Tra Facebook, MySpace e YouTube i comuni italiani “giocano” con il web sociale. Chi cerca canali di contatto con i cittadini, chi raccoglie la sfida delle organizzazioni reticolari di Manuel Castells, chi usa la rete per sviluppare capitale sociale. E’ il caso di Reggio Emilia.
Ci sono tanti modi per sfruttare le potenzialità dell’economia della conoscenza. E alcuni sono abbastanza inconsueti. Come i social network. Sì, proprio le piattaforme tipo Facebook o MySpace, molto di moda di questi tempi ma spesso considerate roba da adolescenti o passatempi per impiegati annoiati. C’è chi crede, invece, possano diventare un veicolo importante per aiutare una città a proiettarsi nella società dell’immateriale e coglierne le opportunità economiche.
A Reggio Emilia, per esempio, sono convinti che l’interazione online sia uno strumento per creare il cosiddetto “capitale sociale”, quel tessuto di relazioni e fiducia che è il nutrimento di una comunità che funziona, e facilitare lo scambio di relazioni tra i talenti. Due fattori, lo insegna tanta letteratura sociologica recente, indispensabili per un territorio che voglia davvero puntare sulla knowledge economy.
Non a caso, proprio in questi giorni la città del tricolore ha aperto una pagina su Facebook e un canale su YouTube. Il primo per instaurare dei flussi di discussione e confronto con i cittadini su temi specifici (si inizierà con i quartieri, la mobilità, il sociale e i parchi). Il secondo con l’intenzione di raccontare attraverso le immagini in movimento la città e le sue storie, aprendosi nel tempo ai contributi dei cittadini.

45 milioni di investimento (
Back-office e cooperazione. Sono un’espressione inglese e una parola molto di moda di questi tempi i due assi portanti dell’e-government italiano prossimo venturo. Li ha enunciati il ministro per le Riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione martedì scorso a Roma presentando le sue strategie per il governo elettronico nazionale. Dopo avere disseminato indizi in convegni, norme della finanziaria, audizioni al Senato, disegni di legge e documenti vari, Luigi Nicolais ha dato così corpo e unità a una filosofia di innovazione fin qui apparsa promettente ma un po’ disorganica.