memoria, neuroni, scienza
In Corriere della sera.it, articoli on 27 Luglio , 2009 at 9:49 am
Nel nostro cervello alcuni gruppi di neuroni si attivano in relazione al «richiamo» dei personaggi famosi
MILANO - Nel cervello di molti americani c’è il neurone di Opr
ah Winfrey e quello di Halle Berry. Nella materia grigia degli italiani, chissà, saranno probabilmente presenti neuroni dedicati a Belen Rodriguez, Sabrina Ferilli, Raoul Bova (più probabile nelle donne) e, fra i meno giovani, Sofia Loren. Potenza della celebrità e o stranezza della natura umana? Difficile a dirsi, fatto sta che, a quanto pare, i protagonisti del mondo dello spettacolo hanno la capacità di penetrare molto in profondità nel nostro cervello e di rimanerci. Tanto che alla loro immagine o al loro nome tende ad associarsi l’attività di specifiche aree cerebrali.
CELEBRITÀ CEREBRALI - A dirlo è un esperimento condotto da un team di neuroscienziati dell’Università di Leicester in Gran Bretagna che non ha nessuna pretesa di indagare le conseguenze neurologiche della cultura ossessionata dalle celebrità nella quale viviamo. Obiettivo dello studio era capire in che modo il suono o l’immagine di una determinata persona sono in grado di stimolare nel cervello un concetto astratto riferito ad esse e quindi capire meglio come funziona la nostra memoria. A questo scopo gli scienziati inglesi hanno studiato le reazioni di sette pazienti affetti da epilessia ai quali erano stati impiantati degli elettrodi nel cervello. Nel corso dello studio, ai pazienti sono state mostrate le immagini di celebrità, monumenti e luoghi famosi. Il risultato è che determinati neuroni, particolarmente nell’ippocampo, si sono accesi in relazioni a specifici concetti, persone o edifici che fossero. «È importante avere neuroni in grado di fare questo. È così che registriamo i ricordi», ha spiegato al sito del New Scientist Quian Quiroga, autore della ricerca.
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anonimato, pirateria, The Pirate Bay
In Corriere della sera.it, articoli on 24 Luglio , 2009 at 2:29 pm
I creatori di The Pirate Bay lanciano «iPredator» per poter navigare senza essere ide
ntificati
MILANO – Da pirati a predatori. I creatori di The Pirate Bay, il popolare e controverso sito svedese che permette lo scaricamento di contenuti digitali, ne hanno pensata un’altra che rischia di creare nuovi grattacapi all’industria dell’intrattenimento. I bucanieri scandinavi, condannati in primo grado al pagamento di 3 milioni e 600 mila euro di danni alle major del video, si sono lanciati in una nuova impresa che permetterà agli utenti di navigare in rete in totale anonimato. IPREDator, questo il nome del servizio, ha già raccolto l’adesione di circa 180 mila utenti che hanno cominciato in questi giorni a testare il sito. A regime, per garantirsi la navigazione lontana da occhi indiscreti dovranno sborsare circa 5 euro al mese.
FATTA LA LEGGE…. - L’obiettivo è chiaro: consentire agli utenti di navigare in rete senza essere identificati e dunque senza correre il rischio di essere incriminati per le attività svolte online. Il nome stesso del sito è un esplicito riferimento a Ipred, la direttiva europea sulla proprietà intellettuale del 2004, recepita dalla Svezia con una legge entrata in vigore all’inizio di aprile. Il provvedimento permette ai detentori dei diritti d’autore di rivolgersi direttamente ai fornitori di accesso a Internet per ottenere dettagli sugli utenti sospettati di attività che violano la normativa sul copyright. Secondo alcune stime, nei giorni successivi alla promulgazione della legge il traffico dei servizi di file sharing sarebbe calato di un terzo. Allo stesso tempo, però, proprio l’inasprimento delle norme sembra avere fatto aumentare il numero di utenti che ricorrono a sistemi che permettono di navigare in rete senza essere identificati come Dold.se o Relakks. I 180 mila utenti che hanno richiesto di provare IPREDator sembrano dare ragione a queste impressioni.
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I creatori di The Pirate Bay lanciano «iPredator» per poter navigare senza essere identificati
bambini, linguaggio, sviluppo
In Corriere della sera.it, articoli on 1 Luglio , 2009 at 1:14 pm
MILANO – Una buona conversazione vale più di una favola. Leggere storie ai bambini è buona pratica, certo, ma ad influire in modo decisivo sullo sviluppo linguistico nei primi anni di vita sono soprattutto le parole scambiate nell’ambito di un dialogo con gli adulti. Genitori, armatevi di pazienza dunque: parlare ai figli non basta, bisogna soprattutto discutere con loro. Ad affermarlo è uno studio pubblicato sul numero di luglio di Pediatrics, la rivista dell’Accademia americana di Pediatria. Secondo i ricercatori della Scuola di salute pubblica dell’Università della California – Los Angeles che hanno realizzato la ricerca, uno scambio di parole che coinvolge piccoli e grandi ha un effetto positivo sul linguaggio dei bimbi 6 volte superiore alla semplice lettura di un testo. Quanto all’esposizione alla televisione, dicono gli studiosi americani, non ha nessun impatto diretto, positivo o negativo, sulle capacità linguistiche dei bambini. A meno che, fanno notare, i momenti trascorsi davanti allo schermo non costituiscano tempo sottratto a possibili interazioni con mamma e papà.
SBAGLIANDO SI IMPARA – Sì perché non c’è nulla che faccia fiorire le abilità oratorie dei figli come un bel dialogo con i grandi. Il maggiore beneficio di queste conversazioni deriva dalle possibilità offerte ai bambini di sperimentare il linguaggio, ingrandire il proprio vocabolario e ricevere correzioni e indicazioni su un più adeguato impiego della lingua. “Ai bambini piace ascoltare ma migliorano quando sono loro a provare a parlare”, spiega Frederick J. Zimmerman, autore dello studio. “Dategli la possibilità di esprimere quello che hanno in testa anche se è soltanto ‘guu gaa’ o qualcosa di simile”. Per arrivare a simili conclusioni la ricerca ha coinvolto 275 famiglie con bambini di età compresa tra i due mesi e i 4 anni. Nell’arco di sei mesi, ogni famiglia ha fornito le registrazioni di 5 giornate complete dei propri figli consentendo così ai ricercatori di valutare i vari tipi di stimoli linguistici a cui essi erano sottoposti. Dall’analisi delle registrazioni, gli studiosi hanno scoperto che, in media, i bambini ascoltano circa 13 mila parole da parte degli adulti e partecipano più o meno a 400 conversazioni al giorno.
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open government, openparlamento, politica
In Corriere della sera.it, articoli on 16 Giugno , 2009 at 9:55 am

Debutta OpenParlamento. Presenze, assenze, attività in Aula, leggi presentate: tutte le statistiche con un click
ROMA – Il più ribelle, tra i deputati, è Furio Colombo. Da quando è iniziata la legislatura, dicono i numeri, ha votato il 16,5 per cento delle volte (circa un voto su sei) in contrasto con il suo gruppo, il Pd. Il senatore più presente, invece, è Cristiano De Eccher (Pdl) che divide la prima piazza con il leghista Mandell Valli: entrambi hanno preso parte a 2114 sedute, tutte tranne una. Alla Camera, invece, si distingue per assiduità Gaetano Nastri (Pdl) che si è seduto in aula 3674 volte (su un totale di 3682) per una percentuale del 99,78 per cento. A offrire questi dettagli sull’attività dei nostri rappresentanti a chiunque sia interessato e a rendere più trasparente l’attività legislativa è un sito lanciato oggi: OpenParlamento.
I PIÙ E I MENO – Non c’è più bisogno di essere dei cronisti politici o di imbarcarsi in esplorazioni (sempre un po’ faticose) dei siti istituzionali per sapere cosa accade nelle aule legislative del Belpaese. Basta un clic e, in modo affidabile e chiaro, l’attività degli eletti diventa meno arcana e assume nuove forme. Ecco materializzarsi i ribelli, gli assenteisti, gli assidui ma anche gli stakanovisti, identificati sulla base di un indice dell’attività parlamentare che non tiene conto solo dei voti espressi ma anche degli atti presentati. Per la cronaca, nella contesa della solerzia, l’esito è bipartisan. Angela Napoli del Pdl primeggia tra i deputati più attivi mentre Donatella Poretti del Pd si afferma tra i senatori. Dai singoli ai gruppi, per quanto riguarda le presenze in aula a farla da padrona è la maggioranza. Alla Camera i primi 20 posti sono tutti appannaggio di Pdl e Lega. Mentre al Senato, i rappresentanti dei partiti di governo occupano 18 delle prime 20 posizioni. Un’assiduità, non mancheranno di far notare gli esperti, merito anche dei tanti voti di fiducia che costringono i parlamentari filogovernativi alla presenza.
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internet, social media, Web 2.0, YouTube
In Corriere della sera.it, articoli on 16 Aprile , 2009 at 2:34 pm
La grande catena di pizzerie fast-food in difficoltà per le immagini di due dipendenti postate su YouTube
STATI UNITI – Non si scherza con il cibo nell’epoca dei media sociali. Soprattutto se sei una multinazionale del fast food. Per informazioni chiedere a Domino’s Pizza, catena americana da 1 miliardo e 400 milioni di dollari di fatturato, presente in 60 paesi del mondo che, dal punto di vista dell’immagine, sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia. Tutta colpa di due dipendenti che hanno pubblicato su YouTube un video con le loro imprese, per così dire, “goliardiche” nella cucina di una pizzeria Domino’s di Conover, cittadina di 7.500 abitanti in North Carolina. Potenza della rete, mercoledì sera, prima che il file venisse rimosso dalla popolare piattaforma, era già stato visto più di un milione di volte. E mentre la notizia rimbalzava su blog, Twitter e magazine online, fa notare il New York Times, una ricerca su Google per il termine “Dominos” restituiva un link alla vicenda in 5 dei primi 12 risultati.
DISGUSTO IN CUCINA – Una crisi di reputazione in piena regola ai tempi dei new media, dunque. Nel video incriminato, infatti, uno dei due dipendenti (Michael Setzer, 32 anni) si infila pezzi di formaggio nel naso prima di guarnire i panini che sta preparando, ripete la stessa operazione con un peperone (che però, magnanimamente, getta nella spazzatura), starnutisce su alcuni alimenti e, dulcis in fundo, emette flatulenze su una fetta di salame. Il tutto accompagnato dai commenti e dalle risate della collega Kristy Hammonds, 31 anni, che registra la sequenza e parla di “ingredienti speciali”. In un altra sequenza, Setzer lava le pentole con una spugna da cucina dopo essersela passata tra le natiche.
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