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12 Aprile , 2008

Privacy, infinta violazione

Archiviato in: Linus, articoli — Tag: — raffaele @ 11:47 am

Genova luglio 2001 (due-mila-uno): gli attivisti che protestano contro il G8 sono attaccati, picchiati, torturati dalla polizia italiana. In una città che lacrima (e non solo per il fumo dei fumogeni) un ragazzo chiama sua nonna (ora scomparsa) per rassicurarla. I dati relativi a quella telefonata oggi, febbraio 2008 (due-mila-otto), sono ancora conservati dagli operatori di telecomunicazione.

New York 2001 (due-mila-uno): due aerei si infilano nelle torri gemelle e causano migliaia di morti. Lo stesso ragazzo telefona a degli amici che abitano nella Grande Mela per conoscere il loro stato d’animo e confortarli. Anche quelle informazioni - 6 anni e mezzo più tardi - sono archiviate e tuttora disponibili. Lo stesso accade per tutte le telefonate che da allora il giovane (orma non più tanto) ho fatto ad amici, parenti, conoscenti e colleghi: appassionate conversazioni sulla Sampdoria, furiose litigate sulla politica, noiosissime discussioni di lavoro. Tutto registrato, trattenuto, custodito, messo da parte per eventuali indagini.

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6 Settembre , 2007

Tutti pazzi per la semantica

Archiviato in: articoli — raffaele @ 9:59 am

Se c’è una parola di moda nell’universo tecnologico questa è “semantica”. In uno di quei periodici innamoramenti collettivi che attraversano il volubile cuore dell’hi-tech, sembra che sia proprio da lì, dall’unione della scienza dei significati con l’informatica, che debba venire il prossimo salto in avanti del settore. C’è chi ha già trovato il nome per questo connubio: Web 3.0, nella speranza di evocare una rete che riesce a tenere insieme le ambizioni del web semantico ideato da Tim Berners Lee con l’esplosione anarchica del web 2.0.

Quanto questi entusiasmi possano tradursi in realtà non è facile a dirsi. L’universo tecnologico è ricco di formule che hanno avuto i loro 15 minuti di celebrità e poi sono finite nel dimenticatoio. E allora l’unica cosa da fare per capire che cosa c’è di vero dietro al boom e quanto possiamo realisticamente aspettarci dalle tecnologie semantiche l’unica cosa da fare è rivolgersi a uno specialista. In questo caso Marco Varone, Chief Technology Officer di Expert System, azienda che da anni sviluppa soluzioni semantiche. E che oggi scopre, con un misto di soddisfazione e preoccupazione, che il suo core business sta diventando importante.

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29 Agosto , 2007

Anche Wall Street vuole la Rete sociale

Archiviato in: Corriere della sera.it, articoli — raffaele @ 4:19 pm

logo_home_corriere.gifNEW YORK - Soddisfatti o rimborsati. É questa la provocazione lanciata da Spokeo, servizio Internet nato nemmeno un mese fa. Agli utenti che proveranno il sito per una settimana senza esserne conquistati verranno infatti regalati 5 dollari.

L’ardita mossa dice due cose: i ragazzi che hanno sviluppato Spokeo sono molto sicuri di sé; per farsi notare in un settore molto competitivo è necessario ricorrere a tutti i trucchi del marketing. Non potrebbe essere diversamente, dopo tutto, perché il neonato servizio non agisce in un ambito qualunque, ma nel campo più caldo del momento: il cosiddetto social networking, che identifica quei siti che permettono agli utenti di creare dei propri spazi virtuali personali, arricchirli di foto, video e blog e, soprattutto, consentono di conoscere altre persone.

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Yahoo! si difende: “dovevamo obbedire”

Archiviato in: Corriere della sera.it, articoli — raffaele @ 4:15 pm

logo_home_corriere.gifWASHINGTON - «Abbiamo solo rispettato la legge». L’ultima versione della linea difensiva di Yahoo! nel caso che la vede accusata di avere aiutato le autorità locali ad incarcerare e condannare due giornalisti dissidenti cinesi chiama in causa l’obbligo di obbedire alla legislazione del posto. Questa strategia di difesa è esposta nella risposta presentata il 27 agosto alla Corte distrettuale della California del Nord, in replica alle richieste di Human Rights USA, associazione non governativa che monitora il rispetto dei diritti umani da parte degli Stati Uniti. Nell’aprile scorso l’organizzazione aveva presentato alla Corte, per conto dei giornalisti arrestati e dei loro familiari, una richiesta di risarcimento ai danni di Yahoo!.

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21 Agosto , 2007

La barba del profeta

Archiviato in: Linus, articoli — raffaele @ 1:38 pm

linus.jpgPotremmo chiamarlo il “fattore B”. Quasi una costante dalla storia delle rivoluzioni e dei grandi movimenti religiosi: la barba. Alla fine, c’entra sempre. Mosé l’aveva, Cristo anche. Di Marx si sa; per non parlare di Castro e Garibaldi. Forse è lei che regala carisma o forse è il carisma che la fa crescere. Fatto sta che dona molto ai padri della patria, agli eroi nazionali, ai profeti. Non a caso, Richard Stallman, classe 1953, ce l’ha; folta e incolta per giunta. Dopo tutto, lui è il fondatore riconosciuto del movimento del software libero (free software, in inglese); e se c’è un’intuizione, all’apparenza utopica e folle, che sta cambiando il mondo dell’informatica è proprio quella.

Per capire la portata dell’impresa basta considerare un semplice fatto. Se Microsoft ha costruito un impero impedendo a chiunque di guardare dentro i suoi codici, il software libero predica l’opposto: tutti devono poter liberamente aprire un programma free, modificarlo e distribuirlo a piacimento. Anzi, sono obbligati a farlo dalla licenza stessa. Sembra insensato, ma funziona. Oggi gran parte dei server, le macchine che gestiscono i sistemi informativi delle aziende e i siti web, funzionano grazie a software di questo tipo. Lo stesso dicasi per pezzi importanti delle applicazioni di Google che tutti i giorni usiamo su Internet, o per programmi come Firefox, un browser per navigare la Rete che sta scardinando il monopolio di Internet Explorer.

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23 Luglio , 2007

I serial killer dell’era digitale

Archiviato in: Linus, articoli — raffaele @ 2:37 pm

linus07-07_mastrolonardo.jpglinus.jpgPrima vittima: l’industria discografica. Seconda vittima: i colossi delle telecomunicazioni. Un serial killer che vanti simili successi nel curriculum fa paura. E infatti le grandi reti televisive e gli studios di Hollywood appena hanno sentito che Joost, l’ultima trovata dello svedese Niklas Zennstrom e del danese Janus Friis, riguardava proprio loro hanno cominciato a sudare freddo. In un piccolo software che si scarica sul Pc e consente di guardare film e programmi televisivi con buona qualità di immagine hanno infatti visto la loro fine. E sono corsi dai due giovanotti venuti dal nord per stringere accordi.

Ma perché i signori dell’intrattenimento mostrano una simile reverenza per un ingegnere quarantenne alto un metro e 93 con l’aria da topo di laboratorio (Zennstrom) e il suo sodale, un trentenne programmatore che non ha nemmeno finito la scuola superiore (Friis)? La risposta è semplice: i due hanno ampiamente dimostrato di essere degli specialisti del delitto perfetto, soprattutto quando l’obiettivo è illustre…. continua

18 Luglio , 2007

Qualcomm addenta l’Europa

Archiviato in: Finanza & Mercati, articoli — raffaele @ 10:49 am

testata_fem_180.gifC’è chi sale sul palco e produce tecnologia da vedere e toccare. E chi sceglie di stare dietro le quinte. Ci sono marchi hi-tech che gli utenti maneggiano coscientemente tutti i giorni. E altri di cui ignorano l’esistenza, anche se il loro ruolo nel funzionamento dei dispositivi è fondamentale.

Uno di questi volti nascosti dell’hi-tech consumo è Qualcomm, che nel 2006 ha fatturato 7 miliardi e mezzo di dollari progettando chip per telefonini, componenti che non si vedono ma consentono al cellulare di ricevere e trasmettere voce e, sempre di più, dati e video. Un lavoro, oscuro di per sé, che da questa parte dell’Atlantico, è ancor meno conosciuto per via di una caratteristica dell’azienda: Qualcomm è decisamente americana. La sua storia è legata a uno standard (CDMA 2000), che domina la telefonia mobile di terza generazione negli Usa ma è inesistente qui da noi. (continua…)

12 Luglio , 2007

Tutti i blogoneers della politica, raccomandazioni e istruzioni per l’uso

Archiviato in: articoli, il manifesto — raffaele @ 6:13 pm

testpg.gifPer quanto il termine sia abusato, il cosiddetto il Web 2.0 (ovvero la seconda ondata del world wide web) è ormai una realtà e il fenomeno dei blog ne è una delle dimostrazioni più lampanti. La rivoluzione dei diari online ha già cambiato le abitudini del mondo delle pubbliche relazioni (sempre più attento alla blogosfera), di alcuni grandi manager (che hanno adottato il weblog come strumento comunicazione interna ed esterna) e, in misura minore ma crescente, dei politici.

E proprio sulle potenzialità del blogging per candidati, parlamentari ma anche per dirigenti delle amministrazioni pubbliche si concentra il rapporto The Blogging Revolution: Government in the Age of Web 2.0, realizzato dal professor David C. Wyld della Southeastern Louisiana University per conto dell’Ibm Center for the Business of government. Lo studio promosso dalla società di Armonk tiene insieme analisi, ricognizione delle migliori pratiche, suggerimenti concreti e prospettive per il futuro. Il tutto in una ricerca che prende spunto dai “blogoneers”, (letteralmente: i “blogonieri”) vale a dire dai pionieri nell’uso dei blog nel mondo pubblico. (continua…)

11 Luglio , 2007

L’Ict contro la burocrazia. Una sfida impari (finora)

Archiviato in: Finanza & Mercati, articoli — raffaele @ 6:17 pm

testata_fem_180.gif10 campi da calcio. Tanta è la superficie occupata dai centri di elaborazione dati della pubblica amministrazione. 1.033 data center che ospitano ben 9.600 server, un patrimonio di potenza di calcolo che non versa in condizioni di sicurezza adeguate e chiede interventi rapidi. L’avvertimento è stato lanciato il 4 luglio scorso da Livio Zoffoli, presidente del Cnipa – Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione, nella presentazione dei due volumi della Relazione annuale sullo stato dell’Ict nella Pa italica. Una fotografia, quella scattata dal Cnipa, in bianco e nero, caratterizzata da luci e, in misura maggiore, da ombre. Ci sono sì progressi nella diffusione delle tecnologie nell’universo pubblico ma persistono ritardi nell’adozione di alcune soluzioni-chiave (vedi protocollo informatico) e una scarsa qualità dell’offerta di servizi.

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2 Luglio , 2007

Microsoft alla sfida dell’Open

Archiviato in: articoli, il manifesto — raffaele @ 6:17 pm

testpg.gifA letto con il nemico. O le verità nascoste. Sono questi i due titoli di film che descrivono uno stato di cose impensabile solo fino a un anno fa: le sempre più strette relazioni tra Microsoft, la quasi monopolista mondiale del sotware, e l’universo open source. Da una parte, un modello di business proprietario fondato su costose licenze, dall’altra programmi il cui codice deve restare aperto, a disposizione di chiunque lo voglia vedere, modificare e redistribuire. L’avvicinamento tra due entità così diverse e apparentemente nate per farsi la guerra, suscita comprensibile stupore ma anche sospetti e accuse.

Dopo tutto, solo cinque anni fa Steve Ballmer, amministratore delegato di Microsoft, definiva Linux, il più popolare sistema operativo a sorgente aperto, un «cancro». Mentre oggi l’azienda di Bill Gates è tutta impegnata nell’allacciare rapporti con società che fondano il proprio business su Linux. La prima e più importante tra queste è stata, lo scorso anno, Novell, distributore di una versione del sistema operativo molto diffusa. Poche settimane fa è stata la volta della canadese Xandros e, ancora più recentemente, dell’americana Linspire. Altre sono previste nei prossimi mesi. (continua…)

27 Giugno , 2007

Il ritorno delle Telco

Archiviato in: Finanza & Mercati, articoli — raffaele @ 6:23 pm

testata_fem_180.gifGuarda un po’ chi si rivede: le Telco. E’ proprio il caso di dirlo. Soprattutto per chi pensava che fossero ancora bloccate nel pantano seguito alla scoppio della bolla del 2001, una deflagrazione che in 3 anni portò alla bancarotta 655 società del ramo per un valore di 749 miliardi. E invece, almeno in America, eccole di nuovo in piena forma, tornate in soli sei anni uno dei settori più “caldi” del mercato. Se ne è accorto (non unico per altro) BusinessWeek che ha significativamente salutato l’exploit come un ritorno “dalla tomba”, un ciclo di morte e rinascita che ha riproposto sulla scena soggetti profondamente trasformati, più solidi nei fondamentali e proiettati verso nuovi modelli di business e nuove sfide. (continua…)

15 Giugno , 2007

Dispositivi alla conquista della terra di mezzo

Archiviato in: Finanza & Mercati, articoli — raffaele @ 6:31 pm

testata_fem_180.gifAgli estremi, il pianeta della tecnologia mobile è semplice. Da un lato ci sono i telefonini. Dall’altro i computer portatili. Due categorie di prodotti con funzionalità sempre più complesse, ma dalle finalità ancora chiaramente riconoscibili. I problemi sorgono quando si comincia a esplorare la terra di mezzo, una giungla dove proliferano specie ibride che giocano con funzioni e dimensioni alla ricerca di nuove nicchie per sfuggire ai margini declinanti dei segmenti più saturi. Smartphone, palmari, Ultra Mobile Pc (UMPC), Mobile Internet Devices (MID) sono solo alcune delle specie non troppo definite che abitano questo mondo. Una gran confusione in cui è facile perdersi. Eppure è proprio in questo territorio dai confini incerti, dove i tassonomi hi-tech sono sempre al lavoro, che bisogna guardare per vedere alcune delle più interessanti evoluzioni della tecnologia di consumo nel suo inseguimento della mobilità. (continua…)

I ribelli del primo maggio digitale

Archiviato in: Linus, articoli — raffaele @ 6:17 pm

logolinus.gifdigg.jpgIl primo maggio in America si lavora. La data deriverà anche dalla rivolta di Haymarket (Chicago 1886), ma per gli americani il Labour day è il primo lunedì di settembre. E così, mentre tutto il mondo festeggiava, Kevin Rose si trovava, come sempre, nel suo ufficio di San Francisco, istituzionalmente autorizzato a ignorare l’evento.

Dopo tutto, se c’è uno che dello spirito del primo maggio può allegramente sbattersene le palle, quello è proprio Rose. Primo, perché ha trent’anni, un look tardoadolescenziale ed è una star della Silicon Valley. Secondo, perché, da un certo punto di vista, l’azienda da lui fondata si basa su principi opposti a quelli promossi dalla ricorrenza… continua

31 Maggio , 2007

Sun vara il data center portatile

Archiviato in: Finanza & Mercati, articoli — raffaele @ 10:16 pm

testata_fem_180.gifQualcuno lo ha definito un data center in scatola. Altri il più grande computer portatile del mondo. Ma c’è anche chi preferisce vederlo come il più piccolo supercomputer esistente. Il bello è che tutti hanno un po’ di ragione. Da qualunque lato lo si guardi Project Blackbox, l’ultima e più visionaria creatura di Sun Microsystems, rivela un po’ di sé, senza piegarsi a una definizione precisa. E non potrebbe essere diversamente visto che, di fatto, unisce un oggetto nato nel 1956 con la tecnologia di ultima generazione.

La più recente proposta della società di Santa Clara, infatti, non è altro che container standard da 20 piedi (6 x 2,5 x 2 metri circa), ma configurato in modo tale da ospitare la potenza di calcolo e la capacità di immagazzinare informazioni di un centro di elaborazione dati grande quattro volte tanto. Un enorme scatolone nero che può accogliere al proprio interno fino a 250 server, qualcosa come 2.000 processori, e offrire fino a 2 petabyte di spazio (circa 100 volte la quantità di informazione contenuta nei libri della Library Of Congress di Washington, per intenderci). Per funzionare, dall’esterno chiede solo energia elettrica, acqua per favorire il raffreddamento e una connessione alla rete. (continua…)

20 Maggio , 2007

Cosa danno stasera in video sul web?

Archiviato in: articoli, il manifesto — raffaele @ 9:53 pm

testpg.gifL’ Operazione sedia a dondolo è partita. Obiettivo: convincere milioni di “patate da divano” che guardano la televisione spaparanzati su una poltrona ad abbandonare di tanto in tanto la posizione reclinata, farli sporgere in avanti per svolgere attività che richiedono un tasso di attività superiore alla pressione di un tasto del telecomando. Come commentare, costruirsi il proprio palinsesto, raccomandare un programma agli amici. Già questa sarebbe una bella rivoluzione.

Ma non è finita qui. L’operazione prevede infatti di agire anche in direzione opposta e persuadere altrettanti utenti, abituati a stare protesi sul Pc per lavorare di mouse e tastiera, che ci si può anche rilassare e godere di quanto passa sul monitor con la schiena reclinata all’indietro. Questa sfida si chiama Internet Tv, televisione via Web. E visto che mira a scardinare abitudini consolidate ha un coefficiente di difficoltà altissimo: non c’è nulla di più arduo, come è noto, che far cambiare a qualcuno il modo in cui sta seduto. Ma proprio per questo è affascinante, e proprio per questo vale la pena di provare sul campo i primi esperimenti di questa nuova frontiera e iniziare ad abituarsi a guardare la tv oscillando avanti e indietro (v. box a corredo dell’articolo).

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16 Maggio , 2007

Pronti via, è rivolta digitale

Archiviato in: Finanza & Mercati, articoli — raffaele @ 1:38 pm

testata_fem_180.gif“Se perderemo, almeno, moriremo provandoci”. Parole da finale di partita. Nel secolo scorso le avrebbe pronunciate il protagonista di un film western. In questo inizio di millennio escono dalla bocca di Kevin Rose, fondatore di Digg, uno dei più popolari siti di news partecipative, quelli in cui sono gli utenti a scegliere gli argomenti e a decidere, attraverso votazioni, quali notizie meritano di arrivare in prima pagina.

E se la frase fa pensare all’orgogliosa accettazione di un destino da combattente, da un altro punto di vista parla invece di capitolazione. Con questa declamazione Rose ha infatti sancito la vittoria della comunità dei diggers, gli utenti del sito, a spese del management di cui lui stesso è parte. Una vittoria che ha sollevato il coperchio sull’interrogativo fondamentale del cosiddetto Web 2.0, l’Internet sociale costruita grazie al contributo degli utenti: a chi appartengono i servizi partecipativi? (continua…)

15 Maggio , 2007

Provaci ancora, Jimbo

Archiviato in: Linus, articoli — raffaele @ 6:53 pm

jimbo.jpglogolinus.gifLui le ha dato la vita. Lei gli ha restituito celebrità. Lui l’ha donata al mondo. Lei gli ha regalato l’accesso ai quartieri alti. Lui è Jimmy “Jimbo” Wales, ex esperto di finanza di Huntsville, Alabama. Lei è Wikipedia, l’enciclopedia più conosciuta della rete. Sono una coppia. Di successo.

La signora, grazie al contributo di centinaia di migliaia di utenti, è diventata il sesto sito più visitato della terra, 40 volte più grande dell’Enciclopedia Britannica. Il suo cavaliere, invece, si scambia messaggi e-mail con Peter Gabriel e Bono, mentre Richard Branson, il magnate della Virgin, lo invita alle feste sulla sua isola privata insieme a Larry Page, fondatore di Google, e a Jimmy Carter, ex presidente degli Stati Uniti. Niente male per uno che nel 2000, dopo avere fatto un po’ di soldi in borsa, decise di prendersi qualche anno di pausa per esplorare opportunità imprenditoriali sul Web. Niente male, ma non abbastanza. Perché c’è una differenza tra Jimbo e i personaggi che ormai si è abituato a frequentare: loro sono miliardari, lui no… continua

12 Maggio , 2007

Il capitalismo 3.0 scopre i commons

Archiviato in: Finanza & Mercati, articoli, economia — raffaele @ 1:37 pm

testata_fem_180.gifChe il capitalismo vada riformato ormai lo pensano in molti. Non solo gli attivisti del movimento contro la globalizzazione. L’allarme sul riscaldamento della terra ha convinto anche parecchi scettici: ci sono risorse come l’ambiente e la natura che devono essere protette dalle conseguenze del libero dispiegamento degli spiriti animali capitalistici. Facile a dirsi, più difficile da tradurre in pratica. Dopo il fallimento del socialismo reale che ha segnato il Novecento indicare la direzione della riforma non è agevole.

Il liberismo mostra la corda ma il ritorno alla collettivizzazione dei mezzi di produzione è un’opzione decisamente improbabile. Sopravvissuti al comunismo, dobbiamo dunque rassegnarci a morire di laissez-faire? Proprio per evitare questa prospettiva disperante Peter Barnes, imprenditore californiano, ha deciso di lanciare al mondo del business una proposta ardita: passare a una nuova versione del capitalismo, ribattezzata, prendendo a prestito il linguaggio del software, 3.0. Come a dire, un upgrade del sistema operativo che permetta al computer (il nostro pianeta) di continuare a funzionare. Come tutti gli aggiornamenti che si rispettino la versione 3.0 riparerà le falle della release precedente, quel 2.0 che si è dimostrato incapace di risolvere problemi come il cambiamento climatico, l’esaurimento delle risorse energetiche o la povertà. (continua…)

1 Maggio , 2007

Caccia all’autore di Web 2.0

Archiviato in: Finanza & Mercati, articoli — raffaele @ 1:24 pm

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La notizia è arrivata proprio durante il Web 2.0 Expo di San Francisco, la kermesse organizzata da Tim O’Reilly, l’uomo che ha “inventato” l’Internet di seconda generazione, e che ora si dedica a promuoverla. Proprio nel bel mezzo di annunci di nuove applicazioni collaborative e di futuristici servizi partecipativi, una ricerca di Hitwise, società specializzata nella misurazione dell’audience in Rete, è arrivata a gettare un’ombra sulla natura effettivamente “aperta” e “dal basso” dell’universo 2.0.

Fatti due conti, afferma lo studio, si scopre che gli utenti che contribuiscono a simili servizi non sono poi così tanti come qualche guru sembra pensare. Si prenda il caso di YouTube (di proprietà di Google), per esempio, il più celebre sito di video online. Bene, solo lo 0,16 per cento dei visitatori risulta attivo nel caricare file. La percentuale cresce, ma solo di poco, su Flickr (proprietà di Yahoo!), sito di foto: 0,2 per cento. Persino Wikipedia, la regina della nuova Internet democratica, risulta nei fatti molto più elitaria di quanto non si pensi: i collaboratori alla fine non vanno oltre il 4,6 per cento di coloro che visitano il sito. Poca roba, insomma. Al punto da spingere a domandarsi se l’enfasi sul Web 2.0 non sia in fondo un grande bluff e se le stelle di questo firmamento non funzionino in maniera molto più tradizionale. (continua…)

27 Aprile , 2007

La ricchezza della rete dipende da noi. Intervista a Yochai Benkler

Archiviato in: articoli, il manifesto — raffaele @ 1:56 pm

testpg.gifLe reti portano ricchezza. Non solo economica ma anche sociale e culturale. Le reti generano autonomia e libertà. Le reti ci regalano una sfera pubblica più inclusiva, articolata e meno soggetta all’influenza del potere statale ed economico. Le reti, insomma, offrono la possibilità di una società migliore. Ma appunto, è bene ripeterlo, si tratta solo di una possibilità. Perché il compito di realizzare la promessa spetta poi, concretamente, a noi. La storia, si sa, è un campo di battaglia, dove non c’è nulla di inevitabile e molto dipende dalle azioni degli individui, meglio se organizzati. I quali, per sapere come comportarsi, devono conoscere i concetti che regolano una questione, e avere degli strumenti per valutarlo in termini di bene, male, meglio, peggio.

The wealth of networks (La ricchezza della Rete) di Yochai Benkler, in uscita anche in Italia per le Università Bocconi Editore, vuole offrire questi strumenti. E lo fa scegliendo la strada del rigore e dell’analisi , anche a scapito della piacevolezza della lettura, in un testo in cui la qualità dell’argomentazione e la mole di dati che si chiedono all’accademico si sposano felicemente alla passione dell’attivista. Qui di seguito un’intervista che ho fatto a Benkler uscita giovedì scorso sul manifesto.

Stato e mercato non sono più soli. I due grandi rivali del Novecento hanno trovato in questo inizio di millennio dei nuovi enigmatici avversari. Sono milioni di individui interconnessi grazie alle nuove tecnologie che operano oltre il governo e fuori dall’impresa lasciando perplesso più di un economista. Non agiscono per motivazioni esclusivamente pecuniarie, eppure sono capaci di dare vita a nuovi business (si pensi al software open source). Sono mossi per lo più da passione, eppure in grado di offrire beni e servizi a milioni di persone (per esempio, Wikipedia). Non posseggono rotative, televisioni e studi di posa, ma stanno trasformando il mondo dei media (accade con i blog e varie forme di giornalismo dal basso).

Fino a poco tempo fa, nessuno si era preso la briga di dare una spiegazione teorica soddisfacente a questa “terza via”, che non ha niente a che fare con Tony Blair ma è caratterizzata dalla cooperazione diffusa. Mancava uno sguardo d’insieme che analizzasse in modo rigoroso le ricadute economiche, sociali e culturali dell’azione di queste masse. A colmare la lacuna ci ha pensato Yochai Benkler, giurista della Yale University con un libro di 500 pagine intitolato The wealth of networks (La ricchezza della Rete). Un tomo ricco di argomenti filosofici, economici e giuridici dove i cooperanti digitali diventano i protagonisti delleconomia dell’informazione a rete. (continua…)

15 Aprile , 2007

Il peccato di Craig

Archiviato in: Linus, articoli — raffaele @ 6:56 pm

craigslist_1.jpglogolinus.gifC’è chi dice che sta seduto su una montagna di denaro e non lo sa. C’è chi lo chiama scemo, e chi pensa sia un ipocrita. Quelli che ci vanno giù più duri di tutti però lo definiscono “quasi-socialista”. Come la rivista Fortune, bastione del capitalismo globale, che ha rispolverato l’epiteto novecentesco per rendere ragione del suo vero grande peccato: non fare tutti i soldi che potrebbe.

Il destinatario di tante attenzioni si chiama Craig Newmark, 54 anni, originario del New Jersey, californiano d’adozione. Ex programmatore Ibm, con tanto di pancetta, occhiali e pelata di ordinanza, Craig è il fondatore di cragslist.org, il più importante sito di annunci degli Stati Uniti (e non solo). Appartamenti, box per auto, biciclette, ammenicoli vari, offerte e ricerche di lavoro, anime gemelle e sesso estremo.

Non c’è richiesta che non trovi posto nelle 450 spartanissime comunità (dedicate ad altrettante città o regioni d’America e del mondo) della galassia craigslist. Un coacervo di cose e persone che suscita ogni mese l’interesse di 10 milioni di utenti che cliccano su 5 miliardi di pagine rendendolo l’ottavo sito più popolare degli Stati Uniti e il 34esimo del mondo… continua

11 Aprile , 2007

I due emisferi del Web

Archiviato in: articoli, il manifesto — raffaele @ 1:45 pm

testpg.gifI media di massa? Sono destinati a una nuova giovinezza. I blogger non sono dei narcisi; semmai l’opposto. Mentre la Rete del futuro funzionerà come il cervello umano: grazie a due emisferi opposti e complementari. Derrick De Kerckhove, direttore del McLuhan program dell’Università di Toronto e già collaboratore di Marshall McLuhan, è così: spiazzante e laterale rispetto alle opinioni dominanti. L’abbiamo incontrato a Roma la scorsa settimana in occasione dell’Idc Innovation Forum 2007 dove è venuto a parlare di Web 2.0.

Ed è proprio dai tratti caratteristici di questa creatura che comincia la chiacchierata. “Il Web 2.0 – spiega – compie il destino dell’Internet. Quando mandiamo un’email, tecnicamente, il messaggio viene spezzettato in tanti pacchetti di bit, ognuno con un suo tag, un’etichetta, che permette ai singoli pezzi di ricongiungersi a destinazione. Allo stesso tempo, in superficie, il Web 2.0 permette agli utenti di fare uso dei tag per etichettare le informazioni. Il secondo aspetto saliente del Web 2.0 sono i contenuti generati dagli utenti e le relazioni tra le persone. E’ più che semplice interazione: è creatività, archiviazione di contenuti, distribuzione, pubblicazione”.

(continua…)

10 Aprile , 2007

Gli architetti dei servizi

Archiviato in: Finanza & Mercati, articoli — raffaele @ 10:46 am

testata_fem_180.gifNon tutti se ne sono accorti ma nel 2006 si è verificato un evento storico nel più ampio senso della parola. L’agricoltura non è più il settore che impiega il maggior numero di esseri umani. A spodestarla non è stato è l’avversario più accanito degli ultimi due secoli, l’industria. Ma un comparto più sfuggente e decisamente più immateriale, i cosiddetti servizi.

Secondo i dati del Global Employment Trends 2007 dell’International labour organization (Ilo) gli individui impegnati nella coltivazione della terra nel mondo sono il 38,7 per cento della forza lavoro globale; quelli impiegati nei servizi il 40 per cento. Quanto all’industria, è ferma al 21,73 per cento. Un’occhiata ai Paesi sviluppati conferma che il futuro viaggia in una direzione precisa: terziario e affini raccolgono il 72,7 per cento dei lavoratori e hanno un’incidenza sul prodotto interno lordo che raggiunge in molti casi l’85 per cento. (continua…)

21 Marzo , 2007

Motori virtuali, esiti reali

Archiviato in: articoli, il manifesto, internet — raffaele @ 10:00 am

testpg.gifÈ possibile lanciare una campagna pubblicitaria su un prodotto che ancora non c’è? Iniziare ad allettare il pubblico con un oggetto di cui non si conoscono con esattezza destinazione di mercato e fascia di prezzo? La risposta è: sì, è possibile. Basta farlo su Internet, luogo riconosciuto di sperimentazione delle nuove frontiere della pubblicità e del marketing. Qui, dove gli atomi lasciano il posto ai bit, le televisioni ai Pc e alle couch potatoes (le “patate  da divano”, come le chiamano gli americani) si sostituiscono i consumatori attivi, osare è più che mai necessario se si vuole conquistare un’attenzione sempre più smaliziata e fuggevole. 

In questo territorio, impervio ma ricco di opportunità, le case automobilistiche guidano la carovana dei pionieri della nuova frontiera. Sperimentano innovativi meccanismi di promozione e disegnano il futuro: interazione, conversazione e un rapporto con il cliente sempre più paritario. E i testi sacri del marketing finiscono spesso in soffitta, sostituiti da nuovi paradigmi. Un esempio? Fiat, che lancia fiat500.com, laboratorio virtuale dedicato alla nuova 500, nel maggio 2006, vale a dire più di un anno e mezzo prima del debutto della vettura sul mercato (previsto a settembre 2007, è stato in seguito anticipato a luglio).

“A quei tempi non esisteva nemmeno il prototipo della macchina”, racconta Stefano Stravato, 29 anni, responsabile Internet Fiat. Tutto quello che gli ingegneri del Lingotto avevano in mano era una concept car denominata “3+1”. Decisione sui motori della nuova vettura? Nessuna. Buio pesto anche sugli interni. Quanto al marketing e alle fasce di prezzo, peggio che andar di notte. “Insomma, un’idea e poco altro. Ma è anche per questo che abbiamo realizzato il sito”, spiega ancora Stravato. “Dovevamo capire le possibilità rispetto alla 500. E l’unico modo era riconnetterci a chi, nel mondo, ha ancora vivo il ricordo e la voglia di quella macchina”.  (continua…)

15 Marzo , 2007

Crowdsourcing, il valore dell’intelligenza delle masse

Archiviato in: Linus, articoli — raffaele @ 7:02 pm

crowdsourcing_2.jpglogolinus.gifAlla fine del 1999 Rob McEwen era depresso. Il mercato dell’oro volgeva al ribasso e i giacimenti di Goldcorp, l’azienda mineraria canadese di cui era amministratore delegato, sfornavano metallo giallo a singhiozzo. Come se non bastasse, la sua squadra di geologi faticava a produrre stime attendibili sulle riserve ancora presenti nel sottosuolo delle aree di proprietà dell’impresa.

Le prospettive erano grigie, insomma, e Rob si trovava in uno di quei momenti in cui, spinti dalla disperazione, si può anche osare l’inosabile e magari decidere di andare contro tutte le abitudini consolidate del settore. Tanto, ormai, c’è poco da perdere. Fu proprio questo che McEwen fece quando decise di rivelare al mondo ciò che di più prezioso e segreto un’impresa mineraria possiede. Ormai persuaso che le migliori menti geologiche non sedessero negli uffici della società ma da qualche parte là fuori, il manager scelse di rendere pubblici sul sito Internet… continua

10 Marzo , 2007

La zia Bbc e il ragazzo YouTube

Archiviato in: articoli, il manifesto, media — raffaele @ 11:49 am

testpg.gifE alla fine la “zietta” andò a passeggio con il nipotino per le strade del web. Sembra il finale di una favola e invece è l’inizio di una storia che parla del futuro dei media.

Protagonisti due personaggi, in apparenza, poco compatibili. Una signora attempata, la Bbc, che da anni informa e intrattiene i sudditi di sua Maestà, tanto che questi la considerano un’anziana parente (auntie, zietta, appunto). E un giovincello americano chiamato YouTube, che di mestiere offre video su Web. Da una parte l’aristocratica lady, classe 1922, che ha attraversato da protagonista il secolo breve, quello in cui si è diffusa la comunicazione di massa. Dall’altra l’impertinente teenager californiano, nato nel 2005 e assurto in pochissimo tempo a boss incontrastato dell’immagine in movimento su Internet. L’emittente che ha fatto della qualità il proprio marchio di fabbrica e il sito diventato celebre grazie a milioni di video casalinghi, sgranati e tremolanti. (continua…)

3 Marzo , 2007

Drm, un’antipatia che cresce

Archiviato in: Finanza & Mercati, articoli, tecnologia — raffaele @ 6:33 pm

testata_fem_180.gifSono in tanti a non poterne più. Lo dicono in pubblico, minacciano di abbandonarli, lavorano a licenze che li mettono al bando. È il partito, sempre più numeroso, degli anti-Drm (acrostico di Digital rights management), tecnologie che limitano ciò che l’utente può fare o non fare di un prodotto digitale. Mettendo un limite al numero di copie di un file, per esempio, o impedendone l’apertura dopo un certo periodo di tempo, oppure chiudendolo a chiave all’interno di un determinato dispositivo.

Diffusi su impulso delle case discografiche e delle major di Hollywood terrorizzate dalla pirateria, negli ultimi tempi questi sistemi hanno subito più di un colpo. Segno, affermano i difensori della libertà di circolazione dell’ingegno umano, che il mondo è pronto ad abbracciare modelli di diffusione della cultura differenti da quelli sviluppati per proteggere il business dei big dell’intrattenimento. (continua…)

15 Febbraio , 2007

Piccoli quotidiani crescono

Archiviato in: articoli, giornalismo, il manifesto, media — raffaele @ 11:12 am

testpg.gif2043, 2014 o 2012. L’ultima copia cartacea del New York Times sarà venduta in uno di questi anni, a sentire tre differenti ipotesi. La prima è proposta dallo studioso di editoria Philip Meyer. La seconda è il frutto di una ricerca della Columbia University. La terza, in realtà, non è una previsione, quanto la deduzione derivata da un’affermazione di Arthur Ochs Sulzberger Jr, editore e presidente del New York Times, che la settimana scorsa ha fatto il giro del mondo: “non so se da qui a cinque anni continueremo a stampare il Times. E sapete una cosa? Non mi interessa”.

A seconda dei punti di vista, al caro vecchio quotidiano di carta resterebbe dunque un lasso di vita compreso tra i 5 e 35 anni. Bisogna iniziare a vestirsi a lutto, allora? Può darsi. Ma solo dopo avere considerato che la scomparsa di un oggetto così diffuso e da così tanto nelle abitudini degli individui è soprattutto una bella storia. Che parla dell’inesorabile avanzare del tempo condendolo con un pizzico di millenarismo ed evoca paura del cambiamento insieme a malinconici pensieri su un’epoca al tramonto. L’immagine dell’ultima copia del giornale più famoso del mondo e del progressivo addio alla cellulosa è, in questo senso, più che altro una metafora giornalistica. Non c’è bisogno di immaginare un futuro senza carta, infatti, per avere qualche timida indicazione sull’avvenire; basta guardare qui ed ora. Da tempo, i tradizionali bastioni dell’informazione provano a cambiare mentre si confrontano con il nuovo ambiente e le sue leggi. Producendo tentativi, esperimenti, pratiche che si sviluppano lungo molteplici linee. (continua…)

9 Febbraio , 2007

Carta addio, il New York Times si prepara al salto nella Rete

Archiviato in: articoli, giornalismo, il manifesto, media — raffaele @ 8:16 am

testpg.gif“Davvero, non so se da qui a cinque anni continueremo a stampare il Times. E sapete una cosa? Non mi interessa”. Così Arthur Ochs Sulzberger Jr, editore e presidente del New York Times, in un’intervista al quotidiano israeliano Haartez, che ha scioccato le redazioni di mezzo globo.

Nel 2012, a sentire l’ultimo discendente della famiglia che da quattro generazioni lo guida, il quotidiano più importante d’America e forse del mondo potrebbe anche avere detto addio alla carta per concentrarsi solo sul Web. “Internet è un posto meraviglioso ed è lì che ci stiamo dirigendo”, ha proclamato, illustrando per il suo gruppo mediatico un percorso verso il mondo virtuale che appare senza ritorno.

È lì, dopo tutto, nell’universo dei bit, che ci sono i numeri (1 milione e mezzo al giorno ormai gli utenti del sito del giornale della Grande Mela), i lettori giovani (37 anni la media dell’edizione online del Times contro i 42 di quella cartacea) e la possibilità di risparmiare sui costi (“L’ultima volta che abbiamo fatto un investimento significativo sulla stampa – ha detto Sulzberger - ci è costato almeno 1 miliardo di dollari. Le spese di sviluppo del sito non arrivano a quel livello”).

Si procede dunque, senza nostalgia, in una transizione che, all’interno dell’organizzazione, passa per l’integrazione della redazione web con quella tradizionale. Un processo non sempre facile, vista la delicatezza dei meccanismi che regolano la produzione di notizie in un giornale, ma che, secondo Sulzberger, “è stato infine abbracciato e supportato dai giornalisti una volta che hanno capito l’idea”.

(continua…)

6 Febbraio , 2007

Quel titolo piace. A Google

Archiviato in: Corriere della sera.it, articoli, giornalismo, internet, media — raffaele @ 10:56 am

logo_home_corriere.gifFantasia, creatività, giochi di parole. E un solo obiettivo: catturare con un colpo ad effetto l’attenzione del lettore. L’arte del titolo, coltivata nelle redazioni con il rispetto che si deve a una disciplina di grande tradizione, è in crisi. Tutta colpa, a leggere un articolo del magazine online Cnet, dei motori di ricerca che, in quanto macchine, sono dei lettori un po’ ottusi: non vogliono farsi stupire e nemmeno appaiono inclini a ridere di un’ardita associazione. Anzi, preferiscono un linguaggio piano e termini strettamente correlati con il contenuto della notizia.

Addio fantasia, dunque? Forse. Anche perché, sempre più spesso, è a questi clienti artificiali che un giornalista online pensa quando deve decidere come titolare un pezzo. La ragione è semplice: una crescente quantità di traffico (e, grazie a questo, di pubblicità) arriva sui siti Web delle maggiori testate passando attraverso Google e compagni. Risultato: su Internet, per farsi trovare dai lettori in carne ed ossa bisogna mettere in soffitta le pratiche tramandate negli anni tra una scrivania di un giornale e l’altra e seguire le regole di una disciplina più fredda ma molto efficace, la Search Engine Optimization (SEO), che raccoglie tutti quegli accorgimenti per massimizzare le probabilità di un sito di figurare in alto nei risultati di una ricerca Internet.

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