Raffaele Mastrolonardo's

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La rete? Attendere prego

In articoli, il manifesto on 6 Novembre , 2009 at 12:16 pm

Berlusconi blocca gli investimenti per lo sviluppo della banda larga

Scusate tantomanifesto, avevamo scherzato. Dopo mesi di rinvii, tentennamenti, dichiarazioni imbarazzate e rassicurazioni poco credibili, finalmente l’ammissione: i soldi promessi dal governo nel giugno scorso per lo sviluppo della banda larga nel nostro Paese non arriveranno. Con tanti saluti  all’obiettivo di garantire una connessione da 2 megabit al secondo a tutti gli italiani entro il 2012.

A togliere ogni dubbio residuo è stato Gianni Letta in persona: gli 800 milioni che l’esecutivo aveva stanziato a giugno nell’ambito del cosiddetto “Piano Romani” (dal viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani) sono rimandati a data da destinarsi. «Lo stanziamento – ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio – era stato previsto prima dell’avvento della crisi». Dopodiché il governo «ha dovuto riconsiderare le cose dando la precedenza a questioni come gli ammortizzatori sociali».

I soldi – ha precisato Letta – arriveranno «una volta usciti dalla crisi». Un orizzonte temporale che mette la parola fine ad un “giallo” che sempre più appariva come un segreto di Pulcinella. Tra gli addetti ai lavori, infatti, lo scetticismo serpeggiava da tempo. «Purtroppo lo prevedevo», è stato il commento del presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò.

A fugare le perplessità del numero uno dell’Agcom non erano evidentemente bastate le dichiarazioni del ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta che poco più due settimane fa scommetteva su una svolta positiva a breve: «Il piano è già pronto. Ho parlato con il viceministro Paolo Romani. E’ un problema di investimenti, ma manca ormai solo l’ultima spinta. Nell’arco di ottobre-novembre possiamo avere il via libera dal Cipe», aveva detto.

Bisognerà, invece, aspettare tempi economici migliori. Contattato dal manifesto ilministro Brunetta ha declinato ogni commento. Ma certo la notizia non deve avergli fatto piacere visto che gli 800 milioni previsti erano un puntello importante per il suo piano di e-government che prevede una pubblica amministrazione più digitale e informatizzata…. Read the rest of this entry »

I neuroni delle celebrità

In Corriere della sera.it, articoli on 27 Luglio , 2009 at 9:49 am

Nel nostro cervello alcuni gruppi di neuroni si attivano in relazione al «richiamo» dei personaggi famosi

MILANO - Nel cervello di molti americani c’è il neurone di Oprlogo_home_corriereah Winfrey e quello di Halle Berry. Nella materia grigia degli italiani, chissà, saranno probabilmente presenti neuroni dedicati a Belen Rodriguez, Sabrina Ferilli, Raoul Bova (più probabile nelle donne) e, fra i meno giovani, Sofia Loren. Potenza della celebrità e o stranezza della natura umana? Difficile a dirsi, fatto sta che, a quanto pare, i protagonisti del mondo dello spettacolo hanno la capacità di penetrare molto in profondità nel nostro cervello e di rimanerci. Tanto che alla loro immagine o al loro nome tende ad associarsi l’attività di specifiche aree cerebrali.

CELEBRITÀ CEREBRALI - A dirlo è un esperimento condotto da un team di neuroscienziati dell’Università di Leicester in Gran Bretagna che non ha nessuna pretesa di indagare le conseguenze neurologiche della cultura ossessionata dalle celebrità nella quale viviamo. Obiettivo dello studio era capire in che modo il suono o l’immagine di una determinata persona sono in grado di stimolare nel cervello un concetto astratto riferito ad esse e quindi capire meglio come funziona la nostra memoria. A questo scopo gli scienziati inglesi hanno studiato le reazioni di sette pazienti affetti da epilessia ai quali erano stati impiantati degli elettrodi nel cervello. Nel corso dello studio, ai pazienti sono state mostrate le immagini di celebrità, monumenti e luoghi famosi. Il risultato è che determinati neuroni, particolarmente nell’ippocampo, si sono accesi in relazioni a specifici concetti, persone o edifici che fossero. «È importante avere neuroni in grado di fare questo. È così che registriamo i ricordi», ha spiegato al sito del New Scientist Quian Quiroga, autore della ricerca.

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Attenti alle nuvole

In VisionPost, articoli on 27 Luglio , 2009 at 9:44 am

Un editoriale del New York Times mette in guardia da rischi del cloud computing, la tendenza a trasferire le applicazioni fuori dal Pc e dentro la rete. A rischio privacy e innovazione.

Atvisionposttenzione alle nuvole. Non quelle fisiche che portano pioggia ma quelle virtuali che ospitano una parte sempre più grande della nostra vita online man mano che le aplicazioni escono dal Pc per essere utilizzate direttamente dal web. Saranno anche belli e seducenti questi addensamenti di bit ma portano con sé rischi consistenti. A dirlo è Joanathan Zittrain, membro del prestigioso Berkman Center for Internet & Society dell’università di Harvard che ha appena lanciato l’allarme dalle non meno autorevoli pagine degli editoriali del New York Times.

Il fenomeno contro cui Zittrain invita a tenere alta la guardia è chiamato, in gergo, cloud computing, dove “cloud” (nuvola, appunto) indica gli agglomerati di server che i grandi colossi del web come Goolge, Microsoft e Amazon stanno ammassando in data center sparsi in tutto il mondo per offrire via internet servizi, come quelli per la produttività in ufficio per esempio, che fino a poco tempo fa riposavano nei dischi fissi dei nostri computer. La stessa Microsoft ha annunciato che metterà online una versione del suo Office, mossa pensata anche per contrastare Google Docs, la suite tutta online dell’arcirivale Google.

Il problema è che questa tendenza apparentemente inarrestabile e spesso spacciata come manna per gli utenti presenta anche molti rischi. Quali? Zittrain, che lo scorso anno ha pubblicato il saggio The Future of the Internet and How to Stop It per mettere in guardia contro alcune pericolose strade imboccate dalla rete contemporanea, ne individua almeno tre. Vediamoli.

Controllo dei dati
Chi ci assicura, si chiede e ci chiede, che ciò che acquistiamo online, per esempio un mp3 o un libro elettronico è veramente nostro? Domandatelo a quei possessori di Kindle, il lettore di e-book targato Amazon, che hanno visto le loro copie digitali del romanzo 1984 di George Orwell cancellate improvvisamente, una possibilità sancita nel contratto di servizio, che probabilmente pochi avevano letto. “Se tu affidi i tuoi dati ad altri, questi possono anche tradirti”, è l’ammonimento di Zittrain..

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I pirati diventano predatori e lanciano la rete anonima

In Corriere della sera.it, articoli on 24 Luglio , 2009 at 2:29 pm

I creatori di The Pirate Bay lanciano «iPredator» per poter navigare senza essere idelogo_home_corrierentificati

MILANO – Da pirati a predatori. I creatori di The Pirate Bay, il popolare e controverso sito svedese che permette lo scaricamento di contenuti digitali, ne hanno pensata un’altra che rischia di creare nuovi grattacapi all’industria dell’intrattenimento. I bucanieri scandinavi, condannati in primo grado al pagamento di 3 milioni e 600 mila euro di danni alle major del video, si sono lanciati in una nuova impresa che permetterà agli utenti di navigare in rete in totale anonimato. IPREDator, questo il nome del servizio, ha già raccolto l’adesione di circa 180 mila utenti che hanno cominciato in questi giorni a testare il sito. A regime, per garantirsi la navigazione lontana da occhi indiscreti dovranno sborsare circa 5 euro al mese.

FATTA LA LEGGE…. - L’obiettivo è chiaro: consentire agli utenti di navigare in rete senza essere identificati e dunque senza correre il rischio di essere incriminati per le attività svolte online. Il nome stesso del sito è un esplicito riferimento a Ipred, la direttiva europea sulla proprietà intellettuale del 2004, recepita dalla Svezia con una legge entrata in vigore all’inizio di aprile. Il provvedimento permette ai detentori dei diritti d’autore di rivolgersi direttamente ai fornitori di accesso a Internet per ottenere dettagli sugli utenti sospettati di attività che violano la normativa sul copyright. Secondo alcune stime, nei giorni successivi alla promulgazione della legge il traffico dei servizi di file sharing sarebbe calato di un terzo. Allo stesso tempo, però, proprio l’inasprimento delle norme sembra avere fatto aumentare il numero di utenti che ricorrono a sistemi che permettono di navigare in rete senza essere identificati come Dold.se o Relakks. I 180 mila utenti che hanno richiesto di provare IPREDator sembrano dare ragione a queste impressioni.

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I creatori di The Pirate Bay lanciano «iPredator» per poter navigare senza essere identificati

Gratis. Ad ogni costo

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 21 Luglio , 2009 at 9:30 am

manifestoDalla California è in arrivo l’ultima grande narrazione tecno-ideologica: un mondo di beni e servizi a costo zero. In nome del business. Lo dice Free, l’ultimo saggio di Chris Anderson, direttore di Wired e teorico della Coda lunga. Ma le aziende in crisi lo seguiranno?

Che cosa hanno in comune un’azienda multimiliardaria come Google e i venditori ambulanti brasiliani che offrono cd per le strade di San Paolo? L’esclusiva conferenza TED che chiede fino 6 mila dollari per un biglietto di ingresso e Wikipedia, l’enciclopedia online che regala conoscenza grazie a migliaia di volontari? Se diamo retta all’ultima grande narrazione tecno-ideologica che arriva dalla California sono tutti esempi di «un modello economico completamente nuovo» che, grazie alla diffusione delle tecnologie di rete, promette di rivoluzionare interi settori di business e caratterizzare l’economia del prossimo futuro: l’offerta gratuita di beni e servizi.

Teorico, cantore e ideologo di questa rivoluzione “a costo zero” è Chris Anderson, direttore del mensile Wired. Il testo in cui descrive i fondamenti del paradigma “no-cost” è approdato a inizio di luglio nelle librerie di Stati Uniti e Gran Bretagna e si candida a diventare il punto di riferimento di un’intellighenzia digital-globale affamata di visioni d’insieme e suggestioni di business.

A suon di esempi di aziende che prosperano regalando qualcosa, «Free. The future of a radical price», questo il titolo del libro, descrive l’irresistibile e progressiva prevalenza del «gratis» nell’era digitale. Tra excursus storici e incursioni nella psicologia del consumatore attratta dallo zero, il cuore dell’argomento di Anderson è tutto tecnologico. A portarci nel regno della gratuità fatta business saranno infatti, secondo il direttore di Wired, quei processi di innovazione che fanno sì che il prezzo dei supporti di memoria, della banda di trasmissione e dei processori, vale a dire l’architrave di ogni erogazione di servizi via web, si dimezzi in un periodo compreso tra i 9 e i 18 mesi. A questi ritmi il costo marginale della distribuzione di bit scivola verso lo zero… Read the rest of this entry »

Solo un dato ci può salvare

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 13 Luglio , 2009 at 9:25 pm

manifestoLe nuove frontiere del giornalismo (e il futuro dei quotidiani) passano anche dalla capacità di impiegare le nuove tecnologie per aiutare il lettore a dare un senso al diluvio di dati che lo inonda. Qualche esempio pionieristico.

La storia principale la sanno tutti: gli utenti trovano le notizie in rete gratis e la pubblicità si trasferisce online dove le inserzioni, a parità di lettori, costano meno. Risultato: i quotidiani sono in declino, il giornalismo è in pericolo e anche la democrazia non sta tanto bene. Quello che non tutti conoscono è il racconto laterale: i germi del futuro dell’informazione sono già all’opera. Bisogna andarli a cercare nelle divisioni online dei media più innovativi o nei dipartimenti più visionari di certe università. È lì che si tentano esperimenti che, con l’aiuto della tecnologia, provano a immaginare le vie delle news che verranno. Con un’idea a fare da collante: l’eccesso di informazione può essere piegato a vantaggio di quei soggetti che, per tradizione e risorse, possono usare la massa enorme di dati che ci assale ogni giorno per fornire contesto, interpretazioni della realtà, basi per nuovi business. Se le cose stanno così, chi meglio dei quotidiani?

Copiando Google
L’americano New York Times e l’inglese The Guardian sono tra i più decisi a battere la nuova strada. Per farlo hanno scelto un esempio non da poco: Google. Esattamente come il motore di ricerca ha agito per i suoi servizi più popolari (le mappe, per esempio) i due quotidiani hanno aperto ai programmatori le tecnologie (in gergo API, acronimo per Application programming interface) necessarie per “giocare” con i loro archivi di dati e notizie e creare servizi. In questo modo tale Taylor Barstow ha lanciato Nytexplorer.com per effettuare ricerche avanzatissime nel database del quotidiano. Altri hanno preferito impiegare le informazioni sul Congresso prese dal New York Times per tenere sotto controllo l’attività dei parlamentari dell’Oregon: è il caso di YourGovernment. Uno sviluppatore italo-olandese, Cristiano Betta, infine, ha utilizzato l’archivio del Guardian per aggiungere informazioni di contesto al suo ShouldIBackupMy.com, che fornisce consigli su come non perdere i propri dati.

Come le mappe di Google sono il punto di riferimento per chi realizza servizi di georeferenziazione sul web così, condividendo il patrimonio informativo e tecnologico, i giornali sperano di diventare la fermata obbligata per chi sperimenta con l’informazione. A che pro? Lo spiega l’influente blog americano GigaOm: simili iniziative «trasformano il giornale in una piattaforma per altri servizi e funzionalità. Questo rende il quotidiano e il suo contenuto più preziosi e apre le porte ad ogni tipo di partnership o forma di licenza commerciale»… Read the rest of this entry »

Il volto intelligente della semantica

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 7 Luglio , 2009 at 10:21 am

manifestoA volte ritornano. Potrebbe intitolarsi così, come un famoso racconto di Stephen King, il film di una delle più controverse promesse dell’universo tecnologico: la semantica. Sì, proprio la scienza dei significati. Da un buon lustro viene periodicamente indicata come la rivoluzione che ci darà motori di ricerca intelligenti in grado di comprendere il linguaggio naturale e di capire le relazioni tra i concetti (utilizzando soltanto algoritmi automatizzati), di interrogare Google & C. come faremmo con un nostro amico al bar ricevendo risposte pertinenti (a differenza di quelle che, spesso, riceviamo al bar).

Peccato che le grandi aspettative vadano regolarmente deluse e la semantica torni ogni volta ad essere quello che è sempre stata, disciplina da umanisti. Almeno fino alla prossima occasione. Come quella che stiamo vivendo oggi. Il mondo dei motori di ricerca, come si racconta nel pezzo a fianco, torna a regalare novità (Bing di Microsoft in primis) e subito qualcuno ricomincia a parlare di tecnologie che comprendono i significati. Per capire se in questo caso c’è un po’ di grano in mezzo al solito loglio ci siamo rivolti a Luca Scagliarini che cura l’espansione internazionale di Expert System, azienda modenese che da anni prospera grazie Cogito, tecnologia (veramente) semantica sviluppata in un’area che più che per il software si è sempre distinta per la meccanica e la ceramica. Scagliarini è reduce dalla Semantic Conference 2009, uno dei più importanti eventi mondiali dedicati alle tecnologie semantiche che si è tenuto in California dal 14 al 18 giugno scorso.

Di semantica in ambito tecnologico si parla da così tanto tempo che il termine ha fatto a tempo a diventare di moda e scomparire almeno un paio di volte negli ultimi 5 anni. A che punto siamo oggi, a tuo parere, dopo l’edizione 2009 della Semantic Technology Conference?

Diciamo che sta tornando interesse intorno al tema. Anche con la crisi economica c’è stato un cospicuo aumento di partecipanti alla manifestazione e, soprattutto, non si è trattato dei soliti noti.

Per la prima volta, tutti i grandi, da Google a Yahoo a Oracle, sono stati coinvolti in presentazioni. Come interpreti questo segnale?

E’ l’indicazione che si sta uscendo dalla fase di laboratorio. Google stessa ha cambiato idea. Ancora l’anno scorso snobbava apertamente la semantica. Un mese fa ha annunciato che inizierà ad inserire degli aspetti semantici nella sua indicizzazione dei siti web. Yahoo! lo fa già. Detto questo, non ci sono ancora evidenze chiare che la semantica farà quel salto che molti da tempo auspicano. C’è qualche indizio in più rispetto allo scorso anno ma prove non se ne vedono ancora.

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La favola? Meglio parlare con i genitori

In Corriere della sera.it, articoli on 1 Luglio , 2009 at 1:14 pm

logo_home_corriereMILANO – Una buona conversazione vale più di una favola. Leggere storie ai bambini è buona pratica, certo, ma ad influire in modo decisivo sullo sviluppo linguistico nei primi anni di vita sono soprattutto le parole scambiate nell’ambito di un dialogo con gli adulti. Genitori, armatevi di pazienza dunque: parlare ai figli non basta, bisogna soprattutto discutere con loro. Ad affermarlo è uno studio pubblicato sul numero di luglio di Pediatrics, la rivista dell’Accademia americana di Pediatria. Secondo i ricercatori della Scuola di salute pubblica dell’Università della California – Los Angeles che hanno realizzato la ricerca, uno scambio di parole che coinvolge piccoli e grandi ha un effetto positivo sul linguaggio dei bimbi 6 volte superiore alla semplice lettura di un testo. Quanto all’esposizione alla televisione, dicono gli studiosi americani, non ha nessun impatto diretto, positivo o negativo, sulle capacità linguistiche dei bambini. A meno che, fanno notare, i momenti trascorsi davanti allo schermo non costituiscano tempo sottratto a possibili interazioni con mamma e papà.

SBAGLIANDO SI IMPARA – Sì perché non c’è nulla che faccia fiorire le abilità oratorie dei figli come un bel dialogo con i grandi. Il maggiore beneficio di queste conversazioni deriva dalle possibilità offerte ai bambini di sperimentare il linguaggio, ingrandire il proprio vocabolario e ricevere correzioni e indicazioni su un più adeguato impiego della lingua. “Ai bambini piace ascoltare ma migliorano quando sono loro a provare a parlare”, spiega Frederick J. Zimmerman, autore dello studio. “Dategli la possibilità di esprimere quello che hanno in testa anche se è soltanto ‘guu gaa’ o qualcosa di simile”. Per arrivare a simili conclusioni la ricerca ha coinvolto 275 famiglie con bambini di età compresa tra i due mesi e i 4 anni. Nell’arco di sei mesi, ogni famiglia ha fornito le registrazioni di 5 giornate complete dei propri figli consentendo così ai ricercatori di valutare i vari tipi di stimoli linguistici a cui essi erano sottoposti. Dall’analisi delle registrazioni, gli studiosi hanno scoperto che, in media, i bambini ascoltano circa 13 mila parole da parte degli adulti e partecipano più o meno a 400 conversazioni al giorno.

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La morte di “Jacko” manda in tilt Wikipedia

In Corriere della sera.it, articoli on 26 Giugno , 2009 at 1:38 pm

logo_home_corriereL’eccesso di emozione e di partecipazione seguita al decesso del cantante ha causato difficoltà anche alla celebre enciclopedia online e al popolare social network

MILANO - Che fatica star dietro alle notizie ai tempi della rete. Se il ciclo continuo delle news sul web è un rebus per le testate tradizionali che hanno redazioni dedicate a seguire i fatti nella loro evoluzione, anche i media sociali (e i loro milioni di collaboratori) possono soffrire nella rincorsa all’incessante istantaneità. La notizia della morte di Michael Jackson, dalle prime voci fino alla definitiva conferma, è stata in questo senso un banco di prova impegnativo per i principali siti partecipativi. A cominciare dalla regina del genere, Wikipedia dove, a partire dai primi rumors che davano la pop star ricoverata in ospedale, è scattata la guerra delle modifiche alla «voce» in lingua inglese dedicata al cantante.

LA BATTAGLIA DELLE REVISIONI – Tra chi lo spacciava già per deceduto, chi parlava di arresto cardiaco, o di semplice ricovero, c’era anche chi gettava acqua sul fuoco appellandosi a minimi criteri di attendibilità: «Non è morto fino a che una fonte degna di fiducia non lo conferma». Nel mezzo di modifiche, revisioni, restaurazioni e discussioni il sito partecipativo è andato in tilt: «Scusate – recitava ad un certo punto un messaggio che accoglieva i visitatori – questo sito ha delle difficoltà tecniche». Ad un certo punto, per porre fine alla contesa, qualcuno dei redattori di Wikipedia ha aumentato i livelli di protezione inibendo ulteriori modifiche fino a quando la situazione non fosse stata chiarita. Questa mattina, ad acque più calme, l’enciclopedia recita: «Michael Jackson è morto il 25 giugno 2009 all’età di 50 anni, a causa di un sospetto arresto cardiaco o di un attacco di cuore. La causa specifica del decesso deve ancora essere determinata»…

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Gentili commissari, ma se scrivo “pokare” mi capite?

In articoli, il manifesto on 26 Giugno , 2009 at 10:05 am

manifesto

I social network e la scuola dei millennials, il tema di maturità di una giovane collaboratrice di Totem e de il manifesto..

Ci chiamano nativi digitali, generazione always-on, millennials ma, secondo me, sopravvalutano il reale stato delle cose. Almeno in Italia, dove prima delle «intelligenze connettive» e delle «dinamiche partecipative» di cui si parla in questa traccia molti di noi devono ancora provare l’ebbrezza del «potere di connessione». Sì perché è bello quello che scrive Manuel Castells quando ammonisce che viviamo nella «galassia internet» e non possiamo sentirci soli anche se lo vogliamo.

Però dovrebbe dirlo a quelli di di Telecom Italia. Io, per esempio, sto in una cosiddetta area rurale e Internet non ce l’ho, o meglio possiedo una connessione lenta e traballante che non raggiunge 1 megabit al secondo di velocità. Nella mia condizione ci sono altri 7,5 milioni di italiani i quali, nella galassia, più che a pianeti o stelle assomigliano a buchi neri. Lo afferma anche un rapporto riservato che però si può leggere su Wikileaks.org, sito dove si pubblicano cose che i governi censurano. Forse anche questa è la «trasparenza radicale» di cui si parla nella traccia. Comunque sia, qualcuno dovrebbe dirglielo a Castells che se vuole prendersi un po’ di riposo dallo stressante mondo interconnesso può venire a farsi un vacanza qui da me, in provincia, dove di «reti» che si «occupano» di noi anche se non vogliamo se ne vedono poche.

L’altro giorno, poi, ho letto che meno della metà delle famiglie italiane ha un Pc e che più del 60 % degli adulti non ha usato internet negli ultimi 3 mesi. Sono dunque un po’ restia a discutere dei «social network» menzionati nel titolo e nel passo di Daniel Goleman. Statistiche alla mano, ho paura che l’argomento potrebbe risultare oscuro alla maggior parte dei membri della commissione d’esame. E se parlare di «pokare», uno di quei gesti di amicizia che si fanno su Facebook, venisse considerata una divagazione? Soffermarmi su Twitter, di cui in questi giorni parlano tutti i giornali in relazione agli eventi iraniani, potrebbe essere altrettanto rischioso. Non so quanto gli esaminatori possano stimare degna di un tema di maturità la sfumatura tra blogging e micro-blogging. Di sicuro, qui da noi, durante l’anno scolastico non se ne è mai parlato. [...] Read the rest of this entry »

L’azienda è in crisi? Te lo dice l’e-mail

In Corriere della sera.it, articoli on 23 Giugno , 2009 at 1:08 pm

logo_home_corriereIndagine sulla Enron: nei momenti di difficoltà i dipendenti usano la posta elettronica in modo diverso.

MILANO – Ci si chiude in gruppi ristretti, si parla solo con persone fidate, le informazioni restano all’interno di una cerchia selezionata. Se questo è quello che sta accadendo nella vostra azienda, forse fareste bene a preoccuparvi: grossi guai potrebbe essere in vista. Il suggerimento arriva da una ricerca americana che ha analizzato i percorsi dei messaggi di posta elettronica inviati dai dipendenti della Enron durante gli ultimi 18 mesi di vita del colosso energetico americano fallito alla fine del 2001. Lo studio, realizzato dal Florida Institute of Technology di Melbourne, rivela come nel mese precedente la fine i modelli di comunicazione elettronica tra i dipendenti abbiano subito un brusco mutamento ispirato da diffidenza e paura. Le persone hanno cominciato a scambiarsi messaggi soprattutto all’interno di gruppi ridotti e a non condividere le informazioni con il resto dell’organizzazione. La ricerca è stata presentata alla fine di maggio a Catania in occasione di un simposio internazionale sulle reti complesse.

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Il sito che fa i raggi x ai parlamentari

In Corriere della sera.it, articoli on 16 Giugno , 2009 at 9:55 am

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Debutta OpenParlamento. Presenze, assenze, attività in Aula, leggi presentate: tutte le statistiche con un click

ROMA – Il più ribelle, tra i deputati, è Furio Colombo. Da quando è iniziata la legislatura, dicono i numeri, ha votato il 16,5 per cento delle volte (circa un voto su sei) in contrasto con il suo gruppo, il Pd. Il senatore più presente, invece, è Cristiano De Eccher (Pdl) che divide la prima piazza con il leghista Mandell Valli: entrambi hanno preso parte a 2114 sedute, tutte tranne una. Alla Camera, invece, si distingue per assiduità Gaetano Nastri (Pdl) che si è seduto in aula 3674 volte (su un totale di 3682) per una percentuale del 99,78 per cento. A offrire questi dettagli sull’attività dei nostri rappresentanti a chiunque sia interessato e a rendere più trasparente l’attività legislativa è un sito lanciato oggi: OpenParlamento.

I PIÙ E I MENO – Non c’è più bisogno di essere dei cronisti politici o di imbarcarsi in esplorazioni (sempre un po’ faticose) dei siti istituzionali per sapere cosa accade nelle aule legislative del Belpaese. Basta un clic e, in modo affidabile e chiaro, l’attività degli eletti diventa meno arcana e assume nuove forme. Ecco materializzarsi i ribelli, gli assenteisti, gli assidui ma anche gli stakanovisti, identificati sulla base di un indice dell’attività parlamentare che non tiene conto solo dei voti espressi ma anche degli atti presentati. Per la cronaca, nella contesa della solerzia, l’esito è bipartisan. Angela Napoli del Pdl primeggia tra i deputati più attivi mentre Donatella Poretti del Pd si afferma tra i senatori. Dai singoli ai gruppi, per quanto riguarda le presenze in aula a farla da padrona è la maggioranza. Alla Camera i primi 20 posti sono tutti appannaggio di Pdl e Lega. Mentre al Senato, i rappresentanti dei partiti di governo occupano 18 delle prime 20 posizioni. Un’assiduità, non mancheranno di far notare gli esperti, merito anche dei tanti voti di fiducia che costringono i parlamentari filogovernativi alla presenza.

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La depressione si cura anche online

In Corriere della sera.it, articoli on 8 Giugno , 2009 at 8:22 pm

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Una ricerca dice che per le forme lievi le terapie web possono funzionare

MILANO - La depressione? Si combatte anche su Internet. A dirlo è uno studio appena pubblicato dalla rivista scientifica Australian and New Zealand Journal of Psychiatry: per le forme depressive più lievi – sostiene l’articolo – i programmi di trattamento basati sul web risultano efficaci quanto gli interventi incentrati sul classico faccia a faccia psichiatra-paziente.

SADNESS – A spingere verso l’impiego dei nuovi media nella cura della tristezza patologica è una ricerca che ha monitorato 45 pazienti affetti da forme moderate di depressione sottoposti a un programma virtuale di cura denominato Sadness. Messo a punto dal Centro di ricerca su ansia e depressione del St Vincent’s Hospital di Sydney in Australia, il percorso terapeutico prevede sei lezioni online, una serie di compiti da assolvere a casa propria, contatti settimanali via e-mail con uno specialista e la partecipazione ad un forum virtuale. Risultato: al termine del trattamento, più di un terzo di pazienti coinvolti non presentava più sintomi di depressione; un’efficacia, a detta dei ricercatori australiani, paragonabile a quella dei metodi tradizionali. Con in più, si fa notare, vantaggi logistici e pecuniari. «I trattamenti via Internet possono essere seguiti da casa e sono più economici», ha spiegato al sito dell’emittente australiana Abc Gavin Andrews, direttore del Centro e co-autore dell’articolo. Fra i punti di forza dell’approccio virtuale, secondo Andrews, va inclusa anche la responsabilizzazione dei soggetti depressi: «Il trattamento costringe i pazienti a pensare e a contare su se stessi dal momento che devono documentare i loro progressi sul web». Nel complesso, gli individui sottoposti al test hanno ricevuto in media 8 e-mail dagli specialisti pari a 111 minuti di lavoro dello psichiatra. Un percorso terapeutico tradizionale avrebbe comportato dalle 12 alle 15 ore di contatto faccia a faccia…

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Il socialismo dal volto web

In articoli, il manifesto on 4 Giugno , 2009 at 9:50 am

manifesto«Samo tutti socialisti» proclamava nel febbraio scorso il settimanale Newsweek. Nazionalizzazione delle banche e piani di stimolo dell’economia stavano trasformando gli Usa in un «moderno stato europeo», simile a quella Francia tutta sofisticherie e welfare state così odiata nell’era Bush. 4 mesi più tardi la crisi è ancora in mezzo a noi e l’America che gira le spalle al liberismo è sempre oggetto di discussione, questa volta su internet.

Ad accendere la miccia è il mensile Wired (edizione americana) con un saggio disponibile anche sul web di Kevin Kelly, fondatore della rivista e storico guru della rete. Il titolo è tutto un programma: «The new socialism: global collectivist society is coming online». Per la bibbia della tecnologia Usa a rendere popolare «la parola che comincia con la “S”», oltre alla recessione e al collasso del capitalismo selvaggio, sono alcuni agenti che non ti aspetti, poco rossi e molto virtuali: Wikipedia, YouTube, o ancora le licenze Creative Commons e i progetti open source. Tutte iniziative che, grazie al successo della collaborazione in rete, costituiscono una via digitale alla collettivizzazione della cultura e dell’economia americane.

«La frenetica corsa a connettere chiunque con chiunque in ogni momento sta dando vita a una versione rivista del socialismo», afferma Kelly. In che cosa consista la mutazione digitale dell’ideale e perché questa dovrebbe piacere agli americani è presto detto: niente lotta di classe, stato, fabbriche o burocrazie. Al posto di questi retaggi del ‘900: cooperative virtuali, produzione tra pari, condivisione di codice e meritocrazia delle comunità online. In fondo, conclude l’autore, «quando masse di persone che posseggono i mezzi di produzione lavorano a un obiettivo comune e mettono in comune i loro prodotti, quando lavorano senza salario e godono gratuitamente dei frutti di questo sforzo, non è irragionevole chiamare tutto ciò socialismo»… Read the rest of this entry »

Vota a sinistra, fallo per la rete

In articoli, il manifesto on 4 Giugno , 2009 at 9:48 am

manifestoUn voto per la rete. Perché no? Se siete a corto di motivazioni per andare ai seggi il 6 e 7 giugno eccone una: il prossimo Parlamento sarà decisivo per il futuro dell’internet europea. Se lo spettacolo di una sinistra che marcia divisa vi induce a restare a casa, pensateci. In tutta probabilità toccherà alla nuova assemblea delineare i principi che regoleranno il diritto di accesso al network e la libertà di espressione online. Una simile posta in gioco merita un piccolo sforzo.

Ma perché il Parlamento che verrà sarà così importante? La ragione è racchiusa in due parole: Pacchetto Telecom. Ovvero un complesso di norme concepito per dare un indirizzo al futuro delle telecomunicazioni continentali. Salvo sorprese dell’ultima ora, saranno i nuovi eletti a decidere sulla sorte del progetto. L’assemblea uscente si è espressa in proposito lo scorso 6 maggio. Anche grazie alla mobilitazione degli attivisti, ha votato un emendamento sui diritti degli utenti (il 138/46) sgradito ai governi nazionali che, in sede di Consiglio dei ministri europei, avevano proposto una versione annacquata della norma.

Tanto per dare un’idea dello sgarbo, il provvedimento impone la decisione di un giudice per la disconnessione forzata di un utente da internet. Principio di buon senso, ma contrario a quanto previsto dalla controversa legge anti-pirateria voluta da Sarkozy e votata dal parlamento francese il 12 maggio. Se il 138/46 diventerà legge sarà un brutto colpo per le aspirazioni punitive del presidente transalpino e dei suoi ammiratori nel resto d’Europa. Per questa ragione il 12 giugno prossimo il Consiglio – che a rigore potrebbe accettare il pacchetto così come è – opterà quasi certamente per un nuovo processo di conciliazione. … Read the rest of this entry »

Anche Obama va in chiaro

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 15 Maggio , 2009 at 10:46 am

manifestoIn nome della trasparenza, accessibilità completa su Recovery.gov: numeri, grafici, statistiche, oltre ai 50 siti dedicati allo stimulus package o ai 27 portali delle agenzie governative federali. E’ l’open government, bellezza

Il 17 aprile le agenzie federali americane avevano già speso 14,2 miliardi di dollari dei 69,3 disponibili nell’ambito del piano di stimolo all’economia varato nel febbraio scorso. Oltre 13 miliardi erano stati erogati dal dipartimento per la Salute ai singoli stati per il Medicaid, il programma di assistenza sanitaria ai poveri. Il dipartimento dell’Agricoltura, invece, aveva pagato 574 milioni dollari, il 90 per cento dei quali in food stamps, buoni per l’acquisto di cibo a favore dei meno abbienti.

Per conoscere i dettagli sul più importante progetto di rilancio dell’economia americana del dopoguerra non è necessario essere giornalisti economici. Basta una minima dimestichezza con mouse e Pc e qualche minuto di tempo. Tutte le informazioni si trovano, infatti, su Recovery.gov, spesso presentate attraverso visualizzazioni a prova di allergici alla matematica. Per gli arditi che vogliono scendere nei particolari, poi, ci sono i 50 siti dedicati allo stimulus package che gli stati americani stanno implementando o i 27 portali messi in piedi dalle agenzie governative federali per rendicontare sull’allocazione dei fondi di competenza.

Grazie a questo dispiego di numeri, grafici e tabelle consegnati al web, il piano americano si candida seriamente a diventare la manovra economica più scrutinata della storia. Mai prima d’ora un tale flusso di denaro pubblico poteva essere monitorato da così tanti occhi. E, per giunta, per volontà dello stesso governo, guidato da un presidente convinto che la trasparenza serva per avvicinare cittadini e governo. Read the rest of this entry »

Usi creativi dei dati pubblici

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 15 Maggio , 2009 at 10:45 am

manifestoMa cosa fanno i cittadini con i dati messi a disposizione dalle amministrazioni publbiche? Una galleria di esempi.

Politici sotto controllo

«I politici sono i nostri dipendenti», ama dire Beppe Grillo. Ma il comico genovese non ha il copyright sulla definizione. Dal 2004 lo ripete un sito anglosassone: They work for you. “Lavorano per te” è il decano dei progetti europei che monitorano, recuperando i dati online, l’attività dei politici di Sua Maestà: voti, discorsi, posizioni, partecipazioni a dibattiti in aula, presenze e chi più ne ha più ne metta. Venendo in casa nostra, OpenPolis, dal 2008, è il suo degno emulo italiano. Per chi preferisce mettere il naso negli affari di Bruxelles è disponibile, fresco di lancio, EPVote, ovvero l’attività dei rappresentanti nazionali in missione europea dettagliata con visualizzazioni grafiche. Dall’altra parte dell’oceano, inarrivabile per quantità di informazioni aggregate, si staglia Watchdog.net. Di Nancy Pelosi, speaker della Camera dei rappresentanti, ci dice che ha presentato 1.929 disegni di legge, orientato il 52 per cento dei suoi voti a sinistra, parlato in aula 13 volte con una media di 866 parole a discorso.

Chi influenza chi

«Segui i soldi», diceva Gola profonda a Bob Woordward/Robert Redford in Tutti gli uomini del presidente. E tracciare il percorso del denaro in politica è il compito che si sono dati svariati siti americani. Il più noto è OpenSecrets: 13 aprile scorso ha reso disponibili per il download e il riuso non commerciale oltre 200 milioni di dati su finanziamenti delle campagne elettorali. A beneficiare di questa liberalizzazione saranno servizi come Unfluence o WeShowTheMoney.com, che elaborano in mappe interattive le relazioni tra aziende e candidati. Dal livello federale a quello locale c’è FollowTheMoney.org che traccia l’influenza del denaro a livello federale. I suoi grafici raccontano, per esempio, che per essere eletti al Congresso della California ci vogliono almeno 270 mila dollari di contributi (tanti sono bastati a tale Bill Maze). Per essere sicuri, però, bisogna volare più alto: la media dei contributi di chi ha conquistato la poltrona è 651 mila dollari. Ma non ditelo a Lynn Daucher: è riuscita a non farcela pur avendo messo insieme 3 milioni e mezzo di biglietti verdi… Read the rest of this entry »

Sconfitta a Bruxelles la dottrina di Nicolas Sarkozy

In articoli, il manifesto on 7 Maggio , 2009 at 10:38 am

manifestoNell’ambito dell’approvazione del Pacchetto Telecom, l’assembla vota un emendamento che mette in questione la legge francese “tre avvertimenti e sei fuori” voluta dal presidente francese. Ma resta aperta la partita della neutralità della rete

Un pugno politico a Nicolas Sarkozy e ai suoi aspiranti emuli italiani. Il colpo, ben assestato, lo ha messo a segno ieri il Parlamento europeo con un emendamento al Pacchetto Telecom, il disegno di legge che dovrebbe riordinare il settore delle telecomunicazioni in Europa. L’assemblea, a larghissima maggioranza, ha detto sì all’emendamento 138/46, proposto da Sinistra e Verdi, che rafforza i diritti dei cittadini online. Impone infatti il provvedimento esplicito di un tribunale per poter disconnettere un utente da internet. Non basta la decisione di un’autorità amministrativa come previsto invece dalla legge francese Hadopi (“tre avvertimenti e sei fuori”), fortemente voluta da Sarkozy. Bocciata lo scorso mese dall’Assemblea Nazionale francese e riproposta in questi giorni, il provvedimento ha tanti ammiratori nel resto del continente, Italia compresa.

Il voto dei legislatori europei va contro la volontà dei governi Ue, in particolare Francia e Gran Bretagna, che avevano proposto una formulazione (emendamento Trautmann) che lasciava agli esecutivi nazionali maggiore libertà di manovra. Comprensibile la soddisfazione dei gruppi che si sono attivati in favore del 138/46 invitando i navigatori a fare pressione sui loro rappresentanti. «Una campagna formidabile da parte dei cittadini ha posto la questione delle libertà di internet al centro del dibattito sul Pacchetto Telecom. Questa è una vittoria», ha commentato Jérémie Zimmermann, co-fondatore de La Quadrature du Net, sito che ha guidato la mobilitazione. «Va dato atto al Parlamento di avere ribadito, a fronte di pressioni fortissime da parte dei governi e delle lobby commerciali, il principio che l’accesso alla rete è un diritto fondamentale», dice Juan Carlos De Martin del Centro Nexa del Politecnico di Torino in prima fila nella battaglia. Read the rest of this entry »

34.7°N, 85.7°E: è il luogo più inaccessibile

In Corriere della sera.it, articoli on 21 Aprile , 2009 at 7:05 pm

logo_home_corriereRealizzata la mappa delle aree più e meno raggiungibili del mondo. Per l’Italia in cima alla lista c’è il Monte Rosa

MILANO – Il luogo più inaccessibile del mondo si trova sull’altipiano del Tibet. Non ha un nome ma, se proprio volete raggiungerlo, potete inserire le seguenti coordinate sul vostro navigatore satellitare: 34.7°N, 85.7°E. Dopodiché preparatevi a un lungo viaggio. Da Lhasa o Korla, gli agglomerati più vicini sufficientemente abitati da meritarsi il nome di città, ci vogliono tre settimane. Per la precisione, un giorno di macchina e venti a piedi in un percorso che l’altitudine (5.200 metri) e un terreno non propriamente liscio sconsigliano ai viaggiatori inesperti o poco in forma. Nel caso siate temerari, buona fortuna. Se invece non avete velleità da turisti estremi, potete divertirvi a trovare altri luoghi egualmente difficili da raggiungere sulle mappe messe a punto dai ricercatori del Joint Research Center dell’Unione europea che valutano, appunto, l’accessibilità delle varie aree della terra.

ADDIO ISOLAMENTO – Gli scienziati del centro (che ha sede in Italia, a Ispra in provincia di Varese) hanno infatti elaborato una serie di cartine geografiche che danno un’idea di quanto siano remoti i differenti luoghi del globo sulla base di un concetto molto semplice: quanto ci vuole ad arrivarci a partire dalla più vicina città di almeno 50 mila abitanti? Pubblicate sul World Development Report 2009 della Banca Mondiale e riprese dal «New Scientist», queste rappresentazioni visuali offrono una prospettiva che non stupisce: nel nostro mondo globalizzato di selvaggio e misterioso resta poco. Per esempio, ci dicono le cartine, meno del 10 per cento delle aree del mondo si trova a più di 48 ore di viaggio via terra dalla città più prossima. Due giorni, insomma e addio sudato isolamento. Ma per gli amanti della solitudine le brutte notizie non sono finite qui. Anche i luoghi solitamente ritenuti più inaccessibili non lo sono più così tanto. In Amazzonia, per esempio, l’estesa rete fluviale e il crescente numero di strade ha ridotto al 20 per cento la superficie che dista più di due giornate dal centro urbano più vicino. Tanto vale, se progettate un viaggio lontano dalla civiltà, andare in Quebec, il cui territorio, dal punto di vista dell’accessibilità, offre una proporzione simile e anche meno zanzare. Nel complesso, più di metà della popolazione mondiale vive a meno di un’ora da una città. «L’aspetto più drammatico di questa mappa è che rivela quante poche zone del mondo possono ancora essere considerate remote» ci racconta Andrew Nelson, uno degli autori delle mappe.

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La morbida macchina della traduzioni online

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 20 Aprile , 2009 at 8:57 am

manifestoTre ore dopo la fine di una puntata di Lost negli Usa in rete sono già disponibili i sottotitoli italiani. Come? Grazie al lavoro di un piccolo esercito di appassionati di community come Itasa e Subsfactory. La frontiera dei fan ai tempi della rete.

Alle 4.00 del mattino Curzio e Pierluigi sono svegli da un po’ e già davanti al computer. L’ultima puntata di Lost, appena trasmessa negli Usa, sarà tra poco disponibile in rete e bisogna organizzarsi. E’ necessario mettersi in contatto con le rispettive squadre, controllare le trascrizioni dei dialoghi inglesi appena arrivano sui siti stranieri, dividersi i segmenti dell’episodio, sincronizzare i testi con il video e partire con la traduzione. In capo a tre ore, in tempo per la colazione, i sottotitoli di Lost saranno disponibili su Itasa – Italians subs addicted o Subsfactory, le due community di sotto-titolatori amatoriali a cui, rispettivamente, Curzio e Pierluigi appartengono.

Sì perché essere fan ai tempi della rete significa anche questo. Svegliarsi prima del canto del gallo e impegnarsi in un’impresa collettiva non retribuita per offrire un servizio. A chi? Lo spiega Pierluigi, uno degli amministratori di Subsfactory: «A tutti gli appassionati che non intendono aspettare mesi per vedere le serie in Italia, non sopportano doppiaggi maldestri o serie interrotte senza preavviso».

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Assalto legale a Pirate Bay

In articoli, il manifesto on 18 Aprile , 2009 at 11:29 am

manifesto

La sentenza dei giudici svedesi condanna al carcere i fondatori del popolare sito di peer to peer. Quattro anni di prigione e quasi quattro milioni di risarcimento per «favoreggiamento» del download illegale. Un pericoloso precedente per gli internauti europei…

Un totale di 4 anni di carcere e 3 milioni e 620 mila dollari di multa (2 milioni e 776 mila euro). E’ questa la condanna per i fondatori del popolare sito The Pirate Bay in quello che, dopo la vicenda di Napster nel 2001, è diventato il più celebre processo nella lotta alla cosiddetta pirateria digitale. I giudici svedesi hanno riconosciuto i quattro imputati colpevoli di «assistenza nel rendere disponibili contenuti protetti da copyright». In pratica “favoreggiamento” del download illegale. La decisione della corte accoglie di fatto le richieste dell’accusa, un consorzio che mette insieme il gotha dell’industria dell’intrattenimento, a cui regala una vittoria molto significativa, almeno dal punto dell’immagine.

Secondo i giudici svedesi, Peter Sunde, Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm, Carl Lundström risultano infatti colpevoli di avere agevolato la violazione delle norme sul copyright nonostante i server del sito non ospitino alcun tipo di contenuto digitale. Sì perché The Pirate Bay, funziona come motore di ricerca di “torrents”, file che si prestano ad essere scaricati e condivisi attraverso un efficace protocollo peer-to-peer (p2p) chiamato BitTorrent. In pratica, il servizio fornisce migliaia di link a film, episodi di serie televisive, canzoni e giochi. Questo ruolo di mero intermediario non ha però “salvato” gli imputati, un fatto che rischia di aprire problematiche ripercussioni per tutti i servizi che aiutano gli utenti a trovare risorse online.

«Google potrebbe essere ritenuto responsabile quando fornisce link a contenuti che non sono stati liberati dal copyright?», si è chiesto sul suo blog personale Mark Mulligan, che segue l’evoluzione del business della musica digitale per Forrester Research, società di analisi di mercato. Analoga preoccupazione esprimono altri soggetti dell’ecosistema della rete. «Il rischio è che qualcuno  approfitti di questa sentenza per chiedere ancora più forte che i fornitori di connettività siano considerati responsabili del traffico in transito e potenziali favoreggiatori di attività illegali», spiega  al manifesto Dino Bortolotto, presidente di Assoprovider, associazione di aziende che forniscono servizi internet. Read the rest of this entry »

Salvare i giornali? Con musica e bellezza

In articoli, il manifesto on 17 Aprile , 2009 at 9:44 am

manifestoLe proposte di Jacek Utko, designer polacco di quotidiani, responsabile del successo di una serie di testate dell’Est europeo. Estetica, ritmo ma, soprattutto, progetto e idee. Così ha incantato la platea della Ted Conference.

Cosa può salvare i giornali? La bellezza. A dirlo, incurante del rischio di passare per pazzo, è un signore polacco di nome Jacek Utko, persuaso che un pizzico di estetica non faccia male all’informazione, anzi. Ha studiato da architetto e, con grande dispetto della famiglia, invece di progettare palazzi è finito a fare il designer di quotidiani. Memore dei suoi trascorsi, è convinto che applicando alla carta stampata i principi base dell’architettura, come l’integrazione di forma e funzione, si possano ottenere prodotti migliori, più facili da leggere, più piacevoli da sfogliare. E, soprattutto, più apprezzati (e comprati) dai lettori.

Nel febbraio scorso, come documenta un video divenuto popolare in rete, ha sedotto la platea californiana della celebre Ted Conference, che ogni anno invita a parlare le più brillanti menti del globo nel campo delle tecnologie, dell’educazione e, appunto, del design. Look giovanilistico, maglietta, occhialini e capelli lunghi di ordinanza ha raccontato al facoltoso uditorio i suoi successi. A cominciare da quelli della testata per cui lavora come art director, il quotidiano economico polacco Puls Biznesu. R idisegnato nel 2004 sotto la sua guida artistica, è stato nominato il giornale meglio disegnato del mondo dalla Society for newspaper design. Quel che più conta, il primo anno dopo l’operazione estetica il foglio ha guadagnato il 13 % in circolazione, l’anno successivo il 22%, il terzo anno il 35%. Non male in tempi di crisi dell’editoria.

E pensare che a Jacek l’illuminazione è venuta a Londra, dopo avere visto una performance del Cirque du soleil. Quel giorno ha deciso di applicare ai giornali quello che il gruppo canadese ha fatto al circo: innestare linfa nuova in una tradizione un po’ in decadenza. Impresa riuscita anche fuori dai confini polacchi. In quanto consulente del gruppo editoriale svedese Bonnier, il nostro ha supervisionato progetti grafici in tutta l’Europa dell’est e nei Paesi baltici. Anche qui, oltre ad aver fatto manbassa di riconoscimenti e aver portato nel 2007 l’estone Äripaev sulla poltrona di giornale più “bello” del globo, ha riempito il portafogli dei suoi datori di lavoro. Read the rest of this entry »

Domino’s Pizza in crisi per colpa di un video

In Corriere della sera.it, articoli on 16 Aprile , 2009 at 2:34 pm

logo_home_corriereLa grande catena di pizzerie fast-food in difficoltà per le immagini di due dipendenti postate su YouTube

STATI UNITI – Non si scherza con il cibo nell’epoca dei media sociali. Soprattutto se sei una multinazionale del fast food. Per informazioni chiedere a Domino’s Pizza, catena americana da 1 miliardo e 400 milioni di dollari di fatturato, presente in 60 paesi del mondo che, dal punto di vista dell’immagine, sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia. Tutta colpa di due dipendenti che hanno pubblicato su YouTube un video con le loro imprese, per così dire, “goliardiche” nella cucina di una pizzeria Domino’s di Conover, cittadina di 7.500 abitanti in North Carolina. Potenza della rete, mercoledì sera, prima che il file venisse rimosso dalla popolare piattaforma, era già stato visto più di un milione di volte. E mentre la notizia rimbalzava su blog, Twitter e magazine online, fa notare il New York Times, una ricerca su Google per il termine “Dominos” restituiva un link alla vicenda in 5 dei primi 12 risultati.

DISGUSTO IN CUCINA – Una crisi di reputazione in piena regola ai tempi dei new media, dunque. Nel video incriminato, infatti, uno dei due dipendenti (Michael Setzer, 32 anni) si infila pezzi di formaggio nel naso prima di guarnire i panini che sta preparando, ripete la stessa operazione con un peperone (che però, magnanimamente, getta nella spazzatura), starnutisce su alcuni alimenti e, dulcis in fundo, emette flatulenze su una fetta di salame. Il tutto accompagnato dai commenti e dalle risate della collega Kristy Hammonds, 31 anni, che registra la sequenza e parla di “ingredienti speciali”. In un altra sequenza, Setzer lava le pentole con una spugna da cucina dopo essersela passata tra le natiche.

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L’Italia in guerra contro Facebook & c.

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 16 Aprile , 2009 at 9:48 am

manifestoEcco come potrebbe apparire la rete tricolore se tre proposte di legge targate Pdl e Udc fossero approvate. Non c’è da stare allegri…

Roma, 11 aprile 2011. Marco, 20 anni, è arrabbiato. Per la terza volta in un mese Facebook è inaccessibile. Tutta colpa di un “gruppo” creato sul social network da un manipolo di goliardi inneggiante alla camorra. Il ministro dell’Interno, in base a una norma del 2009 sui reati di opinione, ha ordinato ai fornitori di connessione di filtrare il sito per tutti i computer italici.

Maria, romana di 27 anni, non è più contenta. Rischia fino a 3 anni di reclusione per diffamazione a mezzo stampa; lei, che non è giornalista. Il problema, le ha spiegato l’avvocato, è che su “Affari studenteschi”, un blog aperto tempo fa e poi dimenticato, qualcuno ha lasciato un commento offensivo nei confronti di un professore universitario, il quale ha sporto querela. Ora che la legislazione italiana estende a ogni contenuto pubblicato su internet «tutte le norme relative alla Stampa» per i reati di diffamazione, Maria è nei guai.

Il suo compagno Luigi, collaboratore di Wikipedia, prova a consolarla ma anche lui ha i suoi dispiaceri telematici. La stessa legge ha bandito l’anonimato dalla rete e l’enciclopedia online (dove basta uno pseudonimo per diventare autori) non è più raggiungibile dallo stivale. Ma forse i più preoccupati sono Sonia e Alberto. Sono stati disconnessi da internet per tre mesi perché il loro figlio sedicenne Antonio scaricava file musicali coperti da diritto d’autore tramite sistemi peer-to-peer.

Come vuole la legge approvata due anni fa, dopo tre avvertimenti la famiglia è stata privata del collegamento per 90 giorni. Ma quello che angustia mamma e papà è un’altra cosa. Tornata internet, Antonio non ha perso l’abitudine di scaricare. Solo che ora lo fa attraverso delle darknet, reti private accessibili solo su invito, dove circolano anche contenuti ben più illegali dei file mp3 di Vasco Rossi.

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I librai online fanno prove di 2.0

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 7 Aprile , 2009 at 11:03 am

manifesto

Accordi con comunità di lettori virtuali e interazione con i social network, i maggiori retailer italiani imboccano la strada del coinvolgimento degli utenti. Per scuotere un mercato che non decolla

Come si comportano di fronte all’attivismo dei lettori i principali rivenditori di libri online italiani? Se il confronto è con il caposcuola Amazon la risposta è: tiepidamente. Le cose però stanno cambiando. Per anni, quando la società di Jeff Bezos già stilava classifiche dei recensori e consentiva di valutare la qualità dei giudizi espressi, da noi, al massimo, si aprivano finestre per i commenti e la storia finiva lì.

Il verbo al passato è però necessario. Accordi, annunci, introduzione di funzionalità da web 2.0: negli ultimi tempi i maggiori operatori si sono mossi verso una gestione più articolata degli interventi dal basso nel tentativo di dar vita ad una vera e propria community. E così provare a ravvivare un mercato che nel 2008, audiovisivi compresi, valeva circa 120 milioni di euro, il 4% del totale del commercio elettronico, una quota dimezzata rispetto agli Stati Uniti e al resto d’Europa, secondo l’Osservatorio sull’e-commerce del Politecnico di Milano.

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I social network professionali sfidano la crisi

In Finanza & Mercati, articoli on 18 Marzo , 2009 at 7:00 am

testata_fem_180.gifNon solo Facebook o MySpace: le comunità del Web 2.0 continuano a crescere anche in ambito professionale, rivoluzionando il recruiting. È il caso di LinkedIn e delle sue declinazioni italiane (da MilanIn a ModenaIn)

“L’unico strumento di business efficace sono i social network. Specialmente in questi tempi di crisi quando tutti sono più diffidenti e il marketing fallisce”. Francesco Cariati, 21 anni, titolare di un’azienda di consulenza informatica a Milano non ha dubbi: le chiavi per sopravvivere alla recessione e magari prosperare sono due, le relazioni e la fiducia. E lui sa di cosa parla. Lo scorso anno l’80% dei suoi clienti se lo è conquistato grazie a MilanIn, il social network professionale nato nel 2005 per iniziativa di un gruppo di utenti milanesi di LinkedIn, il più diffuso servizio di interazione sociale del mondo dedicato al business.

MilanIn (5 mila iscritti), come i suoi 30 omologhi sorti nel frattempo in tutta Italia e raccolti nel network Club-In, unisce virtuale e reale all’insegna dei contatti e dello scambio di informazioni finalizzate agli affari. Parte dal web per organizzare eventi locali diretti alla rete dei partecipanti (oltre 100 in tutta Italia lo scorso anno). “Vai agli incontri – spiega Pierpaolo Pozzati, presidente di MilanIn e ClubIn – offri la tua esperienza e quando hai conquistato la fiducia, sono gli stessi membri che si rivolgono a te o raccomandano i tuoi servizi. In un momento in cui alle brochure non crede più nessuno è l’unica soluzione”.

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“Ecco perché Xing sbarca in Italia”

In Finanza & Mercati, articoli on 18 Marzo , 2009 at 6:37 am

testata_fem_180.gifCipriano Moneta, country manager di Xing, piattaforma di social network professionale appena sbarcata in Italia spiega i vantaggi del networking rivolto al business e i perché della scelta del Belpaese

“Il social networking è solo un mezzo non un fine. La gente lo usa per incontrarsi nel mondo reale”. Per suffragare questa affermazione Cipriano Moneta, Country manager Italia di Xing, piattaforma di social networking rivolto al business, cita un dato: gli oltre 100 mila eventi organizzati nel mondo fisico proprio a partire dalle relazioni instaurate sul servizio nato in Germania che in questi giorni apre i battenti nel nostro paese.

Moneta, 45 anni, una carriera spesa nel recruiting online (prima come fondatore e ad di JobPilot Italia poi in Germania come Vice President Marketing di Monster) è stato chiamato a guidare le operazioni italiche di un servizio che conta 7 milioni di utenti (di cui 550 mila paganti) e nel 2008 ha messo insieme entrate per 35,3 milioni di euro (con un incremento dell’85 % sul 2007).

Perché proprio ora?

Gli utenti italiani hanno raggiunto una dimensione importante…

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Il grande crack del giornalismo

In articoli, il manifesto on 17 Marzo , 2009 at 8:40 am

manifesto

Crisi profonda dei media americani, incapaci ormai di analizzare e prevedere le trasformazioni sociali. Il settore è al collasso secondo il rapporto annuale sullo stato dell’informazione. Stampa a picco.

Il tempo stringe per il giornalismo americano. Non bastavano le notizie di licenziamenti e ridimensionamenti delle redazioni che si moltiplicano da qualche mese. Ora lo conferma, con dovizia di dettagli e profondità di analisi, lo State of the news Media 2009 del Project for excellence in journalism, autorevole studio dedicato ai media a stelle e strisce. La diagnosi della sesta edizione del rapporto pubblicata ieri («la più tetra», secondo gli stessi estensori) non lascia spazio a incertezze: lettori e spettatori in fuga verso il web, calo di entrate, licenziamenti in massa, incertezza sulla propria missione sono i sintomi di una crisi che va avanti ormai da troppo tempo per non essere considerata strutturale. Altrettanto dura la prognosi: il settore deve reinventare in fretta se stesso oppure rassegnarsi a morire. Con grave danno per l’economia ma, soprattutto, per la democrazia.

Le cifre del malessere

Il 2008 visto attraverso le lenti della ricerca è l’annus horribilis per la professione dei reporter dall’altra parte dell’oceano. Salvo la televisione via cavo, che ha beneficiato di una copertura ossessiva delle elezioni presidenziali, tutti gli altri media si leccano le ferite. Le produzioni giornalistiche delle tv locali hanno visto i propri staff tagliati, l’audience diminuire e le entrate calare del 7 %. Da un supporto all’altro, alla carta stampata non è andata meglio, anzi. I numeri dicono meno 14 % di entrate (un calo del 23 % in due anni) e circolazione in discesa (4,6 %) per i quotidiani… Read the rest of this entry »

Città in cerca di amici – Reggio Emilia

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 16 Marzo , 2009 at 7:00 am

manifestoTra Facebook, MySpace e YouTube i comuni italiani “giocano” con il web sociale. Chi cerca canali di contatto con i cittadini, chi raccoglie la sfida delle organizzazioni reticolari di Manuel Castells, chi usa la rete per sviluppare capitale sociale. E’ il caso di Reggio Emilia.

Ci sono tanti modi per sfruttare le potenzialità dell’economia della conoscenza. E alcuni sono abbastanza inconsueti. Come i social network. Sì, proprio le piattaforme tipo Facebook o MySpace, molto di moda di questi tempi ma spesso considerate roba da adolescenti o passatempi per impiegati annoiati. C’è chi crede, invece, possano diventare un veicolo importante per aiutare una città a proiettarsi nella società dell’immateriale e coglierne le opportunità economiche.

A Reggio Emilia, per esempio, sono convinti che l’interazione online sia uno strumento per creare il cosiddetto “capitale sociale”, quel tessuto di relazioni e fiducia che è il nutrimento di una comunità che funziona, e facilitare lo scambio di relazioni tra i talenti. Due fattori, lo insegna tanta letteratura sociologica recente, indispensabili per un territorio che voglia davvero puntare sulla knowledge economy.

Non a caso, proprio in questi giorni la città del tricolore ha aperto una pagina su Facebook e un canale su YouTube. Il primo per instaurare dei flussi di discussione e confronto con i cittadini su temi specifici (si inizierà con i quartieri, la mobilità, il sociale e i parchi). Il secondo con l’intenzione di raccontare attraverso le immagini in movimento la città e le sue storie, aprendosi nel tempo ai contributi dei cittadini.

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Il nuovo Media Oriente – L’armata dei blog di stato

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 14 Marzo , 2009 at 11:34 am

manifesto10 mila blogger al servizio della rivoluzione islamica. Tanti pensa di crearne il governo iraniano per estendere la propria influenza sul web. Una ricerca americana ci dice se l’operazione sta riuscendo.

10 mila blogger al servizio della rivoluzione islamica. Tanti pensa di crearne il governo iraniano per estendere la propria influenza sul web. L’annuncio è arrivato a fine dicembre quando il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRCG), braccio repressivo del ministero dell’Intelligence, ha annunciato l’intenzione di promuovere la pubblicazione di diari online gestiti da altrettanti membri del Bassij, le forze paramilitari che dipendono dall’IRCG. Uno sforzo senza precedenti da parte dello stato che segnala un salto di qualità nell’impegno propagandistico online degli ayatollah ma anche la crescente importanza assunta dal web nel dibattito pubblico iraniano.

«I movimenti della società civile non sarebbero immaginabili senza internet», ci spiega Hamid Tehrani, Iran editor di Global Voices, progetto che raccoglie le voci più interessanti che emergono dai blog di paesi che spesso non sono captati dai radar dell’informazione mainstream. «Gli attivisti non hanno accesso alla tv, alla radio o ai giornali. Usano quindi il web e i blog per informare la gente e organizzarsi».

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Quel che Google sa di noi

In VisionPost, articoli on 12 Marzo , 2009 at 5:36 pm

visionpost

Il nuovo programma pubblicitario del motore di ricerca rivela quel che l’azienda sa dell’utente e dei suoi interessi. Un risvolto che può aprire le porte a stuzzicanti prospettive psicologiche e, perché no, azioni diaboliche…

Dimmi cosa fai e ti dirò cosa comprare. E se proprio non vuoi dirmelo, lo scoprirò da me. Perché quello che conta è una cosa sola: che tu possa godere, lo voglia o no, della migliore pubblicità possibile, quella più vicina ai tuoi interessi. È questo il motto preferito di quelle grandi aziende internet che hanno adottato il cosiddetto behavioral advertising, espressione orwelliana per una tecnica di réclame online basata sul comportamento dell’utente.

Il principio è semplice: hai la tendenza a frequentare siti di sport? Allora è probabile che nel tuo girovagare online finisca per imbatterti in un maggior numero di banner su questi temi rispetto al tuo vicino di scrivania a cui del football non gliene frega un bel niente. Il miracolo lo fa un piccolo file (“cookie”, letteralmente biscotto) nascosto nel Pc e istruito a tenere traccia di quello che scorre sulle pagine del browser. Al resto ci pensano potenti algoritmi che correlano le tue navigate con la pubblicità. Microsoft e Yahoo! ne fanno uso da tempo.

Ovviamente, nessuno ci ha chiesto preventivamente (opt-in, nel gergo del marketing) se il biscottino impiccione dentro l’hard disk lo vogliamo davvero. E, se è per questo, non ce lo chiederà nemmeno Google, che da ieri si è lanciato nella partita della pubblicità comportamentale.

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Benvenuti a New Media City

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 28 Febbraio , 2009 at 6:35 pm

newmediacity

manifesto

Se l’ecosistema dell’informazione digitale fosse una città che aspetto avrebbe?

Avrebbe un quartiere finanziario, sede dei poteri mediatici tradizionali vestiti di bit, uno emergente abitato dai giovani leoni nati e cresciuti sul web, uno trendy dove nascono le nuove tendenze, una piazza per le manifestazioni dal basso, magari un mercatino per lo scambio di informazioni (anche sottobanco) e via dicendo.

Co Nicola e Marina abbiamo provato a tracciare una mappa di questa città.

E’ uscita oggi su Chips&Salsa, come sempre su Alias, supplemento culturale del manifesto ed è disponibile su VisionPost (anche se su carta, va detto, fa tutto un altro effetto…)

Guida turistica semi-seria per orientarsi nel dedalo di vie, mercati, palazzi e persone della città dell’informazione digitale. Un melting-pot di bit sempre sul precario equilibrio tra collasso e rinnovamento. In cui tutti abitiamo da tempo. Anche se non ce ne siamo accorti.

Meraviglie peer-to-peer

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 23 Dicembre , 2008 at 11:49 am

manifesto

Mentre produttori musicali e cinematografici demonizzano i “pirati”, alcuni seri economisti spiegano perché il p2p è una rivoluzione antropologica ed economica nella fruizione dei media. E perché le major della musica hanno sbagliato (quasi) tutto

Per alcuni (l’industria dell’intrattenimento) sono dei pirati. Per altri, come il presidente della Festa del film di Roma Gian Luigi Rondi, dei criminali audiovisivi. C’è chi (Sarkozy) li vorrebbe disconnettere dalla rete e chi (il ministro Sandro Bondi) si limita a volerli «educare». E non si sa cosa sia peggio.

I destinatari di tante attenzioni poco benevole sono milioni di uomini e donne che scaricano e condividono file attraverso sistemi peer to peer (p2p), software e reti che sfruttano l’architettura decentrata di internet per trasformare ogni Pc in un nodo attivo di una straordinaria macchina di trasmissione delle informazioni (vedi box a fianco).

Da anni, da quando ha fatto la sua comparsa sulla scena Napster, l’esercito degli «scaricatori» è la bestia nera di etichette musicali e signori di Hollywood che cercano di convincere governi e parlamenti ad adottare misure repressive per fermare pratiche ree di danneggiare i loro fatturati.

Realtà, non ideologia

Meno male che di fronte a una simile offensiva ideologico-giudiziaria a difendere la reputazione di questa massa di navigatori arriva ogni tanto qualche testa razionale. Qualcuno che con il rigore dello studioso buca il velo retorico steso da settori industriali in crisi, politici incantati dalle sirene delle lobby e media compiacenti (si vedano le due pagine del Corriere della sera del 27 ottobre scorso “sdraiate” sulla «tolleranza zero» invocata dalle major ). Qualcuno che analizza il fenomeno p2p per quello che è: una rivoluzione nella fruizione dei mezzi di comunicazione che decostruisce i media tradizionali, muta l’antropologia dei consumi, cambia i modelli business.

Se poi di questo manipolo di illuminati fanno parte seri economisti liberali, ancora meglio. Nessuno potrà accusarli di ribellismo sinistrorso. Accademici di questo tipo, senza troppi grilli radicali per la testa, sono gli studiosi chiamati a raccolta da Eli Noam e Lorenzo Maria Pupillo nella stesura di Peer-to-Peer Video. The economics, policy and culture of today’s new mass medium, libro appena uscito negli Stati Uniti e dedicato all’impatto che avranno le tecnologie p2p e internet nel suo complesso sui contenuti fatti di immagini in movimento e non solo.

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I giornali Usa e l’amore-odio per la Rete

In Corriere della sera.it, articoli on 19 Dicembre , 2008 at 5:26 pm

Uno studio indaga le strategie web delle 100 più importanti testate americane

logo_home_corriere.gif«Quanti soldi abbiamo perso con l’edizione online? E quanti ne avremmo persi se non l’avessimo avuta?». Se lo chiedeva qualche anno fa il Wall Street Journal. Il paradosso espresso dal giornale oggi di Rupert Murdoch sintetizza il rapporto di amore-odio dell’editoria con il nuovo mezzo.

Che da una parte ha sottratto lettori ai quotidiani ma dall’altra è una risorsa imprescindibile per quei giornali che non si rassegnano a sparire. Proprio questa relazione complessa è oggi esplorata nel dettaglio da uno studio realizzato dal Bivings Group, società americana di comunicazione web, che anche quest’anno ha realizzato un’analisi su come le 100 maggiori testate americane utilizzano la Rete.

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Chiamami GPhone

In articoli, il manifesto on 24 Settembre , 2008 at 1:52 pm

Ha tutto quello che un telefonino di ultima generazione dovrebbe avere. Lo schermo a tocco (come quello reso popolare dall’iPhone della Apple), la possibilità di trasportare dati sulle reti di terza generazione (3G), la tecnologia Wi-Fi per connettersi a internet senza passare dai network degli operatori mobili, una tastiera Qwerty a scomparsa per rendere più facile la digitazione di sms e e-mail. Ma è soprattutto ciò che gli altri non hanno a renderlo interessante, ovvero quel marchio che si legge ben visibile sul retro: Google. E’ quello a cui tutti guardano.

Non a caso, anche se ufficialmente si chiama T-Mobile G1, per tutti, il cellulare presentato ieri a New York è da tempo noto come il Google Phone (o Gphone). Realizzato dalla taiwanese Htc e disponibile solo agli abbonati dell’operatore T-Mobile, per gli utenti comuni e per gli addetti ai lavori quell’oggetto significa una cosa sola: il segno tangibile che Google, l’azienda divenuta sinonimo di internet, ha deciso di dare l’assalto al mondo del mobile. E che ha deciso di farlo senza indugi, associando per la prima volta nella sua storia il prezioso marchio (il decimo al mondo per valore, secondo una recente classifica) ad un oggetto fisico. Read the rest of this entry »

A ognuno il proprio lato B. Gli scimpanzé si rconoscono di spalle

In Corriere della sera.it, articoli on 24 Settembre , 2008 at 1:48 pm

Sono i nostri parenti più prossimi nel mondo animale. Lo dicono le ricerche sul patrimonio genetico, lo confermano le preferenze anatomiche. A cominciare da quelle relative al lato b: su questo esseri umani e scimpanzé non sono diversi. Entrambe le specie, infatti, paiono incredibilmente attente alle virtù «posteriori» dei loro simili. E se nel caso dell’homo sapiens questa fissazione è testimoniata da centinaia di cartelloni pubblicitari che mettono in mostra glutei formosi, i nostri cugini animali non sono da meno: il loro interesse per le chiappe, a quanto pare, è tale da renderli capaci di riconoscere i compagni anche quando li vedono di spalle.

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Un giorno “normale” tra persone orgogliose di contare qualcosa

In articoli, il manifesto on 23 Settembre , 2008 at 9:00 am

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Il day after, alla fine, è un giorno normale. 15 ore dopo che la Compagnia aerea italiana (Cai) ha deciso di ritirare l’offerta per Alitalia, attraversare lo Stivale via cielo da Genova a Bari passando per Roma grazie alla compagnia di bandiera è ancora possibile. Di una facilità che quasi sorprende.

A dispetto delle grida apocalittiche che provengono da Palazzo Chigi e media collegati all’Aeroporto Cristoforo Colombo di Genova alle ore 6.30 di venerdì la scena e i personaggi sono quelli consueti. Assonnati manager genovesi in partenza all’alba per la capitale che parlottano tra loro con il giornale locale sotto braccio; uomini d’affari romani che tornano a casa dopo una notte all’ombra della lanterna e digitano i primi sms della giornata.

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Campagna Microsoft, seconda fase

In VisionPost, articoli on 22 Settembre , 2008 at 2:25 pm

“Non sono cattiva, è che mi disegnano così”, diceva Jessica Rabbit nella più famosa battuta del film Chi ha incastrato Roger Rabbit?. “Non siamo sfigati, è che ci hanno rappresentato così”, dice Microsoft oggi mentre presenta la seconda fase della campagna pubblicitaria studiata per rimodellare l’immagine dell’azienda.

Ma se il personaggio del film di Robert Zemeckis, in quanto cartone animato, deve accettare il suo destino, l’azienda di Bill Gates può mettere sul piatto 300 milioni di dollari per cambiare la percezione negativa nei riguardi dei suoi prodotti e di se stessa. Una percezione, non ne fanno mistero a Redmond, diffusa soprattutto da Apple nella serie di fortunati spot Mac vs Pc in cui un giovane e brillante ragazzino impersona il Mac e un pedante e rotondetto colletto bianco (John Hodgman) il Pc. Risultato, l’ecosistema Microsoft fa una misera figura contro il più brillante e alla moda universo della Mela.

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Ecco Chrome visto da vicino

In VisionPost, articoli on 3 Settembre , 2008 at 1:58 pm

Il software lanciato da Google è animato da un sogno: ridefinire il concetto stesso di browser per una rete sempre più popolata di applicazioni, a cominciare dalla grafica. Come funziona e le reazioni del web.

È rapido, ha un’estetica pulita e minimale che fa molto Google e presenta alcune novità stuzzicanti, sia dal punto di vista delle funzionalità che della tecnologia sottostante. In poche parole Chrome, il browser realizzato dal motore di ricerca più popolare del pianeta e lanciato in oltre 100 nazioni del globo, non delude al debutto.

Anzi, si fa apprezzare per qualità grafiche e prestazioni. Certo, come insistono da Mountain View, siamo solo agli inizi, ma per essere una prima versione (ovviamente marchiata “beta”, come da stile della casa) non c’è male.

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Giornali smemorati

In articoli, il manifesto on 31 Luglio , 2008 at 5:00 pm

Come cambiano le redazioni e il lavoro del reporter. Un’indagine sulla stampa Usa ai tempi di Internet.

Dove stanno andando i quotidiani? Domanda da 1 milione di dollari se persino Arthur Sulzberger, Jr, editore del New York Times, lo scorso anno ha affermato di non sapere se, di qui a un lustro, il suo giornale uscirà ancora in formato cartaceo. Eppure, nonostante la difficoltà, c’è chi prova a porsi il quesito e dare risposte documentate senza cedere al pessimismo catastrofista che circonda la sorte del più novecentesco dei medium di massa.

Tra questi arditi c’è il Center for excellence in journalism, meritoria organizzazione che ogni anno realizza il fondamentale State of the news media e che ha appena pubblicato lo studio The changing newsroom (La redazione in trasformazione). La ricerca, basata su interviste nelle redazioni di quotidiani di 15 differenti città americane e su un sondaggio a cui hanno risposto rappresentanti di 259 testate, è probabilmente il tentativo più compiuto e sistematico effettuato finora di fotografare il cambiamento di dna che sta velocemente modificando la natura dei giornali Usa. Mutamento di risorse, di contenuti, di formati e composizione anagrafica dei reporter che conduce inevitabilmente a una nuova specie di giornalismo: più rapido ma troppo ripiegato sul presente, molto focalizzato sul locale ma con meno ambizioni, più multimediale ma meno accurato. Read the rest of this entry »

La mappa delle ideologie della rete

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 26 Luglio , 2008 at 9:00 am

Il Chips&Salsa di oggi (l’ultimo prima della pausa agostana) è interamente occupato da una mappa che ci siamo divertiti a realizzare con Marina e Nicola.

E’ un tentativo – senza pretese di esaustività – di inquadrare teorie, posizioni, invettive, atteggiamenti elaborati in questi anni intorno alla rete.

Un divertissement (soprattutto per noi che l’abbiamo realizzata), certo, ma con un suo fondo serietà.

Quanto alla mia collocazione, direi Cybersoviet. Anche se con un fondo di ottimismo in più.

Insomma, un realista di sinistra con influssi panglossiani.

L’ideologo di Sarkozy

In articoli, chips&salsa, il manifesto on 7 Luglio , 2008 at 2:17 pm

Ma chi l’ha detto che la politica non ha bisogno di ideologie? Sicuramente, una sinistra dalle pulsioni suicide. Perché a destra, invece, la voglia di dominare nel mercato delle idee è così forte che quando dalla propria parte non si trovano pensieri all’altezza si va a cercarli dall’altra. Tutto è lecito pur di costruire l’egemonia, con buona pace dei nipoti di Gramsci che ancora credono alla favola della società post-ideologica.

Prendete Nicolas Sarkozy. Che ha fatto quando ha deciso di affrontare la questione della “pirateria” via internet? Semplice: ha guardato a manca. Siccome in casa gollista scarseggiavano proposte in materia, ha dato un’occhiata negli appartamenti socialisti. E non è rimasto deluso. Le suggestioni che potevano fare di lui l’eroe della legalità digitale e il salvatore della cultura francese minacciata dalla rete erano lì, nella persona di Denis Olivennes. Read the rest of this entry »

Povere consulenze

In articoli, il manifesto on 25 Giugno , 2008 at 1:46 pm

L’altra faccia delle provvigioni d’oro e il lato oscuro dell’Operazione trasparenza di Brunetta

Sbatti il consulente in prima pagina. Anche questo si può fare in nome della guerra agli sprechi nell’amministrazione pubblica. Quella che vede come comandante in capo il ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta, che ha reso noto online l’elenco dei compensi dei consulenti della Pa nell’ambito dell’Operazione Trasparenza. E che ha come braccio armato il Corriere della sera che ieri (13 giugno 2008 ) ha dato enfasi agli incarichi più eclatanti tra i 250 mila di cui si avvale il settore pubblico italiano.

Peccato che anche questa guerra condotta con l’ausilio di fanfare tanto autorevoli abbia i suoi effetti collaterali e le sue vittime innocenti. Come molti dei nomi comparsi nella tabella pubblicata a pagina 2 e 3 del più prestigioso quotidiano italiano che elenca i consulenti di Palazzo Chigi per l’anno 2006: 95 in tutto, disposti in ordine di compenso (da 150 mila a 24 mila euro lordi) all’interno di un contesto dominato dalla lotta allo spreco.

Basta infatti guardare oltre la coltre ideologica stesa nelle ultime settimane per rendersi conto che la storia di questi nomi e cognomi non racconta di consulenze strapagate. Semmai di vicende di ordinario precariato ed elevate competenze, di contratti rinnovati a singhiozzo e prestazioni erogate a tempo pieno, di mutui da pagare in assenza di tutele e dell’incapacità dell’amministrazione di valorizzare contributi di alto livello. «La prima forma di valorizzazione è il riconoscimento del tuo lavoro. Vedere il tuo nome sbattuto sul giornale in quel contesto non è certo incoraggiante».

L’amarezza è di Antonio (il nome è fittizio come tutti gli altri citati in questo articolo), 33 anni, il cui nominativo con relativo compenso compare nella parte bassa della lista pubblicata dal Corriere. Master in comunicazione pubblica e istituzionale, lavora ad un progetto che fa capo alla presidenza del Consiglio dal 2002 e alla sola idea di poter essere considerato un consulente d’oro gli viene da ridere. «In questi sei anni ho lavorato full time, garantendo presenza in ufficio sulla base di contratti a progetto che, invece, prevedono solo il presidio dell’attività».

Contratti semestrali, il cui rinnovo è costantemente in dubbio e che garantiscono un introito appena decente. «La mia mega consulenza vale 1.560 euro al mese; di affitto ne pago 850: fai tu il conto di quanto mi resta», rincara Luisa, 31 anni, siciliana, un Master in innovazione e gestione delle imprese di service alle spalle. Inserita all’interno di un progetto pubblico dal 2002, è comprensibilmente sorpresa di ritrovarsi sul giornale accanto a nomi così importanti: «La consulenza di Brunetta citata, come importo, non è lontana dalla mia (22. 464 euro, contro circa 26 mila, ndr): il problema è che lui quei soldi potrebbe averli presi in poche giornata, io in un anno di lavoro».

Solo che leggendo il Corriere nessuno lo può sapere, e nemmeno il sito del ministero aiuta. Sì perché la roboante Operazione Trasparenza che promette di svelare gli sprechi della macchina burocratica ai cittadini ha il suo tallone d’Achille proprio nell’opacità. Il suo limite non è nelle informazioni messe a disposizione ma in quelle che omette non consentendo al lettore una valutazione critica delle informazioni.

Un concetto, questo della reticenza, su cui insiste Roberto, 37 anni, giornalista, e consulente per la presidenza del Consiglio dal 2003, anch’egli tra i “fortunati” 95 citati dal giornale di Paolo Mieli: «Perché non inserire anche le giornate effettuate e i tempi di pagamento? Si scoprirebbe che tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 l’ente per cui lavoro ha maturato 6 mesi di ritardo nei pagamenti. Con questi soldi la gente ci paga i mutui».

Come Sara, 31 anni (un master in tasca anche lei) che ogni mattina, dal 2002, impiega un’ora e mezza per raggiungere il centro di Roma da Centocelle. E’ lì che la sua dorata consulenza di contratti a progetto che si è meritata una segnalazione sul primo quotidiano italiano le ha permesso, insieme al marito, di comprare una casa attivando un mutuo trentennale da 900 euro al mese. «Il punto – spiega – è che la stessa definizione di “consulenza” è errata in questi casi: dà l’idea di una prestazione spot mentre noi garantiamo la continuità ai progetti anche quando il contesto istituzionale è poco attento». Sono questi alcuni dei “dati” che la premiata ditta Brunetta&Corriere ha deciso di rendere “trasparenti”. Dimenticandosi però di fornire qualche informazione di contesto in più che renda conto del contributo che molti di loro portano al settore pubblico.

«Quello che il Corriere non racconta – dice Luigi, 38 anni, inserito nella fascia alta della lista – ed è che da anni “consulenze” come queste sono lo strumento attraverso cui la Pa acquisisce competenze importanti che non riesce a recuperare in altro modo».

Competenze che un’organizzazione efficiente valorizzerebbe. E che un ministro che si atteggia a manager e dice di voler trasformare la pubblica amministrazione in un’azienda con tanto di “piano industriale” sembra invece fare di tutto per deprimere e dare in pasto ai media. «Pensa – chiosa Luigi – se Marchionne, nei primi mesi da amministratore delegato non avesse fatto che ripetere ai giornali che i dipendenti della Fiat sono tutti dei fannulloni. Pensi che lo avremmo giudicato un buon manager?».

(Articolo originariamente apparso su il manifesto del 14 giugno 2008)

Le passioni del giovane Larry

In Linus, articoli, ritratti on 21 Maggio , 2008 at 8:00 am

Ci sono posti in cui le le seguenti cose possono ancora accadere. Nascere politicamente a destra e, invecchiando, spostarsi a sinistra. Essere uno studioso al massimo livello senza rinunciare all’attivismo. Organizzare campagne politiche ma non perdere un grammo della propria autorità scientifica. Utilizzare internet per mettere in piedi movimenti senza essere un comico di successo.

Questo posto sono gli Stati Unti d’America e Lawrence Lessig ne è la prova vivente. In gioventù era un seguace di Ronald Reagan, adesso è un democratico di sinistra. Per lavoro fa il professore universitario a Stanford (California), e per hobby lancia movimenti di opinione che sostiene con un’instancabile attività di conferenziere. In rete è ormai un punto di riferimento per tutti coloro che hanno a cuore la libertà di espressione.

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Il sesso? Meglio fatto in casa

In Linus, articoli on 15 Aprile , 2008 at 8:00 am

Molti lo fanno, nessuno lo ammette. Tutti lo sanno, nessuno lo dice. Si parla di sesso, ovviamente. Ovvero del grande, insuperabile protagonista di Internet. Un velo di decenza lo tiene fuori dalle statistiche più popolari e lo esclude dagli alti dibattiti sulla società dell’informazione. Eppure, basta utilizzare qualche servizio di misurazione alternativo per scostare la sottile patina di pruderie che lo nasconde e ritrovarselo ben saldo in cima alle preferenze dei navigatori di tutto il mondo. Insomma, le classifiche sulle parole più cercate del 2008 elaborate da Google e Yahoo! – che ci parlano di MySpace, Fecebook e YouTube, di quel mondo digitale che si suol definire 2.0 e indica partecipazione degli utenti – non ci raccontano tutta la storia.

Il sesso resta la vera attrazione globale, in tutti e cinque in continenti. Ma soprattutto – come già mostrato da Monica Maggi sul numero dicembre – attrae ormai nella forma più consona al web di questo inizio di millennio: condivisa e democratica, dove le star non sono aitanti giovanotti e siliconate starlette ma molto più ordinari uomini (e donne) della porta accanto. Ecco allora che insieme a YouTube e compagnia, servizi video che permettono ai navigatori di diventare parte attiva del web con i loro contenuti, proliferano le varianti a luci rosse. Sesso generato dagli utenti, insomma, che mostrano senza vergogna i loro lati più nascosti e le imprese di cui vanno più orgogliosi. Raccogliendo, sono i numeri a dirlo, scrosci di applausi virtuali.

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Privacy, infinta violazione

In Linus, articoli on 12 Aprile , 2008 at 11:47 am

Genova luglio 2001 (due-mila-uno): gli attivisti che protestano contro il G8 sono attaccati, picchiati, torturati dalla polizia italiana. In una città che lacrima (e non solo per il fumo dei fumogeni) un ragazzo chiama sua nonna (ora scomparsa) per rassicurarla. I dati relativi a quella telefonata oggi, febbraio 2008 (due-mila-otto), sono ancora conservati dagli operatori di telecomunicazione.

New York 2001 (due-mila-uno): due aerei si infilano nelle torri gemelle e causano migliaia di morti. Lo stesso ragazzo telefona a degli amici che abitano nella Grande Mela per conoscere il loro stato d’animo e confortarli. Anche quelle informazioni – 6 anni e mezzo più tardi – sono archiviate e tuttora disponibili. Lo stesso accade per tutte le telefonate che da allora il giovane (orma non più tanto) ho fatto ad amici, parenti, conoscenti e colleghi: appassionate conversazioni sulla Sampdoria, furiose litigate sulla politica, noiosissime discussioni di lavoro. Tutto registrato, trattenuto, custodito, messo da parte per eventuali indagini.

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I neocon alla guerra virtuale

In Linus, articoli on 31 Marzo , 2008 at 8:00 am

linus.jpgGoogle? Un “parassita” e un “grande fratello”. Wikipedia? Una “banda di ciechi” che guida una massa di non vedenti perpetuando ignoranza. Quanto a YouTube, è il trionfo dell’assurdo mentre Second Life è un luogo in cui si può “uccidere qualcuno senza conseguenze”. I blog, infine, altro non sono che un esercito pronto a “confondere l’opinione pubblica” su ogni questione.

Ammettiamolo: in tempi in cui una anche un peto rilasciato nella seconda vita virtuale conquista articoli di giornali manco fosse l’ultima uscita di Mastella, sentir parlar male di Internet, della partecipazione online e di mondi popolati di avatar ha un suo potenziale liberatorio. E’ probabilmente anche per questo che il testo da cui sono state tratte queste citazioni, The cult of amateur, l’ultimo libro del giornalista anglo-americano Andrew Keen (ora tradotto anche in Italia), sta facendo molto rumore. Leggere che Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, è un “contro-illuminista, un romantico che cerca di sedurci con l’ideale del buon dilettante” ha un immediato effetto catartico per chi è stufo di sentir celebrare le virtù della produzione collettiva della conoscenza e sull’enciclopedia online ci trova anche un mucchio di cazzate.

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Il gran rifiuto di Mark Zuckerberg

In Linus, articoli, ritratti on 7 Marzo , 2008 at 8:00 am

linus.jpgTenetevi il miliardo”. Il primo a dirlo fu Cristiano Luccarelli, attaccante del Livorno: rifiutò il trasferimento al Torino, rimase nell’amata Livorno e ci scrisse sopra un libro. Difficile che Mark Zuckerberg, ventitreenne di Dobbs Ferry, non lontano da New York, si cimenti in un’impresa letteraria. E non perché il suo “rifiuto” sia meno eclatante, anzi: nel suo caso non si tratta di lire ma di dollari. Il punto è che il tempo per scrivere ora proprio non ce l’ha: è troppo impegnato a dimostrare di avere fatto la scelta giusta.

Lo scorso anno Zuckerberg ha infatti rispedito al mittente un’offerta di Yahoo!, non un’azienda qualsiasi dunque ma un colosso del web, disposta a sborsare mille milioni di biglietti verdi per Facebook, il sito che il giovanotto si inventò quando frequentava i corsi della prestigiosa Harvard University. Zuckerberg, che già da adolescente si divertiva a programmare (gli amici ricordano una versione digitale di Risiko) e oggi indossa solo jeans e sandali Adidas, non ha avuto dubbi. Niente da fare, soldi rispediti al mittente e Terry Semel, boss di Yahoo!, che se ne va con il cerino in mano, come l’allora presidente del Torino Francesco Cimminelli.

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Meglio non crederci

In Linus, articoli, ritratti on 1 Marzo , 2008 at 8:15 am

linus.jpgMai rovinare una bella storia con la verità. E’ una vecchia regola che tutti i giornalisti conoscono. Meno noto è il corollario che l’accompagna: non credere troppo a quello che scrivi. E’ altrettanto importante e va tenuto bene a mente: quando lo dimentichi, non sai mai come andrà a finire. Per conferma, chiedere a un tizio che di nome fa Dan e di cognome Gillmor, ma per tutti è Dangillmor. Lui, l’ironico avvertimento l’ha perso di vista. E quando se ne è accorto era troppo tardi.

E non stiamo parlando di un professionista da poco, ma di uno che tra il ‘94 e il 2005 è tra i migliori reporter tecnologici della Silicon Valley. Mica anni qualsiasi. Quelli erano i giorni del boom della new economy, delle folli quotazioni in borsa, dei business plan raffazzonati, dei crolli sciagurati e del successivo recupero, giorni che, nel bene e nel male, hanno gettato le basi per la contemporanea rivoluzione digitale. Anni in cui un reporter con contatti, mestiere, talento e capacità di analisi fuori dal comune può fare il salto. Se poi lavori al San José Mercury News, il più importante quotidiano della valle del silicio, il cerchio è chiuso: quando verso il 2003 l’economia di internet si risveglia, Dangillmor è già uno dei più apprezzati commentatori del suo giornale e dell’informazione tecnologica in rete.

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Tutti pazzi per la semantica

In articoli on 6 Settembre , 2007 at 9:59 am

Se c’è una parola di moda nell’universo tecnologico questa è “semantica”. In uno di quei periodici innamoramenti collettivi che attraversano il volubile cuore dell’hi-tech, sembra che sia proprio da lì, dall’unione della scienza dei significati con l’informatica, che debba venire il prossimo salto in avanti del settore. C’è chi ha già trovato il nome per questo connubio: Web 3.0, nella speranza di evocare una rete che riesce a tenere insieme le ambizioni del web semantico ideato da Tim Berners Lee con l’esplosione anarchica del web 2.0.

Quanto questi entusiasmi possano tradursi in realtà non è facile a dirsi. L’universo tecnologico è ricco di formule che hanno avuto i loro 15 minuti di celebrità e poi sono finite nel dimenticatoio. E allora l’unica cosa da fare per capire che cosa c’è di vero dietro al boom e quanto possiamo realisticamente aspettarci dalle tecnologie semantiche l’unica cosa da fare è rivolgersi a uno specialista. In questo caso Marco Varone, Chief Technology Officer di Expert System, azienda che da anni sviluppa soluzioni semantiche. E che oggi scopre, con un misto di soddisfazione e preoccupazione, che il suo core business sta diventando importante.

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Anche Wall Street vuole la Rete sociale

In Corriere della sera.it, articoli on 29 Agosto , 2007 at 4:19 pm

logo_home_corriere.gifNEW YORK – Soddisfatti o rimborsati. É questa la provocazione lanciata da Spokeo, servizio Internet nato nemmeno un mese fa. Agli utenti che proveranno il sito per una settimana senza esserne conquistati verranno infatti regalati 5 dollari.

L’ardita mossa dice due cose: i ragazzi che hanno sviluppato Spokeo sono molto sicuri di sé; per farsi notare in un settore molto competitivo è necessario ricorrere a tutti i trucchi del marketing. Non potrebbe essere diversamente, dopo tutto, perché il neonato servizio non agisce in un ambito qualunque, ma nel campo più caldo del momento: il cosiddetto social networking, che identifica quei siti che permettono agli utenti di creare dei propri spazi virtuali personali, arricchirli di foto, video e blog e, soprattutto, consentono di conoscere altre persone.

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Yahoo! si difende: “dovevamo obbedire”

In Corriere della sera.it, articoli on 29 Agosto , 2007 at 4:15 pm

logo_home_corriere.gifWASHINGTON - «Abbiamo solo rispettato la legge». L’ultima versione della linea difensiva di Yahoo! nel caso che la vede accusata di avere aiutato le autorità locali ad incarcerare e condannare due giornalisti dissidenti cinesi chiama in causa l’obbligo di obbedire alla legislazione del posto. Questa strategia di difesa è esposta nella risposta presentata il 27 agosto alla Corte distrettuale della California del Nord, in replica alle richieste di Human Rights USA, associazione non governativa che monitora il rispetto dei diritti umani da parte degli Stati Uniti. Nell’aprile scorso l’organizzazione aveva presentato alla Corte, per conto dei giornalisti arrestati e dei loro familiari, una richiesta di risarcimento ai danni di Yahoo!.

Continua… 

La barba del profeta

In Linus, articoli, ritratti on 21 Agosto , 2007 at 1:38 pm

linus.jpgPotremmo chiamarlo il “fattore B”. Quasi una costante dalla storia delle rivoluzioni e dei grandi movimenti religiosi: la barba. Alla fine, c’entra sempre. Mosé l’aveva, Cristo anche. Di Marx si sa; per non parlare di Castro e Garibaldi. Forse è lei che regala carisma o forse è il carisma che la fa crescere. Fatto sta che dona molto ai padri della patria, agli eroi nazionali, ai profeti. Non a caso, Richard Stallman, classe 1953, ce l’ha; folta e incolta per giunta. Dopo tutto, lui è il fondatore riconosciuto del movimento del software libero (free software, in inglese); e se c’è un’intuizione, all’apparenza utopica e folle, che sta cambiando il mondo dell’informatica è proprio quella.

Per capire la portata dell’impresa basta considerare un semplice fatto. Se Microsoft ha costruito un impero impedendo a chiunque di guardare dentro i suoi codici, il software libero predica l’opposto: tutti devono poter liberamente aprire un programma free, modificarlo e distribuirlo a piacimento. Anzi, sono obbligati a farlo dalla licenza stessa. Sembra insensato, ma funziona. Oggi gran parte dei server, le macchine che gestiscono i sistemi informativi delle aziende e i siti web, funzionano grazie a software di questo tipo. Lo stesso dicasi per pezzi importanti delle applicazioni di Google che tutti i giorni usiamo su Internet, o per programmi come Firefox, un browser per navigare la Rete che sta scardinando il monopolio di Internet Explorer.

Continua…

I serial killer dell’era digitale

In Linus, articoli, ritratti on 23 Luglio , 2007 at 2:37 pm

linus07-07_mastrolonardo.jpglinus.jpgPrima vittima: l’industria discografica. Seconda vittima: i colossi delle telecomunicazioni. Un serial killer che vanti simili successi nel curriculum fa paura. E infatti le grandi reti televisive e gli studios di Hollywood appena hanno sentito che Joost, l’ultima trovata dello svedese Niklas Zennstrom e del danese Janus Friis, riguardava proprio loro hanno cominciato a sudare freddo. In un piccolo software che si scarica sul Pc e consente di guardare film e programmi televisivi con buona qualità di immagine hanno infatti visto la loro fine. E sono corsi dai due giovanotti venuti dal nord per stringere accordi.

Ma perché i signori dell’intrattenimento mostrano una simile reverenza per un ingegnere quarantenne alto un metro e 93 con l’aria da topo di laboratorio (Zennstrom) e il suo sodale, un trentenne programmatore che non ha nemmeno finito la scuola superiore (Friis)? La risposta è semplice: i due hanno ampiamente dimostrato di essere degli specialisti del delitto perfetto, soprattutto quando l’obiettivo è illustre…. continua

Qualcomm addenta l’Europa

In Finanza & Mercati, articoli on 18 Luglio , 2007 at 10:49 am

testata_fem_180.gifC’è chi sale sul palco e produce tecnologia da vedere e toccare. E chi sceglie di stare dietro le quinte. Ci sono marchi hi-tech che gli utenti maneggiano coscientemente tutti i giorni. E altri di cui ignorano l’esistenza, anche se il loro ruolo nel funzionamento dei dispositivi è fondamentale.

Uno di questi volti nascosti dell’hi-tech consumo è Qualcomm, che nel 2006 ha fatturato 7 miliardi e mezzo di dollari progettando chip per telefonini, componenti che non si vedono ma consentono al cellulare di ricevere e trasmettere voce e, sempre di più, dati e video. Un lavoro, oscuro di per sé, che da questa parte dell’Atlantico, è ancor meno conosciuto per via di una caratteristica dell’azienda: Qualcomm è decisamente americana. La sua storia è legata a uno standard (CDMA 2000), che domina la telefonia mobile di terza generazione negli Usa ma è inesistente qui da noi. Read the rest of this entry »

Tutti i blogoneers della politica, raccomandazioni e istruzioni per l’uso

In articoli, il manifesto on 12 Luglio , 2007 at 6:13 pm

testpg.gifPer quanto il termine sia abusato, il cosiddetto il Web 2.0 (ovvero la seconda ondata del world wide web) è ormai una realtà e il fenomeno dei blog ne è una delle dimostrazioni più lampanti. La rivoluzione dei diari online ha già cambiato le abitudini del mondo delle pubbliche relazioni (sempre più attento alla blogosfera), di alcuni grandi manager (che hanno adottato il weblog come strumento comunicazione interna ed esterna) e, in misura minore ma crescente, dei politici.

E proprio sulle potenzialità del blogging per candidati, parlamentari ma anche per dirigenti delle amministrazioni pubbliche si concentra il rapporto The Blogging Revolution: Government in the Age of Web 2.0, realizzato dal professor David C. Wyld della Southeastern Louisiana University per conto dell’Ibm Center for the Business of government. Lo studio promosso dalla società di Armonk tiene insieme analisi, ricognizione delle migliori pratiche, suggerimenti concreti e prospettive per il futuro. Il tutto in una ricerca che prende spunto dai “blogoneers”, (letteralmente: i “blogonieri”) vale a dire dai pionieri nell’uso dei blog nel mondo pubblico. Read the rest of this entry »

L’Ict contro la burocrazia. Una sfida impari (finora)

In Finanza & Mercati, articoli on 11 Luglio , 2007 at 6:17 pm

testata_fem_180.gif10 campi da calcio. Tanta è la superficie occupata dai centri di elaborazione dati della pubblica amministrazione. 1.033 data center che ospitano ben 9.600 server, un patrimonio di potenza di calcolo che non versa in condizioni di sicurezza adeguate e chiede interventi rapidi. L’avvertimento è stato lanciato il 4 luglio scorso da Livio Zoffoli, presidente del Cnipa – Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione, nella presentazione dei due volumi della Relazione annuale sullo stato dell’Ict nella Pa italica. Una fotografia, quella scattata dal Cnipa, in bianco e nero, caratterizzata da luci e, in misura maggiore, da ombre. Ci sono sì progressi nella diffusione delle tecnologie nell’universo pubblico ma persistono ritardi nell’adozione di alcune soluzioni-chiave (vedi protocollo informatico) e una scarsa qualità dell’offerta di servizi.

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Microsoft alla sfida dell’Open

In articoli, il manifesto on 2 Luglio , 2007 at 6:17 pm

testpg.gifA letto con il nemico. O le verità nascoste. Sono questi i due titoli di film che descrivono uno stato di cose impensabile solo fino a un anno fa: le sempre più strette relazioni tra Microsoft, la quasi monopolista mondiale del sotware, e l’universo open source. Da una parte, un modello di business proprietario fondato su costose licenze, dall’altra programmi il cui codice deve restare aperto, a disposizione di chiunque lo voglia vedere, modificare e redistribuire. L’avvicinamento tra due entità così diverse e apparentemente nate per farsi la guerra, suscita comprensibile stupore ma anche sospetti e accuse.

Dopo tutto, solo cinque anni fa Steve Ballmer, amministratore delegato di Microsoft, definiva Linux, il più popolare sistema operativo a sorgente aperto, un «cancro». Mentre oggi l’azienda di Bill Gates è tutta impegnata nell’allacciare rapporti con società che fondano il proprio business su Linux. La prima e più importante tra queste è stata, lo scorso anno, Novell, distributore di una versione del sistema operativo molto diffusa. Poche settimane fa è stata la volta della canadese Xandros e, ancora più recentemente, dell’americana Linspire. Altre sono previste nei prossimi mesi. Read the rest of this entry »

Il ritorno delle Telco

In Finanza & Mercati, articoli on 27 Giugno , 2007 at 6:23 pm

testata_fem_180.gifGuarda un po’ chi si rivede: le Telco. E’ proprio il caso di dirlo. Soprattutto per chi pensava che fossero ancora bloccate nel pantano seguito alla scoppio della bolla del 2001, una deflagrazione che in 3 anni portò alla bancarotta 655 società del ramo per un valore di 749 miliardi. E invece, almeno in America, eccole di nuovo in piena forma, tornate in soli sei anni uno dei settori più “caldi” del mercato. Se ne è accorto (non unico per altro) BusinessWeek che ha significativamente salutato l’exploit come un ritorno “dalla tomba”, un ciclo di morte e rinascita che ha riproposto sulla scena soggetti profondamente trasformati, più solidi nei fondamentali e proiettati verso nuovi modelli di business e nuove sfide. Read the rest of this entry »

Dispositivi alla conquista della terra di mezzo

In Finanza & Mercati, articoli on 15 Giugno , 2007 at 6:31 pm

testata_fem_180.gifAgli estremi, il pianeta della tecnologia mobile è semplice. Da un lato ci sono i telefonini. Dall’altro i computer portatili. Due categorie di prodotti con funzionalità sempre più complesse, ma dalle finalità ancora chiaramente riconoscibili. I problemi sorgono quando si comincia a esplorare la terra di mezzo, una giungla dove proliferano specie ibride che giocano con funzioni e dimensioni alla ricerca di nuove nicchie per sfuggire ai margini declinanti dei segmenti più saturi. Smartphone, palmari, Ultra Mobile Pc (UMPC), Mobile Internet Devices (MID) sono solo alcune delle specie non troppo definite che abitano questo mondo. Una gran confusione in cui è facile perdersi. Eppure è proprio in questo territorio dai confini incerti, dove i tassonomi hi-tech sono sempre al lavoro, che bisogna guardare per vedere alcune delle più interessanti evoluzioni della tecnologia di consumo nel suo inseguimento della mobilità. Read the rest of this entry »

I ribelli del primo maggio digitale

In Linus, articoli, ritratti on 15 Giugno , 2007 at 6:17 pm

logolinus.gifdigg.jpgIl primo maggio in America si lavora. La data deriverà anche dalla rivolta di Haymarket (Chicago 1886), ma per gli americani il Labour day è il primo lunedì di settembre. E così, mentre tutto il mondo festeggiava, Kevin Rose si trovava, come sempre, nel suo ufficio di San Francisco, istituzionalmente autorizzato a ignorare l’evento.

Dopo tutto, se c’è uno che dello spirito del primo maggio può allegramente sbattersene le palle, quello è proprio Rose. Primo, perché ha trent’anni, un look tardoadolescenziale ed è una star della Silicon Valley. Secondo, perché, da un certo punto di vista, l’azienda da lui fondata si basa su principi opposti a quelli promossi dalla ricorrenza… continua

Sun vara il data center portatile

In Finanza & Mercati, articoli on 31 Maggio , 2007 at 10:16 pm

testata_fem_180.gifQualcuno lo ha definito un data center in scatola. Altri il più grande computer portatile del mondo. Ma c’è anche chi preferisce vederlo come il più piccolo supercomputer esistente. Il bello è che tutti hanno un po’ di ragione. Da qualunque lato lo si guardi Project Blackbox, l’ultima e più visionaria creatura di Sun Microsystems, rivela un po’ di sé, senza piegarsi a una definizione precisa. E non potrebbe essere diversamente visto che, di fatto, unisce un oggetto nato nel 1956 con la tecnologia di ultima generazione.

La più recente proposta della società di Santa Clara, infatti, non è altro che container standard da 20 piedi (6 x 2,5 x 2 metri circa), ma configurato in modo tale da ospitare la potenza di calcolo e la capacità di immagazzinare informazioni di un centro di elaborazione dati grande quattro volte tanto. Un enorme scatolone nero che può accogliere al proprio interno fino a 250 server, qualcosa come 2.000 processori, e offrire fino a 2 petabyte di spazio (circa 100 volte la quantità di informazione contenuta nei libri della Library Of Congress di Washington, per intenderci). Per funzionare, dall’esterno chiede solo energia elettrica, acqua per favorire il raffreddamento e una connessione alla rete. Read the rest of this entry »

Cosa danno stasera in video sul web?

In articoli, il manifesto on 20 Maggio , 2007 at 9:53 pm

testpg.gifL’ Operazione sedia a dondolo è partita. Obiettivo: convincere milioni di “patate da divano” che guardano la televisione spaparanzati su una poltrona ad abbandonare di tanto in tanto la posizione reclinata, farli sporgere in avanti per svolgere attività che richiedono un tasso di attività superiore alla pressione di un tasto del telecomando. Come commentare, costruirsi il proprio palinsesto, raccomandare un programma agli amici. Già questa sarebbe una bella rivoluzione.

Ma non è finita qui. L’operazione prevede infatti di agire anche in direzione opposta e persuadere altrettanti utenti, abituati a stare protesi sul Pc per lavorare di mouse e tastiera, che ci si può anche rilassare e godere di quanto passa sul monitor con la schiena reclinata all’indietro. Questa sfida si chiama Internet Tv, televisione via Web. E visto che mira a scardinare abitudini consolidate ha un coefficiente di difficoltà altissimo: non c’è nulla di più arduo, come è noto, che far cambiare a qualcuno il modo in cui sta seduto. Ma proprio per questo è affascinante, e proprio per questo vale la pena di provare sul campo i primi esperimenti di questa nuova frontiera e iniziare ad abituarsi a guardare la tv oscillando avanti e indietro (v. box a corredo dell’articolo).

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Pronti via, è rivolta digitale

In Finanza & Mercati, articoli on 16 Maggio , 2007 at 1:38 pm

testata_fem_180.gif“Se perderemo, almeno, moriremo provandoci”. Parole da finale di partita. Nel secolo scorso le avrebbe pronunciate il protagonista di un film western. In questo inizio di millennio escono dalla bocca di Kevin Rose, fondatore di Digg, uno dei più popolari siti di news partecipative, quelli in cui sono gli utenti a scegliere gli argomenti e a decidere, attraverso votazioni, quali notizie meritano di arrivare in prima pagina.

E se la frase fa pensare all’orgogliosa accettazione di un destino da combattente, da un altro punto di vista parla invece di capitolazione. Con questa declamazione Rose ha infatti sancito la vittoria della comunità dei diggers, gli utenti del sito, a spese del management di cui lui stesso è parte. Una vittoria che ha sollevato il coperchio sull’interrogativo fondamentale del cosiddetto Web 2.0, l’Internet sociale costruita grazie al contributo degli utenti: a chi appartengono i servizi partecipativi? Read the rest of this entry »

Provaci ancora, Jimbo

In Linus, articoli, ritratti on 15 Maggio , 2007 at 6:53 pm

jimbo.jpglogolinus.gifLui le ha dato la vita. Lei gli ha restituito celebrità. Lui l’ha donata al mondo. Lei gli ha regalato l’accesso ai quartieri alti. Lui è Jimmy “Jimbo” Wales, ex esperto di finanza di Huntsville, Alabama. Lei è Wikipedia, l’enciclopedia più conosciuta della rete. Sono una coppia. Di successo.

La signora, grazie al contributo di centinaia di migliaia di utenti, è diventata il sesto sito più visitato della terra, 40 volte più grande dell’Enciclopedia Britannica. Il suo cavaliere, invece, si scambia messaggi e-mail con Peter Gabriel e Bono, mentre Richard Branson, il magnate della Virgin, lo invita alle feste sulla sua isola privata insieme a Larry Page, fondatore di Google, e a Jimmy Carter, ex presidente degli Stati Uniti. Niente male per uno che nel 2000, dopo avere fatto un po’ di soldi in borsa, decise di prendersi qualche anno di pausa per esplorare opportunità imprenditoriali sul Web. Niente male, ma non abbastanza. Perché c’è una differenza tra Jimbo e i personaggi che ormai si è abituato a frequentare: loro sono miliardari, lui no… continua

Il capitalismo 3.0 scopre i commons

In Finanza & Mercati, articoli on 12 Maggio , 2007 at 1:37 pm

testata_fem_180.gifChe il capitalismo vada riformato ormai lo pensano in molti. Non solo gli attivisti del movimento contro la globalizzazione. L’allarme sul riscaldamento della terra ha convinto anche parecchi scettici: ci sono risorse come l’ambiente e la natura che devono essere protette dalle conseguenze del libero dispiegamento degli spiriti animali capitalistici. Facile a dirsi, più difficile da tradurre in pratica. Dopo il fallimento del socialismo reale che ha segnato il Novecento indicare la direzione della riforma non è agevole.

Il liberismo mostra la corda ma il ritorno alla collettivizzazione dei mezzi di produzione è un’opzione decisamente improbabile. Sopravvissuti al comunismo, dobbiamo dunque rassegnarci a morire di laissez-faire? Proprio per evitare questa prospettiva disperante Peter Barnes, imprenditore californiano, ha deciso di lanciare al mondo del business una proposta ardita: passare a una nuova versione del capitalismo, ribattezzata, prendendo a prestito il linguaggio del software, 3.0. Come a dire, un upgrade del sistema operativo che permetta al computer (il nostro pianeta) di continuare a funzionare. Come tutti gli aggiornamenti che si rispettino la versione 3.0 riparerà le falle della release precedente, quel 2.0 che si è dimostrato incapace di risolvere problemi come il cambiamento climatico, l’esaurimento delle risorse energetiche o la povertà. Read the rest of this entry »

Caccia all’autore di Web 2.0

In Finanza & Mercati, articoli on 1 Maggio , 2007 at 1:24 pm

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La notizia è arrivata proprio durante il Web 2.0 Expo di San Francisco, la kermesse organizzata da Tim O’Reilly, l’uomo che ha “inventato” l’Internet di seconda generazione, e che ora si dedica a promuoverla. Proprio nel bel mezzo di annunci di nuove applicazioni collaborative e di futuristici servizi partecipativi, una ricerca di Hitwise, società specializzata nella misurazione dell’audience in Rete, è arrivata a gettare un’ombra sulla natura effettivamente “aperta” e “dal basso” dell’universo 2.0.

Fatti due conti, afferma lo studio, si scopre che gli utenti che contribuiscono a simili servizi non sono poi così tanti come qualche guru sembra pensare. Si prenda il caso di YouTube (di proprietà di Google), per esempio, il più celebre sito di video online. Bene, solo lo 0,16 per cento dei visitatori risulta attivo nel caricare file. La percentuale cresce, ma solo di poco, su Flickr (proprietà di Yahoo!), sito di foto: 0,2 per cento. Persino Wikipedia, la regina della nuova Internet democratica, risulta nei fatti molto più elitaria di quanto non si pensi: i collaboratori alla fine non vanno oltre il 4,6 per cento di coloro che visitano il sito. Poca roba, insomma. Al punto da spingere a domandarsi se l’enfasi sul Web 2.0 non sia in fondo un grande bluff e se le stelle di questo firmamento non funzionino in maniera molto più tradizionale. Read the rest of this entry »

La ricchezza della rete dipende da noi. Intervista a Yochai Benkler

In articoli, il manifesto on 27 Aprile , 2007 at 1:56 pm

testpg.gifLe reti portano ricchezza. Non solo economica ma anche sociale e culturale. Le reti generano autonomia e libertà. Le reti ci regalano una sfera pubblica più inclusiva, articolata e meno soggetta all’influenza del potere statale ed economico. Le reti, insomma, offrono la possibilità di una società migliore. Ma appunto, è bene ripeterlo, si tratta solo di una possibilità. Perché il compito di realizzare la promessa spetta poi, concretamente, a noi. La storia, si sa, è un campo di battaglia, dove non c’è nulla di inevitabile e molto dipende dalle azioni degli individui, meglio se organizzati. I quali, per sapere come comportarsi, devono conoscere i concetti che regolano una questione, e avere degli strumenti per valutarlo in termini di bene, male, meglio, peggio.

The wealth of networks (La ricchezza della Rete) di Yochai Benkler, in uscita anche in Italia per le Università Bocconi Editore, vuole offrire questi strumenti. E lo fa scegliendo la strada del rigore e dell’analisi , anche a scapito della piacevolezza della lettura, in un testo in cui la qualità dell’argomentazione e la mole di dati che si chiedono all’accademico si sposano felicemente alla passione dell’attivista. Qui di seguito un’intervista che ho fatto a Benkler uscita giovedì scorso sul manifesto.

Stato e mercato non sono più soli. I due grandi rivali del Novecento hanno trovato in questo inizio di millennio dei nuovi enigmatici avversari. Sono milioni di individui interconnessi grazie alle nuove tecnologie che operano oltre il governo e fuori dall’impresa lasciando perplesso più di un economista. Non agiscono per motivazioni esclusivamente pecuniarie, eppure sono capaci di dare vita a nuovi business (si pensi al software open source). Sono mossi per lo più da passione, eppure in grado di offrire beni e servizi a milioni di persone (per esempio, Wikipedia). Non posseggono rotative, televisioni e studi di posa, ma stanno trasformando il mondo dei media (accade con i blog e varie forme di giornalismo dal basso).

Fino a poco tempo fa, nessuno si era preso la briga di dare una spiegazione teorica soddisfacente a questa “terza via”, che non ha niente a che fare con Tony Blair ma è caratterizzata dalla cooperazione diffusa. Mancava uno sguardo d’insieme che analizzasse in modo rigoroso le ricadute economiche, sociali e culturali dell’azione di queste masse. A colmare la lacuna ci ha pensato Yochai Benkler, giurista della Yale University con un libro di 500 pagine intitolato The wealth of networks (La ricchezza della Rete). Un tomo ricco di argomenti filosofici, economici e giuridici dove i cooperanti digitali diventano i protagonisti delleconomia dell’informazione a rete. Read the rest of this entry »

Il peccato di Craig

In Linus, articoli, ritratti on 15 Aprile , 2007 at 6:56 pm

craigslist_1.jpglogolinus.gifC’è chi dice che sta seduto su una montagna di denaro e non lo sa. C’è chi lo chiama scemo, e chi pensa sia un ipocrita. Quelli che ci vanno giù più duri di tutti però lo definiscono “quasi-socialista”. Come la rivista Fortune, bastione del capitalismo globale, che ha rispolverato l’epiteto novecentesco per rendere ragione del suo vero grande peccato: non fare tutti i soldi che potrebbe.

Il destinatario di tante attenzioni si chiama Craig Newmark, 54 anni, originario del New Jersey, californiano d’adozione. Ex programmatore Ibm, con tanto di pancetta, occhiali e pelata di ordinanza, Craig è il fondatore di cragslist.org, il più importante sito di annunci degli Stati Uniti (e non solo). Appartamenti, box per auto, biciclette, ammenicoli vari, offerte e ricerche di lavoro, anime gemelle e sesso estremo.

Non c’è richiesta che non trovi posto nelle 450 spartanissime comunità (dedicate ad altrettante città o regioni d’America e del mondo) della galassia craigslist. Un coacervo di cose e persone che suscita ogni mese l’interesse di 10 milioni di utenti che cliccano su 5 miliardi di pagine rendendolo l’ottavo sito più popolare degli Stati Uniti e il 34esimo del mondo… continua

I due emisferi del Web

In articoli, il manifesto on 11 Aprile , 2007 at 1:45 pm

testpg.gifI media di massa? Sono destinati a una nuova giovinezza. I blogger non sono dei narcisi; semmai l’opposto. Mentre la Rete del futuro funzionerà come il cervello umano: grazie a due emisferi opposti e complementari. Derrick De Kerckhove, direttore del McLuhan program dell’Università di Toronto e già collaboratore di Marshall McLuhan, è così: spiazzante e laterale rispetto alle opinioni dominanti. L’abbiamo incontrato a Roma la scorsa settimana in occasione dell’Idc Innovation Forum 2007 dove è venuto a parlare di Web 2.0.

Ed è proprio dai tratti caratteristici di questa creatura che comincia la chiacchierata. “Il Web 2.0 – spiega – compie il destino dell’Internet. Quando mandiamo un’email, tecnicamente, il messaggio viene spezzettato in tanti pacchetti di bit, ognuno con un suo tag, un’etichetta, che permette ai singoli pezzi di ricongiungersi a destinazione. Allo stesso tempo, in superficie, il Web 2.0 permette agli utenti di fare uso dei tag per etichettare le informazioni. Il secondo aspetto saliente del Web 2.0 sono i contenuti generati dagli utenti e le relazioni tra le persone. E’ più che semplice interazione: è creatività, archiviazione di contenuti, distribuzione, pubblicazione”.

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Gli architetti dei servizi

In Finanza & Mercati, articoli on 10 Aprile , 2007 at 10:46 am

testata_fem_180.gifNon tutti se ne sono accorti ma nel 2006 si è verificato un evento storico nel più ampio senso della parola. L’agricoltura non è più il settore che impiega il maggior numero di esseri umani. A spodestarla non è stato è l’avversario più accanito degli ultimi due secoli, l’industria. Ma un comparto più sfuggente e decisamente più immateriale, i cosiddetti servizi.

Secondo i dati del Global Employment Trends 2007 dell’International labour organization (Ilo) gli individui impegnati nella coltivazione della terra nel mondo sono il 38,7 per cento della forza lavoro globale; quelli impiegati nei servizi il 40 per cento. Quanto all’industria, è ferma al 21,73 per cento. Un’occhiata ai Paesi sviluppati conferma che il futuro viaggia in una direzione precisa: terziario e affini raccolgono il 72,7 per cento dei lavoratori e hanno un’incidenza sul prodotto interno lordo che raggiunge in molti casi l’85 per cento. Read the rest of this entry »

Motori virtuali, esiti reali

In articoli, il manifesto on 21 Marzo , 2007 at 10:00 am

testpg.gifÈ possibile lanciare una campagna pubblicitaria su un prodotto che ancora non c’è? Iniziare ad allettare il pubblico con un oggetto di cui non si conoscono con esattezza destinazione di mercato e fascia di prezzo? La risposta è: sì, è possibile. Basta farlo su Internet, luogo riconosciuto di sperimentazione delle nuove frontiere della pubblicità e del marketing. Qui, dove gli atomi lasciano il posto ai bit, le televisioni ai Pc e alle couch potatoes (le “patate  da divano”, come le chiamano gli americani) si sostituiscono i consumatori attivi, osare è più che mai necessario se si vuole conquistare un’attenzione sempre più smaliziata e fuggevole. 

In questo territorio, impervio ma ricco di opportunità, le case automobilistiche guidano la carovana dei pionieri della nuova frontiera. Sperimentano innovativi meccanismi di promozione e disegnano il futuro: interazione, conversazione e un rapporto con il cliente sempre più paritario. E i testi sacri del marketing finiscono spesso in soffitta, sostituiti da nuovi paradigmi. Un esempio? Fiat, che lancia fiat500.com, laboratorio virtuale dedicato alla nuova 500, nel maggio 2006, vale a dire più di un anno e mezzo prima del debutto della vettura sul mercato (previsto a settembre 2007, è stato in seguito anticipato a luglio).

“A quei tempi non esisteva nemmeno il prototipo della macchina”, racconta Stefano Stravato, 29 anni, responsabile Internet Fiat. Tutto quello che gli ingegneri del Lingotto avevano in mano era una concept car denominata “3+1”. Decisione sui motori della nuova vettura? Nessuna. Buio pesto anche sugli interni. Quanto al marketing e alle fasce di prezzo, peggio che andar di notte. “Insomma, un’idea e poco altro. Ma è anche per questo che abbiamo realizzato il sito”, spiega ancora Stravato. “Dovevamo capire le possibilità rispetto alla 500. E l’unico modo era riconnetterci a chi, nel mondo, ha ancora vivo il ricordo e la voglia di quella macchina”.  Read the rest of this entry »

Crowdsourcing, il valore dell’intelligenza delle masse

In Linus, articoli on 15 Marzo , 2007 at 7:02 pm

crowdsourcing_2.jpglogolinus.gifAlla fine del 1999 Rob McEwen era depresso. Il mercato dell’oro volgeva al ribasso e i giacimenti di Goldcorp, l’azienda mineraria canadese di cui era amministratore delegato, sfornavano metallo giallo a singhiozzo. Come se non bastasse, la sua squadra di geologi faticava a produrre stime attendibili sulle riserve ancora presenti nel sottosuolo delle aree di proprietà dell’impresa.

Le prospettive erano grigie, insomma, e Rob si trovava in uno di quei momenti in cui, spinti dalla disperazione, si può anche osare l’inosabile e magari decidere di andare contro tutte le abitudini consolidate del settore. Tanto, ormai, c’è poco da perdere. Fu proprio questo che McEwen fece quando decise di rivelare al mondo ciò che di più prezioso e segreto un’impresa mineraria possiede. Ormai persuaso che le migliori menti geologiche non sedessero negli uffici della società ma da qualche parte là fuori, il manager scelse di rendere pubblici sul sito Internet… continua

La zia Bbc e il ragazzo YouTube

In articoli, il manifesto on 10 Marzo , 2007 at 11:49 am

testpg.gifE alla fine la “zietta” andò a passeggio con il nipotino per le strade del web. Sembra il finale di una favola e invece è l’inizio di una storia che parla del futuro dei media.

Protagonisti due personaggi, in apparenza, poco compatibili. Una signora attempata, la Bbc, che da anni informa e intrattiene i sudditi di sua Maestà, tanto che questi la considerano un’anziana parente (auntie, zietta, appunto). E un giovincello americano chiamato YouTube, che di mestiere offre video su Web. Da una parte l’aristocratica lady, classe 1922, che ha attraversato da protagonista il secolo breve, quello in cui si è diffusa la comunicazione di massa. Dall’altra l’impertinente teenager californiano, nato nel 2005 e assurto in pochissimo tempo a boss incontrastato dell’immagine in movimento su Internet. L’emittente che ha fatto della qualità il proprio marchio di fabbrica e il sito diventato celebre grazie a milioni di video casalinghi, sgranati e tremolanti. Read the rest of this entry »

Drm, un’antipatia che cresce

In Finanza & Mercati, articoli on 3 Marzo , 2007 at 6:33 pm

testata_fem_180.gifSono in tanti a non poterne più. Lo dicono in pubblico, minacciano di abbandonarli, lavorano a licenze che li mettono al bando. È il partito, sempre più numeroso, degli anti-Drm (acrostico di Digital rights management), tecnologie che limitano ciò che l’utente può fare o non fare di un prodotto digitale. Mettendo un limite al numero di copie di un file, per esempio, o impedendone l’apertura dopo un certo periodo di tempo, oppure chiudendolo a chiave all’interno di un determinato dispositivo.

Diffusi su impulso delle case discografiche e delle major di Hollywood terrorizzate dalla pirateria, negli ultimi tempi questi sistemi hanno subito più di un colpo. Segno, affermano i difensori della libertà di circolazione dell’ingegno umano, che il mondo è pronto ad abbracciare modelli di diffusione della cultura differenti da quelli sviluppati per proteggere il business dei big dell’intrattenimento. Read the rest of this entry »

Piccoli quotidiani crescono

In articoli, il manifesto on 15 Febbraio , 2007 at 11:12 am

testpg.gif2043, 2014 o 2012. L’ultima copia cartacea del New York Times sarà venduta in uno di questi anni, a sentire tre differenti ipotesi. La prima è proposta dallo studioso di editoria Philip Meyer. La seconda è il frutto di una ricerca della Columbia University. La terza, in realtà, non è una previsione, quanto la deduzione derivata da un’affermazione di Arthur Ochs Sulzberger Jr, editore e presidente del New York Times, che la settimana scorsa ha fatto il giro del mondo: “non so se da qui a cinque anni continueremo a stampare il Times. E sapete una cosa? Non mi interessa”.

A seconda dei punti di vista, al caro vecchio quotidiano di carta resterebbe dunque un lasso di vita compreso tra i 5 e 35 anni. Bisogna iniziare a vestirsi a lutto, allora? Può darsi. Ma solo dopo avere considerato che la scomparsa di un oggetto così diffuso e da così tanto nelle abitudini degli individui è soprattutto una bella storia. Che parla dell’inesorabile avanzare del tempo condendolo con un pizzico di millenarismo ed evoca paura del cambiamento insieme a malinconici pensieri su un’epoca al tramonto. L’immagine dell’ultima copia del giornale più famoso del mondo e del progressivo addio alla cellulosa è, in questo senso, più che altro una metafora giornalistica. Non c’è bisogno di immaginare un futuro senza carta, infatti, per avere qualche timida indicazione sull’avvenire; basta guardare qui ed ora. Da tempo, i tradizionali bastioni dell’informazione provano a cambiare mentre si confrontano con il nuovo ambiente e le sue leggi. Producendo tentativi, esperimenti, pratiche che si sviluppano lungo molteplici linee. Read the rest of this entry »

Carta addio, il New York Times si prepara al salto nella Rete

In articoli, il manifesto on 9 Febbraio , 2007 at 8:16 am

testpg.gif“Davvero, non so se da qui a cinque anni continueremo a stampare il Times. E sapete una cosa? Non mi interessa”. Così Arthur Ochs Sulzberger Jr, editore e presidente del New York Times, in un’intervista al quotidiano israeliano Haartez, che ha scioccato le redazioni di mezzo globo.

Nel 2012, a sentire l’ultimo discendente della famiglia che da quattro generazioni lo guida, il quotidiano più importante d’America e forse del mondo potrebbe anche avere detto addio alla carta per concentrarsi solo sul Web. “Internet è un posto meraviglioso ed è lì che ci stiamo dirigendo”, ha proclamato, illustrando per il suo gruppo mediatico un percorso verso il mondo virtuale che appare senza ritorno.

È lì, dopo tutto, nell’universo dei bit, che ci sono i numeri (1 milione e mezzo al giorno ormai gli utenti del sito del giornale della Grande Mela), i lettori giovani (37 anni la media dell’edizione online del Times contro i 42 di quella cartacea) e la possibilità di risparmiare sui costi (“L’ultima volta che abbiamo fatto un investimento significativo sulla stampa – ha detto Sulzberger – ci è costato almeno 1 miliardo di dollari. Le spese di sviluppo del sito non arrivano a quel livello”).

Si procede dunque, senza nostalgia, in una transizione che, all’interno dell’organizzazione, passa per l’integrazione della redazione web con quella tradizionale. Un processo non sempre facile, vista la delicatezza dei meccanismi che regolano la produzione di notizie in un giornale, ma che, secondo Sulzberger, “è stato infine abbracciato e supportato dai giornalisti una volta che hanno capito l’idea”.

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Quel titolo piace. A Google

In Corriere della sera.it, articoli on 6 Febbraio , 2007 at 10:56 am

logo_home_corriere.gifFantasia, creatività, giochi di parole. E un solo obiettivo: catturare con un colpo ad effetto l’attenzione del lettore. L’arte del titolo, coltivata nelle redazioni con il rispetto che si deve a una disciplina di grande tradizione, è in crisi. Tutta colpa, a leggere un articolo del magazine online Cnet, dei motori di ricerca che, in quanto macchine, sono dei lettori un po’ ottusi: non vogliono farsi stupire e nemmeno appaiono inclini a ridere di un’ardita associazione. Anzi, preferiscono un linguaggio piano e termini strettamente correlati con il contenuto della notizia.

Addio fantasia, dunque? Forse. Anche perché, sempre più spesso, è a questi clienti artificiali che un giornalista online pensa quando deve decidere come titolare un pezzo. La ragione è semplice: una crescente quantità di traffico (e, grazie a questo, di pubblicità) arriva sui siti Web delle maggiori testate passando attraverso Google e compagni. Risultato: su Internet, per farsi trovare dai lettori in carne ed ossa bisogna mettere in soffitta le pratiche tramandate negli anni tra una scrivania di un giornale e l’altra e seguire le regole di una disciplina più fredda ma molto efficace, la Search Engine Optimization (SEO), che raccoglie tutti quegli accorgimenti per massimizzare le probabilità di un sito di figurare in alto nei risultati di una ricerca Internet.

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Google-Microsoft, lotta all’ultimo mattone

In Finanza & Mercati, articoli on 25 Gennaio , 2007 at 12:53 pm

testata_fem_180.gif“A.A.A: territorio offresi per costruzione di data center. Inclusi incentivi sotto forma di riduzioni fiscali e fornitura di energia elettrica a prezzi scontati”. Se annunci del genere non si trovano ancora sui giornali americani poco ci manca. Sì, perché l’ultima frontiera della competizione tra stati e contee per aggiudicarsi investimenti pregiati riguarda proprio le cosiddette server farm. Vale a dire, giganteschi edifici pieni di computer in cui i grandi signori della Rete custodiscono informazioni preziose come i dati degli utenti o gli indici che fotografano lo stato del web, insieme a tutte quelle applicazioni che permettono un uso facile e spedito di Internet.

La lotta per il privilegio di soddisfare la bulimica fame di potenza di calcolo (e di spazio) di Google e Microsoft si combatte a suon di milioni dollari. Il 18 gennaio scorso, per esempio, la società di Bill Gates ha annunciato la costruzione di un data center a San Antonio, Texas. Investimento da 550 milioni che, una volta ultimato, dovrebbe portare 75 nuovi posti di lavoro hi-tech nell’area e, da subito, circa 10 milioni di dollari all’anno in tasse da destinare a scuole e ospedali. Per conquistare l’azienda di Redmond la città texana ha messo sul piatto un “regalo” fiscale da 20 milioni di dollari in 10 anni e uno “sconto” sull’energia elettrica di circa 5 milioni di biglietti verdi. Read the rest of this entry »

Come ti informatizzo la pubblica amministrazione

In articoli, il manifesto on 18 Gennaio , 2007 at 6:03 pm

testpg.gifBack-office e cooperazione. Sono un’espressione inglese e una parola molto di moda di questi tempi i due assi portanti dell’e-government italiano prossimo venturo. Li ha enunciati il ministro per le Riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione martedì scorso a Roma presentando le sue strategie per il governo elettronico nazionale. Dopo avere disseminato indizi in convegni, norme della finanziaria, audizioni al Senato, disegni di legge e documenti vari, Luigi Nicolais ha dato così corpo e unità a una filosofia di innovazione fin qui apparsa promettente ma un po’ disorganica.

Sette linee d’azione e altrettanti obiettivi per portare, entro cinque anni, il tempo di una legislatura, “la piena informatizzazione della Pa italiana”. Sette indirizzi e due cardini, appunto, che segnano una svolta rispetto al predecessore Lucio Stanca. Se l’ex manager di Ibm aveva puntato sulla visibilità dei provvedimenti (magari a scapito della sostanza), quasi ci fosse bisogno di far toccare con mano la tecnologia agli italiani, la linea scelta dal ministro-scienziato prende una strada opposta per concentrarsi su quello che succede dietro lo sportello, il cosiddetto back-office. Read the rest of this entry »

Enti pubblici informatizzati in 5 anni

In Corriere della sera.it, articoli on 16 Gennaio , 2007 at 5:55 pm

logo_home_corriere.gifROMA – Alle volte è necessario fare un passo indietro. Serve per prendere lo slancio e spiccare il volo. È quello che cercherà di fare la Pubblica amministrazione italiana nei prossimi 5 anni seguendo le Linee strategiche per l’e-government presentate martedì a Roma dal ministro per le Riforme e l’Innovazione Luigi Nicolais.

Il passo indietro è quello effettuato rispetto al predecessore Lucio Stanca: al posto di una «tecnologizzazione» spinta e un po’ gridata ecco una maggiore attenzione a ciò che accade dietro le quinte, ai processi e alle procedure che spesso sono il vero ostacolo all’erogazione di servizi efficienti per il cittadino. Il salto in alto, che dovrebbe portare all’auspicato volo, è quello sintetizzato dalle Ali – Alleanze locali per l’innovazione – che permetteranno a 4700 piccoli comuni di usufruire e proporre servizi tecnologici in modalità associata, grazie a 30 milioni di euro di finanziamento. Con conseguente risparmio e miglioramento dell’offerta a cittadini e imprese.

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Webmail, una guerra a colpi di beta

In Finanza & Mercati, articoli on 13 Gennaio , 2007 at 11:23 am

testata_fem_180.gifE’ difficile immaginare qualcosa di più centrale nella vita digitale di un individuo della posta elettronica. Secondo la società di analisi e ricerche di mercato The Radicati Group, la caselle di e-mail globali sarebbero 1,1 miliardi, gran parte delle quali sul Web. Non c’è da stupirsi dunque che sia proprio questo uno dei maggiori terreni di scontro tra i grandi signori della Rete, che vedono nella webmail uno strumento indispensabile per generare entrate attraverso la pubblicità, fidelizzare gli utenti e spingerli verso altri servizi delle proprie galassie.

Non a caso Yahoo!, numero uno mondiale quanto a utenti registrati (oltre 250 milioni) e traffico generato (più del 30 per cento di quota di mercato), ha effettuato nel settembre scorso un sostanzioso upgrade dei suoi servizi mail. Una trasformazione dell’interfaccia, quella operata dalla società di Terry Semel, animata da una duplice aspirazione: regalare all’utente un’esperienza simile a quella vissuta sul proprio desktop con i più popolari applicativi di posta elettronica e integrare più strettamente i vari servizi online del cliente: dal calendario alle mappe passando per le news. Read the rest of this entry »

Blog nel 2007: le profezie di Gartner

In Finanza & Mercati, articoli on 28 Dicembre , 2006 at 12:21 pm

testata_fem_180.gifAvanti o indietro poco cambia. In questo scorcio di fine anno sia gli sguardi retrospettivi che quelli sul futuro dell’Internet sembrano concentrarsi sulla stessa cosa: la comunità degli utenti e la loro voglia di creare. Guardando ai 365 giorni appena trascorsi, come è noto, Time Magazine ha deciso di affidare la palma di persona (collettiva) dell’anno ai navigatori in quanto nuovi detentori delle chiavi dell’informazione e dell’intrattenimento.

Nemmeno il tempo di esaurire commenti e polemiche ed ecco arrivare, per il 2007, una tesi di Gartner sul medesimo tema ma di segno apparentemente opposto: il fenomeno dei blog e più in generale dei contenuti generati dagli utenti sarebbe infatti vicino a raggiungere la sua vetta. Quanto vicino? Già nella prima metà dell’anno prossimo, afferma la società di analisi e consulenza quando gli appassionati dei diari online raggiungeranno i 100 milioni. Sarà quello, spiegano, il punto più alto; dopodiché, si assisterà a un processo di normalizzazione in cui il fenomeno si stabilizzerà per entrare nella fase di maturità. Read the rest of this entry »

A Roma un summit per governare la rete

In Corriere della sera.it, articoli on 20 Dicembre , 2006 at 5:25 pm

logo_home_corriere.gifROMA – Quale governo per la rete? A lungo la questione è rimasta confinata in poco affollate riunioni tra specialisti. Ma con il crescere della popolazione dei navigatori, il moltiplicarsi dei servizi e l’entusiasmante protagonismo degli utenti stessi la questione sulla necessità o meno di una sorta di costituzione dell’Internet ha cominciato farsi più pressante. E a fare capolino al di fuori di convegni per iniziati.

Se ne è parlato lo scorso anno in occasione del World summit on the information society delle Nazioni Unite di Tunisi. Si è proseguito il ragionamento all’inizio di novembre presso l’Internet Governance Forum tenutosi ad Atene, dove fu proprio il governo italiano a proporre la redazione di un Carta dei diritti e dei doveri della Rete. E se ne continuerà a parlare a Roma nel maggio prossimo in una conferenza internazionale sul tema annunciata ieri dal sottosegretario all’Innovazione Beatrice Magnolfi.

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Il divo 2006 è l’internauta

In articoli, il manifesto on 19 Dicembre , 2006 at 7:19 pm

testpg.gifLa parola più cliccata su Google nel 2006? Bebo. Chi pensava che il primo posto sarebbe toccato a Paris Hilton deve dunque riflettere. O più semplicemente ammettere che non ha ancora capito bene in che direzione sta andando l’internet da qualche tempo a questa parte. Già perché dietro un termine che suona come un vezzeggiativo si nasconde un servizio di interazione sociale, uno di quei siti in cui i ragazzi (ma non solo loro) creano pagine web, le personalizzano attraverso contenuti propri e, a partire da lì, sviluppano rapporti con coetanei di tutto il mondo. Read the rest of this entry »

L’intelligenza in comune

In articoli, il manifesto on 11 Dicembre , 2006 at 11:48 am

testpg.gifAgenti intelligenti, ontologie, pubblici attivi. Gli ingredienti della rete prossima ventura spaziano tra fantascienza, filosofia e democrazia. Un po’ come se Asimov, Aristotele e le masse virtuali si incontrassero per progettare una rete in cui le macchine sono in grado di parlarsi grazie a un linguaggio comune e alla collaborazione umana. Sul nome di questa nuova frontiera non c’è accordo. Qualcuno preferisce il classico «web semantico», altri optano per un futuristico «web 3.0».

Quel che è certo è che di queste prospettive si parla sempre più spesso in articoli di testate non specialistiche (qualche settimana fa l’ha fatto nientemeno che il New York Times) e in convegni sull’argomento (l’ultimo in ordine di tempo, affollatissimo, organizzato dalla Fondazione Ibm la settimana scorsa). Non abbiamo ancora finito di esplorare le potenzialità del cosiddetto web 2.0 – così sono chiamati i servizi alla YouTube o alla Flickr che si fondano sul contributo attivo degli utenti – che già si getta lo sguardo alla nuova frontiera. Per scoprire, magari, che proprio dai germi di questa dimensione collettiva nasceranno i semi del web che verrà. Read the rest of this entry »

Ibm sposa il senso comune

In Finanza & Mercati, articoli on 2 Dicembre , 2006 at 7:12 pm

testata_fem_180.gifMondo senza quiete quello dell’internet. Ancora non c’è accordo su che cosa significhi precisamente il Web 2.0 che già si guarda oltre, alla nuova frontiera. Non si fa a tempo a decantare le virtù sociali e partecipative della rete di ultima generazione che in giro già si annusa, sempre più diffuso, il bisogno di un ulteriore salto in avanti.

Quest’esigenza, nell’aria da tempo, ha ricevuto il definitivo sigillo un paio di settimane fa nientemeno che dal New York Times, con un articolo che lanciava il futuro sotto forma di nuova etichetta: il web 3.0. Read the rest of this entry »

Il pianeta inquieto dei documenti in azienda

In Monthly Vision, articoli on 1 Dicembre , 2006 at 7:27 pm

visione_testata_1.JPGMentre un diluvio di informazione non strutturata inonda le aziende, procede a tappe forzate il consolidamento del mercato dell’Enterprise content management.

Un mondo in ebollizione che costringe i suoi abitanti a cambiare continuamente identità.

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e-government, Italia a rischio retrocessione

In Finanza & Mercati, articoli on 25 Novembre , 2006 at 6:53 pm

testata_fem_180.gifIl declino è un virus resistente e molto adattabile E’ dunque facile scovarlo anche al di fuori dei settori in cui viene più spesso individuato e diagnosticato. Oltre il prodotto interno lordo, oltre la perdita di quote nel commercio internazionale, la decadenza di un paese emerge spesso anche in ambiti laterali, più lontani dall’occhio dei media.

Per avere una conferma basta dare una letta a una recentissima analisi dei servizi pubblici online europei realizzata dalla società di consulenza Capgemini e prepararsi a una sensazione di deja vu: anche nell’e-government, infatti, l’Italia cresce poco, e quel che è peggio, assai meno di altri. Superato sia dal dinamismo tecnologico dei nuovi membri della Ue sia dall’incedere, meno entusiasmante ma comunque costante, di nazioni come Gran Bretagna e Francia, il nostro Paese innova poco anche in un ambito cruciale per la competitività del sistema come l’erogazione virtuale dei servizi a cittadini e imprese. Vediamo più nel dettaglio. Read the rest of this entry »

La commissione europea “minaccia YouTube”

In Corriere della sera.it, articoli on 20 Ottobre , 2006 at 5:32 pm

logo_home_corriere.gifLONDRA – La proposta di revisione della direttiva «Televisione senza frontiere» del 1989 da parte della Commissione europea non smette di suscitare perplessità e polemiche. A lamentarsi, questa volta, non sono le associazioni dei consumatori che temono il rilassamento delle regole sulla pubblicità che permetterebbe alle emittenti di trasmettere gli spot quando preferiscono.

Sul piede di guerra ci sono ora gli internet provider e tutti coloro che sono interessati al business dei contenuti virtuali. Focolaio della protesta, ancora una volta, la Gran Bretagna. Nel Paese più euroscettico del continente la proposta del Commissario Viviane Reding, che estende il concetto di emittente anche a servizi che offrono video on demand e videoclip sul cellulare, è vista come un ostacolo allo sviluppo del mercato audiovisivo digitale. E, aspetto non secondario, come una minaccia alla libertà di espressione dei milioni di utenti che si dilettano su internet con le immagini in movimento.

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Clic e basta, troppo poco

In articoli, il manifesto on 19 Ottobre , 2006 at 7:32 pm

testpg.gif“La natura pubblica della consultazione è coerente con la natura stessa di Internet”. Così la settimana scorsa Luigi Nicolais, Ministro per l’innovazione e le riforme nella Pa, riguardo alla Consultazione sulla Governance di Internet di cui si parla qui sotto. Read the rest of this entry »

Un governo del non governo

In articoli, il manifesto on 19 Ottobre , 2006 at 7:25 pm

testpg.gifQuale governo per l’internet? Per anni la domanda è rimasta confinata in dibattiti per iniziati impegnati a disquisire di argomenti ostici alle orecchie dei più. Negli ultimi tempi, tuttavia, qualcosa è cambiato. Perché è la rete stessa ad essere mutata. A volerla fare semplice, si potrebbe dire che è una questione di volume. All’internet accede ormai più di un miliardo di persone e nei suoi tubi scorrono agglomerati di bit sempre più voluminosi e pregiati (basti pensare ai film di Hollywood). Read the rest of this entry »

Sarà un web intelligente

In Monthly Vision, articoli on 18 Ottobre , 2006 at 9:06 pm

visione_testata_1.JPGMaggiordomi elettroniche fanno la spesa per noi, ricerche mirate, viaggi più facili e imprese virtuali. Questo è quello che ci offrirà il web di domani, una rete dal QI più elevato e dalle virtù “semantiche”. Che si materializzerà anche grazie al contributo taliano.

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E’ Grillo la bandiera del blog europeo

In Corriere della sera.it, articoli on 16 Ottobre , 2006 at 5:37 pm

logo_home_corriere.gifViene da uno dei più implacabili fustigatori dei costumi nazionali un piccolo ma significativo primato per il nostro Paese. E’ di Beppe Grillo (e dunque italiano), infatti, l’unico blog del vecchio continente in grado di contrastare l’egemonia americana nella classifica dei 100 diari online più influenti del mondo.

A confermare il successo virtuale del comico genovese è un’indagine sull’autorevolezza dei blog redatta da Technorati e Edelman che colloca il sito di Grillo al 28esimo posto assoluto, preceduto quasi esclusivamente da siti a stelle e strisce. Mentre la dimensione della blogosfera europea cresce, la ricerca rivela che a farla da padroni in termini di influenza (calcolata sulla base del numero dei link ricevuti) sono sempre e comunque gli americani che, se non fosse per quello strano fenomeno del Belpaese, raccoglierebbero la posta piena. Tanto per fare un esempio, per trovare il più importante blog britannico bisogna scendere fino al 139esimo posto.

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Nokia a corto raggio

In Finanza & Mercati, articoli on 14 Ottobre , 2006 at 7:17 pm

testata_fem_180.gifNokia, il leader mondiale dei telefoni cellulari, ha annunciato la prossima introduzione sul mercato di una tecnologia di trasmissione wireless a corto raggio. Con Wibree il gigante finlandese spera di stabilire uno standard per le comunicazioni a breve distanza (10 metri circa), quelle che permettono ai vari dispositivi in nostro possesso di parlarsi.

E quelle che, scommettono in tanti, saranno sempre più cruciali nel nostro futuro. La crescente proliferazione di apparecchi intelligenti nella nostra vita e le relative necessità di integrazione richiedono infatti che il nostro portatile sia in grado di scambiare informazioni con il cellulare, che le casse si intendano con l’amplificatore e, in futuro, che questo conversi con la televisione magari tramite un media center che presiede agli elettrodomestici da intrattenimento della casa. Il tutto, ovviamente, senza l’impiccio di ingombranti e fastidiosi cavi. Read the rest of this entry »

Ora la Formula 1 aiuta le aziende

In Corriere della sera.it, articoli on 3 Ottobre , 2006 at 5:41 pm

logo_home_corriere.gifSi sente dire così spesso che è ormai quasi diventato un luogo comune: è la strategia di gara che decide le sorti di un Gran Premio di Formula 1. Più del pilota e della sua abilità di sorpasso è infatti la corretta valutazione di particolari come la quantità di carburante nel serbatoio e il momento giusto per la sosta del cambio gomme che influenzano l’esito di una gara. Una serie di micro-decisioni che i team automobilistici prendono con l’aiuto di sofisticatissimi sistemi informatici in grado di immagazzinare migliaia di dati, di tenere conto di centinaia di variabili e di sviluppare fino a 8 milioni di scenari per ogni Gp. Risultato: in ogni momento il box di una squadra di Formula 1 sa quale è la tattica di gara che offre la più alta possibilità di successo.

DALLA PISTA ALL’UFFICIO – Questi raffinati e flessibili strumenti di elaborazione di strategie cessano da ora di essere confinati al mondo delle corse per estendersi all’intero universo aziendale. E a promuovere il salto dai box di Monte Carlo agli uffici è proprio uno dei principali team di Formula 1: la McLaren. La scuderia di Ron Dennis, attraverso la controllata McLaren Applied Technologies, proporrà infatti alle aziende una versione adattata del suo software analitico per consentire al management di prendere decisioni più informate. Una volta immagazzinati dentro il sistema i dati relativi all’azienda, al mercato, al contesto geopolitico e inserite le varie opzioni decisionali, il software aiuterà i manager a scegliere la strategia commerciale che ha le maggiori possibilità di successo.

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Microsoft “rilancia” con Live Search

In Corriere della sera.it, articoli on 14 Settembre , 2006 at 5:46 pm

logo_home_corriere.gifCome a «guardie e ladri». Con i ruoli che si invertono di volta in volta . Esattamente come nel popolare gioco da bambini (nell’era pre-PlayStation ovviamente), Microsoft e Google giocano a inseguirsi. E a seconda del terreno della competizione, ora sono i due ragazzi terribili di Mountain View a rincorrere (come nel caso delle applicazioni per la produttività in ufficio), ora è il vecchio Bill Gates che si affanna per colmare la distanza, come succede quando si parla di motori di ricerca.

E’ proprio questo infatti il settore in cui il fiato del fondatore della Microsoft appare più corto al confronto con gli agguerriti rivali. E appunto nel campo più avverso Microsoft spera oggi di recuperare terreno con una nuova mossa: il lancio del nuovo search engine della casa, Live Search che esce oggi dalla fase di test pubblico cominciata il marzo scorso.

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Giornalismo open source

In articoli, il manifesto on 3 Agosto , 2006 at 1:05 pm

testpg.gifNon è più tempo di barricate: il futuro è nella terza via. Tra i guru dei nuovi media qualcuno inizia a pensarci seriamente. Finito il periodo dell’opposizione tra testate tradizionali e giornalisti professionisti da una parte, e nuove forme di informazione partecipata dall’altra, è ora la volta di ragionamenti (e di esperimenti) che tentano di conciliare il meglio dei due campi.

Ha cominciato, a inizio luglio, Jeff Jarvis, tra più attenti osservatori del fenomeno, dichiarandosi insoddisfatto di un’espressione che lui stesso ha contributo a diffondere: citizen journalism, giornalismo dei cittadini. Un formula giudicata ora troppo drastica perché divide il mondo dell’informazione in due domini separati, proprio quando le potenzialità dell’internet puntano verso la contaminazione tra professionisti e dilettanti.

C’è bisogno, ha concluso Jarvis, di un nuovo, più sfumato, concetto. Detto, fatto: ecco dunque spuntare dal mondo delle idee il networked journalism (giornalismo a rete), in cui il «pubblico può essere coinvolto in una storia prima che questa sia pubblicata, contribuendo con fatti, domande, suggerimenti». Read the rest of this entry »

L’importanza di chiamarsi standard

In Monthly Vision, articoli on 15 Luglio , 2006 at 11:40 pm

visione_testata_1.JPGL’approvazione di OpenDocument da parte dell’Iso segna un punto di non ritorno sulla strada di un ecosistema standardizzato per la gestione documentale, in un universo in cui la competizione si concentra più sulle applicazioni che sui formati. E mentre i governi si mettono in fila, tra i vendor c’è chi ride e chi invece fa buon viso a cattivo gioco.

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Blogga anche la ditta

In articoli, il manifesto on 29 Giugno , 2006 at 2:10 pm

testpg.gifC’è chi lo usa per licenziare e chi per giurare eterno amore alla moto bicilindrica. Qualunque sia il messaggio, il filo conduttore è il connubio blog e azienda. Un binomio con cui gli esponenti più dinamici dell’universo corporate cercano di adattarsi alle trasformazioni della comunicazione virtuale grazie allo strumento più intimo offerto dal bouquet dei nuovi media, il diario online. Read the rest of this entry »

Notizie dell’altro mondo

In articoli, il manifesto on 29 Giugno , 2006 at 1:16 pm

testpg.gifDieci anni di Washington Post online. Per festeggiare il quotidiano americano chiede uno sguardo sul futuro a Jay Rosen di PressThink, popolare blog dedicato alla stampa ai tempi dell’Internet di massa. Il risultato sono alcune intuizioni su cui tutti gli esponenti dell’universo informativo tradizionale (giornali italiani e manifesto compresi) possono meditare. Soprattutto, se tra dieci anni sperano di essere ancora in giro a spegnere altre candeline. Read the rest of this entry »

Le molte facce del corporate blog

In articoli, il manifesto on 29 Giugno , 2006 at 11:22 am

testpg.gifSi fa presto a dire blog aziendale. In teoria, bastano due ingredienti: un sito che abbia forma di diario online e il nome di un’impresa da associargli. Nella pratica, il discorso è un po’ più complesso di così.

Se il fine è lo stesso – far vivere il marchio in un universo dove autenticità, personalizzazione e apertura al dialogo contano di più – i mezzi sono i più svariati. A parte la forma (classica disposizione delle notizie in ordine cronologico, dalla più recente alla più vecchia), i corporate blog sono infatti creature multiformi. Read the rest of this entry »

Aspettando il governo mobile

In Monthly Vision, articoli on 15 Maggio , 2006 at 7:28 pm

visione_testata_1.JPGM-government, ovvero servizi erogati attraverso il cellulare. Le amministrazioni pubbliche sfruttano il dispositivo più diffuso tra gli italiani per raggiungere i cittadin. Ma il vero decollo del governo mobile dovrà passare per un cambiamento delle norme che regolano i pagamenti via telefonino. Altrimenti si rischia un altro buco nell’acqua.

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Beta per sempre

In Monthly Vision, articoli on 1 Aprile , 2006 at 7:04 pm

visione_testata_1.JPGChi mai l’avrebbe detto che il modello giapponese degli anni ottanta sarebbe arrivato anche nell’industria dell’immateriale?

Eppure, l’etica della partecipazione e del coinvolgimento, del sapere che fuoriesce dalle strutture monolitiche, ritorna dal passato e diventa un paradigma forte dell’hi-tech contemporaneo, imprimendo a fuoco la lettera beta nei processi di costruzione del patrimonio applicativo.

E perfino nel fare impresa (leggi l’articolo in pdf).

L’altro business di Craig

In Monthly Vision, articoli on 15 Febbraio , 2006 at 7:14 pm

visione_testata_1.JPGNell’Olimpo dell’internet c’è anche chi ha successo seguendo regole di business alternative. Secondo alcuni pure troppo.

Tra ironie e radicalismo, un ritratto del fenomeno craigslist, punta dell’iceberg di un settore miliardario, quello degli annunci online.

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Ma non chiamatelo voto elettronico

In Monthly Vision, articoli on 15 Febbraio , 2006 at 4:09 pm

visione_testata_1.JPGItalia 2006: la tecnologia si avvicina alle elezioni. Ma non si tratta di voto elettronico. Bensì di applicazione dell’informatica al processo di scrutinio e di conteggio. In sole 4 regioni. Mentre all’estero, tra polemiche e incertezze, l’e-voting non è più un tabù

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Speciale 2006: la rete elettorale / 3 Nuovi media, vecchi padroni

In Monthly Vision, articoli on 18 Gennaio , 2006 at 9:27 pm

visione_testata_1.JPGCon la nuova legge elettorale diminuisce il ruolo dei candidati e cresce quello dei partiti. Anche in rete. Viaggio nella politica virtuale dell’era proporzionale. Dove a comandare saranno vecchie conoscenze. Per l’occasione in foggia hi-tech.

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Speciale 2006: la rete elettorale / 2 Blog e politici: conversazioni pericolose

In Monthly Vision, articoli on 18 Dicembre , 2005 at 9:22 pm

visione_testata_1.JPGPer i teorici del marketing politico è lo strumento di comunicazione del nostro tempo. Nella pratica, solo un numero limitato di servitori pubblici ha scelto il diario online come mezzo per tenere i contatti con i cittadini. Un paio di governatori, che hanno messo in piedi strutture dedicate alla gestione dei rispettivi weblog. E un manipolo di sperimentatori del medium, che si arrangiano con il “fai da te”. Mentre i blogger duri e puri sono perplessi. E i consulenti politici cercano comunque di vendere il prodotto.

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Professionisti dell’informazione addio

In Monthly Vision, articoli on 18 Novembre , 2005 at 4:14 pm

visione_testata_1.JPGSpinti sul web dall’andamento incerto del mercato editoriale, i quotidiani scoprono nell’online nuovi concorrenti ma anche inediti fenomeni di produzione collettiva dell’informazione, che promettono di modificare in profondità strutture e rapporti di forza consolidati nel tempo. Offrendo nuove occasioni di business.

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Speciale 2006: la rete elettorale /1 Caduti nella rete elettorale

In Monthly Vision, articoli on 15 Novembre , 2005 at 9:17 pm

visione_testata_1.JPGMeglio rassegnarci: anche questa volta la rete non avrà un effetto dirompente sulle elezioni nonostante quel che si dice in giro, internet non è (ancora) un buon investimento elettorale. Se non per campagne di nicchia e se poi arriva il proporzionale…

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Dove il cellulare è sempre più in là

In Monthly Vision, articoli on 15 Novembre , 2005 at 1:32 pm

visione_testata_1.JPGViaggio in Corea, dentro il business wireless di Samsung. Alla ricerca di un centro di osservazione all’interno di quel vortice di forze economiche, tecnologiche e sociali che sta trasformando il mondo.

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Amministratori spalancate quel software

In Monthly Vision, articoli on 17 Ottobre , 2005 at 7:24 pm

visione_testata_1.JPGOpen source e interoperabilità nelle amministrazioni pubbliche arrivano all’anticamera del parlamento.

Grazie a un disegno di legge che media tra un estremo e l’altro del dibattito e mira a promuovere innovazione e concorrenzialità.

Con un rischio: antichi rancori e veti incrociati.

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Speciale blog: quotidiani, business, marketing

In Monthly Vision, articoli on 4 Ottobre , 2005 at 12:11 pm

visione_testata_1.JPGTanti utenti ma poca cassa. Colossi tentacolari e aziende ultra-specializzate. Società di Rp che faticano a gestire flussi di informazione imprevedibili. E quotidiani che, messo da parte lo snobismo iniziale, cercano soluzioni per integrare giornalismo professionale e diari caserecci. Viaggio dall’altra parte dello specchio del fenomeno blog, tra chi tenta di fare soldi con il medium e chi prova a non restarne vittima.

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Italian soccer’s revolutionary decade

In OhMyNews, articoli, english on 16 Giugno , 2005 at 6:41 pm

title_english.gifKarl Marx was right after all. Capitalism corrodes all traditions, no matter how ancient and revered they are. It does not care about the sacredness of the institutions it turns upside down, contaminating them with the logic of “callous cash payment,” as the philosopher stated in “The Communist Manifesto.”

Italians might well agree. After all, in the last 10 years they saw the rituals of the country’s most cherished and practiced religion drowning “in the icy water of egotistical calculation,” as Marx would have put it. We are talking about soccer, obviously.

In this revolutionary decade “all that is holy [was] profaned,” and in place of the calm reproduction of the old rituals, one finds endless upheavals bewildering not only fans but even prominent social scholars. In 1990 sociologist Alessandro Dal Lago dedicated the introduction of his book on soccer to the continuity of the phenomenon from the early beginnings to our age. Ten years later he had turned to self-criticism.

In those years he admitted in his book “Descrizione di Una Battaglia: I Rituali del Calcio” (Description of a Battle: The Rituals of Soccer) that “soccer was conquered by the devastating logic of television market” and “the very same organizational (and to some extent technical) structure of the game has been radically transformed, due to the intrusion of television market.”

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Italians lack confidence, innovation: Report

In OhMyNews, articoli, english on 31 Maggio , 2005 at 6:50 pm

title_english.gifItalians did not have to wait until May 25 to know what they have felt for months. But now they can back up their feelings with the rigorous statistical data provided by the Italian National Statistics Institute (ISTAT)’s Annual Report released last Wednesday.

It’s a somber picture painted by the Italian statistical bureau: a country experiencing “enduring stagnation” whose “public administrators, entrepreneurs and citizens” were not able to find “measures aimed at eliminating weak points and appreciating strong points.”

Such a situation comes as no surprise as the latest confidence index by research institute ISAE fell to 84.2, the lowest since November 2001, as Bloomberg reported May 25, another sign of the “air of distrust” mentioned in the report.

On the macroeconomic front ISTAT confirms what the Organization for Economic Cooperation and Development (OECD) and other international organizations have been repeating: Italy is unable to keep up with the rest of Europe. Between 1995 and 2004, Italy experienced slower growth than her neighbors –1.6 percent per year compared to a less-than-excellent 2.2 percent for the EU.

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Italy faces an economic nightmare

In OhMyNews, articoli, english on 20 Gennaio , 2005 at 6:57 pm

title_english.gifROME (Italy) — Three pieces of bad economic news in six days are hard for many prime ministers to take. It is even harder if you are a battered premier who was forced to briefly resign last month after a poor performance by your coalition in regional elections. But if your name is Silvio Berlusconi and you were elected after promising Italians a miracle, it is perhaps too much to absorb.

Let’s recall what happened. On May 12 preliminary data released by the statistics office ISTAT said Italy’s gross domestic product (GDP) shrank 0.5 percent in the first quarter of 2005. That makes two quarters in a row, since Italian GDP shrank by 0.4 percent in the fourth quarter of 2004.

On May 17 Domenico Siniscalco, Italy’s economy minister, says the government is ready to cut the country’s 2005 economic growth, adding that the deficit could violate European Union limits and implicitly admitting government’s forecasts were overly optimistic.

The next day, the OECD publishes its latest economic survey of Italy asking for “further structural measures” in order to “reach budget targets in 2005.” The organization “projects further falls in 2005 and 2006 on the basis of announced policy measures, with the public-sector deficit exceeding 3 percent of GDP in 2005, more so in 2006.”

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Il Platone di George Bush

In Limes, Saggi, articoli on 16 Maggio , 2003 at 10:31 pm

loglimes.gifleo-bush-color_thumb.jpgSe chiedete a George W. Bush quale è il filosofo che più lo ha influenzato vi risponderà: Gesù Cristo. Eppure, anche se il presidente non lo sa o non lo vuole dire, c’è un altro pensatore che sui di lui un forte ascendente l’ha avuto e continua ad averlo. Quantomeno attraverso alcune figure chiave della sua amministrazione, il falco Paul Wolfowitz in testa.

Si chiama Leo Strauss, tedesco, ebreo, emigrato in America nel 1939 per sfuggire a Hitler e rimastovi fino al 1973, anno della morte. Dopo una parentesi newyorchese Strauss ha insegnato per 19 anni a Chicago dove ha creato intorno a sé una scuola di allievi così devoti che qualcuno li ha definiti una “setta”.

Ed è riuscito, attraverso questi allievi (i cosiddetti straussiani), nell’impresa sognata da tutti i filosofi dai tempi di Platone: influenzare chi detiene il potere. In questo caso George W. Bush, 43esimo presidente degli Stati Uniti. Read the rest of this entry »

Media concentration: the Italian case-study

In articoli, english, openDemocracy on 14 Marzo , 2002 at 11:57 am

berlusconi-thumb.jpgod_anim_strap_rollover.gifSilvio Berlusconi already controls three of the four main private TV channels in Italy, but he is intent also on using patronage to dominate Rai, the public sector network. When the prime minister of a country and its most powerful media magnate are the same person, how healthy can its democracy be?

On 22 February 2002, after many arduous days of negotiation, the board of directors of Rai (Radiotelevisione Italiana), Italy’s state-run terrestrial television system, was finally appointed. That day the sixth largest economy of the planet, became an interesting case-study for media scholars and social scientists from all over the world. Italy, in fact, will give them the unique opportunity to investigate ‘in the field’ the effects on a capitalist democracy of a prime minister with control of the six biggest terrestrial television channels in the country (totaling more than 90% of the national daily audience).

Berlusconi’s handshake

It is widely known that Silvio Berlusconi, Italy’s prime minister, is the main shareholder in Mediaset, which operates three out of the country’s four private terrestrial television channels. In 2001, they attracted 43.17% of Italian television viewers. Equally widely known is the political use that Berlusconi has made of his channels.

During the 2001 election campaign, for example, Berlusconi was on the screen of Mediaset channels for 1427 minutes, compared to the 887 minutes of Francesco Rutelli, his centre-left opponent (data quoted in G. Pasquino ed., Dall’Ulivo al governo Berlusconi, il Mulino, 2002). Read the rest of this entry »

Se gli opinionisti screditano la protesta

In Saggi, articoli, guerre&pace on 11 Marzo , 2002 at 8:06 pm

Dal momento che i media tradizionali si occupano di alcuni fenomeni quando proprio non possono farne a meno, è solo con gli eventi di Seattle del novembre 1999 che la protesta contro la versione neoliberista della globalizzazione è approdata sui maggiori quotidiani, quando a causa dei suoi successi clamorosi non ha più potuto essere ignorata; e agli opinion maker è toccato dare un’interpretazione del fenomeno che rendesse la contestazione e le sue critiche poco attraenti per l’opinione pubblica (1).  Read the rest of this entry »

Trade unions, Berlusconi and the Italian press

In articoli, english on 23 Gennaio , 2002 at 7:00 pm

zlogo.gifIn a lucid article appeared on January 15th’s edition of la Repubblica, the second largest Italian newspaper, sociologist Luciano Gallino analyzed the strategies employed by Italian Prime Minister Silvio Berlusconi to limit trade unions’ power. As Gallino points out, Berlusconi “and the classes supporting him” represents Unions as “a pre-modern residual”, a “demodé institution”, an “obstacle to country’s modernization”, an “enemy of freedom” who is “opposed to the new powerful course now followed by the world”. Gallino doesn’t fail to notice, with regret, how much this ideology has been shared by that part of the Left who surrendered to “the ideology of modernization”.

But there is one thing that goes unsaid in Gallino’s analysis and for obvious reasons. Berlusconi, “the social classes supporting him” and the modernized left are not alone in holding such an ideology. The biggest Italian newspapers share precisely the same view and vigorously contributed to propagate it. Even before Berlusconi became Prime minister. And Repubblica, the biggest center-left newspaper had a part (and not a minor one) in the chorus. Read the rest of this entry »

Rassegnata stampa

In articoli on 11 Dicembre , 2001 at 7:57 pm

Il 30 novembre del 1999, più o meno due anni fa, la protesta antiglobalizzazione faceva improvvisamente irruzione sulle prime pagine dei grandi quotidiani internazionali. Non si trattava certo del primo atto pubblico di rifiuto del neoliberismo; quella fu però la prima volta che i grandi media furono costretti ad occuparsi di un fenomeno che fino ad allora avevano scelto di ignorare.

Quel giorno 50 mila persone impedirono l’apertura dei lavori dell’Organizzazione mondiale del commercio, contribuendo con la loro azione, al fallimento delle trattative. La protesta dal basso contro la versione neoliberista della globalizzazione, che metteva in discussione i principi fondanti dell’ordine economico e politico esistente, non poteva più essere ignorata. Era ormai un problema che le élite dovevano affrontare e spiegare in modo appropriato alle classi dirigenti dei rispettivi paesi, rassicurandole e tenendole al riparo da seduzioni pericolose. Un’opera di spiegazione e di protezione che è toccata in questi due anni agli editorialisti, vale a dire a coloro che sui giornali hanno il compito di fornire idee e commenti. Read the rest of this entry »

L’ideologia del modello americano

In Saggi, articoli, gli argomenti umani on 12 Luglio , 2001 at 12:41 pm

2507668-travel_picture-where_the_stars_and_stripes_and_the_eagles_fly.jpg(Da gli argomenti umani, n. 6/7, giugno/luglio 2001)

Il confronto tra gli Stati Uniti e l’Europa è diventato in questi ultimi anni un topos con cui editorialisti, economisti, imprenditori, politici e grandi istituzioni internazionali hanno cercato di giustificare e promuovere determinate trasformazioni della società europea. In questo confronto da una parte sono esaltati gli Stati Uniti e quelli che vengono individuati come i fattori del loro successo economico, dall’altra sono criticati ritardi e debolezze dell’Europa, attribuiti ad un welfare dispendioso, all’eccessiva spesa per le pensioni e ad una vaga mancanza di flessibilità. Sulla base di questa rappresentazione della realtà, all’Europa è così raccomandato un programma di tagli, privatizzazioni, flessibilità e riforme.

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Sartori, gli opinionisti e il nemico islamico

In Saggi, articoli, guerre&pace on 20 Gennaio , 2001 at 6:26 pm

Pluralismo, multiculturalismo e estranei (Rizzoli, 2001) di Giovanni Sartori, come afferma l’autore, è un testo teorico che ambisce a dire cose rilevanti per la pratica. È “un libro di teoria della buona società” ma “non è un libro di teoria che è soltanto teoria”; intende, infatti, partire “dai principii” per arrivare “sempre alle loro conseguenze e a cosa ne risulta nei fatti” (9).

Proprio perché non vuole scrivere un libro di sola teoria, Sartori non si limita quindi a parlare in astratto di “estranei” che rifiutano la società pluralistica che li ospita, ma fornisce un esempio concreto soffermandosi su un gruppo in particolare, gli immigrati “islamici”. E sebbene non dica mai esplicitamente che cosa fare riguardo a questi “estranei”, il libro nel suo complesso evoca una soluzione: presentandoli come un gravissimo pericolo per una società sull’orlo della disintegrazione, propone, implicitamente, la loro non integrabilità e ne suggerisce, implicitamente, l’esclusione. Read the rest of this entry »