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	<title>Articoli &#38; Commenti &#187; giornalismo</title>
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	<description>il blog di Raffaele Mastrolonardo</description>
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		<title>Articoli &#38; Commenti &#187; giornalismo</title>
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		<title>Solo un dato ci può salvare</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 20:25:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le nuove frontiere del giornalismo (e il futuro dei quotidiani) passano anche dalla capacità di impiegare le nuove tecnologie per aiutare il lettore a dare un senso al diluvio di dati che lo inonda. Qualche esempio pionieristico.
La storia principale la sanno tutti: gli utenti trovano le notizie in rete gratis e la pubblicità si trasferisce [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=764&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><img class="alignright size-full wp-image-498" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/05/manifesto.gif?w=186&#038;h=29" alt="manifesto" width="186" height="29" />Le nuove frontiere del giornalismo (e il futuro dei quotidiani) passano anche dalla capacità di impiegare le nuove tecnologie per aiutare il lettore a dare un senso al diluvio di dati che lo inonda. Qualche esempio pionieristico.</em></p>
<p>La storia principale la sanno tutti: gli utenti trovano le notizie in rete gratis e la pubblicità si trasferisce online dove le inserzioni, a parità di lettori, costano meno. Risultato: i quotidiani sono in declino, il giornalismo è in pericolo e anche la democrazia non sta tanto bene. Quello che non tutti conoscono è il racconto laterale: <strong>i germi del futuro dell&#8217;informazione</strong> sono già all&#8217;opera. Bisogna andarli a cercare nelle divisioni online dei media più innovativi o nei dipartimenti più visionari di certe università. È lì che si tentano esperimenti che, con l&#8217;aiuto della tecnologia, provano a immaginare le vie delle news che verranno. Con un&#8217;idea a fare da collante: l&#8217;eccesso di informazione può essere piegato a vantaggio di quei soggetti che, per tradizione e risorse, possono usare la massa enorme di dati che ci assale ogni giorno per fornire contesto, interpretazioni della realtà, basi per nuovi business. Se le cose stanno così, chi meglio dei quotidiani?</p>
<p><strong>Copiando Google<br />
</strong>L&#8217;americano <a href="http://developer.nytimes.com/gallery" target="_blank"><em>New York Times</em></a> e l&#8217;inglese <em><a href="http://www.guardian.co.uk/open-platform" target="_blank">The Guardian</a> </em>sono tra i più decisi a battere la nuova strada. Per farlo hanno scelto un esempio non da poco: Google. Esattamente come il motore di ricerca ha agito per i suoi servizi più popolari (le mappe, per esempio) i due quotidiani hanno aperto ai programmatori le tecnologie (in gergo API, acronimo per Application programming interface) necessarie per &#8220;giocare&#8221; con i loro archivi di dati e notizie e creare servizi. In questo modo tale Taylor Barstow ha lanciato <a href="http://nytexplorer.com/" target="_blank">Nytexplorer.com</a> per effettuare ricerche avanzatissime nel database del quotidiano. Altri hanno preferito impiegare le informazioni sul Congresso prese dal <em>New York Times</em> per tenere sotto controllo l&#8217;attività dei parlamentari dell&#8217;Oregon: è il caso di <a href="http://gov.oregonlive.com/" target="_blank">YourGovernment</a>. Uno sviluppatore italo-olandese, Cristiano Betta, infine, ha utilizzato l&#8217;archivio del <em>Guardian</em> per aggiungere informazioni di contesto al suo <a href="http://shouldibackupmy.com/" target="_blank">ShouldIBackupMy.com</a>, che fornisce consigli su come non perdere i propri dati.</p>
<p>Come le mappe di Google sono il punto di riferimento per chi realizza servizi di georeferenziazione sul web così, condividendo il patrimonio informativo e tecnologico, i giornali sperano di diventare la fermata obbligata per chi sperimenta con l&#8217;informazione. A che pro? Lo spiega l&#8217;influente blog americano <a href="http://gigaom.com/2009/02/08/the-nyt-api-newspaper-as-platform/" target="_blank"><em>GigaOm</em></a>: simili iniziative «trasformano il giornale in una piattaforma per altri servizi e funzionalità. Questo rende il quotidiano e il suo contenuto più preziosi e apre le porte ad ogni tipo di partnership o forma di licenza commerciale»&#8230;<span id="more-764"></span></p>
<p><strong>Numeri per la comunità<br />
</strong>Una volta presa coscienza del salto di paradigma imposto dall&#8217;ambiente virtuale, alcuni giornali iniziano a individuare i loro punti di forza in rete. Anche ai tempi in cui si sfogliavano e basta non erano solo fornitori di articoli ma anche di servizi (si pensi agli annunci commerciali o funebri) e ora possono offrire, oltre a notizie, strumenti online al servizio della comunità. «Oggi circolano più dati che in qualsiasi altro momento della storia», dice <strong>Irfan Essa</strong>, professore presso la <em>School of interactive computing</em> del Georgia Institute of Technology. «In quest&#8217;epoca, i giornalisti non hanno solo il compito di mostrare valide ipotesi su quanto questi dati dimostrano, ma devono anche fornire ai lettori gli strumenti interattivi per vedere che impatto hanno su di loro».</p>
<p>Tra quelli che hanno capito la lezione c&#8217;è il <em>Los Angeles Times</em>. Il suo <a href="http://projects.latimes.com/" target="_blank">&#8220;Data Desk&#8221;</a> offre accesso ad una serie di database tematici. C&#8217;è la possibilità di cercare i nomi dei soldati californiani deceduti in Afganistan e Iraq o di esplorare i risultati delle ispezioni sanitarie nei ristoranti della Contea. Ancora, si può scoprire, sulla base di dati ufficiali, quali piscine pubbliche non brillano per igiene oppure, per il genere informazioni amene, investigare la frequenza dei nomi più popolari dei cani quartiere per quartiere.</p>
<p><strong>Reporter e database</strong></p>
<p><strong></strong>In fondo, la capacità di scavare tra i dati è sempre stata una delle virtù del giornalismo di ogni epoca. Bisogna solo adattarla al web. Ad aiutare le redazioni in questa transizione ci pensano, in America, istituzioni come l&#8217;<a href="http://www.ire.org/" target="_blank"><em>Investigative reporters and editors</em></a>, associazione no profit dedita al sostegno del giornalismo d&#8217;inchiesta che ha sede presso <a href="http://www.journalism.missouri.edu/" target="_blank">la scuola di giornalismo dell&#8217;Università del Missouri</a>. Da anni organizza corsi di formazione nei media del Paese per diffondere il verbo del &#8220;giornalismo aiutato dal computer&#8221;, ovvero l&#8217;applicazione di tecniche computazionali all&#8217;analisi dei dati per l&#8217;attività dei reporter investigativi. I Bob Woodward e Carl Bernstein di domani, insomma, non indosseranno camicie con lunghi colletti a punta, semmai magliette e occhialoni da nerd.</p>
<p>&#8220;La prima competenza che il pubblico vuole dai giornalisti sta progressivamente spostandosi dalla <em>scrittura di buone storie</em> alla <em>capacità di aiutare il lettore</em> a navigare attraverso tutta questa informazione&#8221;, spiega <strong>Clyde Bentley</strong>, professore all&#8217;Università del Missouri. &#8220;I giornalisti devono raffinare la loro capacità di setacciare storie in modo da dare alla gente quello che potrebbe massimamente interessarla. Questo siginfica che devon avere l&#8217;abilità di cercare in fretta tra una serie di fornitori di informazione, dalla blogosfera all&#8217;Associated Press. Dare un senso alla poltiglia sarà il nostro primo dovere&#8221;.</p>
<p>Al Georgia Institute of Technology ne sono così convinti che insegnano i rudimenti del &#8220;giornalismo computazionale&#8221;, disciplina che coniuga informatica e giornalismo. L&#8217;obiettivo, spiega <strong>Essa</strong>, è formare figure ibride: «I giornalisti-computazionali sanno costruire strumenti per fare in modo che i giornalisti diventino più efficaci nella condivisione di informazioni e che i cittadini possano fruirne in modo efficace. Oppure sviluppano algoritmi per aiutare a garantire la qualità dell&#8217;informazione». Esempio di questo connubio è <a href="http://www.everyblock.com/" target="_blank">EveryBlock.com</a>. Realizzato da <strong>Adrian Holovaty</strong>, reporter-informatico già capo dell&#8217;innovazione al sito del Washington Post, aggrega e georeferenzia informazioni (dalle recensioni di ristoranti ai fatti di cronaca nera) sui quartieri di 15 città americane.</p>
<p><strong>Lettore, aiutaci tu<br />
</strong>Se poi le tecnologie in dotazione sono antiquate e i giornalisti tecnologizzati scarseggiano, i quotidiani in cerca di futuro possono affidarsi alla rete di raccogliere abbastanza occhi per lavori che nessun reporter da solo riuscirebbe a portare a termine. Lo ha fatto il <em>Guardian</em> qualche settimana fa. <a href="http://mps-expenses.guardian.co.uk/" target="_blank">Ha messo sul web</a> migliaia di pagine di note spese dei parlamentari britannici e chiesto agli utenti di leggerle e segnalare voci sospette.</p>
<p>In attesa dei risultati la morale è chiara: computer o esseri umani, la salvezza del giornalismo passa dalla capacità di dare un senso ai dati.<br />
<em><br />
Articolo pubblicato su Chips&amp;Salsa/Il Manifesto del 11 luglio 2009</em></p>
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		<title>Salvare i giornali? Con musica e bellezza</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2009 08:44:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le proposte di Jacek Utko, designer polacco di quotidiani, responsabile del successo di una serie di testate dell&#8217;Est europeo. Estetica, ritmo ma, soprattutto, progetto e idee. Così ha incantato la platea della Ted Conference.
Cosa può salvare i giornali? La bellezza. A dirlo, incurante del rischio di passare per pazzo, è un signore polacco di nome [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=649&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><img class="alignright size-full wp-image-498" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/05/manifesto.gif?w=217&#038;h=34" alt="manifesto" width="217" height="34" />Le proposte di Jacek Utko, designer polacco di quotidiani, responsabile del successo di una serie di testate dell&#8217;Est europeo. Estetica, ritmo ma, soprattutto, progetto e idee. Così ha incantato la platea della Ted Conference.</em></p>
<p>Cosa può salvare i giornali? La bellezza. A dirlo, incurante del rischio di passare per pazzo, è un signore polacco di nome <a href="http://www.utko.com/" target="_blank">Jacek Utko</a>, persuaso che un pizzico di estetica non faccia male all&#8217;informazione, anzi. Ha studiato da architetto e, con grande dispetto della famiglia, invece di progettare palazzi è finito a fare il designer di quotidiani. Memore dei suoi trascorsi, è convinto che applicando alla carta stampata <strong>i principi base dell&#8217;architettura</strong>, come l&#8217;integrazione di forma e funzione, si possano ottenere prodotti migliori, più facili da leggere, più piacevoli da sfogliare. E, soprattutto, più apprezzati (e comprati) dai lettori.</p>
<p>Nel febbraio scorso, come documenta <a href="http://www.ted.com/index.php/talks/jacek_utko_asks_can_design_save_the_newspaper.html" target="_blank">un video</a> divenuto popolare in rete, ha sedotto la platea californiana della celebre <em> Ted Conference</em>, che ogni anno invita a parlare le più brillanti menti del globo nel campo delle tecnologie, dell&#8217;educazione e, appunto, del design. <strong>Look giovanilistico</strong>, maglietta, occhialini e capelli lunghi di ordinanza ha raccontato al facoltoso uditorio i suoi successi. A cominciare da quelli della testata per cui lavora come <em> art director, </em> il quotidiano economico polacco <em> Puls Biznesu. </em> R idisegnato nel 2004 sotto la sua guida artistica, è stato nominato il giornale meglio disegnato del mondo dalla <em> <a href="http://www.snd.org/" target="_blank">Society for newspaper design</a>. </em> Quel che più conta, il primo anno dopo l&#8217;operazione estetica il foglio ha guadagnato il 13 % in circolazione, l&#8217;anno successivo il 22%, il terzo anno il 35%. Non male in tempi di crisi dell&#8217;editoria.</p>
<p>E pensare che a Jacek l&#8217;illuminazione è venuta a Londra, dopo avere visto una performance del <strong>Cirque du soleil</strong><em>. </em> Quel giorno ha deciso di applicare ai giornali quello che il gruppo canadese ha fatto al circo: innestare linfa nuova in una tradizione un po&#8217; in decadenza. Impresa riuscita anche fuori dai confini polacchi. In quanto consulente del gruppo editoriale svedese <a href="http://www.bonnier.com/" target="_blank">Bonnier</a>, il nostro ha supervisionato progetti grafici in tutta l&#8217;Europa dell&#8217;est e nei Paesi baltici. Anche qui, oltre ad aver fatto manbassa di riconoscimenti e aver portato nel 2007 l&#8217;estone <em>Äripaev</em> sulla poltrona di giornale più &#8220;bello&#8221; del globo, ha riempito il portafogli dei suoi datori di lavoro.<span id="more-649"></span></p>
<p>In Russia il <em>Delovoy Peterburg</em> testata finanziaria da lui &#8220;trattata&#8221;, ha visto la propria circolazione allargarsi dell&#8217; 11% il primo anno dopo il nuovo design. Ancora meglio è andata il secondo e il terzo anno: <strong>+ 19 % e + 29 %</strong>, rispettivamente. Ma il vero fiore all&#8217;occhiello nel curriculum dell&#8217;architetto mancato è il bulgaro <em> Pari: </em> <em> re-design </em> e circolazione che si impenna del 100 %.</p>
<p>Quanto ai fondamenti dell&#8217;Utko-pensiero, il primo segreto è trattare tutto il quotidiano come un pezzo unico, quasi fosse una <strong>composizione musicale</strong>. «La musica – ha detto sul palco della Ted Conference – ha dei ritmi, degli alti e dei bassi. Lo stesso vale per le pagine dei giornali. E il designer è responsabile del flusso di questa esperienza». Per il resto, il manuale del disegnatore che studia da direttore d&#8217;orchestra prevede prime pagine con grandi fotografie e composizioni ardite che diventino il marchio di fabbrica della testata (nel suo piccolo, <em> il manifesto </em> lo fa da tempo).<br />
Predica poi una concezione del giornale che parta dalla percezione del lettore e non dalle esigenze dell&#8217;organizzazione interna. «Per esempio – dice – trattiamo sempre due pagine affiancate come una cosa sola, perché è così che le intende chi ci legge». Ma, soprattutto, sgombrando il campo da ogni <strong>illusione sul primato della forma</strong> rispetto al contenuto, Utko insiste sull&#8217;esigenza di un vero progetto e una chiara idea editoriale di cui il design deve diventare un fedele servitore. «Prima ci si chiede il perché di una riprogettazione e si identifica l&#8217;obiettivo. Poi si modellano i contenuti di conseguenza. E infine, dopo due mesi, si passa al nuovo disegno».</p>
<p>Basterà tutto questo a salvare i giornali? Non è detto. «I lettori – ammette Utko – non vogliono pagare per le notizie di ieri, i pubblicitari li seguono e l&#8217;iPhone è più maneggevole dell&#8217;edizione domenicale del <em> New York Times </em> ». Come a dire, in fondo, farsi più belli potrebbe servire solo a rimandare la morte. Messa così non è proprio una grande prospettiva ma, a pensarci bene, è sempre meglio che morire prima e, per giunta, brutti.</p>
<p><em>Articolo pubblicato su il manifesto del 17 aprile 2009</em></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/649/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/649/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/649/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/649/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/649/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/649/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/649/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/649/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/649/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/649/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=649&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il grande crack del giornalismo</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 07:40:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Crisi profonda dei media americani, incapaci ormai di analizzare e prevedere le trasformazioni sociali. Il settore è al collasso secondo il rapporto annuale sullo stato dell&#8217;informazione. Stampa a picco. 
Il tempo stringe per il giornalismo americano. Non bastavano le notizie di licenziamenti e ridimensionamenti delle redazioni che si moltiplicano da qualche mese. Ora lo conferma, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=613&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignright size-full wp-image-498" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/05/manifesto.gif?w=143&#038;h=23" alt="manifesto" width="143" height="23" /></p>
<p><em>Crisi profonda dei media americani, incapaci ormai di analizzare e prevedere le trasformazioni sociali. Il settore è al collasso secondo il rapporto annuale sullo stato dell&#8217;informazione. Stampa a picco. </em></p>
<p>Il tempo stringe per il giornalismo americano. Non bastavano le notizie di licenziamenti e ridimensionamenti delle redazioni che si moltiplicano da qualche mese. Ora lo conferma, con dovizia di dettagli e profondità di analisi, lo <a href="http://www.stateofthenewsmedia.org/2009/index.htm">State of the news Media 2009</a> del <a href="http://www.journalism.org/">Project for excellence in journalism</a>, autorevole studio dedicato ai media a stelle e strisce. La diagnosi della sesta edizione del rapporto pubblicata ieri («la più tetra», secondo gli stessi estensori) non lascia spazio a incertezze: lettori e spettatori in fuga verso il web, calo di entrate, licenziamenti in massa, incertezza sulla propria missione sono i sintomi di una crisi che va avanti ormai da troppo tempo per non essere considerata strutturale. Altrettanto dura la prognosi: il settore deve reinventare in fretta se stesso oppure <strong>rassegnarsi a morire</strong>. Con grave danno per l&#8217;economia ma, soprattutto, per la democrazia.</p>
<p><strong>Le cifre del malessere </strong></p>
<p>Il 2008 visto attraverso le lenti della ricerca è l&#8217;annus horribilis per la professione dei reporter dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano. Salvo la televisione via cavo, che ha beneficiato di una copertura ossessiva delle elezioni presidenziali, tutti gli altri media si leccano le ferite. Le produzioni giornalistiche delle tv locali hanno visto i propri staff tagliati, l&#8217;audience diminuire e le entrate calare del 7 %. Da un supporto all&#8217;altro, alla carta stampata non è andata meglio, anzi. I numeri dicono <strong>meno 14 % di entrate</strong> (un calo del 23 % in due anni) e circolazione in discesa (4,6 %) per i quotidiani&#8230;<span id="more-613"></span></p>
<p>Quanto ai cugini dei periodici, confermano il detto che al peggio non c&#8217;è fine: circolazione in caduta del 4,8 %. Simbolo della disfatta, un settimanale storico come U.S. News &amp; World Report (classe 1933) che ha infine deciso di abdicare alla propria ragion d&#8217;essere; niente più news, si concentrerà sulle sue popolari classifiche relative alle università e ad altri argomenti.</p>
<p><strong>Maledetta internet </strong></p>
<p>Tra i grandi colpevoli che, secondo lo State of the news Media 2009, hanno accelerato la discesa verso il baratro, c&#8217;è internet. L&#8217;accusa alla rete è quella di trasferire lettori e spettatori online senza restituire soldi in proporzione. Sempre più americani vanno sul web alla ricerca di news e il traffico sui primi 50 siti giornalistici cresce, tuttavia la pubblicità digitale tarda a dare i suoi frutti.  La crescita delle inserzioni online (+ 14 % nei primi tre trimestri del 2008) va infatti <strong>a beneficio soprattutto di Google</strong> e altri motori di ricerca. Mentre i proventi dei banner, la réclame visuale su cui puntano i siti di news, sono cresciuti solo del 4 % e i primi segnali parlano di un calo nell&#8217;ultimo trimestre con tariffe pubblicitarie dimezzate. Al momento, <a href="http://www.journalism.org/node/15139">afferma lo studio</a>, 1000 utenti virtuali pagano in media 26 centesimi di dollaro, meno di un caffé.</p>
<p><strong>Problemi quotidiani </strong></p>
<p>Nel mezzo di una difficoltà generalizzata a pagare il conto più salato alla crisi è l&#8217;anello debole del settore, quello legato alla carta stampata e all&#8217;inchiostro. Non è un caso se nel 2008 le azioni dei quotidiani sono scese nel complesso dell&#8217;83 %. Il titolo del New York Times, già <a href="http://www.reuters.com/article/bondsNews/idUSN2353585920081023">declassato a spazzatura</a> in ottobre da Standard &amp; Poor&#8217;s, ha toccato a febbraio i 3,50 dollari, meno del prezzo dell&#8217;edizione domenicale. Nel frattempo, il gruppo Hearst <a href="http://money.cnn.com/2009/03/16/news/companies/Seattle_PI/">chiude oggi</a>, dopo 146 anni, le rotative del Seattle Post-Intelligencer e minaccia di fare altrettanto con il <a href="http://www.reuters.com/article/mediaNews/idUSN1446604220090315">San Francisco Chronicle</a>.  Da parte sua, l&#8217;editore del Los Angeles Times e del Chicago Tribune <a href="http://www.chicagobreakingnews.com/2008/12/tribune-files-for-bankruptcy.html">ha richiesto il Chapter 11</a>, ovvero la protezione per bancarotta. Non sorprende apprendere, nel mezzo di simile catastrofe, che, come spiega lo studio, le entrate complessive dei giornali sono calate del 14 % nel 2008 e del 23 % in due anni.    In questo bollettino di guerra non possono mancare le vittime collaterali: i giornalisti.</p>
<p>Il comparto, racconta la ricerca, ha perso negli ultimi 365 giorni circa <strong>5 mila posti di lavoro</strong> a tempo pieno, il 10 % del totale. Se le cose non cambieranno, stima lo studio, alla fine del 2009 le redazioni dei giornali americani avranno lasciato sul terreno un quarto dei posti di lavoro che avevano nel 2001. Un esodo forzato di persone e saperi che non può non avere effetto sull&#8217;offerta giornalistica.</p>
<p><strong> Qualità a rischio</strong></p>
<p>Lo dimostra l&#8217;analisi di oltre 70 mila servizi, 2.200 ore di programmazione televisiva, 7.350 articoli di prima pagina e 600 ore di radio condotta dalla ricerca. «Risorse giornalistiche in diminuzione, &#8211; si legge &#8211; un impegno minore sugli esteri, una cultura del dibattito tipica della tv via cavo e delle trasmissioni radiofoniche [...], la mancanza di approfondimento in un contesto mediatico sempre più veloce, tutto questo ha contribuito a creare  <strong>un menu giornalistico</strong> concentrato solo su poche grandi notizie».   Paradigmatica, fa notare lo studio, l&#8217;incapacità da parte di un giornalismo americano così prostrato di cogliere i primi segnali dell&#8217;incombente crisi economica, pressoché assente dalle grandi testate fino al fallimento di Lehman Brothers nel settembre scorso.</p>
<p>«Nel complesso &#8211; si legge nel rapporto &#8211; la stampa non è riuscita a diventare un meccanismo di allarme preventivo per quello che oggi è considerato il più grande disastro economico dalla Grande Depressione».    Eppure, gli scricchiolii del sistema non mancavano. E&#8217; che <strong>non c&#8217;erano orecchie abbastanza fini per sentirli</strong>. Troppi reporter, rimprovera il rapporto, si sono «affidati alle dichiarazioni ufficiali» invece che alla «realtà economica» vissuta dai cittadini. E «i tagli nelle redazioni – è la sconsolata conclusione – rischiano di accentuare tutto questo riducendo il numero di specialisti in finanza».</p>
<p><em>Articolo pubblicato sul il manifesto del 16 marzo 2009</em></p>
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		<title>I giornali Usa e l&#8217;amore-odio per la Rete</title>
		<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/12/19/i-giornali-usa-e-lamore-odio-per-la-rete/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 16:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corriere della sera.it]]></category>
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		<description><![CDATA[Uno studio indaga le strategie web delle 100 più importanti testate americane
«Quanti soldi abbiamo perso con l&#8217;edizione online? E quanti ne avremmo persi se non l&#8217;avessimo avuta?». Se lo chiedeva qualche anno fa il Wall Street Journal. Il paradosso espresso dal giornale oggi di Rupert Murdoch sintetizza il rapporto di amore-odio dell&#8217;editoria con il nuovo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=541&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;"><em>Uno studio indaga le strategie web delle 100 più importanti testate americane</em></p>
<p><img class="size-full wp-image-274 alignright" style="margin:5px;" title="logo_home_corriere.gif" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2007/01/logo_home_corriere.gif?w=359&#038;h=46" alt="logo_home_corriere.gif" width="359" height="46" />«Quanti soldi abbiamo perso con l&#8217;edizione online? E quanti ne avremmo persi se non l&#8217;avessimo avuta?». Se lo chiedeva qualche anno fa il <span style="font-style:italic;">Wall Street Journal</span>. Il paradosso espresso dal giornale oggi di Rupert Murdoch sintetizza il rapporto di amore-odio dell&#8217;editoria con il nuovo mezzo.</p>
<p>Che da una parte ha sottratto lettori ai quotidiani ma dall&#8217;altra è una risorsa imprescindibile per quei giornali che non si rassegnano a sparire. Proprio questa relazione complessa è oggi esplorata nel dettaglio da uno<a rel="nofollow" href="http://www.bivingsreport.com/2008/the-use-of-the-internet-by-americas-largest-newspapers-2008-edition" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;"> studio realizzato dal Bivings Group</span></a>, società americana di comunicazione web, che anche quest&#8217;anno ha realizzato un&#8217;analisi su come le 100 maggiori testate americane utilizzano la Rete.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_dicembre_19/giornali_usa_online_e4aeef0a-cdde-11dd-af32-00144f02aabc.shtml">Continua a leggere</a></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/541/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/541/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/541/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/541/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/541/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/541/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/541/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/541/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/541/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/541/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=541&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Giornali smemorati</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 16:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[il manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[poject for excellence in journalism]]></category>
		<category><![CDATA[state of the news media]]></category>
		<category><![CDATA[the changing newsroom]]></category>

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		<description><![CDATA[Come cambiano le redazioni e il lavoro del reporter. Un&#8217;indagine sulla stampa Usa ai tempi di Internet.
Dove stanno andando i quotidiani? Domanda da 1 milione di dollari se persino Arthur Sulzberger, Jr, editore del New York Times, lo scorso anno ha affermato di non sapere se, di qui a un lustro, il suo giornale uscirà [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=520&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Come cambiano le redazioni e il lavoro del reporter. Un&#8217;indagine sulla stampa Usa ai tempi di Internet.</em></p>
<p class="MsoNormal"><a href="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/05/manifesto.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-498" style="margin:5px;" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/05/manifesto.gif?w=300&#038;h=47" alt="" width="300" height="47" /></a>Dove stanno andando i quotidiani? Domanda da 1 milione di dollari se persino <strong>Arthur Sulzberger, Jr</strong>, editore del New York Times, lo scorso anno <a href="http://www.haaretz.com/hasen/spages/822775.html">ha affermato</a> di non sapere se, di qui a un lustro, il suo giornale uscirà ancora in formato cartaceo. Eppure, nonostante la difficoltà, c&#8217;è chi prova a porsi il quesito e dare risposte documentate senza cedere al pessimismo catastrofista che circonda la sorte del più novecentesco dei medium di massa.</p>
<p class="MsoNormal">Tra questi arditi c&#8217;è il <a href="www.journalism.org">Center for excellence in journalism</a>, meritoria organizzazione che ogni anno realizza il fondamentale <a href="http://www.stateofthenewsmedia.com/2008/">State of the news media</a> e che ha appena pubblicato lo studio <a href="http://journalism.org/node/11961">The changing newsroom</a> (La redazione in trasformazione). La ricerca, basata su interviste nelle redazioni di quotidiani di <strong>15 differenti città</strong> americane e su un sondaggio a cui hanno risposto rappresentanti di <strong>259 testate</strong>, è probabilmente il tentativo più compiuto e sistematico effettuato finora di fotografare il cambiamento di dna che sta velocemente modificando la natura dei giornali Usa. Mutamento di risorse, di contenuti, di formati e composizione anagrafica dei reporter che conduce inevitabilmente a una nuova specie di giornalismo: più rapido ma troppo ripiegato sul presente, molto focalizzato sul locale ma con meno ambizioni, più multimediale ma meno accurato.  <span id="more-520"></span></p>
<p class="MsoNormal">Dietro a questa situazione c&#8217;è un paradosso. <strong>Grazie a internet</strong> i quotidiani non hanno mai avuto così tanti lettori. <strong>Anche per colpa di internet</strong>, che diffonde le loro notizie gratis, non sono mai stati così vicini al collasso. Di fronte alla sfida digitale i giornali a stelle e strisce rispondono cambiando la propria offerta, calibrandola maggiormente sul territorio di riferimento, quasi a contrastare la natura globalizzante della rete. Innanzitutto scelgono la via dimagrante: meno pagine rispetto a tre anni fa e storie più corte.</p>
<p class="MsoNormal">Alla dieta dei formati corrisponde anche un <a href="http://journalism.org/node/11963">cambiamento del tipo di contenuti</a>. Le sezioni economiche diventano sempre più dei pacchetti autonomi o si diluiscono nelle altre parti del giornale. Ma a subire il più drastico ridimensionamento sono gli esteri. Le <strong>news internazionali</strong> vedono il proprio spazio diminuire nel 64% dei quotidiani, un destino che tocca anche le news a carattere nazionale (accade nel 57 % dei casi). Crescono invece gli articoli iper-locali (62 %) e locali (49 %). Quanto agli argomenti considerati più “caldi” (e a cui quindi vengono assegnati più risorse umane), a farla da padroni sono la cronaca nera, che ha visto aumentare i giornalisti ad essa assegnati in un terzo dei casi come anche l&#8217;educazione e la politica locale .</p>
<p class="MsoNormal">E se questa ritirata sotto il campanile può sembrare deprimente, un aspetto consolante è la crescita di importanza del <strong>giornalismo investigativo</strong> (più risorse in un giornale su tre), segno forse che di fronte all&#8217;omologazione delle notizie web, i quotidiani americani riscoprono il valore dello scavo e della costruzione della propria agenda.</p>
<p class="MsoNormal">Ad un dimagrimento dei contenuti corrisponde – secondo lo studio &#8211; un allarmante <a href="http://journalism.org/node/11962">ridimensionamento delle redazioni</a> che ha come conseguenza collaterale una perdita di memoria storica e dunque, come effetto esterno, un giornalismo più istantaneo. Tagli allo staff sono denunciati <strong>nel 59 % dei giornali</strong> considerati nell&#8217;indagine con una punta dell&#8217;85 % per quanto riguarda i quotidiani più grandi, i più colpiti dalla crisi del settore.</p>
<p class="MsoNormal">La scure, nel complesso, ha toccato maggiormente le funzioni di desk (accade in 4 quotidiani su 10) con la conseguenza, denunciano gli intervistati, che ora c&#8217;è meno controllo su quanto viene pubblicato. Allo stesso tempo, però, è entrata in redazione una generazione più <strong>«giovane, versatile, tecnologicamente alfabetizzata e più incline a soddisfare i bisogni sia del web che della carta»</strong>. Tuttavia, lo scambio generazionale, che pure ha portato dinamismo e competenze multimediali prima assenti, ha condotto anche a una perdita di memoria istituzionale, ridotto la conoscenza della comunità di riferimento e la capacità di inserire le singole news in una contesto più ampio.</p>
<p class="MsoNormal">Di fronte alla rete, che costituisce la maggiore minaccia ma anche la più grande speranza per i quotidiani, i redattori americani hanno un <a href="http://journalism.org/node/11966">atteggiamento conflittuale</a>. Quasi la metà di essi è preoccupato che il compromesso tra la velocità e l&#8217;interattività imposti dal web e l&#8217;abbassamento degli standard giornalistici a cui costringono i ritmi delle news online non sia alla fine dei conti positivo. Tuttavia per il 43 % degli intervistati le tecnologie web offrono il potenziale di un giornalismo di maggiore respiro e saranno «la salvezza di quello che una volta chiamavamo redazione».</p>
<p>(<em>articolo apparso sul manifesto del 31 luglio 2008</em>)</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/mastroblog.wordpress.com/520/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/mastroblog.wordpress.com/520/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/520/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/520/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/520/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/520/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/520/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/520/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/520/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/520/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/520/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/520/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=520&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Sommario Chips&amp;Salsa &#8211; 20 marzo 2008</title>
		<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/03/20/sommario-chipssalsa-20-marzo-2008/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 07:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[chips&salsa]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; Giovedì, e come sempre, è in edicola con il manifesto Chips&#38;Salsa, inserto settimanale di tecnologie realizzato da Totem e il manifesto. (Da domani- e per una settimana &#8211; i link ai pezzi).
La notizia persa nella rete, Carola Frediani
Chi sperava nella natura democratizzante di internet e nelle sue virtù taumaturgiche per riequilibrare la bilancia dei [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=483&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://mastroblog.files.wordpress.com/2006/12/testpg.gif" title="testpg.gif"><img src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2006/12/testpg.gif?w=285&#038;h=47" alt="testpg.gif" align="right" height="47" hspace="5" vspace="5" width="285" /></a>E&#8217; Giovedì, e come sempre, è in edicola con il manifesto <b>Chips&amp;Salsa</b>, inserto settimanale di tecnologie realizzato da <a href="http://www.totem.to/">Totem</a> e <a href="http://www.ilmanifesto.it/">il manifesto</a>. (Da domani- e per una settimana &#8211; i link ai pezzi).</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art51.html"><b>La notizia persa nella rete</b></a>, <a href="http://freddyblog.wordpress.com">Carola Frediani</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Chi sperava nella natura democratizzante di internet e nelle sue virtù taumaturgiche per riequilibrare la bilancia dei media, pesantemente tarata sui colossi della notizia e sui centri di potere tradizionali, dovrà aggiustare il tiro. Dall’ultimo rapporto sullo stato dei media americani, redatto come ogni anno dal Project for excellence in journalism, la presa della Cnn è ancora lontana.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art53.html"><b>Un blog piccolo piccolo</b></a>, Marina Rossi,</p>
<p style="margin-bottom:0;">Un fantasma si aggira per la rete: il microblogging. Nata dalla fusione di diari online e sms, la nuova tendenza si fa strada sul web. Una forma di comunicazione ultraframmentata e istantanea per una società sempre più vaporosa.  Anche la Bbc si converte.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art56.html"><b>Il neo-colonialismo dei rifiuti tecnologici</b></a>, Nicola Bruno</p>
<p style="margin-bottom:0;">Falsa beneficenza e business del riciclo. I rifiuti hi-tech occidentali invadono il mondo in via di sviluppo. La faccia sporca dell&#8217;economia dell&#8217;immateriale.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art55.html"><b>Anche l&#8217;Italia inquina con l&#8217;elettronica. I problemi del riciclo tricolore</b></a>, N.B.</p>
<p style="margin-bottom:0;">La responsabilità passa dai Comuni alle aziende e agli esercizi commerciali, ma la gestione del rifiuto hi-tech resta tormentata. E il consumatore paga l&#8217;eco-contributo. La denuncia di Altroconsumo.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art54.html"><b>Tutti i numeri della monnezza tech</b></a>, Raffaele Mastrolonardo</p>
<p style="margin-bottom:0;">La terra è invasa ogni anno da decine di milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici. La maggior parte dei quali non sono trattati e riciclati. Greenpeace valuta i rischi per ambiente e salute.</p>
<p style="margin-bottom:0;">E poi:</p>
<p style="margin-bottom:0;">ISRAELE &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art52.html"><b>Il blog dell&#8217;agente segreto</b></a>, Alessandra Carboni</p>
<p style="margin-bottom:0;">STATI UNITI &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art49.html"><b>Guerre spaziali, cifre stellari</b></a>, Serena Patierno</p>
<p style="margin-bottom:0;">APPLE &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art50.html"><b>Paghi l&#8217;iPod, compri la musica</b></a>, Raffaele Mastrolonardo</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/mastroblog.wordpress.com/483/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/mastroblog.wordpress.com/483/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/483/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/483/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/483/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=483&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Parole sante</title>
		<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/01/25/parole-sante/</link>
		<comments>http://mastroblog.wordpress.com/2008/01/25/parole-sante/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Jan 2008 15:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>raffaele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[papa ratzinger]]></category>

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		<description><![CDATA[
Occorre pertanto chiedersi se sia saggio lasciare che gli strumenti della comunicazione sociale siano asserviti a un protagonismo indiscriminato o finiscano in balia di chi se ne avvale per manipolare le coscienze.
[...]
Oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=466&subd=mastroblog&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><blockquote>
<p style="margin-bottom:0;">Occorre pertanto chiedersi se sia saggio lasciare che gli strumenti della comunicazione sociale siano asserviti a un protagonismo indiscriminato o finiscano in balia di <b>chi se ne avvale per manipolare le coscienze</b>.</p>
<p style="margin-bottom:0;">[...]</p>
<p style="margin-bottom:0;">Oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa <b>non solo di rappresentare la realtà</b>, ma di <b>determinarla</b> grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede. Si constata, ad esempio, che su talune vicende i <i>media</i> non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per <b>“creare”</b> gli eventi stessi.</p>
</blockquote>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/01/papa-ratzinger.jpg" title="papa-ratzinger.jpg"><img src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/01/papa-ratzinger.jpg?w=141&#038;h=181" alt="papa-ratzinger.jpg" align="right" height="181" hspace="5" vspace="5" width="141" /></a>Come non essere d&#8217;accordo con queste considerazioni? Soprattutto pensando che vengono da <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/communications/documents/hf_ben-xvi_mes_20080124_42nd-world-communications-day_it.html">uno che se ne intende</a>. Ovvero, dal capo di <b>un&#8217;istituzione</b> che la scorsa settimana ha diretto con la maestria e la sicurezza di un Bernstein l&#8217;orchestra dei media italiani in un&#8217;opera di sublime <b>&#8220;suggestione&#8221;</b>.  Ci vogliono infatti doti straordinarie (miracolose?) per <b>&#8220;creare&#8221;</b> una <b>&#8220;realtà&#8221;</b> nella quale <a href="http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/esteri/benedettoxvi-18/testo-della-lettera/testo-della-lettera.html">una lettera firmata</a> da 67 docenti universitari, scritta due mesi fa, possa apparire come una censura ai danni di un uomo, di un&#8217;istituzione, di uno stato ricchi, potenti e influenti come pochi altri nella vita politica, sociale e culturale italiana.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Un ribaltamento dei fatti e un&#8217;opera di <b>&#8220;manipolazione delle coscienze&#8221;</b> che ha portato tanti a riempirsi la bocca sul diritto di parola e di libertà di pensiero del gigante, senza accorgersi di trascurare &#8211; e in alcuni casi dileggiare &#8211; lo stesso diritto e la stessa libertà quando riguardava quelli che in questa vicenda erano chiaramente <a href="http://mastroblog.wordpress.com/2008/01/21/dalla-parte-dei-deboli/">i più deboli</a>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/mastroblog.wordpress.com/466/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/mastroblog.wordpress.com/466/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mastroblog.wordpress.com/466/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mastroblog.wordpress.com/466/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mastroblog.wordpress.com/466/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mastroblog.wordpress.com/466/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mastroblog.wordpress.com/466/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mastroblog.wordpress.com/466/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mastroblog.wordpress.com/466/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mastroblog.wordpress.com/466/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mastroblog.wordpress.com/466/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mastroblog.wordpress.com/466/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mastroblog.wordpress.com&blog=397679&post=466&subd=mastroblog&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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