Raffaele Mastrolonardo's

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Solo un dato ci può salvare

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 13 Luglio , 2009 at 9:25 pm

manifestoLe nuove frontiere del giornalismo (e il futuro dei quotidiani) passano anche dalla capacità di impiegare le nuove tecnologie per aiutare il lettore a dare un senso al diluvio di dati che lo inonda. Qualche esempio pionieristico.

La storia principale la sanno tutti: gli utenti trovano le notizie in rete gratis e la pubblicità si trasferisce online dove le inserzioni, a parità di lettori, costano meno. Risultato: i quotidiani sono in declino, il giornalismo è in pericolo e anche la democrazia non sta tanto bene. Quello che non tutti conoscono è il racconto laterale: i germi del futuro dell’informazione sono già all’opera. Bisogna andarli a cercare nelle divisioni online dei media più innovativi o nei dipartimenti più visionari di certe università. È lì che si tentano esperimenti che, con l’aiuto della tecnologia, provano a immaginare le vie delle news che verranno. Con un’idea a fare da collante: l’eccesso di informazione può essere piegato a vantaggio di quei soggetti che, per tradizione e risorse, possono usare la massa enorme di dati che ci assale ogni giorno per fornire contesto, interpretazioni della realtà, basi per nuovi business. Se le cose stanno così, chi meglio dei quotidiani?

Copiando Google
L’americano New York Times e l’inglese The Guardian sono tra i più decisi a battere la nuova strada. Per farlo hanno scelto un esempio non da poco: Google. Esattamente come il motore di ricerca ha agito per i suoi servizi più popolari (le mappe, per esempio) i due quotidiani hanno aperto ai programmatori le tecnologie (in gergo API, acronimo per Application programming interface) necessarie per “giocare” con i loro archivi di dati e notizie e creare servizi. In questo modo tale Taylor Barstow ha lanciato Nytexplorer.com per effettuare ricerche avanzatissime nel database del quotidiano. Altri hanno preferito impiegare le informazioni sul Congresso prese dal New York Times per tenere sotto controllo l’attività dei parlamentari dell’Oregon: è il caso di YourGovernment. Uno sviluppatore italo-olandese, Cristiano Betta, infine, ha utilizzato l’archivio del Guardian per aggiungere informazioni di contesto al suo ShouldIBackupMy.com, che fornisce consigli su come non perdere i propri dati.

Come le mappe di Google sono il punto di riferimento per chi realizza servizi di georeferenziazione sul web così, condividendo il patrimonio informativo e tecnologico, i giornali sperano di diventare la fermata obbligata per chi sperimenta con l’informazione. A che pro? Lo spiega l’influente blog americano GigaOm: simili iniziative «trasformano il giornale in una piattaforma per altri servizi e funzionalità. Questo rende il quotidiano e il suo contenuto più preziosi e apre le porte ad ogni tipo di partnership o forma di licenza commerciale»… Read the rest of this entry »

Salvare i giornali? Con musica e bellezza

In articoli, il manifesto on 17 Aprile , 2009 at 9:44 am

manifestoLe proposte di Jacek Utko, designer polacco di quotidiani, responsabile del successo di una serie di testate dell’Est europeo. Estetica, ritmo ma, soprattutto, progetto e idee. Così ha incantato la platea della Ted Conference.

Cosa può salvare i giornali? La bellezza. A dirlo, incurante del rischio di passare per pazzo, è un signore polacco di nome Jacek Utko, persuaso che un pizzico di estetica non faccia male all’informazione, anzi. Ha studiato da architetto e, con grande dispetto della famiglia, invece di progettare palazzi è finito a fare il designer di quotidiani. Memore dei suoi trascorsi, è convinto che applicando alla carta stampata i principi base dell’architettura, come l’integrazione di forma e funzione, si possano ottenere prodotti migliori, più facili da leggere, più piacevoli da sfogliare. E, soprattutto, più apprezzati (e comprati) dai lettori.

Nel febbraio scorso, come documenta un video divenuto popolare in rete, ha sedotto la platea californiana della celebre Ted Conference, che ogni anno invita a parlare le più brillanti menti del globo nel campo delle tecnologie, dell’educazione e, appunto, del design. Look giovanilistico, maglietta, occhialini e capelli lunghi di ordinanza ha raccontato al facoltoso uditorio i suoi successi. A cominciare da quelli della testata per cui lavora come art director, il quotidiano economico polacco Puls Biznesu. R idisegnato nel 2004 sotto la sua guida artistica, è stato nominato il giornale meglio disegnato del mondo dalla Society for newspaper design. Quel che più conta, il primo anno dopo l’operazione estetica il foglio ha guadagnato il 13 % in circolazione, l’anno successivo il 22%, il terzo anno il 35%. Non male in tempi di crisi dell’editoria.

E pensare che a Jacek l’illuminazione è venuta a Londra, dopo avere visto una performance del Cirque du soleil. Quel giorno ha deciso di applicare ai giornali quello che il gruppo canadese ha fatto al circo: innestare linfa nuova in una tradizione un po’ in decadenza. Impresa riuscita anche fuori dai confini polacchi. In quanto consulente del gruppo editoriale svedese Bonnier, il nostro ha supervisionato progetti grafici in tutta l’Europa dell’est e nei Paesi baltici. Anche qui, oltre ad aver fatto manbassa di riconoscimenti e aver portato nel 2007 l’estone Äripaev sulla poltrona di giornale più “bello” del globo, ha riempito il portafogli dei suoi datori di lavoro. Read the rest of this entry »

Il grande crack del giornalismo

In articoli, il manifesto on 17 Marzo , 2009 at 8:40 am

manifesto

Crisi profonda dei media americani, incapaci ormai di analizzare e prevedere le trasformazioni sociali. Il settore è al collasso secondo il rapporto annuale sullo stato dell’informazione. Stampa a picco.

Il tempo stringe per il giornalismo americano. Non bastavano le notizie di licenziamenti e ridimensionamenti delle redazioni che si moltiplicano da qualche mese. Ora lo conferma, con dovizia di dettagli e profondità di analisi, lo State of the news Media 2009 del Project for excellence in journalism, autorevole studio dedicato ai media a stelle e strisce. La diagnosi della sesta edizione del rapporto pubblicata ieri («la più tetra», secondo gli stessi estensori) non lascia spazio a incertezze: lettori e spettatori in fuga verso il web, calo di entrate, licenziamenti in massa, incertezza sulla propria missione sono i sintomi di una crisi che va avanti ormai da troppo tempo per non essere considerata strutturale. Altrettanto dura la prognosi: il settore deve reinventare in fretta se stesso oppure rassegnarsi a morire. Con grave danno per l’economia ma, soprattutto, per la democrazia.

Le cifre del malessere

Il 2008 visto attraverso le lenti della ricerca è l’annus horribilis per la professione dei reporter dall’altra parte dell’oceano. Salvo la televisione via cavo, che ha beneficiato di una copertura ossessiva delle elezioni presidenziali, tutti gli altri media si leccano le ferite. Le produzioni giornalistiche delle tv locali hanno visto i propri staff tagliati, l’audience diminuire e le entrate calare del 7 %. Da un supporto all’altro, alla carta stampata non è andata meglio, anzi. I numeri dicono meno 14 % di entrate (un calo del 23 % in due anni) e circolazione in discesa (4,6 %) per i quotidiani… Read the rest of this entry »

I giornali Usa e l’amore-odio per la Rete

In Corriere della sera.it, articoli on 19 Dicembre , 2008 at 5:26 pm

Uno studio indaga le strategie web delle 100 più importanti testate americane

logo_home_corriere.gif«Quanti soldi abbiamo perso con l’edizione online? E quanti ne avremmo persi se non l’avessimo avuta?». Se lo chiedeva qualche anno fa il Wall Street Journal. Il paradosso espresso dal giornale oggi di Rupert Murdoch sintetizza il rapporto di amore-odio dell’editoria con il nuovo mezzo.

Che da una parte ha sottratto lettori ai quotidiani ma dall’altra è una risorsa imprescindibile per quei giornali che non si rassegnano a sparire. Proprio questa relazione complessa è oggi esplorata nel dettaglio da uno studio realizzato dal Bivings Group, società americana di comunicazione web, che anche quest’anno ha realizzato un’analisi su come le 100 maggiori testate americane utilizzano la Rete.

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Giornali smemorati

In articoli, il manifesto on 31 Luglio , 2008 at 5:00 pm

Come cambiano le redazioni e il lavoro del reporter. Un’indagine sulla stampa Usa ai tempi di Internet.

Dove stanno andando i quotidiani? Domanda da 1 milione di dollari se persino Arthur Sulzberger, Jr, editore del New York Times, lo scorso anno ha affermato di non sapere se, di qui a un lustro, il suo giornale uscirà ancora in formato cartaceo. Eppure, nonostante la difficoltà, c’è chi prova a porsi il quesito e dare risposte documentate senza cedere al pessimismo catastrofista che circonda la sorte del più novecentesco dei medium di massa.

Tra questi arditi c’è il Center for excellence in journalism, meritoria organizzazione che ogni anno realizza il fondamentale State of the news media e che ha appena pubblicato lo studio The changing newsroom (La redazione in trasformazione). La ricerca, basata su interviste nelle redazioni di quotidiani di 15 differenti città americane e su un sondaggio a cui hanno risposto rappresentanti di 259 testate, è probabilmente il tentativo più compiuto e sistematico effettuato finora di fotografare il cambiamento di dna che sta velocemente modificando la natura dei giornali Usa. Mutamento di risorse, di contenuti, di formati e composizione anagrafica dei reporter che conduce inevitabilmente a una nuova specie di giornalismo: più rapido ma troppo ripiegato sul presente, molto focalizzato sul locale ma con meno ambizioni, più multimediale ma meno accurato. Read the rest of this entry »

Sommario Chips&Salsa – 20 marzo 2008

In chips&salsa on 20 Marzo , 2008 at 8:00 am

testpg.gifE’ Giovedì, e come sempre, è in edicola con il manifesto Chips&Salsa, inserto settimanale di tecnologie realizzato da Totem e il manifesto. (Da domani- e per una settimana – i link ai pezzi).

La notizia persa nella rete, Carola Frediani

Chi sperava nella natura democratizzante di internet e nelle sue virtù taumaturgiche per riequilibrare la bilancia dei media, pesantemente tarata sui colossi della notizia e sui centri di potere tradizionali, dovrà aggiustare il tiro. Dall’ultimo rapporto sullo stato dei media americani, redatto come ogni anno dal Project for excellence in journalism, la presa della Cnn è ancora lontana.

Un blog piccolo piccolo, Marina Rossi,

Un fantasma si aggira per la rete: il microblogging. Nata dalla fusione di diari online e sms, la nuova tendenza si fa strada sul web. Una forma di comunicazione ultraframmentata e istantanea per una società sempre più vaporosa. Anche la Bbc si converte.

Il neo-colonialismo dei rifiuti tecnologici, Nicola Bruno

Falsa beneficenza e business del riciclo. I rifiuti hi-tech occidentali invadono il mondo in via di sviluppo. La faccia sporca dell’economia dell’immateriale.

Anche l’Italia inquina con l’elettronica. I problemi del riciclo tricolore, N.B.

La responsabilità passa dai Comuni alle aziende e agli esercizi commerciali, ma la gestione del rifiuto hi-tech resta tormentata. E il consumatore paga l’eco-contributo. La denuncia di Altroconsumo.

Tutti i numeri della monnezza tech, Raffaele Mastrolonardo

La terra è invasa ogni anno da decine di milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici. La maggior parte dei quali non sono trattati e riciclati. Greenpeace valuta i rischi per ambiente e salute.

E poi:

ISRAELE – Il blog dell’agente segreto, Alessandra Carboni

STATI UNITI – Guerre spaziali, cifre stellari, Serena Patierno

APPLE – Paghi l’iPod, compri la musica, Raffaele Mastrolonardo

Parole sante

In Uncategorized on 25 Gennaio , 2008 at 4:05 pm

Occorre pertanto chiedersi se sia saggio lasciare che gli strumenti della comunicazione sociale siano asserviti a un protagonismo indiscriminato o finiscano in balia di chi se ne avvale per manipolare le coscienze.

[...]

Oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede. Si constata, ad esempio, che su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per “creare” gli eventi stessi.

papa-ratzinger.jpgCome non essere d’accordo con queste considerazioni? Soprattutto pensando che vengono da uno che se ne intende. Ovvero, dal capo di un’istituzione che la scorsa settimana ha diretto con la maestria e la sicurezza di un Bernstein l’orchestra dei media italiani in un’opera di sublime “suggestione”. Ci vogliono infatti doti straordinarie (miracolose?) per “creare” una “realtà” nella quale una lettera firmata da 67 docenti universitari, scritta due mesi fa, possa apparire come una censura ai danni di un uomo, di un’istituzione, di uno stato ricchi, potenti e influenti come pochi altri nella vita politica, sociale e culturale italiana.

Un ribaltamento dei fatti e un’opera di “manipolazione delle coscienze” che ha portato tanti a riempirsi la bocca sul diritto di parola e di libertà di pensiero del gigante, senza accorgersi di trascurare – e in alcuni casi dileggiare – lo stesso diritto e la stessa libertà quando riguardava quelli che in questa vicenda erano chiaramente i più deboli.