Raffaele Mastrolonardo's

Archivio per la categoria ‘VisionPost’

Attenti alle nuvole

In VisionPost, articoli on 27 Luglio , 2009 at 9:44 am

Un editoriale del New York Times mette in guardia da rischi del cloud computing, la tendenza a trasferire le applicazioni fuori dal Pc e dentro la rete. A rischio privacy e innovazione.

Atvisionposttenzione alle nuvole. Non quelle fisiche che portano pioggia ma quelle virtuali che ospitano una parte sempre più grande della nostra vita online man mano che le aplicazioni escono dal Pc per essere utilizzate direttamente dal web. Saranno anche belli e seducenti questi addensamenti di bit ma portano con sé rischi consistenti. A dirlo è Joanathan Zittrain, membro del prestigioso Berkman Center for Internet & Society dell’università di Harvard che ha appena lanciato l’allarme dalle non meno autorevoli pagine degli editoriali del New York Times.

Il fenomeno contro cui Zittrain invita a tenere alta la guardia è chiamato, in gergo, cloud computing, dove “cloud” (nuvola, appunto) indica gli agglomerati di server che i grandi colossi del web come Goolge, Microsoft e Amazon stanno ammassando in data center sparsi in tutto il mondo per offrire via internet servizi, come quelli per la produttività in ufficio per esempio, che fino a poco tempo fa riposavano nei dischi fissi dei nostri computer. La stessa Microsoft ha annunciato che metterà online una versione del suo Office, mossa pensata anche per contrastare Google Docs, la suite tutta online dell’arcirivale Google.

Il problema è che questa tendenza apparentemente inarrestabile e spesso spacciata come manna per gli utenti presenta anche molti rischi. Quali? Zittrain, che lo scorso anno ha pubblicato il saggio The Future of the Internet and How to Stop It per mettere in guardia contro alcune pericolose strade imboccate dalla rete contemporanea, ne individua almeno tre. Vediamoli.

Controllo dei dati
Chi ci assicura, si chiede e ci chiede, che ciò che acquistiamo online, per esempio un mp3 o un libro elettronico è veramente nostro? Domandatelo a quei possessori di Kindle, il lettore di e-book targato Amazon, che hanno visto le loro copie digitali del romanzo 1984 di George Orwell cancellate improvvisamente, una possibilità sancita nel contratto di servizio, che probabilmente pochi avevano letto. “Se tu affidi i tuoi dati ad altri, questi possono anche tradirti”, è l’ammonimento di Zittrain..

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Quel che Google sa di noi

In VisionPost, articoli on 12 Marzo , 2009 at 5:36 pm

visionpost

Il nuovo programma pubblicitario del motore di ricerca rivela quel che l’azienda sa dell’utente e dei suoi interessi. Un risvolto che può aprire le porte a stuzzicanti prospettive psicologiche e, perché no, azioni diaboliche…

Dimmi cosa fai e ti dirò cosa comprare. E se proprio non vuoi dirmelo, lo scoprirò da me. Perché quello che conta è una cosa sola: che tu possa godere, lo voglia o no, della migliore pubblicità possibile, quella più vicina ai tuoi interessi. È questo il motto preferito di quelle grandi aziende internet che hanno adottato il cosiddetto behavioral advertising, espressione orwelliana per una tecnica di réclame online basata sul comportamento dell’utente.

Il principio è semplice: hai la tendenza a frequentare siti di sport? Allora è probabile che nel tuo girovagare online finisca per imbatterti in un maggior numero di banner su questi temi rispetto al tuo vicino di scrivania a cui del football non gliene frega un bel niente. Il miracolo lo fa un piccolo file (“cookie”, letteralmente biscotto) nascosto nel Pc e istruito a tenere traccia di quello che scorre sulle pagine del browser. Al resto ci pensano potenti algoritmi che correlano le tue navigate con la pubblicità. Microsoft e Yahoo! ne fanno uso da tempo.

Ovviamente, nessuno ci ha chiesto preventivamente (opt-in, nel gergo del marketing) se il biscottino impiccione dentro l’hard disk lo vogliamo davvero. E, se è per questo, non ce lo chiederà nemmeno Google, che da ieri si è lanciato nella partita della pubblicità comportamentale.

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Campagna Microsoft, seconda fase

In VisionPost, articoli on 22 Settembre , 2008 at 2:25 pm

“Non sono cattiva, è che mi disegnano così”, diceva Jessica Rabbit nella più famosa battuta del film Chi ha incastrato Roger Rabbit?. “Non siamo sfigati, è che ci hanno rappresentato così”, dice Microsoft oggi mentre presenta la seconda fase della campagna pubblicitaria studiata per rimodellare l’immagine dell’azienda.

Ma se il personaggio del film di Robert Zemeckis, in quanto cartone animato, deve accettare il suo destino, l’azienda di Bill Gates può mettere sul piatto 300 milioni di dollari per cambiare la percezione negativa nei riguardi dei suoi prodotti e di se stessa. Una percezione, non ne fanno mistero a Redmond, diffusa soprattutto da Apple nella serie di fortunati spot Mac vs Pc in cui un giovane e brillante ragazzino impersona il Mac e un pedante e rotondetto colletto bianco (John Hodgman) il Pc. Risultato, l’ecosistema Microsoft fa una misera figura contro il più brillante e alla moda universo della Mela.

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Ecco Chrome visto da vicino

In VisionPost, articoli on 3 Settembre , 2008 at 1:58 pm

Il software lanciato da Google è animato da un sogno: ridefinire il concetto stesso di browser per una rete sempre più popolata di applicazioni, a cominciare dalla grafica. Come funziona e le reazioni del web.

È rapido, ha un’estetica pulita e minimale che fa molto Google e presenta alcune novità stuzzicanti, sia dal punto di vista delle funzionalità che della tecnologia sottostante. In poche parole Chrome, il browser realizzato dal motore di ricerca più popolare del pianeta e lanciato in oltre 100 nazioni del globo, non delude al debutto.

Anzi, si fa apprezzare per qualità grafiche e prestazioni. Certo, come insistono da Mountain View, siamo solo agli inizi, ma per essere una prima versione (ovviamente marchiata “beta”, come da stile della casa) non c’è male.

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