mastroblog

5 Ottobre , 2007

Il tuo posto nella comunità

Archiviato in: internet — Tag:, — raffaele @ 3:34 pm

Come funziona una comunità online? Cosa la tiene in vita e le dà anima? Quali ruoli assumono in essa i singoli partecipanti?

Qualche risposta a questi interrogativi arriva da uno studio realizzato dai ricercatori della Cornell University, della University of Washington e di Microsoft Research.

Se ne parla qui.

4 Aprile , 2007

Attenzioni virtuali

Archiviato in: giornalismo, internet — raffaele @ 5:35 pm

Con un po’ di ritardo segnalo questa notizia su EyeTrack07, uno studio realizzato dal Poynter Insititute, scuola di giornalismo. Oggetto dell’indagine è il livello di attenzione dei lettori sul web e sulla carta. A sorpresa, pare che consumatori di news virtuali dimostrino un’attenzione maggiore. I lettori online, infatti, completano la lettura del 77 per cento di quello che hanno scelto di leggere, contro il 62 per cento dei lettori di quotidiani e il 57 per cento degli appassionati di tabloid.

Il risultato sembra contraddire, almeno a prima vista, l’opinione comune che vuole i lettori della Rete più distratti e saltellanti. “Questo la dice lunga sul potere del giornalismo espresso in forma lunga”, ha detto Sara Quinn, responsabile del progetto EyeTrack07. Anche, se per la verità, almeno nella notizia, non è specificato di quali dimensioni fossero i testi scelti dai lettori online. Omissione che lascia spazio a qualche dubbio.

Da notare, e questo non sorprende, che i lettori su Internet si sono rivelati meno metododici di quelli sulla carta. Vale a dire meno inclini a leggere un testo dall’alto verso il basso senza svariare troppo con lo sguardo sul resto della pagina.

21 Marzo , 2007

Motori virtuali, esiti reali

Archiviato in: articoli, il manifesto, internet — raffaele @ 10:00 am

testpg.gifÈ possibile lanciare una campagna pubblicitaria su un prodotto che ancora non c’è? Iniziare ad allettare il pubblico con un oggetto di cui non si conoscono con esattezza destinazione di mercato e fascia di prezzo? La risposta è: sì, è possibile. Basta farlo su Internet, luogo riconosciuto di sperimentazione delle nuove frontiere della pubblicità e del marketing. Qui, dove gli atomi lasciano il posto ai bit, le televisioni ai Pc e alle couch potatoes (le “patate  da divano”, come le chiamano gli americani) si sostituiscono i consumatori attivi, osare è più che mai necessario se si vuole conquistare un’attenzione sempre più smaliziata e fuggevole. 

In questo territorio, impervio ma ricco di opportunità, le case automobilistiche guidano la carovana dei pionieri della nuova frontiera. Sperimentano innovativi meccanismi di promozione e disegnano il futuro: interazione, conversazione e un rapporto con il cliente sempre più paritario. E i testi sacri del marketing finiscono spesso in soffitta, sostituiti da nuovi paradigmi. Un esempio? Fiat, che lancia fiat500.com, laboratorio virtuale dedicato alla nuova 500, nel maggio 2006, vale a dire più di un anno e mezzo prima del debutto della vettura sul mercato (previsto a settembre 2007, è stato in seguito anticipato a luglio).

“A quei tempi non esisteva nemmeno il prototipo della macchina”, racconta Stefano Stravato, 29 anni, responsabile Internet Fiat. Tutto quello che gli ingegneri del Lingotto avevano in mano era una concept car denominata “3+1”. Decisione sui motori della nuova vettura? Nessuna. Buio pesto anche sugli interni. Quanto al marketing e alle fasce di prezzo, peggio che andar di notte. “Insomma, un’idea e poco altro. Ma è anche per questo che abbiamo realizzato il sito”, spiega ancora Stravato. “Dovevamo capire le possibilità rispetto alla 500. E l’unico modo era riconnetterci a chi, nel mondo, ha ancora vivo il ricordo e la voglia di quella macchina”.  (continua…)

6 Febbraio , 2007

Quel titolo piace. A Google

Archiviato in: Corriere della sera.it, articoli, giornalismo, internet, media — raffaele @ 10:56 am

logo_home_corriere.gifFantasia, creatività, giochi di parole. E un solo obiettivo: catturare con un colpo ad effetto l’attenzione del lettore. L’arte del titolo, coltivata nelle redazioni con il rispetto che si deve a una disciplina di grande tradizione, è in crisi. Tutta colpa, a leggere un articolo del magazine online Cnet, dei motori di ricerca che, in quanto macchine, sono dei lettori un po’ ottusi: non vogliono farsi stupire e nemmeno appaiono inclini a ridere di un’ardita associazione. Anzi, preferiscono un linguaggio piano e termini strettamente correlati con il contenuto della notizia.

Addio fantasia, dunque? Forse. Anche perché, sempre più spesso, è a questi clienti artificiali che un giornalista online pensa quando deve decidere come titolare un pezzo. La ragione è semplice: una crescente quantità di traffico (e, grazie a questo, di pubblicità) arriva sui siti Web delle maggiori testate passando attraverso Google e compagni. Risultato: su Internet, per farsi trovare dai lettori in carne ed ossa bisogna mettere in soffitta le pratiche tramandate negli anni tra una scrivania di un giornale e l’altra e seguire le regole di una disciplina più fredda ma molto efficace, la Search Engine Optimization (SEO), che raccoglie tutti quegli accorgimenti per massimizzare le probabilità di un sito di figurare in alto nei risultati di una ricerca Internet.

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31 Gennaio , 2007

Genitori: meglio il punk dell’internauta

Archiviato in: Corriere della sera.it, articoli, internet — raffaele @ 1:00 pm

logo_home_corriere.gifMeglio uno sconosciuto incontrato in un bar o uno sconosciuto contattato via Internet? Se la scelta riguarda un possibile fidanzato della figlia, i genitori americani sembrano non avere dubbi: il male minore è proprio il bar. Lo rivela un sondaggio realizzato da Zogby International, secondo il quale il 31,9 per cento degli adulti intervistati considera un partner incontrato online come il peggiore possibile flirt per la propria figlia, mentre lo sconosciuto del bar si ferma al 22,3 per cento. I tempi cambiano, dunque, e con questi l’immaginario delle paure di mamma e papà. Vanno così in soffitta il motociclista tutto giacche di pelle e birra, il punk dalla cresta colorata e altri archetipi che hanno popolato negli anni i timori genitoriali. Oggi, a quanto pare, la preoccupazione stenta a cristallizzarsi in una figura definita per concentrarsi in modo un po’ indistinto nell’universo virtuale.

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25 Gennaio , 2007

Google-Microsoft, lotta all’ultimo mattone

Archiviato in: Finanza & Mercati, articoli, internet — raffaele @ 12:53 pm

testata_fem_180.gif“A.A.A: territorio offresi per costruzione di data center. Inclusi incentivi sotto forma di riduzioni fiscali e fornitura di energia elettrica a prezzi scontati”. Se annunci del genere non si trovano ancora sui giornali americani poco ci manca. Sì, perché l’ultima frontiera della competizione tra stati e contee per aggiudicarsi investimenti pregiati riguarda proprio le cosiddette server farm. Vale a dire, giganteschi edifici pieni di computer in cui i grandi signori della Rete custodiscono informazioni preziose come i dati degli utenti o gli indici che fotografano lo stato del web, insieme a tutte quelle applicazioni che permettono un uso facile e spedito di Internet.

La lotta per il privilegio di soddisfare la bulimica fame di potenza di calcolo (e di spazio) di Google e Microsoft si combatte a suon di milioni dollari. Il 18 gennaio scorso, per esempio, la società di Bill Gates ha annunciato la costruzione di un data center a San Antonio, Texas. Investimento da 550 milioni che, una volta ultimato, dovrebbe portare 75 nuovi posti di lavoro hi-tech nell’area e, da subito, circa 10 milioni di dollari all’anno in tasse da destinare a scuole e ospedali. Per conquistare l’azienda di Redmond la città texana ha messo sul piatto un “regalo” fiscale da 20 milioni di dollari in 10 anni e uno “sconto” sull’energia elettrica di circa 5 milioni di biglietti verdi. (continua…)

13 Gennaio , 2007

Webmail, una guerra a colpi di beta

Archiviato in: Finanza & Mercati, articoli, internet — raffaele @ 11:23 am

testata_fem_180.gifE’ difficile immaginare qualcosa di più centrale nella vita digitale di un individuo della posta elettronica. Secondo la società di analisi e ricerche di mercato The Radicati Group, la caselle di e-mail globali sarebbero 1,1 miliardi, gran parte delle quali sul Web. Non c’è da stupirsi dunque che sia proprio questo uno dei maggiori terreni di scontro tra i grandi signori della Rete, che vedono nella webmail uno strumento indispensabile per generare entrate attraverso la pubblicità, fidelizzare gli utenti e spingerli verso altri servizi delle proprie galassie.

Non a caso Yahoo!, numero uno mondiale quanto a utenti registrati (oltre 250 milioni) e traffico generato (più del 30 per cento di quota di mercato), ha effettuato nel settembre scorso un sostanzioso upgrade dei suoi servizi mail. Una trasformazione dell’interfaccia, quella operata dalla società di Terry Semel, animata da una duplice aspirazione: regalare all’utente un’esperienza simile a quella vissuta sul proprio desktop con i più popolari applicativi di posta elettronica e integrare più strettamente i vari servizi online del cliente: dal calendario alle mappe passando per le news. (continua…)

8 Gennaio , 2007

Daylife, il piacere del contesto

Archiviato in: giornalismo, internet, media — raffaele @ 6:56 pm

daylife.gifdaylife.gifNicola Bruno fa un’utile rassegna delle reazioni suscitate da Daylife, nuovo servizio di aggregazione di notizie. E, a quanto se ne deduce, l’accoglienza è stata freddina.

Pur non avendo ancora “giocato” a lungo con Daylife e potendomi basare solo su impressioni parziali non resisto: devo dire la mia. Anche perché sono d’accordo con gran parte dei rilievi negativio riportati da Nicola (a cominciare dall’assenza di feed Rss e dalla mancata apertura ai commenti), ma penso ci siano almeno due aspetti dell’iniziativa che mi paiono interessanti e andrebbero tenuti sott’occhio.

1) Il primo è il tentativo di aggregare (e dunque di sfruttare la ricchezza della rete) fornendo contesto (merce resa scarsa di questi tempi proprio dagli aggregatori rss e per questo preziosa). Apprezzo cioè lo sforzo di utilizzare i feed e la loro caotica ridondanza non solo per gestire e dare conto della massa di informazioni disponibili in rete, ma anche per cercare di offrire al lettore una cornice attraverso cui interpretare meglio la notizia, senza perdere però per ciò che riguarda la quantità e la velocità dell’informazione. In questo modo, mi pare, si prova a offrire la soluzione a uno dei problemi dell’informazione contemporanea online: il fatto che sia fruita spesso al di fuori dell’ambiente originario (come ha ricordato recentemente Federico Fasce) in cui è stata prodotta e la sua comprensione risulti dunque più problematica.

2) La seconda è l’ampio ricorso alle immagini e il tentativo (si evince fin dalla homepage) di trovare una presentazione alternativa, più visiva, piacevole e meno testuale delle notizie rispetto alla maggior parte dei siti di aggregazione. Quando ci sia abitua alla freddezza dell’aggregazione (lo so per esperienza personale) si corre il rischio di dimenticare che esiste anche una dimensione di piacere nella lettura e questa è spesso data dagli elementi di contorno (e dunque di Daylife mi piacciono molto anche le citazioni in evidenza).

Insomma, ci sono ancora delle pecche in Daylife, ma le intuizioni di cui sopra mi paiono sufficienti per inserirlo nella lista dei progetti da seguire. Aggiungo che un’iniziativa di questo tipo non è necessariamente rivolta ai news junkies, a quelli che il senso sono perfettamente in grado di crearselo da soli con i loro vari strumenti. Ma forse, proprio per questa attenzione al piacere del contesto, ambisce a un pubblico più largo, che di contesto e di piacere ha bisogno (come i news junkies, d’altronde, anche se siamo noi stessi i primi a dimenticarcelo…).

2 Gennaio , 2007

Quaero perde i pezzi

Archiviato in: internet — raffaele @ 6:00 pm

quaero2.jpgE così pare che la Germania abbia infine deciso di chiamarsi fuori da Quaero, progetto da 400 milioni di dollari nato per creare l’anti-Google made in Europe.

I tedeschi, scettici, se ne vanno, lasciando i francesi da soli a coltivare l’illusione che bastino un bel po’ di grandeur, un pizzico di sciovinismo e un’iniezione di fondi pubblici per creare un gioiello tecnologico e commerciale.

Dopo tutto che Quaero - partito tra grandi fanfare e oscuri business plans - fosse un progetto un po’, come dire, sgangherato lo si sospettava da tempo. Ricordo che nel giugno scorso, in occasione del Wokshop Internazionale Dart tenutosi a Pula (Cagliari) il malcapitato rappresentante del search engine fu addirittura sbeffeggiato dagli esperti convenuti al simposio, come documenta questo articolo di Tommaso Lombardi.

28 Dicembre , 2006

Blog nel 2007: le profezie di Gartner

Archiviato in: Finanza & Mercati, articoli, internet — raffaele @ 12:21 pm

testata_fem_180.gifAvanti o indietro poco cambia. In questo scorcio di fine anno sia gli sguardi retrospettivi che quelli sul futuro dell’Internet sembrano concentrarsi sulla stessa cosa: la comunità degli utenti e la loro voglia di creare. Guardando ai 365 giorni appena trascorsi, come è noto, Time Magazine ha deciso di affidare la palma di persona (collettiva) dell’anno ai navigatori in quanto nuovi detentori delle chiavi dell’informazione e dell’intrattenimento.

Nemmeno il tempo di esaurire commenti e polemiche ed ecco arrivare, per il 2007, una tesi di Gartner sul medesimo tema ma di segno apparentemente opposto: il fenomeno dei blog e più in generale dei contenuti generati dagli utenti sarebbe infatti vicino a raggiungere la sua vetta. Quanto vicino? Già nella prima metà dell’anno prossimo, afferma la società di analisi e consulenza quando gli appassionati dei diari online raggiungeranno i 100 milioni. Sarà quello, spiegano, il punto più alto; dopodiché, si assisterà a un processo di normalizzazione in cui il fenomeno si stabilizzerà per entrare nella fase di maturità. (continua…)

19 Dicembre , 2006

Il divo 2006 è l’internauta

Archiviato in: articoli, il manifesto, internet — raffaele @ 7:19 pm

testpg.gifLa parola più cliccata su Google nel 2006? Bebo. Chi pensava che il primo posto sarebbe toccato a Paris Hilton deve dunque riflettere. O più semplicemente ammettere che non ha ancora capito bene in che direzione sta andando l’internet da qualche tempo a questa parte. Già perché dietro un termine che suona come un vezzeggiativo si nasconde un servizio di interazione sociale, uno di quei siti in cui i ragazzi (ma non solo loro) creano pagine web, le personalizzano attraverso contenuti propri e, a partire da lì, sviluppano rapporti con coetanei di tutto il mondo. (continua…)

La storia di due internet

Archiviato in: Stati Uniti, internet — raffaele @ 2:53 pm

Due notizie che, accostate dal flusso causale e caotico dell’informazione in rete, ci raccontano di due internet. La prima, a stelle e strisce, cresce e si diffonde diventando sempre di più un ingrediente della dieta mediatica dei cittadini. La seconda, tricolore, procede a passo di lumaca.

La prima. Negli Stati Uniti l’internet si appresta a diventare a tutti gli effetti un media mainstream. Nel 2007 la navigazione online superare in termini di ore la lettura dei giornali: 195 ore contro 175.

La seconda. In Italia, afferma un’indagine Istat segnalata da Punto Informatico, tra il 2005 e il 2006 la percentuale di famiglie collegate in rete è cresciuta di poco assestandosi al 40 per cento. Un risultato che ci colloca al 15° posto nella classifica dell’Europa a 25. ‘ Piuttosto sconfortante, poi, è scoprire che tra le ragioni del mancato accesso il 31,9 per cento delle famiglie cita l’incompetenza informatica, mentre il 39,6 per cento afferma di non avere interesse per il medium. Come a dire c’è chi forse vorrebbe ma non può. E chi, ancora peggio, nulla sa della marea di opportunità offerte dal mondo online.

18 Dicembre , 2006

Sempre a proposito di….noi: i termini più cliccati su Google nel 2006

Archiviato in: internet — raffaele @ 4:56 pm

google-zeitgeist.jpgLa Bbc segnala la classifica dei termini più cliccati su Google nel 2006. La lista sembra la giusta musica di accompagnamento per la “scoperta” di Time. A farla da padrone, infatti, è il web sociale.

Ai primi due posti si trovano Bebo e MySpace, due siti di social networking. Al quarto il sito di video Metacafe (mentre il termine “video” si piazza settimo). Wikipedia e “wiki” occupano, rispettivamente il sesto e il decimo posto delle parole più cercate e “radioblog” raggiunge la quinta piazza.

Senza avventurarsi in analisi sociologiche azzardate, il responso di Google una sua chiarezza, mi pare, ce l’ha. Chi frequenta la rete è sempre più conscio delle potenzialità creative e relazionali del mezzo. Va alla ricerca di strumenti per esprimersi, ha voglia di creare, desidera vedere, leggere e ascoltare quello che producono gli altri utenti, si fida della conoscenza elaborata dai suoi pari. Se non è democrazia questa, non so cos’altro lo sia.

Niente di nuovo,verrebbe da dire, niente che chi frequenta la blogosfera e scrive di queste cose non sapesse già da tempo. Ma la classifica di Google, nella sua bruta rappresentazione quantitativa, offre un’evidenza cristallina di questo processo. E spiega anche un po’ perché Time si sia accorto del fenomeno. Finalmente, si dice in giro. Personalmente, sarei per leggere l’avverbio in senso positivo: quando il rappresentante di un sistema di potere consolidato riconosce quello che fino a un po’ di tempo addietro ha o ignorato o considerato nemico non può essere che una vittoria. Tra chi invita a salutare con favore l’evento e chi resta scettico, dunque, per quel che vale (pochissimo….), sto con i primi.

I termini più cliccati su Google nel 2006

1. Bebo

2. MySpace

3. World Cup

4. Metacafe

5. Radioblog

6. Wikipedia

7. Video

8. Rebelde

9. Mininova

10. Wiki

17 Dicembre , 2006

La persona dell’anno sei TU

Archiviato in: internet — raffaele @ 1:16 pm

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Più del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, più del numero uno cinese Hu Jintao, più del famigerato dittatore nordcoerano Kim Jong-il. Più di tutti gli individui influenti che in questo anno hanno occupato le cronache dei giornali.

La persona più influente del 2006 secondo il settimanale Time, sei TU (e quindi anche io e anche voi, direi) in quanto utente generatore di contenuti. La motivazione: avere attentato “al dominio dei media globali”, avere fondato e dato una struttura “alla nuova democrazia digitale”, e “lavorare senza compenso e di battere i professionisti nel loro stesso campo” (anche se su questo qualcosa da dire c’è…).

Ovviamente, il riconoscimento di Time vale quel che vale (per lo più a far sì che gli altri media parlino del settimanale) , però è anche il segnale che, mentre qualcuno discute ancora del pericolo rappresentato dai video in rete, di bullismo via internet e cose del genere, il mondo è già da un’altra parte. La sfida è comprenderlo questo mondo e anche, già che ci siamo, partecipare per farlo andare nella direzione che riteniamo migliore.

UPDATE (17.45): vedo ora che ne parla anche Jeff Jarvis. Che dice un paio di cose che mi piacciono assai.

La prima è racchiusa nel titolo del suo post: “Siete sempre stati voi”. Nel senso che i protagonisti sono sempre stati le persone, gli individui, gli utenti, in una parola “noi”. L’unica differenza, secondo Jarvis, è che ora istituzioni come Time, che sono a lungo state convinte di essere gli unici detentori del potere di costruire l’informazione, non possono fare a meno di riconoscere il protagonismo dei pubblici attivi.

La seconda (che forse mi piace ancora di più per il suo  slancio antagonista…) è che “la copertina di quest’anno rivela come la nozione [...] di una singola persona della anno nella singola più duffusa rivista sia un anacronismo sociale. E’ un retaggio dell’era della massa. E’ la presunzione dei mass media che pensano di poter scegliere una persona che è stata importante per il mondo e che noi presteremo attenzione”.

14 Dicembre , 2006

3.0, semantico o chimera?

Archiviato in: internet — raffaele @ 2:49 pm

Mi è capitato di parlare più volte (qui, qui e qui, ad esempio) della discussione, sempre più affollata, sul prossimo web: 3.0 o semantico che dir si voglia. L’impressione è che, al di là delle tecnologie e della ricerca, ci sia anche tanta voglia di creare una nuova parola d’ordine, un po’ di buzz a fini strettamente commerciali.

Conferma il mio scetticismo Bernardo Parrella con un bell’articolo su Apogeonline significativamente intitolato “Il miraggio del Web 3.0″. Un pezzo tanto più interessante perché offre qualche indicazione più precisa su alcuni degli interessi dietro questa partita e su qualche tecnologia allo studio.

11 Dicembre , 2006

L’intelligenza in comune

Archiviato in: articoli, il manifesto, internet — raffaele @ 11:48 am

testpg.gifAgenti intelligenti, ontologie, pubblici attivi. Gli ingredienti della rete prossima ventura spaziano tra fantascienza, filosofia e democrazia. Un po’ come se Asimov, Aristotele e le masse virtuali si incontrassero per progettare una rete in cui le macchine sono in grado di parlarsi grazie a un linguaggio comune e alla collaborazione umana. Sul nome di questa nuova frontiera non c’è accordo. Qualcuno preferisce il classico «web semantico», altri optano per un futuristico «web 3.0».

Quel che è certo è che di queste prospettive si parla sempre più spesso in articoli di testate non specialistiche (qualche settimana fa l’ha fatto nientemeno che il New York Times) e in convegni sull’argomento (l’ultimo in ordine di tempo, affollatissimo, organizzato dalla Fondazione Ibm la settimana scorsa). Non abbiamo ancora finito di esplorare le potenzialità del cosiddetto web 2.0 - così sono chiamati i servizi alla YouTube o alla Flickr che si fondano sul contributo attivo degli utenti – che già si getta lo sguardo alla nuova frontiera. Per scoprire, magari, che proprio dai germi di questa dimensione collettiva nasceranno i semi del web che verrà. (continua…)

5 Dicembre , 2006

Internet e gli anziani: di nuovo in tv

Archiviato in: geo & geo, internet — raffaele @ 11:29 pm

Evidentemente sulla via di diventare la prossima “tv star”. Mi han chiamato di nuovo in televisione. Di nuovo a Geo & Geo. Stavolta a parlare di Internet a anziani.

3 Dicembre , 2006

La pagina da DUE milioni di dollari

Archiviato in: internet — raffaele @ 3:36 pm

basil.jpgA quanto pare Alex Tew, il furbo inventore della pagina da un milione di dollari, ci riprova. E raddoppia. Questa volta, si dice, il prezzo per gli inserzionisti sarà di 2 dollari a pixel. Con l’aggiunta di una specie di lotteria: 1 milione di biglietti verdi a chi cliccherà nel posto giusto. La nuova impresa dovrebbe chimarsi Pixelotto.

Funzionerà? TechCrunch, da cui prendo la notizia, ne dubita. Dopo tutto, sapete come si dice: se mi freghi una volta, la colpa è tua; se mi freghi due volte, la colpa è mia…

2 Dicembre , 2006

Ibm sposa il senso comune

Archiviato in: Finanza & Mercati, articoli, internet — raffaele @ 7:12 pm

testata_fem_180.gifMondo senza quiete quello dell’internet. Ancora non c’è accordo su che cosa significhi precisamente il Web 2.0 che già si guarda oltre, alla nuova frontiera. Non si fa a tempo a decantare le virtù sociali e partecipative della rete di ultima generazione che in giro già si annusa, sempre più diffuso, il bisogno di un ulteriore salto in avanti.

Quest’esigenza, nell’aria da tempo, ha ricevuto il definitivo sigillo un paio di settimane fa nientemeno che dal New York Times, con un articolo che lanciava il futuro sotto forma di nuova etichetta: il web 3.0. (continua…)

30 Novembre , 2006

Illusione, ansia e qualità

Archiviato in: internet, media — raffaele @ 10:32 pm

acf52c3.jpgDa quando uso un aggregatore Rss la mia esperienza di lettura quotidiana delle notizie è nettamente cambiata. E non credo, lo dico subito, che sia mutata in meglio. L’ansia e la sensazione di essere sommersi da una massa di informazioni che non si riesce a gestire cresce infatti quando ci si ritrova ogni santa mattina con qualche centinaio e più di feed da leggere. O meglio: da scorrere velocemente alla ricerca di qualcosa che solletichi l’intuizione, da occhieggiare rapidamente in modo da farsi un’idea quando si creda di avere trovato un che di utile, e da archiviare nella casella giusta per quando sarà il momento in cui servirà. Inutile dire che per la maggior parte delle notizie archiviate questo momento non arriverà mai.

Eppure, nonostante questi problemi, l’aggregatore è diventato uno strumento di lavoro indispensabile nella mia (fallimentare) opera di aggiornamento quotidiano. Aumenta sì la mia ansia ma mi permette al contempo di avere un’idea quantomeno approssimativa di quasi tutto quello che mi può interessare in relazione al mio lavoro. Mi dà l’illusione di non essermi perso nulla di fondamentale, di avere comunque, in qualche modo, di riffa o di raffa, valutato tutta l’informazione che mi può riguardare e di averla classificata alla bellemeglio, considerate le circostanze, e di averlo fatto in un tempo finito (un’ora e mezza, circa). Insomma, compro un’illusione al prezzo di un po’ d’ansia: non esattamente il migliore degli affari.

Fra l’altro, da quando uso l’aggregatore e mi ritrovo sott’occhio centinaia di titoli e di sommari tutti assieme ho finito per apprezzare ancora di più, paradossalmente, le virtù dell’attendiblità, della selezione delle notizie e della sintesi. Ad esempio, negli ultimi tempi sono ritornato ad essere un fan di Slashdot rispetto a Digg. Ogni giorno ringrazio il sistema top down di selezione delle notizie del primo, che porta sul mio schermo solo poche news, rispetto alla caotica ridondanza nel secondo. Il quale, sarà pure una miniera di informazioni altrimenti difficlmente aggregabili ma spesso mi porta informazioni inutili, qualche bufala e molta fuffa geek. Cosa che a volte mi fa perdere un sacco di tempo.

Detto questo, non mi risolvo a togliere Digg dall’aggregatore perchè (per ansia?) mi sembra di non poter fare a meno della sua completezza eccessiva. E così, ogni mattina mi capita di sognare un sito che combini le virtù dei due. Vuoi troppo, mi direte. Forse. Eppure continuo io a sperare. Tanto che tutta questa lunga, autorefereziale e un po’ logorroica tirata in realtà è solo una premessa per dire introdurre NewsTrust (via NewAssignment).

Da quel che leggo si tratta infatti di un sito di segnalazioni (né più né meno che Digg e Slashdot, anche se non è confinato alla tecnologia) in cui gli utenti votano le storie in base a parametri di qualità. Equilibrio, contesto, equità, fonti sono tutti indicatori tenuti in considerazione che vanno a comporre il rating della segnalazione. Allo stesso tempo, la media dei giudizi delle news si aggrega per comporre una valutazione della qualità delle varie testate da cui sono tratte. Non mancano, ovviamente, i giudizi sui recensori stessi. Insomma, al lettore sono offerte tutte le informazioni per consentirgli di valutare non solo l’interesse della segnalzione ma anche la supposta qualità e attendibilità di queste.

Ecco dunque che se il sistema cresce potrei avere allo stesso tempo un sito che mi offre una panoramica niente male su ciò che è rilevante e un’accurata selezione della qualità delle notizie. E a quel punto potrei anche rinunciare all’aggregatore. Tenendomi la mia illusione e risparmiandomi un po’ di ansia.

28 Novembre , 2006

Se il contesto val più del contenuto

Archiviato in: internet, media — raffaele @ 6:04 pm

information.jpgNell’intrattenimento digitale il valore si spostano verso il centro. Lo dice un report (questa la presentazione) segnalato da PaidContent. Lo studio analizza la catena del valore nell’intrattenimento alla luce della teoria della coda lunga e profetizza che con la crescita dell’offerta, in conseguenza della moltiplicazione dei produttori di contenuti, il valore si concentrerà sempre di più su chi saprà aggregare e impaccchettare al meglio questa molteplicità di prodotti creativi. Nello stesso tempo, si afferma, sempre più importanti saranno i marchi, in quanto riconoscibili indicatori di credbilità nel caotico mondo dell’offerta infinita che caratterizza l’economia dell’abbondanza.

Da una parte non è niente di nuovo. Si potrebbe dire che questa conseguenza è già tutta dentro il libro di Chris Anderson laddove afferma che uno degli ingredienti chiave dell’economia della coda lunga sono gli strumenti di ricerca e di rating che permettono agli utenti di allontanarsi dal mainstream e addentrarsi nelle profondità della coda alla ricerca di quello che desiderano.

Dall’altra, questa schematizzazione può essere utile, soprattutto se la portiamo fuori dal mondo dell’intrattenimento e la applichiamo a quello dell’informazione. In questo scenario infatti - se solo lo capissero - i grandi quotidiani potrebbero scoprire di avere un grande futuro anche davanti alle loro spalle (e non solo dietro). In fondo, molti di essi sono tuttora dei credibili aggregatori e impacchettatori di notizie e opinioni. E questa loro virtù (insieme al valore del loro marchio) potrebbero efficacemente trasportarli nel futuro prossimo. Dovrebbero però aprirsi ad altre fonti di contenuti e puntare molto di più di quanto non facciano ora nello sforzo di a) entrare in relazione con le nuove masse creative (sfruttando così nuove fonti e nuovi talenti) e b) fornire contesto e dunque senso all’informazione. Quello che il singolo blogger non può fare (e ha difficoltà a farlo anche Technorati, secondo me, pur essendo questa una delle sue ambizioni, credo, e pur facendo un indispensabile lavoro di filtro e organizzazione), lo possono fare istituzioni con un buon numero di risorse dedicate e specializzate e con una grande competenza sviluppata in questo senso.

E’ in questo tipo di creatività, che si potrebbe forse definire narrativa, che i grandi quotidiani (e con loro i settimanali e tutti i media tradizionali) dovrebbero cercare di investire sempre di più. IMHO

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27 Novembre , 2006

Se pagare diventa di moda

Archiviato in: internet — raffaele @ 8:10 pm

Sempre a proposito di espropri ed equi compensi per i contenuti generati dagli utenti va segnalato questo post su GigaOm che offre una interessante rassegna di varie strategie di retribuzione di video (più o meno) amatoriali.

Si parte da Break, che oggi ha alzato le tariffe fino a 2 mila dollari.

Si continua con Metacafe che paga  5 dollari per ogni 100 visioni.

Si prosegue con Revver che, pare, mette sul piatto una torta compresa tra i 0,75 e 1 dollaro per click.

Insomma, pagare si comincia a pagare. E lo fanno, per ora, soprattutto i servizi di seconda fascia, quelli che ancora non possono competere con YouTube/Google, MySpace e compagnia. E’ una delle strategie per stare sul mercato.

Il problema si chiede

20 Novembre , 2006

Conformismi, ignoranze e bullismo

Archiviato in: internet — raffaele @ 8:19 pm

Sulla vicenda del video del ragazzo down picchiato e dei vari episodi di “bullismo” trasportati su internet si sentiva il bisogno di opinioni rinfrescanti. Il fatto è che uno legge i giornali, guarda la televisione e resta con l’impressione che il punto della faccenda sia che queste cose sono finite in rete.

Segui la ridda di editoriali e interviste sugli eventi e te ne vai con l’impressione che gli atti incriminati siano comunque meno gravi della loro presenza su internet e dunque del fatto che c’è un medium così cattivo, così deregolato, così anarchico che osa ospitare (anzi diventa ricettacolo di) simili brutture.

Ovvio che se la rete non la conosci (e in Italia, a quanto pare, su questo fronte non stiamo messi molto bene a confronto dei nostri cugini europei)  finisci per pensare che sia davvero un deposito di mostruosità e non ti viene in mente che, magari, proprio il fatto che lì dentro ci sta di tutto possa essere anche un valore positivo.
Meno male che a riportare un po’ di ordine in questa faccenda ci pensano Massimo Mantellini e Franco Carlini, entrambi impegnati in una appassionata difesa delle virtù della rete e della forza educativa della sua molteplicità.

Così Mantellini:

Eppure, non sarebbe difficile capire che Internet è il luogo dell’alterità. Il contesto in cui possono convivere gli estremi e dove la concomitanza delle diversità si trasforma in valore. E maggiore libertà per tutti. E abitudine al contraddittorio e alla tolleranza. Non è cosi difficile capire che molti degli “al lupo al lupo” che impegnano le energie di polizia e magistrati oggi in questo paese, terz’ultimo nelle graduatorie dell’Europa dei 25 per la diffusione della rete, ricordano la barzelletta della vecchietta che chiama la polizia perchè nel condominio di fronte una coppia sta facendo l’amore nella propria stanza a finestre aperte e che alla contestazione dei poliziotti sul fatto che da lì non si veda nulla, risponde con leggerezza: “Da lì no, agente, ma se si arrampica in cima a quell’armadio vedrà perfettamente tutto”.

E così Carlini:

A tutti loro, ai ministri dei giovani e dello sport, agli psicologi tuttologi, si consiglia fortemente un’ora di navigazione al giorno in rete, corso di educazione per adulti, sì che conoscano il mondo. La facciano a caso, un link via l’altro: vadano su YouTube.com, inseriscano una parola chiave a caso, per esempio school, per esempio peace, per esempio war, e seguano le suggestioni. Troveranno una moltitudine di idee in forma di video, ingenue, entusiasmanti, respingenti. E’ come un bagno antropologico nel mondo. Una ricerca segnala che le pagine pornografiche in rete sono solo una su cento, e allo stesso modo si scoprirà che dalle scuole non vengono solo seggiole spaccate e professori umiliati, ma anche tenerissime storie, oltre a tutto girate e montate benissimo, di vite normali e allegre, e che una banale gita scolastica, fatta solo di foto cellulari sfumate e accostate, ma accompagnata da musiche adatte, può dire molto di questi sedicenni di oggi (la si trova battendo « Classe IV O»), così come l’ultimo giorno di liceo della III D, girato da Prisca Amoroso, la stessa diciottenne di Lanciano che come pri_angel182 organizza degli Street Team per la sua band preferita (e chi non sapesse di che si tratta, per favore si faccia un giro sull’enciclopedia online Wikipedia).

Da leggere entrambi.

Discolosure: Franco è anche il mio capo…

La zietta paga

Archiviato in: internet — raffaele @ 4:26 pm

bbc-news-generic-2003-1.jpgLa zietta (auntie), come la chiamano gli inglesi, è la Bbc che, ancora una volta, si rivela all’avanguardia quando si tratta di utilizzare al meglio le tecnologie e i meccanismi del mondo digitale. L’emittente britannica ha deciso infatti che, in determinate circostanze, quando il materiale sia particolarmente meritevole, pagherà i contributi fotografici inviati dagli utenti.

Un riconoscimento al crescente ruolo dei non professionisti nella produzione di informazione contemporanea. Un incoraggiamento ulteriore (e cauto: la Bbc invita le redazioni a non far passare il pagamento come la norma) alla collaborazione tra dilettanti e giornalisti di professione che segnala, una volta di più, come i media tradizionali possano sfrutare le potenzialità della rete e delle tecnologie abilitanti che hanno messo in mano a milioni di persone strumenti che fino a poco tempo fa erano privilegio di pochissimi.

Arroccarsi in difesa di rendite di posizione significa solo ritardare il momento in cui si dovrà affrontare una realtà che dice che gli antichi monopoli fondati sul possesso esclusivo dei mezzi di produzione dell’informazione sono finiti. Meglio cominciare fin da subito, come fa la Bbc, a sperimentare nuovi modelli si relazione con le masse attive e intelligenti. Si può rischiare di sbagliare, si può essere costretti a rivedere profondamente i processi di lavoro delle redazioni, ma non si può fingere, come fanno molti media qui da noi, che non stia succedendo niente.

Se ne parla anche qui.

13 Novembre , 2006

Neutralità premiata

Archiviato in: internet — raffaele @ 11:53 pm

danger.gifFine anno, tempo di classifiche. Tra queste anche quella di Scientific American (che, fra parentesi, presenta uno dei siti meno navigabili, più confusi e con le pubblicità posizionate nei posti più irritanti in cui mi sia capitato di imbattermi ultimamente).

Ad ogni modo, vincendo il nervosismo che mi avrebbe indotto ad abbandonare il sito dopo 3 minuti, segnalo (via Slashdot), che tra i 50 nominativi scelti dal periodico c’è anche Tim Wu, menzionato per la sua attività di studioso e di attivista in favore della cosiddetta network neutrality. Da notare che proprio la questione neutralità della rete è stata recentemente inclusa dal Project Censored della Sonoma State University tra le news più censuare negli Stati Uniti nel 2006.

Secondo Scientific American, Wu è stato in prima fila “nell’articolare e riarticolare il valore della neutralità”.

Phone and cable companies have recently begun floating the idea of charging major Internet content providers such as Google and Vonage for “premium” access to bandsize. Outraged at the proposed tampering with so-called network neutrality-the concept that all Internet traffic should be carried and charged for in the same way–consumer groups lobbied the Federal Communications Commission to enshrine neutrality as a regulatory principle. Columbia University law professor Timothy Wu has been a leader in articulating and articulating the value of neutrality. Unfortunately, this June the House of Representatives voted down the Network Neutrality Act of 2006, introduced by Edward Markey of Massachusetts, one of several proposed bills to consolidate the principle of network neutrality as law.

12 Novembre , 2006

Il New York Times lancia il Web 3.0

Archiviato in: internet — raffaele @ 10:14 pm

semantic_web.jpgQuando scende in campo sua maestà il New York Times è bene intendere l’orecchio. Tale è il potere di influenza del quotidiano della Grande mela che anche quando quel che scrive può apparire approssimativo o magari un po’ riscaldato, il rischio è di ritrovarselo di qui a pochi mesi come un dato da tutti accettato.

E dunque se John Markoff decide di chiamare il web semantico Web 3.o, è meglio segnarselo e tenerlo a mente. Chissà che nel prossimo futuro non sia defintivamente questo il significato dell’espressione che si imporrà nel pubblico dibattito tecnologico.

Their goal is to add a layer of meaning on top of the existing Web that would make it less of a catalog and more of a guide — and even provide the foundation for systems that can reason in a human fashion. That level of artificial intelligence, with machines doing the thinking instead of simply following commands, has eluded researchers for more than half a century. Referred to as Web 3.0, the effort is in its infancy, and the very idea has given rise to skeptics who have called it an unobtainable vision.

Nella versione di Markoff, il Web 3.0 è un Web popolato di agenti intelligenti che sono in grado di svolgere da soli alcune funzioni utili per gli esseri umani.

Their goal is to add a layer of meaning on top of the existing Web that would make it less of a catalog and more of a guide — and even provide the foundation for systems that can reason in a human fashion. That level of artificial intelligence, with machines doing the thinking instead of simply following commands, has eluded researchers for more than half a century.

E così, mentre l’elemento definitorio del Web 2.0 è il “mash-up”, l’utilizzo da parte degli utenti di differenti piattaforme e applicazioni per creare nuovi servizi,

The classic example of the Web 2.0 era is the “mash-up” — for example, connecting a rental-housing Web site with Google Maps to create a new, more useful service that automatically shows the location of each rental listing.

il Web3.0 è dunque un’Internet in grado di rispondere a domande banali ma molto utili e precise per l’utente come una vacanza per due persone al di sotto di una determinata cifra.

In contrast, the Holy Grail for developers of the semantic Web is to build a system that can give a reasonable and complete response to a simple question like: “I’m looking for a warm place to vacation and I have a budget of $3,000. Oh, and I have an 11-year-old child.”

Insomma, per quel che mi è dato di capire, nella interpretazione del Times il Web 3.0 è il web semantico sposato ai web services.

(Via Digg)

9 Novembre , 2006

Se la tirannia finanziaria diventa quotidiana

Archiviato in: internet — raffaele @ 9:38 pm

8-leviathan-a.jpgProprio oggi a Cagliari parlavo con un rappresentante di una grossa casa farmaceutica tedesca a proprietà familiare che mi raccontava come il fatto di non essere quotati in borsa sia sempre più un vantaggio per un’azienda. Si sfugge, mi spiegava, alla tirannia delle trimestrali e si riesce a programmare senza pressione, soprattutto per quanto riguarda la ricerca.

Qualche mese fa il boss Emea di una società internazionale che produce sistemi di gestione documentale per le aziende mi diceva la stessa cosa. La sua azienda stava per essere rilevata da un private equity ed era quindi in procinto di tornare “privata”, una prospettiva che mandava in sollucchero l’executive, molto sollevato all’idea di sfuggire liberarsi dalla dittatura della borsa: “essere quotiati non conviene più”, mi disse.

Siccome due pareri raccolti casualmente mi bastano per farmi un’opinione, è con un po’ di stupore che leggo oggi la notizia che 6 grandi società di revisione chiedono che i report finanziari delle aziende diventino nientemeno che “in tempo reale”. Quello che propongono, senza scendere nei dettagli ovviamente, è un sistema di comunicazione dei risultati più adatto, secondo loro, all’era Internet, che non prevede pause.

Mi domando (e non sono l’unico, a quanto pare) se un simile sistema, ammesso che sia realizzabile, risolverebbe il problema messo in luce dai miei interlocutori o se, invece, non finirebbe per aggravarlo rendendo ancora più orientate al breve (anzi, al brevissimo) termine le scelte aziendali.

Six financial heavyweights have called for companies to overhaul financial reporting to maken it more suited to the Internet age. This could potentially mean the scrapping of traditional quarterly and annual reports.

7 Novembre , 2006

E i vincitori sono….

Archiviato in: giornalismo, internet — raffaele @ 4:13 pm

censorship.jpg….Bielorussia, Birmania, Cina, Cuba, Egitto, Iran, Corea del Nord, Siria, Arabia Saudita, Tunisia, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam.

Sono questi i 13 stati inseriti nella nuova lista nera dei nemici dell’Internet stilata da Reporters sans frontieres. Come già accennato, dalle 11 di oggi fino alle 11 di domani, in occasione della presentazione della black-list, l’associazione organizza una protesta virtuale a cui si può partecipare visitando questa pagina e visualizzando così la mappa dei buchi neri della Rete.

Già che ci siamo, se ci va, possiamo anche lasciare un messaggio audio a Jerry Young, co-fondatore di Yahoo!, per chedergli conto dell’ateggiamento compiacente della Internet company americana nei confronti delle pretese censorie del governo cinese.

A proposito di video

Archiviato in: internet — raffaele @ 1:20 pm

Mentre Time nomina YouTube invenzione dell’anno, sul versante video on the Net continuano ad accadere cose. E così se Google e la Nba si lasciano, il motore di Mountain View si consola con un nuovo partner: la Nhl, la lega professionistica americana di hockey. Quel che è interessante in questo caso, come scrive Techdirt, è che che la Nhl ha deciso di inserire i video della partite del campionato a gratis. Sì, gratuitamente. E non solo: come si scopre qui, la lega invita i fan a postare in rete i propri video amatoriali.

Il comportamento è evidentemente un po’ differente da quello di altri colossi dello sport professionistico (a stelle e strisce ma non solo). Certo, è facile dire che la Nhl può pemettersi questo atteggiamento liberale perchè il suo giro di affari e di pubblico è inferiore agli altri giganti dello sport Usa (baseball, football, basket). Insomma, ha meno da perdere e più da guadagnare dalla ricerca della popolarità virale online. Tutto vero, ma l’esperimento, resta da seguire perché apre una breccia nella disposizione, fin qui assai conservativa, delle maggiori associazioni sportive professionistiche. Se funzionasse (al contrario di quello che è accaduto all’accordo tra Google e Nba) potrebbe aprire prospettive interessanti, per gli utenti e per le squadre, per le leghe. Ne riparliamo tra un anno.

Nel frattempo, merita un occhio l’ultima iniziativa di Sun Microsystems che, dopo avere aperto ai blog invitando i dipendenti a creare diari online (ne ho parlato un po’ di tempo fa sul manifesto: l’articolo è disponibile qui), ora indice un concorso tra i lavoratori: vincerà chi riuscirà a creare il miglior video su YouTube in cui si parli di prodotti dell’azienda.

Come nel caso dei blog, l’idea guida è che Internet, con i suoi meccanismi abilitanti e la capacità di mettere in rete le persone, possa aiutare l’azienda a sfruttare quei giacimenti di creatività nascosti all’interno degli uffici che processi e organigrammi, da soli, non riescono a sfruttare.

3 Novembre , 2006

newassignment.net: online il sito sperimentale

Archiviato in: internet, media — raffaele @ 8:00 pm

Inizia lentamente a materializzarsi newassignment.net, la creatura di Jay Rosen che sperimenterà una modalità open source di finanziamento e produzione di giornalismo di qualità. Per ora, come segnala Craig Newmark, si tratta ancora di un sito-test. Non sono infatti ancora attivi progetti giornalistici autenticamente partecipativi così come sono prefigurati nell’idea originaria.

Si tratta piuttosto di un ricco blog informativo sui temi del citizen journalism e del networkerd journalism. Si segnala, fra l’atro, un’intervista a Regina Lynn, la regina del sesso 2.0, (scusate l’inciso ma è venerdì: sono stanco) e il ruolo delle smart mob nel suo lavoro.

Da ricordare, sempre in tema di giornalismo partecipativo, questo pezzo di BusinessWeek, sulle difficoltà di crescita, soprattutto sul fronte internazionale, di OhMyNews, il celebre quotidiano online coreano.

This is a temporary site during our “test” phase. You won’t find us doing open source reporting projects with teams of volunteers quite yet. A new site (with the capacity to handle that kind of participation) is being built and will launch with the hiring of our first editor in the first quarter of 2007.

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