Il G8 dichiara guerra ai pirati

In agenda non c’è. Almeno esplicitamente. Ma dietro le formule di rito, buone per le dichiarazioni pubbliche, quella che si sta preparando al prossimo G8, di scena in Giappone dal 7 al 9 luglio, è una vera e propria campagna internazionale contro la pirateria, un piano globale che potrebbe avere conseguenze spiacevoli per chi usa la rete per condividere risorse.

A denunciare lo scenario è l’autorevole New Scientist (ripreso da CustomPc) che racconta come il giro di vite repressivo si nasconda tra le pieghe dell’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (Acta), un trattato internazionale contro la contraffazione proposto per la prima volta nel 2007 e la cui stesura procede speditamente.

Se approvato, il trattato – che coinvolge Stati Uniti, Commissione europea, Svizzera, Australia e Giappone – cambierà il modo in cui la legge tratta i “pirati”. E non in meglio: “chiunque offra materiale protetto da copyright su internet o lo scarica – spiega il periodico scientifico – può essere considerato un criminale e disconnesso forzatamente dalla rete.

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Le passioni del giovane Larry

Ci sono posti in cui le le seguenti cose possono ancora accadere. Nascere politicamente a destra e, invecchiando, spostarsi a sinistra. Essere uno studioso al massimo livello senza rinunciare all’attivismo. Organizzare campagne politiche ma non perdere un grammo della propria autorità scientifica. Utilizzare internet per mettere in piedi movimenti senza essere un comico di successo.

Questo posto sono gli Stati Unti d’America e Lawrence Lessig ne è la prova vivente. In gioventù era un seguace di Ronald Reagan, adesso è un democratico di sinistra. Per lavoro fa il professore universitario a Stanford (California), e per hobby lancia movimenti di opinione che sostiene con un’instancabile attività di conferenziere. In rete è ormai un punto di riferimento per tutti coloro che hanno a cuore la libertà di espressione.

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Chips & Salsa – Sommario 8 maggio 2008

Giovedì. E come ogni settimana, è in edicola con il manifesto Chips&Salsa, inserto settimanale di tecnologie realizzato da Totem e il manifesto. Da domani i link ai pezzi.

EDITORIALE – Scelta lodevole ma improvvisata, R.M.

Tra comici celebri che scoprono che anche internet può essere cattiva, associazioni dei consumatori che delirano di class-action da 20 miliardi di euro, quotidiani di Confindustria che scaricano dai sistemi p2p come giovani smanettoni (vedi box sotto), il governo di centro-sinistra saluta e se ne va.

Redditi online, parto prematuro, Raffaele Mastrolonardo
Per Rodotà è fondamentale che il Parlamento affronti un nuovo passaggio normativo prima di autorizzare la pubblicazione dei dati. Ma la classe politica è ancora impreparata al cambiamento tecnologico in atto

Quegli scienziati in cerca di dio, Silvia Bencivelli

Un progetto scientifico europeo indaga le ragioni del fenomeno religioso. Psicologi, antropologi e biologi studiano il rapporto tra la mente umana e il divino

Caso, proiezione o evoluzione? All’origine dell’homo religiosus, S.V.
Il filosofo della scienza Massimo Gigliucci racconta come procede l’indagine sulle radici biologiche della credenza dell’essere superiore

PUBBLICITA’ – La scommessa del neuromarketing, Carola Frediani
Misurare le reazioni del cervello a uno spot costa meno di 3 mila dollari. E i colossi della réclame preparano soluzioni più «persuasive»

E poi:

DIRITTI UMANI – 10 maggio, i continenti convergono, Walter Molino

TASSE – Il filesharing del Sole 24 Ore, Nicola Bruno

SCOMMESSE – Parigi, la fibra entra in casa, Alessandra Carboni

Quegli scricchiolii della pubblicità online

comScore dice che i click sulla pubblicità online sono in calo e il titolo di Google cala del 7 per cento. Ma non è solo il motore di ricerca di Mountain View a soffrire: a quanto pare, anche le performance pubblicitarie di Yahoo! non sono eccellenti.

Complicato individuare le cause di questo risultato negativo. Le spiegazioni proposte vanno dagli inserzionisti che acquisterebbero meno parole chiave nei sistemi di pubblicità testuale, a una minore propensione all’acquisto degli utenti in tempi di quasi recessione (il Wall Street Journal intravede segnali di una “click recession”). E questo nonostante dalle parti di Google siano convinti che la pessima situazione economica possa spingere i consumatori ad aumentare i loro acquisti online alla ricerca di occasioni e le possibilità di comparare i prezzi.

Sia come sia, mi pare interessante notare che questa non è la prima notizia che incrina lo scenario, fin qui prevalentemente roseo ed entusiastico della reclame virtuale. A gennaio era stata proprio Google a denunciare inaspettate difficoltà a monetizzare il traffico dei social networking attraverso la pubblicità. Mentre un recente studio ha rivelato la scarsa attendibilità dei click sui banner: il 50 per cento delle visualizzazioni proverrebbe da un misero 6 per cento di utenti.

Difficile attribuire significati ampi a questi segnali. Una cosa, però, mi pare sicura: la strada verso quegli 80 miliardi di dollari che secondo alcuni analisti costituiranno il mercato della pubblicità online nel 2010 non sarà liscia e in discesa come tante dichiarazioni ottimistiche sembrano implicare. Sarà, invece, piena di curve e di alti e bassi. E dunque molto più interessante.

I clic pubblicitari sono in calo rispetto allo stesso periodo del 2007, ma soprattutto rispetto all’ultimo trimestre dell’anno: tra lo scorso novembre e gennaio 2008 il numero di clic è sceso del 12 per cento. Questi dati sono stati accolti con molta preoccupazione da Wall Street che ha così riversato le perplessità sulle azioni di tutti i motori di ricerca.

I fatti e le opinioni

E’ davvero possibile tenere separati i fatti dalle opinioni? Non sempre, secondo Jeff Jarvis, soprattutto non in queste primarie Usa. Dove, dice (e dimostra) il giornalista, i media rivelano un forte pregiudizio negativo nei confronti della Clinton e uno positivo verso Obama.

E allora? La soluzione, dice Jarvis, è che i giornalisti dichiarino pubblicamente per chi votano e chi sostengono.

PS: Nel caso non si fosse capito, Jarvis nelle primarie ha votato Hillary.

: I didn’t think it was necessary to append this to every post on the topic but judging by the comments, it couldn’t hurt: I voted for Clinton in the primaries.