Non solo Facebook o MySpace: le comunità del Web 2.0 continuano a crescere anche in ambito professionale, rivoluzionando il recruiting. È il caso di LinkedIn e delle sue declinazioni italiane (da MilanIn a ModenaIn)
“L’unico strumento di business efficace sono i social network. Specialmente in questi tempi di crisi quando tutti sono più diffidenti e il marketing fallisce”. Francesco Cariati, 21 anni, titolare di un’azienda di consulenza informatica a Milano non ha dubbi: le chiavi per sopravvivere alla recessione e magari prosperare sono due, le relazioni e la fiducia. E lui sa di cosa parla. Lo scorso anno l’80% dei suoi clienti se lo è conquistato grazie a MilanIn, il social network professionale nato nel 2005 per iniziativa di un gruppo di utenti milanesi di LinkedIn, il più diffuso servizio di interazione sociale del mondo dedicato al business.
MilanIn (5 mila iscritti), come i suoi 30 omologhi sorti nel frattempo in tutta Italia e raccolti nel network Club-In, unisce virtuale e reale all’insegna dei contatti e dello scambio di informazioni finalizzate agli affari. Parte dal web per organizzare eventi locali diretti alla rete dei partecipanti (oltre 100 in tutta Italia lo scorso anno). “Vai agli incontri – spiega Pierpaolo Pozzati, presidente di MilanIn e ClubIn – offri la tua esperienza e quando hai conquistato la fiducia, sono gli stessi membri che si rivolgono a te o raccomandano i tuoi servizi. In un momento in cui alle brochure non crede più nessuno è l’unica soluzione”.









