Il Platone di George Bush

loglimes.gifleo-bush-color_thumb.jpgSe chiedete a George W. Bush quale è il filosofo che più lo ha influenzato vi risponderà: Gesù Cristo. Eppure, anche se il presidente non lo sa o non lo vuole dire, c’è un altro pensatore che sui di lui un forte ascendente l’ha avuto e continua ad averlo. Quantomeno attraverso alcune figure chiave della sua amministrazione, il falco Paul Wolfowitz in testa.

Si chiama Leo Strauss, tedesco, ebreo, emigrato in America nel 1939 per sfuggire a Hitler e rimastovi fino al 1973, anno della morte. Dopo una parentesi newyorchese Strauss ha insegnato per 19 anni a Chicago dove ha creato intorno a sé una scuola di allievi così devoti che qualcuno li ha definiti una “setta”.

Ed è riuscito, attraverso questi allievi (i cosiddetti straussiani), nell’impresa sognata da tutti i filosofi dai tempi di Platone: influenzare chi detiene il potere. In questo caso George W. Bush, 43esimo presidente degli Stati Uniti. Continua a leggere

Se gli opinionisti screditano la protesta

Dal momento che i media tradizionali si occupano di alcuni fenomeni quando proprio non possono farne a meno, è solo con gli eventi di Seattle del novembre 1999 che la protesta contro la versione neoliberista della globalizzazione è approdata sui maggiori quotidiani, quando a causa dei suoi successi clamorosi non ha più potuto essere ignorata; e agli opinion maker è toccato dare un’interpretazione del fenomeno che rendesse la contestazione e le sue critiche poco attraenti per l’opinione pubblica (1).  Continua a leggere

L’ideologia del modello americano

2507668-travel_picture-where_the_stars_and_stripes_and_the_eagles_fly.jpg(Da gli argomenti umani, n. 6/7, giugno/luglio 2001)

Il confronto tra gli Stati Uniti e l’Europa è diventato in questi ultimi anni un topos con cui editorialisti, economisti, imprenditori, politici e grandi istituzioni internazionali hanno cercato di giustificare e promuovere determinate trasformazioni della società europea. In questo confronto da una parte sono esaltati gli Stati Uniti e quelli che vengono individuati come i fattori del loro successo economico, dall’altra sono criticati ritardi e debolezze dell’Europa, attribuiti ad un welfare dispendioso, all’eccessiva spesa per le pensioni e ad una vaga mancanza di flessibilità. Sulla base di questa rappresentazione della realtà, all’Europa è così raccomandato un programma di tagli, privatizzazioni, flessibilità e riforme.

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Sartori, gli opinionisti e il nemico islamico

Pluralismo, multiculturalismo e estranei (Rizzoli, 2001) di Giovanni Sartori, come afferma l’autore, è un testo teorico che ambisce a dire cose rilevanti per la pratica. È “un libro di teoria della buona società” ma “non è un libro di teoria che è soltanto teoria”; intende, infatti, partire “dai principii” per arrivare “sempre alle loro conseguenze e a cosa ne risulta nei fatti” (9).

Proprio perché non vuole scrivere un libro di sola teoria, Sartori non si limita quindi a parlare in astratto di “estranei” che rifiutano la società pluralistica che li ospita, ma fornisce un esempio concreto soffermandosi su un gruppo in particolare, gli immigrati “islamici”. E sebbene non dica mai esplicitamente che cosa fare riguardo a questi “estranei”, il libro nel suo complesso evoca una soluzione: presentandoli come un gravissimo pericolo per una società sull’orlo della disintegrazione, propone, implicitamente, la loro non integrabilità e ne suggerisce, implicitamente, l’esclusione. Continua a leggere