I serial killer dell’era digitale

linus07-07_mastrolonardo.jpglinus.jpgPrima vittima: l’industria discografica. Seconda vittima: i colossi delle telecomunicazioni. Un serial killer che vanti simili successi nel curriculum fa paura. E infatti le grandi reti televisive e gli studios di Hollywood appena hanno sentito che Joost, l’ultima trovata dello svedese Niklas Zennstrom e del danese Janus Friis, riguardava proprio loro hanno cominciato a sudare freddo. In un piccolo software che si scarica sul Pc e consente di guardare film e programmi televisivi con buona qualità di immagine hanno infatti visto la loro fine. E sono corsi dai due giovanotti venuti dal nord per stringere accordi.

Ma perché i signori dell’intrattenimento mostrano una simile reverenza per un ingegnere quarantenne alto un metro e 93 con l’aria da topo di laboratorio (Zennstrom) e il suo sodale, un trentenne programmatore che non ha nemmeno finito la scuola superiore (Friis)? La risposta è semplice: i due hanno ampiamente dimostrato di essere degli specialisti del delitto perfetto, soprattutto quando l’obiettivo è illustre…. continua

Qualcomm addenta l’Europa

testata_fem_180.gifC’è chi sale sul palco e produce tecnologia da vedere e toccare. E chi sceglie di stare dietro le quinte. Ci sono marchi hi-tech che gli utenti maneggiano coscientemente tutti i giorni. E altri di cui ignorano l’esistenza, anche se il loro ruolo nel funzionamento dei dispositivi è fondamentale.

Uno di questi volti nascosti dell’hi-tech consumo è Qualcomm, che nel 2006 ha fatturato 7 miliardi e mezzo di dollari progettando chip per telefonini, componenti che non si vedono ma consentono al cellulare di ricevere e trasmettere voce e, sempre di più, dati e video. Un lavoro, oscuro di per sé, che da questa parte dell’Atlantico, è ancor meno conosciuto per via di una caratteristica dell’azienda: Qualcomm è decisamente americana. La sua storia è legata a uno standard (CDMA 2000), che domina la telefonia mobile di terza generazione negli Usa ma è inesistente qui da noi. Continua a leggere

Tutti i blogoneers della politica, raccomandazioni e istruzioni per l’uso

testpg.gifPer quanto il termine sia abusato, il cosiddetto il Web 2.0 (ovvero la seconda ondata del world wide web) è ormai una realtà e il fenomeno dei blog ne è una delle dimostrazioni più lampanti. La rivoluzione dei diari online ha già cambiato le abitudini del mondo delle pubbliche relazioni (sempre più attento alla blogosfera), di alcuni grandi manager (che hanno adottato il weblog come strumento comunicazione interna ed esterna) e, in misura minore ma crescente, dei politici.

E proprio sulle potenzialità del blogging per candidati, parlamentari ma anche per dirigenti delle amministrazioni pubbliche si concentra il rapporto The Blogging Revolution: Government in the Age of Web 2.0, realizzato dal professor David C. Wyld della Southeastern Louisiana University per conto dell’Ibm Center for the Business of government. Lo studio promosso dalla società di Armonk tiene insieme analisi, ricognizione delle migliori pratiche, suggerimenti concreti e prospettive per il futuro. Il tutto in una ricerca che prende spunto dai “blogoneers”, (letteralmente: i “blogonieri”) vale a dire dai pionieri nell’uso dei blog nel mondo pubblico. Continua a leggere

L’Ict contro la burocrazia. Una sfida impari (finora)

testata_fem_180.gif10 campi da calcio. Tanta è la superficie occupata dai centri di elaborazione dati della pubblica amministrazione. 1.033 data center che ospitano ben 9.600 server, un patrimonio di potenza di calcolo che non versa in condizioni di sicurezza adeguate e chiede interventi rapidi. L’avvertimento è stato lanciato il 4 luglio scorso da Livio Zoffoli, presidente del Cnipa – Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione, nella presentazione dei due volumi della Relazione annuale sullo stato dell’Ict nella Pa italica. Una fotografia, quella scattata dal Cnipa, in bianco e nero, caratterizzata da luci e, in misura maggiore, da ombre. Ci sono sì progressi nella diffusione delle tecnologie nell’universo pubblico ma persistono ritardi nell’adozione di alcune soluzioni-chiave (vedi protocollo informatico) e una scarsa qualità dell’offerta di servizi.

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Dall’open source al giornalismo collaborativo

teramo.jpgPrimavera tempo di convegni. Il 31 maggio scorso ho fatto un intervento all’incontro Open source e tecnologie collaborative organizzato dal Dottorato in Politiche sociali e sviluppo locale dell’Università di Teramo.

Il mio intervento “La via collaborativa al giornalismo: masse attive, talenti interconnessi e una nuova sfera pubblica” aveva un triplice obiettivo:

1) fornire una breve presentazione delle trasformazioni che hanno reso possibile l’ingresso degli individui interconessi grazie a internet nella produzione di beni e servizi fino a poco tempo fa appannaggio solo di una ristretta cerchia di professionisti;

2) mostrare come questo ingresso ha dato vita a nuove forme di produzione e organizzazione dell’informazione giornalistica e abbozzare una prima (rudimentale) classificazione di queste forme;

3) porre qualche interrogativo sugli sviluppi di questi esperimenti e sulle trasformazioni della sfera pubblica.

La presentazione

Il web 2.0 e la sfida per le amministrazioni pubbliche

pa_web_20.jpgIl 23 maggio scorso, in occasione di ForumPa 2007, l’annuale fiera della pubblica amministrazione, ho moderato un convegno dall’ambizioso titolo “Servizi ai cittadini e amministrazioni basate sulla conoscenza. L’impatto del web 2.0 sui servizi, la costruzione e la gestione della conoscenza, l’organizzazione delle grandi amministrazioni pubbliche”.

La pagina linkata sopra riporta alcune delle presentazioni effettuate nel corso della mattinata. Qui di seguito aggiungo il mio contributo:

Le organizzazioni e il web 2.0: un’introduzione

Più che una presentazione è una mappa concettuale (è realizzata con Freemind). Spero sia sufficientemente esplicativa. Nelle intenzioni, era poco più di un’introduzione elementare al tema della giornata. Ho cercato di scomporre il fenomeno in varie dimensioni più concrete e semplici e di far capire come queste dimensioni comportino opportunità (e rischi) per le organizzazioni.

Tra le organizzazioni, ovviamente, rientrano le amministrazioni pubbliche.

Microsoft alla sfida dell’Open

testpg.gifA letto con il nemico. O le verità nascoste. Sono questi i due titoli di film che descrivono uno stato di cose impensabile solo fino a un anno fa: le sempre più strette relazioni tra Microsoft, la quasi monopolista mondiale del sotware, e l’universo open source. Da una parte, un modello di business proprietario fondato su costose licenze, dall’altra programmi il cui codice deve restare aperto, a disposizione di chiunque lo voglia vedere, modificare e redistribuire. L’avvicinamento tra due entità così diverse e apparentemente nate per farsi la guerra, suscita comprensibile stupore ma anche sospetti e accuse.

Dopo tutto, solo cinque anni fa Steve Ballmer, amministratore delegato di Microsoft, definiva Linux, il più popolare sistema operativo a sorgente aperto, un «cancro». Mentre oggi l’azienda di Bill Gates è tutta impegnata nell’allacciare rapporti con società che fondano il proprio business su Linux. La prima e più importante tra queste è stata, lo scorso anno, Novell, distributore di una versione del sistema operativo molto diffusa. Poche settimane fa è stata la volta della canadese Xandros e, ancora più recentemente, dell’americana Linspire. Altre sono previste nei prossimi mesi. Continua a leggere