La Casa Bianca vuole una rete meno anonima

“Su Internet nessuno sa che sei un cane” diceva una leggendaria vignetta del settimanale New Yorker. Era il 1993 e già agli albori della rete l’anonimato era individuato come una delle caratteristiche principali dell’universo online. Diciassette anni più tardi, il privilegio della segretezza virtuale è sempre più a rischio.

Lo erodono servizi come Facebook, che ci invitano a rivelare il più possibile su di noi, ma anche governi insofferenti rispetto alla possibilità di agire online sotto un costante velo di segretezza. Ultimo esecutivo in ordine di tempo ad agire su questo fronte è quello americano, che il 25 giugno scorso ha presentato una strategia per rendere la rete più sicura che ruota proprio intorno ad un maggiore controllo delle identità degli utenti.

Intitolata “National Strategy for Trusted Identities in Cyberspace”, la bozza di documento getta le basi per un “ecosistema” che, secondo la Casa Bianca, dovrebbe ridurre alcuni dei problemi che inquinano la fiducia degli utenti nella rete, come le frodi online e i furti di identità. Al centro dello schema disegnato da Howard Schmidt, numero uno della cyber sicurezza a stelle e strisce, stanno i concetti di privacy, partecipazione volontaria e interoperabilità. Nello scenario ipotizzato nelle 39 pagine della proposta  gli utenti potranno scegliere di ricevere vari tipi di credenziali da parte di alcuni fornitori di identità sicure.

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