Capita a tutti, almeno una volta, di essere profetici nella vita. Ma non è che uno può scegliere. A me, per esempio, è capitato ieri. E, per giunta, grazie a una boutade, a una di quelle cose che si dicono nel tentativo di chiudere in modo brillante un pezzo, già di per sé volutamente ironico. Insomma, una cosa detta così, tra il serio e il faceto, con l’intento di veicolare qualche concetto, ma senza la pretesa di essere fattualmente accurati. E invece… Invece, guarda un po’ te, tra tutte le previsioni serie che mi è capitato di fare nella vita (nella maggior parte dei casi sbagliate), il bonus della profezia me lo dovevo giocare proprio così.
In poche parole è successo questo. Ieri ho scoperto, grazie al blog di Vittorio Zambardino, che il Foglio ha pubblicato un attacco in grande stile ai blog. Ai blog e alla presunta democrazia della rete, all’autorefrenzialità dei diari online, alla blogosfera come élite (di sinistra per giunta), eccetera eccetera.
Non appena letto mi è venuto un colpo. Mi è subito ritornato in mente infatti che a luglio avevo scritto un articolo per il mensile Linus (quello dei fumetti, niente a che fare con l’open source) dedicato all’ultimo libro di Andrew Keen, The cult of amateur. Un pezzo, almeno nelle intenzioni, piuttosto divertito in cui, immaginavo la parabola (discendente) di Keen da acuto e dissacrante Paolo Villaggio del web 2.0 a novello teorico della crisi dell’occidente. Scrivevo:
Insomma, come spesso accade agli ex, il corrosivo sberleffo sfuma in teoria, per giunta con venature catastrofiste e una retorica dagli echi vagamente di destra. Ma forse, a pensarci bene, era inevitabile. Dopo tutto, molti dei saggi confluiti nel libro di Keen sono apparsi originariamente su The Weekly Standard, il settimanale di riferimento dei neo-conservatori. Sì, proprio loro: quelli della guerra in Iraq e della democrazia da esportazione. Sono riusciti – lo dice l’Unicef – nell’impresa di far stare i bambini iracheni peggio che sotto Saddam. Cosa volete che sia trasformare un brillante critico della tecnologia in un (modesto) teorico della decadenza della cultura occidentale?
E, proprio alla fine del pezzo, concludevo con un riferimento ironico ai neoconservatori di casa nostra sempre alla ricerca di battaglie culturali da combattere e sempre pronti a trarre spunto dalle imprese dei cugini americani.
Chi sperava di avere trovato un Villaggio dell’era hi-tech si ritrova così con un aspirante Giuliano Ferrara. Anche se, a ben vedere, una nota positiva c’è: i neocon potrebbero aver deciso di passare alle guerre virtuali, un terreno dove sicuramente faranno meno danni. E allora, guarda tu i paradossi, non ci resta che pregare di leggere presto un editoriale del Foglio in cui non si spara contro la fecondazione assistita ma contro Second Life. Sarà il segnale che la nuova battaglia è cominciata.
Insomma, capite bene che mi è difficile resistere: a) al sospetto che la pagina anti-Blog segnalata da Zambardino sia quel segnale; b) alla sensazione di essermi giocato in questo modo l’unica carta profetica della vita.