mastroblog

8 Luglio , 2008

Il G8 dichiara guerra ai pirati

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 8:31 am

In agenda non c’è. Almeno esplicitamente. Ma dietro le formule di rito, buone per le dichiarazioni pubbliche, quella che si sta preparando al prossimo G8, di scena in Giappone dal 7 al 9 luglio, è una vera e propria campagna internazionale contro la pirateria, un piano globale che potrebbe avere conseguenze spiacevoli per chi usa la rete per condividere risorse.

A denunciare lo scenario è l’autorevole New Scientist (ripreso da CustomPc) che racconta come il giro di vite repressivo si nasconda tra le pieghe dell’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (Acta), un trattato internazionale contro la contraffazione proposto per la prima volta nel 2007 e la cui stesura procede speditamente.

Se approvato, il trattato - che coinvolge Stati Uniti, Commissione europea, Svizzera, Australia e Giappone – cambierà il modo in cui la legge tratta i “pirati”. E non in meglio: “chiunque offra materiale protetto da copyright su internet o lo scarica – spiega il periodico scientifico - può essere considerato un criminale e disconnesso forzatamente dalla rete.

Continua a leggere

21 Maggio , 2008

Le passioni del giovane Larry

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 8:00 am

Ci sono posti in cui le le seguenti cose possono ancora accadere. Nascere politicamente a destra e, invecchiando, spostarsi a sinistra. Essere uno studioso al massimo livello senza rinunciare all’attivismo. Organizzare campagne politiche ma non perdere un grammo della propria autorità scientifica. Utilizzare internet per mettere in piedi movimenti senza essere un comico di successo.

Questo posto sono gli Stati Unti d’America e Lawrence Lessig ne è la prova vivente. In gioventù era un seguace di Ronald Reagan, adesso è un democratico di sinistra. Per lavoro fa il professore universitario a Stanford (California), e per hobby lancia movimenti di opinione che sostiene con un’instancabile attività di conferenziere. In rete è ormai un punto di riferimento per tutti coloro che hanno a cuore la libertà di espressione.

Continua a leggere…

8 Maggio , 2008

Chips & Salsa - Sommario 8 maggio 2008

Archiviato in: chips&salsa — Tag:, , , , — raffaele @ 6:17 pm

Giovedì. E come ogni settimana, è in edicola con il manifesto Chips&Salsa, inserto settimanale di tecnologie realizzato da Totem e il manifesto. Da domani i link ai pezzi.

EDITORIALE - Scelta lodevole ma improvvisata, R.M.

Tra comici celebri che scoprono che anche internet può essere cattiva, associazioni dei consumatori che delirano di class-action da 20 miliardi di euro, quotidiani di Confindustria che scaricano dai sistemi p2p come giovani smanettoni (vedi box sotto), il governo di centro-sinistra saluta e se ne va.

Redditi online, parto prematuro, Raffaele Mastrolonardo
Per Rodotà è fondamentale che il Parlamento affronti un nuovo passaggio normativo prima di autorizzare la pubblicazione dei dati. Ma la classe politica è ancora impreparata al cambiamento tecnologico in atto

Quegli scienziati in cerca di dio, Silvia Bencivelli

Un progetto scientifico europeo indaga le ragioni del fenomeno religioso. Psicologi, antropologi e biologi studiano il rapporto tra la mente umana e il divino

Caso, proiezione o evoluzione? All’origine dell’homo religiosus, S.V.
Il filosofo della scienza Massimo Gigliucci racconta come procede l’indagine sulle radici biologiche della credenza dell’essere superiore

PUBBLICITA’ - La scommessa del neuromarketing, Carola Frediani
Misurare le reazioni del cervello a uno spot costa meno di 3 mila dollari. E i colossi della réclame preparano soluzioni più «persuasive»

E poi:

DIRITTI UMANI - 10 maggio, i continenti convergono, Walter Molino

TASSE - Il filesharing del Sole 24 Ore, Nicola Bruno

SCOMMESSE - Parigi, la fibra entra in casa, Alessandra Carboni

4 Aprile , 2008

Se Sparta sono gli altri

Archiviato in: Uncategorized — Tag:, , , , — raffaele @ 8:00 am

300_4.jpgCon molto ritardo sono finalmente riuscito a vedere in dvd 300, il film sulla battaglia delle Termopili ispirato dal fumetto di Frank Miller di cui, a tratti, è una trasposizione pressoché letterale. Sono fuori tempo massimo, lo so, ma qualche considerazione vorrei farla lo stesso.

Come è noto, il film riprende e aggiorna ai nostri tempi il mito di Sparta, celebrando le poche centinaia di spartani che resistettero eroicamente all’assalto dei Persiani, più numerosi e meglio armati prima di essere tutti uccisi a causa di un tradimento.

Tra storia e realtà

In piena era Bush, nel mezzo della “guerra al terrorismo” a difesa della nostra sicurezza e dei “valori dell’occidente”, il film può facilmente essere interpretato ideologicamente. E’ facile cedere alla tentazione di vedere negli eroici spartani la rappresentazione di un’America (e di un “occidente”) attaccati da un nemico che viene dall’oriente, desideroso di sottrarci la nostra amata libertà. Rafforza questa disposizione l’enfasi delle parole messe in bocca a Leonida che ci invitano, ripetutamente, a vedere in quella battaglia uno degli atti fondativi della gloria occidentale.

Un’interpretazione di questo tipo è così tentatrice che è meglio non resistervi. Meglio rassegnarsi e accettare fin dall’inizio che 300 è un’opera ad alto tasso ideologico. E che proprio per questo è interessante: per quello che vuole dirci, e per quello che ci dice senza volerlo. Come il fatto, per esempio, che non siamo più noi, americani e occidentali, i legittimi eredi di Lacedemone. Ma andiamo per ordine.

(continua…)

2 Aprile , 2008

In guerra contro la povertà. Ma dalla parte sbagliata

Archiviato in: Uncategorized — Tag:, , , — raffaele @ 9:17 am

Da leggere, gustare e meditare questo editoriale di Alessandro Robecchi sul manifesto di oggi. Il tema è la decisione del Comune di Firenze di vietare ai mendicanti di chiedere l’elemosina sdraiati o in posizioni che ostacolano il passaggio dei pedoni. Come scrive Repubblica:

… l’assessore-sceriffo Graziano Cioni, responsabile sicurezza della giunta guidata dal sindaco Leonardo Domenici, annuncia il giro di vite: “Vieteremo l’elemosina sui marciapiedi e nelle strade quando crea intralcio o pericolo per il traffico o per i pedoni”.

E’ tutto scritto nella bozza di nuovo regolamento di polizia municipale: non è vietato l’accattonaggio, non si può. E’ vietato però per i mendicanti sdraiarsi sui marciapiedi e ostruire il passaggio dei pedoni. O intralciare il traffico ai semafori. Mendicare si può, la legge non lo punisce, ma solo in piedi.

Scrive Robecchi:

Una signora non vedente è inciampata in un mendicante, e lo spiacevole incidente prelude dunque alla cacciata dei mendicanti da Firenze, una cosa che somiglia molto al colpirne cento per educarne uno (quando si dice: più realisti del re). Ma sia: se c’è una cosa che non scarseggia sono i capri espiatori, esauriti i lavavetri (venti temibili eversori armati di spugne che tenevano in pugno la città di Dante), si passa ai mendicanti. La stagione elettorale aiuta: chissà di quali mirabolanti sondaggi sono in possesso l’assessore Graziano Cioni e il sindaco Leonardo Domenici. Forse c’è qualche studio avanzato, qualche grafico di flussi elettorali che dice che cacciare i poveri rende popolare la sinistra, o quel che ne rimane.

26 Marzo , 2008

Prelati recidivi

Archiviato in: Uncategorized — Tag:, , , , — raffaele @ 2:16 pm

Su certe questioni, evidentemente, alcuni vescovi non ci sentono proprio. Appena vengono a conoscenza di iniziative dal sapore cristiano nei confronti dei fedeli dell’Islam gli scatta qualche corto circuito nel cervello. Deve essere un riflesso pavloviano. O forse un calcolo politico.

Era già accaduto in Veneto. Succede di nuovo in Trentino, come riporta la Repubblica:

Il vescovo contro parroco, la Cgil all’attacco della Lega. A Trento esplode la “guerra della moschea”. Tutto nasce da una colletta lanciata in chiesa per aiutare la comunità islamica a costruire un edificio di culto. I fedeli della parrocchia della Santissima Trinità, in pochi giorni, avevano raccolto quasi mille euro di offerte per rispondere all’appello lanciato dal pulpito della chiesa da padre Giorgio Butterini. L’intento, donare i soldi raccolti all’imam Aboulkheir Breigheche, impegnato a realizzare un nuovo luogo di culto islamico in città.

[...]

Eppure, quando il frate cappuccino aveva annunciato la sua intenzione ai fedeli, nessuno si era mostrato contrario. Anzi, la raccolta si era rivelata più cospicua del solito. Giusto il tempo di raccogliere i fondi, e lasciare a disposizione l’offertorio per ulteriori donazioni, che il vescovo è intervenuto per tentare di bloccare l’iniziativa, accompagnato dalle dure reazioni di alcuni parroci della città.

27 Febbraio , 2008

Quegli scricchiolii della pubblicità online

Archiviato in: Uncategorized — Tag:, , , — raffaele @ 4:47 pm

comScore dice che i click sulla pubblicità online sono in calo e il titolo di Google cala del 7 per cento. Ma non è solo il motore di ricerca di Mountain View a soffrire: a quanto pare, anche le performance pubblicitarie di Yahoo! non sono eccellenti.

Complicato individuare le cause di questo risultato negativo. Le spiegazioni proposte vanno dagli inserzionisti che acquisterebbero meno parole chiave nei sistemi di pubblicità testuale, a una minore propensione all’acquisto degli utenti in tempi di quasi recessione (il Wall Street Journal intravede segnali di una “click recession”). E questo nonostante dalle parti di Google siano convinti che la pessima situazione economica possa spingere i consumatori ad aumentare i loro acquisti online alla ricerca di occasioni e le possibilità di comparare i prezzi.

Sia come sia, mi pare interessante notare che questa non è la prima notizia che incrina lo scenario, fin qui prevalentemente roseo ed entusiastico della reclame virtuale. A gennaio era stata proprio Google a denunciare inaspettate difficoltà a monetizzare il traffico dei social networking attraverso la pubblicità. Mentre un recente studio ha rivelato la scarsa attendibilità dei click sui banner: il 50 per cento delle visualizzazioni proverrebbe da un misero 6 per cento di utenti.

Difficile attribuire significati ampi a questi segnali. Una cosa, però, mi pare sicura: la strada verso quegli 80 miliardi di dollari che secondo alcuni analisti costituiranno il mercato della pubblicità online nel 2010 non sarà liscia e in discesa come tante dichiarazioni ottimistiche sembrano implicare. Sarà, invece, piena di curve e di alti e bassi. E dunque molto più interessante.

I clic pubblicitari sono in calo rispetto allo stesso periodo del 2007, ma soprattutto rispetto all’ultimo trimestre dell’anno: tra lo scorso novembre e gennaio 2008 il numero di clic è sceso del 12 per cento. Questi dati sono stati accolti con molta preoccupazione da Wall Street che ha così riversato le perplessità sulle azioni di tutti i motori di ricerca.

20 Febbraio , 2008

Candidarsi? Lessig ci pensa

Archiviato in: Uncategorized — Tag: — raffaele @ 9:44 am

Dopo avere annunciato, lo scorso anno, un cambiamento di prospettiva nei suoi studi, ora Lawrence Lessig ne annuncia uno ancora più grande e sorprendente: sta seriamente pensando di candidarsi per un seggio al Congresso americano.

Come spiega qui, la decisione arriverà nei prossimi giorni. Nel frattempo è già in piedi un sito che illustra la piattaforma dell’eventuale candidatura.

Le ragioni della possibile scelta e le posizioni politiche di Lessig sono spiegate in un video, realizzato con lo stile tipico delle sue presentazioni, spesso chiamato “Lessig method”.

Se ne parla anche qui.

19 Febbraio , 2008

Retrospettiva Barcellona

Archiviato in: Uncategorized — Tag: — raffaele @ 10:23 am

Nell’inarrestabile ciclo delle news, il Mobile World Congress di Barcellona è già roba vecchia. Non questo speciale di BusinessWeek, però, che approfondisce i temi più caldi della fiera catalana.

7 Febbraio , 2008

Porcate d’autore

Archiviato in: Uncategorized — Tag:, , — raffaele @ 9:37 am

Giusto per non dimenticare con quale legge elettorale andremo a votare, con quale scopo è stata fatta e da chi.

5 Febbraio , 2008

La pillola? Ripassi il giorno dopo

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 2:49 pm

Ci sono molti modi per evitare di dover abortire. Uno, per esempio, è la pillola del giorno dopo. O almeno lo sarebbe, visto che in Italia non è così facile farsela somministrare.

(via)

1 Febbraio , 2008

Amarcord

Archiviato in: Uncategorized — Tag:, , — raffaele @ 5:51 pm

Per quelli che … quando c’erano le racchette di legno era un’altra cosa

15 Gennaio , 2008

Censura e veglie

Archiviato in: Uncategorized — Tag:, , , , — raffaele @ 9:36 am

Il Vaticano trova qualcosa di “censorio” nella lettera di alcuni professori universitari che chiedono che il Papa non intervenga all’inaugurazione dell’Anno accademico alla Sapienza.  E io che pensavo che la censura fosse un atto con cui chi ha il potere materiale per farlo impedisce a qualcuno di esprimere il proprio pensiero. Non mi sembra che sia il caso di 67 professori di fisica che scrivono una missiva a un rettore.

Nel frattempo, viene da chiedersi: ma la Turco, ministro di questo governo, non ha proprio di meglio da fare che andare alla veglia  per la libertà di parola organizzata da Giuliano Ferrara? L’iniziativa, leggo sul Corriere consiste in:

 una veglia laica di conversazione e meditazione [sic] sul «carattere illiberale della contestazione del diritto di parola» del professor Joseph Ratzinger-Benedetto XVI all’Università La Sapienza.

Mi domando: se ora uno scrivesse una lettera alla Turco chiedendole di non andare darebbe vita a un’ “iniziativa di tipo censorio”?

14 Gennaio , 2008

Senza vergogna

Archiviato in: Uncategorized — Tag:, — raffaele @ 11:25 am

ThyssenKrupp vuole denunciare l’unico operaio scampato al rogo della fabbrica torinese.

Proroga Pisanu, Pizzetti scrive a Bertinotti e Bonino

Archiviato in: Uncategorized — Tag:, , , , — raffaele @ 9:24 am

Sabato il Garante della Privacy Pizzetti ha inviato una lettera al presidente della Camera Bertinotti e al ministro Bonino esprimendo le sue perplessità sulla proroga dei tempi di conservazione dei dati di traffico telefonico previsti del decreto milleproroghe e chiedendo il recepimento in tempi brevi della direttiva europea in materia.

Il decreto estende di un anno, fino alla fine del 2008, il termine previsto dalla legge Pisanu inizialmente previsto per il 31 dicembre 2007. In questo modo, alla fine dell’anno in corso ci saranno dati di traffico telefonico che saranno stati conservati per 7 anni e mezzo, un’enormità rispetto al resto d’europa.

Un periodo “abnorme”, una “scelta gravissima”, secondo Pizzetti che ha rincarato la dose in un’intervista apparsa ieri sul manifesto.

Fra l’altro, contestando le argomentazioni che giustificano questa “anomalia” sulla base della sicurezza, Pizzetti fa notare come, all’origine della Pisanu, non ci siano ragioni di contrasto al terrorismo ma di giustizia ordinaria:

Ripeto: la nostra scelta nacque per motivi di giustizia non di sicurezza. Questi dati possono essere usati solo dai magistrati, per attività giudiziaria e solo in casi molto limitati servono alle attività di sicurezza e contrasto delle organizzazioni terroristiche. Capisco che la nostra giustizia ha bisogno di strumenti ampi, che la giustizia ha raccolto troppe vittime anche nella magistratura, ma questa anomalia italiana si traduce in un controllo potenziale di tutti i cittadini.

La proroga di un anno della Pisanu fu segnalata per la prima volta in rete (almeno che io sappia) da Daniele Minotti, segnalata da Stefano Quintarelli, ripresa da VisionPost, poi da Punto Informatico per poi approdare sul manifesto di giovedì scorso (mio l’articolo). Lo stesso manifesto ha poi dato seguito alla cosa con l’intervista di ieri. Vediamo cosa succede.

3 Gennaio , 2008

Pisanu vara, Prodi proroga

Archiviato in: Uncategorized — Tag:, , , — raffaele @ 3:08 pm

Lo segnala Stefano Quintarelli che riprende da Davide DanieleMinotti: le norme della legge Pisanu che ampliano i tempi di conservazione dei dati telefonici e telematici degli utenti sono state prorogate dal decreto “milleproroghe” varato a fine anno dal Governo Prodi.

Ne parla oggi in una lettera a Repubblica (non la trovo online) anche il Garante per la Privacy Francesco Pizzetti:

“Il periodo di archiviazione e di utilizzabilità ai fini di controllo sui nostri comportamenti dei dati di traffico telefonico e telematico, appena riconfermato e purtroppo, sia pure per il periodo del 2008, ulteriormente dilatato dal decreto mille proroghe è il più alto in Europa e forse nel mondo”

Ne ho scritto su VisionPost.

2008: i tempi duri son finiti?

Archiviato in: Uncategorized — Tag:, , — raffaele @ 2:06 pm

Tempi duri da queste parti, ultimamente. I pochi che leggono questo blog l’hanno forse capito. Gli ultimi 4 mesi del 2007 sono stati abbastanza folli, lavorativamente parlando ma non solo. Pressoché tutto il tempo a disposizione (che già prima era poco)  se ne è andato in vari sforzi: continuare portare avanti insieme al manifesto Chips&Salsa, l’inserto settimanale di tecnologia del manifesto ideato da Franco Carlini; far crescere una creatura bella e difficile come VisionPost; contribuire alle pagine tecnologiche del giovedì del quotidiano Finanza&Mercati; più tutta una serie di progetti vecchi e nuovi ma, soprattutto, il difficile tentativo quotidiano di capire, insieme ai colleghi, come Totem può andare avanti dopo la morte di Franco che l’ha inventata.

Di tutta questa super-attività, di questa ultra-tensione da emergenza ha risentito, oltre all’umore di chi scrive,  il blog.

Ora - nella speranza di tempi più tranquilli - tra i buoni propositi per l’anno nuovo ci metto quello di dedicare un po’ più attenzione a questa creatura. Vedremo se manterrò fede a questa intenzione.

10 Novembre , 2007

Buone notizie. O quasi.

Archiviato in: Uncategorized — Tag:, , , — raffaele @ 3:02 pm

Ci sono gesti che contano più di altri. Perché oltre ad essere del tutto concreti hanno una forte carica simbolica. Perché sono pieni di coraggio, vanno contro lo status quo e il pensiero dominante. Inoltre, il che non guasta, sono buone notizie.

Nelle ultime settimane, leggendo i giornali, mi pare di averne incontrati due di questi gesti.

Il primo è quello compiuto da Enzo Rossi, imprenditore di Ascoli Piceno, che, dopo avere vissuto un mese con lo stipendio dei suoi operai, ha deciso di aumentare i salari dei dipendenti. Si è reso conto, in prima persona, che con i precedenti compensi una persona normale non arriva alla fine del mese.

Il secondo, forse ancora più coraggioso e simbolico dati i tempi, è la decisione di don Aldo Danieli, parroco della chiesa di Santa Maria Assunta di Pozzuano Veneto. Da più di un anno, il prete ha messo l’oratorio della sua chiesa a disposzone dei musulmani per la preghiera del venerdì. Un gesto così forte - e, mi vien da di dire, cristianamente dirompente - contro cui si sono scagliati i leghisti locali, passati da cultori dei riti celtici e devoti del dio Po a paladini del cattolicesimo romano. Le urla dei seguaci di Bossi (e di Bossi in persona) hanno ottenuto, dopo la pubblicazione della notizia sulle pagine nazionali di Repubblica, l’intervento censorio della diocesi di Treviso.

7 Novembre , 2007

Alla destra ciò che è della destra…

Archiviato in: Uncategorized — Tag: — raffaele @ 9:48 am

Sempre a proposito di  svolte culturali.

” ‘Per dovere di cronaca’, Lucia Annunziata apre a sorpresa la puntata-intervista di ‘In mezz’ora’ con Gianfranco Fini rivelando che prima di entrare in studio il leader di An è stato fermato e applaudito dal pubblico dei programmi domenicali Rai (ma anche da dipendenti9 che sostavano fuori. Per lui, strette di mano e richieste di autografi”, (Repubblica, 5 novembre 2006)

“Inseguire la destra sul piano della repressione è come la corsa di Achille e la tartaruga: loro stanno sempre un po’ più in là, un po’ oltre. Più parliamo il loro linguaggio, più facciamo propaganda alle loro idee, più gli prepariamo la rivincita”, (Alessandro Portelli, il manifesto, 6 novembre 2007).

“Il sindaco sceriffo delude. Sette bolognesi su dieci condividono “poco o nulla” i provvedimenti della giunta Cofferati sulla sicurezza in città cioè sul tema che proprio l sindaco di Bologna ha portato prepotentemente al primo posto, ingaggiando una forte polemica con la Questura. L’allarme sicurezza si trasforma in un boomerang: secondo un sondaggio Repubblica-Opr marketing, 43 bolognesi su 100, mai così tanti, sono preoccupati per la vivibilità della città. [...] Ma le contromisure del sindaco, che rivendica più poteri di ordine pubblico, non trovano apprezzamento: per il 48 per cento degli intervistati deve essere il questore il primo responsabile della loro sicurezza. La credibilità del sindaco ne risente: la fiducia in lui scende ai minimi storici, 44 per cento, nove punti in meno di un anno fa, per la prima volta sotto la metà” (Repubblica, 21 ottobre 2007).

22 Settembre , 2007

Ma guarda un po’ te…

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 10:40 am

Capita a tutti, almeno una volta, di essere profetici nella vita. Ma non è che uno può scegliere. A me, per esempio, è capitato ieri. E, per giunta, grazie a una boutade, a una di quelle cose che si dicono nel tentativo di chiudere in modo brillante un pezzo, già di per sé volutamente ironico. Insomma, una cosa detta così, tra il serio e il faceto, con l’intento di veicolare qualche concetto, ma senza la pretesa di essere fattualmente accurati. E invece… Invece, guarda un po’ te, tra tutte le previsioni serie che mi è capitato di fare nella vita (nella maggior parte dei casi sbagliate), il bonus della profezia me lo dovevo giocare proprio così.

In poche parole è successo questo. Ieri ho scoperto, grazie al blog di Vittorio Zambardino, che il Foglio ha pubblicato un attacco in grande stile ai blog. Ai blog e alla presunta democrazia della rete, all’autorefrenzialità dei diari online, alla blogosfera come élite (di sinistra per giunta), eccetera eccetera.

Non appena letto mi è venuto un colpo. Mi è subito ritornato in mente infatti che a luglio avevo scritto un articolo per il mensile Linus (quello dei fumetti, niente a che fare con l’open source) dedicato all’ultimo libro di Andrew Keen, The cult of amateur. Un pezzo, almeno nelle intenzioni, piuttosto divertito in cui, immaginavo la parabola (discendente) di Keen da acuto e dissacrante Paolo Villaggio del web 2.0 a novello teorico della crisi dell’occidente. Scrivevo:

Insomma, come spesso accade agli ex, il corrosivo sberleffo sfuma in teoria, per giunta con venature catastrofiste e una retorica dagli echi vagamente di destra. Ma forse, a pensarci bene, era inevitabile. Dopo tutto, molti dei saggi confluiti nel libro di Keen sono apparsi originariamente su The Weekly Standard, il settimanale di riferimento dei neo-conservatori. Sì, proprio loro: quelli della guerra in Iraq e della democrazia da esportazione. Sono riusciti – lo dice l’Unicef – nell’impresa di far stare i bambini iracheni peggio che sotto Saddam. Cosa volete che sia trasformare un brillante critico della tecnologia in un (modesto) teorico della decadenza della cultura occidentale?

E, proprio alla fine del pezzo, concludevo con un riferimento ironico ai neoconservatori di casa nostra sempre alla ricerca di battaglie culturali da combattere e sempre pronti a trarre spunto dalle imprese dei cugini americani.

Chi sperava di avere trovato un Villaggio dell’era hi-tech si ritrova così con un aspirante Giuliano Ferrara. Anche se, a ben vedere, una nota positiva c’è: i neocon potrebbero aver deciso di passare alle guerre virtuali, un terreno dove sicuramente faranno meno danni. E allora, guarda tu i paradossi, non ci resta che pregare di leggere presto un editoriale del Foglio in cui non si spara contro la fecondazione assistita ma contro Second Life. Sarà il segnale che la nuova battaglia è cominciata.

Insomma, capite bene che mi è difficile resistere: a) al sospetto che la pagina anti-Blog segnalata da Zambardino sia quel segnale; b) alla sensazione di essermi giocato in questo modo l’unica carta profetica della vita.

20 Agosto , 2007

Attenzione, attenzione

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 2:56 pm

Per chi non se ne fosse accorto, Talentaccio è tornato. Ed è più in forma che mai.

7 Agosto , 2007

Chiuso per ferie

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 11:24 am

Nessun aggiornamento fino al 20 agosto.

Buone ferie a tutti.

5 Giugno , 2007

Le news me le leggo offline

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 5:02 pm

Oggi, in treno, prima prova sul campo di Google Gears, l’estensione di Mountain View che permette di utilizzare via browser alcune applicazioni Google anche offline. Per ora, come è noto, funziona solo con Google Reader, l’aggregatore Rss del motore di ricerca.

Tutto quello che è necessario fare è scaricare Google Gears. Dopodiché, ogni qualvolta si voglia utilizzare Google Reader quando si è disconnessi, basta dire all’applicazione di effettuare il download dei feed fino quel momento scaricati (massimo 2000). Da lì in poi quelle news saranno disponibili sul browser anche senza bisogno di connessione internet.

I feed sono offerti esattamente come sono stati scaricati, sistemati nelle cartelle a cui sono stati originariamente assegnati, come se si fosse attaccati alla rete. Possono essere re-taggati e classificati in varie “categorie” . Quello che non si può fare, visto che nella modalità offline alcune funzionalità sono disattivate, è cancellare abbonamenti o cambiare le cartelle di destinazione dei feed di una determinata testata. Non è nemmeno possibile utilizzare la funzione “mark all as read”, che consente di segnare come “letti” tutti i feed in una cartella. Nonostante queste limitazioni, il sistema funziona e sembra davvero prezioso.

Il passo avanti dal punto di vista del servizio all’utente è dunque chiaro: l’informazione a portata di mano, sempre. Anche se proprio questo passaggio rende ancora più dolente un antico tasto che riguarda gli Rss. Come è noto, molti feed, per scelta degli autori, non presentano l’articolo intero, ma solo il titolo e le prime righe. Per leggere tutto il pezzo è necessario andare sul sito. Operazione che offline, ovviamente, non si può fare. Risultato: bisogna accontentarsi di quel poco che spesso viene offerto.

Molti autori, comprensibilmente, non desiderano vedere il sito “cannibalizzato” dai propri Rss. I click portano pubblicità e fino a che le testate non avranno un incentivo economico a pubblicare tutto il contenuto nel feed, evidentemente, non lo faranno. Fino a che gli inserzionisti non pagheranno adeguatamente la presenza di un logo, di un banner, di una pubblicità testuale (e contestuale) all’interno del feed le testate non si risolveranno a regalare tutto il contenuto e continueranno a vedere l Rss come un flash per allettare il lettore piuttosto che come una effettiva distribuzione di contenuto.

Dopo tutto, la presenza del proprio brand all’interno di un feed dovrebbe essere considerata un premium dal momento che permette di raggiungere, a casa sua, un abbonato, cioè un lettore fidelizzato e sicuramente interessato all’argomento. Ma evidentemente i meccanismi di monitoraggio degli Rss non sono ancora abbastanza sofisticati da offrire agli inserzionisti adeguate garanzie.

Anche se, a ben pensarci, quel giorno potrebbe non essere troppo lontano. I 100 milioni di dollari spesi da Google per acquistare Feedburner, dopo tutto, vanno considerati un investimento in quella direzione.

 

29 Maggio , 2007

La propaganda ai tempi dell’Internet

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 3:43 pm

copj13asp.jpg

Uno dice propaganda e subito pensi a qualche dittatore o stato totalitario. E invece, anche se non sempre ce ne rendiamo conto, il fenomeno caratterizza anche i paesi democratici. E non riguarda solo l’uso dei media pro domo sua che può fare un singolo individuo o un gruppo industriale. No, esiste anche una propaganda più sottile, strutturale possiamo dire?, che deriva dalla natura stessa di un regime e dalle caratteristiche del suo sistema mediatico.

Il merito di Noam Chomsky ed Edward Herman e del loro Manufaturing consent (La fabbrica del consenso), pubblicato per la prima volta nel 1988, è di avere mostrato, attraverso un’estesa analisi empirica, in che modo la rappresentazione degli eventi da parte dei principali media statunitensi sia condizionata da alcuni macro-filtri che influenzano pesantemente l’informazione e la piegano a più generali esigenze ideologiche. Questi filtri, 5 in tutto, compongono quello che i due autori chiamano il propaganda model,  e fanno sì che, senza che ci sia bisogno di un apparato autoritario che decide cosa va pubblicato o meno, anche nel libero gioco di un’economia di mercato la propaganda sia viva, vegeta e, spesso, di successo.

L’analisi dei due studiosi dissidenti, tuttavia, risale a quasi 20 anni fa. E non c’è dubbio che, nel frattempo, il panorama mediatico sia molto mutato grazie all’avvento di Internet. I nuovi media che si appoggiano sulla Rete e sulla rivoluzione digitale, hanno allargato a dismisura il numero di coloro che hanno accesso ai mezzi di produzione dell’informazione e introdotto nuove pratiche e nuovi meccanismi di creazione e diffusione di notizie e idee. Può essere dunque stimolate chiedersi quanto, a due decenni di distanza dalla sua creazione, il modello di Herman e Chomsky sia ancora valido e e in che modo la Rete abbia modificato la situazione descritta in Manufactoring consent.

Uno che si è preso la briga di cominciare a farlo è Shledon Rampton, co-autore di due libri sul ruolo dei media nel “vendere” la guerra in Iraq - Weapons of Mass Deception e The Best War Ever - in un convegno organizzato per celebrare il ventennale del libro (via NewsTrust). La risposta è preliminare, piena di cautele e animata dalla consapevolezza che, come dimostra proprio il conflitto iracheno, la propaganda gioca ancora un ruolo determinante nel creare consenso intorno a determinate decisioni politiche. Ma il giudizio dell’analisi è, nel complesso, moderatamente (meglio: molto moderatamente) ottimista. Analizzando uno a uno i 5 filtri del modello propaganda (proprietà dei media, dipendenza dalla pubblicità, fiducia nelle fonti ufficiali, paura delle proteste, anti-comunismo), Rampton ritiene infatti di poter individuare un effetto (moderatamente, ripeto) positivo giocato dall’avvento della Rete.

In sostanza, rispetto a ciascuno dei filtri, la Rete giocherebbe un ruolo liberatorio. Abbassa, infatti, i costi di produzione dell’informazione, rende possibili imprese informative non dipendenti dal ruolo della pubblicità o tende a restringere questo ruolo in forme meno invasive che non costringono i gestori di un sito a confezionare il tipo di contenuto desiderato dai pubblicitari, allarga lo spettro delle fonti possibili rispetto a quelle ufficiali, rende più arduo per il potere il ricorrere a forme di protesta rispetto a contenuti ritenuti sconvenienti.

Insomma, rispetto al modello propaganda di Chomsky e Herman, l’ingresso della Rete nel panorama mediatico, secondo Rampton, costituisce un progresso. Ma questo non deve indurci a nessun ottimismo ingiustificato. Nonostante Internet, la distribuzione del potere continua ad essere spropositatamente assimmetrica. E in un simile contesto, la propaganda, attraverso i grandi media, un ruolo non da poco continua a giocarlo. Non resta, insomma, che continuare a lavorare per esaltare le potenzialità liberatorie rese possibili dai nuovi media. 

The trends I described above may seem to contradict some of the analysis presented in Manufacturing Consent, but thus far things haven’t changed all that much. Far from it. Any serious contemplation of the process by which the United States went to war in Iraq tells us that propaganda is still a powerful force in shaping public opinion. As the growing public unrest with the war demonstrates, propaganda is not all-powerful, but it has been powerful enough to create war hysteria against a country that posed no threat to the American people and to keep Americans mired in that war for four years and counting.

17 Maggio , 2007

Cogliere l’occasione

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 7:20 pm

Quando si dice prendere la palla al balzo.

Immaginate di essere un’azienda chiamata Universal Tube & Rollform Equipment Corp il cui business ruota intorno alla compravendita di tubi. Immaginate poi di scoprire un giorno che - complice la scarsa corrispondenza tra grafia e pronuncia della lingua inglese - il vostro oscuro e non troppo popolare sito, utube.com, è foneticamente identico a uno dei siti del momento, YouTube.com e che questo vi garantisce un bel po’ di accessi involontari (già segnalato qui). Che cosa fareste?utube.jpg

Beh, se siete americani, per prima cosa tentereste le vie legali citando YouTube per danni visto che il vostro sito viene spesso messo Ko da troppe visite (già segnalato qui). Ma le cause, si sa, richiedono tempo per arrivare a conclusione, e poi non c’è certezza che si vincano. Meglio dunque, nel frattempo, trovare altri modi per monetizzare la fortunata circostanza.

E dunque, perché non tentare la via dell’intrattenimento? Detto, fatto. Da un po’ sul sito di sito di uTube, segnala WebProNews, campeggia un motore di ricerca specializzato in suonerie, gioco d’azzardo, servizi di dating che, evidentemente, alletta più di un visitatore. A quanto pare, infatti, il motore regala all’azienda circa 1000 euro al giorno. Senza avere minimamente a che fare con i tubi…

7 Maggio , 2007

Dell’utilità o meno degli Erre Esse Esse

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 5:32 pm

Piccolo dibattito americano sull’utilità degli Rss. E’ vecchio di qualche giorno (da queste parti, ultimamente, si fatica a tenere il passo), ma la mia già dichiarata relazione di amore e odio con lo strumento impone la segnalazione. Tutto comincia da questo video che cerca di spiegare nel modo più semplice possibile che cosa sono gli Rss, come funzionano e perché è utile usarli. Scott Karp applaude lo sforzo ma lo considera allo stesso tempo una chiara dimostrazione del perché, così come è, questa tecnologia non può ambire a una diffusione di massa: “come può - afferma - diventare una killer application una cosa che per spiegarla ci vogliono 3 minuti e mezzo?”. Laconica la conclusione: senza filtro gli Rss non valgono nulla. Non c’è vantaggio a ricevere collezionare l’informazione in un posto solo se il risultato è TROPPA informazione.

E’ un’affermazione forte alla quale, sulla base, della mie ambivalenze nei confronti dell’oggetto della discussione mi vien da aderire. Dico così ma poi penso che in realtà gli Rss li uso quotidianamente per lavoro e dunque, evidentemente, tanto inutili non sono. Ci penso meglio e scopro che sono diventati pressoché l’unico modo che conosco per provare a gestire il mio aggiornamento quotidiano (109 fonti al momento: blog, testate tecnologiche, sezioni di testate, media tradizionali) , e di per sperimentare (magari solo per qualche giorno) qualche fonte informativa nuova. Rifletto ancora e mi accorgo che Google Reader, l’aggregatore che uso, è stato eletto a mio principale archivio: i tag con cui suddivido i feed mi servono per organizzare spunti, proposte, argomenti da tenere d’occhio e da proporre per eventuali articoli.

Insomma, l’Rss è fondamentale per il mio lavoro. Dovrei dunque essere d’accordo con Aron Wall che risponde a Karp dicendo che no, non è vero, i filtri ci sono: gli aggregatori consentono di dividere le news in varie categorie, molte testate offrono i feed di singole sezioni, Yahoo! Pipes permette ulteriori personalizzazioni. Dovrei essere d’accordo, appunto, ma non lo sono del tutto. Sarà che l’appetito vien mangiando, sarà che la Rete ci ha abituati alla pappa pronta e ad aspettarci sempre di più, senza sforzo e in fretta, ma la verità, secondo me, sta a metà.

Gli Rss non sono inutili (e infatti li uso), ma i filtri di cui parla Wall non sono ancora abbastanza sofisticati: c’è bisogno di poter andare più in profondità, di sfrondare ancora e di poterlo fare semplicemente. Ok, lo so che c’è Pipes e, nonostante la mia imperizia, c’ho pure giocato (qui e qui due esempi), ma proprio Pipes mi fa desiderare ancora di più che funzionalità simili, che consentono di filtrare ulteriormente i contenuti (per parole chiave, autore, data, etc, etc.) dovrebbero siano in qualche modo più facilmente disponibili, per non dire non integrate in un aggregatore. Altrimenti, quelli come Karp continueranno ad avere un po’ di ragione. E io continuerò ad usare uno strumento che, in fondo, odio ma di cui non riesco più a fare a meno.

26 Aprile , 2007

Comunisti di ieri, giudizi di oggi

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 2:15 pm

Una settimana di ferie (benché forzata) può essere utile. Per esempio per leggere due libri, molto diversi, ma sullo stesso tema: La ragazza del secolo scorso di Rossana Rossanda e L’ultimo viaggio a Mosca di Massimo D’Alema. Molto diversi perché il primo, come è noto, è una biografia politica che si ferma all’alba degli anni ‘70, quando Rossanda e gli altri reprobi del manifesto furono espulsi dal Partito. L’altro è la cronaca di un viaggio, l’ultimo appunto, compiuto a Mosca da Enrico Berlinguer, accompagnato nell’occasione dall’attuale ministro degli Esteri. (continua…)

25 Aprile , 2007

Missione impossibile: controllare le recensioni

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 11:30 am

Bernardo Parrella racconta un caso interessante. Un grande editore italiano ha acquistato i diritti dell’ultimo libro di David Weinberger, a giorni in uscita in USA, Everything Is Miscellaneous: The Power of the New Digital Disorder. Bene, a quanto pare, questo grande editore cerca in tutti i modi di scoraggiare recensioni in italiano del volume, anche in Rete, fino a che questo non sarà pubblicato nella nostra lingua.

In soldoni: se Bernardo si impegna a recensirlo in inglese, può ricevere una copia del testo “per recensione” dall’editore americano. Ma se pensasse di scriverne in lingua italiana, no, niente da fare: gli accordi con l’Italia vietano alla casa editrice a stelle e strisce di dargli copie del libro.

Il caso è interessante e non solo perché Parrella promette: “non finisce qui”. Personalmente, sono curioso di vedere quanto efficiente sarà la tattica dell’editore nostrano nel “difendere” il suo recinto e scoraggiare la conversazione nella nostra lingua prima che il libro arrivi sugli scaffali italici. Oppure se il nostro libraio scoprirà che ci sono altri modi, più efficaci, per valorizzare i suoi diritti sul libro nell’era Internet. E, chissa’, forse qualche spunto gli verrà proprio dallo stesso libro di Weinberger, il quale, nel frattempo, commenta in modo inequivocabile la situazione: “ridicolo!”

Passo ad altro, e poco dopo riecco David Weinberger. Si dice imbarazzato e dispiaciuto, ma per motivi contrattuali non può più spedirmi la review copy promessa. Perché mai? Be’, “believe it or not”, per i vincoli contrattuali tra l’editore italiano (nome grosso, grosso, pubblica cose mainstream, non avvezzo al digitale) e quello USA, chiunque lo recensisca su siti-spazi italiani e in italiano deve per forza passare per quel nome grosso grosso. Se faccio la recensione in english, invece, no problem. Questa mega-corporation editoriale, insomma, vorrebbe pianificare le recensioni in occasione dell’uscita italiana, controllare a chi spedisce le copie-saggio, tampinare dove e cosa se ne scrive. Una sorta di veto sulle recensioni.

24 Aprile , 2007

C’è partecipante e partecipante

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 5:28 pm

images.jpgSempre in tema di partecipazione e contenuti generati dagli utenti, Nicola Bruno segnala una ricerca di Forrester Research che prova a classificare i vari livelli di partecipazioni possibili in rete.

I partecipanti, in effetti, non sono tutti uguali. E, come ha già ricordato KatyLoghia, inserire un video su YouTube è più complesso tecnicamente e richiede più tempo che modificare una voce di Wikipedia o lasciare un commento su un blog. Giusto distinguere, dunque, tra chi crea, critica, colleziona (cioè tagga o usa gli Rss), è membro di un social network, o fa da semplice spettatore.

Giusto. Anche se poi, come nota Nicola, si può appartenere profili diversi in momenti diversi. E anche se poi è meglio non dimenticare che il fine ultimo di questi servizi è offrire qualcosa di interessante a qualcuno: la partecipazione, invece, è solo il mezzo con cui si pensa di farlo. Lo scopo primario per cui è concepita Wikipedia è regalare a chi ne abbia bisogno degli strumenti di conoscenza. Il fine ultimo di YouTube è mettere a disposizione a degli spettatori dei video interessanti.

Dunque, non ci si può sorprendere che chi frequenta questi siti lo faccia soprattutto per questo. Personalmente, mi capita di contribuire a Wikipedia. Ma la stragrande maggioranza delle volte che vado su quel sito è per lo scopo per cui è stata pensata: trovare delle informazioni.

Insomma, forse non c’è da stupirsi che il 95 per cento delle persone la usi in questo modo. E che faccia lo stesso con YouTube. Semmai, come nota Bruno, fa più riflettere il fatto che, secondo la ricerca Forrester, il 52 per cento del campione non frequenta affatto siti partecipativi. Nemmeno come semplice spettatore.

18 Aprile , 2007

Un web poco partecipativo? Dipende dai punti di vista

Archiviato in: Uncategorized — raffaele @ 6:09 pm

Il titolo di Reuters parla chiaro: “La partecipazione ai siti Web 2.0 resta debole”. E anche i numeri, sintetizzati da Tommaso Poggiali (se ne parla anche qui), sembrano esprimersi in modo inequivocabile:

  • YouTube: solo lo 0,16% dei visitatori partecipa alla creazione di contenuti
  • Wikipedia: il 4,6% degli utenti contribuisce all’enciclopedia collettiva
  • Flickr: 0,2% dei visitatori pubblica le proprie foto

Di qui il commento di Poggiali:

Sembrano indebolire i numerosi costrutti filosofici-economici-sociologici attorno alla buzzword tecnologica sicuramente più abusata da blogger, giornalisti e studiosi: Web 2.0. La partecipazione della base è tutta qui?

Certo, se assumiamo come metro di paragone i “costrutti filosofici-economici-sociologici” non si può che concordare con le conclusioni di Poggiali. E forse, rispetto alla più sguaiata enfasi 2.0, simili cifre possono portare a una salutare diminuzione della retorica “partecipativa” che caratterizza quest’ultimo scorcio di storia dell’internet. Dopo tutto, questi numeri sono la conferma empirica di considerazioni sull’effettiva estensione della partecipazione in Rete in circolazione da tempo.

Esiste però anche un altro metro di paragone possibile rispetto al quale cercare di dare un significato a queste percentuali: vale a dire l’universo dei media prima dell’avvento della rete di massa e dei servizi aperti ai contributi degli utenti. Rispetto a questo contesto mediatico, il fatto che esistano dei siti in grado di raccogliere un’audience straordinaria e crescente (+ 668 per cento in due anni, per un risultato totale che corrisponde il 12 per cento dell’attività Web americana) pur essendo costituiti esclusivamente (o quasi) da contenuti prodotti dagli utenti, resta un fenomeno stupefacente. Ancora tutto da analizzare nei suoi significati, nelle sue conseguenze più profonde e nelle sue potenzialità.

In questo senso, se le percentuali di cui sopra (0.16%, 4,6%, 0,2%) fossero confrontate anche con analoghe percentuali che illustrano il rapporto produttori/meri consumatori sui i media tradizionali, ho l’impressione che farebbero tutt’altra impressione. E racconterebbero dunque un’altra storia. Che non è quella di una serie di costrutti filosofici-economici-sociologici distrutti dal confronto con i fatti (avvenimento da salutare comunque con favore), ma di una progressiva diffusione dei mezzi di produzione della creatività tra coloro che fino a un lustro addietro erano solo audience passiva.

Insomma, le storie possibili rispetto a questa notizia sono (almeno) due, mi pare. E ciascuno può scegliere quella che ritiene più adeguata. Oppure utilizzarle entrambe contro avversari differenti per sostenere una visione più bilanciata delle trasformazioni a cui stiamo assistendo.

Articoli più vecchi »

Blog su WordPress.com.