Il prezzo della denuncia

Le frontiere delle notizie non sono tutte uguali. Ci sono quelle virtuali, raccontatequi sopraa fianco, e ce ne sono di reali e pericolosamente concrete: macchine bruciate, minacce di morte, pallottole inviate in busta o recapitate direttamente nell’auto. Il giornalismo contemporaneo cambia pelle, soffre l’avvento delle nuove tecnologie che sgretolano modelli di business consolidati e aprono opportunità ancora non del tutto esplorate. Alla fine però, rete o carta, il principio resta (o dovrebbe restare) sempre quello: raccogliere fatti e farli diventare notizia, costi quel che costi.

Il punto è che – quotidiano o sito Internet – ci sono luoghi dove costa di più, come certe aree del nostro Mezzogiorno. Taci infame. Vite di cronisti dal fronte del sud (il Saggiatore, 2010) di Walter Molino racconta del sovrapprezzo di rischio e solitudine che sborsa chi fa il giornalista in Sicilia, Calabria, Campania e tratta di argomenti che toccano gli interessi della criminalità organizzata.

E’ un’imposta indiretta che interessa tanto reporter di lungo corso quanto giovani alle prime armi. C’è chi la paga da trent’anni, come Rosaria Capacchione, cronista di giudiziaria del Mattino di Napoli e chi ha appena cominciato a versare il tributo, come Angela Corica, collaboratrice del quotidianoCalabria Ora.

Continua a leggere qui

Una legge 2.0 che fa bene anche a noi

«L’idea è stimolante visto che si tratta dell’iniziativa di un Paese sovrano che decide di fasi carico del problema della libertà di stampa ai tempi della rete». A Guido Scorza, avvocato, sempre in prima linea per la difesa della libertà di espressione la Icelandic Modern Media Initiative (IMMI) piace. La apprezza nel merito, nel metodo e per le possibili ripercussioni in un’Italia sempre a rischio bavaglio. «E’ bello che abbiano deciso di non inventare di nuovo la ruota ma di prendere il meglio delle varie legislazioni già in essere nel mondo. E’ una modalità 2.0».

Tra i Paesi citati come modello noi non ci siamo…

E questo è sintomatico. Dopo tutto, l’attuale orientamento italiano diverge molto dai principi espressi nella proposta.

Un paradiso contro i bavagli

Una proposta in discussione in parlamento potrebbe trasformare l’isola artica nella terra promessa della libertà di stampa: un luogo dove editori e giornalisti vorrebbero trasferirsi per sfuggire alla censura

L’isola che non c’è ma potrebbe esserci è lontana (in particolare dall’Italia), piena di vulcani e, soprattutto, senza bavagli che limitino il desiderio di informare di giornalisti e blogger. Ai suoi abitanti garantisce le più sofisticate protezioni giuridiche alla libertà di espressione. Ai poteri di tutti i tipi impone per legge il massimo rispetto del diritto di parola e l’estrema trasparenza. Al resto del mondo offre un esempio virtuoso da seguire, agli editori un rifugio, a chiunque un computer dove ospitare documenti che si vogliono far conoscere al pubblico, senza rischi di vederli sequestrati.

Un’isola così non c’è ancora ma potrebbe materializzarsi molto presto nel caso una proposta di legge in discussione nel parlamento islandese ricevesse il via libera dall’assemblea. Si chiama Icelandic Modern Media Initiative (IMMI) e, se approvata, trasformerebbe l’Islanda nella terra promessa della libertà di stampa, un luogo dove editori e reporter avrebbero grande interesse a stabilirsi e operare.

«E’ un po’ quello che accade con i paradisi fiscali», dice Smari McCarthy, dell’associazione Icelandic Digital Freedoms Society tra i sostenitori dell’iniziativa. «Solo che qui le aziende editoriali non verrebbero per pagare meno tasse ma per godere di norme che tutelano al meglio la loro attività».

Continua a leggere qui

Leggiamolo sul telefonino

Se il quotidiano di carta è la preghiera mattutina dell’uomo moderno cosa succede quando va sul telefonino? Per trovare una risposta abbiamo escluso tutte le altre fonti e per una settimana ci siamo informati solo sul piccolissimo schermo. Tra stupore e claustrofobia, diario di una cavia delle news mobili

Niente tv, niente giornali, radio manco a parlarne. Quanto al web, non è così facile, ma alla fine anche quello, con alcune eccezioni, è stato escluso. Nessun dubbio invece per le riviste (assolutamente no), mentre sul fronte locandine un po’ di tolleranza si è rivelata necessaria: tapparsi gli occhi nelle vicinanze di ogni edicola è difficile se si è distratti e pericoloso se si cammina sul marciapiede stretto di una strada trafficata. Discorso analogo per le radio nei supermercati: talvolta trasmettono giornali radio e che si fa, ci si tappa le orecchie? Improbabile, soprattutto se è il tuo turno alla cassa. Via libera infine a qualche segnalazione arrivata da email (come si fa ad ignorarle?). Per il resto, solo telefonino.

Scegliere un canale esclusivo di aggiornamento nell’era della sovrabbondanza informativa in cui ricevi notizie quando meno te lo aspetti, è faticoso. Tuttavia, con un po’ di tolleranza, si può fare e alla fine il risultato è, grosso modo, quello atteso: una settimana, dal 12 al 18 aprile, vissuta apprendendo le notizie solo da cellulare. Sette giorni trascorsi a informarsi attraverso un iPhone 3GS, con esclusione (quasi) totale di ogni altra fonte che non fossero le applicazioni di sei testate italiane e straniere: Corriere della sera, Guardian, Le Monde, New York Times, Repubblica, StampaContinua a leggere

I voti alle applicazioni iPhone dei quotidiani

Corriere della sera. L’interfaccia grafica si discosta dalle altre per la presenza di una barra orizzontale per scorrere le sezioni sotto la testata: originale ma un po’ sottile per polpastrelli adulti, soprattutto maschili. Le notizie si adattano allo schermo sia in orizzontale che in verticale, la homepage no. Tra i pregi, il pulsante per gli articoli correlati in alto a destra, che funziona però solo per alcune news, e la possibilità di ascoltare gli articoli. Costa 4,99 per un mese. Voto: 6,5

Repubblica. Convenzionale nelle soluzioni grafiche e di struttura, efficiente nella lettura, aiutata dal fatto che, una volta dentro la notizia, spariscono tutti gli elementi accessori della pagina tranne il testo. Tra i difetti, l’assenza di adattamento in orizzontale delle news e, più grave, il fatto che per spedire gli articoli via email si è costretti ad uscire dall’applicazione. Manca, inoltre, la possibilità di condivisione degli articoli su Facebook. Ottima la funzionalità MyNews: segnalazione e archiviazione di articoli su temi scelti. La pubblicità che emerge da sotto e occupa un piccola frazione della parte bassa dello schermo infastidisce la lettura. Prezzo: 4,99 euro per un mese. Voto: 6,5… Continua a leggere

Se il terremoto cinguetta tra le maglie della rete

«Terremoto». Alle 3 e 35 del 6 aprile 2009 il laconico messaggio di Vincenzo Di Biaggio compare su Twitter. Sono passati appena 3 minuti dalla grande scossa che ha devastato L’Aquila e decine di paesini dell’Abruzzo. Da San Salvo in provincia di Chieti, Di Biaggio, programmatore di 28 anni, lancia il suo allarme. Le agenzie di stampa non hanno ancora battuto la notizia e comunicazioni ufficiali non se ne trovano.

Sulla piattaforma che permette agli utenti di pubblicare in tempo reale frammenti di 140 caratteri il rimpallo di informazioni e sensazioni come quelle di Vincenzo è già cominciato e proseguirà ininterrotto, messaggio dopo messaggio, tutta la notte.
Immediate, cariche di emozioni e non verificabili, simili comunicazioni cominciano oggi ad essere considerate utili da chi studia i terremoti. Almeno così la pensano alcuni ricercatori, europei e americani, convinti che Internet e i media sociali possano aiutare a raccogliere dati in tempo quasi reale su un sisma o per gestire in modo più immediato la comunicazione con la popolazione.

Tra i pionieri di questa che qualcuno ha già ribattezzato “citizen seismology”, sismologia dal basso, ci sono gli scienziati dello Us Geological Survey (USGS), l’ente americano che si occupa di scienze della terra. In uno studio apparso sul numero di marzo-aprile 2010 della rivista Seismological Research Letters hanno analizzato le reazioni su Twitter nei primi 6 minuti seguiti al sisma verificatosi a Morgan Hill in California nel marzo 2009. Utilizzando come chiave di ricerca la parola “terremoto” e isolando le comunicazioni che provenivano da luoghi distanti non più di 200 km dall’epicentro, hanno rilevato che la media dei messaggi dall’area interessata è passata, dopo l’evento, da 1 all’ora a 150 al minuto: nei primi 60 secondi le reazioni erano già 66. Continua a leggere

Trasparenza di governo

Dati, dati, dati. Ispirati da Obama stati e città del mondo anglosassone riversano online fiumi di statistiche e informazioni. Nella speranza che l’intelligenza collettiva della rete li metta frutto.

Il percorso più sicuro per raggiungere un locale di Washington passa per il Web. Non nel senso che è meglio bere una birra davanti al Pc e chattare con gli amici su Skype per evitare il pericolo di brutti incontri nella notte della capitale Usa. Più semplicemente, perché prima di uscire di casa si può dare un’occhiata al sito StumbleSafely e consultare una mappa dei luoghi di ritrovo della città che racconta anche quanti e quali crimini sono stati commessi nell’area scelta nei vari momenti della giornata e offre dettagli utili come le stazioni della metropolitana nelle vicinanze.

StumbleSafely fa parte di quei servizi che l’amministrazione di Washington DC si augurava di stimolare quando tre anni fa ha deciso di mettere online un catalogo di dati pubblici relativi alla città (dagli arresti di minori alle concessioni edilizie). 300 insiemi di numeri e statistiche in formato riusabile a disposizione di aziende e programmatori indipendenti che possono sbizzarrirsi a processarli, mescolarli con altre informazioni (mash-up) e realizzare progetti web utili per i cittadini. Come iLive.at, per esempio, che consente di digitare un indirizzo in una maschera di ricerca e ottenere in risposta indicazioni sulla composizione etnica del quartiere, il tasso di crimini commessi, la percentuale di nuclei familiari con figli, la presenza in zona di ospedali e stazioni di polizia. A Washington sono così convinti di questa via che per stimolare la creatività degli utenti, hanno lanciato Apps4Democracy.org, un concorso per smanettoni che nella prima edizione ha messo in palio 30 mila dollari e ha raccolto 47 applicazioni per il web, l’iPhone o Facebook. Secondo i calcoli della municipalità, i servizi sviluppati hanno prodotto un valore di oltre 2 milioni e mezzo di dollari a fronte di un esborso totale dell’amministrazione di soli 50 mila. Continua a leggere

L’agenzia dei turbo-giornalisti

Si chiama BNO ed è un’agenzia online che sta facendo tremare le grandi testate, arrivando sempre per prima sulle notizie che contano. A gestirla un ventenne olandese e la sua banda di amici sparsi per il mondo. Che non leggono i quotidiani. Ma sanno benissimo come muoversi tra Twitter e le altre fonti disponibili in rete

Il 6 aprile 2009, quando una scossa di terremoto fa tremare l’Aquila, la prima fonte giornalistica a dare la notizia non è l’Ansa, e nemmeno la Reuters, per non parlare della Cnn: 6 minuti dopo che la terra ha cominciato a tremare in Abruzzo la semisconosciuta agenzia BNO News, che opera prevalentemente via Twitter, è la più lesta nell’informare il mondo dell’evento. Qualche mese prima, un aereo in avaria plana sul fiume Hudson e il gotha giornalistico Usa è battuto sul tempo da questa fonte virtuale che comincia a lanciare dispacci da 140 caratteri prima ancora dell’ammaraggio. Più recentemente, in occasione del sisma di Haiti, la medesima testata web ci mette solo 7 minuti ad avvertire della catastrofe.

Niente male davvero. Non a caso, che quelli di BNO News sono bravi non lo hanno capito solo i grandi media costretti a mordere la polvere; anche il pubblico dei news-dipendenti mostra di gradire. «Sono abbonato dall’inizio e sembra che batta sempre tutti: @CNN spesso arriva in ritardo di un’ora o più», dice un adepto del servizio. A dicembre i seguaci dell’account Twitter dell’agenzia, erano 1 milione e 460 mila, per intenderci, un po’ più di coloro che avevano deciso di ricevere i «cinguettii» della rete televisiva Cbs (1 milione e 420 mila) e 10 volte quanti riusciva a metterne insieme il Wall Street Journal (110 mila).

Probabilmente né le grandi testate né gli appassionati di BNO News sanno che alla guida dell’agenzia più veloce del web c’è un ragazzino poco più che adolescente, che vive in una città di provincia, confessa di non avere mai letto i quotidiani se non quando viaggia in treno o in aereo, un’educazione giornalistica vera e propria non ha fatto a tempo a riceverla e l’unica redazione che conosce è il salotto di casa. Ciononostante (o forse proprio per questo) il ventenne Michael Van Poppel, da Tilburg, nel sud dei Paesi Bassi, insieme ad altri sette coetanei sparsi tra Europa, Stati Uniti, Messico riesce a tenere testa ai signori del giornalismo in uno degli elementi chiave dell’informazione web contemporanea: la velocità.

Come ha recentemente osservato Tom Glocer, amministratore delegato dell’agenzia Thomson Reuters, il valore di mercato di un’informazione finanziaria si esaurisce in pochi «millisecondi». Per le notizie non economiche il lasso di tempo si allunga ma il problema è analogo. «Più la distribuzione diventa veloce, più la notizia diventa conoscenza e quindi oggetto di massa perdendo la sua appetibilità sul mercato. E questa catena diventa sempre più rapida», ha commentato Jeff Jarvis curatore del blog BuzzMachine dedicato alle nuove forme di informazione online. Continua a leggere

Un architetto tra le nuvole

Dalle bolle trasparenti di Londra 2012 alla rivoluzione delle città intelligenti, le idee visionarie dell’urbanista più tecnologico del mondo. Che il 16 gennaio parlerà a Roma nell’ambito del Festival delle Scienze 2010

E’ nato a Torino, ha studiato ingegneria a Parigi e architettura a Cambridge, insegna a Boston, progetta in tutto il mondo. Poliedrico per formazione, cosmopolita per vocazione, Carlo Ratti si è dato una missione ambiziosa: rendere le città più intelligenti. E per portarla a termine ha scelto una strada a metà tra tecnologia e alchimia: compenetrare i bit negli atomi, integrare le informazioni nei mattoni, come nel caso del progetto The Cloud, costruzione in lizza per diventare il simbolo delle Olimpiadi 2012 di Londra.

A soli trentanove anni Ratti dirige il SENSEable City Lab del prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT) dove coordina una squadra interdisciplinare che lavora a una nuova idea di architettura, in grado di incorporare la dimensione digitale nella progettazione, in ossequio al paradigma produttivo e culturale del nostro tempo: la rete. «Negli anni Venti del Novecento – racconta Ratti a Chips&Salsa – Le Corbusier esclamava: “La civiltà delle macchine cerca e troverà la sua espressione architettonica”. Oggi siamo in una situazione simile, basta sostituire la parola “macchina” con “digitale” e “biotech”».

Continua a leggere

Le tecno-illusioni dei liberali dell’iPod

Eserciti di blogger al soldo di governi repressivi. Facebook e Twitter come immensi database di informazioni personali ad uso dei dittatori. Una rete che diventa sempre più terreno di manipolazione dall’alto fino a trasformarsi in una piattaforma di indottrinamento, una «Spinternet» (crasi tra spin, l’arte della propaganda in inglese, e internet). Se a questo quadro si aggiunge l’acritica tendenza dei media occidentali a esaltare sempre e comunque il web come strumento di democrazia, non c’è molto da stare allegri. Eppure Evgney Morozov, studioso del rapporto tra internet e politica e autore di questo quadro fosco, difficilmente perde il buon umore e il gusto della provocazione.

Nel luglio scorso, di fronte alla platea di tecnofili che affollava l’edizione europea della prestigiosa TED Conference, si è divertito a prendere in giro il «liberalismo dell’iPod», ovvero l’idea che basta riempire un Paese di connessioni internet e gadget e la democrazia seguirà. Nato in Bielorussia, Morozov svolge attività di ricerca presso l’Università di Georgetown a Washington. Ma soprattutto cura il blog NetEffect, ospitato dal sito della rivista Foreign Policy, in cui libera il suo ironico realismo ogni qualvolta sente odore di illusioni cyber-utopiste. A cominciare dal caso più clamoroso degli ultimi tempi, la rivoluzione verde iraniana. «Il ruolo di Twitter è stato ampiamente esagerato», spiega al manifesto con cui ha accettato di condividere le sue analisi sull’evoluzione delle tecniche di propaganda governativa in rete. «Prima delle elezioni in Iran gli utenti del servizio erano solo 20 mila e molti di questi erano iraniani che stavano fuori dal Paese». Continua a leggere

Gratis. Ad ogni costo

manifestoDalla California è in arrivo l’ultima grande narrazione tecno-ideologica: un mondo di beni e servizi a costo zero. In nome del business. Lo dice Free, l’ultimo saggio di Chris Anderson, direttore di Wired e teorico della Coda lunga. Ma le aziende in crisi lo seguiranno?

Che cosa hanno in comune un’azienda multimiliardaria come Google e i venditori ambulanti brasiliani che offrono cd per le strade di San Paolo? L’esclusiva conferenza TED che chiede fino 6 mila dollari per un biglietto di ingresso e Wikipedia, l’enciclopedia online che regala conoscenza grazie a migliaia di volontari? Se diamo retta all’ultima grande narrazione tecno-ideologica che arriva dalla California sono tutti esempi di «un modello economico completamente nuovo» che, grazie alla diffusione delle tecnologie di rete, promette di rivoluzionare interi settori di business e caratterizzare l’economia del prossimo futuro: l’offerta gratuita di beni e servizi.

Teorico, cantore e ideologo di questa rivoluzione “a costo zero” è Chris Anderson, direttore del mensile Wired. Il testo in cui descrive i fondamenti del paradigma “no-cost” è approdato a inizio di luglio nelle librerie di Stati Uniti e Gran Bretagna e si candida a diventare il punto di riferimento di un’intellighenzia digital-globale affamata di visioni d’insieme e suggestioni di business.

A suon di esempi di aziende che prosperano regalando qualcosa, «Free. The future of a radical price», questo il titolo del libro, descrive l’irresistibile e progressiva prevalenza del «gratis» nell’era digitale. Tra excursus storici e incursioni nella psicologia del consumatore attratta dallo zero, il cuore dell’argomento di Anderson è tutto tecnologico. A portarci nel regno della gratuità fatta business saranno infatti, secondo il direttore di Wired, quei processi di innovazione che fanno sì che il prezzo dei supporti di memoria, della banda di trasmissione e dei processori, vale a dire l’architrave di ogni erogazione di servizi via web, si dimezzi in un periodo compreso tra i 9 e i 18 mesi. A questi ritmi il costo marginale della distribuzione di bit scivola verso lo zero… Continua a leggere

Solo un dato ci può salvare

manifestoLe nuove frontiere del giornalismo (e il futuro dei quotidiani) passano anche dalla capacità di impiegare le nuove tecnologie per aiutare il lettore a dare un senso al diluvio di dati che lo inonda. Qualche esempio pionieristico.

La storia principale la sanno tutti: gli utenti trovano le notizie in rete gratis e la pubblicità si trasferisce online dove le inserzioni, a parità di lettori, costano meno. Risultato: i quotidiani sono in declino, il giornalismo è in pericolo e anche la democrazia non sta tanto bene. Quello che non tutti conoscono è il racconto laterale: i germi del futuro dell’informazione sono già all’opera. Bisogna andarli a cercare nelle divisioni online dei media più innovativi o nei dipartimenti più visionari di certe università. È lì che si tentano esperimenti che, con l’aiuto della tecnologia, provano a immaginare le vie delle news che verranno. Con un’idea a fare da collante: l’eccesso di informazione può essere piegato a vantaggio di quei soggetti che, per tradizione e risorse, possono usare la massa enorme di dati che ci assale ogni giorno per fornire contesto, interpretazioni della realtà, basi per nuovi business. Se le cose stanno così, chi meglio dei quotidiani?

Copiando Google
L’americano New York Times e l’inglese The Guardian sono tra i più decisi a battere la nuova strada. Per farlo hanno scelto un esempio non da poco: Google. Esattamente come il motore di ricerca ha agito per i suoi servizi più popolari (le mappe, per esempio) i due quotidiani hanno aperto ai programmatori le tecnologie (in gergo API, acronimo per Application programming interface) necessarie per “giocare” con i loro archivi di dati e notizie e creare servizi. In questo modo tale Taylor Barstow ha lanciato Nytexplorer.com per effettuare ricerche avanzatissime nel database del quotidiano. Altri hanno preferito impiegare le informazioni sul Congresso prese dal New York Times per tenere sotto controllo l’attività dei parlamentari dell’Oregon: è il caso di YourGovernment. Uno sviluppatore italo-olandese, Cristiano Betta, infine, ha utilizzato l’archivio del Guardian per aggiungere informazioni di contesto al suo ShouldIBackupMy.com, che fornisce consigli su come non perdere i propri dati.

Come le mappe di Google sono il punto di riferimento per chi realizza servizi di georeferenziazione sul web così, condividendo il patrimonio informativo e tecnologico, i giornali sperano di diventare la fermata obbligata per chi sperimenta con l’informazione. A che pro? Lo spiega l’influente blog americano GigaOm: simili iniziative «trasformano il giornale in una piattaforma per altri servizi e funzionalità. Questo rende il quotidiano e il suo contenuto più preziosi e apre le porte ad ogni tipo di partnership o forma di licenza commerciale»… Continua a leggere

Il volto intelligente della semantica

manifestoA volte ritornano. Potrebbe intitolarsi così, come un famoso racconto di Stephen King, il film di una delle più controverse promesse dell’universo tecnologico: la semantica. Sì, proprio la scienza dei significati. Da un buon lustro viene periodicamente indicata come la rivoluzione che ci darà motori di ricerca intelligenti in grado di comprendere il linguaggio naturale e di capire le relazioni tra i concetti (utilizzando soltanto algoritmi automatizzati), di interrogare Google & C. come faremmo con un nostro amico al bar ricevendo risposte pertinenti (a differenza di quelle che, spesso, riceviamo al bar).

Peccato che le grandi aspettative vadano regolarmente deluse e la semantica torni ogni volta ad essere quello che è sempre stata, disciplina da umanisti. Almeno fino alla prossima occasione. Come quella che stiamo vivendo oggi. Il mondo dei motori di ricerca, come si racconta nel pezzo a fianco, torna a regalare novità (Bing di Microsoft in primis) e subito qualcuno ricomincia a parlare di tecnologie che comprendono i significati. Per capire se in questo caso c’è un po’ di grano in mezzo al solito loglio ci siamo rivolti a Luca Scagliarini che cura l’espansione internazionale di Expert System, azienda modenese che da anni prospera grazie Cogito, tecnologia (veramente) semantica sviluppata in un’area che più che per il software si è sempre distinta per la meccanica e la ceramica. Scagliarini è reduce dalla Semantic Conference 2009, uno dei più importanti eventi mondiali dedicati alle tecnologie semantiche che si è tenuto in California dal 14 al 18 giugno scorso.

Di semantica in ambito tecnologico si parla da così tanto tempo che il termine ha fatto a tempo a diventare di moda e scomparire almeno un paio di volte negli ultimi 5 anni. A che punto siamo oggi, a tuo parere, dopo l’edizione 2009 della Semantic Technology Conference?

Diciamo che sta tornando interesse intorno al tema. Anche con la crisi economica c’è stato un cospicuo aumento di partecipanti alla manifestazione e, soprattutto, non si è trattato dei soliti noti.

Per la prima volta, tutti i grandi, da Google a Yahoo a Oracle, sono stati coinvolti in presentazioni. Come interpreti questo segnale?

E’ l’indicazione che si sta uscendo dalla fase di laboratorio. Google stessa ha cambiato idea. Ancora l’anno scorso snobbava apertamente la semantica. Un mese fa ha annunciato che inizierà ad inserire degli aspetti semantici nella sua indicizzazione dei siti web. Yahoo! lo fa già. Detto questo, non ci sono ancora evidenze chiare che la semantica farà quel salto che molti da tempo auspicano. C’è qualche indizio in più rispetto allo scorso anno ma prove non se ne vedono ancora.

Continua a leggere

Anche Obama va in chiaro

manifestoIn nome della trasparenza, accessibilità completa su Recovery.gov: numeri, grafici, statistiche, oltre ai 50 siti dedicati allo stimulus package o ai 27 portali delle agenzie governative federali. E’ l’open government, bellezza

Il 17 aprile le agenzie federali americane avevano già speso 14,2 miliardi di dollari dei 69,3 disponibili nell’ambito del piano di stimolo all’economia varato nel febbraio scorso. Oltre 13 miliardi erano stati erogati dal dipartimento per la Salute ai singoli stati per il Medicaid, il programma di assistenza sanitaria ai poveri. Il dipartimento dell’Agricoltura, invece, aveva pagato 574 milioni dollari, il 90 per cento dei quali in food stamps, buoni per l’acquisto di cibo a favore dei meno abbienti.

Per conoscere i dettagli sul più importante progetto di rilancio dell’economia americana del dopoguerra non è necessario essere giornalisti economici. Basta una minima dimestichezza con mouse e Pc e qualche minuto di tempo. Tutte le informazioni si trovano, infatti, su Recovery.gov, spesso presentate attraverso visualizzazioni a prova di allergici alla matematica. Per gli arditi che vogliono scendere nei particolari, poi, ci sono i 50 siti dedicati allo stimulus package che gli stati americani stanno implementando o i 27 portali messi in piedi dalle agenzie governative federali per rendicontare sull’allocazione dei fondi di competenza.

Grazie a questo dispiego di numeri, grafici e tabelle consegnati al web, il piano americano si candida seriamente a diventare la manovra economica più scrutinata della storia. Mai prima d’ora un tale flusso di denaro pubblico poteva essere monitorato da così tanti occhi. E, per giunta, per volontà dello stesso governo, guidato da un presidente convinto che la trasparenza serva per avvicinare cittadini e governo. Continua a leggere

Usi creativi dei dati pubblici

manifestoMa cosa fanno i cittadini con i dati messi a disposizione dalle amministrazioni publbiche? Una galleria di esempi.

Politici sotto controllo

«I politici sono i nostri dipendenti», ama dire Beppe Grillo. Ma il comico genovese non ha il copyright sulla definizione. Dal 2004 lo ripete un sito anglosassone: They work for you. “Lavorano per te” è il decano dei progetti europei che monitorano, recuperando i dati online, l’attività dei politici di Sua Maestà: voti, discorsi, posizioni, partecipazioni a dibattiti in aula, presenze e chi più ne ha più ne metta. Venendo in casa nostra, OpenPolis, dal 2008, è il suo degno emulo italiano. Per chi preferisce mettere il naso negli affari di Bruxelles è disponibile, fresco di lancio, EPVote, ovvero l’attività dei rappresentanti nazionali in missione europea dettagliata con visualizzazioni grafiche. Dall’altra parte dell’oceano, inarrivabile per quantità di informazioni aggregate, si staglia Watchdog.net. Di Nancy Pelosi, speaker della Camera dei rappresentanti, ci dice che ha presentato 1.929 disegni di legge, orientato il 52 per cento dei suoi voti a sinistra, parlato in aula 13 volte con una media di 866 parole a discorso.

Chi influenza chi

«Segui i soldi», diceva Gola profonda a Bob Woordward/Robert Redford in Tutti gli uomini del presidente. E tracciare il percorso del denaro in politica è il compito che si sono dati svariati siti americani. Il più noto è OpenSecrets: 13 aprile scorso ha reso disponibili per il download e il riuso non commerciale oltre 200 milioni di dati su finanziamenti delle campagne elettorali. A beneficiare di questa liberalizzazione saranno servizi come Unfluence o WeShowTheMoney.com, che elaborano in mappe interattive le relazioni tra aziende e candidati. Dal livello federale a quello locale c’è FollowTheMoney.org che traccia l’influenza del denaro a livello federale. I suoi grafici raccontano, per esempio, che per essere eletti al Congresso della California ci vogliono almeno 270 mila dollari di contributi (tanti sono bastati a tale Bill Maze). Per essere sicuri, però, bisogna volare più alto: la media dei contributi di chi ha conquistato la poltrona è 651 mila dollari. Ma non ditelo a Lynn Daucher: è riuscita a non farcela pur avendo messo insieme 3 milioni e mezzo di biglietti verdi… Continua a leggere

La morbida macchina della traduzioni online

manifestoTre ore dopo la fine di una puntata di Lost negli Usa in rete sono già disponibili i sottotitoli italiani. Come? Grazie al lavoro di un piccolo esercito di appassionati di community come Itasa e Subsfactory. La frontiera dei fan ai tempi della rete.

Alle 4.00 del mattino Curzio e Pierluigi sono svegli da un po’ e già davanti al computer. L’ultima puntata di Lost, appena trasmessa negli Usa, sarà tra poco disponibile in rete e bisogna organizzarsi. E’ necessario mettersi in contatto con le rispettive squadre, controllare le trascrizioni dei dialoghi inglesi appena arrivano sui siti stranieri, dividersi i segmenti dell’episodio, sincronizzare i testi con il video e partire con la traduzione. In capo a tre ore, in tempo per la colazione, i sottotitoli di Lost saranno disponibili su Itasa – Italians subs addicted o Subsfactory, le due community di sotto-titolatori amatoriali a cui, rispettivamente, Curzio e Pierluigi appartengono.

Sì perché essere fan ai tempi della rete significa anche questo. Svegliarsi prima del canto del gallo e impegnarsi in un’impresa collettiva non retribuita per offrire un servizio. A chi? Lo spiega Pierluigi, uno degli amministratori di Subsfactory: «A tutti gli appassionati che non intendono aspettare mesi per vedere le serie in Italia, non sopportano doppiaggi maldestri o serie interrotte senza preavviso».

Continua a leggere qui

L’Italia in guerra contro Facebook & c.

manifestoEcco come potrebbe apparire la rete tricolore se tre proposte di legge targate Pdl e Udc fossero approvate. Non c’è da stare allegri…

Roma, 11 aprile 2011. Marco, 20 anni, è arrabbiato. Per la terza volta in un mese Facebook è inaccessibile. Tutta colpa di un “gruppo” creato sul social network da un manipolo di goliardi inneggiante alla camorra. Il ministro dell’Interno, in base a una norma del 2009 sui reati di opinione, ha ordinato ai fornitori di connessione di filtrare il sito per tutti i computer italici.

Maria, romana di 27 anni, non è più contenta. Rischia fino a 3 anni di reclusione per diffamazione a mezzo stampa; lei, che non è giornalista. Il problema, le ha spiegato l’avvocato, è che su “Affari studenteschi”, un blog aperto tempo fa e poi dimenticato, qualcuno ha lasciato un commento offensivo nei confronti di un professore universitario, il quale ha sporto querela. Ora che la legislazione italiana estende a ogni contenuto pubblicato su internet «tutte le norme relative alla Stampa» per i reati di diffamazione, Maria è nei guai.

Il suo compagno Luigi, collaboratore di Wikipedia, prova a consolarla ma anche lui ha i suoi dispiaceri telematici. La stessa legge ha bandito l’anonimato dalla rete e l’enciclopedia online (dove basta uno pseudonimo per diventare autori) non è più raggiungibile dallo stivale. Ma forse i più preoccupati sono Sonia e Alberto. Sono stati disconnessi da internet per tre mesi perché il loro figlio sedicenne Antonio scaricava file musicali coperti da diritto d’autore tramite sistemi peer-to-peer.

Come vuole la legge approvata due anni fa, dopo tre avvertimenti la famiglia è stata privata del collegamento per 90 giorni. Ma quello che angustia mamma e papà è un’altra cosa. Tornata internet, Antonio non ha perso l’abitudine di scaricare. Solo che ora lo fa attraverso delle darknet, reti private accessibili solo su invito, dove circolano anche contenuti ben più illegali dei file mp3 di Vasco Rossi.

Continua a leggere qui

I librai online fanno prove di 2.0

manifesto

Accordi con comunità di lettori virtuali e interazione con i social network, i maggiori retailer italiani imboccano la strada del coinvolgimento degli utenti. Per scuotere un mercato che non decolla

Come si comportano di fronte all’attivismo dei lettori i principali rivenditori di libri online italiani? Se il confronto è con il caposcuola Amazon la risposta è: tiepidamente. Le cose però stanno cambiando. Per anni, quando la società di Jeff Bezos già stilava classifiche dei recensori e consentiva di valutare la qualità dei giudizi espressi, da noi, al massimo, si aprivano finestre per i commenti e la storia finiva lì.

Il verbo al passato è però necessario. Accordi, annunci, introduzione di funzionalità da web 2.0: negli ultimi tempi i maggiori operatori si sono mossi verso una gestione più articolata degli interventi dal basso nel tentativo di dar vita ad una vera e propria community. E così provare a ravvivare un mercato che nel 2008, audiovisivi compresi, valeva circa 120 milioni di euro, il 4% del totale del commercio elettronico, una quota dimezzata rispetto agli Stati Uniti e al resto d’Europa, secondo l’Osservatorio sull’e-commerce del Politecnico di Milano.

Continua a leggere qui

Città in cerca di amici – Reggio Emilia

manifestoTra Facebook, MySpace e YouTube i comuni italiani “giocano” con il web sociale. Chi cerca canali di contatto con i cittadini, chi raccoglie la sfida delle organizzazioni reticolari di Manuel Castells, chi usa la rete per sviluppare capitale sociale. E’ il caso di Reggio Emilia.

Ci sono tanti modi per sfruttare le potenzialità dell’economia della conoscenza. E alcuni sono abbastanza inconsueti. Come i social network. Sì, proprio le piattaforme tipo Facebook o MySpace, molto di moda di questi tempi ma spesso considerate roba da adolescenti o passatempi per impiegati annoiati. C’è chi crede, invece, possano diventare un veicolo importante per aiutare una città a proiettarsi nella società dell’immateriale e coglierne le opportunità economiche.

A Reggio Emilia, per esempio, sono convinti che l’interazione online sia uno strumento per creare il cosiddetto “capitale sociale”, quel tessuto di relazioni e fiducia che è il nutrimento di una comunità che funziona, e facilitare lo scambio di relazioni tra i talenti. Due fattori, lo insegna tanta letteratura sociologica recente, indispensabili per un territorio che voglia davvero puntare sulla knowledge economy.

Non a caso, proprio in questi giorni la città del tricolore ha aperto una pagina su Facebook e un canale su YouTube. Il primo per instaurare dei flussi di discussione e confronto con i cittadini su temi specifici (si inizierà con i quartieri, la mobilità, il sociale e i parchi). Il secondo con l’intenzione di raccontare attraverso le immagini in movimento la città e le sue storie, aprendosi nel tempo ai contributi dei cittadini.

Continua a leggere qui

Il nuovo Media Oriente – L’armata dei blog di stato

manifesto10 mila blogger al servizio della rivoluzione islamica. Tanti pensa di crearne il governo iraniano per estendere la propria influenza sul web. Una ricerca americana ci dice se l’operazione sta riuscendo.

10 mila blogger al servizio della rivoluzione islamica. Tanti pensa di crearne il governo iraniano per estendere la propria influenza sul web. L’annuncio è arrivato a fine dicembre quando il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRCG), braccio repressivo del ministero dell’Intelligence, ha annunciato l’intenzione di promuovere la pubblicazione di diari online gestiti da altrettanti membri del Bassij, le forze paramilitari che dipendono dall’IRCG. Uno sforzo senza precedenti da parte dello stato che segnala un salto di qualità nell’impegno propagandistico online degli ayatollah ma anche la crescente importanza assunta dal web nel dibattito pubblico iraniano.

«I movimenti della società civile non sarebbero immaginabili senza internet», ci spiega Hamid Tehrani, Iran editor di Global Voices, progetto che raccoglie le voci più interessanti che emergono dai blog di paesi che spesso non sono captati dai radar dell’informazione mainstream. «Gli attivisti non hanno accesso alla tv, alla radio o ai giornali. Usano quindi il web e i blog per informare la gente e organizzarsi».

Continua a leggere qui

Benvenuti a New Media City

newmediacity

manifesto

Se l’ecosistema dell’informazione digitale fosse una città che aspetto avrebbe?

Avrebbe un quartiere finanziario, sede dei poteri mediatici tradizionali vestiti di bit, uno emergente abitato dai giovani leoni nati e cresciuti sul web, uno trendy dove nascono le nuove tendenze, una piazza per le manifestazioni dal basso, magari un mercatino per lo scambio di informazioni (anche sottobanco) e via dicendo.

Co Nicola e Marina abbiamo provato a tracciare una mappa di questa città.

E’ uscita oggi su Chips&Salsa, come sempre su Alias, supplemento culturale del manifesto ed è disponibile su VisionPost (anche se su carta, va detto, fa tutto un altro effetto…)

Guida turistica semi-seria per orientarsi nel dedalo di vie, mercati, palazzi e persone della città dell’informazione digitale. Un melting-pot di bit sempre sul precario equilibrio tra collasso e rinnovamento. In cui tutti abitiamo da tempo. Anche se non ce ne siamo accorti.

Meraviglie peer-to-peer

manifesto

Mentre produttori musicali e cinematografici demonizzano i “pirati”, alcuni seri economisti spiegano perché il p2p è una rivoluzione antropologica ed economica nella fruizione dei media. E perché le major della musica hanno sbagliato (quasi) tutto

Per alcuni (l’industria dell’intrattenimento) sono dei pirati. Per altri, come il presidente della Festa del film di Roma Gian Luigi Rondi, dei criminali audiovisivi. C’è chi (Sarkozy) li vorrebbe disconnettere dalla rete e chi (il ministro Sandro Bondi) si limita a volerli «educare». E non si sa cosa sia peggio.

I destinatari di tante attenzioni poco benevole sono milioni di uomini e donne che scaricano e condividono file attraverso sistemi peer to peer (p2p), software e reti che sfruttano l’architettura decentrata di internet per trasformare ogni Pc in un nodo attivo di una straordinaria macchina di trasmissione delle informazioni (vedi box a fianco).

Da anni, da quando ha fatto la sua comparsa sulla scena Napster, l’esercito degli «scaricatori» è la bestia nera di etichette musicali e signori di Hollywood che cercano di convincere governi e parlamenti ad adottare misure repressive per fermare pratiche ree di danneggiare i loro fatturati.

Realtà, non ideologia

Meno male che di fronte a una simile offensiva ideologico-giudiziaria a difendere la reputazione di questa massa di navigatori arriva ogni tanto qualche testa razionale. Qualcuno che con il rigore dello studioso buca il velo retorico steso da settori industriali in crisi, politici incantati dalle sirene delle lobby e media compiacenti (si vedano le due pagine del Corriere della sera del 27 ottobre scorso “sdraiate” sulla «tolleranza zero» invocata dalle major ). Qualcuno che analizza il fenomeno p2p per quello che è: una rivoluzione nella fruizione dei mezzi di comunicazione che decostruisce i media tradizionali, muta l’antropologia dei consumi, cambia i modelli business.

Se poi di questo manipolo di illuminati fanno parte seri economisti liberali, ancora meglio. Nessuno potrà accusarli di ribellismo sinistrorso. Accademici di questo tipo, senza troppi grilli radicali per la testa, sono gli studiosi chiamati a raccolta da Eli Noam e Lorenzo Maria Pupillo nella stesura di Peer-to-Peer Video. The economics, policy and culture of today’s new mass medium, libro appena uscito negli Stati Uniti e dedicato all’impatto che avranno le tecnologie p2p e internet nel suo complesso sui contenuti fatti di immagini in movimento e non solo.

Continua a leggere

La mappa delle ideologie della rete

Il Chips&Salsa di oggi (l’ultimo prima della pausa agostana) è interamente occupato da una mappa che ci siamo divertiti a realizzare con Marina e Nicola.

E’ un tentativo – senza pretese di esaustività – di inquadrare teorie, posizioni, invettive, atteggiamenti elaborati in questi anni intorno alla rete.

Un divertissement (soprattutto per noi che l’abbiamo realizzata), certo, ma con un suo fondo serietà.

Quanto alla mia collocazione, direi Cybersoviet. Anche se con un fondo di ottimismo in più.

Insomma, un realista di sinistra con influssi panglossiani.

L’ideologo di Sarkozy

Ma chi l’ha detto che la politica non ha bisogno di ideologie? Sicuramente, una sinistra dalle pulsioni suicide. Perché a destra, invece, la voglia di dominare nel mercato delle idee è così forte che quando dalla propria parte non si trovano pensieri all’altezza si va a cercarli dall’altra. Tutto è lecito pur di costruire l’egemonia, con buona pace dei nipoti di Gramsci che ancora credono alla favola della società post-ideologica.

Prendete Nicolas Sarkozy. Che ha fatto quando ha deciso di affrontare la questione della “pirateria” via internet? Semplice: ha guardato a manca. Siccome in casa gollista scarseggiavano proposte in materia, ha dato un’occhiata negli appartamenti socialisti. E non è rimasto deluso. Le suggestioni che potevano fare di lui l’eroe della legalità digitale e il salvatore della cultura francese minacciata dalla rete erano lì, nella persona di Denis Olivennes. Continua a leggere

Chips&Salsa – Sommario 22 maggio 2008

Ieri come ogni settimana, è uscito in edicola con il manifesto Chips&Salsa, inserto settimanale di tecnologie realizzato da Totem e il manifesto. Ecco il sommario, con link ai pezzi.

EDITORIALE – La democrazia e l’acquario, Raffaele Mastrolonado

Licenzierà i “fannulloni”, eliminerà la carta dalla pubblica amministrazione, trasferirà online le pagelle scolastiche. Non si può dire che nelle prime due settimane da ministro Renato Brunetta si sia risparmiato. Almeno verbalmente. Dopo tutto, si leggeva sul suo sito (www.renatobrunetta.it) fino a pochi giorni fa, il titolare del dicastero della Pubblica amministrazione e innovazione si reputa un «concentrato di caparbietà».

Pronto, parlo con dio?, Enrico Gardumi

Telefonini buddisti, zen, kosher e islamici. Il mezzo di comunicazione più diffuso del mondo si adegua ai rituali della fede: rispetta il Sabbath, sostituisce il Muezzin, indica la direzione de La Mecca, aiuta la meditazione.

Democratico e amatoriale. Comincia l’era del sesso 2.0, Simona Campanella

Da YouPorn a SocialPorn, il porno in rete prende la strada della condivisione. E riscrive le regole di un affare che non conosce recessioni

Sex & Tech – Le mille evoluzioni del business per adulti, S.C.

Cifre a luci rosse. Il 42 % dei navigatori visita siti hard. Il dominio Porn.com venduto per 9 milioni di dollari. L’ascesa del cellulare, il declino del Dvd, la novità dei giochi di ruolo.

Uomini, donne e macachi. La biologia e il fascino del porno, Silvia Bencivelli

Il sesso guardato piace ai maschi quanto alle femmine. Lo dicono serissimi studi che indagano l’interesse dell’homo sapiens per le immagini osé. Una predilezione condivisa con le scimmie.

TESTIMONIANZE – Una seconda vita per le mondine, Serena Patierno

STORIE – In rete la geografia della resistenza, Alessandro Chiappetta

ARCHIVI – Storie industriali, patrimonio collettivo, Paola Carboni

Chips&Salsa – Sommario 15 maggio 2008

I muratori di Microsoft, Raffaele Mastrolonardo
«E ora, sotto con calce e mattoni!». Steve Ballmer non ha pronunciato esattamente queste parole. Ma il concetto espresso dall’amministratore delegato di Microsoft ai suoi collaboratori subito dopo lo sfumato accordo con Yahoo! doveva suonare più o meno così.

Computer, scoppia la guerra tra poveri, Nicola Bruno
Il Pc da 100 dollari di Negroponte trova nuovi avversari sulla sua strada. L’iniziativa del guru del Mit è in difficoltà. Poco usabile e meno “etico” del previsto, il portatile a basso costo deve affrontare la concorrenza di colossi come Intel, Asus, Hp che mettono in campo tecnologie, dollari e peso politico.

Cinema, un’industria alla prova di internet, Andrea Rocco
Mentre sulla Croisette si celebrano antichi riti, dietro le quinte la rete scardina i meccanismi di Hollywood. Una rivoluzione che c’è anche se (ancora) non si vede.

Nuove forme di narrazione crescono. La faticosa ricerca di formati per la rete, Marina Rossi
Come già per la letteratura, l’online stenta a inventare innovative forme di racconto visivo. Ma forse stiamo solo sbagliando a cercare: la vera narrazione-internet potrebbe essere la rete stessa.

TELEVISIONI
Il palinsesto che venne dal web, Federico Fasce
Intervista. A colloquio con Tommaso Tessarolo, direttore del palinsesto di Current.tv, la televisione “dal basso” di Al Gore. Un mix di tv e web che vuole parlare anche di call center e Dico.

DIRITTI – Morti bianche, la denuncia corre sul blog, Piero Babudro
CENSURE – Google non disturba Pechino, Marco Trotta
IDENTITA’ – Tutti amici tra i social network, Eva Perasso

Chips & Salsa – Sommario 8 maggio 2008

Giovedì. E come ogni settimana, è in edicola con il manifesto Chips&Salsa, inserto settimanale di tecnologie realizzato da Totem e il manifesto. Da domani i link ai pezzi.

EDITORIALE – Scelta lodevole ma improvvisata, R.M.

Tra comici celebri che scoprono che anche internet può essere cattiva, associazioni dei consumatori che delirano di class-action da 20 miliardi di euro, quotidiani di Confindustria che scaricano dai sistemi p2p come giovani smanettoni (vedi box sotto), il governo di centro-sinistra saluta e se ne va.

Redditi online, parto prematuro, Raffaele Mastrolonardo
Per Rodotà è fondamentale che il Parlamento affronti un nuovo passaggio normativo prima di autorizzare la pubblicazione dei dati. Ma la classe politica è ancora impreparata al cambiamento tecnologico in atto

Quegli scienziati in cerca di dio, Silvia Bencivelli

Un progetto scientifico europeo indaga le ragioni del fenomeno religioso. Psicologi, antropologi e biologi studiano il rapporto tra la mente umana e il divino

Caso, proiezione o evoluzione? All’origine dell’homo religiosus, S.V.
Il filosofo della scienza Massimo Gigliucci racconta come procede l’indagine sulle radici biologiche della credenza dell’essere superiore

PUBBLICITA’ – La scommessa del neuromarketing, Carola Frediani
Misurare le reazioni del cervello a uno spot costa meno di 3 mila dollari. E i colossi della réclame preparano soluzioni più «persuasive»

E poi:

DIRITTI UMANI – 10 maggio, i continenti convergono, Walter Molino

TASSE – Il filesharing del Sole 24 Ore, Nicola Bruno

SCOMMESSE – Parigi, la fibra entra in casa, Alessandra Carboni

Chips&Salsa – Sommario 1 maggio 2008

Giovedì. E come ogni settimana, è in edicola con il manifesto Chips&Salsa, inserto settimanale di tecnologie realizzato da Totem e il manifesto. E siccome è il primo maggio, il tema è scontato…

EDITORIALEFesta di atomi di bit, Raffaele Mastrolonardo

Connessi, sfruttati e contenti, Carola Frediani

Crowdsourcing: il volto ambiguo dell’intelligenza collettiva. Dai blogger agli utenti dei social network, il confine tra hobby e lavoro si assottiglia. E le aziende internet provano a guadagnarci offrendo lavoro non remunerato. Mentre gli spammer guardano all’India.

«Organizzare gli inorganizzabili». La sfida del lavoro al tempo della rete, Alessandro Delfanti

Mentre sfuma il confine tra pubblico e privato, c’è bisogno di nuove forme di organizzazione dei lavoratori lontane della cultura statica delle istituzioni dell’era moderna. Intervista a Ned Rossiter.

TENDENZE – Quei nomadi senza identità, Emanuela Di Pasqua

Multitasking e senza fili. I professionisti della conoscenza diventano mobili grazie a tecnologie sempre più ubique. L’ufficio sparisce ma per gli psicologi sono a rischio memoria, senso del sé e tempo per la riflessione

Ricercatore, una vita spericolata. La sicurezza non entra in laboratorio, Silvia Bencivelli

Solventi infiammabili trasportati in macchina, reagenti tossici maneggiati senza precauzioni. L’incolumità di chi fa ricerca messa a rischio da precariato, scarsità di mezzi e cattive abitudini. La denuncia dei protagonisti.

E poi:

ATIPICO – Cacciatore di strade, Valentina Tubino

ATIPICA – Vivere di eBay, Piero Babudro

ATIPICI – Sindacalisti 2.0, Alessandra Carboni

Chips&Salsa – Sommario 10 aprile 2008

Come ogni settimana, è in edicola con il manifesto Chips&Salsa, inserto settimanale di tecnologie realizzato da Totem e il manifesto. (Da domani- e per una settimana – i link ai pezzi).

Torcia hi-tech? No, boomerang, Carola Frediani

L’ironia della storia si alimenta di una torcia, ed è un peccato che chi si preoccupa della sua metafora buonista non ne possa sorridere. La fiamma olimpica, inseguita in questi giorni in tutto il mondo da attivisti, poliziotti e paparazzi, doveva essere infatti un distillato squisito di cultura e tecnologia…

Quando la spesa converge sul cellulare, Enrico Gardumi

I supermercati diventano operatori telefonici in nome del marketing. Coop e altri colossi del settore regalano ai clienti traffico telefonico. Ma il connubio tra il wireless e la grande distribuzione è ancora tutto da inventare

La fine dei guru. Il design si fa diffuso, Marina Rossi

Dal web alle nuove manifatture artigianali, quando le idee prendono forma a partire dagli utenti

STRUMENTI – La creatività fai-da-te che fiorisce nella rete, M. R.

Rassegna. Ideare, disegnare e rivendere online magliette, gadget, cartoline, libri. Sempre più siti lo permettono.

Addio alla metafora della scrivania. Un progetto ripensa l’ambiente virtuale, Marco Lanza

File, cartelle e finestre non sono un dato naturale della nostra vita digitale. Un’iniziativa open source della “Bicocca”, immagina un computer a misura di mente umana con cui lavorare “a soggetto”.

E poi:

BIODIVERSITA’- Un satellite per salvare l’Africa, Patrizia Cortellessa

ETICA – Anche la tecnologia ha un’anima, Serena Patierno

ECOLOGIA – Cittadini-scienziati a guardia dell’ambiente, Francesco Bottino

Sommario Chips&Salsa – 3 aprile 2008

testpg.gifGiovedì. E come ogni settimana, è in edicola con il manifesto Chips&Salsa, inserto settimanale di tecnologie realizzato da Totem e il manifesto. (Da domani- e per una settimana – i link ai pezzi).

EDITORIALETanto rumore per un formato, Raffaele Mastrolonardo

Accuse di brogli, sospetti di corruzione, denunce di interferenze indebite. Cambi di casacca repentini e poco trasparenti. Persino interventi dell’Unione europea. Mancava solo una poesia declamata nel momento topico per farla sembrare una scena di ordinaria vita politica italiana. E invece, più a sorpresa, i protagonisti di questo teatro…

Professore, oggi la boccio io, Patrizia Feletig

Sul web si diffonde il social rating: valutazioni a 360 gradi per tutte le categorie. Insegnanti, medici e avvocati nel mirino dei navigatori. Che, a suon di giudizi, ne valutano impietosamente le performance. Tra servizio pubblico e rischio diffamazione.

Ciao ciao, rame. Più fibra per tutti, Gabriele de Palma

La rete di prossima generazione, può essere fatta solo in fibra ottica e e arrivare fin dentro casa. Le altre opzioni non convincono, inquinano e sono transitorie.

«Nuove reti? Intervenga lo stato». Il network del futuro chiede una regia, GdP

29 miliardi di euro. Tanto costerebbe l’infrastruttura tutta in fibra che serve all’Italia. Per realizzarla ci vuole un governo più forte di lobby e monopoli. Intervista a Stefano Quintarelli.

Mappe – Un mondo di Ngn, Carola Frediani

Dal primato asiatico alla rincorsa degli Stati uniti, dall’esempio di Singapore alle curiosità in salsa svedese

PROCESSORI – Il chip diventa flessibile, Alessandra Carboni

BAMBINI – Unicef in salsa wiki, Francesco Bottino

STANDARD – La vittoria di Microsoft, Raffaele Mastrolonardo