Censura e veglie
Il Vaticano trova qualcosa di “censorio” nella lettera di alcuni professori universitari che chiedono che il Papa non intervenga all’inaugurazione dell’Anno accademico alla Sapienza. E io che pensavo che la censura fosse un atto con cui chi ha il potere materiale per farlo impedisce a qualcuno di esprimere il proprio pensiero. Non mi sembra che sia il caso di 67 professori di fisica che scrivono una missiva a un rettore.
Nel frattempo, viene da chiedersi: ma la Turco, ministro di questo governo, non ha proprio di meglio da fare che andare alla veglia per la libertà di parola organizzata da Giuliano Ferrara? L’iniziativa, leggo sul Corriere consiste in:
una veglia laica di conversazione e meditazione [sic] sul «carattere illiberale della contestazione del diritto di parola» del professor Joseph Ratzinger-Benedetto XVI all’Università La Sapienza.
Mi domando: se ora uno scrivesse una lettera alla Turco chiedendole di non andare darebbe vita a un’ “iniziativa di tipo censorio”?

L’aspetto paradossale di tutta questa vicenda mi pare sia il continuo atteggiarsi a perseguitati e vittime (di censura, di discriminazione, ecc) nonostante abbiano la totalità, o quasi, del sistema dei media a disposizione.
Dove si può mai vedere il papa (o Ferrara) che, a qualunque loro uscita, conquistano le prime pagine dei giornali (tutti) e i servizi di apertura dei Tg (tutti), se non in Italia?
Un saluto
Commento di giamo — 15 Gennaio , 2008 @ 10:19 am
Io minimizzerei la questione in questi termini:
il papa si è offeso e ha voltato le spalle all’università. Un’abitudine, mica altro…
Commento di Lorenz — 15 Gennaio , 2008 @ 10:21 pm