Raffaele Mastrolonardo's

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internet, social media, Web 2.0, YouTube

Domino’s Pizza in crisi per colpa di un video

In Corriere della sera.it, articoli on 16 Aprile , 2009 at 2:34 pm

logo_home_corriereLa grande catena di pizzerie fast-food in difficoltà per le immagini di due dipendenti postate su YouTube

STATI UNITI – Non si scherza con il cibo nell’epoca dei media sociali. Soprattutto se sei una multinazionale del fast food. Per informazioni chiedere a Domino’s Pizza, catena americana da 1 miliardo e 400 milioni di dollari di fatturato, presente in 60 paesi del mondo che, dal punto di vista dell’immagine, sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia. Tutta colpa di due dipendenti che hanno pubblicato su YouTube un video con le loro imprese, per così dire, “goliardiche” nella cucina di una pizzeria Domino’s di Conover, cittadina di 7.500 abitanti in North Carolina. Potenza della rete, mercoledì sera, prima che il file venisse rimosso dalla popolare piattaforma, era già stato visto più di un milione di volte. E mentre la notizia rimbalzava su blog, Twitter e magazine online, fa notare il New York Times, una ricerca su Google per il termine “Dominos” restituiva un link alla vicenda in 5 dei primi 12 risultati.

DISGUSTO IN CUCINA – Una crisi di reputazione in piena regola ai tempi dei new media, dunque. Nel video incriminato, infatti, uno dei due dipendenti (Michael Setzer, 32 anni) si infila pezzi di formaggio nel naso prima di guarnire i panini che sta preparando, ripete la stessa operazione con un peperone (che però, magnanimamente, getta nella spazzatura), starnutisce su alcuni alimenti e, dulcis in fundo, emette flatulenze su una fetta di salame. Il tutto accompagnato dai commenti e dalle risate della collega Kristy Hammonds, 31 anni, che registra la sequenza e parla di “ingredienti speciali”. In un altra sequenza, Setzer lava le pentole con una spugna da cucina dopo essersela passata tra le natiche.

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giornalismo, internet

I giornali Usa e l’amore-odio per la Rete

In Corriere della sera.it, articoli on 19 Dicembre , 2008 at 5:26 pm

Uno studio indaga le strategie web delle 100 più importanti testate americane

logo_home_corriere.gif«Quanti soldi abbiamo perso con l’edizione online? E quanti ne avremmo persi se non l’avessimo avuta?». Se lo chiedeva qualche anno fa il Wall Street Journal. Il paradosso espresso dal giornale oggi di Rupert Murdoch sintetizza il rapporto di amore-odio dell’editoria con il nuovo mezzo.

Che da una parte ha sottratto lettori ai quotidiani ma dall’altra è una risorsa imprescindibile per quei giornali che non si rassegnano a sparire. Proprio questa relazione complessa è oggi esplorata nel dettaglio da uno studio realizzato dal Bivings Group, società americana di comunicazione web, che anche quest’anno ha realizzato un’analisi su come le 100 maggiori testate americane utilizzano la Rete.

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ideologie, internet

La mappa delle ideologie della rete

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 26 Luglio , 2008 at 9:00 am

Il Chips&Salsa di oggi (l’ultimo prima della pausa agostana) è interamente occupato da una mappa che ci siamo divertiti a realizzare con Marina e Nicola.

E’ un tentativo – senza pretese di esaustività – di inquadrare teorie, posizioni, invettive, atteggiamenti elaborati in questi anni intorno alla rete.

Un divertissement (soprattutto per noi che l’abbiamo realizzata), certo, ma con un suo fondo serietà.

Quanto alla mia collocazione, direi Cybersoviet. Anche se con un fondo di ottimismo in più.

Insomma, un realista di sinistra con influssi panglossiani.

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giornalismo, internet, media, papa ratzinger

Parole sante

In Uncategorized on 25 Gennaio , 2008 at 4:05 pm

Occorre pertanto chiedersi se sia saggio lasciare che gli strumenti della comunicazione sociale siano asserviti a un protagonismo indiscriminato o finiscano in balia di chi se ne avvale per manipolare le coscienze.

[...]

Oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede. Si constata, ad esempio, che su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per “creare” gli eventi stessi.

papa-ratzinger.jpgCome non essere d’accordo con queste considerazioni? Soprattutto pensando che vengono da uno che se ne intende. Ovvero, dal capo di un’istituzione che la scorsa settimana ha diretto con la maestria e la sicurezza di un Bernstein l’orchestra dei media italiani in un’opera di sublime “suggestione”. Ci vogliono infatti doti straordinarie (miracolose?) per “creare” una “realtà” nella quale una lettera firmata da 67 docenti universitari, scritta due mesi fa, possa apparire come una censura ai danni di un uomo, di un’istituzione, di uno stato ricchi, potenti e influenti come pochi altri nella vita politica, sociale e culturale italiana.

Un ribaltamento dei fatti e un’opera di “manipolazione delle coscienze” che ha portato tanti a riempirsi la bocca sul diritto di parola e di libertà di pensiero del gigante, senza accorgersi di trascurare – e in alcuni casi dileggiare – lo stesso diritto e la stessa libertà quando riguardava quelli che in questa vicenda erano chiaramente i più deboli.

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generation q, internet, Thomas Friedman

Thomas Friedman, la generazione Q e internet

In Uncategorized on 12 Ottobre , 2007 at 7:12 pm

I miei (nemmeno) 25 lettori forse lo sanno: un riflesso di antagonismo giovanile (del tutto emotivo e per nulla razionale) fa sì che io nutra un’istintiva avversione per quasi tutti i grandi editorialisti dei più grandi quotidiani. E’ più forte di me: deve essere che me li immagino seduti dietro a una scrivania di mogano, oppure nel loro studio di una villa con la vista sul mare mentre sono intenti a battere sulla tastiera densi concetti per spiegare, elargire consigli e bacchettare dall’alto.

O forse è solo che mi piacerebbe essere al loro posto. Fatto sta che in anni più giovanili questo impulso sfociava in una vera e propria rabbia che poteva essere placata solo con uno sfogo di parecchie cartelle. Oggi, per fortuna, si limita ad un fastidio, acuto ma breve, di fronte a qualche fondo del Corriere, una puntura nello stomaco che la maggior parte delle volte viene cancellata dalle incombenze quotidiane. La maggior parte delle volte, appunto. Perché altre (qui alcuni esempi) il moto dell’animo è troppo forte e bisogna metterlo a tacere versando un po’ di inchiostro.

Come stamattina, per esempio. Non succedeva da un po’ ma il fatto, letto ieri sul Corriere, che Thomas Friedman, il celebre editorialista del New York Times, ha coniato un nuovo termine, “generazione Q”, che poi sarebbero i ventenni americani di oggi, e si è affrettato non solo ad etichettarli ma anche a dare buoni e sorprendenti consigli, ha risvegliato i vecchi istinti. E non sono riuscito a trattenermi.

PS: lo sfogo linkato non sarebbe stato possibile, ovviamente, se il New York Times non avesse, per usare un’espressione che mi piace assai, liberato i suoi archivi.

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internet

Attenzioni virtuali

In Uncategorized on 4 Aprile , 2007 at 5:35 pm

Con un po’ di ritardo segnalo questa notizia su EyeTrack07, uno studio realizzato dal Poynter Insititute, scuola di giornalismo. Oggetto dell’indagine è il livello di attenzione dei lettori sul web e sulla carta. A sorpresa, pare che consumatori di news virtuali dimostrino un’attenzione maggiore. I lettori online, infatti, completano la lettura del 77 per cento di quello che hanno scelto di leggere, contro il 62 per cento dei lettori di quotidiani e il 57 per cento degli appassionati di tabloid.

Il risultato sembra contraddire, almeno a prima vista, l’opinione comune che vuole i lettori della Rete più distratti e saltellanti. “Questo la dice lunga sul potere del giornalismo espresso in forma lunga”, ha detto Sara Quinn, responsabile del progetto EyeTrack07. Anche, se per la verità, almeno nella notizia, non è specificato di quali dimensioni fossero i testi scelti dai lettori online. Omissione che lascia spazio a qualche dubbio.

Da notare, e questo non sorprende, che i lettori su Internet si sono rivelati meno metododici di quelli sulla carta. Vale a dire meno inclini a leggere un testo dall’alto verso il basso senza svariare troppo con lo sguardo sul resto della pagina.

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internet

Motori virtuali, esiti reali

In articoli, il manifesto on 21 Marzo , 2007 at 10:00 am

testpg.gifÈ possibile lanciare una campagna pubblicitaria su un prodotto che ancora non c’è? Iniziare ad allettare il pubblico con un oggetto di cui non si conoscono con esattezza destinazione di mercato e fascia di prezzo? La risposta è: sì, è possibile. Basta farlo su Internet, luogo riconosciuto di sperimentazione delle nuove frontiere della pubblicità e del marketing. Qui, dove gli atomi lasciano il posto ai bit, le televisioni ai Pc e alle couch potatoes (le “patate  da divano”, come le chiamano gli americani) si sostituiscono i consumatori attivi, osare è più che mai necessario se si vuole conquistare un’attenzione sempre più smaliziata e fuggevole. 

In questo territorio, impervio ma ricco di opportunità, le case automobilistiche guidano la carovana dei pionieri della nuova frontiera. Sperimentano innovativi meccanismi di promozione e disegnano il futuro: interazione, conversazione e un rapporto con il cliente sempre più paritario. E i testi sacri del marketing finiscono spesso in soffitta, sostituiti da nuovi paradigmi. Un esempio? Fiat, che lancia fiat500.com, laboratorio virtuale dedicato alla nuova 500, nel maggio 2006, vale a dire più di un anno e mezzo prima del debutto della vettura sul mercato (previsto a settembre 2007, è stato in seguito anticipato a luglio).

“A quei tempi non esisteva nemmeno il prototipo della macchina”, racconta Stefano Stravato, 29 anni, responsabile Internet Fiat. Tutto quello che gli ingegneri del Lingotto avevano in mano era una concept car denominata “3+1”. Decisione sui motori della nuova vettura? Nessuna. Buio pesto anche sugli interni. Quanto al marketing e alle fasce di prezzo, peggio che andar di notte. “Insomma, un’idea e poco altro. Ma è anche per questo che abbiamo realizzato il sito”, spiega ancora Stravato. “Dovevamo capire le possibilità rispetto alla 500. E l’unico modo era riconnetterci a chi, nel mondo, ha ancora vivo il ricordo e la voglia di quella macchina”.  Read the rest of this entry »

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internet, media

Quel titolo piace. A Google

In Corriere della sera.it, articoli on 6 Febbraio , 2007 at 10:56 am

logo_home_corriere.gifFantasia, creatività, giochi di parole. E un solo obiettivo: catturare con un colpo ad effetto l’attenzione del lettore. L’arte del titolo, coltivata nelle redazioni con il rispetto che si deve a una disciplina di grande tradizione, è in crisi. Tutta colpa, a leggere un articolo del magazine online Cnet, dei motori di ricerca che, in quanto macchine, sono dei lettori un po’ ottusi: non vogliono farsi stupire e nemmeno appaiono inclini a ridere di un’ardita associazione. Anzi, preferiscono un linguaggio piano e termini strettamente correlati con il contenuto della notizia.

Addio fantasia, dunque? Forse. Anche perché, sempre più spesso, è a questi clienti artificiali che un giornalista online pensa quando deve decidere come titolare un pezzo. La ragione è semplice: una crescente quantità di traffico (e, grazie a questo, di pubblicità) arriva sui siti Web delle maggiori testate passando attraverso Google e compagni. Risultato: su Internet, per farsi trovare dai lettori in carne ed ossa bisogna mettere in soffitta le pratiche tramandate negli anni tra una scrivania di un giornale e l’altra e seguire le regole di una disciplina più fredda ma molto efficace, la Search Engine Optimization (SEO), che raccoglie tutti quegli accorgimenti per massimizzare le probabilità di un sito di figurare in alto nei risultati di una ricerca Internet.

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internet

Google-Microsoft, lotta all’ultimo mattone

In Finanza & Mercati, articoli on 25 Gennaio , 2007 at 12:53 pm

testata_fem_180.gif“A.A.A: territorio offresi per costruzione di data center. Inclusi incentivi sotto forma di riduzioni fiscali e fornitura di energia elettrica a prezzi scontati”. Se annunci del genere non si trovano ancora sui giornali americani poco ci manca. Sì, perché l’ultima frontiera della competizione tra stati e contee per aggiudicarsi investimenti pregiati riguarda proprio le cosiddette server farm. Vale a dire, giganteschi edifici pieni di computer in cui i grandi signori della Rete custodiscono informazioni preziose come i dati degli utenti o gli indici che fotografano lo stato del web, insieme a tutte quelle applicazioni che permettono un uso facile e spedito di Internet.

La lotta per il privilegio di soddisfare la bulimica fame di potenza di calcolo (e di spazio) di Google e Microsoft si combatte a suon di milioni dollari. Il 18 gennaio scorso, per esempio, la società di Bill Gates ha annunciato la costruzione di un data center a San Antonio, Texas. Investimento da 550 milioni che, una volta ultimato, dovrebbe portare 75 nuovi posti di lavoro hi-tech nell’area e, da subito, circa 10 milioni di dollari all’anno in tasse da destinare a scuole e ospedali. Per conquistare l’azienda di Redmond la città texana ha messo sul piatto un “regalo” fiscale da 20 milioni di dollari in 10 anni e uno “sconto” sull’energia elettrica di circa 5 milioni di biglietti verdi. Read the rest of this entry »

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internet

Webmail, una guerra a colpi di beta

In Finanza & Mercati, articoli on 13 Gennaio , 2007 at 11:23 am

testata_fem_180.gifE’ difficile immaginare qualcosa di più centrale nella vita digitale di un individuo della posta elettronica. Secondo la società di analisi e ricerche di mercato The Radicati Group, la caselle di e-mail globali sarebbero 1,1 miliardi, gran parte delle quali sul Web. Non c’è da stupirsi dunque che sia proprio questo uno dei maggiori terreni di scontro tra i grandi signori della Rete, che vedono nella webmail uno strumento indispensabile per generare entrate attraverso la pubblicità, fidelizzare gli utenti e spingerli verso altri servizi delle proprie galassie.

Non a caso Yahoo!, numero uno mondiale quanto a utenti registrati (oltre 250 milioni) e traffico generato (più del 30 per cento di quota di mercato), ha effettuato nel settembre scorso un sostanzioso upgrade dei suoi servizi mail. Una trasformazione dell’interfaccia, quella operata dalla società di Terry Semel, animata da una duplice aspirazione: regalare all’utente un’esperienza simile a quella vissuta sul proprio desktop con i più popolari applicativi di posta elettronica e integrare più strettamente i vari servizi online del cliente: dal calendario alle mappe passando per le news. Read the rest of this entry »

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internet, media

Daylife, il piacere del contesto

In Uncategorized on 8 Gennaio , 2007 at 6:56 pm

daylife.gifdaylife.gifNicola Bruno fa un’utile rassegna delle reazioni suscitate da Daylife, nuovo servizio di aggregazione di notizie. E, a quanto se ne deduce, l’accoglienza è stata freddina.

Pur non avendo ancora “giocato” a lungo con Daylife e potendomi basare solo su impressioni parziali non resisto: devo dire la mia. Anche perché sono d’accordo con gran parte dei rilievi negativio riportati da Nicola (a cominciare dall’assenza di feed Rss e dalla mancata apertura ai commenti), ma penso ci siano almeno due aspetti dell’iniziativa che mi paiono interessanti e andrebbero tenuti sott’occhio.

1) Il primo è il tentativo di aggregare (e dunque di sfruttare la ricchezza della rete) fornendo contesto (merce resa scarsa di questi tempi proprio dagli aggregatori rss e per questo preziosa). Apprezzo cioè lo sforzo di utilizzare i feed e la loro caotica ridondanza non solo per gestire e dare conto della massa di informazioni disponibili in rete, ma anche per cercare di offrire al lettore una cornice attraverso cui interpretare meglio la notizia, senza perdere però per ciò che riguarda la quantità e la velocità dell’informazione. In questo modo, mi pare, si prova a offrire la soluzione a uno dei problemi dell’informazione contemporanea online: il fatto che sia fruita spesso al di fuori dell’ambiente originario (come ha ricordato recentemente Federico Fasce) in cui è stata prodotta e la sua comprensione risulti dunque più problematica.

2) La seconda è l’ampio ricorso alle immagini e il tentativo (si evince fin dalla homepage) di trovare una presentazione alternativa, più visiva, piacevole e meno testuale delle notizie rispetto alla maggior parte dei siti di aggregazione. Quando ci sia abitua alla freddezza dell’aggregazione (lo so per esperienza personale) si corre il rischio di dimenticare che esiste anche una dimensione di piacere nella lettura e questa è spesso data dagli elementi di contorno (e dunque di Daylife mi piacciono molto anche le citazioni in evidenza).

Insomma, ci sono ancora delle pecche in Daylife, ma le intuizioni di cui sopra mi paiono sufficienti per inserirlo nella lista dei progetti da seguire. Aggiungo che un’iniziativa di questo tipo non è necessariamente rivolta ai news junkies, a quelli che il senso sono perfettamente in grado di crearselo da soli con i loro vari strumenti. Ma forse, proprio per questa attenzione al piacere del contesto, ambisce a un pubblico più largo, che di contesto e di piacere ha bisogno (come i news junkies, d’altronde, anche se siamo noi stessi i primi a dimenticarcelo…).

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internet

Blog nel 2007: le profezie di Gartner

In Finanza & Mercati, articoli on 28 Dicembre , 2006 at 12:21 pm

testata_fem_180.gifAvanti o indietro poco cambia. In questo scorcio di fine anno sia gli sguardi retrospettivi che quelli sul futuro dell’Internet sembrano concentrarsi sulla stessa cosa: la comunità degli utenti e la loro voglia di creare. Guardando ai 365 giorni appena trascorsi, come è noto, Time Magazine ha deciso di affidare la palma di persona (collettiva) dell’anno ai navigatori in quanto nuovi detentori delle chiavi dell’informazione e dell’intrattenimento.

Nemmeno il tempo di esaurire commenti e polemiche ed ecco arrivare, per il 2007, una tesi di Gartner sul medesimo tema ma di segno apparentemente opposto: il fenomeno dei blog e più in generale dei contenuti generati dagli utenti sarebbe infatti vicino a raggiungere la sua vetta. Quanto vicino? Già nella prima metà dell’anno prossimo, afferma la società di analisi e consulenza quando gli appassionati dei diari online raggiungeranno i 100 milioni. Sarà quello, spiegano, il punto più alto; dopodiché, si assisterà a un processo di normalizzazione in cui il fenomeno si stabilizzerà per entrare nella fase di maturità. Read the rest of this entry »

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internet

Il divo 2006 è l’internauta

In articoli, il manifesto on 19 Dicembre , 2006 at 7:19 pm

testpg.gifLa parola più cliccata su Google nel 2006? Bebo. Chi pensava che il primo posto sarebbe toccato a Paris Hilton deve dunque riflettere. O più semplicemente ammettere che non ha ancora capito bene in che direzione sta andando l’internet da qualche tempo a questa parte. Già perché dietro un termine che suona come un vezzeggiativo si nasconde un servizio di interazione sociale, uno di quei siti in cui i ragazzi (ma non solo loro) creano pagine web, le personalizzano attraverso contenuti propri e, a partire da lì, sviluppano rapporti con coetanei di tutto il mondo. Read the rest of this entry »

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internet, Stati Uniti

La storia di due internet

In Uncategorized on 19 Dicembre , 2006 at 2:53 pm

Due notizie che, accostate dal flusso causale e caotico dell’informazione in rete, ci raccontano di due internet. La prima, a stelle e strisce, cresce e si diffonde diventando sempre di più un ingrediente della dieta mediatica dei cittadini. La seconda, tricolore, procede a passo di lumaca.

La prima. Negli Stati Uniti l’internet si appresta a diventare a tutti gli effetti un media mainstream. Nel 2007 la navigazione online superare in termini di ore la lettura dei giornali: 195 ore contro 175.

La seconda. In Italia, afferma un’indagine Istat segnalata da Punto Informatico, tra il 2005 e il 2006 la percentuale di famiglie collegate in rete è cresciuta di poco assestandosi al 40 per cento. Un risultato che ci colloca al 15° posto nella classifica dell’Europa a 25. ‘ Piuttosto sconfortante, poi, è scoprire che tra le ragioni del mancato accesso il 31,9 per cento delle famiglie cita l’incompetenza informatica, mentre il 39,6 per cento afferma di non avere interesse per il medium. Come a dire c’è chi forse vorrebbe ma non può. E chi, ancora peggio, nulla sa della marea di opportunità offerte dal mondo online.

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internet

Sempre a proposito di….noi: i termini più cliccati su Google nel 2006

In Uncategorized on 18 Dicembre , 2006 at 4:56 pm

google-zeitgeist.jpgLa Bbc segnala la classifica dei termini più cliccati su Google nel 2006. La lista sembra la giusta musica di accompagnamento per la “scoperta” di Time. A farla da padrone, infatti, è il web sociale.

Ai primi due posti si trovano Bebo e MySpace, due siti di social networking. Al quarto il sito di video Metacafe (mentre il termine “video” si piazza settimo). Wikipedia e “wiki” occupano, rispettivamente il sesto e il decimo posto delle parole più cercate e “radioblog” raggiunge la quinta piazza.

Senza avventurarsi in analisi sociologiche azzardate, il responso di Google una sua chiarezza, mi pare, ce l’ha. Chi frequenta la rete è sempre più conscio delle potenzialità creative e relazionali del mezzo. Va alla ricerca di strumenti per esprimersi, ha voglia di creare, desidera vedere, leggere e ascoltare quello che producono gli altri utenti, si fida della conoscenza elaborata dai suoi pari. Se non è democrazia questa, non so cos’altro lo sia.

Niente di nuovo,verrebbe da dire, niente che chi frequenta la blogosfera e scrive di queste cose non sapesse già da tempo. Ma la classifica di Google, nella sua bruta rappresentazione quantitativa, offre un’evidenza cristallina di questo processo. E spiega anche un po’ perché Time si sia accorto del fenomeno. Finalmente, si dice in giro. Personalmente, sarei per leggere l’avverbio in senso positivo: quando il rappresentante di un sistema di potere consolidato riconosce quello che fino a un po’ di tempo addietro ha o ignorato o considerato nemico non può essere che una vittoria. Tra chi invita a salutare con favore l’evento e chi resta scettico, dunque, per quel che vale (pochissimo….), sto con i primi.

I termini più cliccati su Google nel 2006

1. Bebo

2. MySpace

3. World Cup

4. Metacafe

5. Radioblog

6. Wikipedia

7. Video

8. Rebelde

9. Mininova

10. Wiki

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internet

La persona dell’anno sei TU

In Uncategorized on 17 Dicembre , 2006 at 1:16 pm

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Più del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, più del numero uno cinese Hu Jintao, più del famigerato dittatore nordcoerano Kim Jong-il. Più di tutti gli individui influenti che in questo anno hanno occupato le cronache dei giornali.

La persona più influente del 2006 secondo il settimanale Time, sei TU (e quindi anche io e anche voi, direi) in quanto utente generatore di contenuti. La motivazione: avere attentato “al dominio dei media globali”, avere fondato e dato una struttura “alla nuova democrazia digitale”, e “lavorare senza compenso e di battere i professionisti nel loro stesso campo” (anche se su questo qualcosa da dire c’è…).

Ovviamente, il riconoscimento di Time vale quel che vale (per lo più a far sì che gli altri media parlino del settimanale) , però è anche il segnale che, mentre qualcuno discute ancora del pericolo rappresentato dai video in rete, di bullismo via internet e cose del genere, il mondo è già da un’altra parte. La sfida è comprenderlo questo mondo e anche, già che ci siamo, partecipare per farlo andare nella direzione che riteniamo migliore.

UPDATE (17.45): vedo ora che ne parla anche Jeff Jarvis. Che dice un paio di cose che mi piacciono assai.

La prima è racchiusa nel titolo del suo post: “Siete sempre stati voi”. Nel senso che i protagonisti sono sempre stati le persone, gli individui, gli utenti, in una parola “noi”. L’unica differenza, secondo Jarvis, è che ora istituzioni come Time, che sono a lungo state convinte di essere gli unici detentori del potere di costruire l’informazione, non possono fare a meno di riconoscere il protagonismo dei pubblici attivi.

La seconda (che forse mi piace ancora di più per il suo  slancio antagonista…) è che “la copertina di quest’anno rivela come la nozione [...] di una singola persona della anno nella singola più duffusa rivista sia un anacronismo sociale. E’ un retaggio dell’era della massa. E’ la presunzione dei mass media che pensano di poter scegliere una persona che è stata importante per il mondo e che noi presteremo attenzione”.

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internet

3.0, semantico o chimera?

In Uncategorized on 14 Dicembre , 2006 at 2:49 pm

Mi è capitato di parlare più volte (qui, qui e qui, ad esempio) della discussione, sempre più affollata, sul prossimo web: 3.0 o semantico che dir si voglia. L’impressione è che, al di là delle tecnologie e della ricerca, ci sia anche tanta voglia di creare una nuova parola d’ordine, un po’ di buzz a fini strettamente commerciali.

Conferma il mio scetticismo Bernardo Parrella con un bell’articolo su Apogeonline significativamente intitolato “Il miraggio del Web 3.0″. Un pezzo tanto più interessante perché offre qualche indicazione più precisa su alcuni degli interessi dietro questa partita e su qualche tecnologia allo studio.

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internet

L’intelligenza in comune

In articoli, il manifesto on 11 Dicembre , 2006 at 11:48 am

testpg.gifAgenti intelligenti, ontologie, pubblici attivi. Gli ingredienti della rete prossima ventura spaziano tra fantascienza, filosofia e democrazia. Un po’ come se Asimov, Aristotele e le masse virtuali si incontrassero per progettare una rete in cui le macchine sono in grado di parlarsi grazie a un linguaggio comune e alla collaborazione umana. Sul nome di questa nuova frontiera non c’è accordo. Qualcuno preferisce il classico «web semantico», altri optano per un futuristico «web 3.0».

Quel che è certo è che di queste prospettive si parla sempre più spesso in articoli di testate non specialistiche (qualche settimana fa l’ha fatto nientemeno che il New York Times) e in convegni sull’argomento (l’ultimo in ordine di tempo, affollatissimo, organizzato dalla Fondazione Ibm la settimana scorsa). Non abbiamo ancora finito di esplorare le potenzialità del cosiddetto web 2.0 – così sono chiamati i servizi alla YouTube o alla Flickr che si fondano sul contributo attivo degli utenti – che già si getta lo sguardo alla nuova frontiera. Per scoprire, magari, che proprio dai germi di questa dimensione collettiva nasceranno i semi del web che verrà. Read the rest of this entry »

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internet

Internet e gli anziani: di nuovo in tv

In Video on 5 Dicembre , 2006 at 11:29 pm

Evidentemente sulla via di diventare la prossima “tv star”. Mi han chiamato di nuovo in televisione. Di nuovo a Geo & Geo. Stavolta a parlare di Internet a anziani.

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internet

Ibm sposa il senso comune

In Finanza & Mercati, articoli on 2 Dicembre , 2006 at 7:12 pm

testata_fem_180.gifMondo senza quiete quello dell’internet. Ancora non c’è accordo su che cosa significhi precisamente il Web 2.0 che già si guarda oltre, alla nuova frontiera. Non si fa a tempo a decantare le virtù sociali e partecipative della rete di ultima generazione che in giro già si annusa, sempre più diffuso, il bisogno di un ulteriore salto in avanti.

Quest’esigenza, nell’aria da tempo, ha ricevuto il definitivo sigillo un paio di settimane fa nientemeno che dal New York Times, con un articolo che lanciava il futuro sotto forma di nuova etichetta: il web 3.0. Read the rest of this entry »

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internet, media

Se il contesto val più del contenuto

In Uncategorized on 28 Novembre , 2006 at 6:04 pm

information.jpgNell’intrattenimento digitale il valore si spostano verso il centro. Lo dice un report (questa la presentazione) segnalato da PaidContent. Lo studio analizza la catena del valore nell’intrattenimento alla luce della teoria della coda lunga e profetizza che con la crescita dell’offerta, in conseguenza della moltiplicazione dei produttori di contenuti, il valore si concentrerà sempre di più su chi saprà aggregare e impaccchettare al meglio questa molteplicità di prodotti creativi. Nello stesso tempo, si afferma, sempre più importanti saranno i marchi, in quanto riconoscibili indicatori di credbilità nel caotico mondo dell’offerta infinita che caratterizza l’economia dell’abbondanza.

Da una parte non è niente di nuovo. Si potrebbe dire che questa conseguenza è già tutta dentro il libro di Chris Anderson laddove afferma che uno degli ingredienti chiave dell’economia della coda lunga sono gli strumenti di ricerca e di rating che permettono agli utenti di allontanarsi dal mainstream e addentrarsi nelle profondità della coda alla ricerca di quello che desiderano.

Dall’altra, questa schematizzazione può essere utile, soprattutto se la portiamo fuori dal mondo dell’intrattenimento e la applichiamo a quello dell’informazione. In questo scenario infatti – se solo lo capissero – i grandi quotidiani potrebbero scoprire di avere un grande futuro anche davanti alle loro spalle (e non solo dietro). In fondo, molti di essi sono tuttora dei credibili aggregatori e impacchettatori di notizie e opinioni. E questa loro virtù (insieme al valore del loro marchio) potrebbero efficacemente trasportarli nel futuro prossimo. Dovrebbero però aprirsi ad altre fonti di contenuti e puntare molto di più di quanto non facciano ora nello sforzo di a) entrare in relazione con le nuove masse creative (sfruttando così nuove fonti e nuovi talenti) e b) fornire contesto e dunque senso all’informazione. Quello che il singolo blogger non può fare (e ha difficoltà a farlo anche Technorati, secondo me, pur essendo questa una delle sue ambizioni, credo, e pur facendo un indispensabile lavoro di filtro e organizzazione), lo possono fare istituzioni con un buon numero di risorse dedicate e specializzate e con una grande competenza sviluppata in questo senso.

E’ in questo tipo di creatività, che si potrebbe forse definire narrativa, che i grandi quotidiani (e con loro i settimanali e tutti i media tradizionali) dovrebbero cercare di investire sempre di più. IMHO

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internet

Conformismi, ignoranze e bullismo

In Uncategorized on 20 Novembre , 2006 at 8:19 pm

Sulla vicenda del video del ragazzo down picchiato e dei vari episodi di “bullismo” trasportati su internet si sentiva il bisogno di opinioni rinfrescanti. Il fatto è che uno legge i giornali, guarda la televisione e resta con l’impressione che il punto della faccenda sia che queste cose sono finite in rete.

Segui la ridda di editoriali e interviste sugli eventi e te ne vai con l’impressione che gli atti incriminati siano comunque meno gravi della loro presenza su internet e dunque del fatto che c’è un medium così cattivo, così deregolato, così anarchico che osa ospitare (anzi diventa ricettacolo di) simili brutture.

Ovvio che se la rete non la conosci (e in Italia, a quanto pare, su questo fronte non stiamo messi molto bene a confronto dei nostri cugini europei)  finisci per pensare che sia davvero un deposito di mostruosità e non ti viene in mente che, magari, proprio il fatto che lì dentro ci sta di tutto possa essere anche un valore positivo.
Meno male che a riportare un po’ di ordine in questa faccenda ci pensano Massimo Mantellini e Franco Carlini, entrambi impegnati in una appassionata difesa delle virtù della rete e della forza educativa della sua molteplicità.

Così Mantellini:

Eppure, non sarebbe difficile capire che Internet è il luogo dell’alterità. Il contesto in cui possono convivere gli estremi e dove la concomitanza delle diversità si trasforma in valore. E maggiore libertà per tutti. E abitudine al contraddittorio e alla tolleranza. Non è cosi difficile capire che molti degli “al lupo al lupo” che impegnano le energie di polizia e magistrati oggi in questo paese, terz’ultimo nelle graduatorie dell’Europa dei 25 per la diffusione della rete, ricordano la barzelletta della vecchietta che chiama la polizia perchè nel condominio di fronte una coppia sta facendo l’amore nella propria stanza a finestre aperte e che alla contestazione dei poliziotti sul fatto che da lì non si veda nulla, risponde con leggerezza: “Da lì no, agente, ma se si arrampica in cima a quell’armadio vedrà perfettamente tutto”.

E così Carlini:

A tutti loro, ai ministri dei giovani e dello sport, agli psicologi tuttologi, si consiglia fortemente un’ora di navigazione al giorno in rete, corso di educazione per adulti, sì che conoscano il mondo. La facciano a caso, un link via l’altro: vadano su YouTube.com, inseriscano una parola chiave a caso, per esempio school, per esempio peace, per esempio war, e seguano le suggestioni. Troveranno una moltitudine di idee in forma di video, ingenue, entusiasmanti, respingenti. E’ come un bagno antropologico nel mondo. Una ricerca segnala che le pagine pornografiche in rete sono solo una su cento, e allo stesso modo si scoprirà che dalle scuole non vengono solo seggiole spaccate e professori umiliati, ma anche tenerissime storie, oltre a tutto girate e montate benissimo, di vite normali e allegre, e che una banale gita scolastica, fatta solo di foto cellulari sfumate e accostate, ma accompagnata da musiche adatte, può dire molto di questi sedicenni di oggi (la si trova battendo « Classe IV O»), così come l’ultimo giorno di liceo della III D, girato da Prisca Amoroso, la stessa diciottenne di Lanciano che come pri_angel182 organizza degli Street Team per la sua band preferita (e chi non sapesse di che si tratta, per favore si faccia un giro sull’enciclopedia online Wikipedia).

Da leggere entrambi.

Discolosure: Franco è anche il mio capo…

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La zietta paga

In Uncategorized on 20 Novembre , 2006 at 4:26 pm

bbc-news-generic-2003-1.jpgLa zietta (auntie), come la chiamano gli inglesi, è la Bbc che, ancora una volta, si rivela all’avanguardia quando si tratta di utilizzare al meglio le tecnologie e i meccanismi del mondo digitale. L’emittente britannica ha deciso infatti che, in determinate circostanze, quando il materiale sia particolarmente meritevole, pagherà i contributi fotografici inviati dagli utenti.

Un riconoscimento al crescente ruolo dei non professionisti nella produzione di informazione contemporanea. Un incoraggiamento ulteriore (e cauto: la Bbc invita le redazioni a non far passare il pagamento come la norma) alla collaborazione tra dilettanti e giornalisti di professione che segnala, una volta di più, come i media tradizionali possano sfrutare le potenzialità della rete e delle tecnologie abilitanti che hanno messo in mano a milioni di persone strumenti che fino a poco tempo fa erano privilegio di pochissimi.

Arroccarsi in difesa di rendite di posizione significa solo ritardare il momento in cui si dovrà affrontare una realtà che dice che gli antichi monopoli fondati sul possesso esclusivo dei mezzi di produzione dell’informazione sono finiti. Meglio cominciare fin da subito, come fa la Bbc, a sperimentare nuovi modelli si relazione con le masse attive e intelligenti. Si può rischiare di sbagliare, si può essere costretti a rivedere profondamente i processi di lavoro delle redazioni, ma non si può fingere, come fanno molti media qui da noi, che non stia succedendo niente.

Se ne parla anche qui.

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Neutralità premiata

In Uncategorized on 13 Novembre , 2006 at 11:53 pm

danger.gifFine anno, tempo di classifiche. Tra queste anche quella di Scientific American (che, fra parentesi, presenta uno dei siti meno navigabili, più confusi e con le pubblicità posizionate nei posti più irritanti in cui mi sia capitato di imbattermi ultimamente).

Ad ogni modo, vincendo il nervosismo che mi avrebbe indotto ad abbandonare il sito dopo 3 minuti, segnalo (via Slashdot), che tra i 50 nominativi scelti dal periodico c’è anche Tim Wu, menzionato per la sua attività di studioso e di attivista in favore della cosiddetta network neutrality. Da notare che proprio la questione neutralità della rete è stata recentemente inclusa dal Project Censored della Sonoma State University tra le news più censuare negli Stati Uniti nel 2006.

Secondo Scientific American, Wu è stato in prima fila “nell’articolare e riarticolare il valore della neutralità”.

Phone and cable companies have recently begun floating the idea of charging major Internet content providers such as Google and Vonage for “premium” access to bandsize. Outraged at the proposed tampering with so-called network neutrality-the concept that all Internet traffic should be carried and charged for in the same way–consumer groups lobbied the Federal Communications Commission to enshrine neutrality as a regulatory principle. Columbia University law professor Timothy Wu has been a leader in articulating and articulating the value of neutrality. Unfortunately, this June the House of Representatives voted down the Network Neutrality Act of 2006, introduced by Edward Markey of Massachusetts, one of several proposed bills to consolidate the principle of network neutrality as law.

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Il New York Times lancia il Web 3.0

In Uncategorized on 12 Novembre , 2006 at 10:14 pm

semantic_web.jpgQuando scende in campo sua maestà il New York Times è bene intendere l’orecchio. Tale è il potere di influenza del quotidiano della Grande mela che anche quando quel che scrive può apparire approssimativo o magari un po’ riscaldato, il rischio è di ritrovarselo di qui a pochi mesi come un dato da tutti accettato.

E dunque se John Markoff decide di chiamare il web semantico Web 3.o, è meglio segnarselo e tenerlo a mente. Chissà che nel prossimo futuro non sia defintivamente questo il significato dell’espressione che si imporrà nel pubblico dibattito tecnologico.

Their goal is to add a layer of meaning on top of the existing Web that would make it less of a catalog and more of a guide — and even provide the foundation for systems that can reason in a human fashion. That level of artificial intelligence, with machines doing the thinking instead of simply following commands, has eluded researchers for more than half a century. Referred to as Web 3.0, the effort is in its infancy, and the very idea has given rise to skeptics who have called it an unobtainable vision.

Nella versione di Markoff, il Web 3.0 è un Web popolato di agenti intelligenti che sono in grado di svolgere da soli alcune funzioni utili per gli esseri umani.

Their goal is to add a layer of meaning on top of the existing Web that would make it less of a catalog and more of a guide — and even provide the foundation for systems that can reason in a human fashion. That level of artificial intelligence, with machines doing the thinking instead of simply following commands, has eluded researchers for more than half a century.

E così, mentre l’elemento definitorio del Web 2.0 è il “mash-up”, l’utilizzo da parte degli utenti di differenti piattaforme e applicazioni per creare nuovi servizi,

The classic example of the Web 2.0 era is the “mash-up” — for example, connecting a rental-housing Web site with Google Maps to create a new, more useful service that automatically shows the location of each rental listing.

il Web3.0 è dunque un’Internet in grado di rispondere a domande banali ma molto utili e precise per l’utente come una vacanza per due persone al di sotto di una determinata cifra.

In contrast, the Holy Grail for developers of the semantic Web is to build a system that can give a reasonable and complete response to a simple question like: “I’m looking for a warm place to vacation and I have a budget of $3,000. Oh, and I have an 11-year-old child.”

Insomma, per quel che mi è dato di capire, nella interpretazione del Times il Web 3.0 è il web semantico sposato ai web services.

(Via Digg)

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Se la tirannia finanziaria diventa quotidiana

In Uncategorized on 9 Novembre , 2006 at 9:38 pm

8-leviathan-a.jpgProprio oggi a Cagliari parlavo con un rappresentante di una grossa casa farmaceutica tedesca a proprietà familiare che mi raccontava come il fatto di non essere quotati in borsa sia sempre più un vantaggio per un’azienda. Si sfugge, mi spiegava, alla tirannia delle trimestrali e si riesce a programmare senza pressione, soprattutto per quanto riguarda la ricerca.

Qualche mese fa il boss Emea di una società internazionale che produce sistemi di gestione documentale per le aziende mi diceva la stessa cosa. La sua azienda stava per essere rilevata da un private equity ed era quindi in procinto di tornare “privata”, una prospettiva che mandava in sollucchero l’executive, molto sollevato all’idea di sfuggire liberarsi dalla dittatura della borsa: “essere quotiati non conviene più”, mi disse.

Siccome due pareri raccolti casualmente mi bastano per farmi un’opinione, è con un po’ di stupore che leggo oggi la notizia che 6 grandi società di revisione chiedono che i report finanziari delle aziende diventino nientemeno che “in tempo reale”. Quello che propongono, senza scendere nei dettagli ovviamente, è un sistema di comunicazione dei risultati più adatto, secondo loro, all’era Internet, che non prevede pause.

Mi domando (e non sono l’unico, a quanto pare) se un simile sistema, ammesso che sia realizzabile, risolverebbe il problema messo in luce dai miei interlocutori o se, invece, non finirebbe per aggravarlo rendendo ancora più orientate al breve (anzi, al brevissimo) termine le scelte aziendali.

Six financial heavyweights have called for companies to overhaul financial reporting to maken it more suited to the Internet age. This could potentially mean the scrapping of traditional quarterly and annual reports.

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A proposito di video

In Uncategorized on 7 Novembre , 2006 at 1:20 pm

Mentre Time nomina YouTube invenzione dell’anno, sul versante video on the Net continuano ad accadere cose. E così se Google e la Nba si lasciano, il motore di Mountain View si consola con un nuovo partner: la Nhl, la lega professionistica americana di hockey. Quel che è interessante in questo caso, come scrive Techdirt, è che che la Nhl ha deciso di inserire i video della partite del campionato a gratis. Sì, gratuitamente. E non solo: come si scopre qui, la lega invita i fan a postare in rete i propri video amatoriali.

Il comportamento è evidentemente un po’ differente da quello di altri colossi dello sport professionistico (a stelle e strisce ma non solo). Certo, è facile dire che la Nhl può pemettersi questo atteggiamento liberale perchè il suo giro di affari e di pubblico è inferiore agli altri giganti dello sport Usa (baseball, football, basket). Insomma, ha meno da perdere e più da guadagnare dalla ricerca della popolarità virale online. Tutto vero, ma l’esperimento, resta da seguire perché apre una breccia nella disposizione, fin qui assai conservativa, delle maggiori associazioni sportive professionistiche. Se funzionasse (al contrario di quello che è accaduto all’accordo tra Google e Nba) potrebbe aprire prospettive interessanti, per gli utenti e per le squadre, per le leghe. Ne riparliamo tra un anno.

Nel frattempo, merita un occhio l’ultima iniziativa di Sun Microsystems che, dopo avere aperto ai blog invitando i dipendenti a creare diari online (ne ho parlato un po’ di tempo fa sul manifesto: l’articolo è disponibile qui), ora indice un concorso tra i lavoratori: vincerà chi riuscirà a creare il miglior video su YouTube in cui si parli di prodotti dell’azienda.

Come nel caso dei blog, l’idea guida è che Internet, con i suoi meccanismi abilitanti e la capacità di mettere in rete le persone, possa aiutare l’azienda a sfruttare quei giacimenti di creatività nascosti all’interno degli uffici che processi e organigrammi, da soli, non riescono a sfruttare.

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internet, media

newassignment.net: online il sito sperimentale

In Uncategorized on 3 Novembre , 2006 at 8:00 pm

Inizia lentamente a materializzarsi newassignment.net, la creatura di Jay Rosen che sperimenterà una modalità open source di finanziamento e produzione di giornalismo di qualità. Per ora, come segnala Craig Newmark, si tratta ancora di un sito-test. Non sono infatti ancora attivi progetti giornalistici autenticamente partecipativi così come sono prefigurati nell’idea originaria.

Si tratta piuttosto di un ricco blog informativo sui temi del citizen journalism e del networkerd journalism. Si segnala, fra l’atro, un’intervista a Regina Lynn, la regina del sesso 2.0, (scusate l’inciso ma è venerdì: sono stanco) e il ruolo delle smart mob nel suo lavoro.

Da ricordare, sempre in tema di giornalismo partecipativo, questo pezzo di BusinessWeek, sulle difficoltà di crescita, soprattutto sul fronte internazionale, di OhMyNews, il celebre quotidiano online coreano.

This is a temporary site during our “test” phase. You won’t find us doing open source reporting projects with teams of volunteers quite yet. A new site (with the capacity to handle that kind of participation) is being built and will launch with the hiring of our first editor in the first quarter of 2007.

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Blog e dintorni

In Video on 2 Novembre , 2006 at 5:47 pm

La scorsa settimana mi hanno invitato a una trasmissione televisiva, Geo & Geo, a parlare di blog. 4 minuti 4 e la richiesta di essere il più comprensibile possibile. Mica facile!

PS: grazie a Valentina che ha registrato la puntata

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PayPerPost: virus e zolfo

In Uncategorized on 30 Ottobre , 2006 at 4:39 pm

satan.jpgIl titolo del saggio potrebbe essere: Come provare a distruggere, per amor del profitto, un fenomeno straordinario. Dove la brama di denaro è quella di PayPerPost, società che offre ai blogger dollaroni per parlare di specifici prodotti. E il fenomeno straordinario è, ovviamente, quello di decine di milioni di persone che producono conoscenza, conversazione, beni sociali attraverso i diari online seguendo alcune regole liberamente accettate da una comunità pronta a sanzionare duramente le eventuali deviazioni: prima fra tutti, la mancanza di trasparenza. Ne sanno qualcosa, tra gli altri, Mazda e, più recentemente, Edelman.

In questo scenario PayPerPost minaccia di diffondere un pericoloso virus visto che, mentre con una mano offre biglietti verdi, con l’altra non richiede obbligatoriamente ai blogger di esplicitare il rapporto economico che li lega all’azienda che detiene i diritti del prodotto di cui si scrive.

Già così ci sarebbe da preoccuparsi. Se non fosse che c’è anche qualcosa di più di più, come denuncia Techcrunch. PayPerPost infatti non si accontenta di agire come diavolo tentatore, punta ora anche a spargere cortine di fumo intorno alla sua attività sotto forma di un servizio che permette a ogni blogger di creare in pochi passi la propria disclosure policy, vale a dire di specificare il proprio rapporto con pubblicità, sponsor e inserzioni a pagamento. Fra l’altro, PayPerPost pagherà 10 dollari ogni blogger che inserirà sul sito la sua disclosure. La quale, fa notare Michael Arrington, come nella migliore tradizione di Lucifero e compagni, nasconde l’inganno nei dettagli. Accade infatti che le tre alternative proposte ricadano tutte in un continuum che prevede:

a) esplicitazione del rifiuto di accettare compensi, sponsorizzazioni e pubblicità accompagnato però dall’ammissione che i contenuti del blog sono pieni di pregiudizi dovuti a razza, sesso e religione, etc.;

b) esplicitazione del rifiuto di accettare compensi, sponsorizzazioni e pubblicità accompagnato per dall’ammisione che si accettano regali;

c) esplicitazione dell’accettazione di pubblicità, sponsorizzazioni e inserzioni a pagamento.

Nessuno è innocente, insomma. Io sarò anche peccatore dice il diavolo, ma voi, a guardare bene, non siete certo da meno, perchè, nel migliore dei casi, siete inevitabilmente soggetti a pregiudizi. E se madre natura ci ha fatto intrinsecamente fallibili, un difetto in più o in meno non fa poi tanta differenza. Siamo tutti nella stessa peccaminosa barca nella quale, altro particolare sulfureo, pubblicità e inserzioni a pagamento viaggiano nello stessa cabina.

Che dire? Mi viene in mente un recente post (intitolato significativamente: Corrupting blog) di Jeff Jarvis dove si propone una forma di disclosure un po’ meno infernale:

1. No one can buy my editorial voice or opinion.
2. No one can buy my editorial space; if it’s an ad it will clearly be an ad.
3. No one should be confused about the source of anything on my pages.
4. I will disclose my business relationships whenever it is relevant and possible.

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Contro i censori della rete

In Uncategorized on 27 Ottobre , 2006 at 10:37 am

Reporter senza frontiere organizza una cyberdimostrazione di 24 ore per protestare contro la censura in rete. Per partecipare all’iniziativa è necessario collegarsi al sito dell’associazione tra le 11 di mattina di martedì 7 novembre alle 11 di mercoledì 8 novembre. Ogni click, spiega il comunicato, aiuterà a modificare la mappa dei “Buchi neri dell’Internet”.

Il 7 novembre, inoltre, Reporter senza frontiere pubblicherà la lista dei 13 nemici dell’Internet, gli stati che hanno il peggior record in termini di censura della libertà di espressione in rete.

Everyone is invited to support this struggle by connecting to the Reporters Without Borders website (www.rsf.org) between 11 a.m. (Paris time) on Tuesday, 7 November, and 11 a.m. on Wednesday, 8 November. Each click will help to change the “Internet Black Holes” map and help to combat censorship. As many people as possible must participate so that this operation can be a success and have an impact on those governments that try to seal off what is meant to be a space where people can express themselves freely.

(Via CNet)

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Se i belgi fanno scuola

In Uncategorized on 24 Ottobre , 2006 at 6:52 pm

Come dimostra la vicenda degli editori belgi (dove è palese, per altro, quel che Freud avrebbe definito impulso di morte), la questione dei contenuti sul web, della loro distribuzione, riaggregazione e associazione alla pubblicità lontano dal luogo di origine è sempre più calda. Lo segnala Carola Frediani, riprendendo e commentando la protesta di Jason Calcanis contro gli aggregatori Rss che sfruttano i suoi contenuti per vendere pubblicità.

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Il mondo capovolto

In Uncategorized on 23 Ottobre , 2006 at 7:30 pm

upside1.gif“La cosa curiosa riguardo a YouTube è che le persone che dovrebbero essere pagate (i singoli creatori di contenuti) non stanno facendo pressioni per questo, mentre le aziende minacciano azioni legali (anche se, normalmente, sono assai contente di pagare una piattaforma media per mostrare spezzoni di film o di show televisivi per generare interesse verso il prodotto e stimolare la vendita di Dvd)”. (Victor Keegan)

(Via PaidContent.org)

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La commissione europea “minaccia YouTube”

In Corriere della sera.it, articoli on 20 Ottobre , 2006 at 5:32 pm

logo_home_corriere.gifLONDRA – La proposta di revisione della direttiva «Televisione senza frontiere» del 1989 da parte della Commissione europea non smette di suscitare perplessità e polemiche. A lamentarsi, questa volta, non sono le associazioni dei consumatori che temono il rilassamento delle regole sulla pubblicità che permetterebbe alle emittenti di trasmettere gli spot quando preferiscono.

Sul piede di guerra ci sono ora gli internet provider e tutti coloro che sono interessati al business dei contenuti virtuali. Focolaio della protesta, ancora una volta, la Gran Bretagna. Nel Paese più euroscettico del continente la proposta del Commissario Viviane Reding, che estende il concetto di emittente anche a servizi che offrono video on demand e videoclip sul cellulare, è vista come un ostacolo allo sviluppo del mercato audiovisivo digitale. E, aspetto non secondario, come una minaccia alla libertà di espressione dei milioni di utenti che si dilettano su internet con le immagini in movimento.

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La seconda vita di Ibm

In Uncategorized on 19 Ottobre , 2006 at 7:27 pm

Sì, lo so, il titolo non è molto fantasioso. Ma a quest’ora, e con 5 ore di treno Genova-Roma sulle spalle, le mie meningi non sono molto brillanti. Comunque sia, pare che anche Ibm si diverta a giocare con Second Life, l’ormai sempre più popolare mondo virtuale, dove qualcuno ha deciso di fare del business e l’agenzia di stampa Reuters ha recentemente aperto una filiale. Sembra infatti che Big Blue abbia già cominciato a tenere dei meeting aziendali in questo universo alternativo. Così, giusto per saggiare le potenzialità dell’ambiente.

L’impulso alla sperimentazione verrebbe dall’alto. Irving Wladawsky-Berger, vice president strategie tecniche e innovazione, ha scritto al proposito sul suo blog: “Abbiamo la sensazione che questo avrà un forte impatto sul business, la società e le nostre vite personali, anche se nessuno di noi può prevedere quale sarà questo impatto”.

Nel frattempo, appunto, vale la pena di giocare con lo strumento e vedere cosa succede.

Prima di loro, come mi ha segnalato da tempo Paolo Subioli, in Italia è attiva in questo campo la società Sci Group, distributore per il nostro Paese  della piattaforma MondiAttivi, che offre anche a clienti business per “supporto alla clientela (CRM), presentazioni interattive di prodotti e servizi, formazione on-line ed altri tipi di iniziative di e-learning“.

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e-government, internet

Un governo del non governo

In articoli, il manifesto on 19 Ottobre , 2006 at 7:25 pm

testpg.gifQuale governo per l’internet? Per anni la domanda è rimasta confinata in dibattiti per iniziati impegnati a disquisire di argomenti ostici alle orecchie dei più. Negli ultimi tempi, tuttavia, qualcosa è cambiato. Perché è la rete stessa ad essere mutata. A volerla fare semplice, si potrebbe dire che è una questione di volume. All’internet accede ormai più di un miliardo di persone e nei suoi tubi scorrono agglomerati di bit sempre più voluminosi e pregiati (basti pensare ai film di Hollywood). Read the rest of this entry »

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Sarà un web intelligente

In Monthly Vision, articoli on 18 Ottobre , 2006 at 9:06 pm

visione_testata_1.JPGMaggiordomi elettroniche fanno la spesa per noi, ricerche mirate, viaggi più facili e imprese virtuali. Questo è quello che ci offrirà il web di domani, una rete dal QI più elevato e dalle virtù “semantiche”. Che si materializzerà anche grazie al contributo taliano.

Leggi l’articolo in .pdf

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internet

50 milioni per Craig

In Uncategorized on 17 Ottobre , 2006 at 5:33 pm

jim_buckmaster_and_craig_newmark.jpgIl sito di annunci craigslist sarebbe sulla buona strada per raggiungere nel 2007 ricavi per 50 milioni di dollari. Si tratta di stime, visto che la società non rilascia dati finanziari, ma sempre di un buon (ipotetico) bottino. Perché riporto questa notizia? Perchè tempo fa mi è capitato di intervistare per Monthly Vision Craig Newmark, il fondatore della società, e Jim Buckmaster, l’amministratore delegato, e ho scoperto che sono davvero dei bei personaggi.

A parte il fatto che Buckmaster è un ammiratore di Chomsky (e per me è un punto in più, di per sé) mi ha colpito il loro sforzo di cercare di costruire un business sostenibile, di migliorare e investire solo ed esclusivamente in collaborazione con, e sotto lo stimolo della comunità degli utilizzatori, il fatto che craigslist sia tra i primi 10 siti più visitati d’America ma che le sue entrate siano meno dell’1 per cento di quele di tutti gli altri nove. Il fatto insomma che questi due e il loro sito rappresentino una piacevole anomalia.

Sapere che continuano a navigare in ottime acque, mi da fiducia e mi fa sperare che davvero ci siano altri modi, migliori, di fare business.

Ah quasi dimenticavo: Craig ha anche un suo blog.

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internet, media

Triste, solitario y final

In Uncategorized on 16 Ottobre , 2006 at 8:23 pm

aic_logo_8inch-width.jpgCerto non si può dire che difettino di coerenza. I quotidiani belgi che hanno già chiesto di scomparire dagli indici di Google News domandano ora di essere dimenticati anche da quelli di Msn.

Non c’è qualcosa di poetico in questo auolesionistico perseguire l’oblio? Per un po’ ho cercato di comprendere la ratio di questa decisione, ora invece propendo per un’interpretazione che ha che fare con il lato destro del cervello.

Trovo infatti qualcosa di evocativo in questa orgogliosa volontà di eclissarsi dalla rete, di sottrarsi alla platea di tutti gli utenti internet che parlano fracesce e tedesco, quasi ci si rifiutasse di contaminarsi con questi barbari telematici. Meglio morire dimenticati, lentamente e dignitosamente, coerenti con la propria storia fatta solo ed esclusivamente di carta piuttosto che provare ad arabattarsi con i meccanismi virtuali e mischiarsi ai nuovi ricchi del mondo digitale.

Questi giornali belgi mi appaiono ora po’ come degli aristocratici che davanti ai moti rivoluzionari e al loro mondo in decadenza si lasciano morire, o come dei vecchi pellerossa che, comprendendo che è arrivata la fine, si allontanano dalla tribù per consegnasi, solitari, al mondo degli spiriti.

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E’ Grillo la bandiera del blog europeo

In Corriere della sera.it, articoli on 16 Ottobre , 2006 at 5:37 pm

logo_home_corriere.gifViene da uno dei più implacabili fustigatori dei costumi nazionali un piccolo ma significativo primato per il nostro Paese. E’ di Beppe Grillo (e dunque italiano), infatti, l’unico blog del vecchio continente in grado di contrastare l’egemonia americana nella classifica dei 100 diari online più influenti del mondo.

A confermare il successo virtuale del comico genovese è un’indagine sull’autorevolezza dei blog redatta da Technorati e Edelman che colloca il sito di Grillo al 28esimo posto assoluto, preceduto quasi esclusivamente da siti a stelle e strisce. Mentre la dimensione della blogosfera europea cresce, la ricerca rivela che a farla da padroni in termini di influenza (calcolata sulla base del numero dei link ricevuti) sono sempre e comunque gli americani che, se non fosse per quello strano fenomeno del Belpaese, raccoglierebbero la posta piena. Tanto per fare un esempio, per trovare il più importante blog britannico bisogna scendere fino al 139esimo posto.

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Effetti collaterali

In Uncategorized on 13 Ottobre , 2006 at 2:37 pm

L’affare Google-YouTube ha già portato dei benefici laterali. No, non quelli di Sequoia Capital (che con i suoi 11 milioni e passa investiti nella società di Steven Chen e Chud Hurley si può fregare le mani)  o di Artis Capital Management, hedge fund che, si scopre in questi giorni, avrebbe anch’esso puntato su YouTube. Qui si parla dell’oscura Universal Tube & Rollform Equipment Corp, una piccola società specializzata nella compravendita di… tubi. Niente a che fare con video amatoriali e contenuti generati dagli utenti, dunque, ma solo un dominio foneticamente identico: utube.com.

Come segnala Techdirt, nei giorni passati il sito dell’azienda è stato sommerso di visite da parte di persone che, in conseguenza della notizia dell’accordo, cercavano YouTube, quello vero. Ovviamente, il diluvio di richieste ha mandato in tilt il sito.

Tanta pubblicità involontaria non ha portato solo problemi, però. Pare che la società abbia già rifiutato un’offerta da 1 milione di dollari per il nome dominio. E che sia pronta a venderlo per 2,5 milioni.

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Tutti pazzi per GooTube

In Uncategorized on 10 Ottobre , 2006 at 12:30 pm

Allora è successo veramente: Google si è pappato YouTube. Ne parla chiunque.

Mi limito dunque a un piccolissimo contributo di filtro segnalando il post del mio amico TelcoEye (detto anche “occhio di telco”: buona questa, te la cedo per un etto di cioccolatini Venchi) che fa una pima piccola selezione dei commenti.

E segnalo che c’è anche chi, come Om Malik, sarà ora costretto a perdere 20 chili visto che aveva scommesso contro l’accordo…

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internet, media

Quotidiani e pubblici attivi

In Uncategorized on 7 Ottobre , 2006 at 4:23 pm

newspapers.gifLuca sulla crisi e sul futuro dei quotidiani. Riassumo:

1) i quotidiani devono ricominciare a sentirsi parte di un progetto culturale; in questo progetto devono sentirsi coinvolti tanto i giornalisti quanto gli editori;

2) tra quotidiani e quel pubblico attivo emerso in questi anni (per lo più in “opposizione” ai giornali che si erano dimenticati di lui per concentrarsi sulle fonti) deve nascere una relazione “simbiotica”; un rapporto stabile tra chi svolge quella necessaria attività di ricerca e organizzaizone dell’informazione a tempo pieno e chi deve criticare, stimolare, pugulare.

3) solo così i quotidiani possono pensare di uscire dalla crisi attuale, e forse editori e giornalisti risovere la vertenza contrattuale.

Penso che il progetto culturale di cui parla Luca – sono d’accordo: non c’è niente di più importante in questo momento – presupponga però che i quotidiani riconoscano gli errori che hanno commesso in questi anni. Che si rendano conto di avere offerto più o meno consciamente narrazioni della realtà ristrette entro confini angusti, entro limiti dettati per lo più dall’ossequio a poteri più o meno forti e dall’accettazione di interpetazioni del mondo sviluppate dai più potenti, siano questi aziende, governi o istituzioni di altra natura.

I quotidiani continuano a produrre informazione di qualità. Quasi ogni giorno i giornali del nostro Paese regalano meravigliosi pezzi di giornalismo, e lo fanno proprio perchè – come dice Luca – sono in grado di pagare persone che si dedicano a tempo pieno a questa attività. Ma l’effetto complessivo, quello prodotto da editoriali, titoli, scelte redazionali, impaginazione, selezione delle notizie, resta, a mio parere, un’informazione stereotipata e spesso lontana dal senso comune. Il risultato è una sfera pubblica in cui si confrontano sì molteplici iterpretazioni della realtà, ma nella quale la “varianza” delle interpretazioni risulta irrimediabilmente limitata.

Se penso a un progetto culturale, non riesco a non pensare a qualcosa che parta dallo sforzo di allargare questa “varianza”, a un’impresa, come dice Luca, che può essere compiuta soltanto con la collaborazione del massimo numero di intelligenze e punti di vista, in una parola di quei pubblici attivi che sono emersi in questi anni anche grazie alla rete.

Detto questo, confesso il mio pessimismo. Non riesco a immaginare come istituzioni che hanno interiorizzato in profondità (fino a non esserne nemmeno più consapevoli) una narrazione del mondo così ristretta e autorefrenziale possano oggi (e domani) rinnovarsi all’interno di un progetto che metta in crisi il paradigma in cui sono cresciute. Mi sembra più facile cioè che trovino il modo di sopravvivere economicamente, piutosto che cambiare così radicalmente la loro un’identità di cui non sono del tutto coscienti.

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MySpace dai capelli d’argento

In Uncategorized on 6 Ottobre , 2006 at 3:19 pm

Allora, pare che più del 50 per cento dei frequentatori di MySapce superi 35 anni. Sembra anche che “solo” il 30 per cento dei dei frequentatori del sito di social networking abbia meno di 25 anni.  Ne parla anche il Wall Street Journal.

Dove sta l’importanza della notizia? Da nessuna parte, a meno che non siate possibili inserzionisti del sito di Rupert Murdoch. Quello che in grande mogul vuol farvi sapere strillando ai quattro venti il rapporto di comScore media metrix è che sul suo servizo non trovate solo un massa di adolescenti con pochi soldi in tasca, ma anche e soprattutto danarosi individui di mezza età pronti a spendere quattrini per tutto quello che gli presenterete.

Riuscirà a convincervi?

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internet

Il Web 2.0 spiegato alle masse

In Uncategorized on 6 Ottobre , 2006 at 12:05 pm

Nel mezzo degli eterni dibattiti tra geek e professionisti dell’informatica s’alza, finalmente, una voce per il popolo. E’ quella del Pew Internet Project che ha appena realizzato uno studio breve e chiaro per chiarire meglio a tutti (e non solo agli adepti tecnofili) che cosa è il Web 2.0. Ma senza troppe ansie di arrivare a una definizione, piuttosto guardando a come si comportano effettivamente gli utenti e a come si comportavano nell’era precedente

La nuova formula magica dell’internet 2006, spiega il rapporto, non ha niente a che fare con Internet 2, non è un nuovo network che opera su dorsali separate ma, soprattutto, “non c’è niente di male se avete sentito il termine, avete annuito in segno di comprensione, senza avere in realtà la minima idea di che cosa si tratta”.

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Discutendo di giornalismo, nuovo e vecchio

In Uncategorized on 3 Ottobre , 2006 at 11:16 pm

E’ online l’annunciata intervista di Slashdot a Jay Rosen, teorico e promotore di nuove forme di giornalismo (ne avevo accennato qui). Oltre a parlare del suo progetto, NewAssignmet.net (già menzionato qui), Rosen sviluppa una serie di considerazioni sul citizen journalism e sui nuovi media che mi sembrano piuttosto interessanti. Qui di seguito mi limito a 3 spunti.

1) Chomskyanamente, mi verrebbe da dire, Rosen è convinto che il peccato originale dei grandi media non è quello di sopprimere deliberatamente alcune storie “scomode” in ossequio a poteri più o meno contigui. Il vero dramma sono le storie che i grandi media non raccontano in modo corretto (e qunidi sopprimono de facto) semplicemente perché, quasi inconsciamente, hanno interiorizzato un sistema di valori e un’affinità che non consente loro di cogliere l’essenza di alcune vicende. Rosen fa l’esempio di Bob Woodward, il celebre giornalista americano, che in due libri (Bush at War e Plan of Attack) non è riuscito a cogliere la sostanza di quello che stava accadendo alla Casa Bianca lanciata verso la guerra in Iraq. Vale a dire, l’incredibile storia di un’amministrazione che, vittima di un gigatesco fenomeno di group think, si è gettata in modo ideologicamente testardo in un piano concepito in astratto, senza valutare adeguatamente quelli che gli psicologi chiamano “dati di realtà”. Per Woodward, così vicino al sistema proprio a causa del suo metodo giornalistico, questa interpretazione era del tutto inconcepibile. Solo ora, forse, comincia rendersene conto nel suo nuovo libro, State of denial (qui una recensione, dura ma obiettiva, di AngryArab).

2) Per aumentare l’autorevolezza del giornalismo online non c’è altra strada, secondo Rosen, che il rigore. Intervenire su argomenti che si conoscono a fondo (per esempio: io dovrei stare quasi sempre zitto..), correggere tutto, principalmente se stessi, fare le pulci ai grandi media.

3) Altra cosa che ho apprezzato è il rispetto dimostrato da Rosen nei confronti di media alternativi e politicamente schierati: The NewStandard, DemocracyNow (con cui mi è capitato di collaborare: qui il link alla mia performance) e Indymedia che, non so perchè (anzi no, lo immagino) viene quasi ignorata quando si parla di citizen journalism. Eppure facevano giornalismo dal basso prima che il concetto diventasse popolare di moda.

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Raccomandazione da 1 milione di dollari

In Uncategorized on 3 Ottobre , 2006 at 3:09 pm

Netflix, noleggatore di Dvd online è pronto a offrire 1 miione di dollari a chi riuscirà a migliorare del 10 per cento il suo sistema di raccomandazione, vale a dire quel meccanismo che permette al servizio di suggerire all’utente i fim “giusti” sulla base delle sue preferenze. Se nessuno riuscirà nell’impresa Netflix è pronto comunque a dare 50 mila euro a coloro che proporranno i miglioramenti più significativi.

Una simile offerta è la conferma che uno dei fattori fondamentali della cosiddetta coda lunga sono i flitri, le tecnologie che permettono agli utenti di avventurarsi nelle profondità della coda, lasciando l’universo dei blockbuster per andare alla ricerca della propria nicchia personale. Senza aiuti di questo tipo non si darebbe il fenomeno della coda lunga e l’enorme massa di contenuti che la riempie resterrebbe inesplorabile e inesplorata. Non a caso Chris Anderson, che della long tail è il teorico, dedica un lungo e approfondito post a questa notizia, con tanto di grafici e di tabelle.

The simple answer is that search, recommendations and other filters tend to drive demand down the tail, from the hits down to the niches where minority tastes are often better satisfied. Aside from happier customers, this also has some clear economics benefits for Netflix. It so happens that older titles, well down the Long Tail of time, are both cheaper to acquire and tend to get higher ratings than new titles (mostly because they’ve passed the test of time and have moved beyond the fog of hype that accompanies new releases). Not only that, but Netflix can also buy fewer of them, since as you go further down the curve the demand is spread out over more titles and there’s less of a need to buy stacks of expensive new blockbusters to satisfy the rush of rentals requests around the release date.

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Google Reader, nuova veste (e non solo)

In Uncategorized on 29 Settembre , 2006 at 1:42 pm

Proprio ieri chiedevo a Carola quale lettore rss “web based” avrei potuto sperimentare. Google Reader, quello che ho sempre utilizzato, mi stava un po’ annoiando, era “fermo” da tempo e volevo provare qualcosa di nuovo. Oggi (sopresa e fortuna di Google) scopro che il lettore di Mountain View è cambiato radicalmente e, per quel che posso apprezzare dopo averci “giocato” una mattinata, decisamente in meglio.

Interfaccia grafica assai migliorata (e molto più simile a quella di Gmail), lettura per “folder” e per “testata” molto più agevole, possiblità di visualizzare solo i titoli dei feed in una lista (e quindi lettura veloce assai più semplice), più facile accesso alle funzionalità di condivisione: dall’invio per e-mail alla pubblicazione dei post su una propria pagina (qui c’è un esempio della mia).

Insomma, missa’ proprio che ancora per un po’ non cambierò reader.

Due difetti, per adesso. Come lamenta Niall Kennedy ci si poteva aspettare una maggiore integrazione con altri servizi dell’ecosistema Google (gmail, Google calendar o la stessa ricerca). Inoltre, mi pare sparita la possibilità di postare i feed direttamente sul proprio blog (account blogger, ovviamente) che prima campeggiava chiaramente una volta visualizzato l’articolo. Non la trovo io? E’ effettivamente sparita? Perché?

Ne parla anche Zambardino.

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Google ai produttori di contenuti: “volemose bene”

In Uncategorized on 27 Settembre , 2006 at 10:58 am

google.gifIn questo periodo convulso, fitto di colloqui con i big dell’intrattenimento e disturbato da fastidi giudiziari di origine belga, Google trova il tempo di precisare la sua posizione sulla questione più cruciale del suo business: i contenuti e i rapporti con chi li produce e ne detiene i diritti. Obiettivo: rassicurare i potenziali partner sulla condotta di Mountain View, che intende – si ribadisce – restare all’interno della propria vocazione naturale, quella di un mero facilitatore dell’accesso alla conoscenza. BigG ribadisce afferma infatti che:

a – rispetta il copyright e si mantiene nei limiti del “fair use”;

b – lascia libero chiunque di rimanere fuori dai suoi indici;

c – desidera lavorare con i produttori di contenuti per esplorare la strada verso comuni benefici.

Insomma – dicono Larry Page e Sergey Brin – cari quotidiani, care etichette, carissimi mogul di Hollywood, non avete da temere nulla da noi: non vogliamo intralciare i vostri affari, anzi. E se vi sentite in posizione di forza, non c’è bisogno di tribunali e ordinanze, non avete altro da fare che sedervi a un tavolo e negoziare. Come ha fatto Associated Press con cui, dopo un conflitto inziale, Google trovato un accordo commerciale che soddisfa entrambi.

Secondo John Battelle (una vita per Google…) una simile precisazione in questo momento delicatissimo per il futuro dei contenuti in Rete è mooolto importante.

I sense that Google is starting to truly declare its position relative to content creation companies, and it’s this: we’re not in your business, and won’t be. We might impact your business, and in significant ways, but you can’t sue us for that, brother. Now, let’s go make tons of money, together….and if our margins are higher than yours, well, that’s not our fault….

Nel frattempo, a ulteriore tesimonianza che la questione dei contenuti è ancora controversa, arriva la notizia che Fox News ha chiesto a YouTube di eliminare un’intervista a Clinton realizzata dal network. E arriva anche il commento di Jeff Jarvis (ripreso e condiviso da Mantellini): idioti!

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internet, media

Slashdot intervista Jay Rosen

In Uncategorized on 27 Settembre , 2006 at 10:11 am

Slashdot ha in programma di intervistare Jay Rosen, teorico (e pratico) del citizen journalism (anche se lui ora preferisce chiamarlo networking journalism o open source journalism). L’intervista si volgerà nel consueto sitle partecipativo alla Slashdot: chiunque può proporre domande.

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Muni Wi-Fi, pubblico o privato?

In Uncategorized on 26 Settembre , 2006 at 2:56 pm

In questi tempi di polemiche sul futuro della Telecom fa piacere constatare che anche altrove si dibatte sulla natura e la proprietà dei beni di pubblica utilità. Solo che in America, almeno in questo caso, si discute di accesso wireless all’internet e dei progetti di copertura Wi-Fi di intere città. Simili progetti possono essere appaltati a privati o devono rimanere in mano a consorzi pubblici?

Lo spunto per questa riflessione tratta da GigaOm, è la sorte per ora non troppo chiara della più famosa di queste iniziative: quella di San Francisco che è stata assegnata a Google in accoppiata con Earthlink. E così mentre, a quanto pare, anche gli executive di Mountain View si stanno stufando della lentezza del processo decisionale pubblico l’Institute for Local Self-Reliance e la Media Alliance hanno pubblicato uno studio secondo il quale una rete in mani municipali garantirebbe il ritorno dell’investimento in poco più di 4 anni, 6.1 milioni di dollari di guadagno in un lustro e 16,8 milioni di dollari nei 5 anni successivi. In dieci anni il network porterebbe nelle casse pubbliche 22,9 milioni di biglietti verdi.

Niente male come numeri. E pazienza se non è abbastanza per attirare gli interessi dei Venture Capitalist: se si ritiene vantaggioso che un progetto che riguarda un bene pubblico rimanga sotto il controllo dei cittadini, si può anche optare per un guadagno minore. L’importante è discuterne. senza pregiudizi e ideologie. Come si farà oggi a San Francisco.

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internet, media

Giornalisticamente

In Uncategorized on 25 Settembre , 2006 at 2:49 pm

incantation_1999_10_06_the_ny_times.gifTre notizie veloci veloci che ci parlano dello stato del giornalismo di questi tempi tra incomprensione della rete, business da rivedere e speranze.

Il tribunale ha rigettato la richiesta di Google di non pubblicare sul sito l’ordinanza con cui si ordina la sospensione dei link ai giornali belgi. Fino ad ora il motore di ricerca aveva pubblicato soltanto un link al testo della corte.

Ad agosto le entrate pubblicitarie della New York Times Company sono calate del 3,8 per cento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (4,2 per cento per le attività legate al quotidiano). Nel frattempo, la pubblicità online è cresciuta del 17,3 per cento, risultato in calo rispetto a maggio (+ 27 per cento), giugno (+ 23 per cento) e luglio (+ 27,5 per cento). Che anche il picolo boom della pubblicità online sia in fase discendente? Forse: dopo tutto nel 2005 il tasso di crescita rispetto al 2004 è stato del 30 per cento.

Si terrà a Londra tra il 26 e il 27 ottobre prossimo la World Digital Publishing Conference and Expo organizzata dalla World Association of Newspapers.

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Il wiki di Reuters e la regola 1:10:89

In Uncategorized on 22 Settembre , 2006 at 3:16 pm

Anche l’agenzia di stampa Reuters ha il suo wiki: un glossario di termini finanziari. Ben fatto, nota cyberjournalist.net, anche se poco partecipato. E proprio sulle alchimie della socialità online c’è un interessante post di The Mu Life, intitolato “L’importanza del 10%”. Dove 10 è la percentuale di coloro che, nel contesto di un media sociale, mediamente, contribuiscono con commenti, manifestazioni di approvazione o di critica rispetto ai contenuti inseriti.

Secondo una regola emergente (e, per la verità, non so quanto empiricamente testata) in8020_0_1.png un sistema partecipativo solo l’1 per cento dei soggetti contribuisce con contenuti propri (originali o segnalazioni), un po’ di più (il 10 per cento appunto) sono coloro che svolgono un attività di commento, mentre la stragrande maggioranza (l’89 per cento) si limita a godere del risultato. Di qui la formalizzazione della regola, 1:10:89, che fa il verso al più famoso 80:20 teorizzato da Pareto.

Il post di The Mu Life sottolinea proprio l’importanza dell’azione di filtro e di organizzazione dellla conoscenza svolta da quel 10 per cento, senza la quale i media partecipativi si perderebbero in una caotica accozzaglia di materiale ingestibile e poco fruibile. Ma quali sono le motivazioni di costoro? Mentre le ragioni che spingono l’1 per cento a contribuire, per quanto non del tutto chiare, sono state esplorate e risultano anche intuitivamente comprensibili (tra queste ci sono sicuramente l’autopromozione e il narcisismo) molto meno evidente è perché qualcuno si debba prendere la briga di commentare e qualcosa prodotto da altri. Quale è il suo ritorno?

Secondo The Mu Life, le ragioni di questo 10 per cento sono simili a quelle degli elettori: votando le storie che li interessano le promuono e aumentano le probabilità che si sviluppi una discussione. Inoltre, così facendo, incoraggiano l’1 per cento a proporre storie di quel tipo, un modo per aumentare le chances che le future esperienze in una comunità virtuale corrispondano maggiormente alle proprie aspettative.

Conclusione un po’ provocatoria: forse Jason Calcanis di Netscape non dovrebbe pagare solo chi contribuisce, ma anche quel 10 per cento che svolge un’altra, altrettanto preziosa, attività.

By voting on submissions that are appealing to you, you can help promote those stories and ensure that a discussion ensues. Furthermore, if you help promote stories that interest you, the 1% will take note and submit more stories of that nature. This is one way to ensure that your future experience in a particular community is more in line with your expectations.

Considering the importance of the 10% ultimately makes me wonder:

Was it right for Jason Calacanis to just hire the top users from the 1%, or should he also have hired some people out of the 10%?

(via digg)

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internet, media

Quotidiani gelosi di Google News?

In Uncategorized on 21 Settembre , 2006 at 2:13 pm

Ultimi sviluppi della vicenda “giornali belgi vs Google News” a cui ho accennato qualche giorno fa.

Come spiega Techdirt, Google:

- ha presentato appello (accettato dal tribunale: sarà discusso il prossimo 24 novembre)

- ha rimosso i link alle testate belghe;

- si è rifiutato di pubblicare in homepage (come era richiesto dal tribunale) l’ordinanza, giudicando la richiesta eccessiva, e ha provveduto solo con un link.

Nel frattempo Danny Sullivan si è preso la briga di fare un po’ di indagini supplementari e di sentire Copiepresse, l’associazione di editori belgi che ce l’ha con Google. Ed è giunto alla conclusione che l’associazione di fatto vuole comparire nei motori di ricerca di Google ma pretende che Mountain View negozi con lei i termini della presenza nell’indice del search engine californiano. Dal momento che in questo modo il motore diventa più ampio ed esaustivo, ragionano i quotidiani, è giusto che Google ci ricompensi per questo.

Alla fine dei giochi, dunque, la sostanza è: guadagna più Google ad avere i giornali belgi nel suo indice o i giornali belgi a ricevere traffico tramite Google?

Ma questa, come conclude Sullivan, è una questione che può essere risolta fuori dai tribunali. Basta fare una prova, togliere i link alle testate, e vedere come va a finire.

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internet, media, Stati Uniti

L’informazione politica scorre su internet

In Uncategorized on 21 Settembre , 2006 at 1:22 pm

Cresce il numero degli utenti che usano l’Internet per informarsi sulla politica. Sarebbero 26 milioni, secondo l’utimo rapporto del Pew Internet & American Life Project, gli statunitensi che si sono rivolti al web in un tipico giorno del mese di agosto per trovare notizie sulle prossime elezioni di mid-term. Vale a dire, praticamente un quinto degli adulti che navigano in rete, pari al 13 per cento della popolazione americana sopra i 18 anni.

Secondo il Pew, si tratterebbe di un record. Il precedente primato risale infatti al novembre 2004 in occasione delle elezioni presidenziali quando gli americani alla ricerca di news politiche virtuali furono 21 milioni.

Dal punto di vista demografico, il navigatore interessato alla politica è prevalentemente maschio (62 per cento contro 48 per cento), con educazione universitaria (55 per cento contro una media degli utenti internet del 36 per cento) e dotato di connessione veloce (77 per cento contro il 66 per cento della media degli utenti).

On a typical day in August, 26 million Americans were using the internet for news or information about politics and the upcoming mid-term elections. That corresponds to 19% of adult internet users, or 13% of all Americans over the age of 18.

This is a high-point in the number of internet users turning to cyberspace on the average day for political news or information, exceeding the 21 million figure registered in a Pew Internet Project survey during the November 2004 general election campaign.

Demographically, those who said they got political news online on the typical day in August 2006 are more likely than the average internet user to be male (62% versus 48% for all online users), college graduates (55% versus 36% for all online users), and home broadband users (77% versus 61% for all online users). “Typical day” political surfers are only slightly younger than average internet users.

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internet, media

NewAssignment.net assume il suo primo editor

In Uncategorized on 20 Settembre , 2006 at 1:22 pm

Prove di giornalismo open source in corso. NewsAssignment.net, l’esperimento promosso da Jay Rosen, riceve 100 mila dollari di donazione da parte di Reuters (via BuzzMachine).

Grazie a questo finanziamento, l’iniziativa potrà assumere il suo primo editor, figura che nell’architettura del progetto ricoprirà un ruolo centrale di gestione della comunità e di raccordo tra comunità e il giornalista a cui sarà assegnato il pezzo in questione.

Nel caso di NewAssigment.Net, l’approccio open source applicato al giornalismo funziona grosso modo così. Gli argomenti degli articoli sono scelti da comunità di utenti che contribuiscono alla definizione della storia, sollevano gli interrogativi a cui pensano si debba dare risposta, mettono in comune eventuali fonti e materiali di supporto.

Quando la storia raggiunge, a parere di un redattore, un sufficiente livello di struttura si passa ad un secondo livello, quello della pubblica raccolta di fondi: coloro che desiderano che l’oggetto del pezzo sia sviscerato in un articolo secondo le linee definite possono contribuire con donazioni.

Raggiunto il budget stabilito, il redattore affiderà infine il lavoro ai reporter professionisti giudicati più adatti. I giornalisti dovranno rispondere a tutte le questioni definite dalla comunità impegnandosi a restare in contatto e a collaborare con questa.

Ne parlo più diffusamente qui

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Web 3.0?

In Uncategorized on 19 Settembre , 2006 at 7:08 pm

cover_vision11.jpgQuesto post rilanciato da Digg pone due questioni: 1) che cosa è il Web 3.0? 2) merita un articolo tutto suo su Wikipedia o deve essere assorbito nella voce Web semantico?

La discussione è in corso. Il tema è un po’ specialistico, ammetto, e io non saprei dare una risposta. Lo segnalo, però, sperando in un’illuminazione dalla mia amica (e collega) Carola, che ha appena pubblicato su Vision un articolo dedicato proprio al Web. 3.0.

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internet, media

Google morsica la mela?

In Uncategorized on 18 Settembre , 2006 at 10:29 pm

C’era da aspettarselo. Da quando Eric Schmidt siede nel board di Apple qualsiasi mossa di di Google o della Mela viene vista alla luce di una potenziale allenza. Non poteva NON succedere, dunque nel caso di iTv, l’ultima trovata di Steve Jobs.

Secondo uno dei blog di ZDNet (via Slashdot), il dispositivo “ponte” tra Pc e televisione di Cupertino preluderebbe allo sbarco sul nostro televisore di contenuti forniti in streaming proprio che da Mountain View. Ovviamente, con tanto di pubblicità contestuale.

Per ora, mi sembrano speculazioni che lasciano il tempo che trovano. Anche perché io continuo a fidarmi di più di chi di Apple se ne intende e vede nell’approdo di Schmidt nel consiglio di amministrazione della mela solo un piano di riserva.

It’s not hard to imagine a Gapple iTV that that would not only allow you to consume media files on your home theater system, but also stream television content and display relevant advertisements from Google — especially since this device requires a network to do anything useful.

UPDATE: Secondo la Bbc, però, qualcosa di più solido bollerebbe in pentola.

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Niente link, siamo belgi

In Uncategorized on 18 Settembre , 2006 at 6:02 pm

hercule-poirot.gifIncredibile: c’è ancora qualcuno che sembra non avere capito come funzionano i meccanismi della Rete. Quelli più elementari dico, come i link, e come il fatto che essere linkati da qualcuno è un bene. Tra quelli più duri di comprendonio c’è, a quanto pare, un tribunale belga.

Secondo Tichdirt la corte, dando ragione alla Associazione degli editori belgi, ha chiesto a Google News di rimuovere tutti i link a testate (sia in tedesco che in francese) del paese di Hercule Poirot. La richiesta riguarderebbe anche la normale cache di Google.

I dettagli non sono chiari. Quel che emerge, però, è che il tribunale non sembra del tutto a conoscenza del funzionamento dell’aggregatore di notizie di Mountain View. Il ragionamento del giudice scorre infatti come segue: essendo un portale (!) piuttosto che un motore di ricerca, Google News finisce per avere un impatto negativo sui proventi della pubblicità delle testate locali. Sembra, dunque, che la corte non sappia che Google News mostra soltanto un piccolo estratto della notizia e poi rimanda alla fonte originale.

E soprattutto sembra ignorare del tutto l’idea che traffico generato dal servizio possa essere un beneficio per le testate in questione. Mah.

Its reasoning is that Google News is actually a portal, rather than a search engine, and thus is impacting ad revenue. This ignores, of course, that Google News shows barely an excerpt of the story and sends plenty of people clicking through those links to the original news story. The court also seems to confuse Google’s regular “cache” with Google News at points, never noting that Google does not offer cached versions on its News site.

Su questa vicenda anche CNet e PaidConten.org

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Ancora sulla coda lunga: una recensione (mia)

In Uncategorized on 15 Settembre , 2006 at 10:37 am

L’avevo annunciata giovedì scorso. Poi, per ragioni di foliazione del giornale, era saltata a questa settimana. Ora, chi fosse interessato alla mia recensione di The long tail sul manifesto può leggerla sul sito del quotidiano (per una settimana).

UPDATE: la recensione ora la si può trovare qui

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Microsoft “rilancia” con Live Search

In Corriere della sera.it, articoli on 14 Settembre , 2006 at 5:46 pm

logo_home_corriere.gifCome a «guardie e ladri». Con i ruoli che si invertono di volta in volta . Esattamente come nel popolare gioco da bambini (nell’era pre-PlayStation ovviamente), Microsoft e Google giocano a inseguirsi. E a seconda del terreno della competizione, ora sono i due ragazzi terribili di Mountain View a rincorrere (come nel caso delle applicazioni per la produttività in ufficio), ora è il vecchio Bill Gates che si affanna per colmare la distanza, come succede quando si parla di motori di ricerca.

E’ proprio questo infatti il settore in cui il fiato del fondatore della Microsoft appare più corto al confronto con gli agguerriti rivali. E appunto nel campo più avverso Microsoft spera oggi di recuperare terreno con una nuova mossa: il lancio del nuovo search engine della casa, Live Search che esce oggi dalla fase di test pubblico cominciata il marzo scorso.

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La scimmia del videogioco

In Uncategorized on 8 Settembre , 2006 at 5:59 pm

monkey03.jpgEssere tra le nazioni più cablate al mondo ha anche i suoi svantaggi. Chiedere in Corea per informazioni. Nello stato al mondo con la seconda più alta penetrazione di connessioni internet a banda larga (25,4 per cento, stime Ocse) la dipendenza dai videogiochi online è quasi una piaga sociale. Secondo BusinessWeek, 546 mila persone (il 2,4 per cento dei coreani tra i 9 e i 39 anni) hanno bisogno di aiuto perché il gaming online gli ha preso un po’ troppo la mano. Dopo tutto, anche grazie alla capillare diffusione della rete il business dei giochi online ha raggiunto il miliardo e mezzo di dollari lo scorso anno. Meno male che in Italia con il nostro 11,9 per cento di penetrazione non corriamo certo questi rischi…

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News: l’archivio (a pagamento) di Google

In Uncategorized on 6 Settembre , 2006 at 10:41 am

Google News si arricchisce di un archivio di notizie tratte dai database, fra gli altri di Wall Street Journal, New York Tiimes, Time, Guardian e altre testate: oltre 200 anni di news, recita lo slogan. Il database conterrà tanto articoli gratuiti quanto a pagamento. Google fa sapere che non percepirà percentuali. Insomma, per ora, niente profitti. Anche se una breccia si è aperta. BusinessWeek fa notare, ad esempio, che i piccoli editori potrebbero effetturae pagamenti tramite Checkout, il servizio di transazioni online di Google. Insomma, qualcosa si sta muovendo sul fronte del denaro. Persino a Google News, lanciato nel 2002 e, fino ad ora, privo di un modello di business.

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Il materialismo della coda lunga

In Uncategorized on 5 Settembre , 2006 at 9:51 am

long tail

Appena finito The Long Tail di Chris Anderson, direttore di Wired. La cosa che più mi colpisce (ne parlo più diffusamente giovedì sul manifesto) è il sano materialismo di Anderson. Che non si limita a raccontarci come sta cambiando il mondo ma ci spiega anche perchè è stato così fino ad ora in ragione di un determinato modello economico che influenza non solo il business ma anche la cultura.

La nostra ossessione per le star del cinema, per gli stipendi degli atleti e degli attori è figlia, secondo Aderson, di un’economia concentrata sui best seller e sui blockbuster che guarda solo alla cima della curva della produzione, trascurando tutto il resto. E non potrebbe essere che così, viste le condizioni di scarsità imposte dal mondo fisico (spazio limitato negli scaffali, numero ridotto di sale cinematografiche, frequenze radio non infinite, etc.) che producono un modello economico di questo tipo: per realizzare profitti bisogna concentrarsi sulle hit (solo i film che fanno più soldi arrivano nelle sale, solo i cd che vendono di più trovano posto sugli scaffali dei negozi, etc.).

Internet, portando in alcuni settori un’economia dell’abbondanza (spazio infinto, costi di distribuzione ridotti, fine della tirannia geografica) sta trasformando non solo i modelli di business ma anche la cultura che ne discende. Rendendola più democratica. Anderson può avere ragione o può avere torto. Ma il piacere che dà un’analisi materialistica del mondo me l’ero quasi dimenticato. E questo merito, al suo libro, non glielo toglie nessuno.

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Blogga anche la ditta

In articoli, il manifesto on 29 Giugno , 2006 at 2:10 pm

testpg.gifC’è chi lo usa per licenziare e chi per giurare eterno amore alla moto bicilindrica. Qualunque sia il messaggio, il filo conduttore è il connubio blog e azienda. Un binomio con cui gli esponenti più dinamici dell’universo corporate cercano di adattarsi alle trasformazioni della comunicazione virtuale grazie allo strumento più intimo offerto dal bouquet dei nuovi media, il diario online. Read the rest of this entry »

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Beta per sempre

In Monthly Vision, articoli on 1 Aprile , 2006 at 7:04 pm

visione_testata_1.JPGChi mai l’avrebbe detto che il modello giapponese degli anni ottanta sarebbe arrivato anche nell’industria dell’immateriale?

Eppure, l’etica della partecipazione e del coinvolgimento, del sapere che fuoriesce dalle strutture monolitiche, ritorna dal passato e diventa un paradigma forte dell’hi-tech contemporaneo, imprimendo a fuoco la lettera beta nei processi di costruzione del patrimonio applicativo.

E perfino nel fare impresa (leggi l’articolo in pdf).

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L’altro business di Craig

In Monthly Vision, articoli on 15 Febbraio , 2006 at 7:14 pm

visione_testata_1.JPGNell’Olimpo dell’internet c’è anche chi ha successo seguendo regole di business alternative. Secondo alcuni pure troppo.

Tra ironie e radicalismo, un ritratto del fenomeno craigslist, punta dell’iceberg di un settore miliardario, quello degli annunci online.

Leggi l’articolo in pdf.

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Speciale 2006: la rete elettorale / 3 Nuovi media, vecchi padroni

In Monthly Vision, articoli on 18 Gennaio , 2006 at 9:27 pm

visione_testata_1.JPGCon la nuova legge elettorale diminuisce il ruolo dei candidati e cresce quello dei partiti. Anche in rete. Viaggio nella politica virtuale dell’era proporzionale. Dove a comandare saranno vecchie conoscenze. Per l’occasione in foggia hi-tech.

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Speciale 2006: la rete elettorale / 2 Blog e politici: conversazioni pericolose

In Monthly Vision, articoli on 18 Dicembre , 2005 at 9:22 pm

visione_testata_1.JPGPer i teorici del marketing politico è lo strumento di comunicazione del nostro tempo. Nella pratica, solo un numero limitato di servitori pubblici ha scelto il diario online come mezzo per tenere i contatti con i cittadini. Un paio di governatori, che hanno messo in piedi strutture dedicate alla gestione dei rispettivi weblog. E un manipolo di sperimentatori del medium, che si arrangiano con il “fai da te”. Mentre i blogger duri e puri sono perplessi. E i consulenti politici cercano comunque di vendere il prodotto.

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Speciale 2006: la rete elettorale /1 Caduti nella rete elettorale

In Monthly Vision, articoli on 15 Novembre , 2005 at 9:17 pm

visione_testata_1.JPGMeglio rassegnarci: anche questa volta la rete non avrà un effetto dirompente sulle elezioni nonostante quel che si dice in giro, internet non è (ancora) un buon investimento elettorale. Se non per campagne di nicchia e se poi arriva il proporzionale…

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internet, media

Speciale blog: quotidiani, business, marketing

In Monthly Vision, articoli on 4 Ottobre , 2005 at 12:11 pm

visione_testata_1.JPGTanti utenti ma poca cassa. Colossi tentacolari e aziende ultra-specializzate. Società di Rp che faticano a gestire flussi di informazione imprevedibili. E quotidiani che, messo da parte lo snobismo iniziale, cercano soluzioni per integrare giornalismo professionale e diari caserecci. Viaggio dall’altra parte dello specchio del fenomeno blog, tra chi tenta di fare soldi con il medium e chi prova a non restarne vittima.

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