Archivio per la categoria ‘il manifesto’
Chris Anderson, free, gratis
In articoli, il manifesto on 22 Novembre , 2009 at 2:50 pm
Nel regno dell’abbondanza le merci digitali hanno costi di produzione che tendono a zero. Così nel web la gratuità tende a diventare la norma e non l’eccezione. È la tesi che lo studioso e direttore di «Wired» Chris Anderson propone in «Gratis», il suo nuovo libro pubblicato da Rizzoli
C’è l’economia della scarsità fisica, quella in cui gli esseri umani hanno trascorso la gran parte della loro storia. E poi c’è quella dell’abbondanza digitale nella quale abbiamo cominciato a vivere solo da qualche anno. La prima funziona seguendo la teoria economica classica; la seconda si muove secondo regole in gran parte ancora da scrivere che poco hanno a che fare con i testi sacri della «scienza triste». Per capire lo scarto basta andare in edicola, sfogliare quintali di carta pieni di informazioni a pagamento e poi farsi un giro online per trovare la stessa informazione (e anche di più), solo gratis.
La differenza non è da poco e non è casuale. È anzi la caratteristica distintiva della «rivoluzione» innescata dalla rete che trasforma tutto quello che può in bit, immateriali e facili da trasportare, e rende abbondanti beni che prima erano scarsi. A pensarla così, fra gli altri, è Chris Anderson, direttore del mensile Wired e acclamato guru della rete, sbarcato in Italia con la sua ultima fatica, Gratis (Rizzoli, 19,50 euro). Nel precedente e fortunato saggio, La coda lunga, raccontava come cambia il business nell’era dell’abbondanza immateriale quando, senza le costrizioni dello spazio e degli scaffali fisici, prodotti che si rivolgono a pochi possono essere economicamente attraenti come quelli di massa.
In Gratis Anderson fa un passo ulteriore. Il futuro della maggior parte dei beni digitali, dice, è marchiato da una sola cifra: lo zero. Il cuore dell’argomento del nuovo libro è puro materialismo tecnologico. A portarci nel regno della gratuità saranno quei processi in virtù dei quali il prezzo dei supporti di memoria, della banda di trasmissione e dei processori, vale a dire l’architrave di ogni erogazione di servizi web, si dimezza in un periodo compreso tra i 9 e i 18 mesi. A questi ritmi il costo marginale della distribuzione di bit scivola verso lo zero e le aziende più aggressive si comportano di conseguenza, dando via beni digitali senza chiedere nulla in cambio… Read the rest of this entry »
banda larga, digital divide, piano romani
In articoli, il manifesto on 6 Novembre , 2009 at 12:16 pm
Berlusconi blocca gli investimenti per lo sviluppo della banda larga
Scusate tanto
, avevamo scherzato. Dopo mesi di rinvii, tentennamenti, dichiarazioni imbarazzate e rassicurazioni poco credibili, finalmente l’ammissione: i soldi promessi dal governo nel giugno scorso per lo sviluppo della banda larga nel nostro Paese non arriveranno. Con tanti saluti all’obiettivo di garantire una connessione da 2 megabit al secondo a tutti gli italiani entro il 2012.
A togliere ogni dubbio residuo è stato Gianni Letta in persona: gli 800 milioni che l’esecutivo aveva stanziato a giugno nell’ambito del cosiddetto “Piano Romani” (dal viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani) sono rimandati a data da destinarsi. «Lo stanziamento – ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio – era stato previsto prima dell’avvento della crisi». Dopodiché il governo «ha dovuto riconsiderare le cose dando la precedenza a questioni come gli ammortizzatori sociali».
I soldi – ha precisato Letta – arriveranno «una volta usciti dalla crisi». Un orizzonte temporale che mette la parola fine ad un “giallo” che sempre più appariva come un segreto di Pulcinella. Tra gli addetti ai lavori, infatti, lo scetticismo serpeggiava da tempo. «Purtroppo lo prevedevo», è stato il commento del presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò.
A fugare le perplessità del numero uno dell’Agcom non erano evidentemente bastate le dichiarazioni del ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta che poco più due settimane fa scommetteva su una svolta positiva a breve: «Il piano è già pronto. Ho parlato con il viceministro Paolo Romani. E’ un problema di investimenti, ma manca ormai solo l’ultima spinta. Nell’arco di ottobre-novembre possiamo avere il via libera dal Cipe», aveva detto.
Bisognerà, invece, aspettare tempi economici migliori. Contattato dal manifesto ilministro Brunetta ha declinato ogni commento. Ma certo la notizia non deve avergli fatto piacere visto che gli 800 milioni previsti erano un puntello importante per il suo piano di e-government che prevede una pubblica amministrazione più digitale e informatizzata…. Read the rest of this entry »
chris, Chris Anderson, coda lunga, free
In articoli, chips&salsa, il manifesto on 21 Luglio , 2009 at 9:30 am
Dalla California è in arrivo l’ultima grande narrazione tecno-ideologica: un mondo di beni e servizi a costo zero. In nome del business. Lo dice Free, l’ultimo saggio di Chris Anderson, direttore di Wired e teorico della Coda lunga. Ma le aziende in crisi lo seguiranno?
Che cosa hanno in comune un’azienda multimiliardaria come Google e i venditori ambulanti brasiliani che offrono cd per le strade di San Paolo? L’esclusiva conferenza TED che chiede fino 6 mila dollari per un biglietto di ingresso e Wikipedia, l’enciclopedia online che regala conoscenza grazie a migliaia di volontari? Se diamo retta all’ultima grande narrazione tecno-ideologica che arriva dalla California sono tutti esempi di «un modello economico completamente nuovo» che, grazie alla diffusione delle tecnologie di rete, promette di rivoluzionare interi settori di business e caratterizzare l’economia del prossimo futuro: l’offerta gratuita di beni e servizi.
Teorico, cantore e ideologo di questa rivoluzione “a costo zero” è Chris Anderson, direttore del mensile Wired. Il testo in cui descrive i fondamenti del paradigma “no-cost” è approdato a inizio di luglio nelle librerie di Stati Uniti e Gran Bretagna e si candida a diventare il punto di riferimento di un’intellighenzia digital-globale affamata di visioni d’insieme e suggestioni di business.
A suon di esempi di aziende che prosperano regalando qualcosa, «Free. The future of a radical price», questo il titolo del libro, descrive l’irresistibile e progressiva prevalenza del «gratis» nell’era digitale. Tra excursus storici e incursioni nella psicologia del consumatore attratta dallo zero, il cuore dell’argomento di Anderson è tutto tecnologico. A portarci nel regno della gratuità fatta business saranno infatti, secondo il direttore di Wired, quei processi di innovazione che fanno sì che il prezzo dei supporti di memoria, della banda di trasmissione e dei processori, vale a dire l’architrave di ogni erogazione di servizi via web, si dimezzi in un periodo compreso tra i 9 e i 18 mesi. A questi ritmi il costo marginale della distribuzione di bit scivola verso lo zero… Read the rest of this entry »
giornalismo, media
In articoli, chips&salsa, il manifesto on 13 Luglio , 2009 at 9:25 pm
Le nuove frontiere del giornalismo (e il futuro dei quotidiani) passano anche dalla capacità di impiegare le nuove tecnologie per aiutare il lettore a dare un senso al diluvio di dati che lo inonda. Qualche esempio pionieristico.
La storia principale la sanno tutti: gli utenti trovano le notizie in rete gratis e la pubblicità si trasferisce online dove le inserzioni, a parità di lettori, costano meno. Risultato: i quotidiani sono in declino, il giornalismo è in pericolo e anche la democrazia non sta tanto bene. Quello che non tutti conoscono è il racconto laterale: i germi del futuro dell’informazione sono già all’opera. Bisogna andarli a cercare nelle divisioni online dei media più innovativi o nei dipartimenti più visionari di certe università. È lì che si tentano esperimenti che, con l’aiuto della tecnologia, provano a immaginare le vie delle news che verranno. Con un’idea a fare da collante: l’eccesso di informazione può essere piegato a vantaggio di quei soggetti che, per tradizione e risorse, possono usare la massa enorme di dati che ci assale ogni giorno per fornire contesto, interpretazioni della realtà, basi per nuovi business. Se le cose stanno così, chi meglio dei quotidiani?
Copiando Google
L’americano New York Times e l’inglese The Guardian sono tra i più decisi a battere la nuova strada. Per farlo hanno scelto un esempio non da poco: Google. Esattamente come il motore di ricerca ha agito per i suoi servizi più popolari (le mappe, per esempio) i due quotidiani hanno aperto ai programmatori le tecnologie (in gergo API, acronimo per Application programming interface) necessarie per “giocare” con i loro archivi di dati e notizie e creare servizi. In questo modo tale Taylor Barstow ha lanciato Nytexplorer.com per effettuare ricerche avanzatissime nel database del quotidiano. Altri hanno preferito impiegare le informazioni sul Congresso prese dal New York Times per tenere sotto controllo l’attività dei parlamentari dell’Oregon: è il caso di YourGovernment. Uno sviluppatore italo-olandese, Cristiano Betta, infine, ha utilizzato l’archivio del Guardian per aggiungere informazioni di contesto al suo ShouldIBackupMy.com, che fornisce consigli su come non perdere i propri dati.
Come le mappe di Google sono il punto di riferimento per chi realizza servizi di georeferenziazione sul web così, condividendo il patrimonio informativo e tecnologico, i giornali sperano di diventare la fermata obbligata per chi sperimenta con l’informazione. A che pro? Lo spiega l’influente blog americano GigaOm: simili iniziative «trasformano il giornale in una piattaforma per altri servizi e funzionalità. Questo rende il quotidiano e il suo contenuto più preziosi e apre le porte ad ogni tipo di partnership o forma di licenza commerciale»… Read the rest of this entry »
motori di ricerca, semantica
In articoli, chips&salsa, il manifesto on 7 Luglio , 2009 at 10:21 am
A volte ritornano. Potrebbe intitolarsi così, come un famoso racconto di Stephen King, il film di una delle più controverse promesse dell’universo tecnologico: la semantica. Sì, proprio la scienza dei significati. Da un buon lustro viene periodicamente indicata come la rivoluzione che ci darà motori di ricerca intelligenti in grado di comprendere il linguaggio naturale e di capire le relazioni tra i concetti (utilizzando soltanto algoritmi automatizzati), di interrogare Google & C. come faremmo con un nostro amico al bar ricevendo risposte pertinenti (a differenza di quelle che, spesso, riceviamo al bar).
Peccato che le grandi aspettative vadano regolarmente deluse e la semantica torni ogni volta ad essere quello che è sempre stata, disciplina da umanisti. Almeno fino alla prossima occasione. Come quella che stiamo vivendo oggi. Il mondo dei motori di ricerca, come si racconta nel pezzo a fianco, torna a regalare novità (Bing di Microsoft in primis) e subito qualcuno ricomincia a parlare di tecnologie che comprendono i significati. Per capire se in questo caso c’è un po’ di grano in mezzo al solito loglio ci siamo rivolti a Luca Scagliarini che cura l’espansione internazionale di Expert System, azienda modenese che da anni prospera grazie Cogito, tecnologia (veramente) semantica sviluppata in un’area che più che per il software si è sempre distinta per la meccanica e la ceramica. Scagliarini è reduce dalla Semantic Conference 2009, uno dei più importanti eventi mondiali dedicati alle tecnologie semantiche che si è tenuto in California dal 14 al 18 giugno scorso.
Di semantica in ambito tecnologico si parla da così tanto tempo che il termine ha fatto a tempo a diventare di moda e scomparire almeno un paio di volte negli ultimi 5 anni. A che punto siamo oggi, a tuo parere, dopo l’edizione 2009 della Semantic Technology Conference?
Diciamo che sta tornando interesse intorno al tema. Anche con la crisi economica c’è stato un cospicuo aumento di partecipanti alla manifestazione e, soprattutto, non si è trattato dei soliti noti.
Per la prima volta, tutti i grandi, da Google a Yahoo a Oracle, sono stati coinvolti in presentazioni. Come interpreti questo segnale?
E’ l’indicazione che si sta uscendo dalla fase di laboratorio. Google stessa ha cambiato idea. Ancora l’anno scorso snobbava apertamente la semantica. Un mese fa ha annunciato che inizierà ad inserire degli aspetti semantici nella sua indicizzazione dei siti web. Yahoo! lo fa già. Detto questo, non ci sono ancora evidenze chiare che la semantica farà quel salto che molti da tempo auspicano. C’è qualche indizio in più rispetto allo scorso anno ma prove non se ne vedono ancora.
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maturità, millennials, social network
In articoli, il manifesto on 26 Giugno , 2009 at 10:05 am

I social network e la scuola dei millennials, il tema di maturità di una giovane collaboratrice di Totem e de il manifesto..
Ci chiamano nativi digitali, generazione always-on, millennials ma, secondo me, sopravvalutano il reale stato delle cose. Almeno in Italia, dove prima delle «intelligenze connettive» e delle «dinamiche partecipative» di cui si parla in questa traccia molti di noi devono ancora provare l’ebbrezza del «potere di connessione». Sì perché è bello quello che scrive Manuel Castells quando ammonisce che viviamo nella «galassia internet» e non possiamo sentirci soli anche se lo vogliamo.
Però dovrebbe dirlo a quelli di di Telecom Italia. Io, per esempio, sto in una cosiddetta area rurale e Internet non ce l’ho, o meglio possiedo una connessione lenta e traballante che non raggiunge 1 megabit al secondo di velocità. Nella mia condizione ci sono altri 7,5 milioni di italiani i quali, nella galassia, più che a pianeti o stelle assomigliano a buchi neri. Lo afferma anche un rapporto riservato che però si può leggere su Wikileaks.org, sito dove si pubblicano cose che i governi censurano. Forse anche questa è la «trasparenza radicale» di cui si parla nella traccia. Comunque sia, qualcuno dovrebbe dirglielo a Castells che se vuole prendersi un po’ di riposo dallo stressante mondo interconnesso può venire a farsi un vacanza qui da me, in provincia, dove di «reti» che si «occupano» di noi anche se non vogliamo se ne vedono poche.
L’altro giorno, poi, ho letto che meno della metà delle famiglie italiane ha un Pc e che più del 60 % degli adulti non ha usato internet negli ultimi 3 mesi. Sono dunque un po’ restia a discutere dei «social network» menzionati nel titolo e nel passo di Daniel Goleman. Statistiche alla mano, ho paura che l’argomento potrebbe risultare oscuro alla maggior parte dei membri della commissione d’esame. E se parlare di «pokare», uno di quei gesti di amicizia che si fanno su Facebook, venisse considerata una divagazione? Soffermarmi su Twitter, di cui in questi giorni parlano tutti i giornali in relazione agli eventi iraniani, potrebbe essere altrettanto rischioso. Non so quanto gli esaminatori possano stimare degna di un tema di maturità la sfumatura tra blogging e micro-blogging. Di sicuro, qui da noi, durante l’anno scolastico non se ne è mai parlato. [...] Read the rest of this entry »
kevin kelly, lawrence lessig, socialismo, wired
In articoli, il manifesto on 4 Giugno , 2009 at 9:50 am



«
Samo tutti socialisti» proclamava nel febbraio scorso il settimanale Newsweek. Nazionalizzazione delle banche e piani di stimolo dell’economia stavano trasformando gli Usa in un «moderno stato europeo», simile a quella Francia tutta sofisticherie e welfare state così odiata nell’era Bush. 4 mesi più tardi la crisi è ancora in mezzo a noi e l’America che gira le spalle al liberismo è sempre oggetto di discussione, questa volta su internet.
Ad accendere la miccia è il mensile Wired (edizione americana) con un saggio disponibile anche sul web di Kevin Kelly, fondatore della rivista e storico guru della rete. Il titolo è tutto un programma: «The new socialism: global collectivist society is coming online». Per la bibbia della tecnologia Usa a rendere popolare «la parola che comincia con la “S”», oltre alla recessione e al collasso del capitalismo selvaggio, sono alcuni agenti che non ti aspetti, poco rossi e molto virtuali: Wikipedia, YouTube, o ancora le licenze Creative Commons e i progetti open source. Tutte iniziative che, grazie al successo della collaborazione in rete, costituiscono una via digitale alla collettivizzazione della cultura e dell’economia americane.
«La frenetica corsa a connettere chiunque con chiunque in ogni momento sta dando vita a una versione rivista del socialismo», afferma Kelly. In che cosa consista la mutazione digitale dell’ideale e perché questa dovrebbe piacere agli americani è presto detto: niente lotta di classe, stato, fabbriche o burocrazie. Al posto di questi retaggi del ‘900: cooperative virtuali, produzione tra pari, condivisione di codice e meritocrazia delle comunità online. In fondo, conclude l’autore, «quando masse di persone che posseggono i mezzi di produzione lavorano a un obiettivo comune e mettono in comune i loro prodotti, quando lavorano senza salario e godono gratuitamente dei frutti di questo sforzo, non è irragionevole chiamare tutto ciò socialismo»… Read the rest of this entry »
eleioni europee, pacchetto, ue
In articoli, il manifesto on 4 Giugno , 2009 at 9:48 am
Un voto per la rete. Perché no? Se siete a corto di motivazioni per andare ai seggi il 6 e 7 giugno eccone una: il prossimo Parlamento sarà decisivo per il futuro dell’internet europea. Se lo spettacolo di una sinistra che marcia divisa vi induce a restare a casa, pensateci. In tutta probabilità toccherà alla nuova assemblea delineare i principi che regoleranno il diritto di accesso al network e la libertà di espressione online. Una simile posta in gioco merita un piccolo sforzo.
Ma perché il Parlamento che verrà sarà così importante? La ragione è racchiusa in due parole: Pacchetto Telecom. Ovvero un complesso di norme concepito per dare un indirizzo al futuro delle telecomunicazioni continentali. Salvo sorprese dell’ultima ora, saranno i nuovi eletti a decidere sulla sorte del progetto. L’assemblea uscente si è espressa in proposito lo scorso 6 maggio. Anche grazie alla mobilitazione degli attivisti, ha votato un emendamento sui diritti degli utenti (il 138/46) sgradito ai governi nazionali che, in sede di Consiglio dei ministri europei, avevano proposto una versione annacquata della norma.
Tanto per dare un’idea dello sgarbo, il provvedimento impone la decisione di un giudice per la disconnessione forzata di un utente da internet. Principio di buon senso, ma contrario a quanto previsto dalla controversa legge anti-pirateria voluta da Sarkozy e votata dal parlamento francese il 12 maggio. Se il 138/46 diventerà legge sarà un brutto colpo per le aspirazioni punitive del presidente transalpino e dei suoi ammiratori nel resto d’Europa. Per questa ragione il 12 giugno prossimo il Consiglio – che a rigore potrebbe accettare il pacchetto così come è – opterà quasi certamente per un nuovo processo di conciliazione. … Read the rest of this entry »
Obama, open government, recovery.gov
In articoli, chips&salsa, il manifesto on 15 Maggio , 2009 at 10:46 am
In nome della trasparenza, accessibilità completa su Recovery.gov: numeri, grafici, statistiche, oltre ai 50 siti dedicati allo stimulus package o ai 27 portali delle agenzie governative federali. E’ l’open government, bellezza
Il 17 aprile le agenzie federali americane avevano già speso 14,2 miliardi di dollari dei 69,3 disponibili nell’ambito del piano di stimolo all’economia varato nel febbraio scorso. Oltre 13 miliardi erano stati erogati dal dipartimento per la Salute ai singoli stati per il Medicaid, il programma di assistenza sanitaria ai poveri. Il dipartimento dell’Agricoltura, invece, aveva pagato 574 milioni dollari, il 90 per cento dei quali in food stamps, buoni per l’acquisto di cibo a favore dei meno abbienti.
Per conoscere i dettagli sul più importante progetto di rilancio dell’economia americana del dopoguerra non è necessario essere giornalisti economici. Basta una minima dimestichezza con mouse e Pc e qualche minuto di tempo. Tutte le informazioni si trovano, infatti, su Recovery.gov, spesso presentate attraverso visualizzazioni a prova di allergici alla matematica. Per gli arditi che vogliono scendere nei particolari, poi, ci sono i 50 siti dedicati allo stimulus package che gli stati americani stanno implementando o i 27 portali messi in piedi dalle agenzie governative federali per rendicontare sull’allocazione dei fondi di competenza.
Grazie a questo dispiego di numeri, grafici e tabelle consegnati al web, il piano americano si candida seriamente a diventare la manovra economica più scrutinata della storia. Mai prima d’ora un tale flusso di denaro pubblico poteva essere monitorato da così tanti occhi. E, per giunta, per volontà dello stesso governo, guidato da un presidente convinto che la trasparenza serva per avvicinare cittadini e governo. Read the rest of this entry »
open government, politica
In articoli, chips&salsa, il manifesto on 15 Maggio , 2009 at 10:45 am
Ma cosa fanno i cittadini con i dati messi a disposizione dalle amministrazioni publbiche? Una galleria di esempi.
Politici sotto controllo
«I politici sono i nostri dipendenti», ama dire Beppe Grillo. Ma il comico genovese non ha il copyright sulla definizione. Dal 2004 lo ripete un sito anglosassone: They work for you. “Lavorano per te” è il decano dei progetti europei che monitorano, recuperando i dati online, l’attività dei politici di Sua Maestà: voti, discorsi, posizioni, partecipazioni a dibattiti in aula, presenze e chi più ne ha più ne metta. Venendo in casa nostra, OpenPolis, dal 2008, è il suo degno emulo italiano. Per chi preferisce mettere il naso negli affari di Bruxelles è disponibile, fresco di lancio, EPVote, ovvero l’attività dei rappresentanti nazionali in missione europea dettagliata con visualizzazioni grafiche. Dall’altra parte dell’oceano, inarrivabile per quantità di informazioni aggregate, si staglia Watchdog.net. Di Nancy Pelosi, speaker della Camera dei rappresentanti, ci dice che ha presentato 1.929 disegni di legge, orientato il 52 per cento dei suoi voti a sinistra, parlato in aula 13 volte con una media di 866 parole a discorso.
Chi influenza chi
«Segui i soldi», diceva Gola profonda a Bob Woordward/Robert Redford in Tutti gli uomini del presidente. E tracciare il percorso del denaro in politica è il compito che si sono dati svariati siti americani. Il più noto è OpenSecrets: 13 aprile scorso ha reso disponibili per il download e il riuso non commerciale oltre 200 milioni di dati su finanziamenti delle campagne elettorali. A beneficiare di questa liberalizzazione saranno servizi come Unfluence o WeShowTheMoney.com, che elaborano in mappe interattive le relazioni tra aziende e candidati. Dal livello federale a quello locale c’è FollowTheMoney.org che traccia l’influenza del denaro a livello federale. I suoi grafici raccontano, per esempio, che per essere eletti al Congresso della California ci vogliono almeno 270 mila dollari di contributi (tanti sono bastati a tale Bill Maze). Per essere sicuri, però, bisogna volare più alto: la media dei contributi di chi ha conquistato la poltrona è 651 mila dollari. Ma non ditelo a Lynn Daucher: è riuscita a non farcela pur avendo messo insieme 3 milioni e mezzo di biglietti verdi… Read the rest of this entry »
pacchetto_telecom, pirateria, Sarkozy
In articoli, il manifesto on 7 Maggio , 2009 at 10:38 am
Nell’ambito dell’approvazione del Pacchetto Telecom, l’assembla vota un emendamento che mette in questione la legge francese “tre avvertimenti e sei fuori” voluta dal presidente francese. Ma resta aperta la partita della neutralità della rete
Un pugno politico a Nicolas Sarkozy e ai suoi aspiranti emuli italiani. Il colpo, ben assestato, lo ha messo a segno ieri il Parlamento europeo con un emendamento al Pacchetto Telecom, il disegno di legge che dovrebbe riordinare il settore delle telecomunicazioni in Europa. L’assemblea, a larghissima maggioranza, ha detto sì all’emendamento 138/46, proposto da Sinistra e Verdi, che rafforza i diritti dei cittadini online. Impone infatti il provvedimento esplicito di un tribunale per poter disconnettere un utente da internet. Non basta la decisione di un’autorità amministrativa come previsto invece dalla legge francese Hadopi (“tre avvertimenti e sei fuori”), fortemente voluta da Sarkozy. Bocciata lo scorso mese dall’Assemblea Nazionale francese e riproposta in questi giorni, il provvedimento ha tanti ammiratori nel resto del continente, Italia compresa.
Il voto dei legislatori europei va contro la volontà dei governi Ue, in particolare Francia e Gran Bretagna, che avevano proposto una formulazione (emendamento Trautmann) che lasciava agli esecutivi nazionali maggiore libertà di manovra. Comprensibile la soddisfazione dei gruppi che si sono attivati in favore del 138/46 invitando i navigatori a fare pressione sui loro rappresentanti. «Una campagna formidabile da parte dei cittadini ha posto la questione delle libertà di internet al centro del dibattito sul Pacchetto Telecom. Questa è una vittoria», ha commentato Jérémie Zimmermann, co-fondatore de La Quadrature du Net, sito che ha guidato la mobilitazione. «Va dato atto al Parlamento di avere ribadito, a fronte di pressioni fortissime da parte dei governi e delle lobby commerciali, il principio che l’accesso alla rete è un diritto fondamentale», dice Juan Carlos De Martin del Centro Nexa del Politecnico di Torino in prima fila nella battaglia. Read the rest of this entry »
Itasa, Lost, Subsfactory
In articoli, chips&salsa, il manifesto on 20 Aprile , 2009 at 8:57 am
Tre ore dopo la fine di una puntata di Lost negli Usa in rete sono già disponibili i sottotitoli italiani. Come? Grazie al lavoro di un piccolo esercito di appassionati di community come Itasa e Subsfactory. La frontiera dei fan ai tempi della rete.
Alle 4.00 del mattino Curzio e Pierluigi sono svegli da un po’ e già davanti al computer. L’ultima puntata di Lost, appena trasmessa negli Usa, sarà tra poco disponibile in rete e bisogna organizzarsi. E’ necessario mettersi in contatto con le rispettive squadre, controllare le trascrizioni dei dialoghi inglesi appena arrivano sui siti stranieri, dividersi i segmenti dell’episodio, sincronizzare i testi con il video e partire con la traduzione. In capo a tre ore, in tempo per la colazione, i sottotitoli di Lost saranno disponibili su Itasa – Italians subs addicted o Subsfactory, le due community di sotto-titolatori amatoriali a cui, rispettivamente, Curzio e Pierluigi appartengono.
Sì perché essere fan ai tempi della rete significa anche questo. Svegliarsi prima del canto del gallo e impegnarsi in un’impresa collettiva non retribuita per offrire un servizio. A chi? Lo spiega Pierluigi, uno degli amministratori di Subsfactory: «A tutti gli appassionati che non intendono aspettare mesi per vedere le serie in Italia, non sopportano doppiaggi maldestri o serie interrotte senza preavviso».
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p2p, Sarkozy, The Pirate Bay
In articoli, il manifesto on 18 Aprile , 2009 at 11:29 am

La sentenza dei giudici svedesi condanna al carcere i fondatori del popolare sito di peer to peer. Quattro anni di prigione e quasi quattro milioni di risarcimento per «favoreggiamento» del download illegale. Un pericoloso precedente per gli internauti europei…
Un totale di 4 anni di carcere e 3 milioni e 620 mila dollari di multa (2 milioni e 776 mila euro). E’ questa la condanna per i fondatori del popolare sito The Pirate Bay in quello che, dopo la vicenda di Napster nel 2001, è diventato il più celebre processo nella lotta alla cosiddetta pirateria digitale. I giudici svedesi hanno riconosciuto i quattro imputati colpevoli di «assistenza nel rendere disponibili contenuti protetti da copyright». In pratica “favoreggiamento” del download illegale. La decisione della corte accoglie di fatto le richieste dell’accusa, un consorzio che mette insieme il gotha dell’industria dell’intrattenimento, a cui regala una vittoria molto significativa, almeno dal punto dell’immagine.
Secondo i giudici svedesi, Peter Sunde, Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm, Carl Lundström risultano infatti colpevoli di avere agevolato la violazione delle norme sul copyright nonostante i server del sito non ospitino alcun tipo di contenuto digitale. Sì perché The Pirate Bay, funziona come motore di ricerca di “torrents”, file che si prestano ad essere scaricati e condivisi attraverso un efficace protocollo peer-to-peer (p2p) chiamato BitTorrent. In pratica, il servizio fornisce migliaia di link a film, episodi di serie televisive, canzoni e giochi. Questo ruolo di mero intermediario non ha però “salvato” gli imputati, un fatto che rischia di aprire problematiche ripercussioni per tutti i servizi che aiutano gli utenti a trovare risorse online.
«Google potrebbe essere ritenuto responsabile quando fornisce link a contenuti che non sono stati liberati dal copyright?», si è chiesto sul suo blog personale Mark Mulligan, che segue l’evoluzione del business della musica digitale per Forrester Research, società di analisi di mercato. Analoga preoccupazione esprimono altri soggetti dell’ecosistema della rete. «Il rischio è che qualcuno approfitti di questa sentenza per chiedere ancora più forte che i fornitori di connettività siano considerati responsabili del traffico in transito e potenziali favoreggiatori di attività illegali», spiega al manifesto Dino Bortolotto, presidente di Assoprovider, associazione di aziende che forniscono servizi internet. Read the rest of this entry »
design, giornalismo, Jacek Utko, Ted
In articoli, il manifesto on 17 Aprile , 2009 at 9:44 am
Le proposte di Jacek Utko, designer polacco di quotidiani, responsabile del successo di una serie di testate dell’Est europeo. Estetica, ritmo ma, soprattutto, progetto e idee. Così ha incantato la platea della Ted Conference.
Cosa può salvare i giornali? La bellezza. A dirlo, incurante del rischio di passare per pazzo, è un signore polacco di nome Jacek Utko, persuaso che un pizzico di estetica non faccia male all’informazione, anzi. Ha studiato da architetto e, con grande dispetto della famiglia, invece di progettare palazzi è finito a fare il designer di quotidiani. Memore dei suoi trascorsi, è convinto che applicando alla carta stampata i principi base dell’architettura, come l’integrazione di forma e funzione, si possano ottenere prodotti migliori, più facili da leggere, più piacevoli da sfogliare. E, soprattutto, più apprezzati (e comprati) dai lettori.
Nel febbraio scorso, come documenta un video divenuto popolare in rete, ha sedotto la platea californiana della celebre Ted Conference, che ogni anno invita a parlare le più brillanti menti del globo nel campo delle tecnologie, dell’educazione e, appunto, del design. Look giovanilistico, maglietta, occhialini e capelli lunghi di ordinanza ha raccontato al facoltoso uditorio i suoi successi. A cominciare da quelli della testata per cui lavora come art director, il quotidiano economico polacco Puls Biznesu. R idisegnato nel 2004 sotto la sua guida artistica, è stato nominato il giornale meglio disegnato del mondo dalla Society for newspaper design. Quel che più conta, il primo anno dopo l’operazione estetica il foglio ha guadagnato il 13 % in circolazione, l’anno successivo il 22%, il terzo anno il 35%. Non male in tempi di crisi dell’editoria.
E pensare che a Jacek l’illuminazione è venuta a Londra, dopo avere visto una performance del Cirque du soleil. Quel giorno ha deciso di applicare ai giornali quello che il gruppo canadese ha fatto al circo: innestare linfa nuova in una tradizione un po’ in decadenza. Impresa riuscita anche fuori dai confini polacchi. In quanto consulente del gruppo editoriale svedese Bonnier, il nostro ha supervisionato progetti grafici in tutta l’Europa dell’est e nei Paesi baltici. Anche qui, oltre ad aver fatto manbassa di riconoscimenti e aver portato nel 2007 l’estone Äripaev sulla poltrona di giornale più “bello” del globo, ha riempito il portafogli dei suoi datori di lavoro. Read the rest of this entry »
Barbareschi, Carlucci, D'alia, facebook, Italia
In articoli, chips&salsa, il manifesto on 16 Aprile , 2009 at 9:48 am
Ecco come potrebbe apparire la rete tricolore se tre proposte di legge targate Pdl e Udc fossero approvate. Non c’è da stare allegri…
Roma, 11 aprile 2011. Marco, 20 anni, è arrabbiato. Per la terza volta in un mese Facebook è inaccessibile. Tutta colpa di un “gruppo” creato sul social network da un manipolo di goliardi inneggiante alla camorra. Il ministro dell’Interno, in base a una norma del 2009 sui reati di opinione, ha ordinato ai fornitori di connessione di filtrare il sito per tutti i computer italici.
Maria, romana di 27 anni, non è più contenta. Rischia fino a 3 anni di reclusione per diffamazione a mezzo stampa; lei, che non è giornalista. Il problema, le ha spiegato l’avvocato, è che su “Affari studenteschi”, un blog aperto tempo fa e poi dimenticato, qualcuno ha lasciato un commento offensivo nei confronti di un professore universitario, il quale ha sporto querela. Ora che la legislazione italiana estende a ogni contenuto pubblicato su internet «tutte le norme relative alla Stampa» per i reati di diffamazione, Maria è nei guai.
Il suo compagno Luigi, collaboratore di Wikipedia, prova a consolarla ma anche lui ha i suoi dispiaceri telematici. La stessa legge ha bandito l’anonimato dalla rete e l’enciclopedia online (dove basta uno pseudonimo per diventare autori) non è più raggiungibile dallo stivale. Ma forse i più preoccupati sono Sonia e Alberto. Sono stati disconnessi da internet per tre mesi perché il loro figlio sedicenne Antonio scaricava file musicali coperti da diritto d’autore tramite sistemi peer-to-peer.
Come vuole la legge approvata due anni fa, dopo tre avvertimenti la famiglia è stata privata del collegamento per 90 giorni. Ma quello che angustia mamma e papà è un’altra cosa. Tornata internet, Antonio non ha perso l’abitudine di scaricare. Solo che ora lo fa attraverso delle darknet, reti private accessibili solo su invito, dove circolano anche contenuti ben più illegali dei file mp3 di Vasco Rossi.
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e-commerce, libri, Web 2.0
In articoli, chips&salsa, il manifesto on 7 Aprile , 2009 at 11:03 am

Accordi con comunità di lettori virtuali e interazione con i social network, i maggiori retailer italiani imboccano la strada del coinvolgimento degli utenti. Per scuotere un mercato che non decolla
Come si comportano di fronte all’attivismo dei lettori i principali rivenditori di libri online italiani? Se il confronto è con il caposcuola Amazon la risposta è: tiepidamente. Le cose però stanno cambiando. Per anni, quando la società di Jeff Bezos già stilava classifiche dei recensori e consentiva di valutare la qualità dei giudizi espressi, da noi, al massimo, si aprivano finestre per i commenti e la storia finiva lì.
Il verbo al passato è però necessario. Accordi, annunci, introduzione di funzionalità da web 2.0: negli ultimi tempi i maggiori operatori si sono mossi verso una gestione più articolata degli interventi dal basso nel tentativo di dar vita ad una vera e propria community. E così provare a ravvivare un mercato che nel 2008, audiovisivi compresi, valeva circa 120 milioni di euro, il 4% del totale del commercio elettronico, una quota dimezzata rispetto agli Stati Uniti e al resto d’Europa, secondo l’Osservatorio sull’e-commerce del Politecnico di Milano.
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giornalismo, state of the news media, Stati Uniti
In articoli, il manifesto on 17 Marzo , 2009 at 8:40 am

Crisi profonda dei media americani, incapaci ormai di analizzare e prevedere le trasformazioni sociali. Il settore è al collasso secondo il rapporto annuale sullo stato dell’informazione. Stampa a picco.
Il tempo stringe per il giornalismo americano. Non bastavano le notizie di licenziamenti e ridimensionamenti delle redazioni che si moltiplicano da qualche mese. Ora lo conferma, con dovizia di dettagli e profondità di analisi, lo State of the news Media 2009 del Project for excellence in journalism, autorevole studio dedicato ai media a stelle e strisce. La diagnosi della sesta edizione del rapporto pubblicata ieri («la più tetra», secondo gli stessi estensori) non lascia spazio a incertezze: lettori e spettatori in fuga verso il web, calo di entrate, licenziamenti in massa, incertezza sulla propria missione sono i sintomi di una crisi che va avanti ormai da troppo tempo per non essere considerata strutturale. Altrettanto dura la prognosi: il settore deve reinventare in fretta se stesso oppure rassegnarsi a morire. Con grave danno per l’economia ma, soprattutto, per la democrazia.
Le cifre del malessere
Il 2008 visto attraverso le lenti della ricerca è l’annus horribilis per la professione dei reporter dall’altra parte dell’oceano. Salvo la televisione via cavo, che ha beneficiato di una copertura ossessiva delle elezioni presidenziali, tutti gli altri media si leccano le ferite. Le produzioni giornalistiche delle tv locali hanno visto i propri staff tagliati, l’audience diminuire e le entrate calare del 7 %. Da un supporto all’altro, alla carta stampata non è andata meglio, anzi. I numeri dicono meno 14 % di entrate (un calo del 23 % in due anni) e circolazione in discesa (4,6 %) per i quotidiani… Read the rest of this entry »
e-government, reggio emilia, social network
In articoli, chips&salsa, il manifesto on 16 Marzo , 2009 at 7:00 am
Tra Facebook, MySpace e YouTube i comuni italiani “giocano” con il web sociale. Chi cerca canali di contatto con i cittadini, chi raccoglie la sfida delle organizzazioni reticolari di Manuel Castells, chi usa la rete per sviluppare capitale sociale. E’ il caso di Reggio Emilia.
Ci sono tanti modi per sfruttare le potenzialità dell’economia della conoscenza. E alcuni sono abbastanza inconsueti. Come i social network. Sì, proprio le piattaforme tipo Facebook o MySpace, molto di moda di questi tempi ma spesso considerate roba da adolescenti o passatempi per impiegati annoiati. C’è chi crede, invece, possano diventare un veicolo importante per aiutare una città a proiettarsi nella società dell’immateriale e coglierne le opportunità economiche.
A Reggio Emilia, per esempio, sono convinti che l’interazione online sia uno strumento per creare il cosiddetto “capitale sociale”, quel tessuto di relazioni e fiducia che è il nutrimento di una comunità che funziona, e facilitare lo scambio di relazioni tra i talenti. Due fattori, lo insegna tanta letteratura sociologica recente, indispensabili per un territorio che voglia davvero puntare sulla knowledge economy.
Non a caso, proprio in questi giorni la città del tricolore ha aperto una pagina su Facebook e un canale su YouTube. Il primo per instaurare dei flussi di discussione e confronto con i cittadini su temi specifici (si inizierà con i quartieri, la mobilità, il sociale e i parchi). Il secondo con l’intenzione di raccontare attraverso le immagini in movimento la città e le sue storie, aprendosi nel tempo ai contributi dei cittadini.
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blog, global voices, iran
In articoli, chips&salsa, il manifesto on 14 Marzo , 2009 at 11:34 am
10 mila blogger al servizio della rivoluzione islamica. Tanti pensa di crearne il governo iraniano per estendere la propria influenza sul web. Una ricerca americana ci dice se l’operazione sta riuscendo.
10 mila blogger al servizio della rivoluzione islamica. Tanti pensa di crearne il governo iraniano per estendere la propria influenza sul web. L’annuncio è arrivato a fine dicembre quando il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRCG), braccio repressivo del ministero dell’Intelligence, ha annunciato l’intenzione di promuovere la pubblicazione di diari online gestiti da altrettanti membri del Bassij, le forze paramilitari che dipendono dall’IRCG. Uno sforzo senza precedenti da parte dello stato che segnala un salto di qualità nell’impegno propagandistico online degli ayatollah ma anche la crescente importanza assunta dal web nel dibattito pubblico iraniano.
«I movimenti della società civile non sarebbero immaginabili senza internet», ci spiega Hamid Tehrani, Iran editor di Global Voices, progetto che raccoglie le voci più interessanti che emergono dai blog di paesi che spesso non sono captati dai radar dell’informazione mainstream. «Gli attivisti non hanno accesso alla tv, alla radio o ai giornali. Usano quindi il web e i blog per informare la gente e organizzarsi».
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blog, Citizen Journalism, new media
In articoli, chips&salsa, il manifesto on 28 Febbraio , 2009 at 6:35 pm


Se l’ecosistema dell’informazione digitale fosse una città che aspetto avrebbe?
Avrebbe un quartiere finanziario, sede dei poteri mediatici tradizionali vestiti di bit, uno emergente abitato dai giovani leoni nati e cresciuti sul web, uno trendy dove nascono le nuove tendenze, una piazza per le manifestazioni dal basso, magari un mercatino per lo scambio di informazioni (anche sottobanco) e via dicendo.
Co Nicola e Marina abbiamo provato a tracciare una mappa di questa città.
E’ uscita oggi su Chips&Salsa, come sempre su Alias, supplemento culturale del manifesto ed è disponibile su VisionPost (anche se su carta, va detto, fa tutto un altro effetto…)
Guida turistica semi-seria per orientarsi nel dedalo di vie, mercati, palazzi e persone della città dell’informazione digitale. Un melting-pot di bit sempre sul precario equilibrio tra collasso e rinnovamento. In cui tutti abitiamo da tempo. Anche se non ce ne siamo accorti.
In articoli, chips&salsa, il manifesto on 23 Dicembre , 2008 at 11:49 am

Mentre produttori musicali e cinematografici demonizzano i “pirati”, alcuni seri economisti spiegano perché il p2p è una rivoluzione antropologica ed economica nella fruizione dei media. E perché le major della musica hanno sbagliato (quasi) tutto
Per alcuni (l’industria dell’intrattenimento) sono dei pirati. Per altri, come il presidente della Festa del film di Roma Gian Luigi Rondi, dei criminali audiovisivi. C’è chi (Sarkozy) li vorrebbe disconnettere dalla rete e chi (il ministro Sandro Bondi) si limita a volerli «educare». E non si sa cosa sia peggio.
I destinatari di tante attenzioni poco benevole sono milioni di uomini e donne che scaricano e condividono file attraverso sistemi peer to peer (p2p), software e reti che sfruttano l’architettura decentrata di internet per trasformare ogni Pc in un nodo attivo di una straordinaria macchina di trasmissione delle informazioni (vedi box a fianco).
Da anni, da quando ha fatto la sua comparsa sulla scena Napster, l’esercito degli «scaricatori» è la bestia nera di etichette musicali e signori di Hollywood che cercano di convincere governi e parlamenti ad adottare misure repressive per fermare pratiche ree di danneggiare i loro fatturati.
Realtà, non ideologia
Meno male che di fronte a una simile offensiva ideologico-giudiziaria a difendere la reputazione di questa massa di navigatori arriva ogni tanto qualche testa razionale. Qualcuno che con il rigore dello studioso buca il velo retorico steso da settori industriali in crisi, politici incantati dalle sirene delle lobby e media compiacenti (si vedano le due pagine del Corriere della sera del 27 ottobre scorso “sdraiate” sulla «tolleranza zero» invocata dalle major ). Qualcuno che analizza il fenomeno p2p per quello che è: una rivoluzione nella fruizione dei mezzi di comunicazione che decostruisce i media tradizionali, muta l’antropologia dei consumi, cambia i modelli business.
Se poi di questo manipolo di illuminati fanno parte seri economisti liberali, ancora meglio. Nessuno potrà accusarli di ribellismo sinistrorso. Accademici di questo tipo, senza troppi grilli radicali per la testa, sono gli studiosi chiamati a raccolta da Eli Noam e Lorenzo Maria Pupillo nella stesura di Peer-to-Peer Video. The economics, policy and culture of today’s new mass medium, libro appena uscito negli Stati Uniti e dedicato all’impatto che avranno le tecnologie p2p e internet nel suo complesso sui contenuti fatti di immagini in movimento e non solo.
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G1, Google, Gphone, Htc, iPhone, T-Mobile
In articoli, il manifesto on 24 Settembre , 2008 at 1:52 pm
Ha tutto quello che un telefonino di ultima generazione dovrebbe avere. Lo schermo a tocco (come quello reso popolare dall’iPhone della Apple), la possibilità di trasportare dati sulle reti di terza generazione (3G), la tecnologia Wi-Fi per connettersi a internet senza passare dai network degli operatori mobili, una tastiera Qwerty a scomparsa per rendere più facile la digitazione di sms e e-mail. Ma è soprattutto ciò che gli altri non hanno a renderlo interessante, ovvero quel marchio che si legge ben visibile sul retro: Google. E’ quello a cui tutti guardano.
Non a caso, anche se ufficialmente si chiama T-Mobile G1, per tutti, il cellulare presentato ieri a New York è da tempo noto come il Google Phone (o Gphone). Realizzato dalla taiwanese Htc e disponibile solo agli abbonati dell’operatore T-Mobile, per gli utenti comuni e per gli addetti ai lavori quell’oggetto significa una cosa sola: il segno tangibile che Google, l’azienda divenuta sinonimo di internet, ha deciso di dare l’assalto al mondo del mobile. E che ha deciso di farlo senza indugi, associando per la prima volta nella sua storia il prezioso marchio (il decimo al mondo per valore, secondo una recente classifica) ad un oggetto fisico. Read the rest of this entry »
aereoporti, alitalia, Cai
In articoli, il manifesto on 23 Settembre , 2008 at 9:00 am
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Il day after, alla fine, è un giorno normale. 15 ore dopo che la Compagnia aerea italiana (Cai) ha deciso di ritirare l’offerta per Alitalia, attraversare lo Stivale via cielo da Genova a Bari passando per Roma grazie alla compagnia di bandiera è ancora possibile. Di una facilità che quasi sorprende.
A dispetto delle grida apocalittiche che provengono da Palazzo Chigi e media collegati all’Aeroporto Cristoforo Colombo di Genova alle ore 6.30 di venerdì la scena e i personaggi sono quelli consueti. Assonnati manager genovesi in partenza all’alba per la capitale che parlottano tra loro con il giornale locale sotto braccio; uomini d’affari romani che tornano a casa dopo una notte all’ombra della lanterna e digitano i primi sms della giornata.
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giornalismo, poject for excellence in journalism, state of the news media, the changing newsroom
In articoli, il manifesto on 31 Luglio , 2008 at 5:00 pm
Come cambiano le redazioni e il lavoro del reporter. Un’indagine sulla stampa Usa ai tempi di Internet.
Dove stanno andando i quotidiani? Domanda da 1 milione di dollari se persino Arthur Sulzberger, Jr, editore del New York Times, lo scorso anno ha affermato di non sapere se, di qui a un lustro, il suo giornale uscirà ancora in formato cartaceo. Eppure, nonostante la difficoltà, c’è chi prova a porsi il quesito e dare risposte documentate senza cedere al pessimismo catastrofista che circonda la sorte del più novecentesco dei medium di massa.
Tra questi arditi c’è il Center for excellence in journalism, meritoria organizzazione che ogni anno realizza il fondamentale State of the news media e che ha appena pubblicato lo studio The changing newsroom (La redazione in trasformazione). La ricerca, basata su interviste nelle redazioni di quotidiani di 15 differenti città americane e su un sondaggio a cui hanno risposto rappresentanti di 259 testate, è probabilmente il tentativo più compiuto e sistematico effettuato finora di fotografare il cambiamento di dna che sta velocemente modificando la natura dei giornali Usa. Mutamento di risorse, di contenuti, di formati e composizione anagrafica dei reporter che conduce inevitabilmente a una nuova specie di giornalismo: più rapido ma troppo ripiegato sul presente, molto focalizzato sul locale ma con meno ambizioni, più multimediale ma meno accurato. Read the rest of this entry »
ideologie, internet
In articoli, chips&salsa, il manifesto on 26 Luglio , 2008 at 9:00 am

Il Chips&Salsa di oggi (l’ultimo prima della pausa agostana) è interamente occupato da una mappa che ci siamo divertiti a realizzare con Marina e Nicola.
E’ un tentativo – senza pretese di esaustività – di inquadrare teorie, posizioni, invettive, atteggiamenti elaborati in questi anni intorno alla rete.
Un divertissement (soprattutto per noi che l’abbiamo realizzata), certo, ma con un suo fondo serietà.
Quanto alla mia collocazione, direi Cybersoviet. Anche se con un fondo di ottimismo in più.
Insomma, un realista di sinistra con influssi panglossiani.
copyright, denis olivennes, Hadopi, pirateria, rapporto olivennes
In articoli, chips&salsa, il manifesto on 7 Luglio , 2008 at 2:17 pm

Ma chi l’ha detto che la politica non ha bisogno di ideologie? Sicuramente, una sinistra dalle pulsioni suicide. Perché a destra, invece, la voglia di dominare nel mercato delle idee è così forte che quando dalla propria parte non si trovano pensieri all’altezza si va a cercarli dall’altra. Tutto è lecito pur di costruire l’egemonia, con buona pace dei nipoti di Gramsci che ancora credono alla favola della società post-ideologica.
Prendete Nicolas Sarkozy. Che ha fatto quando ha deciso di affrontare la questione della “pirateria” via internet? Semplice: ha guardato a manca. Siccome in casa gollista scarseggiavano proposte in materia, ha dato un’occhiata negli appartamenti socialisti. E non è rimasto deluso. Le suggestioni che potevano fare di lui l’eroe della legalità digitale e il salvatore della cultura francese minacciata dalla rete erano lì, nella persona di Denis Olivennes. Read the rest of this entry »
operazione trasparenza, precari, pubblica amministrazione, Renato Brunetta
In articoli, il manifesto on 25 Giugno , 2008 at 1:46 pm
L’altra faccia delle provvigioni d’oro e il lato oscuro dell’Operazione trasparenza di Brunetta
Sbatti il consulente in prima pagina. Anche questo si può fare in nome della guerra agli sprechi nell’amministrazione pubblica. Quella che vede come comandante in capo il ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta, che ha reso noto online l’elenco dei compensi dei consulenti della Pa nell’ambito dell’Operazione Trasparenza. E che ha come braccio armato il Corriere della sera che ieri (13 giugno 2008 ) ha dato enfasi agli incarichi più eclatanti tra i 250 mila di cui si avvale il settore pubblico italiano.
Peccato che anche questa guerra condotta con l’ausilio di fanfare tanto autorevoli abbia i suoi effetti collaterali e le sue vittime innocenti. Come molti dei nomi comparsi nella tabella pubblicata a pagina 2 e 3 del più prestigioso quotidiano italiano che elenca i consulenti di Palazzo Chigi per l’anno 2006: 95 in tutto, disposti in ordine di compenso (da 150 mila a 24 mila euro lordi) all’interno di un contesto dominato dalla lotta allo spreco.

Basta infatti guardare oltre la coltre ideologica stesa nelle ultime settimane per rendersi conto che la storia di questi nomi e cognomi non racconta di consulenze strapagate. Semmai di vicende di ordinario precariato ed elevate competenze, di contratti rinnovati a singhiozzo e prestazioni erogate a tempo pieno, di mutui da pagare in assenza di tutele e dell’incapacità dell’amministrazione di valorizzare contributi di alto livello. «La prima forma di valorizzazione è il riconoscimento del tuo lavoro. Vedere il tuo nome sbattuto sul giornale in quel contesto non è certo incoraggiante».
L’amarezza è di Antonio (il nome è fittizio come tutti gli altri citati in questo articolo), 33 anni, il cui nominativo con relativo compenso compare nella parte bassa della lista pubblicata dal Corriere. Master in comunicazione pubblica e istituzionale, lavora ad un progetto che fa capo alla presidenza del Consiglio dal 2002 e alla sola idea di poter essere considerato un consulente d’oro gli viene da ridere. «In questi sei anni ho lavorato full time, garantendo presenza in ufficio sulla base di contratti a progetto che, invece, prevedono solo il presidio dell’attività».
Contratti semestrali, il cui rinnovo è costantemente in dubbio e che garantiscono un introito appena decente. «La mia mega consulenza vale 1.560 euro al mese; di affitto ne pago 850: fai tu il conto di quanto mi resta», rincara Luisa, 31 anni, siciliana, un Master in innovazione e gestione delle imprese di service alle spalle. Inserita all’interno di un progetto pubblico dal 2002, è comprensibilmente sorpresa di ritrovarsi sul giornale accanto a nomi così importanti: «La consulenza di Brunetta citata, come importo, non è lontana dalla mia (22. 464 euro, contro circa 26 mila, ndr): il problema è che lui quei soldi potrebbe averli presi in poche giornata, io in un anno di lavoro».
Solo che leggendo il Corriere nessuno lo può sapere, e nemmeno il sito del ministero aiuta. Sì perché la roboante Operazione Trasparenza che promette di svelare gli sprechi della macchina burocratica ai cittadini ha il suo tallone d’Achille proprio nell’opacità. Il suo limite non è nelle informazioni messe a disposizione ma in quelle che omette non consentendo al lettore una valutazione critica delle informazioni.
Un concetto, questo della reticenza, su cui insiste Roberto, 37 anni, giornalista, e consulente per la presidenza del Consiglio dal 2003, anch’egli tra i “fortunati” 95 citati dal giornale di Paolo Mieli: «Perché non inserire anche le giornate effettuate e i tempi di pagamento? Si scoprirebbe che tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 l’ente per cui lavoro ha maturato 6 mesi di ritardo nei pagamenti. Con questi soldi la gente ci paga i mutui».
Come Sara, 31 anni (un master in tasca anche lei) che ogni mattina, dal 2002, impiega un’ora e mezza per raggiungere il centro di Roma da Centocelle. E’ lì che la sua dorata consulenza di contratti a progetto che si è meritata una segnalazione sul primo quotidiano italiano le ha permesso, insieme al marito, di comprare una casa attivando un mutuo trentennale da 900 euro al mese. «Il punto – spiega – è che la stessa definizione di “consulenza” è errata in questi casi: dà l’idea di una prestazione spot mentre noi garantiamo la continuità ai progetti anche quando il contesto istituzionale è poco attento». Sono questi alcuni dei “dati” che la premiata ditta Brunetta&Corriere ha deciso di rendere “trasparenti”. Dimenticandosi però di fornire qualche informazione di contesto in più che renda conto del contributo che molti di loro portano al settore pubblico.
«Quello che il Corriere non racconta – dice Luigi, 38 anni, inserito nella fascia alta della lista – ed è che da anni “consulenze” come queste sono lo strumento attraverso cui la Pa acquisisce competenze importanti che non riesce a recuperare in altro modo».
Competenze che un’organizzazione efficiente valorizzerebbe. E che un ministro che si atteggia a manager e dice di voler trasformare la pubblica amministrazione in un’azienda con tanto di “piano industriale” sembra invece fare di tutto per deprimere e dare in pasto ai media. «Pensa – chiosa Luigi – se Marchionne, nei primi mesi da amministratore delegato non avesse fatto che ripetere ai giornali che i dipendenti della Fiat sono tutti dei fannulloni. Pensi che lo avremmo giudicato un buon manager?».
(Articolo originariamente apparso su il manifesto del 14 giugno 2008)
genetica, gentiloni, privacy, spyware, trojan
In chips&salsa, il manifesto on 6 Marzo , 2008 at 8:00 am

Oggi, come ogni giovedì, è in edicola con il manifesto Chips&Salsa, inserto settimanale di tecnologie realizzato da Totem e il manifesto. (Domani i link ai pezzi).
Ecco di che cosa si parla:
A Paolo quel che è di Paolo, Gabriele De Palma
Si è chiusa con l’attribuzione delle frequenze per il WiMax l’attività del ministro Paolo Gentiloni. Dal 2006 il “suo” ministero delle Comunicazioni ha avuto quasi due anni per risolvere uno dei problemi più urgenti per il Paese: il digital divide. Obiettivo primario perché la diffusione della banda larga è strategica per l’erogazione di servizi evoluti di utilità pubblica, oltre che per potenziare gli strumenti per le imprese. L’obiettivo è stato raggiunto? No.
Lo spia che venne dal web, Carola Frediani
Software di governo per investigare nei computer dei cittadini. Sui mezzi che autorità di mezzo il mondo usano per spiare nei Pc dei cittadini c’è poco controllo. Ma dopo una sentenza della suprema corte tedesca qualcosa potrebbe cambiare.
Genetica fai-da-te, business e paranoia, Silvia Bencivelli
Dalla paternità alla predisposizione ai tumori: i test genetici online sono a portata di tutti. Un affare che alimenta fobie e preoccupa gli scienziati più seri.
«La nostra identità non dipende dai geni». I tanti dubbi delle genealogie online, S. B.
Molti servizi internet vanno alla ricerca delle radici del nostro Dna. Ma è difficile dire da dove veniamo e chi siamo solo sulla base del genoma. Meglio guardare a libri, film e musica preferita. Parla il genetista Guido Barbujani
A.A.A. test Dna offresi, Marina Rossi
Shopping. Come in un supermercato, il web offre test genetici per tutti i gusti e tutti i prezzi. Offerte per single, coppie e intere famiglie. E Google fiuta il business.
E ancora:
LAVORO – Così virtuale, così precario, Patrizia Cortellessa
CANZONI – Copyright, stop all’estensione, Eva Perasso
CENSURA – Niente blog per l’aeronautica Usa, Marco Trotta
Allende, hollywood, Microsoft, nanotecnologie, Open Source, p2p, società dell'informazione, software libero
In chips&salsa, il manifesto on 28 Febbraio , 2008 at 8:00 am
Oggi, come ogni giovedì, è in edicola con il manifesto Chips&Salsa, inserto settimanale di tecnologie realizzato da Totem e il manifesto.
Ecco di che cosa si parla:
Hollywood e la via del web, Raffaele Mastrolonardo
Negli Stati Uniti gli incassi al botteghino sono fermi, e nel 2007 i proventi dei dvd (che valgono più del doppio di quelli dei biglietti nelle sale) sono calati per la prima volta in 8 anni. Nel frattempo, i grandi canali televisivi puntano sui reality e l’ultima speranza del settore, i dischi ad alta definizione, è ancora a un livello di diffusione embrionale. Che fare allora? L’Economist ha un suggerimento: prendere sul serio internet
L’invasione degli ultra-piccoli, Carola Frediani
Le nanotecnologie riempiono i negozi ma poco si sa dei loro rischi. In Europa e in America i ricercatori si interrogano sulle possibili conseguenze della manipolazione della materia a livello atomico. E mentre Bruxelles fa i primi passi, i consumatori restano perlopiù inconsapevoli.
La via bolivariana alla società dell’informazione, Marco Trotta
Software libero e sovranità nazionale sulle tecnologie. In Venezuela il socialismo passa anche dalla rivoluzione digitale. Senza dimenticare la lezione di Allende.
E a Genova si alleva il robot open source, Alessandra Carboni
Piccolo e sofisticato, italiano e “aperto”, iCub sta crescendo nei laboratori dell’Iit del capoluogo ligure. Progettato per non smettere di imparare, punta tutto sulla condivisione per sconfiggere i ricchi colossi del settore.
Apro o non apro? Il dilemma di Microsoft, Raffaele Mastrolonardo
Il colosso del software annuncia: programmi più aperti e interoperabilità. Il mondo open è scettico, la Ue pure. Ma qualcosa, in fondo, è davvero cambiato.
E ancora:
MEDIA – In diretta sul peer-to-peer, Gabriele De Palma
VERSO IL 13 APRILE – Il web ti dice chi vince, Valentina Tubino
COMUNICAZIONE – La presentazione diventa minimal, Marina Rossi
Barack Obama, Berlusconi, Bill Gates, Hillary Clinton, mediased, Primarie Usa 2008, wiMax
In chips&salsa, il manifesto on 20 Febbraio , 2008 at 4:13 pm
Ritorna, dopo una settimana di pausa, dovuta a trasferta in terra catalana, il sommario di Chips&Salsa, che anche domani, come ogni giovedì, sarà in edicola con il manifesto.
Ecco di che cosa si parla:
Bernabé, il flan e il topolino, di Gabriele De Palma
Se il ristorante si giudica dal menù, allora lo chef Franco Bernabè ha appena iniziato a titillarci le papille gustative, presentando i primi antipasti in attesa del piano industriale, il lauto pasto di cui il sistema tlc nostrano abbisogna. Prima del piatto principale, che verrà redatto nella riunione del cda il prossimo 6 marzo, il nuovo management di Telecom Italia ha annunciato la nascita di Open Access, divisione che si occuperà della gestione della rete.
WiMax, c’è Mediaset nell’aria, Gabriele De Palma
Berlusconi vuole anche la banda larga senza fili. Dopo l’analogico e il digitale terrestre, il biscione punta alla rete. L’occasione è l’asta per le licenze WiMax, la posta in gioco pubblicità online, VoIp e tv via internet. Un monopolio senza confini?
La Casa Bianca si conquista con un click, Carola Frediani
Tonnellate di informazioni e gang criminali. L’emergenza rifiuti in salsa digitale si chiama «spam». Continuazione del mercato con altri mezzi.
Obama primo presidente internet?, Antonio Sofi
Network sociali, YouTube, remix dei contenuti. In rete vince chi riesce a trovare il giusto compromesso tra apertura e controllo della comunicazione. Come Barack.
“Niente sarà più come prima”. Parla il guru della web-politica, Antonio Sofi
Internet cambia il modo in cui i candidati comunicano e i cittadini partecipano. A colloquio con Joshua Levy del Personal democracy forum, che esalta la rete e critica Hillary e McCain per il loro uso sbagliato del web.
E ancora:
SOLIDARIETA’ – A spasso per lo slum virtuale, Eva Perasso
INTERROGATIVI – Bill Gates monopolista della malaria?, Marina Rossi
CENSURE – Dvd Jon libera i file, Raffaele Mastrolonardo
armi, Google, Microsoft, salute, Spam, Yahoo!
In chips&salsa, il manifesto on 7 Febbraio , 2008 at 9:52 am
Anche questo giovedì, come ogni giovedì, in edicola con il manifesto c’è Chips&Salsa, inserto settimanale dedicato alle tecnologie realizzato da il manifesto e Totem (domani, come sempre, metto i link agli articoli).
Ecco di che cosa si parla:
Se gli utenti non abboccano, Raffaele Mastrolonardo
L’offerta di Microsoft per Yahoo! ha dato ancora più fiato alle trombe (e ai tromboni) della pubblicità online. Una torta, si è letto e riletto in questi giorni, che oggi vale 40 miliardi di dollari e raddoppierà entro il 2010 per la quale i due colossi della rete (come si dice qua fianco) sono pronti a scannarsi. Tutto vero, tutto giusto. Se non fosse che l’enfasi sulle sorti progressive della réclame virtuale rischia di semplificare la realtà nascondendo quegli inciampi sul percorso che rendono la storia (non solo della tecnologia) più avvincente.
Google-Microhoo! 4 a 3, Eva Perasso
Nel campionato del web è ormai testa a testa. La possibile fusione Microsoft – Yahoo! contro Google appassiona il mondo e approda al barsport. Chips&Salsa non si tira indietro e prova a giocare la partita.
Spazzatura è business, anche su internet, Nicola Bruno
Tonnellate di informazioni e gang criminali. L’emergenza rifiuti in salsa digitale si chiama «spam». Continuazione del mercato con altri mezzi.
«Inquinare è il mio mestiere». Confessioni di uno spammer pericoloso, Nicola Bruno
La differenza tra un’e-mail indesiderata e il marketing? Nessuna. Parola di «Donald», uno degli «inquinatori» più ricercati della rete. Guadagna fino a 30 mila euro al mese e si considera solo un uomo d’affari: «offro alla gente quello che vuole».
Quello spam dai mille volti, Marina Rossi
Non solo email. I messaggi spazzatura arrivano anche via video, VoIP e blog. Dalla carne in scatola alla propaganda politica, l’invasione si moltiplica.
E ancora:
ARMI – Le vie della guerra sono infinite, Patrizia Cortellessa
ELEZIONI – WikiDemocracy Programmi senza partito, Marina Rossi
MALATTIE – Contrordine: obesi e fumatori costano meno, R.M.
Open Source, pirateria, privacy, ratzinger, software libero, telefonia mobile, video digitali
In chips&salsa, il manifesto on 31 Gennaio , 2008 at 11:03 am
Oggi, come ogni giovedì, in edicola con il manifesto c’è Chips&Salsa, inserto settimanale dedicato alle tecnologie realizzato da il manifesto e Totem (domani, come sempre, e per una settimana soltanto, i link agli articoli).
Ecco di che cosa si parla:
Nuovi media, da quale pulpito, di Raffaele Mastrolonardo
«I nuovi media, telefonia e internet in particolare, stanno modificando il volto stesso della comunicazione e, forse, è questa un’occasione preziosa per ridisegnarlo». Per una volta, ad esprimere fiducia nelle nuove tecnologie non è il solito professore universitario della west coast ma il tecno-rivoluzionario che non ti aspetti: Jospeh Ratzinger….
L’occhio del padrone, di Carola Frediani
Il boom delle tecnologie per il controllo del dipendente . Dall’osservazione in tempo reale del Pc, all’individuazione delle lettere digitate sulla tastiera, fino al monitoraggio del battito cardiaco. Nel mondo anglosassone la ricerca della produttività va a braccetto con strumenti sempre più invadenti. E in Italia?
Pinguino per tutti? Una scommessa difficile, di Marco Trotta
Nonostante i progressi, il Linux di massa è ancora lontano. Mentre gli utenti chiedono semplicità, la pubblica amministrazione nicchia. E allora la speranze open sono affidate al cellulare.
Tutte le strade dell’open, di M.T
Cartoni animati, gibboni, miliardari nello spazio. Piccolo breviario per orientarsi nel variegato e molteplice universo del software all’insegna del tutto aperto.
E l’Olanda liberò anche le idee. Il caso del Free Knowledge Institute, di Alessandro Delfanti
La proverbiale tolleranza olandese si ripercuote anche sulla circolazione delle idee e della conoscenza in Rete, con la nascita di un progetto pubblico che promuove il software libero e la sua diffusione, à la Linux
E ancora:
MOBILE: Caro Sms, sei una gallina troppo cara, Gabriele De Palma
MUSICA: Gli studios danno i numeri, Giovanni Galli
PREVISONI: Il futuro in una scommessa, Alessandra Carboni
Microsoft, molleindustria, rete e bimbi, World Social Forum 2008
In chips&salsa, il manifesto on 23 Gennaio , 2008 at 3:24 pm
Domani, come ogni giovedì, in edicola con il manifesto ci sarà Chips&Salsa, inserto settimanale dedicato alle tecnologie realizzato da il manifesto e Totem.
Ecco di che cosa si parlerà:
Capricci di borsa, Raffaele Mastrolonardo
Azione! E la Rete si fa movimento, Carola Frediani
Il World Social Forum di quest’anno non avrà un’unica sede. Le mobilitazioni si svolgeranno in ogni angolo del mondo. E il web si prende il centro della scena.
Quei bimbi cresciuti a mouse e biberon, Francesca Martino
Prima il Pc della tv. Prima l’ipertesto del testo. Il rapporto tra l’internet e più piccini. Processi cognitivi, pericoli e il problema qualità.
Giochiamo con internet, Valentina Tubino
Protagonisti di popolari cartoni animati, camerette di pixel, pesci parlanti, lezioni di lingua. Viaggio alla scoperta dei giocattoli virtuali.
Da Vodafone una guida al cellulare responsabile, Emanuela Di Pasqua
Un manuale per spiegare agli adulti che il dispositivo in mano ai loro figli può nascondere molti pericoli, e per far capire ai giovani che il telefonino deve essere usato con coscienza.
E ancora:
SITUAZIONI: L’arte della degradazione, Raffaele Mastrolonardo
PROVOCAZIONI: In guerra per conto di Dio, Gabriele de Palma
PETIZIONI: Salvate il sistema XP, Marco Trotta
Apple, fotovoltaico, intefacce, Microsoft
In chips&salsa, il manifesto on 16 Gennaio , 2008 at 3:37 pm
Domani, come ogni giovedì, in edicola con il manifesto ci sarà Chips&Salsa, inserto settimanale dedicato alle tecnologie realizzato da il manifesto e Totem.
Ecco di che cosa si parlerà:
- I got you Microsoft, di Raffaele Mastrolonardo
Microsoft si risveglia una mattina e, come Bill Murray nel film Ricomincio da capo, ha la sensazione di vivere sempre lo stesso giorno: ci sono altre due indagini Ue contro di lei.
- E la carezza uccise il pulsante, di Eva Perasso
iPhone, console Nintendo, Pc-tavolino: la nuova tecnologia si basa tutta sullo sfioramento per compiere ogni operazione. In attesa di comandare tutto con un colpo d’occhio.
- Una globalizzazione eterea firmata Apple, Carola Frediani
Fino a qualche anno fa era McDonald’s il simbolo del capitalismo globalizzato. Oggi la palma spetta all’altro «Mac», pulito, elegante, che non fa ingrassare.
- L’anima della Mela e il capitalismo seduttivo, Raffaele Mastrolonardo
Recensione. «Emozione Apple» di Antonio Dini racconta la storia di una moderna fabbrica di sogni e tentazioni. Perspicace analisi del successo di un’azienda di massa che fa sentire élite.
- MacWorld 2008: tutte le novità, Marina Rossi
Il portatile più sottile del mondo, il noleggio video su iTunes, più software per l’iPhone e salvataggio dati senza fili. Ma qualcuno si aspettava di più.
E ancora:
Brevetti condivisi per salvare l’ambiente, Alessandra Carboni
Il proiettore finisce nel cellulare, Serena Patierno
Il fotovoltaico di nuova generazione, Alessandro Chiappetta
net neutrality, privacy
In chips&salsa, il manifesto on 9 Gennaio , 2008 at 3:09 pm
Domani, come ogni giovedì, in edicola con il manifesto ci sarà Chips&Salsa, inserto settimanale dedicato alle tecnologie.
Ecco di che cosa si parlerà:
- Cosa danno in tv stasera? Google, di Eva Perasso
L’accordo tra Google e Panasonic è l’ultimo segnale di una tendenza che caratterizzerà il 2008: il tentativo di fondere tv e internet.
- Privacy, scandalo di Capodanno, di Raffaele Mastrolonardo
Amara sorpresa tra lenticchie e cotillon: il decreto di fine anno prolunga per tutto il 2008 gli effetti della Legge Pisanu sulla privacy. In Europa nessuno peggio di noi. Interviste a Daniele Minotti, Goria Marcoccio, Mauro Paissan.
- Storia di una riservatezza perduta, R.M
- Neutralizziamo i controllori della rete, Gabriele De Palma
Nella lotta al p2p i fornitori di servizi internet discriminano sempre più quello che passa nei loro network. Violando il principio fondamentale delle libertà della rete: la neutralità. La posta in gioco.
Interviste a Alfonso Fuggetta e Pietro Moretti di Aduc.
- Piccoli operatori ci provano. Offrendo trasparenza, Marco Trotta
All’ombra dei grandi, alcuni Internet service provider minori puntano tutto sulla trasparenza dei servizi: niente filtri, connessioni di qualità e tanta neutralità
Pillole di libertà di internet, GdP
Tecniche, parole, regole e politiche per difendere la neutralità della rete
E ancora:
Da Las Vegas sguardi sul futuro, Marina Rossi
Il modello wikipedia sfida Google, Serena Patierno
In articoli, il manifesto on 12 Luglio , 2007 at 6:13 pm
Per quanto il termine sia abusato, il cosiddetto il Web 2.0 (ovvero la seconda ondata del world wide web) è ormai una realtà e il fenomeno dei blog ne è una delle dimostrazioni più lampanti. La rivoluzione dei diari online ha già cambiato le abitudini del mondo delle pubbliche relazioni (sempre più attento alla blogosfera), di alcuni grandi manager (che hanno adottato il weblog come strumento comunicazione interna ed esterna) e, in misura minore ma crescente, dei politici.
E proprio sulle potenzialità del blogging per candidati, parlamentari ma anche per dirigenti delle amministrazioni pubbliche si concentra il rapporto The Blogging Revolution: Government in the Age of Web 2.0, realizzato dal professor David C. Wyld della Southeastern Louisiana University per conto dell’Ibm Center for the Business of government. Lo studio promosso dalla società di Armonk tiene insieme analisi, ricognizione delle migliori pratiche, suggerimenti concreti e prospettive per il futuro. Il tutto in una ricerca che prende spunto dai “blogoneers”, (letteralmente: i “blogonieri”) vale a dire dai pionieri nell’uso dei blog nel mondo pubblico. Read the rest of this entry »
In articoli, il manifesto on 2 Luglio , 2007 at 6:17 pm
A letto con il nemico. O le verità nascoste. Sono questi i due titoli di film che descrivono uno stato di cose impensabile solo fino a un anno fa: le sempre più strette relazioni tra Microsoft, la quasi monopolista mondiale del sotware, e l’universo open source. Da una parte, un modello di business proprietario fondato su costose licenze, dall’altra programmi il cui codice deve restare aperto, a disposizione di chiunque lo voglia vedere, modificare e redistribuire. L’avvicinamento tra due entità così diverse e apparentemente nate per farsi la guerra, suscita comprensibile stupore ma anche sospetti e accuse.
Dopo tutto, solo cinque anni fa Steve Ballmer, amministratore delegato di Microsoft, definiva Linux, il più popolare sistema operativo a sorgente aperto, un «cancro». Mentre oggi l’azienda di Bill Gates è tutta impegnata nell’allacciare rapporti con società che fondano il proprio business su Linux. La prima e più importante tra queste è stata, lo scorso anno, Novell, distributore di una versione del sistema operativo molto diffusa. Poche settimane fa è stata la volta della canadese Xandros e, ancora più recentemente, dell’americana Linspire. Altre sono previste nei prossimi mesi. Read the rest of this entry »
In articoli, il manifesto on 20 Maggio , 2007 at 9:53 pm
L’ Operazione sedia a dondolo è partita. Obiettivo: convincere milioni di “patate da divano” che guardano la televisione spaparanzati su una poltrona ad abbandonare di tanto in tanto la posizione reclinata, farli sporgere in avanti per svolgere attività che richiedono un tasso di attività superiore alla pressione di un tasto del telecomando. Come commentare, costruirsi il proprio palinsesto, raccomandare un programma agli amici. Già questa sarebbe una bella rivoluzione.
Ma non è finita qui. L’operazione prevede infatti di agire anche in direzione opposta e persuadere altrettanti utenti, abituati a stare protesi sul Pc per lavorare di mouse e tastiera, che ci si può anche rilassare e godere di quanto passa sul monitor con la schiena reclinata all’indietro. Questa sfida si chiama Internet Tv, televisione via Web. E visto che mira a scardinare abitudini consolidate ha un coefficiente di difficoltà altissimo: non c’è nulla di più arduo, come è noto, che far cambiare a qualcuno il modo in cui sta seduto. Ma proprio per questo è affascinante, e proprio per questo vale la pena di provare sul campo i primi esperimenti di questa nuova frontiera e iniziare ad abituarsi a guardare la tv oscillando avanti e indietro (v. box a corredo dell’articolo).
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In articoli, il manifesto on 27 Aprile , 2007 at 1:56 pm
Le reti portano ricchezza. Non solo economica ma anche sociale e culturale. Le reti generano autonomia e libertà. Le reti ci regalano una sfera pubblica più inclusiva, articolata e meno soggetta all’influenza del potere statale ed economico. Le reti, insomma, offrono la possibilità di una società migliore. Ma appunto, è bene ripeterlo, si tratta solo di una possibilità. Perché il compito di realizzare la promessa spetta poi, concretamente, a noi. La storia, si sa, è un campo di battaglia, dove non c’è nulla di inevitabile e molto dipende dalle azioni degli individui, meglio se organizzati. I quali, per sapere come comportarsi, devono conoscere i concetti che regolano una questione, e avere degli strumenti per valutarlo in termini di bene, male, meglio, peggio.
The wealth of networks (La ricchezza della Rete) di Yochai Benkler, in uscita anche in Italia per le Università Bocconi Editore, vuole offrire questi strumenti. E lo fa scegliendo la strada del rigore e dell’analisi , anche a scapito della piacevolezza della lettura, in un testo in cui la qualità dell’argomentazione e la mole di dati che si chiedono all’accademico si sposano felicemente alla passione dell’attivista. Qui di seguito un’intervista che ho fatto a Benkler uscita giovedì scorso sul manifesto.
Stato e mercato non sono più soli. I due grandi rivali del Novecento hanno trovato in questo inizio di millennio dei nuovi enigmatici avversari. Sono milioni di individui interconnessi grazie alle nuove tecnologie che operano oltre il governo e fuori dall’impresa lasciando perplesso più di un economista. Non agiscono per motivazioni esclusivamente pecuniarie, eppure sono capaci di dare vita a nuovi business (si pensi al software open source). Sono mossi per lo più da passione, eppure in grado di offrire beni e servizi a milioni di persone (per esempio, Wikipedia). Non posseggono rotative, televisioni e studi di posa, ma stanno trasformando il mondo dei media (accade con i blog e varie forme di giornalismo dal basso).
Fino a poco tempo fa, nessuno si era preso la briga di dare una spiegazione teorica soddisfacente a questa “terza via”, che non ha niente a che fare con Tony Blair ma è caratterizzata dalla cooperazione diffusa. Mancava uno sguardo d’insieme che analizzasse in modo rigoroso le ricadute economiche, sociali e culturali dell’azione di queste masse. A colmare la lacuna ci ha pensato Yochai Benkler, giurista della Yale University con un libro di 500 pagine intitolato The wealth of networks (La ricchezza della Rete). Un tomo ricco di argomenti filosofici, economici e giuridici dove i cooperanti digitali diventano i protagonisti dell‘economia dell’informazione a rete. Read the rest of this entry »
In articoli, il manifesto on 11 Aprile , 2007 at 1:45 pm
I media di massa? Sono destinati a una nuova giovinezza. I blogger non sono dei narcisi; semmai l’opposto. Mentre la Rete del futuro funzionerà come il cervello umano: grazie a due emisferi opposti e complementari. Derrick De Kerckhove, direttore del McLuhan program dell’Università di Toronto e già collaboratore di Marshall McLuhan, è così: spiazzante e laterale rispetto alle opinioni dominanti. L’abbiamo incontrato a Roma la scorsa settimana in occasione dell’Idc Innovation Forum 2007 dove è venuto a parlare di Web 2.0.
Ed è proprio dai tratti caratteristici di questa creatura che comincia la chiacchierata. “Il Web 2.0 – spiega – compie il destino dell’Internet. Quando mandiamo un’email, tecnicamente, il messaggio viene spezzettato in tanti pacchetti di bit, ognuno con un suo tag, un’etichetta, che permette ai singoli pezzi di ricongiungersi a destinazione. Allo stesso tempo, in superficie, il Web 2.0 permette agli utenti di fare uso dei tag per etichettare le informazioni. Il secondo aspetto saliente del Web 2.0 sono i contenuti generati dagli utenti e le relazioni tra le persone. E’ più che semplice interazione: è creatività, archiviazione di contenuti, distribuzione, pubblicazione”.
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internet
In articoli, il manifesto on 21 Marzo , 2007 at 10:00 am
È possibile lanciare una campagna pubblicitaria su un prodotto che ancora non c’è? Iniziare ad allettare il pubblico con un oggetto di cui non si conoscono con esattezza destinazione di mercato e fascia di prezzo? La risposta è: sì, è possibile. Basta farlo su Internet, luogo riconosciuto di sperimentazione delle nuove frontiere della pubblicità e del marketing. Qui, dove gli atomi lasciano il posto ai bit, le televisioni ai Pc e alle couch potatoes (le “patate da divano”, come le chiamano gli americani) si sostituiscono i consumatori attivi, osare è più che mai necessario se si vuole conquistare un’attenzione sempre più smaliziata e fuggevole.
In questo territorio, impervio ma ricco di opportunità, le case automobilistiche guidano la carovana dei pionieri della nuova frontiera. Sperimentano innovativi meccanismi di promozione e disegnano il futuro: interazione, conversazione e un rapporto con il cliente sempre più paritario. E i testi sacri del marketing finiscono spesso in soffitta, sostituiti da nuovi paradigmi. Un esempio? Fiat, che lancia fiat500.com, laboratorio virtuale dedicato alla nuova 500, nel maggio 2006, vale a dire più di un anno e mezzo prima del debutto della vettura sul mercato (previsto a settembre 2007, è stato in seguito anticipato a luglio).
“A quei tempi non esisteva nemmeno il prototipo della macchina”, racconta Stefano Stravato, 29 anni, responsabile Internet Fiat. Tutto quello che gli ingegneri del Lingotto avevano in mano era una concept car denominata “3+1”. Decisione sui motori della nuova vettura? Nessuna. Buio pesto anche sugli interni. Quanto al marketing e alle fasce di prezzo, peggio che andar di notte. “Insomma, un’idea e poco altro. Ma è anche per questo che abbiamo realizzato il sito”, spiega ancora Stravato. “Dovevamo capire le possibilità rispetto alla 500. E l’unico modo era riconnetterci a chi, nel mondo, ha ancora vivo il ricordo e la voglia di quella macchina”. Read the rest of this entry »
media
In articoli, il manifesto on 10 Marzo , 2007 at 11:49 am
E alla fine la “zietta” andò a passeggio con il nipotino per le strade del web. Sembra il finale di una favola e invece è l’inizio di una storia che parla del futuro dei media.
Protagonisti due personaggi, in apparenza, poco compatibili. Una signora attempata, la Bbc, che da anni informa e intrattiene i sudditi di sua Maestà, tanto che questi la considerano un’anziana parente (auntie, zietta, appunto). E un giovincello americano chiamato YouTube, che di mestiere offre video su Web. Da una parte l’aristocratica lady, classe 1922, che ha attraversato da protagonista il secolo breve, quello in cui si è diffusa la comunicazione di massa. Dall’altra l’impertinente teenager californiano, nato nel 2005 e assurto in pochissimo tempo a boss incontrastato dell’immagine in movimento su Internet. L’emittente che ha fatto della qualità il proprio marchio di fabbrica e il sito diventato celebre grazie a milioni di video casalinghi, sgranati e tremolanti. Read the rest of this entry »
media
In articoli, il manifesto on 15 Febbraio , 2007 at 11:12 am
2043, 2014 o 2012. L’ultima copia cartacea del New York Times sarà venduta in uno di questi anni, a sentire tre differenti ipotesi. La prima è proposta dallo studioso di editoria Philip Meyer. La seconda è il frutto di una ricerca della Columbia University. La terza, in realtà, non è una previsione, quanto la deduzione derivata da un’affermazione di Arthur Ochs Sulzberger Jr, editore e presidente del New York Times, che la settimana scorsa ha fatto il giro del mondo: “non so se da qui a cinque anni continueremo a stampare il Times. E sapete una cosa? Non mi interessa”.
A seconda dei punti di vista, al caro vecchio quotidiano di carta resterebbe dunque un lasso di vita compreso tra i 5 e 35 anni. Bisogna iniziare a vestirsi a lutto, allora? Può darsi. Ma solo dopo avere considerato che la scomparsa di un oggetto così diffuso e da così tanto nelle abitudini degli individui è soprattutto una bella storia. Che parla dell’inesorabile avanzare del tempo condendolo con un pizzico di millenarismo ed evoca paura del cambiamento insieme a malinconici pensieri su un’epoca al tramonto. L’immagine dell’ultima copia del giornale più famoso del mondo e del progressivo addio alla cellulosa è, in questo senso, più che altro una metafora giornalistica. Non c’è bisogno di immaginare un futuro senza carta, infatti, per avere qualche timida indicazione sull’avvenire; basta guardare qui ed ora. Da tempo, i tradizionali bastioni dell’informazione provano a cambiare mentre si confrontano con il nuovo ambiente e le sue leggi. Producendo tentativi, esperimenti, pratiche che si sviluppano lungo molteplici linee. Read the rest of this entry »
media
In articoli, il manifesto on 9 Febbraio , 2007 at 8:16 am
“Davvero, non so se da qui a cinque anni continueremo a stampare il Times. E sapete una cosa? Non mi interessa”. Così Arthur Ochs Sulzberger Jr, editore e presidente del New York Times, in un’intervista al quotidiano israeliano Haartez, che ha scioccato le redazioni di mezzo globo.
Nel 2012, a sentire l’ultimo discendente della famiglia che da quattro generazioni lo guida, il quotidiano più importante d’America e forse del mondo potrebbe anche avere detto addio alla carta per concentrarsi solo sul Web. “Internet è un posto meraviglioso ed è lì che ci stiamo dirigendo”, ha proclamato, illustrando per il suo gruppo mediatico un percorso verso il mondo virtuale che appare senza ritorno.
È lì, dopo tutto, nell’universo dei bit, che ci sono i numeri (1 milione e mezzo al giorno ormai gli utenti del sito del giornale della Grande Mela), i lettori giovani (37 anni la media dell’edizione online del Times contro i 42 di quella cartacea) e la possibilità di risparmiare sui costi (“L’ultima volta che abbiamo fatto un investimento significativo sulla stampa – ha detto Sulzberger – ci è costato almeno 1 miliardo di dollari. Le spese di sviluppo del sito non arrivano a quel livello”).
Si procede dunque, senza nostalgia, in una transizione che, all’interno dell’organizzazione, passa per l’integrazione della redazione web con quella tradizionale. Un processo non sempre facile, vista la delicatezza dei meccanismi che regolano la produzione di notizie in un giornale, ma che, secondo Sulzberger, “è stato infine abbracciato e supportato dai giornalisti una volta che hanno capito l’idea”.
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e-government
In articoli, il manifesto on 18 Gennaio , 2007 at 6:03 pm
Back-office e cooperazione. Sono un’espressione inglese e una parola molto di moda di questi tempi i due assi portanti dell’e-government italiano prossimo venturo. Li ha enunciati il ministro per le Riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione martedì scorso a Roma presentando le sue strategie per il governo elettronico nazionale. Dopo avere disseminato indizi in convegni, norme della finanziaria, audizioni al Senato, disegni di legge e documenti vari, Luigi Nicolais ha dato così corpo e unità a una filosofia di innovazione fin qui apparsa promettente ma un po’ disorganica.
Sette linee d’azione e altrettanti obiettivi per portare, entro cinque anni, il tempo di una legislatura, “la piena informatizzazione della Pa italiana”. Sette indirizzi e due cardini, appunto, che segnano una svolta rispetto al predecessore Lucio Stanca. Se l’ex manager di Ibm aveva puntato sulla visibilità dei provvedimenti (magari a scapito della sostanza), quasi ci fosse bisogno di far toccare con mano la tecnologia agli italiani, la linea scelta dal ministro-scienziato prende una strada opposta per concentrarsi su quello che succede dietro lo sportello, il cosiddetto back-office. Read the rest of this entry »
internet
In articoli, il manifesto on 19 Dicembre , 2006 at 7:19 pm
La parola più cliccata su Google nel 2006? Bebo. Chi pensava che il primo posto sarebbe toccato a Paris Hilton deve dunque riflettere. O più semplicemente ammettere che non ha ancora capito bene in che direzione sta andando l’internet da qualche tempo a questa parte. Già perché dietro un termine che suona come un vezzeggiativo si nasconde un servizio di interazione sociale, uno di quei siti in cui i ragazzi (ma non solo loro) creano pagine web, le personalizzano attraverso contenuti propri e, a partire da lì, sviluppano rapporti con coetanei di tutto il mondo. Read the rest of this entry »
internet
In articoli, il manifesto on 11 Dicembre , 2006 at 11:48 am
Agenti intelligenti, ontologie, pubblici attivi. Gli ingredienti della rete prossima ventura spaziano tra fantascienza, filosofia e democrazia. Un po’ come se Asimov, Aristotele e le masse virtuali si incontrassero per progettare una rete in cui le macchine sono in grado di parlarsi grazie a un linguaggio comune e alla collaborazione umana. Sul nome di questa nuova frontiera non c’è accordo. Qualcuno preferisce il classico «web semantico», altri optano per un futuristico «web 3.0».
Quel che è certo è che di queste prospettive si parla sempre più spesso in articoli di testate non specialistiche (qualche settimana fa l’ha fatto nientemeno che il New York Times) e in convegni sull’argomento (l’ultimo in ordine di tempo, affollatissimo, organizzato dalla Fondazione Ibm la settimana scorsa). Non abbiamo ancora finito di esplorare le potenzialità del cosiddetto web 2.0 – così sono chiamati i servizi alla YouTube o alla Flickr che si fondano sul contributo attivo degli utenti – che già si getta lo sguardo alla nuova frontiera. Per scoprire, magari, che proprio dai germi di questa dimensione collettiva nasceranno i semi del web che verrà. Read the rest of this entry »
e-government
In articoli, il manifesto on 19 Ottobre , 2006 at 7:32 pm
“La natura pubblica della consultazione è coerente con la natura stessa di Internet”. Così la settimana scorsa Luigi Nicolais, Ministro per l’innovazione e le riforme nella Pa, riguardo alla Consultazione sulla Governance di Internet di cui si parla qui sotto. Read the rest of this entry »
e-government, internet
In articoli, il manifesto on 19 Ottobre , 2006 at 7:25 pm
Quale governo per l’internet? Per anni la domanda è rimasta confinata in dibattiti per iniziati impegnati a disquisire di argomenti ostici alle orecchie dei più. Negli ultimi tempi, tuttavia, qualcosa è cambiato. Perché è la rete stessa ad essere mutata. A volerla fare semplice, si potrebbe dire che è una questione di volume. All’internet accede ormai più di un miliardo di persone e nei suoi tubi scorrono agglomerati di bit sempre più voluminosi e pregiati (basti pensare ai film di Hollywood). Read the rest of this entry »
media
In articoli, il manifesto on 3 Agosto , 2006 at 1:05 pm
Non è più tempo di barricate: il futuro è nella terza via. Tra i guru dei nuovi media qualcuno inizia a pensarci seriamente. Finito il periodo dell’opposizione tra testate tradizionali e giornalisti professionisti da una parte, e nuove forme di informazione partecipata dall’altra, è ora la volta di ragionamenti (e di esperimenti) che tentano di conciliare il meglio dei due campi.
Ha cominciato, a inizio luglio, Jeff Jarvis, tra più attenti osservatori del fenomeno, dichiarandosi insoddisfatto di un’espressione che lui stesso ha contributo a diffondere: citizen journalism, giornalismo dei cittadini. Un formula giudicata ora troppo drastica perché divide il mondo dell’informazione in due domini separati, proprio quando le potenzialità dell’internet puntano verso la contaminazione tra professionisti e dilettanti.
C’è bisogno, ha concluso Jarvis, di un nuovo, più sfumato, concetto. Detto, fatto: ecco dunque spuntare dal mondo delle idee il networked journalism (giornalismo a rete), in cui il «pubblico può essere coinvolto in una storia prima che questa sia pubblicata, contribuendo con fatti, domande, suggerimenti». Read the rest of this entry »
internet
In articoli, il manifesto on 29 Giugno , 2006 at 2:10 pm
C’è chi lo usa per licenziare e chi per giurare eterno amore alla moto bicilindrica. Qualunque sia il messaggio, il filo conduttore è il connubio blog e azienda. Un binomio con cui gli esponenti più dinamici dell’universo corporate cercano di adattarsi alle trasformazioni della comunicazione virtuale grazie allo strumento più intimo offerto dal bouquet dei nuovi media, il diario online. Read the rest of this entry »
media
In articoli, il manifesto on 29 Giugno , 2006 at 1:16 pm
Dieci anni di Washington Post online. Per festeggiare il quotidiano americano chiede uno sguardo sul futuro a Jay Rosen di PressThink, popolare blog dedicato alla stampa ai tempi dell’Internet di massa. Il risultato sono alcune intuizioni su cui tutti gli esponenti dell’universo informativo tradizionale (giornali italiani e manifesto compresi) possono meditare. Soprattutto, se tra dieci anni sperano di essere ancora in giro a spegnere altre candeline. Read the rest of this entry »
In articoli, il manifesto on 29 Giugno , 2006 at 11:22 am
Si fa presto a dire blog aziendale. In teoria, bastano due ingredienti: un sito che abbia forma di diario online e il nome di un’impresa da associargli. Nella pratica, il discorso è un po’ più complesso di così.
Se il fine è lo stesso – far vivere il marchio in un universo dove autenticità, personalizzazione e apertura al dialogo contano di più – i mezzi sono i più svariati. A parte la forma (classica disposizione delle notizie in ordine cronologico, dalla più recente alla più vecchia), i corporate blog sono infatti creature multiformi. Read the rest of this entry »