settimanale The Economist (<a href="http://www.economist.com/opinion/displaystory.cfm?story_id=7830218">“Chi ha ammazzato il giornale?”</a>). Il tutto mentre un ormai classico testo di Philip Meyer fissa addirittura la data del decesso nell&#8217;anno <strike>2046</strike> 2043 in un libro intitolato guarda caso <a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;ct=res&amp;cd=2&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.amazon.com%2FVanishing-Newspaper-Saving-Journalism-Information%2Fdp%2F0826215688&amp;ei=3R7MRYuvH5einQOz1fRL&amp;usg=__8wLGJokCFl5F7bh137nLP2MsaqQ=&amp;sig2=0f1r3iFwqJy31IF0Mc-GNg">«Il quotidiano in via di estinzione»</a>.</p>
<p>Tra dati di fatto (crisi di circolazione dei giornali e crescita del Web) e sensazionalismo (il morto, anche se di carta, tira sempre), il timore che presto dovremo <strong>rinunciare all&#8217;amata creatura di cellulosa e piombo</strong> non è più una novità. Ma quando alle esagerazioni dei giornalisti e alle analisi degli accademici si aggiungono le affermazioni di uno come Sulzberger, che sui giornali investe i propri denari, l&#8217;ipotesi diventa improvvisamente più concreta. Soprattutto pensando che solo una settimana fa <strong>Janet L. Robinson</strong>, amministratore delegato di Times Company, il gruppo editoriale di cui il News York Times é il fiore all&#8217;occhiello, <a href="http://www.boston.com/business/globe/articles/2007/01/19/ceo_hints_times_co_wont_sell_globe/">ha rivelato</a> che le entrate delle imprese online della società saliranno del 30 per cento nel 2007, a fronte di una performance complessiva del gruppo non esaltante. Nell&#8217;anno appena concluso, ha aggiunto Robinson, ansioso di metterne in luce la crescente importanza, gli asset digitali sono valsi già l&#8217;8 per cento del fatturato totale.</p>
<p>Insomma, come ha capito da tempo <strong>Rupert Murdoch</strong>, che nel luglio 2005 <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/4695495.stm">sborsò 580 milioni di dollari</a> per MySpace.com, sito di blog e di interazione sociale, il futuro commerciale passa per la Rete. Anche se non necessariamente solo per essa. In questo senso, le parole decise di Sulzberger sul giornale solo sul Web sono una dichiarazione di intenti per gli investitori più che una profezia da prendere alla lettera. Di fronte a mercati ansiosi di prospettive di crescita, il boss <strong>ribadisce la volontà</strong> strategica di perseguire la marcia digitale, costi quel che costi e  la volontà di reinventarsi.</p>
<p>“Il giornale non è più il centro focale della vita della città come era dieci anni fa”, ha aggiunto. Alcune informazioni che un tempo erano prerogative dei quotidiani sono infatti ormai disponibili su migliaia di siti Web. E allora la sfida è <strong>adattarsi al nuovo ambiente</strong> e trovare nuovi modi di relazione con i suoi variegati abitanti, per esempio “integrando il materiale che proviene dai blogger o da contributi esterni” in modo da “essere parte della comunità e dialogare con essa”.</p>
<p>A patto, però di non dimenticare il proprio punto di forza: <strong>l&#8217;autorevolezza</strong>. “Siamo amministratori delle notizie – ha concluso Sulzberger &#8211; la gente non viene sul sito del Times per leggere i blog, ma per trovare news di cui ci si può fidare”. Che è un po&#8217; come dire: i supporti passano, il giornalismo, le sue prerogative e la sua funzione, restano. Nel mondo degli atomi come in quello dei bit.</p>
<p>(da <strong>il manifesto</strong>, 9 febbraio 2006)</p>
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		<title>Quel titolo piace. A Google</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Feb 2007 09:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fantasia, creatività, giochi di parole. E un solo obiettivo: catturare con un colpo ad effetto l&#8217;attenzione del lettore. L&#8217;arte del titolo, coltivata nelle redazioni con il rispetto che si deve a una disciplina di grande tradizione, è in crisi. Tutta colpa, a leggere un articolo  del magazine online Cnet, dei motori di ricerca che, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=338&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://mastroblog.files.wordpress.com/2007/01/logo_home_corriere.gif" title="logo_home_corriere.gif"><img src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2007/01/logo_home_corriere.gif?w=263&#038;h=38" alt="logo_home_corriere.gif" align="right" height="38" hspace="5" vspace="5" width="263" /></a>Fantasia, creatività, giochi di parole. E un solo obiettivo: catturare con un colpo ad effetto l&#8217;attenzione del lettore. L&#8217;arte del titolo, coltivata nelle redazioni con il rispetto che si deve a una disciplina di grande tradizione, è in crisi. Tutta colpa, a leggere un <a href="openlink('http://news.com.com/Newspapers+search+for+Web+headline+magic/2100-1038_3-6155739.html?tag=st.prev')">articolo </a> del magazine online Cnet, dei motori di ricerca che, in quanto macchine, sono dei lettori un po&#8217; ottusi: non vogliono farsi stupire e nemmeno appaiono inclini a ridere di un&#8217;ardita associazione. Anzi, preferiscono un <strong>linguaggio piano</strong> e termini strettamente <strong>correlati con il contenuto della notizia</strong>.</p>
<p>Addio fantasia, dunque? Forse. Anche perché, sempre più spesso, è a questi clienti artificiali che un giornalista online pensa quando deve decidere come titolare un pezzo. La ragione è semplice: una crescente quantità di traffico (e, grazie a questo, di pubblicità) arriva sui siti Web delle maggiori testate <strong>passando attraverso Google e compagni</strong>. Risultato: su Internet, per farsi trovare dai lettori in carne ed ossa bisogna mettere in soffitta le pratiche tramandate negli anni tra una scrivania di un giornale e l&#8217;altra e seguire le regole di una disciplina più fredda ma molto efficace, la <strong>Search Engine Optimization</strong> (SEO), che raccoglie tutti quegli accorgimenti per massimizzare le probabilità di un sito di figurare in alto nei risultati di una ricerca Internet.</p>
<p><a href="http://http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2007/02_Febbraio/05/google_titoli.shtml">Continua a leggere</a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/mastroblog.wordpress.com/338/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/mastroblog.wordpress.com/338/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/338/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/338/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/338/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/338/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/338/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/338/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/338/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/338/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/338/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/338/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=338&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>E se fosse tutta una questione di fiducia?</title>
		<link>http://mastroblog.wordpress.com/2007/01/26/e-se-fosse-tutta-una-questione-di-fiducia/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Jan 2007 18:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>

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		<description><![CDATA[Più volte l&#8217;hanno accusato di essere l&#8217;uomo che sta mandando in rovina i quotidiani. Tutta colpa del suo sito, craigslist, che sottrae ai giornali preziosi introiti sul fronte annunci (compravendita di case, ricerche di lavoro, etc.). Lui, Craig Newmark, si è sempre difeso da questa accusa, definendo la stampa il sale della democrazia e augurando [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=331&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="../files/2007/01/trust-reflection.jpg" title="trust-reflection.jpg"><img src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2007/01/trust-reflection.miniatura.jpg" alt="trust-reflection.jpg" align="left" hspace="5" vspace="5" /></a>Più volte l&#8217;hanno accusato di essere l&#8217;uomo che sta <a href="http://nymag.com/nymetro/news/media/internet/15500/">mandando in rovina i quotidiani</a>. Tutta colpa del suo sito, <a href="http://geo.craigslist.org/iso/it">craigslist</a>, che sottrae ai giornali preziosi introiti sul fronte annunci (compravendita di case, ricerche di lavoro, etc.). Lui, <a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;ct=res&amp;cd=1&amp;url=http%3A%2F%2Fen.wikipedia.org%2Fwiki%2FCraig_Newmark&amp;ei=ETm6Rb6KDomW2ALF7425CA&amp;usg=__e5Xzri1AXpA--wHlhYGA1gmILW8=&amp;sig2=Tc-zHnOi3Ht9Pf6GSBaSmg">Craig Newmark</a>, si è sempre difeso da questa accusa, definendo la stampa il sale della democrazia e augurando ai suoi campioni lunga e prospera vita.</p>
<p>Oggi, per ribadire quanto sia lontano dal voler interpretare la parte dell&#8217;<strong>ammazza-quotidiani</strong>, ha deciso di <a href="http://www.nieman.harvard.edu/reports/06-4NRwinter/p25-0604-newmark.html">mettere la sua esperienza</a> (via <a href="http://feeds.feedburner.com/~r/typepad/social_media/~3/81834514/craig_newmark_o.html">Social Media</a>) di coltivatore di comunità online al servizio dei suoi presunti &#8220;nemici&#8221;. Offrendo un po&#8217; di consigli ai professionisti della notizia. Gratis, per giunta.</p>
<p>In poche righe, la lezione del professor Newmark può essere sintetizzata così: tutto, ma proprio tutto, parte dalla costruzione di un <strong>cultura della fiducia</strong> (<em>trust</em>), vale a dire trattare gli altri come questi vogliono essere trattati. Dunque, massima attenzione nel combattere e correggere tutti quegli elementi di disinformazione che possono incrinare questo rapporto. Ad esempio? Ad esempio, dice Craig, quando ascoltando la risposta di un intervistato alla propria domanda, è evidente che il giornalista è conscio che si tratta di una <strong>menzogna</strong> e non dice nulla. Questo atteggiamento  (che spesso viene adottato per mantenere un rapporto di fiducia con l&#8217;intervistato, aggiungo io) compromette però la relazione con l&#8217;ascoltatore-lettore-telespettatore. Che non viene trattato come vorrebbe: ma si fa finta che sia un deficiente.</p>
<p>Insomma, ogni atto, scelta, decisione, dovrebbero essere presi tenendo presente che è questo <strong>il legame</strong> che interessa l&#8217;organizzazione, ed è questo il rapporto che la può far prosperare, in rete ancora di più che nel mondo reale. Questa è la lezione che viene da una delle comunità più ampie, attive e vibranti delle Rete, quella di <a href="http://geo.craigslist.org/iso/it">craigslist</a>. E deriva dal fatto che aziende come questa (o imprese come <a href="http://www.wikipedia.org">Wikipedia</a>) si fondano sulla <strong>partecipazione degli utenti</strong>, vivono e muoiono sulla qualità di una simile partecipazione e per questo hanno interiorizzato un rapporto con la loro comunità di riferimento profondo e rispettoso. Non potrebbe essere altrimenti, dopo tutto, visto che la loro stessa esistenza dipende da questo. Cosa che sempre di più accadrà ad ogni organizzazione che sposti il suo baricentro verso la Rete.</p>
<p>Già che ci sono, sempre a porposito di social media, segnalo anche <a href="http://feeds.feedburner.com/~r/typepad/JeffPHowe/cs/~3/81976676/commercializing_1.html">tre regole generali</a> di gestione del rapporto della comunità raccolta da <a href="http://crowdsourcing.typepad.com">Crowdsourcing</a>:</p>
<p>- <strong>Fai le domande giuste</strong></p>
<p>- <strong>Ascolta anche quando fa male</strong></p>
<p>- <strong>Cambia alla giusta velocità e al momento giusto</strong></p>
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		<title>Vision, dalla carta al bit&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jan 2007 18:36:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;avventura cartacea di Monthly Vision, il mensile per cui ho scritto nell&#8217;ultimo anno (qui alcuni articoli), finisce. Domani uscirà in edicola l&#8217;ultimo numero.
Dire che spero sia una pausa temporanea è superfluo: a me la carta piace, inebria e senza quotidiani e riviste non saprei davvero vivere. Figuriamoci quando si tratta di un periodico che sento [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=287&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://mastroblog.files.wordpress.com/2007/01/cover_vision15.jpg" title="cover_vision15.jpg"><img src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2007/01/cover_vision15.jpg?w=150&#038;h=184" alt="cover_vision15.jpg" align="left" height="184" hspace="5" vspace="5" width="150" /></a>L&#8217;avventura cartacea di <a href="http://www.visionblog.it/">Monthly Vision</a>, il mensile per cui ho scritto nell&#8217;ultimo anno (<a href="http://mastroblog.wordpress.com/tag/monthly-vision/">qui</a> alcuni articoli), finisce. Domani uscirà in edicola l&#8217;<strong>ultimo numero</strong>.</p>
<p>Dire che spero sia una pausa temporanea è superfluo: a me la <strong>carta piace</strong>, inebria e senza quotidiani e riviste non saprei davvero vivere. Figuriamoci quando si tratta di un periodico che sento &#8220;mio&#8221;. Dunque, sono triste. E lo sono ancora di più perché è stata davvero una bella avventura che ha costruito, credo, un <strong>bel prodotto</strong> sotto la guida, per dare a Cesare quel che è di Cesare, di <a href="http://chipsandsalsa.wordpress.com/">Franco Carlini</a> e <a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;ct=res&amp;cd=5&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.linkedin.com%2Fpub%2F1%2F874%2F667&amp;ei=uBetRfPEFIeG-QL_6IG7Dg&amp;usg=__dEbQjeAI2Y6Ix84kxx14PBq-Zlo=&amp;sig2=J_QcIpTqmpA7-lCApeqbOA">Luciano Lombardi</a>.</p>
<p>In attesa del (rapido, spero) ritorno nel <strong>mondo degli atomi</strong>, molte energie finiranno impiegate nelVision di bit. Per ora, con aggiornamenti più frequenti e consistenti; fra un po&#8217; con un <strong>progetto editoriale completamente nuovo e ambizioso</strong>.</p>
<p>Nel frattempo, allego di seguito l&#8217;editoriale di addio di <strong>Franco Carlini</strong> e <strong>Ugo Bertone</strong>. Non so se condivido tutto il loro ottimismo sulle sorti progressive dei bit. Sicuramente, in quello che dicono c&#8217;è tanto di vero e molto su cui discutere.</p>
<p><strong> Dalla carta al bit e ritorno</strong></p>
<p>I titoli clamorosi che annunciavano la fine della carta stampata hanno prodotto molto fragore, ma immediatamente temperato dalle reazioni <strong>incredule e tranquillizzanti</strong> di tutti quelli, giornalisti ed editori, che non riescono a immaginare un mondo della comunicazione diverso da quello che fino a oggi hanno frequentato.</p>
<p>Le linee concettuali di tale difesa dell’esistente sono state: <strong>1)</strong> nessun medium di comunicazione è mai stato totalmente soppiantato da quelli nuovi emergenti, e dunque non succederà nemmeno in questo caso; <strong>2)</strong> l’internet ha reso disponibile una grande abbondanza di informazioni, le quali continueranno a crescere vertiginosamente; per questo ci sarà sempre bisogno, anzi più bisogno, di giornalisti ed editori, ovvero di soggetti che organizzano con intelligenza quelle news, dando loro un ordine e un senso; <strong>3)</strong> quindi noi, editori e giornalisti, restiamo tranquilli al nostro posto, a garantire la qualità dell’informazione, al servizio dei lettori.</p>
<p>Le prime due affermazioni sono giuste e ragionevoli, ma è sulla terza che la linea di resistenza della carta ai bit vacilla, perché i lettori verificano tutti i giorni che la qualità e autorevolezza declamate spesso non ci sono, nei giornali di oggi, per non dire nelle tv di oggi. È successo per una infinità di motivi, che vanno dalla vocazione spinta alla pubblicità come fonte prevalente di fatturato, agli interessi <strong>“vestiti”</strong> di molti editori che usano i quotidiani come raffinati strumenti di lobbying, al servizio di altri interessi, legittimi ma diversi. Se dunque <strong>le copie vendute calano </strong>non è solo per ragioni demografiche (leggono specialmente gli adulti e gli anziani) ma anche perché molti già lettori si sono resi conto che di tanta carta stampata possono benissimo fare a meno: da un lato non porta abbastanza valore di informazione e conoscenza e dall’altro sul web si trova altrettanto <strong>se non di più e di meglio</strong> (insieme a molta spazzatura, ma i lettori naviganti hanno ormai imparato dove trovare quello che serve loro).</p>
<p>Se le cose stanno così, varrebbe forse la pena di rovesciare le gerarchie dei media, mettendo al centro il web, <strong>attivo 24 ore su 24</strong>, interattivo con il suo pubblico che genera lui stesso contenuti e condivide conoscenza, e poi declinarli su diversi formati e supporti: carta quotidiana e periodica video, file mp3, tutti quelli che la fantasia consente.</p>
<p>Questa è la strada che anche Vision ha deciso di compiere, ribaltando la propria organizzazione e provando a spostare di colpo l’orizzonte della propria attività, sul terreno che anche tutti gli altri obbligatoriamente seguiranno negli anni a venire. È certamente un azzardo, che ci è reso facile dalla piccolezza e agilità di questa testata. Ma è una strada che <strong>intendiamo percorrere</strong> con la stessa determinazione con cui The Guardian pochi mesi fa ha ribaltato la gerarchia tra l’edizione internet (che ora pubblica in anteprima gli stessi articoli dell’edizione cartacea) e il giornale tradizionale.</p>
<p>«Io non so quale sia il nostro modello di business – rispose il direttore a chi gli chiedeva come evitare, in questo modo, la cannibalizzazione del quotidiano – ma di una cosa sono certo: il modello tradizionale è destinato a un sicuro deficit».<br />
Sono passati pochi mesi da quella provocazione: The Guardian, che un anno fa faceva fatica a varcare i confini del Galles, <strong>oggi vanta nell’edizione online più lettori in America che nel Regno Unito</strong>.</p>
<p>Non abbiamo le stesse ambizioni dei colleghi inglesi. Ma la sfida è altrettanto difficile: negli ultimi mesi (che sulla rete valgono anni) è esplosa l’interattività. I lettori vogliono impadronirsi del microfono. Gli addetti ai lavori, i giornalisti (ma anche i portavoce delle aziende come gli intellettuali), <strong>resistono perché sanno che dovranno faticare un bel po’</strong> per riconquistare il loro diritto all’ultima parola. Noi ci mettiamo in discussione, pronti a rischiare: forse non è la strada giusta. Ma quella tradizionale di sicuro non porta a nulla.</p>
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		<title>Effetto Google sui quotidiani</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jan 2007 13:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<description><![CDATA[Apparentemente (e fortunatamente) non esistono solo i quotidiani belgi, quelli che hanno paura di Google. Ci sono anche i giornali che prendono la strada opposta, e invece di portare Brin e Page in tribunale perché il motore di ricerca mostra al mondo i loro articoli, li pagano, invece, proprio per questo. 
Non solo. A volte fanno anche di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=284&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://mastroblog.files.wordpress.com/2007/01/newspaper.jpg" title="newspaper.jpg"><img align="left" width="120" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2007/01/newspaper.jpg?w=120&#038;h=120" alt="newspaper.jpg" height="120" style="width:120px;height:120px;" /></a>Apparentemente (e fortunatamente) non esistono solo i <a href="http://mastroblog.wordpress.com/2006/10/16/triste-solitario-y-final/">quotidiani belgi</a>, quelli che hanno paura di <a href="http://www.google.com">Google</a>. Ci sono anche <strong>i giornali</strong> che prendono la strada opposta, e invece di portare Brin e Page in tribunale perché il motore di ricerca mostra al mondo i loro articoli, li <strong>pagano, invece, proprio per questo</strong>. </p>
<p>Non solo. A volte fanno anche di più, a quanto pare: <strong>insegnano ai loro giornalist</strong>i a scrivere articoli in modo che abbiano maggiori probabilità di figurare in alto nei risultati delle ricerche del motore di Mountain View. Lo racconta il <a href="http://online.wsj.com/article/SB116855178228674343.html">Wall Street Journal</a> [a pagamento] (via <a href="http://www.paidcontent.org/entry/british-newspapers-optimize-for-google-and-pay-google-just-to-make-sure/#When:13:59:00Z">paidContent</a>).</p>
<p>The <a href="http://www.telegraph.co.uk/">Daily Telegraph</a>, per esempio, ha acquistato all&#8217;interno del programma di pubblicità <a href="https://adwords.google.com/select/home">AdWords di Google</a> la frase <strong>&#8220;North Korea Nuclear Test&#8221;</strong> lo scorso ottobre per capitalizzare sulla curiosità degli utenti a proposito degli esperimenti nucleari coreani. Mentre il <a href="http://www.timesonline.co.uk/">Times di Londra</a> compra anche dieci parole la settimana, e accade così che fra i due quotidiani si scatenino spesso delle aste per i termini del momento.</p>
<p>Il <a href="http://www.timesonline.co.uk/">Times</a>, inoltre, sta insegnando ai propri giornalisti a scrivere i pezzi in modo da massimizzare la probabilità di venire ripresi da <a href="http://news.gogole.com">Google News</a>. Il consiglio, così sembra, è quello di inserire le <strong>frasi cruciali</strong> e le <strong>parole chiave</strong> nel paragrafo iniziale. (Il che &#8211; fra parentesi - non mi pare un&#8217;innovazione rivoluzionaria, visto che è quello che predicano da sempre capiservizio e capiredattori: si tratta in sostanza di un vecchio principio del giornalismo novecentesco adattato all&#8217;era Internet). Da parte sua, il <a href="http://www.telegraph.co.uk/">Daily Telegraph</a> paga un consulente per ricevere consigli, racconta il <a href="http://online.wsj.com/article/SB116855178228674343.html">Wall Street</a>, come quello di non cambiare i titoli delle news in per non &#8220;confondere&#8221; <a href="http://news.gogole.com">Google News</a>.</p>
<p>Insomma, i quotidiani (almeno quelli più innovativi) non vivono in un altro mondo. E, come hanno sempre fatto (e sempre faranno, almeno fino a che esisterà la stampa commerciale finanziata dalla pubblicità), adattano i propri contenuti ai <strong>bisogni dei lettori</strong> e alle <strong>esigenze degli inserzionisti</strong>. </p>
<p>Un&#8217;influenza, quest&#8217;ultima, <strong>da tenere sott&#8217;occhio</strong>, almeno se crediamo che quella dei ricoperta dai media di informazione sia una funzione cruciale all&#8217;interno delle nostre società. Non si tratta, in questo caso, di condannare quanto di capire come il nuovo ambiente (Internet) e i nuovi meccanismi di generazione delle <strong>entrate pubblicitarie</strong> (Google &amp; c.) abbiano cominciato a influenzare e influenzeranno la proposta inormativa dei quotidiani (e degli altri news media). Siamo solo all&#8217;inizio ma mi pare un tema interessante da cominciare a esplorare. Magari con una <strong>tesi di laurea</strong> o con un <strong>bell&#8217;approfondimento</strong>.</p>
<p>Forse per accorgersi (un po&#8217; di ottimismo non guasta) che i nuovi meccanismi consentiranno ai giornali <strong>maggiori margini di libertà editoriale</strong> rispetto alle inserzioni tradizionali, del cui effetto ingombrante e negativo sulla scelta, selezione e impostazione dei contenuti dei giornali abbiamo troppo spesso esempi lampanti.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/mastroblog.wordpress.com/284/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/mastroblog.wordpress.com/284/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/284/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/284/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/284/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/284/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/284/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/284/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=284&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Daylife, il piacere del contesto</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jan 2007 17:56:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
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		<description><![CDATA[Nicola Bruno fa un&#8217;utile rassegna delle reazioni suscitate da Daylife, nuovo servizio di aggregazione di notizie. E, a quanto se ne deduce, l&#8217;accoglienza è stata freddina.
Pur non avendo ancora &#8220;giocato&#8221; a lungo con Daylife e potendomi basare solo su impressioni parziali non resisto: devo dire la mia. Anche perché sono d&#8217;accordo con gran parte dei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=271&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="///C:/DOCUME%7E1/mara/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-2.jpg" /><img src="///C:/DOCUME%7E1/mara/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-2.jpg" /><img src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2007/01/daylife.gif" alt="daylife.gif" align="right" hspace="5" vspace="5" /><img src="///C:/DOCUME%7E1/mara/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-3.jpg" /><img src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2007/01/daylife.gif" alt="daylife.gif" align="left" hspace="5" vspace="5" />Nicola Bruno fa un&#8217;utile rassegna <a href="http://blog.mytech.it/index.php/2007/01/07/accoglienza-tiepida-per-daylife/">delle reazioni suscitate</a> da <a href="http://www.daylife.com/">Daylife</a>, nuovo servizio di aggregazione di notizie. E, a quanto se ne deduce, l&#8217;accoglienza è stata freddina.</p>
<p>Pur non avendo ancora &#8220;giocato&#8221; a lungo con <a href="http://www.daylife.com/">Daylife</a> e potendomi basare solo su impressioni parziali non resisto: devo dire la mia. Anche perché sono d&#8217;accordo con gran parte dei rilievi negativio riportati da Nicola (a cominciare dall&#8217;<strong>assenza di feed Rss</strong> e dalla <strong>mancata apertura ai commenti</strong>), ma penso ci siano <strong>almeno due</strong> aspetti dell&#8217;iniziativa che mi paiono interessanti e andrebbero tenuti sott&#8217;occhio.</p>
<p>1) Il primo è il tentativo di aggregare (e dunque di sfruttare la ricchezza della rete) fornendo <strong>contesto </strong>(merce resa scarsa di questi tempi proprio dagli aggregatori rss e per questo <a href="http://mastroblog.wordpress.com/2006/11/28/se-il-contesto-val-piu-del-contenuto/">preziosa</a>). Apprezzo cioè lo sforzo di utilizzare i feed e la loro caotica ridondanza non solo per gestire e dare conto della massa di informazioni disponibili in rete, ma anche per cercare di offrire al lettore una <strong>cornice attraverso cui interpretare meglio la notizia,</strong> senza perdere però per ciò che riguarda la quantità e la velocità dell&#8217;informazione. In questo modo, mi pare, si prova a offrire la soluzione a uno dei problemi dell’informazione contemporanea online: il fatto che sia fruita spesso al di <strong>fuori dell&#8217;ambiente originario</strong> (come ha ricordato recentemente <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2007/01/04/01/20070104011274">Federico Fasce</a>) in cui è stata prodotta e la sua comprensione risulti dunque più problematica.</p>
<p>2) La seconda è l&#8217;ampio <strong>ricorso alle immagini</strong> e il tentativo (si evince fin dalla homepage) di trovare una presentazione alternativa, più visiva, piacevole e meno testuale delle notizie rispetto alla maggior parte dei siti di aggregazione. Quando ci sia abitua alla freddezza dell&#8217;aggregazione (lo so per <a href="http://mastroblog.wordpress.com/2006/11/30/illusione-ansia-e-qualita/">esperienza personale</a>) si corre il rischio di dimenticare che esiste anche una <strong>dimensione di piacere</strong> nella lettura e questa è spesso data dagli elementi di contorno (e dunque di <a href="http://www.daylife.com/">Daylife</a> mi piacciono molto anche le <strong>citazioni</strong> in evidenza).</p>
<p>Insomma, ci sono ancora delle pecche in <a href="http://www.daylife.com/">Daylife</a>, ma le intuizioni di cui sopra mi paiono sufficienti per inserirlo nella lista dei progetti da seguire. Aggiungo che un&#8217;iniziativa di questo tipo <strong>non è</strong> necessariamente rivolta ai <strong>news junkies</strong>, a quelli che il senso sono perfettamente in grado di crearselo da soli con i loro vari strumenti. Ma forse, proprio per questa attenzione al <strong>piacere del contesto</strong>, ambisce a un pubblico più largo, che di <strong>contesto</strong> e di <strong>piacere</strong> ha bisogno (come i news junkies, d&#8217;altronde, anche se siamo noi stessi i primi a dimenticarcelo&#8230;).</p>
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		<title>Gli inquinatori dell&#8217;informazione &#8216;06</title>
		<link>http://mastroblog.wordpress.com/2006/12/23/gli-inquinatori-dellinformazione-06/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Dec 2006 14:34:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Center for media and democracy ha reso noti i vincitori della suo tradizionale premio di fine anno, Falsies on Parade: The Worst Spinners of 2006, come a dire i peggiori inquinatori dell&#8217;informazione nell&#8217;anno che va a concludersi.
Vincitore assoluto il network Abc per un documentario sull&#8217;11 settembre scritto e prodotto da film-maker conservatori.
Medaglia d&#8217;argento per la National Association [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=238&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img vspace="5" align="left" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2006/12/p6b.miniatura.jpg" hspace="5" alt="p6b.jpg" />Il <strong>Center for media and democracy</strong> ha reso noti i vincitori della suo tradizionale premio di fine anno, <a href="http://www.prwatch.org/falsies2006">Falsies on Parade: The Worst Spinners of 2006</a>, come a dire i peggiori inquinatori dell&#8217;informazione nell&#8217;anno che va a concludersi.</p>
<p>Vincitore assoluto il <strong>network Abc</strong> per un documentario sull&#8217;11 settembre scritto e prodotto da film-maker conservatori.</p>
<p>Medaglia d&#8217;argento per la <a target="_self" href="http://www.sourcewatch.org/index.php?title=National_Association_of_Broadcast_Communicators" title="reference on National Association of Broadcast Communicators">National Association of Broadcast Communicators</a> e la <a target="_self" href="http://www.sourcewatch.org/index.php?title=Radio-Television_News_Directors_Association" title="reference on Radio-Television News Directors Association">Radio-Television News Directors Association</a>, due associazioni che si oppongono alle denunce del <strong>Center for media and democracy </strong>sui video e le interviste pre-confezionate dagli sponsor e mandate in onda dalle emittenti televisive come servizi indipendenti e imparziali.</p>
<p>Terzo posto per le innumerevoli <strong>pseudo-associazioni dal basso</strong> finanziate, in realtà, dai big delle telecomunicazioni che cercano così, subdolamente, di combattere il principio della neutralità della rete.</p>
<p>(via <a href="http://www.cnewmark.com/archives/000720.html">Craigblog</a>)</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/mastroblog.wordpress.com/238/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/mastroblog.wordpress.com/238/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/238/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/238/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/238/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/238/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/238/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/238/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/238/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/238/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/238/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/238/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=238&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">raffaele</media:title>
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		<title>Se il contesto val più del contenuto</title>
		<link>http://mastroblog.wordpress.com/2006/11/28/se-il-contesto-val-piu-del-contenuto/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Nov 2006 16:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;intrattenimento digitale il valore si spostano verso il centro. Lo  dice un report (questa la presentazione) segnalato da PaidContent. Lo studio analizza  la catena del valore nell&#8217;intrattenimento alla luce della teoria della coda lunga e profetizza che con la crescita dell&#8217;offerta, in conseguenza della moltiplicazione dei produttori di contenuti, il valore si concentrerà [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=178&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2006/11/information.miniatura.jpg" alt="information.jpg" align="left" hspace="5" vspace="5" />Nell&#8217;intrattenimento digitale il valore si spostano verso il centro. Lo  dice un report (questa la <a href="http://www.bearstearns.com/bscportal/research/analysts/wang/112706/Slide1.htm">presentazione</a>) segnalato da <a href="http://www.paidcontent.org/entry/why-aggregation-context-and-not-necessarily-content-are-king-in-entertainme/#When:03:52:00Z">PaidContent</a>. Lo studio analizza  la catena del valore nell&#8217;intrattenimento alla luce della teoria della <a href="http://www.thelongtail.com/"><strong>coda lunga</strong></a> e profetizza che con la crescita dell&#8217;offerta, in conseguenza della moltiplicazione dei produttori di contenuti, il valore si concentrerà sempre di più su chi saprà <strong>aggregare e impaccchettare</strong> al meglio questa molteplicità di prodotti creativi. Nello stesso tempo, si afferma, sempre più importanti saranno i <strong>marchi, </strong>in quanto riconoscibili indicatori di credbilità nel caotico mondo dell&#8217;offerta infinita che caratterizza <a href="http://www.techdirt.com/articles/20061026/102329.shtml">l&#8217;economia dell&#8217;abbondanza</a>.</p>
<p>Da una parte non è niente di nuovo. Si potrebbe dire che questa conseguenza è già tutta dentro <a href="http://mastroblog.wordpress.com/2006/09/05/il-materialismo-della-coda-lunga/">il libro di Chris Anderson</a> laddove afferma che uno degli ingredienti chiave dell&#8217;economia della coda lunga sono <a href="http://mastroblog.wordpress.com/2006/10/03/raccomandazione-da-1-milione-di-dollari/">gli strumenti di ricerca e di rating</a> che permettono agli utenti di allontanarsi dal mainstream e addentrarsi nelle profondità della coda alla ricerca di quello che desiderano.</p>
<p>Dall&#8217;altra, questa schematizzazione può essere utile, soprattutto se la portiamo fuori dal mondo dell&#8217;intrattenimento e la applichiamo a quello dell&#8217;<strong>informazione</strong>. In questo scenario infatti &#8211; se solo lo capissero &#8211; i grandi quotidiani potrebbero scoprire di avere un grande futuro anche davanti alle loro spalle (e non solo dietro). In fondo, molti di essi sono tuttora dei <strong>credibili  aggregatori e impacchettatori di notizie</strong> <strong>e opinioni</strong>. E questa loro virtù (insieme al valore del loro marchio) potrebbero efficacemente trasportarli nel futuro prossimo. Dovrebbero però aprirsi ad altre fonti di contenuti e puntare molto di più di quanto non facciano ora nello sforzo di <strong>a)</strong> entrare in relazione con le nuove masse creative (sfruttando così nuove fonti e nuovi talenti) e <strong>b)</strong> fornire contesto e dunque senso all&#8217;informazione. Quello che il singolo blogger non può fare (e ha difficoltà a farlo anche <a href="http://www.technorati.com">Technorati</a>, secondo me, pur essendo questa una delle sue ambizioni, credo, e pur facendo un indispensabile lavoro di filtro e organizzazione), lo possono fare istituzioni con un buon numero di risorse dedicate e specializzate e con una grande competenza sviluppata in questo senso.</p>
<p>E&#8217; in questo tipo di creatività, che si potrebbe forse definire <strong>narrativa</strong>, che i grandi quotidiani (e con loro i settimanali e tutti i media tradizionali) dovrebbero cercare di investire sempre di più. IMHO</p>
<p><img src="http://www.paidcontent.org/images/uploads/bearslide1.gif" alt="image" border="0" height="234" width="350" /></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/mastroblog.wordpress.com/178/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/mastroblog.wordpress.com/178/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/178/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/178/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/178/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/178/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/178/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/178/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/178/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/178/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/178/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/178/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=178&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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