Raffaele Mastrolonardo's

Archive for the ‘Corriere della sera.it’ Category

I neuroni delle celebrità

In Corriere della sera.it, articoli on 27 Luglio , 2009 at 9:49 am

Nel nostro cervello alcuni gruppi di neuroni si attivano in relazione al «richiamo» dei personaggi famosi

MILANO - Nel cervello di molti americani c’è il neurone di Oprlogo_home_corriereah Winfrey e quello di Halle Berry. Nella materia grigia degli italiani, chissà, saranno probabilmente presenti neuroni dedicati a Belen Rodriguez, Sabrina Ferilli, Raoul Bova (più probabile nelle donne) e, fra i meno giovani, Sofia Loren. Potenza della celebrità e o stranezza della natura umana? Difficile a dirsi, fatto sta che, a quanto pare, i protagonisti del mondo dello spettacolo hanno la capacità di penetrare molto in profondità nel nostro cervello e di rimanerci. Tanto che alla loro immagine o al loro nome tende ad associarsi l’attività di specifiche aree cerebrali.

CELEBRITÀ CEREBRALI - A dirlo è un esperimento condotto da un team di neuroscienziati dell’Università di Leicester in Gran Bretagna che non ha nessuna pretesa di indagare le conseguenze neurologiche della cultura ossessionata dalle celebrità nella quale viviamo. Obiettivo dello studio era capire in che modo il suono o l’immagine di una determinata persona sono in grado di stimolare nel cervello un concetto astratto riferito ad esse e quindi capire meglio come funziona la nostra memoria. A questo scopo gli scienziati inglesi hanno studiato le reazioni di sette pazienti affetti da epilessia ai quali erano stati impiantati degli elettrodi nel cervello. Nel corso dello studio, ai pazienti sono state mostrate le immagini di celebrità, monumenti e luoghi famosi. Il risultato è che determinati neuroni, particolarmente nell’ippocampo, si sono accesi in relazioni a specifici concetti, persone o edifici che fossero. «È importante avere neuroni in grado di fare questo. È così che registriamo i ricordi», ha spiegato al sito del New Scientist Quian Quiroga, autore della ricerca.

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I pirati diventano predatori e lanciano la rete anonima

In Corriere della sera.it, articoli on 24 Luglio , 2009 at 2:29 pm

I creatori di The Pirate Bay lanciano «iPredator» per poter navigare senza essere idelogo_home_corrierentificati

MILANO – Da pirati a predatori. I creatori di The Pirate Bay, il popolare e controverso sito svedese che permette lo scaricamento di contenuti digitali, ne hanno pensata un’altra che rischia di creare nuovi grattacapi all’industria dell’intrattenimento. I bucanieri scandinavi, condannati in primo grado al pagamento di 3 milioni e 600 mila euro di danni alle major del video, si sono lanciati in una nuova impresa che permetterà agli utenti di navigare in rete in totale anonimato. IPREDator, questo il nome del servizio, ha già raccolto l’adesione di circa 180 mila utenti che hanno cominciato in questi giorni a testare il sito. A regime, per garantirsi la navigazione lontana da occhi indiscreti dovranno sborsare circa 5 euro al mese.

FATTA LA LEGGE…. - L’obiettivo è chiaro: consentire agli utenti di navigare in rete senza essere identificati e dunque senza correre il rischio di essere incriminati per le attività svolte online. Il nome stesso del sito è un esplicito riferimento a Ipred, la direttiva europea sulla proprietà intellettuale del 2004, recepita dalla Svezia con una legge entrata in vigore all’inizio di aprile. Il provvedimento permette ai detentori dei diritti d’autore di rivolgersi direttamente ai fornitori di accesso a Internet per ottenere dettagli sugli utenti sospettati di attività che violano la normativa sul copyright. Secondo alcune stime, nei giorni successivi alla promulgazione della legge il traffico dei servizi di file sharing sarebbe calato di un terzo. Allo stesso tempo, però, proprio l’inasprimento delle norme sembra avere fatto aumentare il numero di utenti che ricorrono a sistemi che permettono di navigare in rete senza essere identificati come Dold.se o Relakks. I 180 mila utenti che hanno richiesto di provare IPREDator sembrano dare ragione a queste impressioni.

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I creatori di The Pirate Bay lanciano «iPredator» per poter navigare senza essere identificati

La favola? Meglio parlare con i genitori

In Corriere della sera.it, articoli on 1 Luglio , 2009 at 1:14 pm

logo_home_corriereMILANO – Una buona conversazione vale più di una favola. Leggere storie ai bambini è buona pratica, certo, ma ad influire in modo decisivo sullo sviluppo linguistico nei primi anni di vita sono soprattutto le parole scambiate nell’ambito di un dialogo con gli adulti. Genitori, armatevi di pazienza dunque: parlare ai figli non basta, bisogna soprattutto discutere con loro. Ad affermarlo è uno studio pubblicato sul numero di luglio di Pediatrics, la rivista dell’Accademia americana di Pediatria. Secondo i ricercatori della Scuola di salute pubblica dell’Università della California – Los Angeles che hanno realizzato la ricerca, uno scambio di parole che coinvolge piccoli e grandi ha un effetto positivo sul linguaggio dei bimbi 6 volte superiore alla semplice lettura di un testo. Quanto all’esposizione alla televisione, dicono gli studiosi americani, non ha nessun impatto diretto, positivo o negativo, sulle capacità linguistiche dei bambini. A meno che, fanno notare, i momenti trascorsi davanti allo schermo non costituiscano tempo sottratto a possibili interazioni con mamma e papà.

SBAGLIANDO SI IMPARA – Sì perché non c’è nulla che faccia fiorire le abilità oratorie dei figli come un bel dialogo con i grandi. Il maggiore beneficio di queste conversazioni deriva dalle possibilità offerte ai bambini di sperimentare il linguaggio, ingrandire il proprio vocabolario e ricevere correzioni e indicazioni su un più adeguato impiego della lingua. “Ai bambini piace ascoltare ma migliorano quando sono loro a provare a parlare”, spiega Frederick J. Zimmerman, autore dello studio. “Dategli la possibilità di esprimere quello che hanno in testa anche se è soltanto ‘guu gaa’ o qualcosa di simile”. Per arrivare a simili conclusioni la ricerca ha coinvolto 275 famiglie con bambini di età compresa tra i due mesi e i 4 anni. Nell’arco di sei mesi, ogni famiglia ha fornito le registrazioni di 5 giornate complete dei propri figli consentendo così ai ricercatori di valutare i vari tipi di stimoli linguistici a cui essi erano sottoposti. Dall’analisi delle registrazioni, gli studiosi hanno scoperto che, in media, i bambini ascoltano circa 13 mila parole da parte degli adulti e partecipano più o meno a 400 conversazioni al giorno.

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La morte di “Jacko” manda in tilt Wikipedia

In Corriere della sera.it, articoli on 26 Giugno , 2009 at 1:38 pm

logo_home_corriereL’eccesso di emozione e di partecipazione seguita al decesso del cantante ha causato difficoltà anche alla celebre enciclopedia online e al popolare social network

MILANO - Che fatica star dietro alle notizie ai tempi della rete. Se il ciclo continuo delle news sul web è un rebus per le testate tradizionali che hanno redazioni dedicate a seguire i fatti nella loro evoluzione, anche i media sociali (e i loro milioni di collaboratori) possono soffrire nella rincorsa all’incessante istantaneità. La notizia della morte di Michael Jackson, dalle prime voci fino alla definitiva conferma, è stata in questo senso un banco di prova impegnativo per i principali siti partecipativi. A cominciare dalla regina del genere, Wikipedia dove, a partire dai primi rumors che davano la pop star ricoverata in ospedale, è scattata la guerra delle modifiche alla «voce» in lingua inglese dedicata al cantante.

LA BATTAGLIA DELLE REVISIONI – Tra chi lo spacciava già per deceduto, chi parlava di arresto cardiaco, o di semplice ricovero, c’era anche chi gettava acqua sul fuoco appellandosi a minimi criteri di attendibilità: «Non è morto fino a che una fonte degna di fiducia non lo conferma». Nel mezzo di modifiche, revisioni, restaurazioni e discussioni il sito partecipativo è andato in tilt: «Scusate – recitava ad un certo punto un messaggio che accoglieva i visitatori – questo sito ha delle difficoltà tecniche». Ad un certo punto, per porre fine alla contesa, qualcuno dei redattori di Wikipedia ha aumentato i livelli di protezione inibendo ulteriori modifiche fino a quando la situazione non fosse stata chiarita. Questa mattina, ad acque più calme, l’enciclopedia recita: «Michael Jackson è morto il 25 giugno 2009 all’età di 50 anni, a causa di un sospetto arresto cardiaco o di un attacco di cuore. La causa specifica del decesso deve ancora essere determinata»…

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L’azienda è in crisi? Te lo dice l’e-mail

In Corriere della sera.it, articoli on 23 Giugno , 2009 at 1:08 pm

logo_home_corriereIndagine sulla Enron: nei momenti di difficoltà i dipendenti usano la posta elettronica in modo diverso.

MILANO – Ci si chiude in gruppi ristretti, si parla solo con persone fidate, le informazioni restano all’interno di una cerchia selezionata. Se questo è quello che sta accadendo nella vostra azienda, forse fareste bene a preoccuparvi: grossi guai potrebbe essere in vista. Il suggerimento arriva da una ricerca americana che ha analizzato i percorsi dei messaggi di posta elettronica inviati dai dipendenti della Enron durante gli ultimi 18 mesi di vita del colosso energetico americano fallito alla fine del 2001. Lo studio, realizzato dal Florida Institute of Technology di Melbourne, rivela come nel mese precedente la fine i modelli di comunicazione elettronica tra i dipendenti abbiano subito un brusco mutamento ispirato da diffidenza e paura. Le persone hanno cominciato a scambiarsi messaggi soprattutto all’interno di gruppi ridotti e a non condividere le informazioni con il resto dell’organizzazione. La ricerca è stata presentata alla fine di maggio a Catania in occasione di un simposio internazionale sulle reti complesse.

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Il sito che fa i raggi x ai parlamentari

In Corriere della sera.it, articoli on 16 Giugno , 2009 at 9:55 am

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Debutta OpenParlamento. Presenze, assenze, attività in Aula, leggi presentate: tutte le statistiche con un click

ROMA – Il più ribelle, tra i deputati, è Furio Colombo. Da quando è iniziata la legislatura, dicono i numeri, ha votato il 16,5 per cento delle volte (circa un voto su sei) in contrasto con il suo gruppo, il Pd. Il senatore più presente, invece, è Cristiano De Eccher (Pdl) che divide la prima piazza con il leghista Mandell Valli: entrambi hanno preso parte a 2114 sedute, tutte tranne una. Alla Camera, invece, si distingue per assiduità Gaetano Nastri (Pdl) che si è seduto in aula 3674 volte (su un totale di 3682) per una percentuale del 99,78 per cento. A offrire questi dettagli sull’attività dei nostri rappresentanti a chiunque sia interessato e a rendere più trasparente l’attività legislativa è un sito lanciato oggi: OpenParlamento.

I PIÙ E I MENO – Non c’è più bisogno di essere dei cronisti politici o di imbarcarsi in esplorazioni (sempre un po’ faticose) dei siti istituzionali per sapere cosa accade nelle aule legislative del Belpaese. Basta un clic e, in modo affidabile e chiaro, l’attività degli eletti diventa meno arcana e assume nuove forme. Ecco materializzarsi i ribelli, gli assenteisti, gli assidui ma anche gli stakanovisti, identificati sulla base di un indice dell’attività parlamentare che non tiene conto solo dei voti espressi ma anche degli atti presentati. Per la cronaca, nella contesa della solerzia, l’esito è bipartisan. Angela Napoli del Pdl primeggia tra i deputati più attivi mentre Donatella Poretti del Pd si afferma tra i senatori. Dai singoli ai gruppi, per quanto riguarda le presenze in aula a farla da padrona è la maggioranza. Alla Camera i primi 20 posti sono tutti appannaggio di Pdl e Lega. Mentre al Senato, i rappresentanti dei partiti di governo occupano 18 delle prime 20 posizioni. Un’assiduità, non mancheranno di far notare gli esperti, merito anche dei tanti voti di fiducia che costringono i parlamentari filogovernativi alla presenza.

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La depressione si cura anche online

In Corriere della sera.it, articoli on 8 Giugno , 2009 at 8:22 pm

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Una ricerca dice che per le forme lievi le terapie web possono funzionare

MILANO - La depressione? Si combatte anche su Internet. A dirlo è uno studio appena pubblicato dalla rivista scientifica Australian and New Zealand Journal of Psychiatry: per le forme depressive più lievi – sostiene l’articolo – i programmi di trattamento basati sul web risultano efficaci quanto gli interventi incentrati sul classico faccia a faccia psichiatra-paziente.

SADNESS – A spingere verso l’impiego dei nuovi media nella cura della tristezza patologica è una ricerca che ha monitorato 45 pazienti affetti da forme moderate di depressione sottoposti a un programma virtuale di cura denominato Sadness. Messo a punto dal Centro di ricerca su ansia e depressione del St Vincent’s Hospital di Sydney in Australia, il percorso terapeutico prevede sei lezioni online, una serie di compiti da assolvere a casa propria, contatti settimanali via e-mail con uno specialista e la partecipazione ad un forum virtuale. Risultato: al termine del trattamento, più di un terzo di pazienti coinvolti non presentava più sintomi di depressione; un’efficacia, a detta dei ricercatori australiani, paragonabile a quella dei metodi tradizionali. Con in più, si fa notare, vantaggi logistici e pecuniari. «I trattamenti via Internet possono essere seguiti da casa e sono più economici», ha spiegato al sito dell’emittente australiana Abc Gavin Andrews, direttore del Centro e co-autore dell’articolo. Fra i punti di forza dell’approccio virtuale, secondo Andrews, va inclusa anche la responsabilizzazione dei soggetti depressi: «Il trattamento costringe i pazienti a pensare e a contare su se stessi dal momento che devono documentare i loro progressi sul web». Nel complesso, gli individui sottoposti al test hanno ricevuto in media 8 e-mail dagli specialisti pari a 111 minuti di lavoro dello psichiatra. Un percorso terapeutico tradizionale avrebbe comportato dalle 12 alle 15 ore di contatto faccia a faccia…

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34.7°N, 85.7°E: è il luogo più inaccessibile

In Corriere della sera.it, articoli on 21 Aprile , 2009 at 7:05 pm

logo_home_corriereRealizzata la mappa delle aree più e meno raggiungibili del mondo. Per l’Italia in cima alla lista c’è il Monte Rosa

MILANO – Il luogo più inaccessibile del mondo si trova sull’altipiano del Tibet. Non ha un nome ma, se proprio volete raggiungerlo, potete inserire le seguenti coordinate sul vostro navigatore satellitare: 34.7°N, 85.7°E. Dopodiché preparatevi a un lungo viaggio. Da Lhasa o Korla, gli agglomerati più vicini sufficientemente abitati da meritarsi il nome di città, ci vogliono tre settimane. Per la precisione, un giorno di macchina e venti a piedi in un percorso che l’altitudine (5.200 metri) e un terreno non propriamente liscio sconsigliano ai viaggiatori inesperti o poco in forma. Nel caso siate temerari, buona fortuna. Se invece non avete velleità da turisti estremi, potete divertirvi a trovare altri luoghi egualmente difficili da raggiungere sulle mappe messe a punto dai ricercatori del Joint Research Center dell’Unione europea che valutano, appunto, l’accessibilità delle varie aree della terra.

ADDIO ISOLAMENTO – Gli scienziati del centro (che ha sede in Italia, a Ispra in provincia di Varese) hanno infatti elaborato una serie di cartine geografiche che danno un’idea di quanto siano remoti i differenti luoghi del globo sulla base di un concetto molto semplice: quanto ci vuole ad arrivarci a partire dalla più vicina città di almeno 50 mila abitanti? Pubblicate sul World Development Report 2009 della Banca Mondiale e riprese dal «New Scientist», queste rappresentazioni visuali offrono una prospettiva che non stupisce: nel nostro mondo globalizzato di selvaggio e misterioso resta poco. Per esempio, ci dicono le cartine, meno del 10 per cento delle aree del mondo si trova a più di 48 ore di viaggio via terra dalla città più prossima. Due giorni, insomma e addio sudato isolamento. Ma per gli amanti della solitudine le brutte notizie non sono finite qui. Anche i luoghi solitamente ritenuti più inaccessibili non lo sono più così tanto. In Amazzonia, per esempio, l’estesa rete fluviale e il crescente numero di strade ha ridotto al 20 per cento la superficie che dista più di due giornate dal centro urbano più vicino. Tanto vale, se progettate un viaggio lontano dalla civiltà, andare in Quebec, il cui territorio, dal punto di vista dell’accessibilità, offre una proporzione simile e anche meno zanzare. Nel complesso, più di metà della popolazione mondiale vive a meno di un’ora da una città. «L’aspetto più drammatico di questa mappa è che rivela quante poche zone del mondo possono ancora essere considerate remote» ci racconta Andrew Nelson, uno degli autori delle mappe.

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Domino’s Pizza in crisi per colpa di un video

In Corriere della sera.it, articoli on 16 Aprile , 2009 at 2:34 pm

logo_home_corriereLa grande catena di pizzerie fast-food in difficoltà per le immagini di due dipendenti postate su YouTube

STATI UNITI – Non si scherza con il cibo nell’epoca dei media sociali. Soprattutto se sei una multinazionale del fast food. Per informazioni chiedere a Domino’s Pizza, catena americana da 1 miliardo e 400 milioni di dollari di fatturato, presente in 60 paesi del mondo che, dal punto di vista dell’immagine, sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia. Tutta colpa di due dipendenti che hanno pubblicato su YouTube un video con le loro imprese, per così dire, “goliardiche” nella cucina di una pizzeria Domino’s di Conover, cittadina di 7.500 abitanti in North Carolina. Potenza della rete, mercoledì sera, prima che il file venisse rimosso dalla popolare piattaforma, era già stato visto più di un milione di volte. E mentre la notizia rimbalzava su blog, Twitter e magazine online, fa notare il New York Times, una ricerca su Google per il termine “Dominos” restituiva un link alla vicenda in 5 dei primi 12 risultati.

DISGUSTO IN CUCINA – Una crisi di reputazione in piena regola ai tempi dei new media, dunque. Nel video incriminato, infatti, uno dei due dipendenti (Michael Setzer, 32 anni) si infila pezzi di formaggio nel naso prima di guarnire i panini che sta preparando, ripete la stessa operazione con un peperone (che però, magnanimamente, getta nella spazzatura), starnutisce su alcuni alimenti e, dulcis in fundo, emette flatulenze su una fetta di salame. Il tutto accompagnato dai commenti e dalle risate della collega Kristy Hammonds, 31 anni, che registra la sequenza e parla di “ingredienti speciali”. In un altra sequenza, Setzer lava le pentole con una spugna da cucina dopo essersela passata tra le natiche.

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La lezione? Meglio sull’ipod

In Corriere della sera.it on 21 Febbraio , 2009 at 4:35 pm

logo_home_corriereStudio dell’Università di New York: risultati migliori dagli studenti che si avvalgono dei podcast

Saltare le lezioni non danneggia le prestazioni agli esami universitari. A patto però di armarsi di iPod e cuffiette e di ascoltare l’audio della spiegazione del professore sul lettore digitale. La conclusione un po’ sorprendente, e di certo non sgradita alle truppe di «bigiatori», arriva dagli Stati Uniti.

Uno studio significativamente intitolato Can podcasts replace Professors? e condotto dagli psicologi della State University of New York afferma infatti che gli studenti che fruiscono delle lezioni tramite podcast ottengono nei test risultati superiori ai compagni che ascoltano le parole del docente dal vivo.

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I giornali Usa e l’amore-odio per la Rete

In Corriere della sera.it, articoli on 19 Dicembre , 2008 at 5:26 pm

Uno studio indaga le strategie web delle 100 più importanti testate americane

logo_home_corriere.gif«Quanti soldi abbiamo perso con l’edizione online? E quanti ne avremmo persi se non l’avessimo avuta?». Se lo chiedeva qualche anno fa il Wall Street Journal. Il paradosso espresso dal giornale oggi di Rupert Murdoch sintetizza il rapporto di amore-odio dell’editoria con il nuovo mezzo.

Che da una parte ha sottratto lettori ai quotidiani ma dall’altra è una risorsa imprescindibile per quei giornali che non si rassegnano a sparire. Proprio questa relazione complessa è oggi esplorata nel dettaglio da uno studio realizzato dal Bivings Group, società americana di comunicazione web, che anche quest’anno ha realizzato un’analisi su come le 100 maggiori testate americane utilizzano la Rete.

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A ognuno il proprio lato B. Gli scimpanzé si rconoscono di spalle

In Corriere della sera.it, articoli on 24 Settembre , 2008 at 1:48 pm

Sono i nostri parenti più prossimi nel mondo animale. Lo dicono le ricerche sul patrimonio genetico, lo confermano le preferenze anatomiche. A cominciare da quelle relative al lato b: su questo esseri umani e scimpanzé non sono diversi. Entrambe le specie, infatti, paiono incredibilmente attente alle virtù «posteriori» dei loro simili. E se nel caso dell’homo sapiens questa fissazione è testimoniata da centinaia di cartelloni pubblicitari che mettono in mostra glutei formosi, i nostri cugini animali non sono da meno: il loro interesse per le chiappe, a quanto pare, è tale da renderli capaci di riconoscere i compagni anche quando li vedono di spalle.

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Anche Wall Street vuole la Rete sociale

In Corriere della sera.it, articoli on 29 Agosto , 2007 at 4:19 pm

logo_home_corriere.gifNEW YORK – Soddisfatti o rimborsati. É questa la provocazione lanciata da Spokeo, servizio Internet nato nemmeno un mese fa. Agli utenti che proveranno il sito per una settimana senza esserne conquistati verranno infatti regalati 5 dollari.

L’ardita mossa dice due cose: i ragazzi che hanno sviluppato Spokeo sono molto sicuri di sé; per farsi notare in un settore molto competitivo è necessario ricorrere a tutti i trucchi del marketing. Non potrebbe essere diversamente, dopo tutto, perché il neonato servizio non agisce in un ambito qualunque, ma nel campo più caldo del momento: il cosiddetto social networking, che identifica quei siti che permettono agli utenti di creare dei propri spazi virtuali personali, arricchirli di foto, video e blog e, soprattutto, consentono di conoscere altre persone.

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Yahoo! si difende: “dovevamo obbedire”

In Corriere della sera.it, articoli on 29 Agosto , 2007 at 4:15 pm

logo_home_corriere.gifWASHINGTON - «Abbiamo solo rispettato la legge». L’ultima versione della linea difensiva di Yahoo! nel caso che la vede accusata di avere aiutato le autorità locali ad incarcerare e condannare due giornalisti dissidenti cinesi chiama in causa l’obbligo di obbedire alla legislazione del posto. Questa strategia di difesa è esposta nella risposta presentata il 27 agosto alla Corte distrettuale della California del Nord, in replica alle richieste di Human Rights USA, associazione non governativa che monitora il rispetto dei diritti umani da parte degli Stati Uniti. Nell’aprile scorso l’organizzazione aveva presentato alla Corte, per conto dei giornalisti arrestati e dei loro familiari, una richiesta di risarcimento ai danni di Yahoo!.

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Quel titolo piace. A Google

In Corriere della sera.it, articoli on 6 Febbraio , 2007 at 10:56 am

logo_home_corriere.gifFantasia, creatività, giochi di parole. E un solo obiettivo: catturare con un colpo ad effetto l’attenzione del lettore. L’arte del titolo, coltivata nelle redazioni con il rispetto che si deve a una disciplina di grande tradizione, è in crisi. Tutta colpa, a leggere un articolo del magazine online Cnet, dei motori di ricerca che, in quanto macchine, sono dei lettori un po’ ottusi: non vogliono farsi stupire e nemmeno appaiono inclini a ridere di un’ardita associazione. Anzi, preferiscono un linguaggio piano e termini strettamente correlati con il contenuto della notizia.

Addio fantasia, dunque? Forse. Anche perché, sempre più spesso, è a questi clienti artificiali che un giornalista online pensa quando deve decidere come titolare un pezzo. La ragione è semplice: una crescente quantità di traffico (e, grazie a questo, di pubblicità) arriva sui siti Web delle maggiori testate passando attraverso Google e compagni. Risultato: su Internet, per farsi trovare dai lettori in carne ed ossa bisogna mettere in soffitta le pratiche tramandate negli anni tra una scrivania di un giornale e l’altra e seguire le regole di una disciplina più fredda ma molto efficace, la Search Engine Optimization (SEO), che raccoglie tutti quegli accorgimenti per massimizzare le probabilità di un sito di figurare in alto nei risultati di una ricerca Internet.

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Enti pubblici informatizzati in 5 anni

In Corriere della sera.it, articoli on 16 Gennaio , 2007 at 5:55 pm

logo_home_corriere.gifROMA – Alle volte è necessario fare un passo indietro. Serve per prendere lo slancio e spiccare il volo. È quello che cercherà di fare la Pubblica amministrazione italiana nei prossimi 5 anni seguendo le Linee strategiche per l’e-government presentate martedì a Roma dal ministro per le Riforme e l’Innovazione Luigi Nicolais.

Il passo indietro è quello effettuato rispetto al predecessore Lucio Stanca: al posto di una «tecnologizzazione» spinta e un po’ gridata ecco una maggiore attenzione a ciò che accade dietro le quinte, ai processi e alle procedure che spesso sono il vero ostacolo all’erogazione di servizi efficienti per il cittadino. Il salto in alto, che dovrebbe portare all’auspicato volo, è quello sintetizzato dalle Ali – Alleanze locali per l’innovazione – che permetteranno a 4700 piccoli comuni di usufruire e proporre servizi tecnologici in modalità associata, grazie a 30 milioni di euro di finanziamento. Con conseguente risparmio e miglioramento dell’offerta a cittadini e imprese.

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A Roma un summit per governare la rete

In Corriere della sera.it, articoli on 20 Dicembre , 2006 at 5:25 pm

logo_home_corriere.gifROMA – Quale governo per la rete? A lungo la questione è rimasta confinata in poco affollate riunioni tra specialisti. Ma con il crescere della popolazione dei navigatori, il moltiplicarsi dei servizi e l’entusiasmante protagonismo degli utenti stessi la questione sulla necessità o meno di una sorta di costituzione dell’Internet ha cominciato farsi più pressante. E a fare capolino al di fuori di convegni per iniziati.

Se ne è parlato lo scorso anno in occasione del World summit on the information society delle Nazioni Unite di Tunisi. Si è proseguito il ragionamento all’inizio di novembre presso l’Internet Governance Forum tenutosi ad Atene, dove fu proprio il governo italiano a proporre la redazione di un Carta dei diritti e dei doveri della Rete. E se ne continuerà a parlare a Roma nel maggio prossimo in una conferenza internazionale sul tema annunciata ieri dal sottosegretario all’Innovazione Beatrice Magnolfi.

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La commissione europea “minaccia YouTube”

In Corriere della sera.it, articoli on 20 Ottobre , 2006 at 5:32 pm

logo_home_corriere.gifLONDRA – La proposta di revisione della direttiva «Televisione senza frontiere» del 1989 da parte della Commissione europea non smette di suscitare perplessità e polemiche. A lamentarsi, questa volta, non sono le associazioni dei consumatori che temono il rilassamento delle regole sulla pubblicità che permetterebbe alle emittenti di trasmettere gli spot quando preferiscono.

Sul piede di guerra ci sono ora gli internet provider e tutti coloro che sono interessati al business dei contenuti virtuali. Focolaio della protesta, ancora una volta, la Gran Bretagna. Nel Paese più euroscettico del continente la proposta del Commissario Viviane Reding, che estende il concetto di emittente anche a servizi che offrono video on demand e videoclip sul cellulare, è vista come un ostacolo allo sviluppo del mercato audiovisivo digitale. E, aspetto non secondario, come una minaccia alla libertà di espressione dei milioni di utenti che si dilettano su internet con le immagini in movimento.

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E’ Grillo la bandiera del blog europeo

In Corriere della sera.it, articoli on 16 Ottobre , 2006 at 5:37 pm

logo_home_corriere.gifViene da uno dei più implacabili fustigatori dei costumi nazionali un piccolo ma significativo primato per il nostro Paese. E’ di Beppe Grillo (e dunque italiano), infatti, l’unico blog del vecchio continente in grado di contrastare l’egemonia americana nella classifica dei 100 diari online più influenti del mondo.

A confermare il successo virtuale del comico genovese è un’indagine sull’autorevolezza dei blog redatta da Technorati e Edelman che colloca il sito di Grillo al 28esimo posto assoluto, preceduto quasi esclusivamente da siti a stelle e strisce. Mentre la dimensione della blogosfera europea cresce, la ricerca rivela che a farla da padroni in termini di influenza (calcolata sulla base del numero dei link ricevuti) sono sempre e comunque gli americani che, se non fosse per quello strano fenomeno del Belpaese, raccoglierebbero la posta piena. Tanto per fare un esempio, per trovare il più importante blog britannico bisogna scendere fino al 139esimo posto.

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Ora la Formula 1 aiuta le aziende

In Corriere della sera.it, articoli on 3 Ottobre , 2006 at 5:41 pm

logo_home_corriere.gifSi sente dire così spesso che è ormai quasi diventato un luogo comune: è la strategia di gara che decide le sorti di un Gran Premio di Formula 1. Più del pilota e della sua abilità di sorpasso è infatti la corretta valutazione di particolari come la quantità di carburante nel serbatoio e il momento giusto per la sosta del cambio gomme che influenzano l’esito di una gara. Una serie di micro-decisioni che i team automobilistici prendono con l’aiuto di sofisticatissimi sistemi informatici in grado di immagazzinare migliaia di dati, di tenere conto di centinaia di variabili e di sviluppare fino a 8 milioni di scenari per ogni Gp. Risultato: in ogni momento il box di una squadra di Formula 1 sa quale è la tattica di gara che offre la più alta possibilità di successo.

DALLA PISTA ALL’UFFICIO – Questi raffinati e flessibili strumenti di elaborazione di strategie cessano da ora di essere confinati al mondo delle corse per estendersi all’intero universo aziendale. E a promuovere il salto dai box di Monte Carlo agli uffici è proprio uno dei principali team di Formula 1: la McLaren. La scuderia di Ron Dennis, attraverso la controllata McLaren Applied Technologies, proporrà infatti alle aziende una versione adattata del suo software analitico per consentire al management di prendere decisioni più informate. Una volta immagazzinati dentro il sistema i dati relativi all’azienda, al mercato, al contesto geopolitico e inserite le varie opzioni decisionali, il software aiuterà i manager a scegliere la strategia commerciale che ha le maggiori possibilità di successo.

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Microsoft “rilancia” con Live Search

In Corriere della sera.it, articoli on 14 Settembre , 2006 at 5:46 pm

logo_home_corriere.gifCome a «guardie e ladri». Con i ruoli che si invertono di volta in volta . Esattamente come nel popolare gioco da bambini (nell’era pre-PlayStation ovviamente), Microsoft e Google giocano a inseguirsi. E a seconda del terreno della competizione, ora sono i due ragazzi terribili di Mountain View a rincorrere (come nel caso delle applicazioni per la produttività in ufficio), ora è il vecchio Bill Gates che si affanna per colmare la distanza, come succede quando si parla di motori di ricerca.

E’ proprio questo infatti il settore in cui il fiato del fondatore della Microsoft appare più corto al confronto con gli agguerriti rivali. E appunto nel campo più avverso Microsoft spera oggi di recuperare terreno con una nuova mossa: il lancio del nuovo search engine della casa, Live Search che esce oggi dalla fase di test pubblico cominciata il marzo scorso.

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