Raffaele Mastrolonardo\'s

Archive for aprile 2010|Monthly archive page

Un blog per Leonardo Da Vinci e Bob Marley

Inarticoli, Sky.it su 27 aprile , 2010 a 10:13 am

Leonardo Da Vinci si candida alla poltrona di sindaco di San Paolo, perché – dice – i problemi della città sono tali che “c’è bisogno di un genio”. Darwin, più pop, ricorre alla teoria della selezione naturale per spiegare le difficoltà della nazionale di calcio brasiliana in un post significativamente intitolato “Seleção Natural” (“seleção”, in portoghese, indica anche la squadra di calcio del Brasile). Bob Marley, da parte sua, si concentra sulla vita familiare e racconta la genesi di una delle sue canzoni più celebri, “No woman, no cry”: è il tentativo di consolare la moglie Rita, disperata per la cronica smemoratezza del marito al quale nemmeno decine di post-it appesi per la casa servono a ricordare le più banali incombenze.

Se vi siete mai chiesti che cosa scriverebbero alcuni personaggi che hanno fatto la storia in un diario online, date un’occhiata a Blogs do Além (blog dall’aldilà), progetto che è da poco stato selezionato per il prestigioso premio BOB (Best blog of the world). Concepito da un pubblicitario brasiliano di nome Vitor Knijnik, si diverte a fare proprio questo: inventare i weblog di individui famosi che non sono più tra noi e adattarli, con una buona dose di ironia, al medium online più popolare della nostra epoca.

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Leggiamolo sul telefonino

Inarticoli, chips&salsa, il manifesto su 25 aprile , 2010 a 5:04 pm

Se il quotidiano di carta è la preghiera mattutina dell’uomo moderno cosa succede quando va sul telefonino? Per trovare una risposta abbiamo escluso tutte le altre fonti e per una settimana ci siamo informati solo sul piccolissimo schermo. Tra stupore e claustrofobia, diario di una cavia delle news mobili

Niente tv, niente giornali, radio manco a parlarne. Quanto al web, non è così facile, ma alla fine anche quello, con alcune eccezioni, è stato escluso. Nessun dubbio invece per le riviste (assolutamente no), mentre sul fronte locandine un po’ di tolleranza si è rivelata necessaria: tapparsi gli occhi nelle vicinanze di ogni edicola è difficile se si è distratti e pericoloso se si cammina sul marciapiede stretto di una strada trafficata. Discorso analogo per le radio nei supermercati: talvolta trasmettono giornali radio e che si fa, ci si tappa le orecchie? Improbabile, soprattutto se è il tuo turno alla cassa. Via libera infine a qualche segnalazione arrivata da email (come si fa ad ignorarle?). Per il resto, solo telefonino.

Scegliere un canale esclusivo di aggiornamento nell’era della sovrabbondanza informativa in cui ricevi notizie quando meno te lo aspetti, è faticoso. Tuttavia, con un po’ di tolleranza, si può fare e alla fine il risultato è, grosso modo, quello atteso: una settimana, dal 12 al 18 aprile, vissuta apprendendo le notizie solo da cellulare. Sette giorni trascorsi a informarsi attraverso un iPhone 3GS, con esclusione (quasi) totale di ogni altra fonte che non fossero le applicazioni di sei testate italiane e straniere: Corriere della sera, Guardian, Le Monde, New York Times, Repubblica, StampaLeggi il seguito di questo post »

I voti alle applicazioni iPhone dei quotidiani

Inarticoli, chips&salsa, il manifesto su 25 aprile , 2010 a 5:02 pm

Corriere della sera. L’interfaccia grafica si discosta dalle altre per la presenza di una barra orizzontale per scorrere le sezioni sotto la testata: originale ma un po’ sottile per polpastrelli adulti, soprattutto maschili. Le notizie si adattano allo schermo sia in orizzontale che in verticale, la homepage no. Tra i pregi, il pulsante per gli articoli correlati in alto a destra, che funziona però solo per alcune news, e la possibilità di ascoltare gli articoli. Costa 4,99 per un mese. Voto: 6,5

Repubblica. Convenzionale nelle soluzioni grafiche e di struttura, efficiente nella lettura, aiutata dal fatto che, una volta dentro la notizia, spariscono tutti gli elementi accessori della pagina tranne il testo. Tra i difetti, l’assenza di adattamento in orizzontale delle news e, più grave, il fatto che per spedire gli articoli via email si è costretti ad uscire dall’applicazione. Manca, inoltre, la possibilità di condivisione degli articoli su Facebook. Ottima la funzionalità MyNews: segnalazione e archiviazione di articoli su temi scelti. La pubblicità che emerge da sotto e occupa un piccola frazione della parte bassa dello schermo infastidisce la lettura. Prezzo: 4,99 euro per un mese. Voto: 6,5… Leggi il seguito di questo post »

Apple al Pulitzer: scusa, abbiamo sbagliato

Inarticoli, Sky.it su 22 aprile , 2010 a 3:11 pm

L’azienda di Steve Jobs accetterà l’applicazione, prima rifiutata, di Mark Fiore, vignettista online appena insignito del premio. E’ polemica sull’eccessivo potere della Mela e sulla sua scarsa trasparenza: c’è chi teme per la libertà di espressione.

Vincere un premio Pulitzer può aprire molte porte. Persino quelle di Apple, i cui guardiani sono talvolta molto diffidenti. Lo dimostra il caso di Mark Fiore, primo vignettista online a ricevere l’ambito riconoscimento giornalistico.

Nei giorni scorsi il disegnatore, premiato per le sue opere pubblicate sul sito del San Francisco Chronicle, è stato infatti contattato dall’azienda di Steve Jobs e invitato a sottoporre una seconda volta la sua applicazione per l’iPhone. Il primo tentativo, effettuato nel dicembre scorso, quando non aveva ancora ricevuto gli allori del Pulitzer, era infatti andato a vuoto. Come ha raccontato lo stesso Fiore, Apple aveva rigettato l’applicazione con le sue video-vignette (eccone un esempio su Youtube) perché presentava “contenuti che ridicolizzano personaggi pubblici” e violava dunque “la sezione 3.3.14 dell’iPhone Developer Program License Agreement”, l’accordo che regola i rapporti tra l’azienda e gli sviluppatori.

Sulla base dell’intesa Apple può rifiutare applicazioni che a suo “ragionevole giudizio possono essere ritenute contestabili” come, per esempio,  “materiale considerato osceno, pornografico e diffamatorio”. Una rivista come Playboy, ad esempio, ha dovuto eliminare tutte le immagini più spinte prima di vedere accettata la propria app.

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L’azienda di Steve Jobs accetterà l’applicazione, prima rifiutata, di Mark Fiore, vignettista online appena insignito del premio. E’ polemica sull’eccessivo potere della Mela e sulla sua scarsa trasparenza: c’è chi teme per la libertà di espressione

E oggi recensisco…te

Inarticoli, Sky.it su 13 aprile , 2010 a 1:35 pm

Prodotti, ristoranti, viaggi, ma anche chirurghi plastici e professori di scuola. Il web pullula di siti che offrono recensioni dal basso che segnalano, catalogano, votano tutto lo scibile, categorie professionali comprese.

Quel che mancava, fino ad oggi, era un luogo virtuale dove fosse possibile recensire semplicemente… le persone. A spingersi più vicino a questo limite, dove il confine tra socialità online e diffamazione è assai sottile, ci prova oggi Unvarnished, servizio lanciato a fine marzo e per ora accessibile solo su invito.

Accolto da una serie di commenti non troppo positivi, Unvarsnished si presenta come un luogo online dove “costruire, gestire e cercare la reputazione professionale”. In pratica…

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Wikileaks, il ritorno dell’acchiappa-segreti

Inarticoli, Sky.it su 8 aprile , 2010 a 8:55 am

L’ultimo scoop ha riportato Wikileaks al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica internazionale e potrebbe aiutare il servizio, in difficoltà economica, a sopravvivere. La rivelazione, il 5 aprile scorso, del video di un’operazione dell’esercito americano a Baghdad nella quale hanno perso la vita 12 persone, tra cui due impiegati dell’agenzia di stampa Reuters, ha infatti riacceso i riflettori sul sito che, causa mancanza fondi, negli ultimi tempi ha ridotto sensibilmente le attività.

Creato nel 2007 da un gruppo di attivisti guidati dall’australiano Julian Assange, giornalista e hacker etico, Wikileaks ambisce ad essere un porto sicuro per tutti coloro che, in possesso di documenti riservati, vogliono renderli pubblici. Agli informatori garantisce anonimato e una piattaforma sicura con server distribuiti in quei Paesi (come Stati Uniti, Belgio o Svezia) che offrono migliori garanzie per la protezione della libertà di espressione.

L’importanza del documento, che getta luce su un evento accaduto il 12 luglio 2007, è servita a riportare in primo piano l’importanza giornalistica di questo servizio, in grado di sfruttare Internet per accedere a materiali che sfuggono anche all’azione investigativa di grandi testate…

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Se il terremoto cinguetta tra le maglie della rete

Inarticoli, chips&salsa, il manifesto su 7 aprile , 2010 a 8:54 pm

«Terremoto». Alle 3 e 35 del 6 aprile 2009 il laconico messaggio di Vincenzo Di Biaggio compare su Twitter. Sono passati appena 3 minuti dalla grande scossa che ha devastato L’Aquila e decine di paesini dell’Abruzzo. Da San Salvo in provincia di Chieti, Di Biaggio, programmatore di 28 anni, lancia il suo allarme. Le agenzie di stampa non hanno ancora battuto la notizia e comunicazioni ufficiali non se ne trovano.

Sulla piattaforma che permette agli utenti di pubblicare in tempo reale frammenti di 140 caratteri il rimpallo di informazioni e sensazioni come quelle di Vincenzo è già cominciato e proseguirà ininterrotto, messaggio dopo messaggio, tutta la notte.
Immediate, cariche di emozioni e non verificabili, simili comunicazioni cominciano oggi ad essere considerate utili da chi studia i terremoti. Almeno così la pensano alcuni ricercatori, europei e americani, convinti che Internet e i media sociali possano aiutare a raccogliere dati in tempo quasi reale su un sisma o per gestire in modo più immediato la comunicazione con la popolazione.

Tra i pionieri di questa che qualcuno ha già ribattezzato “citizen seismology”, sismologia dal basso, ci sono gli scienziati dello Us Geological Survey (USGS), l’ente americano che si occupa di scienze della terra. In uno studio apparso sul numero di marzo-aprile 2010 della rivista Seismological Research Letters hanno analizzato le reazioni su Twitter nei primi 6 minuti seguiti al sisma verificatosi a Morgan Hill in California nel marzo 2009. Utilizzando come chiave di ricerca la parola “terremoto” e isolando le comunicazioni che provenivano da luoghi distanti non più di 200 km dall’epicentro, hanno rilevato che la media dei messaggi dall’area interessata è passata, dopo l’evento, da 1 all’ora a 150 al minuto: nei primi 60 secondi le reazioni erano già 66. Leggi il seguito di questo post »

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